23/01/2026 - 10:06

"La chiusura dello stabilimento Cargill di Giammoro, in provincia di Messina, e l’imminente licenziamento dei quarantanove lavoratori rappresentano una sconfitta per il territorio e una grave responsabilità politica. Governo nazionale e regionale hanno di fatto abbandonato i lavoratori durante una vertenza durata mesi, segnata da promesse mancate e da un silenzio assordante. Alle nostre sollecitazioni e alle interrogazioni parlamentari presentate non è mai arrivata alcuna risposta concreta, mentre veniva smantellata un’eccellenza industriale che non era affatto in crisi.

Così la deputata Pd, Maria Stefania Marino.

"La perdita di Cargill - aggiunge - significa lavoro, competenze e futuro che lasciano la Sicilia, aggravando il vuoto occupazionale dell’area industriale tirrenica. Non è accettabile che scelte industriali di questa portata si consumino senza un intervento delle istituzioni. Governo e Regione non possono restare spettatori: l’assenza di un’azione efficace e di prospettive alternative pesa oggi sulle spalle dei lavoratori e delle loro famiglie, a cui va la nostra piena solidarietà e il nostro impegno a continuare questa battaglia".

 

23/01/2026 - 10:05

“La ragioneria dello Stato stima che l’adeguamento automatico delle pensioni di vecchiaia all’aspettativa di vita crescerà di altri tre mesi nel 2029. Dopo che la destra, nonostante tutte le promesse della campagna elettorale, già in legge di bilancio ha  aumentato l’età pensionabile, chiediamo un chiaro stop. Ci vuole un intervento legislativo che blocchi questa tendenza. Da lunedì inizia una discussione in Parlamento sulle pensioni, vedremo chi fa sul serio”.

Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.

 

22/01/2026 - 19:10

“Come avevamo immediatamente  denunciato insieme al circolo Pd trasporto merci e logistica, le notizie di stampa confermano oggi che la tassa Meloni di 2 euro sui pacchi online si è già trasformata in un auto dazio imposto dal Governo che sta generando danni notevoli per il settore dell’autotrasporto e della logistica. L’allarme lanciato su Repubblica spiega bene come agire fuori dal quadro comunitario con una tassa valida solo sul territorio nazionale stia già spostando fuori dai nostri confini l’arrivo dei carichi con oltre 30 voli cargo annullati solo a Malpensa negli ultimi 30 giorni. Muoversi da soli e non a livello comunitario insieme a tutto il resto d’Europa si sta rivelando come ovvio un vero e proprio boomerang per l’Italia. Ora è arrivato il momento che il governo apra gli occhi e faccia un passo indietro, rispondendo immediatamente alle interrogazioni che avevamo depositato oltre un mese fa e ritirando la norma prima che gli ingenti danni che sta già generando diventino incalcolabili”.

22/01/2026 - 18:20

Bocciata alle elezioni, nominata nel Cda dei Musei statali d’Abruzzo

“Apprendiamo dalla pubblicazione sul sito del MiC che il ministro Giuli è stato accompagnato per la nomina nel Cda dei Musei statali della regione Abruzzo di una candidata bocciata dagli elettori alle ultime elezioni regionali con Marsilio, oggi probabilmente richiedente e riconoscente.  Una scelta che appare come una ricompensa politica e che sconcerta, anche alla luce di precedenti noti alle cronache, come la gestione di un istituto scolastico in cui agli studenti veniva imposto di cantare Faccetta nera. Una decisione che non può essere considerata isolata, ma che si inserisce in un sistema di potere avallato e sostenuto dal presidente Marsilio, che continua a causare – se non a promuovere da protagonista – scelte spregiudicate e di chiara matrice partitica nella gestione delle istituzioni pubbliche.

