“Esprimo il mio profondo cordoglio per la tragica morte del brigadiere capo, Carlo Legrottaglie, caduto mentre svolgeva con coraggio il proprio servizio per la sicurezza dei cittadini. Alla sua famiglia, ai colleghi dell’Arma e all’intera comunità colpita da questo drammatico lutto va la mia più sincera vicinanza. Il suo sacrificio non sarà dimenticato.”
Così Claudio Stefanazzi, deputato pugliese del Partito Democratico.
"Chiediamo che si faccia piena luce sull’uccisione del carabiniere avvenuta questa mattina nella zona industriale di Francavilla Fontana in provincia di Brindisi durante un controllo: è un dovere dello Stato assicurare giustizia alla vittima e alla sua famiglia.
A nome del PD esprimo sincera vicinanza all’Arma, al Comandante Generale Salvatore Luongo – la cui dedizione e coraggio costituiscono un punto di riferimento – e ai colleghi del militare caduto, riconoscendone l’alto valore del servizio prestato.
In questo momento di grande dolore, il sacrificio di chi indossa una divisa non può restare nell’ombra." Così in una nota il capogruppo del Pd in commissione difesa della Camera, Stefano Graziano.
“A nome di tutta la comunità del Partito Democratico, esprimo il più profondo cordoglio e una sentita vicinanza alla famiglia del carabiniere tragicamente ucciso questa mattina a Francavilla Fontana, in provincia di Brindisi, durante un’attività di controllo del territorio. Ci stringiamo con commozione e rispetto alla famiglia del militare caduto, all’Arma dei Carabinieri e al Comandante Generale Salvatore Luongo, a cui va tutta la nostra solidarietà e gratitudine per l’impegno quotidiano delle donne e degli uomini dell’Arma, presidio fondamentale di legalità e sicurezza per il nostro Paese. Chiediamo con fermezza che sia fatta piena luce su quanto accaduto e che vengano accertate al più presto le responsabilità. È un dovere verso la vittima, verso la sua famiglia e verso tutti coloro che indossano una divisa al servizio dello Stato.
Il sacrificio di questo servitore dello Stato non deve restare senza giustizia”
Così una nota del responsabile nazionale sicurezza del Pd, Matteo Mauri.
“Le indiscrezioni apparse oggi su alcuni organi di stampa evidenziano elementi di forte opacità nei criteri con cui il Ministero degli Affari Esteri starebbe procedendo alla formalizzazione di nuove nomine diplomatiche. Per queste ragioni, e per comprendere quale sia la reale volontà del Governo in merito alla composizione della rappresentanza italiana all’estero, abbiamo richiesto l’audizione urgente del Segretario Generale della Farnesina presso la Commissione Esteri della Camera dei Deputati. Il Parlamento deve essere messo nelle condizioni di conoscere nel dettaglio i criteri adottati e le scelte in corso, perché la diplomazia italiana è una risorsa strategica per il Paese e deve essere tutelata da logiche opache o da dinamiche politiche estranee al merito e alla professionalità” così una nota dei componenti democratici della commissione Esteri della Camera, Enzo Amendola, Laura Boldrini, Fabio Porta, Peppe Provenzano e Lia Quartapelle che hanno formalizzato questa mattina la richiesta di audizione del segretario generale della Farnesina.
“Quanto sta avvenendo al processo per la morte di Giulio Regeni è una pregiudiziale nelle nostre relazioni con l'Egitto. Grazie allo sforzo delle nostre forze dell'ordine, della magistratura e degli apparati di sicurezza, è stato svolto un lavoro approfondito per capire la verità sulla tortura, il rapimento e l'uccisione di un cittadino italiano all'estero. Il nostro Paese ha chiesto la collaborazione delle autorità giudiziarie dell'Egitto, collaborazione che non c'è mai stata. Tant’è che il processo si svolge a Roma senza gli imputati e senza la collaborazione delle autorità dove quegli orrendi crimini sono stati compiuti. Noi riteniamo che sia un danno all'interesse nazionale che il governo stipuli un nuovo accordo, pur se tecnico, con le autorità di un paese che non collabora su una questione centrale che ha a che fare con la vita di un nostro concittadino. Ancora una volta per la maggioranza è più importante la politica commerciale dei principi”.
Così la deputata democratica e vicepresidente della commissione Esteri, Lia Quartapelle, intervenendo in Aula per annunciare il voto di astensione del Gruppo all’accordo con l’Egitto sul trasporto internazionale di merci per mezzo di veicoli trainati.
