"A Gaza si muore ma non per una carestia. Si muore perché il governo israeliano di Benjamin Netanyahu, che è un governo alleato al cosiddetto Occidente, ha deciso di bombardare indiscriminatamente la Striscia e ha deciso anche di bloccare migliaia e migliaia di convogli con beni di prima necessità. Parliamo di cibo, parliamo di medicinali di tutto quello che serve per sopravvivere. E ha bloccato anche l'erogazione dell'elettricità quindi le persone non possono usare i dissalatori per bere acqua. Tutto questo per distruggere un popolo, annientarlo. E tutto questo oggi è insopportabile davanti ai nostri occhi. Allora l'Europa, l'Europa dei diritti, l'Europa delle libertà, l'Europa della solidarietà tra i popoli sta morendo sotto le macerie di Gaza. E siccome le istituzioni europee non hanno fatto nulla in tutto questo tempo, hanno balbettato tentennato, oggi che è la Giornata dell'Europa dico: l'Europa siamo anche noi, ognuna e ognuna di noi. Alziamo la voce, facciamoci sentire, facciamo tutto quello che possiamo per salvare Gaza, per salvare anche l'Unione europea". Lo dichiara sui suoi canali social Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo, aderendo alla campagna #ultimogiornodigaza #gazalastday
“Il cosiddetto ‘dl Sicurezza’ del governo Meloni è l’ennesimo atto di pura propaganda, privo di qualsiasi reale urgenza o necessità per il Paese. Dopo mesi di stallo parlamentare, a un anno e mezzo dal varo in CdM, il governo ha deciso di trasformare in un decreto un disegno di legge che stava già per essere approvato in via definitiva. Non per esigenze concrete, ma per motivi interni di equilibrio tra Fratelli d’Italia e Lega. Una scelta arbitraria e opportunistica, frutto della solita logica da campagna elettorale permanente”. Lo dichiara il deputato Matteo Mauri, responsabile Sicurezza del Partito Democratico, intervistato sui canali social dei deputati dem.
“Si tratta di un decreto panpenalista – prosegue l’esponente Pd – con ben 14 nuovi reati e un generale inasprimento delle pene, che però non producono alcun effetto reale sulla sicurezza dei cittadini. Anzi, si colpiscono fasce fragili,come le madri detenute, e si cerca di comprimere il diritto al dissenso, come dimostra la norma sul blocco stradale che prevede pene fino a 2 anni per chi protesta. Nel mirino anche le misure sulla canapa industriale: un settore che vale 2 miliardi di euro e dà lavoro a 30.000 persone, in gran parte giovani, viene sacrificato per una narrazione completamente falsa sugli stupefacenti. In realtà si mette in ginocchio un pezzo sano dell’economia italiana solo per ottenere un titolo di giornale”.
“Il Partito Democratico – conclude Mauri - è contrario nel merito e nel metodo. Siamo al lavoro per contrastare il decreto in ogni sede possibile. È evidente che i numeri in Parlamento contano, ma noi non ci arrendiamo e continueremo a batterci con determinazione. Questo decreto va cambiato radicalmente: non c’è una norma che vada nella direzione giusta per aumentare davvero la sicurezza. Si può e si deve fare molto di più, a partire dal garantire condizioni dignitose per le forze dell’ordine e investimenti sociali sui territori. Noi continueremo a chiedere soluzioni serie, non spot elettorali”.
Testimonianze israeliane e palestinesi per fermare odio
Si svolgerà lunedì prossimo, 12 maggio, alle ore 14.30, nella Sala Stampa della Camera, l’iniziativa promossa dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia e dalla rivista Confronti nell’ambito del mini tour di sensibilizzazione dal titolo: “Fermiamo l’odio, aiutiamo i costruttori di pace”.
Protagonisti dell’incontro saranno quattro attivisti per la pace, due israeliani e due palestinesi, impegnati da anni nel superamento della violenza e nella costruzione di ponti tra le comunità che fanno parte delle organizzazioni binazionali Parents Circle e Families Forum e Combatants for Peace: Musa Joma e Yonatan Zeigen (Parents Circle – Families Forum) e Mia Biran e Ahmed Alhelou (Combatants for Peace). Intervengono: i deputati democratici Stefano Vaccari e Paolo Ciani; Daniele Garrone (presidente Fcei); e Debora Spini (coordinatrice del progetto). Modera: Claudio Paravati (direttore di Confronti).
