Stamane insieme alle 40 barche della Global Sumud Flotilla è partita la Karma di Arci. A bordo ci sono tra gli altri gli esponenti del PD Arturo Scotto, Annalisa Corrado e Paolo Romano.
"E' con grande emozione che lasciamo la costa Sud della Sicilia e ci dirigiamo a Gaza. Vogliamo portare a termine questa importante missione umanitaria. Sarà una esperienza impegnativa ma siamo sicuri di andare fino in fondo: questa tragedia deve finire e va aperto subito il corridoio umanitario", affermano i rappresentanti del PD.
Berruto presenta interrogazione parlamentare, ‘gravi ripercussioni per lavoratori e famiglie’
“Biella, Piacenza, Agrigento, Vicenza, Livorno, Prato e altre 30 sedi territoriali di “Sport e Salute” stanno chiudendo, coinvolgendo 42 famiglie di lavoratrici e lavoratori che oggi non hanno idea del loro futuro. Sta succedendo così, senza alcun preavviso, di imperio, anche nei confronti dei sindacati, disattendendo quanto affermato dal Presidente Mezzaroma e dal direttore generale Nepi il 7 maggio 2024 in “commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie” riguardo ai presidi sportivi sul territorio.
Ho depositato oggi un’interrogazione al Governo affinché questo piano di chiusure venga sospeso e si valutino gli impatti (sportivi e sulla vita di quei lavoratori) con il rispetto e l’attenzione che meritano” così il responsabile nazionale sport del Pd, Mauro Berruto.
“Nessuna minaccia, nessun insulto, nessuna intimidazione. Le parole del ministro Tajani rappresentano una ricostruzione falsa e infondata, che non corrisponde a quanto avvenuto oggi in Aula. I deputati del Pd hanno semplicemente, seppur vivacemente, richiamato il ministro alla prassi parlamentare che impone un comportamento istituzionale ai rappresentanti del governo, ai quali non è consentito applaudire, esultare o assumere atteggiamenti provocatori dai banchi dell’esecutivo. La capogruppo del PD è intervenuta più volte per sollecitare la Presidenza della Camera a ristabilire l’ordine, stigmatizzando comportamenti non consoni da parte del governo. Non vi è stata alcuna intimidazione o minaccia verbale nei confronti del ministro degli Esteri, ma soltanto la difesa delle regole - anche non scritte ma dettate dalla prassi e dal buonsenso - che garantiscono il corretto svolgimento dei lavori parlamentari. Riteniamo pertanto indispensabile che la presidente del Consiglio Meloni venga alla Camera a riferire con comunicazioni formali, su cui l’Aula possa esprimersi. È una questione di chiarezza istituzionale: il Parlamento non può restare all’oscuro della linea che l’esecutivo sta seguendo sul piano internazionale ed europeo, né del mandato affidato alla nostra diplomazia. Come già rappresentato al presidente Fontana, se non vi saranno risposte già dalla prossima settimana, il gruppo del Partito Democratico continuerà a esercitare con determinazione la propria funzione critica e parlamentare, finché non sarà garantito il pieno rispetto delle prerogative dell’Aula. Non siamo disponibili a riprendere i lavori in assenza di comunicazioni del governo che portino a un impegno concreto, e quindi a un voto dell’Aula, sulla posizione avrà sulle sanzioni proposte dall’ Europa e sulle decisioni conseguenti” così una nota del gruppo parlamentare del Pd della Camera.
“Da anni i siciliani vivono una crisi idrica conclamata che mette in ginocchio famiglie, agricoltura e imprese. A fronte di centinaia di milioni di euro stanziati dalla Regione per i dissalatori mobili di Porto Empedocle, Gela e Trapani, ci ritroviamo con un solo impianto parzialmente funzionante, costi energetici insostenibili e tonnellate di acqua che si disperdono in reti colabrodo che perdono oltre il 50% del volume distribuito. Un vero spreco di risorse pubbliche”. Così la deputata Pd Giovanna Iacono che ha presentato un’interrogazione a risposta scritta al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e dell’Ambiente per fare chiarezza sulla gestione disastrosa dell’emergenza idrica in Sicilia.
