“Le dichiarazioni del presidente della Commissione Cultura della Camera, Federico Mollicone, secondo cui è molto probabile che il padiglione russo alla Biennale non aprirà, confermano purtroppo la gestione caotica del sistema culturale italiano e l’assenza di una linea chiara da parte del Governo. Siamo all’asilo Mariuccia”. Lo dichiara in una nota Irene Manzi, capogruppo del Pd in Commissione Cultura alla Camera.
“Ieri avevamo chiesto al ministro Giuli di chiarire quale fosse l’orientamento del Governo su questa vicenda. Prendiamo atto che a rispondere è stato invece Mollicone: evidentemente c’è stata una sostituzione di ruoli di cui non eravamo stati informati”.
“Il ministro Giuli continua a non indicare una seria politica culturale per il Paese, mentre Mollicone sembra più impegnato a ritagliarsi un protagonismo personale che a garantire il necessario rispetto delle istituzioni culturali. In questo quadro, anche l’atteggiamento della presidente del Consiglio Giorgia Meloni appare segnato da un’evidente ostilità verso tutto ciò che riguarda il mondo della cultura”.
“Questo caos mette seriamente in difficoltà e rischia di compromettere la credibilità di un’istituzione nobile e prestigiosa come la Biennale di Venezia, che appare a tutti gli effetti commissariata da FdI. Il partito della presidente del Consiglio sta mettendo in scena una guerra di potere tutta interna alla maggioranza, combattuta a colpi di dichiarazioni e manovre per occupare poltrone e ridefinire equilibri. È evidente che le parole di Mollicone finiscono per delegittimare il presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco. Servirebbero invece serietà, rispetto e una visione culturale all’altezza del Paese”.
"Il colpo di mano del Governo Meloni, che con il decreto Infrastrutture ha prorogato il rigassificatore di Piombino senza alcuna concertazione con il territorio e senza alcuna compensazione per famiglie ed imprese, è uno schiaffo alla città e la palese delegittimazione del sindaco e coordinatore locale di Fdi Francesco Ferrari": è quanto dichiara una nota congiunta di Emiliano Fossi Segretario Pd Toscana, di Simone De Rosas Segretario Pd Val di Cornia Elba Piombino, di Fabio Cento Segretario Pd Uc Piombino, dei deputati Pd Laura Boldrini e Marco Simiani, e di Alessandro Franchi consigliere regionale Dem della Toscana.
"Il fallimento del primo cittadino è ormai definitivo: non solo il governo lo ha umiliato calpestando ogni sua richiesta sullo spostamento del rigassificatore ma ha addirittura penalizzato la popolazione non mantenendo le promesse sui benefici per la città. A questo punto delle due l’una: o Francesco Ferrari era consapevole di tutto e ha scientemente preso in giro i suoi cittadini oppure, usando un po’ di coraggio, dovrebbe trarre inevitabili conclusioni politiche e istituzionali, per salvaguardare la sua
“L’impennata dei prezzi dei carburanti, con il diesel oltre la soglia dei 2 euro, è una tassa insostenibile su famiglie e imprese che il Governo Meloni osserva con colpevole inerzia. Mentre l’amico della Premier, Donald Trump, rivendica con cinismo che gli Stati Uniti non hanno problemi con il rialzo del greggio essendo i primi produttori mondiali, l’Italia – che produttrice non è – subisce un salasso quotidiano nel silenzio di Palazzo Chigi. È paradossale che la vicinanza politica tanto sbandierata con Washington non si traduca in alcuna tutela per il nostro sistema economico, lasciando che le scelte dell'amministrazione americana colpiscano direttamente le tasche degli italiani. Ogni giorno di ritardo nell’intervenire è un colpo inferto al potere d’acquisto e alla tenuta produttiva del Paese.”
