“La Zes è ferma al palo, migliaia di aziende sono nella condizione di dover rinunciare ad importanti investimenti nel Sud. Il bluff del credito di imposta al 10% è scoperto e Fitto che fa: si inventa un arma di distrazione di massa, che sa tanto di un capro espiatorio, licenziando il Coordinatore della Struttura di Missione ZES, Caponetto. Uno stimato dirigente dello Stato cui Fitto aveva chiesto di portare a compimento il suo cervellotico progetto di Zes, e che da oggi è l’ennesima vittima sacrificale sull’altare dei sogni, incubi per il Paese, di grandezza del ministro Fitto. Un ‘benservito’ che serve ad allontanare da sé i sospetti, che parte della maggioranza di governo comincia ad avere, sui disastri compiuti in meno di 2 anni dal plenipotenziario della Meloni. Uno scarica barile che suona come un disperato tentativo di rimanere ancorato alla possibilità di traslocare armi e bagagli a Bruxelles scaricando su chi rimarrà, e sul Paese, il fallimento colossale di Pnrr, Fondo Sviluppo e Coesione e Zes.
Così Claudio Stefanazzi, deputato pugliese del Partito democratico.
Intervenendo a nome del Partito democratico nel corso dell'audizione del ministro degli Esteri, Antonio Tajani, alle commissioni esteri riunite di Camera e Senato, il deputato democratico eletto in Sudamerica, Fabio Porta, dopo aver ricordato di essere stato il primo a chiedere in Aula un'informativa del governo su quanto accaduto nel corso delle elezioni di domenica scorsa, ha espresso preoccupazione per la situazione dei nostri connazionali: "Non si tratta - ha detto il parlamentare del Pd - di esprimere una semplice solidarietà e vicinanza ai nostri connazionali; nemmeno di invitarli in maniera generica a 'recarsi presso il Consolato'; occorrono interventi urgenti per incrementare le risorse destinate all' assistenza e soprattutto la rete consolare, anche in previsione di un eventuale 'corridoio' destinato a coloro che volessero rientrare in Italia dal Paese sudamericano".
Il deputato Porta ha infine sostenuto la necessità di “mantenere alta l'attenzione dell'Unione Europea sulla situazione venezuelana, associandosi allo sforzo che in queste ore i governi di Brasile, Colombia e Messico stanno facendo per spingere il governo venezuelano a consegnare tutti gli atti relativi ad una consultazione elettorale che non è avvenuta all'insegna della trasparenza e della equità. Tutto ciò - ha concluso il deputato democratico - per evitare una guerra civile e per promuovere una soluzione pacifica e soprattutto rispettosa della reale sovranità popolare”.
“Il sistema europeo Ets (Emission Trading System), creato dalla direttiva europea sulla riduzione delle emissioni di anidride carbonica, prevede vendita e acquisto di quote di emissioni sul mercato. Alle industrie operanti nei settori elencati nella direttiva (manifattura, energia, Pmi, edilizia, aviazione, trasporti, per esempio) vengono assegnate delle quantità di emissioni possibili; tutto ciò che viene emesso oltre la quota assegnata deve essere comprato sull’Ets da aziende più virtuose che vendono le loro o dagli Stati. Per spingere sulla riduzione delle emissioni bisogna ridurre le quote disponibili su questo mercato. La maggioranza ha accolto la nostra proposta di destinare le risorse derivanti dalla vendita delle quote di emissione a investimenti di sostenibilità ambientale, in particolare sulla incentivazione del trasporto ferroviario delle merci. Peccato però che il governo non abbia condiviso l’idea di utilizzarle per la riduzione di inquinamento delle navi, quando sono ormeggiate nelle città portuali e neppure per sostenere il riciclo dei materiali da rifiuto e abbassare i costi del loro trasporto”.
Così Marco Simiani, Vinicio Peluffo, Christian Di Sanzo e Sara Ferrari, che oggi è intervenuta in commissione Ambiente e infrastrutture per esprimere il parere del Pd sul recepimento da parte dell’Italia della direttiva europea sulla riduzione delle emissioni di anidride carbonica.
“È stata anche respinta - aggiungono - la nostra richiesta di introdurre misure per tracciare e rendere trasparenti le operazioni legate a queste riduzioni, in modo da consentire al consumatore finale di avere maggiori informazioni nel momento in cui sceglie un prodotto o un servizio da un’impresa. Per questo, come Pd, pur apprezzando l’accoglimento di alcuni nostri contributi, abbiamo espresso un voto di astensione per sottolineare l’inadeguatezza del testo della maggioranza”.
