“O ci troviamo di fronte al ministro più sciatto che la storia della Repubblica abbia mai conosciuto, un ministro che non risponde al telefono e non risponde alle richieste che la Corte d’Appello fa, con la giustificazione che essendo un week-end non poteva rispondere, oppure c’è qualcosa di più serio, di più opaco, che però il governo ha il dovere di chiarire in parlamento. Se l’avesse fatto subito, probabilmente non sarebbe successo il can-can che poi si è verificato”. Così il deputato dem Marco Lacarra, componente della commissione Giustizia, intervistato sui canali social dei deputati Pd, in merito alla vicenda Almasri.
“La situazione presso le aziende Tecnocall e Softlab di Pistoia è diventata ormai assolutamente insostenibile. Ci sono lavoratrici e i lavoratori che continuano ad aspettare il pagamento delle retribuzioni arretrate ormai da settimane. Da contratto nazionale il pagamento deve avvenire il 15 di ogni mese ma ad oggi nessuno dei lavoratori e delle lavoratrici è stato pagato. È una situazione indecente perché l’azienda continua a scaricare le proprie responsabilità sulle aziende committenti, che in questo caso è Enel, che hanno una responsabilità diretta nell’assicurare che le condizioni contrattuali garantiscano pienamente i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, i quali rappresenteranno l’azienda nell’interfaccia delle comunicazioni con gli utenti. È una situazione grave che sta diventando sempre più difficile da gestire per questo ho presentato un'interrogazione parlamentare alla ministra Calderone affinché si adoperi con urgenza per far garantire il pagamento immediato degli stipendi arretrati ai lavoratori e alle lavoratrici e il rispetto del CCNL e dei diritti costituzionali. Situazioni come queste sono vere e proprie ingiustizie e chiedono un’assunzione di responsabilità forte alla politica e alle aziende coinvolte, per ridare dignità e diritti alle persone che svolgono semplicemente il proprio lavoro”. Lo dichiara Marco Furfaro capogruppo PD in commissione affari sociali e membro della segreteria nazionale del Pd.
"Sostenere competitività e reddito delle aziende agricole significa garantire produzioni di qualità tenendo calmierati i prezzi. Il primato del comparto agricolo in Europa, sbandierato propagandisticamente dal governo, è frutto della determinazione degli agricoltori italiani che hanno saputo fronteggiare emergenze e riconquistare mercati. Evidentemente però non basta, visto che in tante realtà del nostro Paese vengono organizzate manifestazioni di protesta anche al di fuori delle rappresentanze, che per noi rimangono i principali interlocutori perché parte fondamentale del sistema democratico. Questo non significa non ascoltare preoccupazioni e sofferenza di chi fa fatica a fare quadrare i conti di una azienda. Bene ha fatto la Regione Emilia Romagna che ha aumentato le indennità per le imprese agricole delle aree svantaggiate mettendo altresì più risorse per la produzione integrata e prevedendo l'incremento dell'aliquota di sostegno per chi non investe nel benessere animale. Misure che il governo dovrebbe fare proprie, anziché lasciarle alle iniziative virtuose delle Regioni, evitando di accendere i riflettori sull'agricoltura quando si tratta di rivendicare gli obiettivi conseguiti da altri".
Lo dichiara il deputato Stefano Vaccari, capogruppo Pd in commissione Agricoltura e segretario di presidenza della Camera.
“Il gruppo del Partito Democratico della Camera esprime la massima solidarietà a Nicola Fratoianni, leader di Sinistra Italiana, dopo le gravi minacce di morte ricevute sui social. Si tratta di un atto vile e inaccettabile che non può passare sotto silenzio. Serve una presa di condanna unanime, il limite è stato superato” così una nota dei deputati del gruppo del partito democratico.
“Scontro feroce nella maggioranza sulle Soprintendenze: la Lega, con Zaia in testa, si sta vendicando contro la presidente Meloni e Fratelli d’Italia, che hanno di fatto 'defenestrato' il governatore del Veneto? La battaglia politica si sta giocando in queste ore sulla pelle del patrimonio culturale italiano, con il rischio di ridurre la tutela a clava per risolvere i problemi interni alla maggioranza. Tutto ciò è inaccettabile ed è il risultato della debolezza del ministro Alessandro Giuli, assente rispetto alle sfide che riguardano i settori del ministero che è chiamato a guidare pro tempore." Così in una nota la capogruppo democratica nella commissione cultura della Camera, Irene Manzi, dopo il botta e risposta tra i deputati della Lega e il Mic sull’emendamento che punta alla “deregulation della tutela del patrimonio culturale, sminuendo il ruolo delle soprintendenze”.
