La propaganda si infrange sui fatti: sono andati al governo con la promessa si abbassare le tasse e invece continuano a crescere. Oggi esce fuori l’aumento dei pedaggi autostradali mentre milioni di cittadini si apprestano a partire per le vacanze. Forse abbiamo capito perché Salvini non fa nulla per i ritardi dei treni: spera di far cassa sugli spostamenti in auto. Prendono in giro gli italiani senza mai rendersi conto delle difficoltà economiche e sociali in cui vive il Paese.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
Foti corregga il Piano per le aree interne raccogliendo le proposte dei territori
Il Piano Strategico Nazionale per le Aree Interne del Governo è assolutamente irricevibile e necessita di profonde modifiche. E chi lo difende o non comprende l'italiano o è in malafede. Infatti cosa c'è da interpretare rispetto al fatto che l'obiettivo del governo è, testuale parole, "l'accompagnamento
in un percorso di spopolamento irreversibile" visto che "Un numero non trascurabile di Aree interne si trova già con una struttura demografica compromessa oltre che con basse prospettive di sviluppo economico e deboli condizioni di attrattività" e "Queste Aree non possono porsi alcun obiettivo di inversione di tendenza".
È un grave errore parlare di irreversibilità perché le condizioni per la ripresa devono essere create, non accettate come un destino già scritto.
Purtroppo, questo governo mostra un evidente deficit di proposte e di idee per affrontare concretamente la sfida dello spopolamento, limitandosi a dichiarazioni che rischiano di legittimare l’abbandono invece che il rilancio. Basti pensare che l’investimento previsto dal Governo per il Piano Strategico Nazionale per le Aree Interne è meno di mezzo miliardo di euro per l’intero Paese, una cifra largamente inferiore a quanto investito, tanto per dire, dalla Regione Sardegna nella propria Programmazione Territoriale.
Resta dunque l’errore politico e terminologico di quella frase, che fotografa una realtà complessa e differenzia la visione politica di destra e sinistra. La destra con le sue misure continua a sostenere il rafforzamento dei territori già forti, rischiando di trascurare i più deboli. Di contro occorrerebbe operare per garantire a tutti pari opportunità e diritti, impegnandosi per non lasciare indietro nessuno.
Lo dichiara Silvio Lai, deputato del Partito Democratico
“Superare i ghetti e sconfiggere il caporalato: è questo l’obiettivo che la politica deve darsi.” Così Antonella Forattini, capogruppo Pd in Commissione Agricoltura alla Camera, a margine del convegno sui diritti dei lavoratori in agricoltura, organizzato da FLAI Cgil ed EFFAT a Foggia in cui ha chiesto al governo ‘un cambio di passo’. “Ringrazio FLAI Cgil per aver organizzato questo importante momento di confronto, ma soprattutto per il lavoro instancabile che porta avanti nei ghetti, al fianco di migliaia di lavoratori definiti ‘invisibili’, solo perché irregolari. Ma invisibili non sono. Li vediamo nei campi, il frutto del loro lavoro lo troviamo nei nostri mercati, arriva nei nostri piatti. Non possiamo continuare a ignorare ciò che accade nelle campagne o accorgercene solo di fronte alle tragedie. Le risorse del PNRR per il superamento dei ghetti vanno utilizzate: servono abitazioni dignitose, percorsi di inclusione, formazione, alfabetizzazione. Bisogna dare dignità a questi lavoratori e sottrarli ai ricatti dei caporali attraverso percorsi concreti di regolarizzazione”.
“Dopo la netta presa di posizione del Cdr di RaiSport che ha confermato la sfiducia nei confronti del direttore Paolo Petrecca, come parlamentari dell’opposizione in Commissione di Vigilanza non possiamo restare in silenzio. Quanto sta accadendo in Rai è grave e sintomatico di una visione autoritaria e distorta del servizio pubblico. Il governo Meloni continua nel suo disegno di sottomissione dell’informazione pubblica, cercando di trasformare la Rai in un megafono politico, sacrificando professionalità, autonomia e pluralismo.
Nel merito, colpisce il fatto che il piano editoriale del direttore Petrecca sia stato bocciato due volte dalla redazione. Su 105 aventi diritto al voto, solo 30 giornalisti hanno espresso parere favorevole. Eppure il direttore continua a rimanere al suo posto, forte – a suo dire – del sostegno politico in azienda. Il servizio pubblico è patrimonio di tutti e non proprietà di una maggioranza politica. Serve un cambio di passo immediato, serve rispetto per i professionisti e trasparenza nella gestione. Petrecca non è più difendibile. L’azienda ne prenda atto”.
