“Siamo di fronte all’ennesimo decreto sbagliato che ha la sicurezza solo nel nome, ma che non produrrà alcun effetto migliorativo nelle nostre città, come chiedono i nostri Sindaci. La presidente Meloni ha provato ad ammettere che c’era qualcosa che non andava, ma poi ha ripresentato le stesse identiche ricette: aumentare i reati e aumentare le pene, senza intervenire sulle cause che determinano i fenomeni di insicurezza. Un conto è reprimere un reato quando è già successo, un altro è evitare che accada: è così che si garantisce la sicurezza dei cittadini”. Lo afferma Simona Bonafè, vicepresidente vicaria del Gruppo Pd alla Camera.
“Nonostante sia un provvedimento sbagliato – aggiunge l’esponente dem - vanno avanti lo stesso, combinando anche un pasticcio istituzionale. Il Parlamento si appresta ad approvare un decreto che contiene una norma incostituzionale, quella che prevede compensi agli avvocati per favorire i rimpatri volontari dei loro assistiti, su cui il Colle ha già espresso rilievi negativi”.
“Eppure – conclude Bonafè - si procederà con l’ennesimo voto di fiducia, salvo poi un decreto correttivo del Consiglio dei ministri. Questa è la dimostrazione non solo dell’incapacità di governare i temi della sicurezza, ma dell’incapacità di governare tout court”.
“La maggioranza non sa che pesci prendere e pensa di affrontare profili di possibile incostituzionalità con un ordine del giorno”. Così la capogruppo del Partito Democratico in commissione Affari costituzionali della Camera Simona Bonafè, commentando il decreto Sicurezza e l’annuncio di un odg sulla norma relativa ai compensi degli avvocati nei procedimenti di rimpatrio.
“È ridicolo pensare di poter superare criticità di questo tipo con un ordine del giorno”, aggiunge Bonafè, sottolineando come la soluzione proposta non affronti i nodi strutturali del provvedimento.
Nel merito, la deputata dem definisce la norma sugli incentivi agli avvocati “un obbrobrio”, perché “lede l’autonomia dell’avvocatura e rischia di trasformare gli avvocati in attuatori delle scelte del governo. Mai visto prima: siamo davanti a un degrado istituzionale”.
Per Bonafè, la strada indicata dall’esecutivo non è praticabile e conferma l’incapacità della maggioranza di gestire le criticità emerse sul piano costituzionale del provvedimento.
“Per il governo la priorità non sono famiglie e imprese alle prese con il caro carburanti e l’aumento dei costi, ma la legge elettorale. È questa la scelta politica che emerge con chiarezza in queste ore. Mentre si accelera sulla riforma elettorale da approvare entro l’estate, sul fronte economico arrivano solo interventi temporanei e insufficienti. Il decreto sul caro carburanti, che proroga fino al 1° maggio la riduzione delle accise, è l’ennesima misura tampone: non affronta l’emergenza e non offre risposte strutturali”. Lo dichiara Simona Bonafè, capogruppo in commissione Affari costituzionali e vicepresidente vicaria del Gruppo Pd alla Camera.
“Invece di concentrarsi seriamente sul sostegno a famiglie e sistema produttivo - sottolinea l'esponente dem - hanno già deciso tempi e contenuti della legge elettorale, ma continuano a parlare di confronto con le opposizioni. In commissione abbiamo chiesto di limitare il perimetro della riforma, ma è evidente che siano già stati stabiliti anche gli emendamenti”.
“Noi - conclude Bonafè - ribadiamo la nostra contrarietà a questa proposta di legge elettorale, che introduce un premio di maggioranza tale da consentire a chi vince di scegliersi da solo il Capo dello Stato. Inoltre, questa riforma allontana ulteriormente gli eletti dai cittadini, eliminando i collegi uninominali, e introduce di fatto una forma di premierato mascherato, indicando nel programma il nome del candidato premier”.
