“L’ennesimo episodio intimidatorio contro il centro sociale ‘La strada’, che si trova nel quartiere Garbatella di Roma, danneggiato da un ordigno artigianale nella notte tra il 14 e il 15 maggio, desta profonda preoccupazione. Nel Paese e a Roma si moltiplicano gli attacchi contro sedi di partiti politici, movimenti, associazioni che lavorano nel sociale. C’è un clima pesante dovuto a uno scontro politico che trascende la normale dialettica e fomenta episodi di violenza”. Così in una nota il deputato del Partito Democratico, Roberto Morassut.
“Un clima, dispiace dirlo, fomentato anche da molti esponenti dell’attuale maggioranza - spiega Morassut - che non perdono occasione per additare i centri sociali alla stregua di covi di criminali, quando sono luoghi in cui si fa cultura e si organizzano iniziative di solidarietà. Esponenti dell’attuale maggioranza che non rinunciano ad utilizzare espressioni dispregiative che erano molto in voga in quegli anni anni violenti di cui ancora portiamo le cicatrici: parole come ‘sinistri’, ‘zecche’ e altre definizioni che rischiano di aizzare gruppi estremisti”.
“Mi appello alla presidente del Consiglio e ai partiti della maggioranza - conclude il deputato dem - chiedendo di abbassare i toni prima che qualcuno passi dagli atti di vandalismo a qualcosa di più grave”.
Non sono serviti per fermare i trafficanti di essere umani, né come deterrenza. I centri in Albania sono il fallimento totale di un Governo che ha buttato un miliardo di euro prendendo in giro gli italiani. Grazie alle deputate e ai deputati del partito Democratico, andati sul posto a svelare e a mostrare il costoso bluff.
Lo ha scritto su X Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
“Era febbraio 2024 quando il parlamento ha licenziato il protocollo con l'Albania per la realizzazione dei centri. Dopo poco più di un anno il governo presenta un nuovo decreto che modifica radicalmente l'accordo precedente. Il governo ammette di avere fallito e che il modello presentato dalla Presidente del Consiglio come il sistema che ci avrebbe copiato tutta l'Europa è stato un enorme flop: un modello di spreco di risorse. Il Pd è stato facilmente profeta di quello che sarebbe successo: un progetto che non serviva a nulla se non alla propaganda del governo, pagata a caro prezzo dai contribuenti italiani”. Lo ha dichiarato la deputata Pd, Simona Bonafè nella dichiarazione di voto alla fiducia posta dal governo sul cosiddetto Dl Albania.
“I numeri – sottolinea l'esponente dem - non sono piegabili alla narrazione quotidiana del falso successo del governo: anche nella versione originaria i centri avrebbero potuto trattenere al massimo il 2% dei migranti che arrivano in Italia. Invece di ammettere il fallimento, il governo prima si accanisce contro i giudici, poi facendo il gioco delle tre carte, crea una lista dei 'Paesi sicuri' e infine, sposta le competenze della convalida dei trattenimenti alla corti d'appello, distorcendo il sistema giudiziario”.
“Con questo decreto, in Albania arriveranno migranti trasferiti dai Cpr italiani in attesa di essere espulsi. Ma dov’è l’ effetto deterrenza? Parlavate di lotta contro i trafficanti di esseri umani per tutto il globo terracqueo e l'unico criminale che è stato trovato in Italia, Almasri, è stato riportato a casa con gli onori di Stato. I tanti soldi spesi per un fallimento annunciato, andavano spesi per la sanità pubblica e per abbattere le liste d'attesa e per fare vere politiche di cooperazione con i Paesi dai quali i migranti partono”, conclude Bonafè.