"Accordi prevalentemente commerciali, che puntano all’estrazione di energia fossile e che intendono dare qualcosa ai paesi che si impegnano a ridurre le partenze dei migranti. Questo è il cuore del tanto decantato "Piano Mattei" del governo di Giorgia Meloni, annunciato in pompa magna in Parlamento e in ogni sede internazionale. Cento paginette scritte in stile Wikipedia in cui si parla principalmente di una dimensione commerciale che non darà alcuno slancio all'Africa né ai rapporti con il nostro Paese". Lo ha dichiarato Laura Boldrini, deputata dem e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo, durante la conferenza stampa dei componenti PD della commissione Esteri con la capogruppo Chiara Braga sul Piano Mattei.
"Dov'è l'approccio innovativo e paritario? Non c'è nulla sul coinvolgimento della società civile africana, niente che riguardi il ruolo delle diaspore, la democratizzazione dei paesi coinvolti e il rispetto dei diritti umani e delle libertà democratiche. Manca un’analisi sui flussi migratori interni al Continente, così come un investimento sulle energie rinnovabili. E non c'è neanche alcunché sull'empowerment femminile, altro tratto distintivo dell’impegno italiano nei paesi in via di sviluppo - ha proseguito Boldrini -. Il Piano Mattei rappresenta un passo indietro rispetto all'esperienza più che consolidata della cooperazione italiana in Africa. Abbiamo letto progetti descritti senza criteri ne parametri di riferimento che in parte sono già in atto e previsti, su cui è stato messo il bollino "Piano Mattei" senza aggiungere un solo euro". "I fondi provengono dalla Cooperazione allo sviluppo e dal Fondo per il clima. Fondi, questi ultimi, destinati alla non più rimandabile transizione ecologica e che, invece, finiranno in progetti con altre finalità, in perfetta linea con le tendenze negazioniste della crisi climatica che caratterizzano questo governo - ha sottolineato la deputata PD -. Avremmo voluto dare un contributo concreto, perché siamo consapevoli di quanto sia importante che l'Italia e l'Europa puntino a rapporti paritari e a un ruolo centrale dell'Africa nel futuro prossimo, ma qui mancano proprio i presupposti".
"Abbiamo partecipato al tavolo convocato al Ministero per l' impresa ed il made in Italy per La Perla. Bene si sia definito un percorso di successivi incontri per accompagnare un contesto oggettivamente complesso. Bene si lavori con il massimo di sintonia fra i diversi livelli istituzionali. Importante si dia risposta alle criticità che hanno giustamente segnalato le Organizzazioni Sindacali. Se si vuole salvare un presidio produttivo di così grande importanza, e con esso le professionalità di altissimo profilo di lavoratrici e lavoratori de La Perla, davvero non c' è tempo da perdere".
Così Andrea De Maria e Virginio Merola, deputati PD
Opposizioni unite: è impasse maggioranza, riforma sia nel solco del media freedom act
Rai patrimonio pubblico da tutelare e rilanciare. Ci appelliamo a tutte le forze politiche per una riforma nel solco del media freedom act.
Nel prendere atto del rinvio a dopo la pausa estiva della votazione del Parlamento dei quattro membri del consiglio d’amministrazione della Rai, facciamo un appello alle forze di governo a riflettere sul da farsi. Appare evidente l’impasse sull’assetto dei nuovi vertici di viale Mazzini. Come forze di opposizione invitiamo la maggioranza a lavorare sin da subito alla riforma della governance aziendale.
La crisi del servizio pubblico radiotelevisivo necessita di una presa di responsabilità da parte delle forze politiche e delle istituzioni in considerazione del valore che l’azienda Rai ha per il Paese.
Con il via libera, avvenuto lo scorso marzo, da parte del Parlamento europeo al Media Freedom Act, l’attuale legge 220/2015, che governa la Rai, appare superata e necessita di una riforma che vada nella direzione di recepire la legge europea per la libertà dei media.
L’obiettivo del media Freedom act è quello di proteggere l'indipendenza dei media, dei giornalisti, e di vietare qualsiasi forma di ingerenza impropria da parte della politica o della economia nelle decisioni editoriali.