“Non è più il tempo dei proclami o della propaganda: la Presidente Meloni passi finalmente dalle parole ai fatti. La segretaria Elly Schlein ha indicato una strada chiara: utilizzare subito l’extragettito IVA per finanziare il taglio delle accise mobili. È inaccettabile che lo Stato continui a incassare miliardi dai rincari che impoveriscono i cittadini invece di restituire ossigeno all'economia. Chiediamo un intervento immediato per attivare il meccanismo di riduzione fiscale alla pompa; la propaganda non abbassa i prezzi, le scelte politiche sì. Meloni smetta di scappare dalle proprie responsabilità e risponda concretamente ai danni che le politiche dei suoi alleati internazionali stanno provocando all'Italia.”
Così Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione Affari europei della Camera.
“Per questo referendum costituzionale la destra è pronta a tutto. L’ultimo episodio è di quelli che non si possono ignorare.
A Napoli, nella Biblioteca di Castel Capuano, decine di studenti sono stati convocati per quello che sulla carta era un “evento formativo sul referendum: posizioni giuridiche”. In realtà era un comizio a favore del Sì: ad essere invitati erano il sottosegretario alla Giustizia Ostellari, il senatore leghista Cantalamessa, l’ex parlamentare leghista Urraro e il magistrato ed ex parlamentare di An Bobbio. Ospiti, caso vuole, tutti dalla stessa parte.
Per fortuna i ragazzi hanno capito e hanno abbandonato la sala come dimostrano i video in rete.
Ma l’episodio è gravissimo. Per questo abbiamo appena rivolto una interrogazione parlamentare al ministro Valditara. Proprio a lui che poche ore fa chiedeva pubblicamente che nei dibattiti scolastici sul referendum fosse sempre garantito il contraddittorio. Evidentemente quella regola vale per tutti — tranne che per i suoi amici di governo” così i deputati democratici Marco Sarracino e Irene Manzi.
Subalterno a Trump e spaccato su Russia e UE
“È ridicolo il Ministro Foti che si esercita ad attaccare le opposizioni mentre nel governo regna la più totale confusione e si naviga a vista in politica estera. È un governo imbarazzato e imbarazzante rispetto a Trump, da cui la Premier Meloni non riesce a prendere le distanze neppure quando viola il diritto internazionale, avvia guerre illegali o vuole annettere la Groenlandia. È un governo diviso sul sostegno all'Ucraina e sul rapporto con la Russia, considerando le posizioni filoputiniane di Salvini. È un governo spaccato sull'Europa, sulla difesa comune, sugli Eurobond, sull'eliminazione del diritto di veto. Prima di impartire lezioni agli altri, Foti farebbe bene a guardare in casa propria, ai suoi compagni di sventura, dove le posizioni sono tutt’altro che coerenti. Per non parlare delle tensioni interne che stanno provocando un immobilismo totale sulle risposte da dare all'aumento dei costi economici che colpiscono famiglie e imprese. In un momento così drammatico, questa è la responsabilità che invoca il governo, attaccare e fare polemiche strumentali contro le opposizioni? L'esecutivo provi a recuperare dignità, postura e credibilità nelle sedi internazionali ed europee, se vuole difendere davvero la nostra sicurezza e i nostri interessi in questa fase storica così difficile e delicata”. Lo dichiara il deputato, capogruppo del Partito Democratico in commissione politiche dell’Unione europea, Piero De Luca.
“La destra, con un emendamento al Decreto Pnrr, prova a portare a cinque anni il termine per il lavoro interinale. Per fortuna l’emendamento è stato dichiarato inammissibile, ma resta il dato politico: Giorgia Meloni e la sua maggioranza vogliono che il lavoro sia sempre più precario”.
Così i deputati democratici Marco Sarracino, della segreteria nazionale del Pd, e Arturo Scotto, capogruppo in commissione Lavoro.