“È inaccettabile - continua l'esponente dem - che il governo regionale continui a esultare per risultati inesistenti, mentre la realtà è sotto gli occhi di tutti: i dissalatori si sono rivelati un flop, gli invasi rimangono non collaudati o incompleti, e nessun piano strutturale viene portato avanti per garantire ai cittadini un servizio essenziale. Le misure emergenziali non possono sostituire politiche lungimiranti di gestione delle risorse idriche, soprattutto se alimentate da costi enormi e da scelte ambientalmente insostenibili. Chiedo quindi quando sono stati effettivamente messi in funzione i dissalatori, quale sia la loro produzione reale, quanto è stato speso finora per acquisto, gestione e attivazione, e quale sia il costo effettivo al litro d’acqua distribuito”. “I siciliani meritano la verità: basta con le promesse e gli annunci trionfalistici, serve un piano serio e concreto per affrontare una delle emergenze più gravi e strutturali della nostra terra”, conclude Iacono.
“Bene le iniziative del sindaco di Rimini, Jamil Sadegholvaad, e del presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele De Pascale. Non si può più accettare il silenzio o la negazione di fronte alla tragedia di Gaza. È inaccettabile per la coscienza democratica ignorare i civili vittime di questa guerra”. Lo dichiara Andrea Gnassi, deputato Pd ed ex sindaco di Rimini.
“Occorre passare dalle parole ai fatti – prosegue l’esponente dem – con un’azione civile e istituzionale, in Italia e in Europa, per fermare le violenze e difendere i diritti umani. Il Parlamento deve discutere e decidere iniziative concrete. Vergognosa la fuga dalle responsabilità del governo sulla mozione delle sanzioni: servono coerenza e coraggio. Vanno promosse indagini per crimini di guerra, come già fatto in Spagna, e interrotte tutte le partnership di fronte a questo sterminio: da quelle militari a quelle tecnologiche ed economiche. In questo senso se il governo non fa nulla è bene promuovere dal basso in tutti i Comuni e Regioni, azioni e fatti anche attraverso le infrastrutture territoriali. L’azione del porto di Ravenna che ha bloccato container di armi dirette a Israele e bloccare la presenza di Israele e degli enti governativi alla Fiera TTG del turismo di Rimini aprono una nuova lotta dal basso contro le barbarie del governo Netanyahu. tutta l’Emilia-Romagna si oppone a intese che nei fatti rafforzano o supportano un governo che fa la guerra ”.
“Noi – conclude Gnassi - insieme agli atri gruppi di opposizione, abbiamo occupato l’Aula della Camera per chiedere al governo di riferire su Gaza: senza un voto in Aula non si va avanti! . È un atto di responsabilità e di coscienza di fronte a una tragedia che interpella la politica. Anche la nostra Regione, terra di libertà, continuerà a battersi per due popoli e due Stati, contro il terrorismo e contro un governo israeliano che prosegue con stragi e parole criminali. È fondamentale che le istituzioni italiane dicano con chiarezza no a nuovi accordi con chi cancella vite e territori. La politica estera non può essere regolata dall’indifferenza: servono valori e responsabilità”.
La bagarre in aula è la conseguenza della mancata risposta alla nostra richiesta che la Presidente del consiglio venga a riferire in aula circa la situazione insostenibile che sta accadendo a Gaza. Abbiamo appreso dai giornali che il vicepresidente Fitto in Commissione Europea non si è presentato e non ha votato le sanzioni contro Israele. Inoltre, abbiamo assistito ad un ulteriore scempio delle istituzioni, facendo passare una riforma costituzionale a colpi di maggioranza su un testo del governo e con una maggioranza ed un governo che si sono lasciati andare a urla di giubilo, applausi e abbracci. Francamente, le istituzioni meritano un altro tipo di rispetto e noi glielo abbiamo fatto notare. E lo abbiamo fatto notare nei modi in cui lo fa il partito democratico, ossia nel rispetto delle istituzioni”. Lo ha detto Debora Serracchiani Deputata Pd e responsabile Nazionale giustizia intervistata a Montecitorio a margine della seduta d’aula sulla riforma della separazione delle carriere.
