"Il diritto di voto degli italiani all’estero è una conquista democratica che va tutelata, non ostacolata", lo dichiara il deputato Toni Ricciardi, vicepresidente del Gruppo Pd alla Camera, che ha presentato un’interrogazione parlamentare al ministro degli Esteri Antonio Tajani per denunciare gravi criticità nella gestione dell’attuale tornata elettorale nella circoscrizione Estero.
"In questi giorni – spiega l’esponente dem – arrivano segnalazioni preoccupanti da numerose comunità italiane nel mondo: ritardi nella consegna dei plichi elettorali, totale assenza di campagne informative sui media italiani all’estero, scarsa trasparenza sull’impiego dei fondi. Tutto questo, in un contesto di possibile riduzione delle risorse, rischia di configurare un vero e proprio boicottaggio tecnico e preventivo del voto per corrispondenza. Secondo la legge 459/2001, le rappresentanze diplomatiche devono garantire una corretta informazione e parità di accesso per tutti i soggetti politici. Tuttavia, non risultano pubblici né l’ammontare dei fondi stanziati, né i criteri con cui sono stati distribuiti tra i consolati, né eventuali direttive interne per le attività di comunicazione".
“Nell’interrogazione - conclude Ricciardi - si chiede al ministro di chiarire l’entità complessiva dei fondi per l’organizzazione del voto all’estero; i criteri di riparto tra le sedi consolari e il confronto con le precedenti tornate elettorali, a fronte dell’aumento degli iscritti all’AIRE. Se Tajani non è in grado di garantire condizioni eque per il voto degli italiani all’estero, lo dica apertamente. La partecipazione democratica non può essere compromessa da tagli e inerzia istituzionale”.
“Mancano pochi giorni al voto e dal governo continua a regnare il silenzio. Meloni, Tajani e Salvini non hanno ancora speso una parola sul referendum. Vogliono davvero tenere i cittadini lontani dalla partecipazione? Vogliono rimanere chiusi nel palazzo mentre si decide su diritti fondamentali? Chi governa non può scappare, non può ignorare un appuntamento che riguarda la vita e la libertà delle persone”. Così il capogruppo democratico in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto che, nel merito, esorta a “votare ‘5 si’ per le nuove generazioni intrappolate nella precarietà e nei salti bassi”.
“Per Tajani il salario minimo non è la soluzione dell’emergenza del potere d’acquisto di questo paese. Emergenza che Giorgia Meloni nega. Non è chiaro però come voglia risolverlo se non con le solite politiche fiscali che finora si sono rivelate inefficaci. La verità è che dopo un anno e mezzo dalla bocciatura del salario minimo il governo non ha fatto nulla per aumentare le retribuzioni né di chi è sotto il 9 euro e nè di chi è sopra. Lo dimostrano i cinque milioni di lavoratori ancora in attesa di contratto: a loro interessa solo far propaganda”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Accogliamo con attenzione la disponibilità della presidente Meloni a lavorare insieme sul disagio giovanile e sulla prevenzione della violenza, in risposta all’invito lanciato dalla segretaria Elly Schlein. È un tema che il Partito Democratico segue con grande serietà, e che come componenti della Commissione bicamerale per l’infanzia e l’adolescenza riteniamo centrale. Ma ora servono atti concreti: non bastano le parole, è il momento di aprire un confronto parlamentare vero, strutturato e operativo”.
Lo dichiara la capogruppo del Partito Democratico nella Commissione bicamerale per l’Infanzia e l’Adolescenza, Michela Di Biase.
“Già da tempo – prosegue Di Biase – abbiamo depositato proposte per rafforzare l’educazione affettiva nelle scuole, sostenere psicologicamente le ragazze e i ragazzi più fragili, e promuovere una cultura del rispetto. Siamo pronti a fare la nostra parte, ma è necessario che il Governo e la maggioranza abbandonino ogni approccio emergenziale e scelgano finalmente di lavorare in modo condiviso, nelle sedi istituzionali e con il massimo rispetto del ruolo del Parlamento”.