Così i componenti del Pd nella Commissione di Vigilanza Rai
“Il Partito Democratico è da sempre in prima linea nella difesa e nella valorizzazione delle aree interne. Dopo la battaglia parlamentare contro la pasticciata legge per la montagna, continueremo il nostro impegno nei territori per contrastare l’impostazione profondamente sbagliata del nuovo Piano strategico nazionale per le aree interne 2021–2027, voluto dal governo Meloni. Un piano che, di fatto, sancisce una lenta eutanasia per centinaia di territori e comunità che rappresentano l’ossatura del nostro Paese. Parliamo di migliaia di comuni e milioni di cittadini, un patrimonio umano, ambientale ed economico che la destra al governo considera sacrificabile. È una visione inaccettabile, che va combattuta con determinazione e unità. Accogliamo con favore il fatto che anche AVS consideri questa battaglia una priorità da porre al centro dell’agenda politica nazionale, unendosi all’appello rivolto a tutte le forze di opposizione per costruire un fronte parlamentare e territoriale forte e coeso, capace di difendere il ruolo vitale delle aree interne per il futuro dell’Italia. Serve un'altra idea di Paese, che riconosca le aree interne non come zone marginali da accompagnare al declino, ma come spazi strategici per un’Italia più giusta, unita e sostenibile.” Così Toni Ricciardi, Vicepresidente del Gruppo PD alla Camera dei Deputati.
“Se avessimo aumentato di 2.500 unità il numero degli ispettori del lavoro, attualmente fermi a quota 2.100, avremmo potuto ridurre gli infortuni di circa il 3% e raggiungere finalmente gli standard raccomandati dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO). Ma non basta: sarà fondamentale superare la frammentazione attuale e istituire una regia unica nazionale che coordini obiettivi, strategie e condivisione dei dati. Solo così potremo affrontare davvero, tutti insieme, la piaga degli incidenti sul lavoro”.
Sono state queste alcune delle riflessioni che Chiara Gribaudo, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, ha proposto nel corso dell’iniziativa “Un lavoro in sicurezza – Prospettive sulla sicurezza sul lavoro tra prevenzione e innovazione”, promossa da Talentia e I-Com, a cui hanno partecipato anche Stefano Da Empoli e Giovanni Marconi.
Gribaudo ha sottolineato la necessità di promuovere una vera cultura della sicurezza, rafforzando la formazione e coinvolgendo attivamente lavoratori e lavoratrici. “Sarà importante – ha sottolineato – investire anche nella tecnologia, che può rappresentare uno strumento concreto per introdurre misure preventive capaci di salvare vite umane”.
“È interessante – ha aggiunto – come nella discussione sia stato affrontato anche il tema della salute mentale nei luoghi di lavoro: un aspetto troppo spesso trascurato. Ridurre gli orari, ripensare le pause, garantire il diritto alla disconnessione e prevenire ogni forma di molestia sono stati elementi centrali per un lavoro davvero sicuro e dignitoso. Cambiare le condizioni di lavoro in Italia è possibile: questa è la strada da percorrere”.
"Dopo la pressione di sindacati e opposizioni, Glovo ha deciso di ritirare il vergognoso bonus per i rider disponibili a lavorare anche a 40 gradi. Questo dimostra a maggior ragione che occorre andare verso una cassa clima che includa tutte le tipologie di lavoro, rider compresi. Occorre aprire in Parlamento una riflessione vera sul lavoro povero in rapporto ai cambiamenti climatici, approvando ad esempio la nostra proposta di legge 'Griseri-Prisco' che prevede che, in caso di eventi climatici pericolosi, i fattorini e i corrieri non lavorino e abbiano accesso agli ammortizzatori lavoratori dipendenti e autonomi". Così in una nota congiunta i deputati Pd, Arturo Scotto, Chiara Gribaudo, Marco Sarracino e Cecilia Guerra dopo la marcia indietro di Glovo sui bonus per i rider che lavorano con le alte temperature.
Anche l'assemblea parlamentare dell'OSCE chiede agli stati membri – ben 57! – di riconoscere lo stato di Palestina. La situazione è ogni giorno più drammatica, non si fermano le armi e non si fermano gli atti di crudeltà da parte di Netanyahu.
Per questo il Pd continua a chiedere a Giorgia Meloni di uscire dal silenzio e di condannare fermamente i crimini del governo israeliano. Ormai è in gioco la dignità del nostro Paese perché dalla Premier non arriva una parola di condanna, né un’azione per contribuire alla pace in Medio Oriente. Ci sono alcuni atti concreti come la sospensione dell'accordo di collaborazione tra l'UE e Israele e la sospensione del Memorandum di collaborazione militare tra Italia e Israele che possono essere passi importanti di pressione internazionale.