“Sono passati quasi quindici giorni dall'attacco sferrato dal capo del Board of Peace, Donald Trump all'Iran e, ancora oggi, il governo Meloni ancora non è in grado di dirci cosa vuole fare per le drammatiche conseguenze economiche che si stanno abbattendo sui salari, sulle spese, sui consumi e sul costo dell'energia per i cittadini italiani. Il nostro Paese merita molto di più dell'inerzia e incapacità del governo Meloni”. Lo dichiara in una nota il deputato e vice capogruppo PD, Toni Ricciardi.
“Dopo le anticipazioni de La Stampa il comunicato con cui l’associazione Vincenzo Gioberti rivendica di aver “accolto” la proposta di organizzare una serie di 4 lezioni con quello che loro stessi definiscono il “cuore di tenebra della Silicon Valley” conferma la presenza in Italia di Peter Thiel ma non chiarisce nessuno degli inquietanti aspetti di questa vicenda su cui abbiamo da tempo interrogato il Governo. Non spiega da chi è arrivato questo invito, dove sarà organizzato, chi lo pagherà e chi saranno i partecipanti. Chiarisce solo che sarà vietato alla stampa e che nessuno potrà rivolgere domande agli organizzatori prima del giorno dopo la fine della visita. Sappiamo dagli stessi canali social che l’associazione Gioberti in passato ha organizzato iniziative insieme all’Europarlamentare Vannacci e alla Vice segretaria della Lega Sardone e ha già avviato una serie di rapporti internazionali, visto che ha partecipato addirittura a eventi nel parlamento britannico.
A questo punto, Giorgia Meloni non può continuare a fare finta di non vedere, deve rispondere subito per chiarire se sono previsti anche incontri di Thiel con lei o altri rappresentanti del Governo”. Così il deputato democratico Andrea Casu.
Regione chiarisca su dimissioni della commissaria Asp annunciate da Fdi
“Ormai sulla sanità siciliana siamo al surreale. Oggi un deputato nazionale di Fratelli d’Italia comunica, a mezzo stampa, le dimissioni della commissaria straordinaria dell’asp di Siracusa. Non l’assessorato, non il governo della Regione, ma un deputato. Ora pretendiamo di sapere se l’assessorato abbia mai ricevuto una comunicazione di dimissioni da parte della commissaria straordinaria, quando l’abbia ricevuta e soprattutto perché non abbia comunicato correttamente questo fatto lasciando, sostanzialmente, gestire all’onorevole Cannata una questione pubblica con modalità da fatto privato.
La triste verità è che la sanità in Sicilia è completamente allo sbando, con un governo regionale che oramai non controlla più nulla, con le aziende sanitarie terra di conquista e scorribanda piegate agli interessi particolari di questo o quel deputato che si erge a satrapo.
Al centrodestra della salute dei siciliani pare non interessare, dell’efficenza del sistema ancor meno. Tutti gli interessi sono per le poltrone, gli affari spesso illeciti e il potere.
Uno scenario desolante, mentre Schifani non dice una sola parola e continua a fingere di governare una situazione oramai ed evidentemente non più gestibile. Se ne vada, lo faccia per la Sicilia e porti via con se le scorie di una stagione di vergogne e miserie”. Lo dichiarano in una nota congiunta i parlamentari del PD Anthony Barbagallo e Antonio Nicita.