“La “finta apertura” di Donzelli di ieri sera si è già rivelata per quello che è: un tentativo di far sembrare dialogo ciò che dialogo non è. La maggioranza non solo parte da un testo condiviso solo dai partiti di maggioranza, ma i trucchetti visti oggi in Ufficio di Presidenza confermano che non c’è nessuna apertura: si cerca di allargare la legge anche agli italiani all’estero, non per discutere, ma per inserire norme già pronte a vantaggio della maggioranza e a danno delle opposizioni” così la capogruppo del Pd nella commissione affari costituzionali della Camera, Simona Bonafè.
“La destra ha respinto il mio emendamento al Decreto Pnrr che chiedeva di rifinanziare il progetto ‘Bellezz@ – Recuperiamo i luoghi culturali dimenticati’: si tratta di una scelta incomprensibile e soprattutto incoerente con gli impegni presi dal governo in Parlamento. Solo pochi mesi fa era stata infatti riconosciuta la priorità di trovare una soluzione per questi interventi, che riguardano 62 Comuni e oltre mezzo milione di cittadini. Parliamo di progetti già pronti, con iter esecutivi conclusi e risorse pubbliche già investite, che oggi vengono di fatto abbandonati”. Lo dichiara la vicepresidente dei deputati Dem Simona Bonafè.
“È inaccettabile promettere risposte nelle sedi istituzionali e poi votare contro quando si tratta di mantenerle. Senza un rifinanziamento e un cronoprogramma certo si rischia di compromettere definitivamente interventi cantierabili, danneggiando territori e patrimonio culturale diffuso. Continueremo a batterci perché il governo rispetti gli impegni assunti e garantisca certezze ai Comuni che hanno creduto in questo progetto”, conclude BonafèPnrr
“La maggioranza evidentemente non ha compreso il messaggio chiaro che gli italiani le hanno mandato con il referendum: le regole del gioco non si cambiano a strappi”. Così la capogruppo democratica in Commissione Affari Costituzionali della Camera, Simona Bonafè, risponde a Tg Parlamento alla vigilia della seduta che incardinerà la legge elettorale presentata dalla maggioranza. “L’apertura alle opposizioni che sentiamo tanto evocare in queste ore è solo di facciata - aggiunge - e lo confermano il testo presentato con il solo accordo tra i partiti di governo prima del referendum e i quattro relatori di maggioranza, che sembrano più interessati a controllarsi tra loro che al merito della proposta”.
“Oggi in commissione alla Camera dei Deputati il governo ha fatto retromarcia sul subentro di un organismo nazionale unico alle consigliere di parità territoriali, non potendo ignorare le proteste dell’opposizione e quelle che si sono levate in tutte le regioni. Scongiurato così il rischio di infrazione europea per quello che sarebbe stato addirittura un “regresso” rispetto alla situazione attuale nella tutela e promozione della parità, il decreto rimane più forma che sostanza e un’occasione persa di vero investimento. Nel recepire due direttive europee, volte a potenziare l’efficacia degli organismi di parità (UNAR e Rete delle consigliere di Parità) il governo prevedeva una centralizzazione e la soppressione della rete capillare delle consigliere, rischiando di produrre una riduzione del livello di protezione odierna di donne e uomini discriminati, anziché un rafforzamento, minando anche il principio di massima accessibilità rispetto ai bisogni diffusi. Scongiurato il passo indietro, rimane un’occasione persa per adempiere davvero agli obiettivi europei. Infatti, l’accorpamento della tutela dalle discriminazioni multiple (genere, etnia, culto, disabilità, età, orientamento sessuale) con quella specifica delle discriminazione basata sul genere nel mondo del lavoro, non corrisponde alle due diverse e separate direttive. Inoltre l’organismo centralizzato ha un cda di nomina solo governativa, violando l’indipendenza prevista dall’Europa, non ha poteri sanzionatori, ma solo consultivi, ne’ la facoltà di agire per cause collettive. Non sono previsti requisiti di competenza specifica.