"L’approvazione dell’emendamento che impone agli italiani discendenti da famiglie emigrate da generazioni, l’obbligo di certificare la conoscenza della lingua italiana entro termini perentori, pena la perdita della cittadinanza, rappresenta un insulto intollerabile a una parte vitale della nostra comunità nazionale. Secondo questa norma assurda, un cittadino italiano maggiorenne, nato e residente all’estero, con genitori o nonni nati anch’essi all’estero e titolare di altra cittadinanza, dovrà dimostrare, entro 3 anni dall’entrata in vigore della legge, di possedere una conoscenza della lingua italiana almeno a livello B1. In caso contrario, la conseguenza sarà la perdita automatica della cittadinanza italiana. Nel caso di cittadini minorenni, la certificazione linguistica dovrà essere presentata entro il compimento del 25° anno di età, altrimenti scatterà la decadenza della cittadinanza. Un obbligo che solo gli over 70 o le persone affette da disabilità permanente potranno evitare. Con questa norma ingiusta e discriminatoria si intende colpire cittadini italiani a tutti gli effetti, non aspiranti tali, cancellando con un colpo di spugna la memoria, l’identità, i legami affettivi e culturali che da sempre tengono unita l’Italia alle sue comunità nel mondo. È una misura punitiva che ignora totalmente la storia delle nostre emigrazioni e che intende spezzare la catena della trasmissione della cittadinanza per discendenza, indebolendo così la presenza dell’Italia in quelle terre dove i nostri connazionali hanno scritto pagine straordinarie di sacrificio, lavoro, cultura e solidarietà. Non solo. Siamo davanti a un provvedimento che, oltre a essere culturalmente inaccettabile e politicamente miope, rischia di gravare pesantemente sull’amministrazione pubblica italiana, chiamata a gestire una mole enorme di verifiche e certificazioni con costi insostenibili, aprendo anche la strada al proliferare di pratiche irregolari e mercati paralleli della certificazione linguistica. La verità è che con questo emendamento si manda un messaggio chiaro e pericoloso: gli italiani all’estero sono considerati cittadini di serie B, da allontanare, da escludere, da marginalizzare. È una visione retrograda e profondamente ingiusta che respingiamo con forza e determinazione. Daremo battaglia in tutte le sedi parlamentari e istituzionali. Non staremo a guardare mentre si cerca di cancellare la dignità, la storia e l’identità degli italiani nel mondo. Difendere i nostri connazionali all’estero significa difendere l’Italia tutta”.
Così il deputato Pd Nicola Carè, eletto nella ripartizione Estero.
La destra ha prodotto il più costoso spot elettorale della storia sulla pelle dei migranti
“Il governo si rifiuta di fare una relazione dettagliata sui soldi pubblici sprecati in questi anni per realizzare le strutture in Albania, ad oggi praticamente inutilizzate e trasformate in tutta fretta in Cpr”. Lo dichiara il deputato del PD Marco Simiani che ha presentato un ordine del giorno al Dl Albania che è stato rifiutato.
“Si parla di centinaia di milioni di euro dei contribuenti gettati al vento e di personale delle Forze dell’Ordine bloccato inutilmente fuori dall’Italia: risorse che il governo ha il dovere giuridico e morale di rendicontare. Mentre famiglie ed imprese sono in sofferenza a causa dei costi energetici, la destra ha prodotto il più costoso spot elettorale della storia sulla pelle dei migranti”, conclude Marco Simiani.
"Quello di cui stiamo discutendo in queste ore alla Camera non dovrebbe chiamarsi né "decreto immigrazione", né "decreto Albania", ma "decreto fallimento".
Perché è questo che fa: certifica il fallimento del protocollo Albania tanto voluto dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Doveva essere uno strumento di deterrenza, per convincere i migranti a non partire verso l'Italia perché dovevano sapere che sarebbero finiti in Albania. Ma non ha funzionato, perché quel meccanismo è stato smontato pezzo dopo pezzo dall’applicazione delle leggi italiane ed europee a cui sono tenuti i giudici. E nel tentativo di non perdere ulteriori notti insonni "da qui alla fine del governo italiano", come ha detto la stessa Meloni giurando che i centri in Albania avrebbero funzionato, li hanno trasformati in Cpr, come ce ne sono già altri 9 in Italia, dove trasferire migranti che già sono trattenuti all’interno di una di queste strutture. Quindi addio anche all’effetto deterrenza. Peraltro i Cpr, quelli in territorio italiano, sono vuoti per metà della loro capienza. Dunque qual è il motivo di aprirne un altro in Albania? L'unico motivo è che bisognava metterci una pezza, trovare un modo per giustificare gli oltre 800 milioni di euro degli italiani spesi per questa enorme operazione di propaganda senza alcun risultato reale.
Un'operazione fatta non solo a spese degli italiani che avrebbero preferito, magari, provvedimenti che non costringessero ad aspettare sei mesi per una radiografia, ma anche a discapito dei più basilari diritti delle persone come quello alla difesa e alla salute". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo, a margine del suo intervento nell'aula di Montecitorio.