Con quale criterio il ministro continua a consentire l’occupazione delle istituzioni culturali con esponenti del proprio partito, trasformando incarichi di prestigio in parcheggi per candidati bocciati e figure ideologicamente segnate e discutibili? Il tutto avviene nell’anno in cui l’Italia e l’Abruzzo celebrano L’ Aquila Capitale italiana della Cultura, un appuntamento che meriterebbe competenza, autonomia e una netta distanza da nostalgie che l’Italia democratica dovrebbe aver definitivamente sepolto. Queste nomine non fanno bene né alla cultura abruzzese né a quella italiana” così una nota del deputato democratico Luciano D’Alfonso.

 

22/01/2026 - 16:16

“Il Partito Democratico sostiene la pdl per valorizzare e riconoscere le attività educative e ricreative non formali, non solo come scelta di equità e di pari opportunità, ma anche come investimento fondamentale per favorire il benessere dei ragazzi e delle ragazze in una fase segnata da forte fragilità sociale ed economica”. Lo ha detto in Aula alla Camera Ilenia Malavasi, capogruppo Pd in commissione Affari sociali, esprimendo il voto favorevole del Partito Democratico al provvedimento.

“L’inizio del 2026 – ha ricordato l’esponente dem - è stato segnato da fatti drammatici che hanno coinvolto studenti e studentesse, imponendo una riflessione sulla sfida educativa del nostro Paese, caratterizzato da quasi 6 milioni di persone che vivono in povertà assoluta, di cui oltre un milione di minorenni. Una condizione che incide direttamente sull’accesso alle opportunità educative, con il rischio che l’uguaglianza formale dei diritti si trasformi in una disuguaglianza sostanziale e che la povertà venga trasmessa di generazione in generazione, diventando una condizione di non ritorno. Servono spazi di ascolto, luoghi di aggregazione, occasioni di crescita, relazioni sane e fiducia in un Paese dove povertà educativa, disagio giovanile e dispersione scolastica sono tra le più alte in Europa. Questa legge riconosce il protagonismo del terzo settore, degli oratori, degli enti di promozione sportiva e culturale, capaci di costruire reti territoriali e patti educativi di comunità in percorsi di coprogettazione virtuosi come solo una comunità educante può fare".

“Il Fondo istituito prevede – ha concluso Malavasi - risorse non sufficienti e la delega può essere un’opportunità o un’occasione persa. Chiediamo al governo di dare seguito rapidamente al mandato parlamentare, con risorse e strumenti stabili, perché per il Partito Democratico l’educazione resta il principale strumento di giustizia, coesione sociale e crescita del Paese”.

 

22/01/2026 - 15:35

“Le proposte della senatrice Buongiorno sulla legge sul consenso sono irricevibili. Con un colpo di mano stravolge il testo unanime uscito dalla Camera dei Deputati sulla legge “solo SÌ è SÌ” a tutela delle vittime di violenza, tradisce clamorosamente l’accordo siglato da Meloni e Schlein e tradisce le donne. Una legge sul consenso che toglie la parola consenso è un eclatante passo indietro rispetto a come la giurisprudenza sta già operando secondo le sentenze della Corte Costituzionale. Introduce il dissenso e prevale il contesto, seguendo una logica regressiva che sposta il peso della prova sulle vittime, trasformando il silenzio, la paura o la paralisi in zone grigie funzionali a chi agisce violenza. Il richiamo al “contesto” e alla “situazione” rischia infatti di trasformarsi in un alibi, aprendo varchi per giustificazioni inaccettabili e rafforzando una cultura che normalizza la violenza invece di contrastarla. Ancora più allarmante è la scelta di ridimensionare la violenza sulla base delle conseguenze fisiche, come se il corpo fosse l’unico luogo in cui essa si manifesta. La sofferenza psicologica, la coercizione, l’abuso di potere e di contesto vengono relegati ai margini, mentre si tenta di misurare la gravità di un atto violento attraverso lividi e referti. Un’impostazione che nega  la voce e la realtà delle esperienze vissute da migliaia di donne.
Ci chiediamo cosa pensino le altre forze politiche della maggioranza che alla Camera hanno votato questa norma a tutela delle donne vittime di violenza. Le vogliono tradire anche loro?  Ma soprattutto chiediamo alla Presidente del Consiglio se intenda rispettare l’accordo assunto con l’opposizione”. Lo dichiarano Sara Ferrari, Presidente del gruppo PD in Commissione femminicidio e violenza, con la vicepresidente della commissione senatrice Cecilia D’Elia, i senatori Filippo Sensi e Valeria Valente, le deputate Valentina Ghio e Antonella Forattini.