Spagna, Norvegia e Irlanda hanno già riconosciuto lo stato di Palestina. Che aspetta l’Italia?
Così in una nota, i capigruppo Pd di Camera e Senato, Chiara Braga e Francesco Boccia, e il capo delegazione Pd al Parlamento Europeo, Nicola Zingaretti.
“Ci aspettiamo proposte serie e un confronto vero, non l’ennesima boutade estiva utile forse a qualche posizionamento interno alla maggioranza, ma che finisce per umiliare un tema importante e il dibattito politico stesso.” Lo dichiara la capogruppo democratica in Commissione Affari Costituzionali della Camera, Simona Bonafè, commentando le parole del leader di Forza Italia, Antonio Tajani, sulla proposta di legge sulla cittadinanza. “Lo Ius Scholae riguarda migliaia di ragazze e ragazzi che vivono, studiano e crescono nel nostro Paese. Non è materia per dichiarazioni spot o per alimentare pantomime agostane. Forza Italia dica chiaramente se intende discutere la proposta in Parlamento: noi siamo pronti da tempo, con una proposta chiara e concreta. “Quanto alla scusa dei lavori ‘ingolfati’, ricordiamo che in Commissione gli spazi ci sono. Evidentemente il problema non è l’agenda, ma la volontà politica”
“L’emendamento della Lega sulle concessioni portuali che discuteremo la prossima settimana alla Camera è sbagliato. Non è opportuno intervenire su una materia così delicata con emendamenti inseriti in modo estemporaneo, tanto più se riguardano un tema attualmente oggetto di contenzioso giudiziario, pendente sia davanti al Consiglio di Stato che alla Corte di Cassazione. È tempo di visione di sistema, non di scorciatoie normative, né di provvedimenti spezzettati che già in passato hanno prodotto malfunzionamento e stallo nello sviluppo delle aree portuali, che in taluni territori perdura ancora oggi”, così i deputati PD Valentina Ghio, Alberto Pandolfo e Luca Pastorino e il senatore PD Lorenzo Basso sull’emendamento presentato dalla Lega al decreto infrastrutture, sulle concessioni portuali.
“Se il Governo e la maggioranza sentono la necessità di intervenire per rivedere le norme concessorie in ambito portuale, ciò non può esaurirsi ed essere trattato col testo proposto dall’emendamento leghista che prevede che le caratteristiche e la destinazione funzionale delle aree portuali siano d’ora in avanti riferite agli ambiti considerati nel loro complesso, così come delineati nel Piano Regolatore Portuale, e non più alle singole porzioni di concessione che li compongono. Un emendamento che, soprattutto a Genova entra a gamba tesa nel contenzioso relativo alle aree Spinelli e che vedrà il nostro voto contrario”.
“Riteniamo che una discussione su questo tema debba essere affrontata in modo organico, attraverso un confronto ampio e trasparente, nel contesto adeguato per tale discussione, ad esempio a partire dalla riforma complessiva del settore, quella riforma più volte annunciata e mai presentata dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, oltre che naturalmente negli strumenti urbanistici e regolatori previsti dalla legge ossia il nuovo Piano regolatore portuale. Percorso che prendendo il caso di Genova va avviato con sollecitudine per garantire alla città di Genova opportunità e risposte che aspetta da tempo e per assicurare ogni tutela ai lavoratori del settore che rappresentano la priorità da cui partire nella discussione futura”, concludono Ghio, Pandolfo, Pastorino e Basso.
"Leggo di "ronde" di militanti dell' estrema destra a Bologna, che indossano magliette con il simbolo del teschio, con tanto di esibizione sui profili social. Immagini che amareggiano e preoccupano, a Bologna, città Medaglia d' oro della Resistenza, ed in particolare in quel luogo, la stazione di Bologna, scolpito drammaticamente nella memoria del Paese. La sicurezza dei cittadini la garantiscono le forze dell' ordine. "Ronde" come queste sono evidentemente motivo di insicurezza e di allarme. Auspico che le autorità competenti garantiscano il pieno rispetto della legalità e la sicurezza di luoghi pubblici e sensibili di fronte ad episodi come questo". Così Andrea De Maria, deputato PD
“Quanto accaduto il 30 giugno lungo la linea ferroviaria Pisa–Livorno è l’ennesima prova del disastroso stato in cui versa il trasporto ferroviario italiano sotto la gestione del Ministro Salvini: guasti tecnici, incendi, mancanza di manutenzione e una gestione dell’emergenza semplicemente inadeguata. Su questa vicenda presenteremo una interrogazione parlamentare”: così i deputati del Pd Marco Simiani ed Andrea Casu, in riferimento al grave episodio che ha causato l’interruzione della circolazione ferroviaria all’altezza di Pontedera a partire dalle ore 16:10, con la cancellazione di tutti i treni – regionali e Frecce – in transito sulla linea.
