“Mentre la giustizia è al collasso, il ministro Nordio ci spiega che invece tutto funziona meravigliosamente, evidentemente vive in un mondo fantastico che però non esiste e i dati parlano chiaro: il suo ministero è peggiore per l'adempimento del Pnrr, il giudice di Pace fissa le prime udienze al 2032, la digitalizzazione è in tilt e la carenza di personale è ormai strutturale. Le carceri stanno esplodendo e si assiste al fallimento della giustizia penale, con tante nuove fattispecie di reato che non hanno inciso per nulla sulla questione sicurezza nel Paese che mostra lacune clamorose”. Lo dichiara il deputato e capogruppo Pd in Commissione Giustizia, Federico Gianassi.
“Il ministro – sottolinea il parlamentare - ha già dichiarato che la riforma della giustizia non serve a migliorare il sistema giudiziario e allora perché continua ad accanirsi? Il sottosegretario Delmastro Delle Vedove ha usato parole talvolta peggiori di quelle che usa l'opposizione nel criticare la riforma. Questa è una riforma pericolosa perché è mossa da intendimenti punitivi verso la magistratura, lo provano le parole della premier e dei membri del governo”. “In democrazia non esistono poteri illimitati per chi vince le elezioni, ma l'obbligo di rispettare la legge, la cui verifica compete ad un corpo di magistrati autonomi e indipendenti.”, conclude Gianassi.
“La Sicilia è nuovamente in ginocchio, sotto l’acqua e nel fango e ancora una volta paga il prezzo di una fragilità del territorio nota da anni e colpevolmente sottovalutata. Nelle province di Enna e Messina il maltempo sta causando gravi disagi: strade allagate e interrotte, frane, famiglie isolate, attività produttive in difficoltà, con decine di interventi dei Vigili del Fuoco e della Protezione civile per fronteggiare una situazione che resta critica. Non siamo di fronte a eventi imprevedibili, ma agli effetti concreti dell’assenza di prevenzione e di investimenti strutturali”. Lo dichiara la deputata Pd Maria Stefania Marino.
“Il Governatore Schifani chieda subito stato di emergenza ed il Governo Meloni si attivi rapidamente per stanziare risorse straordinarie per le prime necessità, il ripristino dei servizi essenziali e la messa in sicurezza dei territori colpiti. Non bastano le dichiarazioni di circostanza: servono atti rapidi e fondi certi. Le comunità di Enna, Messina e dell’intera Sicilia non possono essere lasciate sole ancora una volta. Vigileremo perché alle parole seguano finalmente fatti concreti”, conclude la deputata dem.
“I femminicidi e la violenza patriarcale, lo abbiamo sempre detto, non si combattono solo con l’inasprimento delle pene. Crediamo invece che si debba partire della prevenzione, dalla cultura, dall’educazione e dalla conoscenza del fenomeno. Uno degli strumenti istituzionali per farlo è fornire i report, che dovrebbero essere prodotti dal Viminale, con dati precisi e puntuali sull’andamento del fenomeno e una conseguente analisi di ciò che emerge. Questo non è stato fatto in un modo serio come il tema meriterebbe”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, sul report, pubblicato lunedì 19 gennaio, in cui dovrebbero essere contenuti i dati sui femminicidi in Italia nel 2025.
“Lunedì è stato consegnato un report che contiene dei numeri, ma non dei dati. Non ci sono indicazioni precise e il Governo si limita a esultare per il numero di morti nel 2025 inferiore rispetto a quello del 2024 - prosegue la deputata dem - Mi dispiace, non c’è nulla da festeggiare: nel 2026, ad appena tre settimane dall’inizio dell’anno, sono state uccise già tre donne”.
“Per sensibilizzare, per cambiare veramente le cose, per fare cultura, non è possibile che le associazioni e le realtà che si occupano del tema siano costrette a fare indagini indipendenti. Il Ministero deve colmare questa enorme lacuna: c’è una legge, la 53 del 2022, che deve essere applicata, perché è davvero grave consegnare report in cui mancano età, ripartizione geografica, denunce pregresse, nazionalità e molto altro. Lo dobbiamo alla memoria di chi è già morta per mano di un uomo, senza limitarci a frasi fine a se stesse nelle giornate di commemorazione” conclude Gribaudo.
