“Devo dare una brutta notizia a Galeazzo Bignami: lo sport nell’antica Grecia non ha mai fermato la guerra, né sospeso nessuna attività bellica, Guerra del Peloponneso compresa. La tregua olimpica era una cosa diversa, un “lasciapassare” che permetteva a spettatori e atleti di giungere a Olimpia incolumi. E gli atleti, a Olimpia, rappresentavano la propria “polis”, radice stessa della parola “politica”. Per cui siamo alla solita doppia morale: dopo l’aggressione della Russia all’Ucraina, giustamente, CIO, FIFA, UEFA presero la - lo ripeto - giusta decisione del ban sportivo in 4 giorni e la squadra ciclistica Gazprom ne subì le conseguenze. La Israel Premier Tech è una squadra nata esplicitamente con il compito di rappresentare il suo Paese e se ne deve dunque assumere ogni responsabilità. Benissimo ha fatto il Comune di Bologna e l’assessora Roberta Li Calzi, che peraltro è una sportiva vera, a chiedere l’esclusione della Israel Premier Tech dal Giro dell’Emilia, così come non si può più tacere, lo ripeto per l’ennesima volta, rispetto alla partita che vedrà la nostra nazionale di calcio affrontare Israele il 14 ottobre a Udine. Basta silenzi” dichiara il deputato democratico, responsabile nazionale sport del Pd, Mauro Berruto.
"La straordinaria partecipazione alle manifestazioni per Gaza rappresenta un'espressione di partecipazione democratica di grande valore. Le azioni violente che hanno messo in atto frange estremiste, che vanno certamente condannate senza ambiguità, non offuscato il significato di quelle grandi manifestazioni. Oggi dobbiamo chiedere sicurezza per i militanti della Global Flotilla, lo faremo domani in Aula alla Camera quando interverrà il Ministro Crosetto. Nella mia città, Bologna, credo si debbano ringraziare le forze dell'ordine per come hanno garantito libertà di manifestazione ed evitato degenerazioni violente, come ha giustamente ricordato il Questore. Che esponenti di Fratelli d'Italia appaiano infastiditi perché l' ordine pubblico è stato gestito con equilibrio e intelligenza è davvero inaccettabile".
Così Andrea De Maria, deputato PD
“Il cosiddetto decreto ‘salva-obiettivi giustizia’ è in realtà un decreto ‘toppa’ che, come sempre accade, è anche peggio del buco. Non contiene soluzioni, ma accresce i problemi. Il governo lo presenta come uno strumento per rispettare i target Pnrr, ma è solo una toppa composta da misure emergenziali e frammentarie: altro che giustizia come secondo pilastro del Pnrr. Mi riferisco, ad esempio, all’impiego straordinario di magistrati onorari e da remoto, ai poteri straordinari ai capi uffici, al tirocinio accelerato dei neo-magistrati, alle proroghe di organi e figure ausiliarie, alle modifiche su consulenze, uffici di sorveglianza e legge Pinto. Queste criticità ormai acclarate evidenziano una situazione molto grave. Ecco alcuni numeri per comprendere la drammaticità della situazione: mancano all’appello 1.800 magistrati togati (il 17% della pianta organica), le carenze di personale amministrativo e tecnico sfiorano il 40%, i processi civili durano in media 1.900 giorni (ben lontani dall’obiettivo Ue dei 1.500 entro il 2026), con sopravvenienze in continuo aumento (+12%)”.
Così la responsabile Giustizia del Pd, Debora Serracchiani, intervenendo in Aula per annunciare il voto contrario del Gruppo sul Dl Giustizia.