Il recepimento del media Freedom act nel nostro Paese diventa, quindi, ancora più urgente proprio in relazione al futuro della Rai considerato che, quand’anche si procedesse alla nomina dei nuovi vertici con l’attuale criterio, entro il 2025, comunque bisognerebbe procedere ad una revisione imposta proprio dalla normativa approvata in sede comunitaria.
Per queste ragioni rivolgiamo un invito a tutte le forze politiche di procedere ad un confronto per una riforma organica della governance della Rai nella direzione del Media freedom act prima di procedere alla nomina dei nuovi vertici per evitare una ennesima lottizzazione e per consentire al servizio pubblico di rilanciarsi nella sua mission preservando le proprie prerogative di pluralismo, autonomia e indipendenza nell’interesse generale della libera informazione come garantito dalla nostra Costituzione.
Si tratta di una sfida dalla quale nessuno può sottrarsi. Potremmo gettare le basi del confronto parlamentare negli Stati generali della Rai dove possano partecipare istituzioni, forze politiche e sociali interessate al rilancio del servizio pubblico.
L’appello è firmato dai capigruppo in commissione di vigilanza rai di opposizione: Stefano Graziano (PD), Dario Carotenuto (M5S), Maria Elena Boschi (IV), Angelo Bonelli (Avs), Giuseppe De Cristofaro (Avs), Maria Stella Gelmini (Azione).
“Piena solidarietà ad Antonio Caponetto che a breve dovrà lasciare l’incarico di Coordinatore della Struttura di missione della Zes Unica affinché il ministro Fitto possa proseguire nella sua opera distruttiva delle Zes. Già circola voce che quella postazione sarebbe stata promessa a qualche sodale per gli sforzi fatti nell’ultima campagna elettorale in favore dei suoi candidati. Ovviamente non siamo complottisti di professione e quindi siamo certi che ci dimostrerà il contrario. Ma il punto è che prima Fitto se n’è servito chiedendogli più volte di metterci la faccia e adesso lo scarica come se nulla fosse. Facendo finta che il vero disastro risiede nel modello di gestione centralistico che ha messo in piedi. Siamo ormai all’uso puramente personale del potere pubblico”.
Così Ubaldo Pagano, capogruppo Pd in commissione Bilancio alla Camera.
In piena emergenza trasporti Mit rimanda a dopo l’estate incontro con sindacati
“Ministro Salvini, le aggressioni contro il personale nel trasporto ferroviario non andranno in vacanza. Invece di convocare oggi una riunione per il prossimo 5 settembre il Mit dovrebbe spiegare subito perché non è stata ancora intrapresa da questo Governo nessuna iniziativa concreta per dare seguito al protocollo sottoscritto dalle forze sindacali dell’Aprile 2022 e cosa il Ministero intende fare adesso per evitare che l’emergenza trasporti di questa sempre più calda estate accresca ancor di più il numero di aggressioni contro le lavoratrici e i lavoratori in prima linea ogni giorno nelle stazioni e alle fermate”, così su X il vicepresidente della commissione trasporti della camera, il deputato democratico, Andrea Casu.
"Oggi in Commissione alla Camera, nel corso dell’esame del ddl sicurezza, la maggioranza e il governo hanno bocciato l’emendamento presentato dal Partito Democratico che proponeva di destinare risorse economiche alle Forze dell'Ordine".
Lo dichiara l'Onorevole Matteo Mauri, responsabile nazionale sicurezza del Pd.
"La destra getta la maschera. E dimostra una volta per tutte che la sicurezza per loro è solo propaganda a favore di telecamere. Ma quando c'è da mettere mano al portafoglio si squaglia".
"Non abbiamo chiesto l'impossibile con il nostro emendamento" - continua l'ex Viceministro dell'Interno Mauri.
"Abbiamo semplicemente chiesto di fare le assunzioni necessarie per integrare gli organici sottodimensionati, di ampliare il numero delle scuole per gli agenti, di pagare gli straordinari arretrati alla Polizia, che ammontano ormai a quasi un anno e mezzo di ritardo, e rinnovare adeguatamente il contratto di lavoro del comparto Sicurezza e Difesa, per andare oltre al solo recupero dell'inflazione degli ultimi anni".