«Le notizie e i sopralluoghi dei sindaci confermano una situazione che non può essere affrontata con i soli strumenti ordinari: evacuazioni precauzionali, esondazioni, strade interrotte, mareggiate eccezionali e danni diffusi lungo i versanti più esposti dell’isola. Per questo chiedo al Governo di attivare immediatamente la procedura per la deliberazione dello stato di emergenza di rilievo nazionale e lo stanziamento delle prime risorse per gli interventi urgenti». Lo dichiara Silvio Lai, deputato e segretario regionale del Partito Democratico della Sardegna, dopo le ore più difficili del passaggio del ciclone “Harry”.
«La protezione civile in Sardegna, con i sindaci delle aree coinvolte, ha gestito in maniera esemplare l’emergenza che non è ancora conclusa. In queste ore – prosegue Lai – si registrano centinaia di evacuati in diversi comuni e una pressione straordinaria sui sistemi di soccorso e protezione civile. La cronaca parla di oltre 150 interventi dei vigili del fuoco in poche ore e di condizioni meteo-marine con mareggiate estreme lungo le coste esposte, con conseguenze su abitazioni, attività economiche, viabilità, opere di difesa costiera e servizi essenziali».
«Chiedo alla Presidenza del Consiglio e al Dipartimento nazionale della Protezione civile di avviare senza ritardi l’istruttoria prevista dal Codice della Protezione civile per la dichiarazione dello stato di emergenza per la Sardegna e per le altre regioni colpite e l’attivazione delle misure straordinarie, a partire dagli interventi di somma urgenza e dai primi ristori».
“Dalle audizioni di oggi in commissione Forteto è emerso che l’unione dei comuni Valdarno e Valdisieve ha rispettato pienamente le procedure per quanto riguarda il pagamento della retta di Fiesoli della residenza sanitaria a Padova. L’anticipo del pagamento è infatti una procedura standard applicata a tutti gli anziani e pazienti, come dimostrato in audizione il Comune ha quindi proceduto all’anticipo dell’erogazione che é stata successivamente pienamente rimborsata dall’avvocato tutore di Fiesoli, senza quindi alcun dispendio di fondi pubblici. Come ricordato in audizione non è possibile fare eccezioni discriminatorie in base al paziente o anziano, applicando le stesse procedure a tutti i residenti. Dai documenti e dalle audizioni il quadro che emerge è una assoluta correttezza dell’operato dell’unione dei Comuni. Ogni altra affermazione è semplicemente un attacco strumentale che cerca di far passare la correttezza del rispetto di una procedura come un qualche favore occulto, mentre l’unione dei Comuni ha perfettamente chiarito la correttezza del suo operato in tutti i suoi passaggi”. Cosí in una nota congiunta il deputato Christian Di Sanzo e il senatore Dario Parrini del Partito Democratico componenti della commissione d’inchiesta sul Forteto.
“I dati Oxfam certificano una realtà inaccettabile: in Italia salari e lavoro dipendente sostengono quasi metà del gettito fiscale, mentre i profitti, che pesano di più sul Pil, contribuiscono in modo nettamente inferiore. È il paradosso per cui oggi paga più un’infermiera di chi ha un grande patrimonio”. Lo dichiara Ilenia Malavasi, capogruppo Pd in commissione Affari sociali, commentando il nuovo rapporto Oxfam sulle disuguaglianze.