“Il governo Meloni è piatto, inconcludente e privo di una visione strategica. Di fronte a sfide decisive come i dazi o la transizione industriale, continua a nascondere la testa sotto la sabbia, fingendo che vada tutto bene, mentre la nostra industria è ferma da 26 mesi consecutivi. Il ministro Urso si è dimostrato del tutto inadeguato a gestire dossier che vanno affrontati su scala europea e transatlantica, a partire dalle trattative con gli Stati Uniti su acciaio e automotive, che oggi gravano pesantemente sulle imprese italiane”. Lo dichiara Ubaldo Pagano, capogruppo Pd in commissione Bilancio, intervistato sui canali social dei deputati Pd.
“Il Partito Democratico – aggiunge l’esponente Pd - chiede serietà, responsabilità e un cambio di passo: serve un esecutivo che rappresenti l’Italia in Europa con credibilità, non uno che si comporti come un infiltrato, isolandoci da ogni negoziato strategico. Non si può continuare a fare i servi sciocchi di una linea americana che non tutela minimamente il nostro sistema produttivo”.
“Infine – conclude Pagano – è paradossale che un governo in carica da oltre due anni scarichi ogni responsabilità su altri: se le auto non si vendono, è colpa della transizione green; se la sanità è in crisi, è colpa delle Regioni. Siamo guidati da una maggioranza che, pur avendo il potere, si comporta come se fosse all’opposizione. E l’Italia, nel frattempo, paga il prezzo di questa irresponsabilità”.
“A pochi giorni dal voto referendario del 9 giugno, ribadisco con forza il mio sostegno al ‘Sì’ per la riforma della legge sulla cittadinanza. Si tratta di un primo passo fondamentale verso una società plurale, inclusiva e laica, che riconosca e valorizzi le diversità già presenti nel nostro Paese”. Lo dichiara la deputata dem Ouidad Bakkali, intervistata per i canali social dei deputati Pd.
“La modifica che dimezza da 10 a 5 gli anni necessari per richiedere la cittadinanza – aggiunge l’esponente Pd - ha un impatto concreto: velocizzare un percorso oggi rallentato da lungaggini burocratiche che spesso si traducono in 13 o 14 anni di attesa. È una questione di giustizia e appartenenza, soprattutto per i più giovani, per quei bambini e quelle bambine che già si sentono parte della Repubblica e che vogliono contribuire a costruirla.”
“È inaccettabile – ha concluso Bakkali - che una figura istituzionale come il presidente del Senato, Ignazio La Russa, che deve garantire la Costituzione inviti implicitamente all’astensione. Votare è un dovere civico. Il nostro impegno è informare, confrontarci e spingere alla partecipazione. Il 9 giugno abbiamo l’opportunità di scegliere una cittadinanza più giusta. Invitiamo tutte e tutti a recarsi alle urne, perché ogni voto conta nella costruzione della società della convivenza”.
Per sapere cosa succede in Albania dobbiamo ricorrere al sindacato ispettivo perché questa vicenda è avvolta da un velo di opacità e di propaganda assoluta. Oggi possiamo fare una riflessione su quanto accaduto in quest’anno sulla storia di questo fallimento. L'obiettivo del governo era di portare in Albania 36.000 migranti: ce ne sono stati 157. Visti i costi stimati che sono di 130 milioni all'anno, il trasporto di ogni singolo migrante è costato un milione di euro che avremmo potuto investire sulla sanità pubblica, sul sociale, sulla sicurezza. Avete spiegato che però servono come deterrenza. Peccato che ieri il ministero dell’Interno ha pubblicato l'aggiornamento dei dati sugli sbarchi in Italia rispetto all'anno scorso: al 14 maggio sono aumentati, quindi l'effetto deterrenza dei centri in Albania ha prodotto l'aumento degli sbarchi nel nostro paese. Secondo capolavoro di questo governo. Visto il fallimento, avete avuto l'idea geniale di trasformarli in Cpr e la presidente Meloni l'altro giorno con grande enfasi ha annunciato che il 25% di coloro che abbiamo mandato in Albania sono stati già stati rimpatriati. Si tratta di 10 persone che potevano serenamente essere rimpatriati dall'Italia, perché stavano già in Italia con minori costi e anche maggiore rapidità. Viene da chiedere perché non fermate questo enorme spreco di risorse pubbliche. Nemmeno voi credete più a questa sciocchezza ma semplicemente non avete il coraggio di spiegare alla vostra presidenza del Consiglio che ha fallito, e non lo potete fare perché verrebbe meno il castello della vostra propaganda e dovreste fare l'unica cosa che uno statista farebbe: riconoscere di aver sbagliato, chiedere scusa e chiudere questi centri.