"L'ennesima smentita alla propaganda economica del Governo Meloni arriva oggi dai dati ISTAT e dalle previsioni di Confesercenti: l'economia italiana è ferma, il PIL non cresce e le prospettive per il 2025 sono tutt'altro che rosee. Il tanto decantato +1,2% di crescita prevista dal Governo si rivela per quello che è: un'illusione smentita dai fatti. La verità è che l’Italia è in stagnazione, con i consumi che frenano e le famiglie che continuano a essere lasciate sole a fronteggiare una crisi drammatica. Di fronte a questo declino certificato dai numeri, il governo di destra si dimostra del tutto incapace di invertire la rotta: invece di investire su lavoro, salari, innovazione e sviluppo, ha preferito condoni fiscali, regali agli evasori e tagli ai servizi essenziali. Chiediamo alla maggioranza di fermarsi con la propaganda: servono risposte concrete per i cittadini e servono subito. L’Italia non può più attendere”.
“Ormai Santanché è stata scaricata persino da Ignazio La Russa. Che le chiede in maniera esplicita di valutare la possibilità di dimissioni. L’ostinazione della ministra del Turismo appare oggettivamente incredibile. Non siamo mai andati dietro i risvolti giudiziari del caso Visibilia, abbiamo sempre posto da un anno e mezzo una questione politica di fondo: può una personalità istituzionale nonché imprenditrice usare i fondi della Cassa Covid per i propri dipendenti e continuare a farli lavorare per la propria azienda? A questa domanda non hanno mai risposto né lei, né Giorgia Meloni. Le dimissioni davanti a questo uso improprio di risorse pubbliche dovevano essere istantanee. Noi continuiamo a chiederle”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Dopo che anche La Russa ha preso le distanze dalla Santanchè, la presidente Meloni dovrebbe spiegare agli italiani cosa le sta impedendo di esprimere chiaramente la sua posizione su un caso che sta mettendo in imbarazzo il governo e le istituzioni. Per quale motivo la premier non può prendere posizione? Se, come ha ripetuto fin dall'inizio del suo mandato, non è ricattabile, dovrebbe spiegare cosa la sta frenando.” Così in una nota il capogruppo democratico nella commissione attività produttive della Camera, Vinicio Peluffo che aggiunge: “quello che vediamo sembra dimostrare l’esatto contrario”.
“La terra dei fuochi è una terra da sempre martoriata. La Corte EDU ha condannato l'Italia per non aver adottato negli anni misure adeguate in grado di difendere la salute e proteggere i cittadini di questa area dalle attività di scarico, interramento incenerimento di rifiuti, spesso effettuati dalla criminalità organizzata. È arrivato il momento di cambiare direzione. La sentenza della Cedu sia da monito. Chiediamo al governo di intervenire subito con decisione mettendo in campo un programma strutturale e una strategia globale, che includa risorse adeguate, messa in sicurezza del territorio e contrasto all'inquinamento, supporto alla popolazione, così come azioni di monitoraggio e informazione adeguata, per debellare definitivamente le criticità ancora presenti in questa zona. Dobbiamo garantire un futuro migliore alle nuove generazioni”. Lo dichiara Piero de Luca, capogruppo PD nella bicamerale per le questioni regionali.
"Ancora un assurdo caso di come sono trattate nel nostro Paese le persone straniere, costrette in tante, troppe città italiane, a file impossibili davanti alle questure, senza potere avere un appuntamento, o senza che l’appuntamento che hanno ottenuto venga poi rispettato. Una ragazza 18enne nata a Torino, ma di origini nigeriane, che non può presentare la domanda per l’esame di maturità all’istituto enogastronomico Beccari, che frequenta con profitto, perché non riesce a rinnovare il permesso di soggiorno scaduto, dopo avere fatto tante volte la fila davanti alla Questura. Le chiamano le code della vergogna, ma non sembra proprio che nessuno intenda vergognarsi di questo trattamento incivile e disumano. Un grande grazie alla professoressa Rachele Baroni, che ha saputo superare il muro dell’indifferenza e con la sua sensibilità e la sua iniziativa, quella di accompagnare personalmente la studentessa all’Ufficio immigrazione, ha reso pubblico il caso. Le autorità demandate si devono muovere.
Ho presentato una interrogazione al ministro Piantedosi per sapere se intenda farsi garante del fatto che i tempi del rilascio dei documenti necessari siano tali da rendere possibile a questa ragazza sostenere l’esame di maturità.
Così in una nota la deputata Maria Cecilia Guerra, responsabile nazionale Lavoro del Partito Democratico.
“Prendiamo atto che HIAB ha definitivamente deciso di chiudere il proprio stabilimento a Statte (Ta) sebbene non ci siano problemi di produzione o crisi aziendali di qualsiasi altro tipo. Una decisione ancora più incomprensibile se si pensa al rifiuto dell’azienda di attivare per tempo il contratto di solidarietà grazie agli incentivi messi in campo dalla Regione Puglia. Una soluzione che avrebbe consentito di contare su un tempo maggiore per la reindustrializzazione del sito e reimpiegare, così, tutti i lavoratori coinvolti, come suggerito proprio dalla Regione.” Così Ubaldo Pagano, deputato pugliese del Partito Democratico, a margine della riunione plenaria tenuta sulla vertenza presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy questa mattina.