"Voglio manifestare tutta la mia solidarietà ai nostri miltari della base di Erbil, colpita da un drone iraniano. Il loro impegno in zone di conflitto, per garantire percorsi di Pace e di dialogo, è motivo di orgoglio per tutta la comunità nazionale e merita il massimo sostegno. Con il Capogruppo del PD Graziano abbiamo chiesto che il Ministro Crosetto riferisca su quanto sta accadendo alla Commissione Difesa della Camera dei Deputati. È importante che il Parlamento, in questi giorni così difficili, svolga a pieno titolo il suo ruolo istituzionale, anche a sostegno delle nostre forze armate impegnate all' estero". Così Andrea De Maria, deputato PD della Commissione Difesa della Camera
"Spiace per l’agitazione di Rizzetto e Mazzetti, ma i fatti parlano chiaro. E stanno a zero. Gli esponenti della destra parlano sulla stampa e organizzano di tanto in tanto qualche passerella ministeriale in città, ma sono sempre stati assenti quando Prato, il distretto, le famiglie chiedevano risposte concrete. Parlano di giustizia e il Tribunale è senza un euro. Parlano di sicurezza e non ci sono nuove forze dell'ordine. Strumentalizzano le alluvioni e famiglie e imprese aspettano ancora rimborsi e ristori. Sulla città di Prato abbiamo presentato oltre 50 atti parlamentari. La destra, nel frattempo, è rimasta spaccata. Il punto vero è un altro: la maggioranza ha sistematicamente bocciato le nostre richieste di intervento - sostegni alla filiera produttiva, aiuti alle imprese e alle famiglie colpite dalle alluvioni. Su interrogazioni precise sullo stato di violenza, illegalità e sfruttamento che colpisce il territorio, molti ministri non hanno ancora risposto, così come sui ritardi ferroviari. Sul caro energia hanno prodotto un DL bollette completamente inefficace per le aziende pratesi, mentre i costi continuano ad aumentare. Più che attaccare l'opposizione, Rizzetto, Mazzetti e la destra, al potere da oltre tre anni, dovrebbero chiedere conto al loro governo delle risposte che mancano. Noi continueremo a portare in Parlamento i problemi della città e a pretendere soluzioni concrete”. Lo dichiarano Marco Furfaro, deputato e membro della segreteria nazionale PD, e Christian Di Sanzo, deputato e coordinatore reggente del PD Prato.
“Grazie alla destra di governo ora si indebolisce la tutela dei lupi, rimuovendoli per legge dalla lista delle specie “particolarmente protette”.
Non solo si mette a rischio una specie che aiuta a mantenere il contenimento dei cinghiali, ma, aprendo alla caccia al lupo in modo spregiudicato, si rischia addirittura di aumentare le predazioni dei greggi piuttosto che diminuirle, come dimostrato da studi scientifici.
Passa insomma un provvedimento puramente ideologico,
che antepone la pancia che cerca un nemico, all’approccio scientifico che trova soluzioni.
Il Pd ha votato contro, in linea con il voto alla Camera e con la posizione più volte ribadita al Parlamento europeo.
Declassare i lupi non è la soluzione per gli allevatori, malgrado possa apparire quella più immediata.
Noi continueremo ad opporci in tutte le sedi competenti, proponendo soluzioni concrete, come fatto con la nostra proposta sugli ibridi di lupo”. Lo dichiarano in una nota congiunta Annalisa Corrado, europarlamentare e responsabile Ambiente del Pd e le deputate del PD alla Camera, Patrizia Prestipino ed Eleonora Evi.
«Desta forte preoccupazione quanto previsto nello schema di decreto legislativo di recepimento delle direttive europee (UE) 2024/1500 e 2024/1499, trasmesso alle Camere come atto del Governo n. 382, che prevede l’abrogazione del Capo IV del decreto legislativo 198 del 2006 e, di fatto, la soppressione della figura delle Consigliere e dei Consiglieri di parità». Lo dichiara Gian Antonio Girelli, deputato del Partito Democratico.
«Le Consigliere di parità rappresentano da quasi vent’anni un presidio concreto contro le discriminazioni nel lavoro e per la promozione dell’uguaglianza tra donne e uomini. Operano nei territori, assistono le lavoratrici e i lavoratori che subiscono discriminazioni e promuovono azioni positive nelle realtà produttive».
«Meritano quindi grande attenzione le osservazioni trasmesse alle istituzioni dalle Consigliere di parità regionali e territoriali della Lombardia, che segnalano come l’attuale formulazione del decreto rischi di indebolire il sistema di tutela esistente, proprio mentre l’Unione europea chiede agli Stati membri di rafforzare gli organismi per la parità».