“Il Pd - ha aggiunto - in commissione ha sottolineato in particolare il nodo dei 12mila lavoratori precari Pnrr (ufficio per il processo, data entry, tecnici), essenziali per smaltimento arretrati e digitalizzazione, ma privi di prospettive di stabilizzazione (solo 3mila avranno continuità oltre il 2026). L’Anm ha anche avvertito del rischio di paralisi senza il loro apporto. Questo decreto non prevede risorse aggiuntive, assunzioni né stabilizzazioni, ma solo deroghe e proroghe. Si sacrificano qualità ed equità della giustizia per ‘fare numeri’ verso Bruxelles. Il nostro giudizio è quindi molto critico e negativo. Chiediamo - ha concluso - assunzioni, stabilizzazione dei precari, investimenti in digitalizzazione e una riforma organica del sistema”.
“La realizzazione del nuovo collettore nel territorio comunale di Pace del Mela (Messina), verso l’impianto di depurazione di Giammoro, rappresenta un passo decisivo per la tutela ambientale, sanitaria ed economica di un’area troppo a lungo penalizzata dalla mancanza di infrastrutture adeguate”: è quanto dichiara la deputata Pd Maria Stefania Marino dopo aver depositato un’interrogazione ai Ministri dell’Ambiente e della Sicurezza energetica e delle Infrastrutture e dei Trasporti per chiedere chiarimenti e garanzie sullo stato di avanzamento delle opere.
“Parliamo di un intervento da 2,9 milioni di euro che non solo contribuisce a ridurre il rischio di nuove sanzioni comunitarie, a seguito della procedura di infrazione aperta contro l’Italia, ma soprattutto restituisce ai cittadini la prospettiva di un territorio più sano, più sicuro e più competitivo. È fondamentale, però, che il governo assicuri la massima attenzione: i lavori devono rispettare tempi certi e occorre garantire un pieno coinvolgimento degli enti locali e delle comunità interessate. Nell’interrogazione chiediamo inoltre la programmazione di ulteriori interventi di adeguamento del sistema fognario e depurativo nella provincia di Messina e nell’intera area tirrenica della Sicilia, perché soltanto una gestione integrata e sostenibile delle risorse idriche può garantire sviluppo e qualità della vita nei nostri territori”: conclude.
“Il ministro Foti continua con il gioco delle tre carte sul Pnrr e a pochi mesi dalla scadenza, a causa dei gravi ritardi accertati, il governo rischia il più grande fallimento politico della storia del Paese. Uno strumento unico di quasi 200 miliardi per il rilancio dell'Italia, ottenuto grazie allo straordinario lavoro politico del Pd, dei governi precedenti e da figure eccezionali come il compianto David Sassoli, viene dilapidato dal governo Meloni”. Lo dichiara Piero De Luca, deputato e capogruppo Pd in Commissione Affari esteri, in replica al ministro Tommaso Foti durante il Question time alla Camera.
“Il governo – continua il parlamentare dem – doveva attuare e non smontare il Pnrr con cinque revisioni che si sono confermate inadeguate. Il risultato finale è impietoso con una spesa totale pari al 40% di quello che andrebbe fatto e 110 miliardi che vanno ancora spesi. La spesa in sanità è ad un terzo, con 6 milioni di italiani sono costretti a rinunciare alle cure. E sono già saltati posti per asili nido, case ed ospedali di comunità, infrastrutture strategiche”. “Non c'è nessun successo come dichiara Foti e alle prossime elezioni, a partire dalle regionali, il governo dovrà rispondere del perché ha bruciato investimenti fondamentali per le famiglie e le imprese”, conclude De Luca.
“Il governo ha cambiato la natura del Pnrr cancellando tutta l'idea sociale con la quale era nato. Ritardi infiniti e tagli indiscriminati stanno bloccando il Piano e chi ne paga le conseguenze è soprattutto il Sud del Paese. Se l'esecutivo avesse un briciolo di dignità dovrebbe provare a tener fede allo scopo originale del Pnrr e realizzare concretamente le opere che ha annunciato e poi cancellato”. Così il deputato Pd Nico Stumpo intervenendo durante il Question time al ministro Tommaso Foti sullo stato dell'opera e il completamento del Pnrr.