“Il disagio giovanile e la violenza di genere – conclude – sono ferite profonde del nostro tempo. Davvero troppo grandi per essere trattate con superficialità o logiche di parte. Il Parlamento può e deve essere il luogo dove si costruiscono risposte durature. Il Partito Democratico è pronto chiediamo alla presidente della commissione infanzia e adolescenza di aprire subito la discussione in commissione”.
“Durante l’informativa alla Camera, ancora una volta, il ministro Tajani ha scelto la via dell’inazione, confermando l’inerzia politica e diplomatica del governo Meloni di fronte alla gravissima crisi umanitaria in corso a Gaza”. Così la deputata dem Rachele Scarpa, che accusa l’esecutivo di non aver assunto alcuna posizione concreta a fronte delle continue violazioni del diritto internazionale da parte del governo israeliano.
“Abbiamo ascoltato tante parole – prosegue l’esponente Pd - ma nessuna proposta vera. Tajani non ha nemmeno avuto il coraggio di nominare il primo ministro israeliano Netanyahu, nonostante le gravissime responsabilità nel blocco degli aiuti umanitari e nella gestione disumana della distribuzione. Si è limitato a citare l'iniziativa ‘Food for Gaza’, con cui l’Italia ha fatto entrare appena 110 tonnellate di cibo, mentre Israele ha bloccato per 80 giorni 116.000 tonnellate di aiuti. Una cifra che dà la misura della sproporzione e dell’inadeguatezza dell’azione italiana.”
“Inoltre – conclude Scarpa - gli aiuti entrati sono stati gestiti da contractor militari israeliani, causando il caos nella distribuzione e portando a episodi di violenza contro la popolazione palestinese. Uomini e donne ammassati in recinti metallici, trattati come bestiame, e addirittura bersaglio di spari. È una vergogna che contraddice ogni principio umanitario. Alla vigilia della manifestazione del 7 giugno, chiediamo che l’Italia si schieri apertamente con i partner europei che invocano quantomeno una revisione dell'accordo di associazione tra Unione Europea e Israele.
Non possiamo restare inerti: serve un’azione diplomatica decisa, all’altezza della tradizione umanitaria e democratica del nostro Paese”.
“La reazione scomposta del sottosegretario Molteni alla legittima reazione sui social degli idonei traditi dal Governo Meloni che hanno visto bocciare gli ordini del giorno che avevamo presentato per chiedere finalmente un impegno concreto per lo scorrimento delle graduatorie dei concorsi per vice ispettori e le altre necessarie a colmare le attuali carenze nella dotazione organica della Polizia di Stato tradisce una visione sbagliata e pericolosa” così il deputato, Andrea Casu, che ha presentato insieme alla vice presidente del Partito Democratico Chiara Gribaudo due ordini del giorno sul tema in parlamento nel corso della discussione del decreto sicurezza. “Le forze dell’ordine - aggiunge Casu - meritano rispetto sempre e le scelte che riguardano il loro potenziamento devono essere prese in modo trasparente come abbiamo chiesto di fare in Parlamento con l’intervento della Segretaria Schlein che ha ricordato alla Presidente Meloni le stesse identiche parole usate in passato quando era all’opposizione e che oggi evidentemente ha dimenticato.
Cosa intende il sottosegretario Molteni - aggiunge Casu - quando si rivolge personalmente a singoli utenti delusi che hanno commentato le sue pagine social scrivendo “allora aspetterai il Pd al Governo per lo scorrimento” o “sapranno i suoi colleghi sicuramente a chi rivolgere la richiesta di scorrimento” o ancora peggio “auguri e in bocca al lupo”. Chiederemo con un’interrogazione conto alla Presidente Meloni e al ministro Piantedosi per queste parole, non permetteremo che chi ha ruoli di Governo utilizzi la propria posizione di potere per intimidire la legittima reazione delle persone stupite per l’incoerenza del Governo Meloni o peggio subordini le proprie scelte politiche e assunzionali al consenso social che viene espresso nei propri confronti” conclude Casu.