Così il deputato del PD, Matteo Orfini, intervenendo in Aula
“Vorrei raccontare quello che è stato detto a noi ieri, che eravamo proprio in missione in Albania, da un ragazzo che vive in Italia da vent’anni, parla benissimo l’italiano, ha la fidanzata a Bologna e ci ha detto che ha l’impressione di stare in un canile: quando devono pulire la gabbia dove viviamo - ha detto il ragazzo - ci spostano in un’altra gabbia. Puliscono dove siamo e poi ci rimettono in gabbia. Ecco, io mi sento come un cane. Credo di non meritare di essere trattato come un cane, perché vivo in Italia da vent’anni, ho lavorato nei campi, ho raccolto pomodori. Ho una fidanzata italiana; ci hanno portato con le fascette in un viaggio che è durato 13 ore, non sono potuto neanche andare al bagno e oggi mi chiedo quando potremo tornare in Italia che riteniamo sia la nostra terra, quando potremo tornare a lavorare e soprattutto perché siamo qua - e lo diceva con gli occhi smarriti di chi non capisce perché si merita tutto questo. Tutto ciò per noi è una vergogna, oltre che uno spreco assoluto di risorse”. Lo ha detto intervenendo in Aula Patrizia Prestipino, deputata Pd e Garante per gli animali di Roma Capitale, dichiarando di sottoscrivere l’odg a prima firma della collega Ilenia Malavasi al Dl Albania.
“Sessanta ore settimanali, stipendi mensili di 700-800 euro, 1,6 euro l’ora di retribuzione. Questo accade in Italia, in una catena di supermercati a Biancavilla in provincia di Catania. I due titolari sono stati arrestati per caporalato. Siamo stanchi di dover commentare queste notizie e di aspettare che intervenga la magistratura. E’ sempre più urgente una legge sul salario minimo che il governo continua a negare in maniera sempre più incomprensibile”.
Così i deputati democratici Arturo Scotto, capogruppo in commissione Lavoro, e Cecilia Guerra, responsabile Lavoro del Pd.
Subito Stati generali dei Giochi per riscrivere norme
“I dati sul gioco d’azzardo, sia fisico che online, sono inequivocabili e al tempo stesso inquietanti. C’è voluta l’ennesima interrogazione del gruppo Pd per vedere finalmente concessi i numeri del gettito del giocato nel nostro Paese che ci consegnano una realtà ancora più grave di quella immaginata. Nel 2024 il totale del giocato è stato di oltre 157 miliardi, 6,5% in più rispetto al 2023, con una sostanziale stabilizzazione del gioco fisico che è in attesa della riforma di settore ed un aumento concentrato sul gioco online che la riforma l’ha già avuta, godendo dei conseguenti benefici. Dal sistema giochi nelle casse dello Stato vanno poco più di 11 miliardi, una cifra importante ma irrisoria rispetto al totale della raccolta i cui benefici sono ad appannaggio dei grandi interessi. Senza contare che per anni il ministero dell’Economia e delle Finanze, ha giustificato l’incremento dei giochi sotto l’ombrello statale per debellare i fenomeni degenerativi che l’azzardo produce, a tutto beneficio delle casse erariali. I dati, oggi, ci dicono il contrario sia sul versante dell’aumento delle situazioni di regressività sociali, economiche e dell’illegalità prodotte da questo fenomeno e sia dalle somme di denaro che rimangono nelle tasse dell’Erario”.
Così i deputati democratici Stefano vaccari, segretario di presidenza della Camera, e Virginio Merola, capogruppo Pd in commissione Finanze.
“Resta ancora da capire - aggiungono - ed insisteremo per avere anche questi dati, quanti soldi spende lo Stato per contrastare malaffare ed illegalità presente anche nel comparto del gioco legale e il preoccupante fenomeno della ludopatia che colpisce ogni anno migliaia e migliaia di cittadini. Tema autorevolmente segnato anche dalla Corte dei Conti che ha segnalato, in una relazione depositata in Parlamento, come il gioco d’azzardo continua a presentare risvolti anche patologici e costi sociali non trascurabili. Cosa rimane dunque di quegli 11 miliardi non è dato sapere e tantomeno la regressione culturale e sociale di un Paese che investe sul gioco d’azzardo. Si fermi dunque il governo con le sue riforme di parte - concludono - e convochi gli Stati generali dei Giochi, con tutti i portatori di interesse, per una riflessione congiunta che consenta di riscrivere le norme mettendo al centro le persone e tenendo conto delle criticità ormai evidenti”.