“L'Italia naviga senza rotta, senza una visione dello sviluppo infrastrutturale in un'epoca di grandi cambiamenti. E’ ferma sulle sue gracilità e sulle sue debolezze. Si investe soprattutto grazie a quel Pnrr prima boicottato dalla destra e poi stravolto e rallentato. Ma, soprattutto, per il dopo Pnrr il governo non ha messo in campo alcuna strategia. Non c’è alcuna idea di futuro del Paese. Il sistema ferroviario e stradale si regge su una colonna vertebrale e sulle braccia, ma senza costole e senza gambe, per usare un'immagine tratta dalla fisiologia umana. Una colonna peraltro già sovraccarica che sta andando incontro al collasso. Il governo si è buttato sull'avventura Ponte sullo Stretto, un inghiottitoio di denaro pubblico a difesa del quale è stato approvato il decreto Sicurezza per vietare ogni protesta pacifica, cancellando tutti gli strumenti di pianificazione e programmazione degli investimenti”.
Così il deputato democratico della commissione Trasporti, Roberto Morassut, intervenendo in Aula nella discussione delle mozioni sulle Infrastrutture.
“Cosa sta facendo il governo - ha aggiunto - per recuperare il gap di innovazione e modernizzazione tecnologica della rete ferroviaria? Prima si sono affacciati scenari di privatizzazione, poi immediatamente ritirati. Poi si annuncia una riforma sui porti, che però sparisce nel dimenticatoio, ma abbiamo capito che la vera intenzione era sintetizzata dalla parola magica della privatizzazione delle autorità portuali trasformate in Spa, con il seguito delle zuffe sulle nomine. Nel frattempo si è dato il via alla privatizzazione degli interporti, compromettendo la sovranità stessa del nostro Paese. Nessuna programmazione anche sul trasporto pubblico locale e sulla continuità territoriale. Due settori fondamentali il cui unico annuncio è stato l’aumento delle tariffe. Chiediamo - ha concluso - che il governo cambi rotta o, meglio, ne assuma una e coinvolga il Parlamento nelle scelte”.
"Le donne non hanno bisogno di ghetti rosa, ma di libertà e giustizia ovunque"
"Apprendo con preoccupazione dell’avvio del progetto 'Bosco Rosso', promosso dalla Regione Lazio e presentato come uno strumento per la sicurezza delle donne. Dietro l’apparente intento protettivo, non vorrei si celasse però una visione distorta e regressiva della libertà femminile. Creare parchi “protetti” per le donne significa forse accettare che il resto del territorio sia, e resti, insicuro e pericoloso? Le donne non hanno bisogno di recinti sicuri, ma di vivere libere e sicure ovunque: in ogni strada, in ogni parco, a ogni ora del giorno e della notte". Lo dichiara la deputata Pd Michela Di Biase, segretaria della commissione Giustizia.
“Colpiscono i toni trionfalistici della maggioranza rispetto all'indagine conoscitiva sui LEP. Dalla relazione finale emergono enormi criticità rispetto all'impostazione e all'approccio seguito finora dal Governo rispetto all'autonomia differenziata, rilevando peraltro il «massiccio effetto demolitorio» della pronuncia della Corte costituzionale del 2024. Tutti gli auditi hanno chiarito gli ostacoli che tutt’oggi si frappongono a una piena e uniforme attuazione dei LEP sul territorio nazionale, tra cui in particolare quelli di ordine finanziario. L'assenza di risorse rischia solo di aggravare i divari territoriali esistenti. Peraltro, è emerso da tutte le audizioni l’esigenza di assicurare il pieno coinvolgimento del Parlamento, istituzione volta a di comporre la complessità del pluralismo istituzionale.
Come Partito Democratico abbiamo contestato il mancato recepimento di alcuni emendamenti volti a precisare ulteriormente il senso e la logica dei LEP nel nostro sistema costituzionale. Ed abbiamo criticato il riferimento nel testo ad un prossimo provvedimento annunciato dal Ministro per gli affari regionali e le autonomie, Calderoli, per la definizione dei LEP. Per noi la riforma spacca Italia va fermata del tutto. Non c'è modo di portarla avanti in queste condizioni senza aumentare irreparabilmente i divari nel Paese” così una nota dei componenti democratici nella commissione bicamerale questioni regionali, i deputati Piero De Luca, e Claudio Stefanazzi e il senatore Daniele Manca.