“Ogni giorno che passa i fatti dimostrano sempre di più l’assurdità dei centri in Albania voluti dalla Meloni. La Destra ha provato a forzare le regole per un progetto che era sbagliato fin dall’inizio. Una propaganda fatta sulla pelle dei più fragili e mettendo le mani nelle tasche degli italiani che stanno già pagando un miliardo di l euro per la propaganda della Meloni”. Così il responsabile nazionale sicurezza del Pd, il deputato democratico Matteo Mauri che aggiunge: “Le motivazioni alla base del rinvio parlano chiaro: esistono dubbi fondati sulla compatibilità del cosiddetto “Piano Albania” con il diritto europeo. È un giudizio che pesa come un macigno su un’operazione propagandistica e pasticciata, costruita sulla pelle delle persone e ai margini della legalità.
“trasferire migranti in Albania non è solo un modo per aggirare la giurisdizione italiana, è un atto politicamente sbagliato, giuridicamente fragile e moralmente discutibile”.
“La sicurezza sul lavoro continua ad essere un tema sistematicamente enunciato, ma dimenticato dal governo Meloni quando si tratta di soluzioni concrete ed efficaci. Così la deputata Maria Cecilia Guerra, responsabile nazionale Lavoro del Partito Democratico, interviene sul drammatico tema degli incidenti sul lavoro e ne collega l’urgenza al referendum abrogativo previsto per l’8 e 9 giugno.
«La cosiddetta patente a crediti – prosegue l’esponente dem - è stata costruita male: inefficace, senza reali controlli e priva di sanzioni. Un meccanismo che, così com'è, non tutela i lavoratori e non garantisce la sicurezza nei luoghi di lavoro. È proprio nella catena degli appalti che si verificano i più gravi infortuni: si cercano contratti al ribasso, dove al contenimento dei costi corrisponde una compressione delle tutele, dei salari e delle condizioni di sicurezza.
“Il referendum – conclude Guerra - rappresenta un’occasione per rimettere al centro la responsabilità delle imprese committenti. Chiediamo che chi appalta un lavoro sia obbligato a valutare attentamente l’affidabilità e la qualità dell’impresa a cui affida l’opera. In caso di incidente, se l’impresa appaltatrice non è in grado di garantire il risarcimento dovuto al lavoratore infortunato, deve risponderne il committente. Questa non è solo una mancanza d’interesse del governo Meloni per la sicurezza, ma è un rifiuto radicato in una precisa visione politica”.
“Dal tribunale di Parma prima risposta al furore ideologico del Governo che con il decreto Sicurezza ha vietato la produzione, la commercializzazione e l'utilizzo della canapa. La cannabis light non è droga. Per questo dopo tre anni di inchiesta e tre anni di processo, con conseguente disastro economico per la sua azienda, è stato assolto con formula piena Luca Marola, pioniere della cannabis light e patron di EasyJont. Per il codice penale le infiorescenze della canapa non sono assimilabili alla droga. È questo un precedente che porterà in tribunale molti casi simili dopo l'antiscientifica e propagandistica scelta del governo che con l’art. 18 del decreto Repressione ha voluto chiudere una intera filiera produttiva che coinvolge 3mila imprese dirette da giovani e 23mila lavoratori e lavoratrici, con un miliardo di fatturato. Noi glielo avevamo detto più volte: fermatevi che andate a sbattere. Dopo questa ennesima conferma riproporremo in Parlamento l'abrogazione di quella assurda norma e continueremo la battaglia per ottenere ammortizzatori sociali e sostegni per la transizione delle 3mila imprese”.
Così il capogruppo Pd in Commissione parlamentare d’inchiesta sugli Ecoreati e segretario di Presidenza della Camera, Stefano Vaccari.
A rischio migliaia di posti di lavoro.
“L’articolo 18 del decreto Sicurezza varato dal governo Meloni rischia di infliggere un colpo mortale all’intera filiera della canapa industriale, vietando importazione, lavorazione e vendita delle infiorescenze. Una norma ideologica, priva di fondamento scientifico, che mette a rischio un settore in crescita e con un forte potenziale occupazionale, in particolare tra i giovani.” Lo dichiara la deputata Antonella Forattini, capogruppo Pd in commissione Agricoltura.