“Ma il vero caos è iniziato quando i passeggeri, evacuati dai treni, si sono ritrovati senza adeguata assistenza. A Pisa, oltre mille persone – tra cui famiglie, turisti e stranieri – sono state abbandonate nel piazzale della stazione, con un sacchetto contenente due biscotti e una bottiglietta d’acqua come unica forma di supporto. Alle 20:30, più di quattro ore dopo l’incendio, non era ancora stato predisposto un numero adeguato di pullman sostitutivi, lasciando le persone sotto il sole, confuse, senza informazioni, con appena tre operatori presenti, sovrastati dalla folla. I guasti possono sempre accadere, quello che non è accettabile è che migliaia di persone vengano lasciate sole per ore, senza soccorso e senza informazioni. È inaccettabile che tutto questo accada con temperature torride, mettendo a rischio la salute dei viaggiatori e del personale. Salvini ha trasformato il Ministero dei Trasporti in un palcoscenico elettorale, dimenticandosi della sicurezza e della dignità dei cittadini. Serve una svolta immediata nella gestione delle infrastrutture e dell’assistenza: basta propaganda, servono risposte concrete".
Parlare di salute in Africa significa curare le persone, ma anche mettere in sicurezza ospedali e strutture, garantire nascite sicure e porre attenzione alla salute delle donne. Mai come in questi tempi è chiaro il legame tra sanità e ambiente, tra salute e crisi climatica: l’Africa è l’esempio più evidente della correlazione tra carestie, malattie e migrazioni. Grazie anche alle esperienze come quelle del Cuamm, possiamo dare significato all’espressione “aiutarli a casa loro” che sempre più deve voler dire mantenere impegni su fondi destinati ad aiuti e cooperazione e riconoscere il ruolo delle ong e degli organismi multilaterali.
Lo stesso Piano Mattei, di cui attendiamo la relazione annuale come da impegno dello stesso governo, non può essere solo un progetto imprenditoriale ma deve arricchirsi di una interazione costante con le realtà che già operano nei territori per abbattere barriere geografiche, economiche e culturali”.
Lo ha detto Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati durante la presentazione del libro di Don Dante Carraro, direttore di Medici con l’Africa CUAMM, “Quello che possiamo imparare in Africa. La salute come bene comune”.
“Sul tema del gioco pubblico e del suo riordino il governo ha innestato la retromarcia. La riforma del gioco fisico è stata spostata in avanti al 31.12.2026, non si dovrà più operare una 'diminuzione' dell’offerta come da delega al Governo, ma solo una 'revisione'. In aggiunta non saranno più disponibili i dati sul gioco, si tornerà indietro sulla pubblicità degli operatori dell’azzardo, dopo l'abolizione dell’Osservatorio nazionale e la riduzione delle risorse per affrontare il problema. Tutto questo favorisce la crescita delle dipendenze e della ludopatia, e l'espansione della criminalità organizzata che pesca nel disagio e inquina il settore soprattutto online”. Lo dice Stefano Vaccari, deputato Pd e coordinatore dell'Intergruppo parlamentare per la sensibilizzazione sui rischi del gioco d'azzardo a margine degli 'Stati Generali del Gioco d'azzardo' in corso nella Sala Matteotti della Camera.
“Il problema dell'azzardo gioco va analizzato e approfondito meglio soprattutto per la parte online, socialmente pericolosissimo vista la grande diffusione tra i minori. È chiaro che la normativa vigente non funziona”, sottolinea il deputato dem.
“Serve una riforma diversa, fondi per campagne di sensibilizzazione e informazione sui rischi dell’azzardo, fondi per contrastare e intervenire sulle dipendenze. Servono più controlli sulle giocate fisiche e online, e monitorare l’intera filiera del gioco per conoscere meglio chi sono gli esercenti e i consumatori. Oggi abbiamo tentato di fare dialogare le parti ma questo è un compito che spetterebbe al governo per definire una riforma condivisa”, conclude Vaccari.
"Siamo sempre disposti a parlare di una legge sulla cittadinanza, ma non può essere una boutade estiva di Forza Italia. Già l'anno scorso avevano finto di mettere in campo la questione della cittadinanza ed è tutto finito in un nulla di fatto. E' un tema serio su cui non si può scherzare, che tocca la vita di centinaia di migliaia di giovani. Se, come ha dichiarato Tajani, Forza Italia non è disposta a trattare con i gruppi di opposizione su nessun punto e considerato che i suoi alleati di governo non hanno alcuna intenzione di affrontare la questione, come pensa di fare approvare la legge?". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.