"Il Governo non ha voluto spendersi nemmeno su una sola delle nostre richieste. Richieste che non abbiamo avanzato per fare i nostri interessi ma per fare quelli degli operatori del settore e dei cittadini.
Si riempiono la bocca di ordine e sicurezza ma all’atto pratico non fanno nulla per permettere alle forze dell’ordine di operare in un ambiente sicuro, efficiente e rispettoso dei diritti dei lavoratori del comparto.
In questo disegno di legge - conclude l'On. Mauri - sono stati capaci di mettere solo nuovi reati e alzare le pene. Tutte cose che non costano niente e che possono far mettere nei titoli dei TG. Ma che non risolvono nemmeno un problema delle italiane e degli italiani.
Domani question time a Piantedosi sui Centri migranti in Albania. Le deputate e i deputati democratici Bonafè, Cuperlo, Fornaro, Mauri, Amendola, Orfini, Boldrini, Ghio, Ferrari, Casu chiedono al ministro degli interni quando il Centro per i migranti in Albania previsto dal Protocollo tra il Governo della Repubblica italiana e il Consiglio dei ministri della Repubblica di Albania che doveva aprire “non oltre il 20 maggio” sarà completamente attivo e quali sono le ragioni vere del ritardo che hanno peraltro distolto le forze di Polizia, mandate a sorvegliare il sito del porto non attivo, dall’ordinario servizio in Italia”. Per il Pd l’accordo Italia-Albania viola i diritti umani e determina un enorme spreco di denaro pubblico.
Ecco il testo integrale del question time.
Interrogazione a risposta immediata in Assemblea
Al Ministro dell’Interno.
Per sapere: premesso che:
i Centri per i migranti siti in Albania previsti dal Protocollo tra il Governo della Repubblica italiana e il Consiglio dei ministri della Repubblica di Albania dovevano aprire “non oltre il 20 maggio u.s.”;
parliamo di un investimento di oltre 700 milioni di euro per un sito che rappresenta un vero e proprio buco nero per quanto riguarda lo stato di diritto nella gestione dei migranti;
in data 22 maggio una delegazione parlamentare del gruppo del Pd alla Camera si è recata in Albania e ha mostrato con supporto di videodocumentazione gli enormi ritardi nella realizzazione del sito;
la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nella sua recente visita in Albania, dello scorso 5 giugno aveva posticipato al primo agosto il giorno di entrata in funzione delle strutture;
il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, il 30 luglio u.s. nell’ambito di una audizione presso la Commissione Parlamentare Antimafia aveva evidenziato come servisse ancora qualche settimana per l’apertura del centro a causa dei ritardi dei lavori;
i ritardi riguarderebbero il sito previsto presso l'ex base dell'Aeronautica albanese di Gjiader - una ventina di km all'interno - dove si stanno allestendo tre differenti strutture: un centro per il trattenimento di richiedenti asilo (880 posti), un Cpr (144 posti) ed un penitenziario (20 posti);
attualmente la cronologia del governo prevede, secondo fonti giornalistiche, per il 20 agosto prossimo il collaudo del genio militare per aprire una parte del centro di detenzione di Gjiader e per il 1 settembre quello per tutto il sito;
nel frattempo ha suscitato molte proteste in particolare da parte delle organizzazioni sindacali delle forze di polizia la notizia di un vademecum fornito nell’ambito della formazione del primo contingente di polizia penitenziaria che dovrebbe operare presso il sito con una serie di prescrizioni surreali su come devono comportarsi al ristorante, sull’attenzione al linguaggio, e addirittura per un divieto di corteggiamento;
come testimoniano anche i reportage giornalistici di questi giorni siamo di fronte ad un enorme spreco di denaro pubblico per una infrastruttura che lede i diritti delle persone migranti e che serve al governo esclusivamente come arma di propaganda-:
quando il centro sarà completamente attivo e quali sono le ragioni vere del ritardo che hanno peraltro distolto le forze di Polizia, mandate a sorvegliare il sito del porto non attivo, dall’ordinario servizio in Italia.
I sindaci dei Comuni della Provincia di Padova e Treviso posti lungo l’asta del torrente Muson dei Sassi colpiti dal maltempo della scorsa primavera hanno inviato una lettera al Ministro Musumeci, al governo e a tutti i parlamentari locali con precise richieste di ristori per la popolazione e per la realizzazione di interventi strutturali per la riduzione del rischio residuo.