“Si parla di circa 23.000 lavoratori coinvolti e di un fatturato – prosegue l’esponente dem - che si aggira intorno al miliardo di euro. Si tratta di giovani imprenditori che hanno creduto in questo settore, investendo risorse e sviluppando un’industria in grado di produrre ed esportare non solo infiorescenze, ma una vasta gamma di prodotti derivati. Ora, dall’oggi al domani, questa categoria rischia di essere criminalizzata, senza alcun ammortizzatore sociale o forma di compensazione”.
“Nonostante gli appelli del settore e delle associazioni di categoria – conclude Forattini - l’esecutivo ha tirato dritto per pura ideologia, ignorando le evidenze economiche, occupazionali e scientifiche. Ma il Partito Democratico non resterà a guardare. Continueremo questa battaglia in Parlamento e fuori, a fianco delle imprese e dei lavoratori. Inoltre, rilanciamo la nostra proposta di legge sulla cannabis terapeutica, su cui il governo continua a non dare risposte, ma il tempo del silenzio è scaduto”.
Bene che la Commissione Ue abbia annunciato il lancio a luglio di una nuova app per verificare l'età degli utenti online e rafforzare la tutela dei minori sui social. Anche noi come PD riteniamo che la protezione dei minori in rete sia una priorità assoluta. Così come la questione della battaglia contro il far west derivante dall'anonimato digitale. La rete non è da demonizzare, anzi, ormai è parte integrante della nostra vita quotidiana con tante opportunità. Ma è doveroso rispettare un’età di ‘maturità digitale’ così come porre un argine ai rischi legati alla diffusione dei contenuti illegali, di violenza, odio, diffamazione, hate speech, disinformazione, che si alimentano oggi anche grazie alla sensazione di impunità on line. Serve un bilanciamento tra la libertà di espressione e la tutela della dignità e delle persone, con particolare riguardo alle fragilità dei più giovani.
“Questo provvedimento è privo di risorse aggiuntive e molto pericoloso per i territori. Impedisce agli istituti tecnici di aprire nuove sezioni con il rischio di tagliare materie importanti come matematica, italiano e storia e di produrre diplomati meno preparati.
Sulle università, chi oggi è precario, non avrà alcuna certezza per il futuro.
Lo scorso 12 maggio migliaia di ricercatori hanno scioperato con lo slogan «La ricerca è un lavoro», denunciando che il 42% del personale accademico è già precario. Eppure, di fronte a questa mobilitazione, il Governo risponde con un meccanismo che proroga l’incertezza fino al 2026, senza un piano di reclutamento stabile e senza investimenti strutturali.
Ogni giovane scienziato che va via dall’Italia all’estero l’Istat lo quantifica come una perdita di capitale umano che ci costa circa 14 miliardi di euro l’anno, una perdita enorme.
Ma veniamo ai docenti. 230 mila insegnanti lavorano già con contratti a termine e il Nord Italia fatica ancora a coprire le cattedre STEM.
Nulla si dice con riguardo a percorsi di formazione, retribuzioni e tutela delle supplenze brevi. Il governo promette assunzioni che non riuscirà a mantenere.
La scuola e la ricerca non sono capitoli di spesa da comprimere. Una riforma che non mette risorse è destinata a restare lettera morta; e una riforma che blocca le classi, precarizza i cervelli e costringe i docenti alla corsa a ostacoli non rende l’Italia più moderna, la rende soltanto più ingiusta”. Lo ha detto in Aula Patrizia Prestipino deputata Pd, usando toni fortemente critici nei confronti della maggioranza.
"Sulla questione dei dazi americani, il governo Meloni si sta muovendo in maniera pericolosamente superficiale, sottovalutando le ricadute concrete sull’economia italiana, in particolare sul Mezzogiorno e su settori strategici come l’agroalimentare e il Made in Italy". Così il deputato dem Claudio Michele Stefanazzi, componente della commissione Finanze.