“I ritardi sugli investimenti del PNRR per l’Alta Velocità ferroviaria, certificati oggi dalla Corte dei Conti, confermano la totale incapacità del Governo di rispettare gli impegni assunti con l’Europa. Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti registra il tasso di realizzazione più basso tra tutte le categorie del Piano, con gravi criticità proprio sulle tratte strategiche per il Mezzogiorno. Il Ministro Salvini conquista così un nuovo record di ritardi anche per quanto riguarda i cantieri confermando il suo primato di peggiore ministro dei trasporti della storia repubblicana. Anziché affrontare con serietà e competenza le sfide legate agli investimenti sulle infrastrutture, continua a utilizzare il proprio ruolo per finalità propagandistiche, ignorando le emergenze che, ogni giorno, stanno rendendo impossibile la vita a milioni di persone. Il rischio è concreto: per recuperare i ritardi e non perdere i fondi europei, l’estate si preannuncia all’insegna di una congestione incontrollata dei cantieri. I cittadini stanno già pagando il prezzo di queste inefficienze. Serve un cambio di passo immediato: non c’è più tempo da perdere” così una nota del vicepresidente della commissione trasporti della Camera, il deputato democratico, Andrea Casu.
“Quelle pronunciate dal ministro Foti, in audizione presso la Commissione parlamentare di inchiesta sugli effetti economici e sociali derivanti dalla transizione demografica, sono parole che pesano come macigni. Il ministro, riferendosi ai territori marginali delle Aree Interne, ha infatti utilizzato espressioni gravissime parlando di spopolamento ‘difficilmente rimediabile’ e presentando uno scenario di probabile desertificazione. Dichiarazioni che lasciano sgomenti e che rappresentano un’ammissione esplicita della resa da parte del governo di fronte alla sfida della coesione territoriale. Se un ministro della Repubblica si lascia andare a simili affermazioni, è evidente che la maggioranza stia praticando una lenta eutanasia ad alcune Aree Interne, accettandone il declino come un destino già scritto, anziché contrastarlo con politiche attive e investimenti strutturali. La destra sta sostanzialmente formalizzando una resa culturale e politica che smentisce anni di lavoro, impegni istituzionali e strategie nazionali per le Aree Interne”.
Così il deputato democratico, Augusto Curti.
“La crisi del cinema italiano non è una percezione, è una realtà sotto gli occhi di tutti, che il governo continua irresponsabilmente a negare”. Così il deputato del Partito Democratico Matteo Orfini interviene sulla polemica esplosa tra il mondo dello spettacolo e il ministro della Cultura, Alessandro Giuli.
“Da oltre un anno – sottolinea l’esponente dem – il comparto è in grave sofferenza. Le produzioni sono ferme, migliaia di lavoratrici e lavoratori sono senza prospettive. Le associazioni di categoria, dai produttori agli attori, dai tecnici ai registi, lanciano da mesi l’allarme. E il governo non solo non ascolta, ma risponde con attacchi violenti a chi osa alzare la voce, come dimostrano le reazioni scomposte alle parole di artisti come Elio Germano e Geppi Cucciari”.
“E’ in atto – continua il deputato Pd - una strategia consapevole e ideologica, che mira da un lato a favorire le grandi piattaforme a discapito delle piccole e medie produzioni italiane, vera spina dorsale della nostra creatività e dall’altro a colpire un settore visto come ‘ostile’ solo perché culturalmente vivace e pluralista. Anche Pupi Avati ha ricordato che questo racconto di un cinema politicizzato è falso. Il nostro cinema è patrimonio culturale e industriale del Paese. Ha bisogno di attenzione, non di persecuzioni”.
“Il Partito Democratico - conclude Orfini - continuerà a portare in Parlamento le richieste di tutto il settore e a chiedere l’immediata calendarizzazione della proposta di legge, prima firmataria Elly Schlein, per l’istituzione di una Agenzia autonoma per il Cinema e l’Audiovisivo, sul modello francese. Un organismo indipendente e moderno, in grado di garantire una governance efficiente a una filiera che conta oltre 180.000 addetti, tra diretti e indiretti e merita rispetto, risorse e visione”.