“Il governo si affretti a dare attuazione alle direttive europee sulla violenza e sugli organismi di parità”. Lo chiedono le deputate Sara Ferrari, Valentina Ghio, Simona Bonafe’ del Partito Democratico. “Oggi l'Aula della Camera - aggiungono - ha approvato il disegno di legge di delegazione europea 2024, che consente il recepimento di importanti direttive, quali quella per la prevenzione e lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica in tutta l’Unione europea e quella sugli organismi per la parità di trattamento. Con esse la UE si dota di un vero e proprio assetto normativo comune per combattere la violenza sulle donne e per la parità di genere e contro ogni discriminazione - dicono le deputate democratiche - esortiamo il Governo ad esercitare le deleghe al più presto, prima della scadenza dei termini previsti al 2026 e 2027, in modo da consentire l’adeguamento dell’ordinamento nazionale a quello europeo in tempi rapidi, visto il continuo e insopportabile ripetersi di femminicidi e violenza contro le donne e le persistenti discriminazioni”, concludono.
“Lo stato di emergenza siccità è sempre più evidente nel Sud d'Italia ma, ciononostante, l'azione del governo per farvi fronte era e resta del tutto insufficiente. Sono necessarie misure urgenti e strutturali per dare soluzioni ora e per il futuro delle regioni meridionali, la Sicilia e la Sardegna. Non bastano le solite parole di circostanza o lo scaricabarile delle responsabilità. La trita narrazione che 'tutto va bene' o che la 'crisi climatica non esiste' è la risposta peggiore che si possa dare alle persone”. Così il deputato Anthony Barbagallo, capogruppo Pd in Commissione Trasporti, durante il question time al ministro Musumeci sullo stato di siccità nel Sud d'Italia.
“Con l'estate alle porte - continua l'esponente dem - le copiose piogge invernali sono un vago ricordo perché la situazione degli invasi è addirittura peggiore dello scorso anno. Solo in Sicilia, le reti colabrodo dovute alle carenze infrastrutturali e ai pasticci amministrativi da parte della Regione e del Ministero dei trasporti, perdono milioni di litri d'acqua al giorno, creando forti preoccupazioni nella popolazione. Il Lago Arancio nell'agrigentino ha metà dell'acqua rispetto lo scorso anno. E il governo resta assente e continua a non dare risposte”, conclude Barbagallo.
“Il ministro Musumeci è un uomo del Sud, ma al Sud le risorse non le ha mai portate. Perché la Lega non vuole. Negli ultimi due anni e mezzo questo governo ha tagliato 3,5 miliardi dal fondo perequativo infrastrutture, soldi che servivano per far fronte alla crisi idrica. È giunto il momento che il ministro cambi la sua solita narrazione ideologica solo per nascondere i fallimenti”. Lo dice il deputato Marco Simiani, capogruppo PD in Commissione Ambiente, durante il question time al ministro Musumeci sulla siccità nel Sud.
“In Sardegna – continua l'esponente dem - si assiste al 52,8% di perdite nella rete idrica, al 51,6% in Sicilia dove solo nella città di Siracusa c'è una perdita pari al 65,5%. Il record spetta a Potenza con 71% di perdite d'acqua dalle infrastrutture. Il ministro prima ci dice che non è sua diretta competenza e poi ci dice che il problema della siccità è anche al Nord. Ma in quale realtà sta vivendo? Le risorse devono essere destinate al Sud e sicuramente non vanno tagliate. Con temperature già oltre i 35 gradi, è inutile continuare a negare la crisi climatica come sostengono i 'negazionisti' Lega e Fdi, e soprattutto vanno fatti investimenti concreti e duraturi”. “Se il governo ha posto già 100 fiducie su decreti urgenti, perché non fa un altro decreto, questa volta davvero necessario sull'acqua e finanzia 1,7 miliardi per il Sud d'Italia? In quel caso il Pd, voterebbe sicuramente sì”, conclude Simiani
Il presidente dell’INPS Fava oggi ha parlato di un passo avanti verso un ‘welfare generativo’, illustrando il progetto INPS in rete per l’inclusione. Ma le scelte concrete dell’Istituto vanno nella direzione opposta: tagliano fuori il Terzo Settore e smantellano un sistema di cura e inclusione costruito negli anni con professionalità e responsabilità”. Lo dichiara Silvio Lai, deputato del Partito Democratico, commentando le dichiarazioni del presidente INPS e il contenuto del nuovo bando “Home Care Premium” 2025–2028.
“Il bando, anche dopo le modifiche che hanno ripristinato i servizi infermieristici e sociosanitari – prosegue Lai – esclude di fatto le cooperative sociali che da anni garantiscono assistenza domiciliare qualificata alle persone non autosufficienti, interrompendo così non solo la continuità dei servizi ma anche la rete di protezione che queste realtà assicuravano, con personale formato e tutelato”.