"Gli Usa stanno mettendo in atto una vera e propria strategia persecutoria nei confronti di chi difende i diritti del popolo palestinese e il diritto internazionale e lo sta facendo con l'odioso strumento delle sanzioni". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
"E' successo al procuratore capo della Corte Penale internazionale, Karim Khan, e ad altri 8 giudici della stessa Corte che hanno emesso i mandati di cattura internazionale contro Benjamin Netanyahu e l'ex ministro Gallant - sottolinea Boldrini -. E' successo alla relatrice speciale Francesca Albanese, prima rappresentante dell'Onu a subire questo trattamento, punita per la collaborazione con la CPI e per avere denunciato, nei suoi rapporti, i crimini commessi da Israele e la complicità nel genocidio contro il popolo palestinese di grandi aziende anche statunitensi. Ed è successo con 4 Ong palestinesi colpevoli, per gli Usa, di avere collaborato con la Cpi". "In questo modo - denuncia la deputata dem - il presidente degli Usa Donald Trump mira a smantellare non solo la Corte penale internazionale ma l’intero sistema della giustizia internazionale che ha lo scopo di tutelare le vittime di crimini contro l’umanità, di guerra, e di genocidio".
"Su nessuno di questi provvedimenti il governo italiano ha espresso una posizione: l'inerzia è ormai la cifra politica di Meloni e dei suoi ministri quando si tratta di Palestina - prosegue -. Ma noi riteniamo che questo silenzio sia inaccettabile specialmente quando a subire le pesantissime conseguenze delle sanzioni c’è una cittadina italiana che viene lasciata sola a fronteggiare una situazione che non ha precedenti". Per questo, insieme alle colleghe Ouidad Bakkali, Sara Ferrari, Valentina Ghio e Rachele Scarpa e ai colleghi Mauro Berruto e Stefano Vaccari, abbiamo presentato una interrogazione per chiedere all'esecutivo che faccia pressione sugli Usa per revocare le sanzioni e sull'Ue perché adotti, come già è accaduto in altre occasioni, il "Regolamento di blocco" che rende inefficaci le sanzioni stesse fuori dagli Stati Uniti" conclude.
“La riforma costituzionale sulla separazione delle carriere sta avanzando in Parlamento con un metodo che esclude ogni confronto e si fonda solo sulla forza dei numeri della maggioranza. È un approccio sbagliato e pericoloso, perché invece di risolvere i veri problemi della giustizia, a partire da processi troppo lunghi e risorse insufficienti, lancia un attacco all’equilibrio tra i poteri dello Stato.
Quello che si sta costruendo non è un sistema giudiziario più efficiente, ma un impianto che riduce le garanzie dei cittadini e limita l’autonomia della magistratura. La Costituzione non può essere piegata a logiche di parte: il rispetto dell’indipendenza della giustizia è un presidio fondamentale della nostra democrazia. Per questo il Partito Democratico continuerà a opporsi con determinazione a una riforma che non modernizza il sistema, ma lo rende più fragile.”
Così Federico Gianassi, capogruppo Pd in commissione Giustizia della Camera.
Bene stop al Porto di Ravenna
“Esprimo il mio pieno sostegno e la mia gratitudine al Presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale, alla Presidente della Provincia di Ravenna Valentina Palli e al Sindaco di Ravenna Alessandro Barattoni per la presa di posizione chiara e coraggiosa contro il transito di armamenti destinati a Israele attraverso il porto di Ravenna. Avuta la conferma che siano in arrivo container con armi ed esplosivi da imbarcare dalle banchine del porto di Ravenna verso Israele la mobilitazione è stata immediata per chiederne il blocco. Il nostro porto non può e non deve diventare complice della fornitura di armi verso scenari di guerra e di violazioni sistematiche del diritto internazionale. Consentire che container di materiale bellico transitino da Ravenna significherebbe tradire la storia e i valori di una città che ha fatto della Resistenza, della pace e dell’accoglienza la propria identità.
Significa anche compiere una violazione della legge 185 e del principio costituzionale all’art.11 che impone il ripudio della guerra, significherebbe chei ministeri interessati e le dogane continuano ad operare come se nulla fosse. La legge è chiara si parla anche di transito e quelle armi verso Israele non possono passare. Ravenna non vuole essere complice di un genocidio, quello in corso a Gaza, nè di un piano feroce e barbaro di pulizia etnica, insostenibile sempre, ancora di più se vergognosi ministri come Smotrich parlano di “miniere d’oro” e affari immobiliari. Per questo sostengo con forza la richiesta avanzata alle autorità competenti e a Sapir di assumere ogni iniziativa utile per impedire il passaggio di armamenti, così come la proposta di inserire nel codice etico principi vincolanti di pace e rispetto dei diritti umani. Proprio in questi giorni in cui il Commissario Fitto diserta pavidamente il tavolo per decidere sulle sanzioni a Israele, oggi in cui chiediamo al governo che il Ministero della Difesa e le parti israeliane escano dal progetto Undersec e il Ministro Salvini risponde che non è affar suo, oggi che dall’Aula di Montecitorio abbiamo chiesto che Meloni venga a chiarire la posizione del governo italiana e capire se il nostro Paese voterà oppure no questo primo balbettante pacchetto di sanzioni a Israele, Ravenna incarna la postura che vorremmo vedere in tutte le Istituzioni italiane e a tutti i livelli.