Rispetto a queste richieste anche come Partito Democratico abbiamo presentato un’interrogazione al ministro, a mia firma, per sapere quali azioni intenda intraprendere per rispondere alle giuste istanze presentate dai primi cittadini.
Dal governo servono quindi impegni seri, concreti, certi. Questa è la responsabilità della maggioranza, che se il governo è inerte deve vincolarlo ad agire e a non tergiversare. Come si fa questo? Innanzitutto, con degli emendamenti al testo del decreto, per inserire nello stesso le risorse necessarie. Nella giornata di ieri abbiamo purtroppo assistito invece a un gioco di prestigio: dalla maggioranza non è arrivata un emendamento, ma un atto molto più “leggero”, un semplice Ordine del Giorno, che riprendeva le richieste dei sindaci è “passato”.
Ma il disimpegno non finisce qui.
L’ODG, costruito senza alcun coinvolgimento dell’opposizione, è stato infatti accolto solo come una “raccomandazione” da parte del governo, e che non è nemmeno stato votato dalla Camera. Che cosa significa? Significa che rimane solo un auspicio su carta e che l’esecutivo non avrà nessun obbligo a trovare le risorse richieste, nè a procedere con la nomina commissariale. Un buffetto sulla guancia, insomma, la cosa meno efficace possibile da chi gode invece dei numeri in parlamento per legiferare senza sforzi e vincolare il governo stesso.
È quindi assurdo leggere sui giornali di oggi i colleghi leghisti far passare l’idea che dal governo ci sia stato un qualsiasi tipo di impegno vincolante: se così fosse stato avrebbero ottenuto le risorse già nel decreto, o avrebbero presentato degli emendamenti o, al limite, l’ODG sarebbe stato accolto con parere favorevole, e non solo come raccomandazione, e avrebbe avuto un voto per rafforzarlo. Così come sono andate le cose il risultato è un nulla di fatto ed è tutto rimandato alla legge finanziaria (forse).
È triste constatare come su questi giusti bisogni espressi da chi guida le nostre comunità si risponda solo con della propaganda, che dura il tempo di un comunicato stampa ma che lascia i territori a doversi ancora una volta arrangiare, come già successo con l’alluvione in Romagna. Delle raccomandazioni i sindaci non se ne fanno niente, servono chiari impegni di spesa con tempi certi e chiari, ed è questo che anche come Partito Democratico chiediamo.
Amendola e Scarpa presentano interrogazione a Ministro dell’Interno
Il partito democratico ha depositato un’interrogazione parlamentare al ministro degli interni, Piantedosi per chiedere delucidazioni su quanto accaduto il 5 agosto nella struttura del Cpr di Palazzo San Gervasio (Potenza) dove, nel corso di una protesta dei migranti ospitati, è morto un ragazzo di 19 anni, anch’egli ospite del Cpr. L’interrogazione, firmata dai deputati democratici, Enzo Amendola e Rachele Scarpa, sottolinea come “sulla base di quanto riportato dagli organi di informazione, il ragazzo sarebbe stato oggetto di violenze e non avrebbe ricevuto le necessarie cure nonostante la richiesta proveniente da parte di altri immigrati presenti nella struttura. Peraltro, aggiungono i democratici, il Cpr di Palazzo San Gervasio risulta essere al già centro di una iniziativa da parte della magistratura rispetto a presunte violenze consumate e alla somministrazione di psicofarmaci a danno degli ospiti. Da qui la domanda al Ministro Piantedosi di “fornire tutte le informazioni riguardo alle disposizioni che intende assumere con la massima tempestività per appurare quanto accaduto anche in considerazione del decesso di un ragazzo e, visto lo stato della struttura, di valutarne la chiusura”.
“La maggioranza e il governo rivedano la loro posizione sulla cannabis light. Questa scelta senza senso sta gettando nell’incertezza un settore che,
solo in Italia, conta oltre 10 mila addetti e più di 3 mila imprese. Se le decisioni saranno confermate, questo settore sarà letteralmente falcidiato da una visione ideologica che penalizza migliaia di italiani e italiane, e molti malati che usano questi prodotti per alleviare i dolori”. Così la deputata democratica, responsabile nazionale giustizia del Pd, è intervenuta oggi alla Camera, in apertura dei lavori della Commissione Giustizia, che sta esaminando il ddl sicurezza.