22/01/2026 - 15:26

“La Commissione Europea ha avviato una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per il mancato rispetto del codice europeo delle comunicazioni elettroniche anche a seguito della denuncia di interferenze sui canali radiofonici dei Paesi confinanti con l’Italia. Tale situazione, ancora non affrontata dal governo italiano, potrebbe portare con un colpo di spugna alla cancellazione delle frequenze delle emittenti radiofoniche Fm del nostro Paese. Sotto pericolo di chiusura oltre 2mila impianti anche perché non si è proceduto, irresponsabilmente, ad una valutazione concreta della problematica attraverso una analisi tecnica e legale degli aspetti sollevati dalla Commissione Europea”.

Così i deputati emiliani del Pd, Stefano Vaccari, Virginio Merola, Andrea De Maria, Ilenia Malavasi e Andrea Rossi, che hanno depositato un’interrogazione al ministro per le Imprese per chiedere al governo come intenda difendere il comparto radiofonico, quali approfondimenti legali e tecnici intenda assumere per rispondere alla procedura di infrazione, quali sarebbero gli impianti radiofonici coinvolti e in che cosa consisterebbero nel dettaglio le asserite situazioni interferenziali.

“Al governo - aggiungono - probabilmente sfugge il valore sociale ed economico delle radio in Italia. Non solo hanno una penetrazione quotidiana che coinvolge oltre 35 milioni di persone ma sono al tempo stesso un mezzo resiliente, capace di garantire un’informazione libera, gratuita ed immediata che peraltro si è dimostrato essenziale nei casi di emergenza. Senza dimenticare che stiamo parlando di impianti radiofonici che operano da oltre 30 anni in virtù di concessioni ministeriali, rilasciate a norma di legge, per le quali lo Stato ha riscosso e sta riscuotendo tasse e canoni. Il governo - concludono - esca finalmente allo scoperto ed eviti decisioni frettolose e semplicistiche”.

 

22/01/2026 - 15:25

“La situazione in Siria è a dir poco allarmante. Il governo italiano agisca immediatamente nei rapporti bilaterali e si adoperi in sede europea e internazionale per fermare la drammatica offensiva di Damasco contro l’esperienza democratica dell’Amministrazione Autonoma curda”. Così si legge nell’interrogazione a prima firma della deputata PD e Presidente del Comitato della Camera sui diritti umani nel mondo, Laura Boldrini al ministro degli Esteri Tajani, a cui hanno aderito il responsabile esteri del Pd Peppe Provenzano, il capogruppo in commissione esteri Enzo Amendola, la vice presidente della Commissione Lia Quartapelle e il deputato Fabio Porta.
“Nonostante le forze democratiche siriane, a guida curda, siano state in passato schierate in prima linea nella lotta all’Isis – sottolinea la parlamentare dem - è oggi in corso una feroce offensiva bellica contro di loro, lanciata dalle forze armate affiliate al governo di transizione di Damasco, guidato dal presidente autoproclamato – ed ex qaedista – Ahmad Al Sharaa (Al Joulani).  Un’offensiva, che va contro l’accordo di tregua firmato solo pochi giorni fa, e che ha il sostegno del governo turco e la compiacenza degli Stati Uniti”. “Tra gli obiettivi delle forze siriane c’è quello di colpire l’autonomia curda del Rojava e il suo esperimento di autogoverno fondato su pluralismo etnico, parità di genere e democrazia di base e anche la conquista della città di Kobane, simbolo dell’eroica resistenza e della sconfitta dello Stato islamico. Ma c’è anche prendere il controllo delle prigioni e dei campi che ospitano migliaia di combattenti dell’Isis fin qui sotto il controllo delle forze armate curde. Nei giorni scorsi sono evasi non pochi miliziani dell’Isis e si teme la fuga e la liberazione dei terroristi dello stato islamico, minaccia che va oltre la Siria e il Medio Oriente”, conclude Boldrini.