In un momento dove il Governo italiano non assume alcuna posizione, vedere rappresentata la dignità e l’umanità dalle Istituzioni locali e regionali che rappresentano la Repubblica, nei lavoratori della portualità che hanno segnalato l’arrivo del carico mi inorgoglisce come ravennate e come parlamentare italiana”. Cosi la deputata democratica Ouidad Bakkali.
“Con il terzo passaggio alla Camera della riforma costituzionale sulla separazione delle carriere, prosegue l’iter di un intervento che consideriamo profondamente sbagliato e pericoloso per gli equilibri democratici del nostro Paese.
La maggioranza sta portando avanti a colpi di numeri una riforma costituzionale sulla separazione delle carriere che mina l’equilibrio tra poteri dello Stato e indebolisce le garanzie dei cittadini. È un attacco diretto all’indipendenza della magistratura e alla nostra democrazia.
Non ci piegheremo a questa logica autoritaria: il Partito Democratico continuerà a denunciare con forza una riforma scritta per limitare la libertà e ridurre i diritti. La destra vuole un Paese dove chi governa controlla anche la giustizia: non lo permetteremo.
Saranno i cittadini a decidere perché è in gioco il futuro della giustizia e delle libertà di tutti”. Lo dichiara Debora Serracchiani deputata Pd e responsabile nazionale Giustizia.
“Le decisioni della RAI di cancellare la rubrica RegionEuropa e di spostare in fasce di programmazione penalizzanti rubriche storiche come Mezzogiorno Italia e Mediterraneo rischiano di ridurre l'approfondita narrazione e la corretta rappresentazione del Sud e il rapporto tra le realtà locali e l’Unione Europea. È inaccettabile sacrificare trasmissioni che hanno consolidato in determinati orari di programmazione il proprio pubblico e la credibilità dell'offerta informativa, senza alcun confronto con le redazioni. Così facendo non si rispettano gli obblighi del Contratto di Servizio. La RAI deve rafforzare, non indebolire, il racconto dei territori, valorizzando la propria missione di informazione di servizio pubblico”.
Lo dichiarano i componenti PD della Commissione Parlamentare di Vigilanza sulla Rai, che hanno presentato un’interrogazione in Commissione all’Ad della Rai, Giampaolo Rossi.
Democratici non partecipano al voto su Bartolozzi: ‘grave strappo per bloccare regolare corso giudiziario’
“La maggioranza mostra un’ostinazione incomprensibile e pericolosa nel voler insabbiare e bloccare tutto, impedendo alla giustizia di fare il proprio corso. Un atteggiamento che non ha altre giustificazioni, se non quello di coprire responsabilità politiche sempre più evidenti. Per queste ragioni il Pd non ha partecipato al voto per stigmatizzare questa gravissimo strappo che dimostra un governo sotto ricatto” così Antonella Forattini, capogruppo Pd in Giunta per le Autorizzazioni alla Camera.
“Non solo - aggiunge Forattini - il governo ha gestito il caso in maniera irresponsabile e opaca, violando leggi e trattati internazionali e arrivando a liberare un criminale responsabile di omicidi e torture ma ora tenta persino di proteggere soggetti evidentemente in grado di esercitare pressioni sull’esecutivo. Con il voto di oggi il governo dimostra tutta la sua debolezza e ricattabilità: da un lato nei confronti della milizia libica, a cui ha dovuto cedere, dall’altro sul fronte interno verso i propri funzionari, che potrebbero avere in mano documenti capaci di smontare l’intera ricostruzione altalenante e omissiva fornita finora. E non è un caso che tutto questo avvenga nello stesso giorno in cui la Camera approva la riforma sulla separazione delle carriere, che nei fatti mira a subordinare la magistratura al potere politico, stabilendo quali reati perseguire e quali no. Proprio come stanno tentando di fare oggi in Giunta. Siamo di fronte a un attacco frontale ai principi basilari della Repubblica e della nostra democrazia”, conclude Forattini.