«La previsione di un unico “Organismo per la Parità”, con la mera facoltà di istituire sezioni territoriali, potrebbe determinare la perdita di quel presidio capillare che in questi anni ha consentito di intercettare e affrontare concretamente i fenomeni discriminatori nel mondo del lavoro».
«Il recepimento delle direttive europee dovrebbe rappresentare un’occasione per migliorare il sistema delle tutele e rafforzare gli strumenti esistenti. Per questo è importante evitare soluzioni che possano tradursi in un arretramento del livello di protezione contro le discriminazioni, principio che la stessa normativa europea richiama con chiarezza».
«Mi auguro – conclude Girelli – che nel confronto parlamentare si possa rivedere questa impostazione, valorizzando il lavoro svolto dalle Consigliere di parità e garantendo una presenza effettiva e capillare sul territorio degli strumenti di tutela».
Venendo in Parlamento dodici giorni dopo lo scoppio della guerra e imponendo una discussione che comprendesse anche il Consiglio europeo, Meloni si è rifiutata di dare dignità alla discussione su quello che sta accadendo. La sua pseudo apertura si è scontrato con la realtà dei fatti e cioè che lei non è in grado di promuovere un’iniziativa diplomatica dell’Italia per chiedere il cessate il fuoco che insieme a un coordinamento maggiore con l’Unione Europea è la condizione chiesta dalle opposizioni. Non può farlo perchè si rifiuta di ammettere che questa guerra nasce da una violazione del diritto internazionale e che assistiamo ad una subalternità del governo italiano rispetto a Trump che rischia di precipitarci in un conflitto illegale e insensato.
Lo ha detto Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati, partecipando a L’Aria che tira su La7.
Ferma anche la riforma della rete di distribuzione.
“Ci siamo accorti tutti, andando a fare rifornimento, di quanto siano aumentati i prezzi dei carburanti e di quanto rischino di crescere ancora nei prossimi giorni. Il punto è che il governo avrebbe tutti gli strumenti per intervenire subito, ma non lo fa. Il governo può agire immediatamente adottando la proposta lanciata da Elly Schlein di utilizzare le accise mobili, uno strumento previsto dal nostro ordinamento dal 2008. Nel 2023 il governo ha modificato il meccanismo rendendolo più complicato, ma può comunque attivarlo da subito. È questa la richiesta che rivolgiamo all’esecutivo”. Lo dichiara Vinicio Peluffo, deputato del Partito Democratico e vicepresidente della commissione Attività produttive della Camera.
“Giorgia Meloni - aggiunge l’esponente dem - ha costruito un’intera campagna elettorale proprio sul tema delle accise, criticando i governi precedenti perché non intervenivano. Faceva video promettendo che una volta al governo le avrebbe abbassate. Oggi però non fa assolutamente nulla. Anzi, con la legge di bilancio dello scorso anno, il governo ha deciso di riallineare le accise, che di fatto significa aumentare il gettito. Lo stesso esecutivo stima che nel 2026 arriveranno oltre 500 milioni di euro in più dalle accise sui carburanti. Un tesoretto che si potrebbe utilizzare per abbassare il costo dei carburanti per cittadini e imprese, invece di lasciare famiglie e lavoratori soli di fronte all’aumento dei prezzi”.
“Il governo - conclude Peluffo - si era inoltre impegnato ad avviare una riforma della rete di distribuzione dei carburanti, che potrebbe produrre maggiore efficienza e trasparenza nel settore con effetti positivi anche sui prezzi. Ma quel testo oggi giace malinconicamente nel cassetto della scrivania del ministro Urso. Servono scelte concrete per intervenire sui prezzi e rendere più efficiente il sistema. Il governo invece continua a rinviare, mentre cittadini e imprese pagano carburanti sempre più cari”.