“Il fatto che i salari rappresentino il 38% del Pil – sottolinea l’esponente dem - ma garantiscano il 49% delle entrate fiscali e contributive, mentre i profitti, pari al 50% del Pil, si fermino al 17%, dimostra che il sistema fiscale italiano continua a penalizzare il lavoro e a premiare le rendite, ampliando sempre di più la forbice delle disuguaglianze. La scelta del governo Meloni di intervenire sull’Irpef in modo marginale, destinando più della metà delle risorse all’8% dei redditi più alti, va esattamente nella stessa direzione: meno equità, meno trasparenza, più povertà, più fragilità sociale. L’aumento della ricchezza dei miliardari italiani, cresciuta nel 2025 di oltre 54 miliardi di euro, 150 milioni al giorno, mentre oltre 5,7 milioni di persone vivono in povertà assoluta, condizione di disagio che colpisce sempre più famiglie che lavorano, è intollerabile”.
“Non c’è alcuna lotta alle disuguaglianze – conclude Malavasi - se si continua a considerare tabù misure come una tassazione equa, mentre si ricorre a nuovi condoni e rottamazioni che minano la fedeltà fiscale e colpiscono chi le tasse le paga sempre fino all’ultimo euro. Come Partito Democratico continueremo a chiedere un fisco più giusto, che alleggerisca il peso su salari e pensioni e combatta seriamente l’evasione. Senza equità fiscale non c’è coesione sociale, né tutela della salute e del benessere delle persone più fragili”.
“Con l’approvazione definitiva al Senato della legge sulla rottamazione dei veicoli fuori uso sottoposti a fermo amministrativo, già votata alla Camera lo scorso marzo, mettiamo fine a un’assurdità burocratica che per anni ha condannato le nostre città e le nostre periferie aprendo la strada alla rimozione di quelli che sono purtroppo dei veri e propri monumenti al degrado”. Lo dichiara il deputato PD e vicepresidente in Commissione Trasporti, Andrea Casu, primo firmatario della proposta di legge del Partito Democratico sul tema.
“I numeri – spiega Casu – descrivono un’urgenza nazionale: ad aprile 2025 i veicoli sotto fermo erano quasi 4 milioni, con picchi drammatici a Napoli (512mila), Roma (234mila) e Milano (173mila). Parliamo di oltre 231mila mezzi fermi da più di 20 anni e decine di migliaia di modelli Euro 0, con motori a benzina privi di catalizzatore. È irrealistico pensare che auto ferme da decenni possano ancora soddisfare un credito erariale; rappresentano solo un peso ambientale e un costo per la collettività. Adesso finalmente una volta attestata dai Comuni e dagli enti proprietari della strada il potere di attestare l’inutilizzabilità dei mezzi, potremo rimuovere i vincoli e procedere alla demolizione in tempi rapidi”.
“Questa legge – prosegue il deputato dem – frutto del lavoro comune in Commissione e del confronto con le analoghe iniziative portate avanti dagli altri gruppi di maggioranza e opposizione introduce anche la possibilità di interventi immediati per motivi di incolumità pubblica, di sicurezza pubblica o di sicurezza della circolazione stradale, di tutela ambientale e per esigenze di carattere militare, inasprendo le sanzioni in caso di violazione delle norme relative alla raccolta e alla gestione dei veicoli fuori uso destinati alla demolizione. È un traguardo raggiunto insieme, superando le differenze partitiche, perché di fronte a un’auto abbandonata dovrebbe esserci solo l’urgenza di intervenire per rimuoverla e restituire spazio pubblico alla collettività. Un primo passo concreto che unisce transizione ecologica e transizione sociale: liberare spazio pubblico significa restituire alle persone la libertà di camminare, parcheggiare e vivere meglio il proprio quartiere. Ora ci aspettiamo che il Governo sia coerente e garantisca ai Sindaci tutti gli strumenti e le risorse necessarie per andare avanti e raggiungere l’obiettivo di liberare le strade dalle auto abbandonate su tutto il territorio nazionale”.