La nostra richiesta di rafforzare la possibilità per le consigliere di parità di agire in autonomia, in giudizio e per la risoluzione delle controversie di lavoro attraverso conciliazione, garantendo un servizio gratuito ovunque, non è stata accolta. Per questo, insieme ai gruppi di 5 stelle e AVS abbiamo votato contro la proposta insufficiente e inefficace della maggioranza”. Lo dichiarano le deputate del Pd Sara Ferrari e Simona Bonafè, rispettivamente capogruppo Pd in commissione Femminicidio e capogruppo Pd in commissione Affari costituzionali della Camera.
“Le informazioni contenute nella nuova dichiarazione patrimoniale dell’ex sottosegretario Delmastro, che emergono solo oggi su partecipazioni societarie e proprietà immobiliari, sollevano interrogativi seri e non più rinviabili. Se tali elementi erano regolari, resta da chiarire perché non siano stati dichiarati fin dall’inizio, come previsto dalle norme sulla trasparenza e sul conflitto di interessi. Il rispetto delle regole non è un adempimento formale, ma un principio fondamentale per garantire correttezza e fiducia nelle istituzioni. Per questo riteniamo necessari chiarimenti puntuali e l’adozione di conseguenti provvedimenti.” Così Simona Bonafè, Vicepresidente del Gruppo PD alla Camera e Capogruppo in Commissione Affari Costituzionali.
"Le modifiche del governo Meloni al Decreto fiscale su Transizione 5.0 rappresentano un segnale gravissimo: intervenire in modo retroattivo su investimenti già effettuati significa minare la certezza del diritto e rompere il patto di fiducia tra imprese e istituzioni. Non solo il governo non dà risposte concrete alla crisi di alcuni settori manifatturieri, ma continua a cambiare le regole a partita in corso, scaricando sulle aziende il costo dell’incertezza". Lo dichiara la vicepresidente vicaria dei deputati Pd Simona Bonafè.
"A questo - conclude Bonafè - si aggiunge l’interpretazione restrittiva dell’Agenzia delle Entrate sul credito d’imposta per ricerca e sviluppo, che ha già colpito duramente molte imprese, soprattutto piccole e medie. Così si aggrava una crisi profonda e strutturale: servono invece regole chiare, stabili e non retroattive per sostenere investimenti in innovazione, sostenibilità e digitalizzazione e difendere la competitività del Made in Italy
"Siamo solidali con la sindaca di Firenze Sara Funaro e con tutti i Comuni che rischiano di vedere i servizi ai cittadini ridotti per mancanza di risorse statali. È positivo che gli enti locali investano sul personale e tutelino salari e condizioni di lavoro, ma non è sufficiente se il governo firma i contratti senza fornire i fondi necessari. I Comuni non possono essere lasciati soli a coprire costi aggiuntivi che mettono a rischio i servizi essenziali. Serve subito un confronto serio con gli enti locali e stanziamenti adeguati per garantire stipendi dignitosi e servizi pubblici efficienti, senza scaricare sui bilanci comunali responsabilità che spettano allo Stato". Lo dichiara la vicepresidente vicaria dei deputati Pd Simona Bonafè, in merito all'allarme lanciato dal primo cittadino del capoluogo toscano.
"Non erano passate nemmeno 24 ore da un referendum che ha consegnato un messaggio molto chiaro, ovvero non si governa con l'arroganza con cui questa maggioranza ha portato avanti la riforma costituzionale sulla separazione delle carriere, che il governo riparte dalla riforma elettorale. Il messaggio sembra non essere stato recepito, perché si riparte esattamente da dove eravamo rimasti: ancora una volta chiusi dentro al palazzo. La legge elettorale riguarda le regole del gioco, quindi riguarda tutti e il testo dal quale stiamo partendo è frutto di un accordo tra i soli partiti di maggioranza, che noi respingiamo al mittente". Lo afferma la deputata Simona Bonafè, capogruppo in commissione Affari Costituzionali e vicepresidente vicaria del Gruppo Pd.
"Dopo le dimissioni nel governo – prosegue l’esponente dem - dopo il regolamento dei conti interno a Fratelli d'Italia, dopo aver dato la priorità alla legge elettorale, quando cominceranno ad affrontare i problemi veri del paese? Il caro carburanti è tornato sopra i due euro nonostante il decreto del governo, il potere d'acquisto delle famiglie si erode, le imprese sono in difficoltà, la sanità non funziona come dovrebbe".