“Ad oggi le prospettive sono due - continua il capogruppo PD in Commissione Bilancio - entrambe con finali drammatici per i dipendenti: da un lato la proposta di un trasferimento di 25/30 lavoratori presso lo stabilimento di Minerbio (Bo); dall’altro l’utilizzo fino a esaurimento della cassa integrazione. In assenza di incentivi economici, il trasferimento a 800 chilometri di distanza vorrebbe dire stravolgere la serenità e la sostenibilità economica di intere famiglie e difficilmente potrebbe essere presa in considerazione da qualcuno dei lavoratori coinvolti. Nel secondo caso l’uso degli ammortizzatori sociali si tradurrebbe dopo 12 mesi nel ricorso alla NASPI.”
“L’epilogo di questa vertenza lascia una ferita particolarmente profonda visto che la presenza di quest’azienda rappresentava un esempio di diversificazione produttiva nel territorio tarantino, completamente slegata dalle sorti dell’acciaieria, rispetto a cui Taranto e la sua provincia mantiene una deleteria dipendenza. È probabile che dietro la scelta di HIAB di delocalizzare la produzione ci siano le recenti decisioni del Governo Meloni e, in particolare, la soppressione della 'decontribuzione SUD' che ha rappresentato per diverso tempo un forte incentivo economico per investire nel Mezzogiorno.”
“Se è d’obbligo manifestare tutta la mia solidarietà ai lavoratori coinvolti – conclude Pagano – dall’altra parte è improrogabile che il Governo Meloni prenda atto delle devastanti conseguenze delle politiche economiche per il Sud”, conclude Pagano.
“Meloni, Nordio, Piantedosi e Mantovano stanno cercando di eludere le proprie responsabilità, cercando rifugio dietro la linea dell'avvocato e presidente della commissione giustizia del Senato, Bongiorno, che ha imposto loro il silenzio. Accettare questo bavaglio è un chiaro segno di mancanza di rispetto per il ruolo e la funzione del Parlamento e per l’obbligo di chiarezza davanti ai cittadini. E oggi, è ancora più grave che la questione Almastri venga derubricata a un semplice punto tra i numerosi temi previsti per la prossima audizione del Ministro Tajani alle Camere”. Così il vicepresidente del gruppo del Pd della Camera, Toni Ricciardi.
La Premier Meloni ha detto di voler difendere l’Italia con “determinazione e senza esitazione”. Allora le chiedo, perché non usa la stessa determinazione per abbattere le liste d’attesa come peraltro avevi promesso? Tutto fermo, non un euro per assumere personale sanitario e italiani ancora costretti a rivolgersi alla sanità privata. L’ennesima bugia!
Lo ha scritto sui social Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
“La sentenza della Cedu sottolinea l’urgenza di interventi concreti e immediati per bonificare le aree contaminate e garantire la salute pubblica. È imperativo che le istituzioni italiane, a tutti i livelli, collaborino per attuare misure efficaci volte a risanare il territorio e prevenire ulteriori danni ambientali.
Per questo chiediamo in particolare al
governo di intervenire immediatamente e di chiarire quali azioni intenda intraprendere per affrontare la situazione e arginare i danni. Dobbiamo rendere la terra dei fuochi vivibile e per questo serve un piano immediato per la bonifica e tutela della salute.
Questa sentenza deve essere un punto di svolta: non possiamo più permettere che situazioni simili si ripetano. È tempo di agire con decisione per garantire un futuro migliore alle prossime generazioni”. Lo dichiara Stefano Graziano, capogruppo del Pd in Commissione Difesa di Montecitorio.
Giuli esca dal letargo e batta un colpo contro deregulation della Lega
"La maggioranza si spacca e blocca i lavori della Commissione Cultura della Camera a causa dell’emendamento della Lega che punta a depotenziare il ruolo delle Soprintendenze nella tutela del patrimonio culturale. Un attacco grave e irresponsabile che mette a rischio la salvaguardia dei beni culturali, introducendo una deregulation pericolosa e priva di criteri uniformi.
Come Partito Democratico, riteniamo questa proposta inaccettabile e incostituzionale: il parere vincolante delle Soprintendenze è un baluardo essenziale per garantire la protezione del nostro patrimonio storico e paesaggistico. Eliminare questa prerogativa significa aprire la strada a interventi sregolati e compromettere irrimediabilmente il patrimonio culturale, la pianificazione urbanistica e paesaggistica.
In questo scenario, il silenzio del ministro Giuli è incomprensibile e preoccupante. Il Ministero della Cultura non può sottrarsi alle proprie responsabilità: la tutela del patrimonio culturale non è un ostacolo burocratico, ma un dovere costituzionale che lo Stato ha il dovere di garantire. Chiediamo al ministro di assumere una posizione chiara: difendere il nostro patrimonio o lasciare campo libero a questo attacco sconsiderato alla tutela?"
Così i componenti democratici nella Commissione Cultura della Camera, Irene Manzi, Mauro Berruto, Giovanna Iacono e Matteo Orfini.