22/01/2026 - 14:56

“Ancora una volta assistiamo a un colpo di mano da parte del direttore di Rai Sport. Le recenti scelte organizzative e il ricorso massiccio a collaboratori esterni, privi delle competenze necessarie, mettono a rischio la qualità del servizio pubblico, soprattutto in vista delle Olimpiadi invernali.
Registriamo con preoccupazione l’ennesima bocciatura del direttore da parte della redazione e ribadiamo che porteremo immediatamente il caso in Vigilanza Rai, affinché si garantisca trasparenza, competenza e rispetto delle professionalità interne” così una nota dei componenti Pd della Vigilanza Rai che concludono dicendo “ancora una sfiducia per Petrecca, si dimetta”.

 

22/01/2026 - 14:55

“La scelta del Governo Meloni e della maggioranza di respingere l’ordine del giorno che chiedeva di riconoscere alla Via Francigena un ruolo strategico nell’attuazione della Legge sui Cammini d’Italia è francamente incomprensibile. Una decisione che sorprende, perché riguarda uno dei cammini più antichi e rilevanti d’Europa, riconosciuto dal Consiglio d’Europa e capace di generare benefici concreti in termini di turismo sostenibile, mobilità dolce e valorizzazione dei territori attraversati”. Lo dichiara Emiliano Fossi, deputato Dem e segretario Pd della Toscana.
“A pagare il prezzo di questa scelta sono soprattutto le realtà locali che da anni investono con serietà e visione. Regioni come la Toscana hanno già destinato risorse significative alla tutela e alla valorizzazione della Via Francigena, trasformandola in un autentico volano di sviluppo sostenibile per borghi e aree interne. Ignorare questo lavoro e rinunciare a un coordinamento nazionale stabile significa disperdere energie, indebolire le politiche pubbliche e perdere un’occasione importante per rafforzare l’accesso a risorse nazionali ed europee. Continuerò a impegnarmi affinché la Via Francigena ottenga il riconoscimento e il sostegno che merita, nell’interesse dei territori e delle comunità coinvolte”, conclude Fossi.

 

22/01/2026 - 14:35

"Dalla legge sul consenso hanno tolto il consenso. Il testo proposto dalla senatrice Bongiorno non solo smonta radicalmente la legge approvata all'unanimità alla Camera dei deputati, ma segna un passo indietro incredibile nella tutela delle vittime di stupro. Di consenso non si parla più. Non c'è più traccia né della parola né del concetto stesso. E inoltre si diminuisce la pena per chi commette uno stupro. Uno schiaffo in faccia a tutte le donne che non sono state credute nei tribunali perché non hanno potuto reagire alla violenza. Per quello che ci riguarda, meglio nessuna legge che questa legge.
Come ha fatto Giulia Bongiorno, avvocata di vittime di violenza sessuale, a voltare le spalle alle donne in questo modo? Valgono più gli ordini di scuderia, le opinioni delle penne più sessiste del giornalismo italiano, che il diritto delle vittime a essere credute e tutelate?
Come prima firmataria della proposta di legge del Pd, su cui si è costruito l'accordo tra maggioranza e opposizione, sono indignata per questo vergognoso voltafaccia tutto a scapito delle donne.
Che fine ha fatto la parola di Giorgia Meloni che aveva stretto un accordo con Elly Schlein? E' l'ennesimo sgambetto di Salvini o ha ceduto alle pressioni delle aree più retrive del suo elettorato tradendo le donne?". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e prima firmataria del progetto di legge inziale sul consenso.