“Se oggi discutiamo di Pnrr – sottolinea l'esponente dem - è perché il governo Meloni ha ereditato 194 miliardi dai governi precedenti al fine di investire sul sistema Paese. Anche in questo caso il ministro Foti ha perso l'occasione di dire che il merito è di 'quelli di prima' perché non ha il coraggio di dire le cose per come stanno”. “Il ministro racconta i 'dati' dimenticando che la maggior parte dei fondi del Pnrr, 106/7 miliardi pari a più del 60%, forse sono solo programmati o poco più. E l'Italia galleggia per l'incapacità del governo Meloni”, conclude Stumpo.
Oggi in Commissione Lavoro alla Camera il Governo ha risposto alla mia interrogazione sul caso Cerence, multinazionale statunitense tra i principali fornitori mondiali di assistenti virtuali e soluzioni di intelligenza artificiale per veicoli a guida autonoma, che collabora con le maggiori case automobilistiche e ha avviato il licenziamento di 53 lavoratori a Torino, trasferendo altrove le attività di ricerca e sviluppo. Ho sottolineato che un tavolo di crisi non può limitarsi a gestire l’emergenza o a garantire ammortizzatori sociali. È indispensabile affrontare le cause profonde che spingono una grande azienda a non investire nel nostro Paese. Certezza delle regole, peso della burocrazia, tempi delle decisioni, capacità di attrarre e trattenere competenze. La vera politica industriale si misura qui, nella capacità di creare condizioni perché le imprese non solo arrivino, ma restino e crescano, salvaguardando lavoro, competenze e sviluppo.
Così Mauro Laus, deputato Pd componente della commissione Lavoro della Camera.
“La risposta del Governo sul caso L.P.E. di Baranzate è grave e inaccettabile. Non solo si minimizza la crisi che mette a rischio 134 lavoratori e un presidio strategico del settore semiconduttori, ma si ammette di fatto di non aver vigilato sulle prescrizioni imposte con il golden power al momento della cessione ad ASM.
Così si mette a repentaglio non solo un sito produttivo, ma la stessa capacità del Paese di difendere competenze e sovranità industriale in un settore cruciale per l’Europa. Chiediamo al Governo di assumersi le proprie responsabilità, di convocare subito un tavolo nazionale sui semiconduttori e passare dalle parole ai fatti” – dichiarano i deputati democratici Vinicio Peluffo, Alberto Pandolfo e Silvia Roggiani, componenti della Commissione Attività produttive della Camera, replicando al sottosegretario del Mimit Bitonci che oggi ha risposto a una loro interrogazione sul tema.
“Nel corso della stessa seduta – proseguono – il Governo ha anche risposto alla nostra interrogazione sulla STMicroelectronics, che chiedeva garanzie a seguito della grande mobilitazione dei lavoratori, senza però fornire alcuna certezza sul piano industriale sullo sviluppo dello stabilimento di Agrate Brianza che, infatti, non è ancora stato presentato.
Entrambe le risposte – concludono – confermano l’assenza di una strategia sui semiconduttori, un aspetto centrale per il futuro industriale del nostro Paese.”
"Quello che è accaduto questa notte al largo di Creta è gravissimo. Va bene che il ministro Crosetto abbia mandato la fregata in soccorso della Global Sumud Flotilla, ma non è sufficiente. Bisogna prevenire gli attacchi. Garantire la sicurezza della Flotilla significa evitare che i droni colpiscano e neutralizzarli. Questo Crosetto non lo ha detto. Domani, in aula, il ministro ci spieghi quali sono le regole di ingaggio della fregata". Lo ha dichiarato Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo, al presidio organizzato davanti a Montecitorio a sostegno della Global Sumud Flotilla.