“Il 2026 rischia di essere l’anno della scomparsa per molte imprese della moda, altro che i falsi proclami di Meloni e Urso sulla promozione del Made in Italy nel mondo. La Legge di Bilancio non prevede alcun sostegno al settore e il governo ha bocciato le proposte dell’opposizione, lasciando imprese e lavoratori soli di fronte a crisi, dazi e concorrenza internazionale con Cina e Usa sempre più agguerriti. Solo alcune norme su appalti e subappalti sono state corrette grazie all’iniziativa parlamentare del Pd, evitando di legalizzare lo sfruttamento del lavoro. Ma dell’annunciato tavolo di settore non è seguito nulla. Nel frattempo calano gli ordini, aumentano i costi e molte vertenze restano sospese. Export e innovazione restano bloccati da norme confuse volute dal governo e contestate dalle imprese. Serve un cambio di rotta concreto sulla moda”. Lo dichiarano Andrea Gnassi e Simona Bonafè (Pd) alla vigilia del tavolo convocato domani al Mimit sulla crisi Aeffe (Alberta Ferretti). “Chiediamo al ministro Urso – sottolineano a riguardo i dem – di mettere in campo tutte le misure necessarie per dare una prospettiva industriale all’azienda e salvaguardare i posti di lavoro, garantendo un vero tavolo con parti sociali, azienda e Regione Emilia-Romagna. Servono ammortizzatori sociali adeguati, ampliamento della cassa integrazione per i lavoratori delle imprese dei settori della moda e di quelli correlati come stabilito in Conferenza delle Regioni con Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, contributi a fondo perduto per le imprese che hanno subito un forte calo di fatturato, incentivi agli investimenti in ricerca, innovazione, transizione ecologica e digitale, oltre alla sospensione delle imposte e delle rate dei mutui per tutto il 2025”. “Il rilancio del settore non può passare solo da licenziamenti e tagli. Serve una strategia industriale seria, capace di tutelare il lavoro e rafforzare la competitività del Made in Italy. Agli slogan e alla propaganda devono finalmente sostituirsi scelte concrete.”
Ora si passi dalle parole ai fatti: subito i fondi per la banchina Metinvest e compensazioni per il rigassificatore.
“Il governo Meloni ha riconosciuto finalmente il nesso strategico tra la continuità produttiva della siderurgia nazionale e il pieno rilancio del polo di Piombino, a partire dal potenziamento infrastrutturale del porto e dalla realizzazione della nuova banchina funzionale all’acciaieria. È un passaggio incoraggiante, che ribadisce anche la necessità di finanziare opere di reindustrializzazione come compensazioni per l’impatto del rigassificatore su un’area già segnata da una crisi industriale complessa. Era stato proprio questo il primo atto presentato alla Camera e al Senato da tutti i parlamentari toscani del Partito Democratico. Tuttavia il governo non può più limitarsi agli annunci: Piombino ha bisogno di atti concreti, risorse certe e tempi definiti, non di enunciazioni di principio”. Lo dichiarano i deputati Pd Emiliano Fossi, Marco Simiani, Simona Bonafè, Laura Boldrini e Federico Gianassi in merito al loro ordine del giorno approvato durante l'esame del Decreto ex-Ilva.
“E’ adesso necessario - concludono i deputati Pd - vigilare con la massima attenzione sull’attuazione degli impegni assunti. Un ordine del giorno sostanzialmente analogo era già stato infatti approvato mesi fa, senza che a quelle parole siano seguiti stanziamenti, cantieri o decisioni operative. Il tempo delle promesse è finito: il governo deve dimostrare con i fatti di voler davvero sostenere Piombino, onorando l’accordo di programma, superando le criticità autorizzative e garantendo le risorse necessarie. Il territorio, i lavoratori e le imprese non possono più permettersi rinvii o vuoti impegni”.
“È sconcertante che esponenti della maggioranza plaudano oggi all'annullamento di una misura che già nel primo anno di applicazione ha ottenuto a Bologna un risultato oggettivo e incontestabile: l’azzeramento dei pedoni morti, insieme al dimezzamento del numero totale di vittime e alla forte diminuzione degli scontri stradali”, afferma Andrea Casu, vicepresidente della Commissione Trasporti della Camera e deputato PD. “Invece che commentare strumentalmente a fini politici le sentenze del TAR, chi ha responsabilità nelle istituzioni oggi dovrebbe interrogarsi su quali sono gli attuali limiti normativi e come garantire ai Comuni che vogliono mettere la sicurezza stradale al primo posto gli strumenti d’azione più adeguati: basta pensare ai voti da conquistare, dobbiamo occuparci delle vite che dobbiamo proteggere”.