"È difficile comprendere – prosegue l’esponente Pd - quale sia la vera strategia del presidente Trump. Siamo di fronte a un’alternanza confusa di mosse che, anziché rafforzare l’economia americana, sembrano danneggiarla. I dati economici USA sono allarmanti. Esistono due possibili letture: una, più improvvisata, che sarebbe motivo di forte preoccupazione; l’altra, più calcolata, che punta a ridurre in termini reali il peso del debito pubblico statunitense tramite l’inflazione. Una manovra che, pur essendo folle dal punto di vista economico, avrebbe almeno una sua coerenza interna".
"Quel che è certo – conclude Stefanazzi – è che le conseguenze di questa strategia sono già gravi per l’Italia. In particolare, il Sud rischia di essere colpito in modo devastante. Province come Salerno, Napoli, Nuoro e Crotone vivono in gran parte di export agroalimentare verso gli Stati Uniti. Se il mercato americano si chiude, quelle economie locali vengono spazzate via. Alcuni soggetti vicini al governo hanno provato a minimizzare l’impatto dei dazi, ma è una narrazione fuorviante. I dati parlano chiaro: il 15% del PIL nazionale derivante dal settore Agrifood è in parte legato all’export verso gli USA. Se le tariffe doganali colpiranno fino al 50% delle esportazioni, come si teme, l’impatto sarà catastrofico. Serve subito una strategia nazionale seria per sostenere i produttori più esposti e tutelare territori che rischiano il collasso economico. Il governo non può continuare a ignorare la realtà".
“La legge di delegazione europea è un provvedimento molto complesso che riguarda parecchi temi dalla giustizia all’ambiente, al lavoro e i diritti sociali alla salute, alla tutela del consumatore, al mercato interno e alla finanza.
Durante l’esame del provvedimento in sede referente nella 14ª commissione sono stati bocciati tutti gli emendamenti del partito democratico, che avevano come unico intento quello di migliorare un provvedimento che dovrebbe appartenere a tutti e non solo alla maggioranza o al governo.
È stato bocciato un emendamento PD che chiedeva l’inserimento di una direttiva contro le cosiddette querele temerarie; sono stati bocciati tutti i nostri emendamenti volti ad assicurare il corretto recepimento della direttiva sul miglioramento delle condizioni di lavoro dei lavoratori delle piattaforme digitali. Sorte analoga hanno trovato altri nostri emendamenti in favore delle PMI. Tutte tematiche estremamente importanti. Il Ministro Foti ha detto in Aula che sarà pronto a ridiscutere di tutti gli emendamenti bocciati in occasione della legge europea del 2025. Ma perché aspettare? Perché non danno un segnale di apertura accettando anche solo un emendamento del Pd ora? Ci auguriamo che, a differenza del suo governo, il ministro Foti mantenga almeno la parola data alle opposizioni e aspettiamo che avvenga subito il miracolo”. Lo ha detto intervenendo in aula Patrizia Prestipino, deputata Pd componente della commissione politiche UE di Montecitorio.
“Oggi è la Giornata Mondiale della Sclerosi Multipla, una malattia che colpisce circa 140.000 persone in Italia. Ma il problema non è solo medico. È politico.
Perché vivere con la sclerosi multipla, oggi, significa ancora scontrarsi con burocrazia, diritti negati, ritardi nella diagnosi, ostacoli nel lavoro. È inaccettabile.
Lo dico con chiarezza: la politica ha il dovere di cambiare le cose. Perché chi vive con la sclerosi multipla ha diritto a una vita piena, autonoma, libera. Il diritto alla cura, al lavoro, al tempo, alla dignità non sono privilegi. Sono fondamenta di una società giusta. Per questo oggi non basta la solidarietà: serve una responsabilità collettiva. Della politica, delle istituzioni, di tutti noi. Perché una società che si prende davvero cura è una società che non lascia mai indietro nessuno.”
Lo dichiara Marco Furfaro, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Affari sociali della Camera sui propri social.