Per informazioni e programma del tour: www.fcei.it/fermiamo-lodio-aiutiamo-i-costruttori-di-pace.
L’evento si potrà seguire sulla Web Tv della Camera.
Per accrediti: segreteria.vaccari@camera.it
Il Decreto Albania, che converte il centro di Gjadër in CPR, è stato approvato in commissione e la prossima settimana arriverà in Aula. Già di per sé il testo era una vergogna, perché esportava fuori dall’UE un modello fallimentare, quello dei CPR, che produce solo sofferenza e morte. Come se non bastasse, sono arrivati ieri all’ultimo tre emendamenti della relatrice che rappresentano plasticamente il metodo utilizzato finora: si procede a tentoni, mettendo toppe su toppe nel tentativo disperato di far “funzionare” un modello che, per quanto è assurdo, ha del perverso. Avevano scritto male la norma con cui cambiavano la destinazione d’uso dei centri trasformandoli in CPR, facendo sì che chi faceva richiesta d’asilo in Albania dovesse essere portato in Italia: dunque presentano un emendamento per “porre rimedio”, comprimendo sempre più l’istituto del diritto d’asilo. La costruzione del centro albanese va a rilento, non senza problemi e opacità: dunque prorogano di un anno la possibilità di andare in deroga al codice dei contratti pubblici. Ogni giorno aumenta il numero delle persone da riportare in Italia, ma una alla volta, e ogni viaggio è a spese dei contribuenti italiani: dunque si regalano due motovedette all’Albania, chissà che il loro utilizzo possa non figurare nel conteggio finale delle spese.
Evidentemente l’unica funzione del Parlamento, per questa maggioranza, è quella di ratificare decreti su decreti funzionali esclusivamente a coprire le orrende falle economiche, logiche e logistiche della propaganda di Meloni. Una vera vergogna, sulla pelle delle persone migranti, con i soldi dei contribuenti italiani.
“Il dolore delle vittime non può restare fuori dalla Storia. Deve avere cittadinanza nella memoria collettiva e nel lavoro delle Istituzioni. Solo così possiamo costruire una giustizia più umana, capace di ricucire le fratture del nostro tempo.” Lo ha dichiarato l’On. Michela Di Biase introducendo l’incontro promosso dall’Associazione Fare nell’ambito del ciclo 'Le parole della giustizia'.
L’evento, che ha visto la partecipazione del Presidente della Camera Lorenzo Fontana, ha ospitato tra i relatori il professor Adolfo Ceretti, tra i massimi esperti italiani di giustizia riparativa, e Manlio Milani, testimone di impegno civile e memoria democratica, presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime della strage di Piazza della Loggia.
“Milani ci ha insegnato che la vittima non è solo un oggetto del male, ma un soggetto politico, capace di trasformare il trauma in testimonianza, e la memoria in responsabilità pubblica. Una vittima che non chiede vendetta, ma ascolto, verità, giustizia”, ha proseguito Di Biase.
“Non basta essere ‘con le vittime’ in modo astratto, cerimoniale. Occorre mettere in discussione i meccanismi che hanno prodotto l’ingiustizia. Occorre vigilare sulla coerenza democratica, aprire gli archivi, rifiutare ogni forma di delega passiva alla magistratura o alla storia ufficiale. Costruire giustizia non solo nelle aule dei tribunali, ma nello spazio pubblico, nella società.” ha aggiunto la deputata.
“Quando la sofferenza viene trasformata in identità esclusiva – ha concluso Di Biase – si corre il rischio che la vittima diventi ostaggio del dolore subito. È per questo che la giustizia riparativa deve essere una pratica pubblica, costituzionale, non privata o sentimentale. Deve servire a ricostruire il patto etico su cui si fonda la nostra Repubblica.”