Il governo, rispondendo alla nostra interrogazione in commissione Ambiente sui progetti di raccolta delle bottiglie di plastica monouso finanziati con il PNRR e il raggiungimento degli obiettivi europei, ha fatto il gioco delle tre carte mischiando dati e percentuali per creare volutamente confusione. Noi avevamo chiesto di conoscere i dati aggiornati relativi alla raccolta di bottiglie di plastica attraverso gli ecocompattatori, ed il relativo contributo ai tassi complessivi di raccolta per conseguire gli obiettivi UE, ma il governo ci ha risposto solo con la percentuale di materiali riciclabili raccolti in tali ecocompattatori, nel tentativo di magnificare dei risultati invece deludenti. Inoltre, gioca con le interpretazioni delle norme europee, citando deroghe, che tuttavia dalla lettura del Regolamento europeo sugli imballaggi sarebbero solo temporanee e non esentano dal conseguimento dell'obiettivo finale del 90%, di fatto facendoci solo perdere tempo. Questo atteggiamento di chiusura è molto pericoloso perché il sistema di deposito cauzionale (DRS) è al momento l’unica strategia efficace per raggiungere l’obiettivo europeo vincolante di raccolta del 90% di bottiglie di plastica e lattine al 2029. Il fatto che ben 17 paesi europei lo abbiano già implementato e diversi altri hanno già annunciato la sua introduzione è eloquente. L'Italia rischia di perdere leadership nell’economia circolare e rimanere indietro con numerose conseguenze: spesa pubblica per la plastic tax, costi che gravano sui comuni per gestire il littering, gas serra da incenerimento delle plastiche e relativi costi riversati sulla collettività. Come Partito democratico abbiamo lavorato ad una proposta di legge a prima firma Roggiani per chiedere di introdurre quanto prima un sistema di deposito cauzionale in Italia.
Così i deputati del Pd Evi, Simiani, Curti, Ferrari e Roggiani.
La memoria difensiva depositata conferma tutta la gravità con cui il governo ha gestito il caso Almasri. Non solo continui cambi di versione e una gestione opaca, ma soprattutto il fatto più grave: in Parlamento il governo ha mentito” così il democratico Marco Lacarra componente della giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera, al termine della seduta in cui il relatore Federico Gianassi ha illustrato i contenuti della memoria depositata dal governo.
“In Aula - prosegue Lacarra - il governo ha detto che si stavano valutando presunti vizi formali e che il ministro Nordio stava verificando la legittimità degli atti della Cpi, e addirittura che la scarcerazione era stata una scelta della magistratura, come ha poi sostenuto la presidente del Consiglio Meloni assecondando la bugia sui social. Dalla memoria emerge invece con chiarezza che già tra il 19 e il 21 gennaio si era deciso, a livello politico, di non procedere all’arresto né alla consegna alla Corte penale internazionale, scegliendo di rimpatriare il criminale Almasri in Libia per altre motivazioni mai dichiarate in parlamento. Un vero e proprio ‘patto di non intervento’, dettato da considerazioni politiche legate a rapporti economici e alla sicurezza degli interessi italiani in Libia, che sono state nascoste alla Camera e al Senato. È un fatto gravissimo: i ministri hanno tradito il giuramento pronunciato all’atto di nomina, venendo meno al dovere di verità e trasparenza nei confronti delle istituzioni e del Paese”, conclude Lacarra.
“La maggioranza continua a procedere per strappi istituzionali. Oggi abbiamo assistito a un attacco frontale, dai toni violenti, rivolto al Tribunale dei ministri, accusato dalla maggioranza di aver agito al di fuori della legge. Le richieste di atti alla Procura e al Tribunale dei ministri relative alla vicenda Bartolozzi sarebbero, peraltro, del tutto irrituali e anomale nel corso di indagini ancora coperte da segreto istruttorio. Un’iniziativa che svela chiaramente le intenzioni del governo: regalare uno scudo giudiziario alla Bartolozzi” così la capogruppo democratica in Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera, Antonella Forattini al termine di una seduta che viene definita “particolarmente accesa”.
“In questo quadro - sottolinea Forattini - la maggioranza sta tentando di difendere la capo di gabinetto del ministro Nordio, nonostante il Tribunale dei ministri si sia espresso in senso opposto. È il mondo al contrario: si pretende che la giustizia assecondi le esigenze della politica.
Un’anticipazione preoccupante di ciò che stanno progettando con la riforma delle carriere.”