“Discutiamo dell’ennesimo decreto-legge sull’ex Ilva, il quarto del solo 2025, che ancora una volta non può essere separato da ciò che accade fuori da quest’Aula”. Così Alberto Pandolfo, capogruppo Pd in commissione Attività produttive, annunciando il no del Partito Democratico al decreto sulla continuità operativa degli stabilimenti.
L’esponente dem ha ricordato la morte del lavoratore Claudio Salamida, di 47 anni, avvenuta pochi giorni fa nello stabilimento di Taranto. “Una tragedia che impone rispetto, responsabilità e verità. Alla famiglia va il nostro cordoglio, ai lavoratori e alle lavoratrici il nostro sostegno, così come alle organizzazioni sindacali che hanno scioperato”.
“La sicurezza sul lavoro – ha proseguito il deputato Pd - non è una variabile negoziabile, soprattutto in uno stabilimento che da anni vive in condizioni di precarietà produttiva, manutentiva e gestionale. I nostri emendamenti presentati per rafforzare la sicurezza degli impianti, la manutenzione e un vero piano di emergenza, sono stati tutti respinti dal governo e dalla maggioranza. In tre anni di gestione Meloni non è stata costruita alcuna strategia industriale credibile. La produzione è ai minimi storici, l’azienda perde milioni di euro al giorno, migliaia di lavoratori sono sospesi tra lavoro e cassa integrazione e l’indotto è allo stremo”.
“Questo decreto – ha concluso Pandolfo - non apre una prospettiva e non disegna un futuro: stanzia risorse pubbliche e proroga misure temporanee senza un piano industriale, senza una strategia di decarbonizzazione, senza garanzie occupazionali e senza risposte sul futuro ambientale e sanitario dei territori. Si rinvia ancora, si prende tempo. Ma il tempo per l’ex Ilva è finito da anni”. Per queste ragioni il voto del Partito Democratico è contrario, dalla parte dei lavoratori, delle comunità locali e di un futuro industriale che non può essere affidato all’improvvisazione”.
"L'Italia non intende avere un ruolo da protagonista nel processo di pace tra il governo turco e il PKK. E' quello che emerge dalla risposta che la sottosegretaria Tripodi ha dato oggi alla mia interrogazione in Commissione Esteri. Insieme alla collega Ghirra (Avs), avevamo chiesto cosa intendesse fare il governo italiano dopo la decisione di Abdullah Ocalan di sciogliere il PKK e rinunciare alla lotta armata: uno spiraglio di pace in un mondo che va letteralmente a fuoco, che bisognerebbe cogliere perché l’iter vada a buon fine contribuendo alla stabilizzazione dell'intera regione.
Ma l'Italia non sembra particolarmente interessata a essere parte attiva in questo processo, si limiterà ad avere un ruolo in seno all'Ue, se e quando questa avrà un coinvolgimento.
Tutto ciò mentre nella vicina Siria, dopo il cessate il fuoco firmato la settimana scorsa tra i curdi che controllano il Rojava nella zona nord est, e il governo di Al Sharaa, si stanno registrando scontri armati soprattutto attorno alle prigioni e ai campi di detenzione finora sotto il controllo delle forze curde, in cui si trovano migliaia di miliziani dell'Isis e membri delle loro famiglie. Secondo alcune fonti, questi scontri potrebbero causare la fuga di massa dei detenuti, con conseguenze drammatiche. Un cessate il fuoco molto fragile che conferma come la regione abbia bisogno di essere stabilizzata riconoscendo il diritto del popolo curdo alla pace e all'autonomia.