22/01/2026 - 14:33

“La proposta della senatrice Bongiorno è retrograda e pericolosa. Non solo annulla il lavoro fatto con impegno alla Camera, ma rappresenta un passo indietro rispetto all’inserimento nel nostro ordinamento del consenso libero e attuale, in linea con la Convenzione di Istanbul e con quanto già fatto da molti Paesi europei e già oggi riconosciuto dalle sentenze della Corte di Cassazione. Introdurre il concetto di dissenso peggiora la tutela prevista dal nostro ordinamento, indebolendo la protezione delle donne vittime di violenza. Sul piano politico, non possiamo non sottolineare che Bongiorno tradisce un impegno unanimemente preso da tutte le forze presenti in parlamento. Con quale faccia la maggioranza può accettare un testo che arretra gli impegni presi a tutela delle vittime? Inoltre, spiace che un testo così retrogrado arrivi proprio da chi ha professionalmente trattato questi temi.”. Così dichiara Michela Di Biase, deputata del Partito Democratico e relatrice del provvedimento alla Camera che conclude dicendo “È evidente che non siamo davanti ad un aggiustamento tecnico ma a una cinica scelta politica”.

 

22/01/2026 - 14:32

Un’offesa alle donne, un’offesa alle vittime e un’offesa anche alla presidente del consiglio. Il testo Bongiorno sulla pdl sul consenso fa tornare indietro una legge di civiltà sulla violenza contro le donne e stravolge l’accordo tra opposizione e maggioranza siglato dalla stessa Premier Meloni che aveva portato a un testo approvato all’unanimità alla Camera. La forzatura compiuta oggi al Senato stravolge il senso della legge che aveva l’obiettivo di tutelare le vittime rileggendo in senso limitativo le sentenze della Corte Costituzione. Un comportamento spregiudicato che fa emergere tutte le contraddizioni interne alla maggioranza e le pressioni della Lega che non ha mai creduto alla proposta. Questa volta bisogna scegliere se stare dalla parte delle donne o le sirene maschiliste a destra avranno la meglio nello stracciare un accordo contro la violenza e a favore delle donne che consentiva alla politica di parlare con una sola voce.

Così in una nota Chiara Braga e Francesco Boccia, Capigruppo Pd alla camera dei Deputati e al Senato.

 

22/01/2026 - 13:59

Senza piano straordinario assunzioni polizia dl sarà nuovo fallimento

“Per coprire i propri fallimenti, Meloni, Piantedosi, Salvini e tutto il centrodestra stanno mettendo in atto un cinico scaricabarile della paura”. Lo dichiara Andrea Gnassi, deputato del Partito Democratico. “Sulla sicurezza la destra ha fatto la campagna elettorale e il Governo propaganda quotidiana. Oggi, dopo 4 anni di Governo Meloni parlano i fatti. Reati, paura, città lasciate sole. Oggi che sono i fatti che parlano di un bilancio fallimentare. Le assunzioni nelle forze di polizia sbandierate dal Ministro dell’Interno e dalla Presidente del Consiglio non riescono nemmeno a coprire il turnover. Nei territori lo Stato arretra: meno agenti, meno presidi, meno controllo” prosegue Gnassi, evidenziando: “Nelle grandi città come nelle medie, nelle aree interne diminuisce la presenza delle forze dell’ordine mentre aumentano i reati, crescono furti, rapine e aggressioni. Questa è la realtà, non la propaganda. E per coprire ciò si alimenta paura, si fa l’ammuina di inventare nuovi reati e nuove aggravanti, ma nel contempo i reati stessi aumentano e si scaricano le responsabilità sugli amministratori locali. Mettessero più forze di polizia in strada, adeguassero stipendi da fame, mettessero risorse in tecnologia per la video sorveglianza. La sicurezza non si costruisce con i titoli di giornale o con norme bandiera. Si costruisce con più uomini e donne in divisa, con un piano straordinario di assunzioni, con risorse e mezzi adeguati. Senza questo piano, ogni nuovo provvedimento annunciato dal Governo – incluso quello atteso al prossimo Consiglio dei Ministri – è destinato a essere l’ennesimo fallimento”.