“Il decreto Albania, che sarà discusso in Aula alla Camera la prossima settimana, rappresenta la fotografia del fallimento del progetto di Giorgia Meloni. Ciò che è stato presentato come un modello per la gestione dei flussi migratori si è rivelato un’idrovora di risorse pubbliche. L’accordo tra Italia e Albania non funziona e non funzionerà: lede i diritti fondamentali delle persone e ha già un costo per gli italiani superiore al miliardo di euro. A questo si aggiungono le ulteriori regalie imposte dalla maggioranza in Commissione, come le motovedette alla Libia e l’assegnazione della nave militare Libra all’Albania. In Commissione, abbiamo espresso un voto convintamente contrario e ribadiamo che porteremo avanti una ferma opposizione in Aula. Il Governo dovrebbe fermare questa deriva istituzionale, che sta volontariamente alimentando uno scontro senza precedenti tra poteri costituzionali” così una nota dei componenti democratici della Commissione Affari Costituzionali della Camera Simona Bonafè, Gianni Cuperlo, Federico Fornaro e Matteo Mauri.
“La notizia della scomparsa di Marco Causi è un fulmine che squarcia i nostri pensieri e i nostri sentimenti e ci riempie di tristezza e di dolore profondi. Con Marco ho condiviso, insieme a tante compagne, compagni e colleghi, gli anni più belli e impegnativi della mia esperienza politica e istituzionale: nel partito di Roma, poi nella giunta di Walter Veltroni in Campidoglio e poi in Parlamento. Per anni abbiamo lavorato gomito a gomito, condividendo battaglie, obiettivi e decisioni importanti per le nostre comunità. Non potrò dimenticare la sua competenza e il suo valore politico e come studioso, sempre unito all’ironia di siciliano buono e saggio. Non potrò dimenticare il suo sorriso e la sua immancabile sigaretta. Abbraccio con affetto Monique Vaute e i suoi più stretti affetti. Addio, Marco”. Così il deputato del Partito Democratico, Roberto Morassut.
“Apprendiamo da fonti della maggioranza che al Senato vorrebbero finalmente votare la delega al Governo sulle retribuzioni. Quella che sostituì - di fatto cancellandola - la proposta di Salario minimo. Una delega vuota che serviva per sabotare l’iniziativa dell’opposizione. Ci arrivano dopo 15 mesi da quando l’approvarono alla Camera con un colpo di mano. E’ del tutto evidente che per la destra i salari bassi non sono una priorità. Sono guidati soltanto dalla paura davanti ai dati drammatici dell’Istat. Noi continuiamo a chiedere la calendarizzazione della nostra legge di iniziativa popolare sul salario minimo. Non possono sbattere la porta in faccia a oltre centomila persone che hanno firmato”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
«Le dichiarazioni arroganti del presidente Mollicone non sono adatte al ruolo che ricopre. Invece di decidere chi ha diritto di parlare nel dibattito pubblico e dispensare patenti di legittimità artistica, Mollicone dovrebbe occuparsi delle proprie funzioni istituzionali. La Commissione che lui presiede non ha mai discusso seriamente del disastro che sta colpendo l’industria cinematografica italiana, anche grazie al suo colpevole silenzio. Lo invitiamo dunque a smettere di attaccare chi ha il coraggio di dire la verità e a calendarizzare immediatamente la risoluzione del Pd presentata ormai da mesi sullo stato del settore. Altro che diffamazione. Qui c’è solo un disperato tentativo di intimidire chi critica una gestione politica miope e vendicativa”. Così una nota della Capogruppo democratica in commissione Cultura alla Camera, Irene Manzi.
“Grande dolore per la perdita di un economista, docente universitario e politico di grande spessore come Marco Causi. Ho avuto la fortuna di conoscere da vicino le sue competenze tecniche, la passione civile e le qualità umane e politiche che ne hanno contraddistinto l’impegno per il comune di Roma e in Parlamento. Mi stringo al dolore dei famigliari in questo momento di dolore”. Lo afferma la deputata del Partito Democratico Michela Di Biase.
Marco Causi è stato un politico serio e preparato, un uomo concreto e sempre disponibile all’ascolto e alla condivisione. Ne ricordo l’infaticabile lavoro parlamentare che abbiamo condiviso con molti colleghi e colleghe. Anche a nome del gruppo del PD alla Camera, esprimo le mie condoglianze alla famiglia e ai suoi cari.