Per questo l'Italia non dovrebbe sottrarsi dal sostenere direttamente il processo di pace in Turchia, né evitare di promuovere un attivo ruolo europeo". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Cosa pensa la maggioranza di destra che sta governando il Paese della sospensione della ratifica dell’accordo sui dazi tra l’Unione Europea e Stati Uniti in risposta alle scelte del presidente Donald Trump? Il ministro Tajani è favorevole come il Ppe ha annunciato di fare al Parlamento europeo? O la linea è quella di Fdi che lo ritiene un errore? Non è serio liquidare quanto sta accadendo con un problema di comprensione, come ha fatto Meloni, fingendo di non capire che Trump rappresenta una minaccia. Servivano parole chiare che non sono arrivate: ‘la Groenlandia non si tocca’, e di fronte a quanto sta accadendo non basta limitarsi a dire che non si condivide. Abbiamo trasformato la politica estera dell'Italia in una attesa di capire quello che dice Trump. Il governo italiano invece di mediare obbedisce, la sua accondiscendenza ha portato a dazi che sono un danno. Ma c’è un fatto nuovo: c’è un pezzo di Europa che per la prima volta vuole reagire e le forze politiche hanno il dovere di dire da che parte stanno. L’Italia invece di stare in prima linea invita a chinare il capo e questo è il contrario del patriottismo, è vassallaggio contro i nostri interessi nazionali”.
Così il deputato dem, Peppe Provenzano, responsabile Esteri del Pd, intervenendo in Aula per chiedere che Giorgia Meloni svolga comunicazioni alla Camera e al Senato prima del Consiglio straordinario Ue di giovedì.
“Ci uniamo al cordoglio per la scomparsa di Valentino Garavani, un grande protagonista della storia culturale e imprenditoriale del nostro Paese. Valentino è stato un simbolo della creatività, dello stile e dell'eleganza che l'Italia sa esprimere quando, come in Valentino, sa unire talento, passione e visione. Uno stilista ambasciatore dell'Italia nel mondo, che ha saputo tenere insieme l'artigianalità, fatta di attenzione minuziosa al dettaglio, con l'innovazione e lo spirito internazionale dell'alta moda, interpretando sempre il cambio della società con uno sguardo attento”. Così Simona Bonafè, vicepresidente dei deputati PD, intervenendo in Aula per il ricordo di Valentino Garavani.
“Valentino ha vestito l'idea di un'Italia capace d'ispirare e far sognare. Dietro a suoi abiti c'era una cultura profonda del lavoro e una dedizione totale alle sue opere. La sua eredità è preziosa: anche attraverso la moda si può parlare al mondo e rappresentare un'identità collettiva”, conclude Bonafè.
“Dopo la firma in Paraguay tra la Commissione europea e i quattro Paesi del Mercosur, il Parlamento europeo e i trentuno Parlamenti nazionali sono chiamati a un grande atto di responsabilità e lungimiranza, in coerenza con quanto già approvato dal Consiglio europeo e dall’omologo organismo del Mercosur”. Lo afferma Fabio Porta, deputato del Partito Democratico, sottolineando che “sarebbe grave oltre che miope se nei prossimi giorni e nelle prossime settimane le assemblee legislative ponessero ulteriori freni, approvando mozioni dilatorie o esigendo nuove condizioni da un accordo che, dopo venticinque anni di trattative, ha prodotto un documento finale che prevede clausole di reciprocità e tutele che ampliano in maniera significativa l’attuale quadro di garanzie, tanto per i consumatori quanto per i produttori”.
“L’Italia – conclude Porta – Paese maggiormente beneficiario dell’accordo e con il maggior numero di prodotti tipici tutelati, ben 57, deve essere in prima fila nel condurre a termine questa ultima tappa del processo. Le posizioni di quei partiti che, all’indomani di questa firma storica, prendono le distanze per interessi localistici, inseguendo peraltro plateali fake news, non solo minano la credibilità dell’Italia e dell’Europa, ma contrastano direttamente con gli interessi nazionali e con il rafforzamento di un’area politica ed economica strategica, fondamentale per un nuovo equilibrio mondiale all’insegna della democrazia e del multilateralismo”.