“La Corte dei Conti ha bocciato la delibera CIPESS sul Ponte sullo Stretto con cinque pagine di rilievi tecnici e procedurali. Un fatto che conferma le criticità già emerse sulla sostenibilità economica, sul rispetto delle norme europee e sulle valutazioni ambientali.
Non si tratta di un passaggio formale, ma di una sonora bocciatura che mette in discussione l’impianto stesso del progetto. Salvini e il Governo devono smetterla con gli annunci propagandistici e spiegare al Paese cosa sta realmente accadendo.
Presenteremo diverse interrogazioni parlamentari perché il Parlamento deve essere informato punto per punto, con la massima chiarezza e trasparenza. È in gioco la credibilità delle istituzioni e l’uso corretto delle risorse pubbliche” così una nota del capogruppo Pd e del vicepresidente della commissione trasporti della camera, Anthony Barbagallo e Andrea Casu.
"La direttiva anti-Slapp ormai ha vari mesi di vita ed è in scadenza a maggio del prossimo anno. Presenteremo un apposito emendamento per chiederne l'inserimento nella legge di delegazione europea 2025 perché altrimenti il rischio che l'Italia arrivi in ritardo con il recepimento della direttiva è reale.
Non c’è da attendere. La direttiva è chiara; prevede degli strumenti molto puntuali che non sono volti a impedire la possibilità di esercitare il proprio diritto di vedere tutelata la dignità e onorabilità delle persone che ritengono di aver subito una lesione, ma è volta ad evitare azioni strumentali per ostacolare, intimidire o limitare indebitamente l'esercizio della libertà di stampa. Il fatto che il Governo abbia deciso di non inserire nel testo originario questa direttiva per noi non è un elemento di serenità. Rircordiamo che questo governo ha il record di mancate conferenze stampa da parte del Consiglio dei Ministri. Il rapporto con la stampa di questo governo non sembra essere dei più lineari e dei più aperti. Se a questo aggiungiamo il fatto che la direttiva non sia stata inserita nel testo, il tutto è un elemento di grande preoccupazione. È un tema che va affrontato con grande serietà e senso di responsabilità da parte di tutte le forze politiche, ma deve restare fermo il punto che la direttiva europea va recepita subito, anche per evitare di incorrere in procedure d'infrazione.
Chiediamo dunque al governo e alla maggioranza l'apertura di un confronto anche alla luce dei dati che sono stati forniti che non possono non preoccupare tutte le forze politiche e l'opinione pubblica del nostro Paese. Alla luce di tutto questo auspichiamo che si possa aprire un varco e recepire subito la direttiva anti-Slapp nell'ordinamento del nostro Paese". Lo ha detto Piero De Luca, della presidenza del gruppo Pd alla Camera e capogruppo Pd in commissione Affari europei di Montecitorio, nel corso del suo intervento in commissione in cui è stato audito l'ordine dei giornalisti.
“Dopo fenomeni di maltempo come quello che ha flagellato il Polesine nella serata e nella nottata tra il 23 e il 24 settembre, superata la fase emergenziale, per la quale dobbiamo ringraziare per l’immediato intervento i vigili del fuoco, la protezione civile e le forze dell’ordine, è necessario fare un passo in più, per cercare di capire se e come sia possibile fare prevenzione”.
Lo spiega Nadia Romeo, rodigina, deputata del Pd e componente capogruppo della commissione d’inchiesta sul rischio sismico e idrogeologico.
“E’ innegabile – prosegue Romeo – come si vada verso fenomeni meteo sempre più violenti, con enormi quantità di acqua scaricata in un lasso temporale ristretto, che mettono in crisi soprattutto i centri urbani. Un aspetto che è impossibile non legare coi temi della cementificazione e del consumo di suolo, che hanno interessato pesantemente la nostra Provincia, così come il Nordest in genere”.