Così in una nota Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati
"Ieri durante i David il mondo del cinema ha alzato la voce in modo netto e autorevole: registi, produttori, attori e operatori del settore hanno denunciato pubblicamente una situazione ormai non più sostenibile. L’industria cinematografica e audiovisiva italiana è in crisi, e questa crisi è stata determinata dalle scelte del Governo Meloni. Con il ministro Sangiuliano, la sottosegretaria Borgonzoni e ora anche il ministro Giuli, il comparto è stato abbandonato all’incertezza normativa, alla riduzione delle risorse economiche e a un disinteresse che ha spinto via dal nostro Paese le grandi produzioni internazionali. Il risultato? Una crisi occupazionale senza precedenti e produzioni italiane costrette a rinviare progetti fondamentali. È il momento di cambiare passo. Chiediamo che il Parlamento avvii immediatamente un’indagine conoscitiva sullo stato dell’industria cinematografica e audiovisiva italiana. Il Presidente della
Commissione cultura della Camera, Mollicone, non può continuare a far finta di non ascoltare e ha il dovere di fornire risposte concrete e di confrontarsi apertamente con le istanze che arrivano dall’opposizione e da tutto il settore." Così una nota di Irene Manzi, Capogruppo PD Commissione Cultura della Camera.
Con Fontana, Ceretti e Milani
Oggi, giovedì 8 maggio alle ore 17.30, presso la Sala del Refettorio della Camera dei deputati, si terrà il convegno “Parole della giustizia: vittime”, promosso dalla deputata del Partito Democratico Michela Di Biase. L’incontro si aprirà con l’indirizzo di saluto del Presidente della Camera, Lorenzo Fontana. A seguire, un dialogo tra il professor Adolfo Ceretti e Manlio Milani, presidente della Casa della Memoria della Strage di Piazza della Loggia. L’iniziativa si inserisce nel ciclo di incontri dedicati ai temi della giustizia, della memoria e del riconoscimento delle vittime, con l’obiettivo di approfondire il significato delle parole e dei percorsi che accompagnano il diritto e la società nella costruzione della verità e della responsabilità.
Sarà possibile seguire l’evento anche online a questo link: https://webtv.camera.it/evento/27993
"Per Giorgia Meloni è sempre colpa di qualcun altro. Ma sulle liste d'attesa il governo -che ha approvato prima delle elezioni europee un decreto completamente inutile e inefficace- deve assumersi le sue responsabilità. Non è un caso che anche Zaia e nelle settimane scorse il presidente della conferenza stato regioni, Fedriga abbiano dichiarato che non accettano lo scaricabarile. Sulla sanità Meloni è riuscita nell'impresa di scontentare e irritare anche esponenti delle forze che sono al governo. Non sono più accettabili le bugie e il vittimismo. La premier è chiamata a trovare soluzioni.
Peraltro, sulla sanità si sta consumando il più grande insuccesso del governo Meloni: riduzione degli investimenti in rapporto al Pil, promesse mancate sull'assunzione del personale, liste d'attesa che crescono invece di diminuire, taglio delle case e degli ospedali di comunità con riduzione degli investimenti previsti dal PNRR. Una debacle totale e un'offesa a milioni di cittadini che oggi non riescono a curarsi e ad accedere alle prestazioni. Meloni spieghi il perché del decreto truffa sulle liste d'attesa e si assuma una volta ogni tanto le sue responsabilità. Il suo fallimento è sotto gli occhi di tutti". Così Piero De Luca, deputato Pd e capogruppo in Commissione questioni regionali.
"Le notizie sulla stampa che danno evidenza delle motivazioni della richiesta di archiviazione dell'inchiesta sulla strage di Ustica, confermano che si è trattato di un atto di guerra ma, soprattutto, ribadiscono che non c’è stata nessuna collaborazione da parte di Paesi nostri alleati nell’indicare i responsabili dell’abbattimento. Il Governo italiano tace. Ci auguriamo che non si lasci cadere la richiesta di completa verità, con iniziative adeguate verso gli altri Paesi.
Non si può prendere meramente atto di una situazione che offende la memoria delle vittime, le aspettative dei familiari e la dignità dell'Italia. La statura di un paese si capisce quando è il momento di alzarsi per fare rispettare la giustizia e il rispetto per i propri cittadini". Così il deputato democratico, Virginio Merola.