"Se neanche quel risultato referendario ha consentito al governo una riflessione profonda sul suo operato, che cosa serve – conclude Bonafè - per svegliare la Presidente del Consiglio rispetto alle urgenze del Paese? L'agenda di questo governo non corrisponde alle esigenze reali dei cittadini".
“L’Ocse oggi riporta una fotografia impietosa del nostro paese che non sta crescendo e non crescerà nei prossimi anni, a meno che non si mettano in campo forti politiche industriali ed economiche. Il governo Meloni non ha avuto la capacità di fare queste politiche fino ad ora, tant'è che se non avessimo avuto le risorse del piano nazionale di ripresa dei resilienza, noi oggi saremmo in piena recessione. Peraltro l’assenza di sostegno e di visione rischia di incidere fortemente sulla crisi di settori trainanti del Made in Italy e in particolar modo della moda, tessile, abbigliamento”. Lo ha detto Simona Bonafè, vicepresidente dei deputati Pd, a margine della conferenza stampa alla Camera di presentazione dell’evento che si terrà il 28 marzo a Firenze presso la Fortezza da Basso sulla filiera della moda.
“Il settore moda tessile abbigliamento è uno dei pilastri del made in Italy, è un settore strategico, il secondo più importante dell'export del nostro paese.
È in una crisi strutturale ormai da più anni e il governo ha messo in campo delle misure del tutto insufficienti. Noi abbiamo fatto una serie di proposte che abbiamo portato avanti nel lavoro parlamentare e che vogliamo presentare in un'iniziativa che faremo prossimamente il 28 marzo a Firenze.
Le nostre proposte vanno dalla richiesta di cassa integrazione per mantenere le competenze per le aziende sotto i 15 dipendenti, ricordando che la filiera è fatta soprattutto da piccole e piccolissime imprese, ma poi c'è bisogno di avere una visione a lungo termine, di ridisegnare questa filiera con politiche di innovazione, di sostenibilità e di rispetto della legalità, perché le ultime inchieste sul caporalato hanno creato un vulnus di credibilità in tutta questa filiera”. Lo ha detto Simona Bonafè, vicepresidente dei deputati Pd, aprendo la conferenza stampa alla Camera di presentazione dell’evento che si terrà il 28 marzo a Firenze presso la Fortezza da Basso sulla filiera della moda.
“Non sono passate neanche 24 ore da quando gli italiani hanno respinto con chiarezza il tentativo del governo di modificare unilateralmente la Costituzione, e la maggioranza sceglie di perseverare nello stesso errore, annunciando un’accelerazione sulla legge elettorale. La decisione, resa nota oggi, di avviare già dal prossimo 31 marzo l’esame in Commissione Affari costituzionali alla Camera del testo presentato dal centrodestra conferma una volontà preoccupante di intervenire sulle regole del gioco senza il necessario confronto ampio e condiviso. La Costituzione e le leggi che regolano il funzionamento della nostra democrazia non possono essere piegate a interessi di parte. È grave che si intenda proseguire in questa direzione, anticipando soluzioni che sembrano costruite per favorire l’attuale maggioranza e mettere in difficoltà le opposizioni. Serve rispetto per i cittadini e per le istituzioni. Dopo il segnale arrivato dal Paese, ci saremmo aspettati un cambio di metodo, non una forzatura”, così la capogruppo democratica in Commissione Affari costituzionali della Camera, Simona Bonafè.
"Protagonista di una lunga stagione politica e istituzionale, Paolo Cirino Pomicino ha ricoperto incarichi di grande responsabilità nei governi e in Parlamento, offrendo un contributo significativo alla vita democratica del Paese in una fase complessa e centrale della sua storia. Fino all’ultimo ha continuato ad animare il dibattito politico con le sue acute riflessioni. Alla sua famiglia rivolgo il mio più sentito cordoglio". Lo dichiara Simona Bonafè, vicepresidente dei deputati Pd.