Ed è su questo punto, allora, che si può lavorare sul fronte della prevenzione, quantomeno per mitigare le conseguenze di questi eventi estremi. “La pianificazione urbanistica – prosegue Romeo - le misure mitigative (in primis vasche di laminazione urbane), devono cambiare marcia da subito, altrimenti i fenomeni intensi, come quello di ieri, ormai sempre più frequenti, metteranno sempre più spesso in crisi soprattutto le aree urbane”.
“Chiaro – dice ancora la parlamentare dem – come i Comuni e gli enti locali in genere non possano essere lasciati soli di fronte a un compito del genere: è necessario reperire immediatamente risorse per questo scopo, in maniera da poterle mettere a disposizione subito. Questa deve essere una priorità chiara in primo luogo per il Governo, chiamato a una immediata inversione di tendenza, rispetto alla condotta attuale, che lo ha visto, tra l’altro, tagliare i finanziamenti ai Consorzi di Bonifica per la lotta alla subsidenza, scelta mai operata in precedenza da nessun esecutivo della storia Repubblicana del nostro paese”.
“Iaia è distratto o in malafede. Il riferimento al video social di Giorgia Meloni era presente sin dalla prima introduzione del relatore Gianassi, come emerge chiaramente dal resoconto della Giunta, e sempre dal resoconto né FdI né altri esponenti della maggioranza hanno sollevato obiezioni. Invece di inventare casi inesistenti e alzare volgari cagnare, Iaia spieghi perché il governo ha mentito al Parlamento e perché Meloni ha mentito agli italiani, attribuendo al tribunale e alla magistratura responsabilità che erano tutte politiche dei suoi ministri.” Così una nota del deputato democratico Claudio Stefanazzi.
Segue lo stralcio della relazione introduttiva del 10 settembre:
“(…) Pochi giorni dopo il rimpatrio di Almasri in Libia – e segnatamente il 28 gennaio 2025 – la Presidente del Consiglio Meloni ha annunciato pubblicamente di essere sottoposta a indagini con i Ministri Nordio e Piantedosi nonché col Sottosegretario Mantovano in relazione alla vicenda descritta. In particolare, la Presidente del Consiglio, nel difendere la scelta del Governo, ha affermato che l'espulsione dell'Almasri è avvenuta per ragioni di sicurezza nazionale, come conseguenza della scelta autonoma della magistratura di disporre la scarcerazione dell'esponente libico, per quanto dalla successiva istruttoria del Tribunale dei Ministri emerga, come sopra detto, la strategia condivisa dai membri del Governo nelle riunioni del 19.1 e 20.1 sul ‘mancato intervento’ del Ministero della Giustizia, condizione che ha determinato la liberazione dell'Almasri.”
Inaccettabili gli attacchi di Fratelli di Italia ai colleghi Gianassi e Dori. La Giunta è stata chiamata a esprimersi su una questione delicata che coinvolge vertici del governo e Gianassi ha messo a disposizione la sua professionalità e serietà per una relazione che entra nel merito senza pregiudizio. Gli unici mossi da pregiudizio sono i rappresentanti di quella destra che non perde occasione per attaccare la magistratura, a qualunque livello.
Le minacce non ci spaventano, ma anzi rafforzano le nostre intenzioni di fare chiarezza sulla vicenda Almasri, una delle pagine più buie e sconcertanti del Governo Meloni.
Così in una nota Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
“E’ compito dello Stato italiano e dell’Unione Europea difendere la Global Sumud Flotilla e tutto l’equipaggio. Le notizie di questa notte destano preoccupazione: polveri urticanti e bombe sonore hanno colpito le imbarcazioni che battono bandiera italiana. Quelle imbarcazioni trasportano medicinali e beni di prima necessità destinati a Gaza, è un’operazione umanitaria non un atto ostile. Siamo in pensiero per le sorti dei volontari, per i nostri colleghi di partito Arturo Scotto, Annalisa Corrado e Paolo Romano. È un fatto grave e inaccettabile che impone un intervento immediato del governo”. Lo dichiara la deputata Pd Michela Di Biase.