 

22/01/2026 - 13:32

“La riforma dei porti approvata dal Governo sottrae ingenti risorse alle Autorità di sistema portuale e apre interrogativi gravissimi sul futuro dell’intero sistema portuale nazionale e dei territori che lo tengono in vita.
Da uno studio di Assoporti, basato sui bilanci 2024 delle 16 Autorità di sistema, emerge con chiarezza che il disegno di legge di riforma dei porti approvato dal Consiglio dei ministri il 22 dicembre trasferirebbe circa il 40% delle entrate complessive delle AdSP alla nuova società Porti d’Italia S.p.A. Risorse che oggi restano nei territori e che verrebbero invece dirottate verso una società per azioni centrale”, dichiara Valentina Ghio, vicepresidente del Gruppo PD alla Camera e componente della Commissione Trasporti.
“I numeri parlano chiaro. L’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Occidentale vedrebbe sottratti, per Genova e Savona, oltre il 40% delle proprie entrate, circa 31 milioni di euro, trasferiti allo Stato. L’Autorità di sistema del Mar Ligure Orientale di La Spezia subirebbe un prelievo di circa 13 milioni di euro, oltre il 50% delle risorse disponibili. Trieste sarebbe chiamata a versare oltre 21 milioni di euro, pari a circa il 40% delle entrate, mentre l’Autorità di sistema di Livorno perderebbe circa 20 milioni di euro. Solo per fare alcuni esempi.
Di fronte a questi dati è doveroso chiedersi se i presidenti delle Autorità di sistema ritengano sostenibile un modello che priva gli enti di una quota così rilevante delle proprie risorse, con il rischio concreto che, nel giro di poco tempo, le AdSP si trovino in una grave sofferenza finanziaria, compromettendo programmazione, investimenti e gestione ordinaria”, osserva Ghio.
“Parliamo di risorse generate dai territori, dagli investimenti degli operatori e dal lavoro delle comunità portuali. Risorse che oggi finanziano manutenzioni, sicurezza, sviluppo e competitività e che, con questa riforma, verrebbero sottratte per alimentare l’attività di Porti d’Italia S.p.A., una struttura che, dagli elementi attuali, nasce prevalentemente per gestire la costruzione di infrastrutture.
Senza contare che si prevede il trasferimento a Porti d’Italia S.p.A. del 25% dei lavoratori delle Autorità di sistema, oltre 350 addetti, per i quali le AdSP dovranno trasferire anche le relative risorse economiche, determinando un ulteriore depotenziamento.
A partire dalla risoluzione che oltre due anni fa abbiamo presentato alla Camera, abbiamo sempre sostenuto la necessità di un coordinamento nazionale del sistema portuale, citando ad esempio il modello spagnolo. Ma questa riforma non va in quella direzione: centralizza, svuota e indebolisce le Autorità di sistema, anziché rafforzarle.
Le conseguenze operative sono evidenti e preoccupanti: possibile aumento dei canoni e delle tasse portuali, effetti diretti negativi su imprese e lavoro, fino alla messa in discussione delle risorse a sostegno del lavoro portuale che oggi alcune Autorità riescono a garantire proprio grazie alle proprie entrate, soprattutto nei momenti di difficoltà o di calo dei traffici.
Ridurre la riforma a una logica quasi esclusivamente infrastrutturale significa ignorare la complessità del sistema portuale, che è fatto di persone, lavoro, servizi, pianificazione e rapporto con i territori.
Alla luce di queste prime e preoccupanti analisi, è evidente che non siamo di fronte a una riforma della portualità, ma alla mera creazione di una società che gestirà infrastrutture – anche all’estero, visto che buona parte delle grandi infrastrutture portuali del nostro Paese sono già avviate – e che rischia di sfuggire al controllo della normativa sulle società pubbliche.
Per continuare a vivere, il complesso del sistema portuale dei territori dovrà quindi attingere a nuove risorse che saranno pagate da imprese e lavoratori. È importante che i territori assumano piena consapevolezza dei costi che rischiano di dover sostenere”.

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