Lai sottolinea come il nuovo impianto, che affida il servizio direttamente a singoli professionisti, metta a rischio la sicurezza dei lavoratori, la copertura assicurativa per utenti e operatori, e incentivi il dumping contrattuale, penalizzando chi rispetta i contratti collettivi nazionali e tutela i propri dipendenti.
“L’INPS – conclude il deputato dem – non può invocare parole come ‘fiducia’, ‘inclusione’ e ‘valore sociale’ mentre nel suo bando HCO 2025-28 promuove un modello che marginalizza i soggetti collettivi del welfare, svuota le reti di cura e mette in crisi interi comparti del Terzo Settore, come denunciato in queste settimane dalle imprese cooperative e dalle organizzazioni dei lavoratori. Chiediamo una nuova revisione del bando e un confronto serio con le parti sociali per costruire davvero un welfare partecipato e generativo, non a parole ma nei fatti”.
“Salvini non conosce vergogna. Ancora oggi, in un’intervista rilasciata al Corriere, il Ministro nega che i tagli ai fondi per la manutenzione stradale siano stati destinati anche al Ponte sullo Stretto. Ma ripetere all’infinito una bugia non la fa diventare vera.”
Così Ubaldo Pagano, Capogruppo PD in Commissione Bilancio a Montecitorio.
“Per ben due volte il Ministro Salvini ha definanziato quel fondo e ci sarebbe riuscito anche una terza volta se solo non fosse stato beccato dal PD con le mani nella marmellata. Le chiacchiere stanno a zero e tutti i tagli che ha voluto e fatto lui sono nero su bianco, a prescindere dalla cocciutaggine con cui tenta di ribaltare la realtà. Per fare un po’ di inutile propaganda sul Ponte, si è deciso deliberatamente di sacrificare migliaia di interventi per le strade provinciali già programmati in tutta Italia. Ecco dove porta la politica della propaganda: a tenerci le strade-groviera mentre aspettiamo Godot.”
“La legge di delegazione europea è un appuntamento fondamentale eppure, anche in questa occasione, siamo di fronte al voto su un provvedimento che, per modalità e contenuti, riflette una gestione distratta delle responsabilità da parte del governo Meloni. Una legge che arriva in Aula con oltre 7 mesi di ritardo a confermare come il governo comprima il ruolo del Parlamento depotenziando gli strumenti di democrazia. Un provvedimento eterogeneo dove l'esecutivo sceglie di procedere in modo esclusivo e unilaterale bocciando sistematicamente ogni proposta migliorativa e tutti gli emendamenti. Questa maggioranza dimostra quanto poco è disposta ad accogliere le istanze di responsabilità e buon senso”. Lo dichiara la deputata Patrizia Prestipino, annunciando l'astensione del Pd sulla legge di delegazione europea in Aula di Montecitorio.
Per l'esponente dem “dalle querele temerarie al diritto all'informazione corretta e trasparente, dalle direttive sul lavoro tramite piattaforme digitali alla salvaguardia della privacy, dalla maggiore attenzione per le PMI alle politiche ambientali per l'efficienza energetica e la promozione delle energie rinnovabili, il governo si è mostrato sordo e inadeguato. Il ministro Foti aveva annunciato di essere aperto alle proposte del Pd ma poi ha proseguito sempre nella stessa battaglia ideologica che non porterà a nulla di buono per i cittadini. Oltre alle promesse, si è dimenticato che l'adempimento della normativa europea non è un esercizio burocratico senza visione sul futuro”, conclude Prestipino.
“Il partito democratico è nato e resta un luogo di contaminazione. Condivido in questo l’affermazione di Filippo Sensi. E il fatto che l’esistenza di una componente riformista sia essenziale per il Pd e per tutti. Il Pd è la cerniera del centro sinistra. Ciò non toglie che esistano consistenti forze di ispirazione liberale, cattolico democratica e moderata che non ritengono più da tempo di far parte organicamente del Pd e che però cercano un rapporto esplicito di raccordo con le opposizioni a questo governo e di costruzione di una alleanza di governo per il futuro nel centro sinistra. Se questo è vero sorge la necessità di un’azione che consolidi quest’area moderata e la renda utile e efficace per una alleanza vincente. Credo che fosse questo lo spirito con cui oggi Goffredo Bettini ha parlato della necessità di una ‘tenda’ per i moderati. Un ragionamento semplice e oggettivo senza obbiettivi di conflitti interni”. Così in una nota il deputato del Partito Democratico, Roberto Morassut.