“Quanto denunciato da Mediterranea è davvero grave ed è l'ennesima dimostrazione che le forze libiche a cui è affidata la gestione dei flussi migratori agiscono contro ogni regola, nel disprezzo dei diritti umani e della dignità dei migranti. Sono loro a organizzare il traffico di esseri umani e a causare volontariamente dolore e morte. Ovviamente chiediamo al governo di fare chiarezza su quanto accaduto, ma non sarebbe sufficiente limitarsi a questo. Lo ripetiamo ancora una volta: il memorandum Italia Libia non va rinnovato. Bisogna interrompere il rapporto incestuoso tra il nostro paese, i nostri apparati e le milizie libiche. Come dimostra il caso Almasri questo rapporto attribuisce di fatto un potere a bande di criminali che tengono sotto ricatto il governo. Ed è semplicemente intollerabile”. Così il deputato democratico Matteo Orfini che chiede di fare chiarezza su quanto denunciato dall’ong Mediterranea.
“Il governo Meloni rimane in silenzio sul contesto mondiale sempre più grave e sul genocidio in diretta a Gaza ma, incredibilmente, la sua maggioranza in Senato decide di accelerare sul ddl Caccia, convocando addirittura le sedute notturne. È semplicemente vergognoso il tentativo di usare scorciatoie su una riforma profondamente divisiva, ignorando non solo il confronto democratico ma anche i dati e le analisi indispensabili per una discussione seria e responsabile. Sono queste le indecenti priorità di questa maggioranza?” Lo dichiarano le deputate Eleonora Evi e Patrizia Prestipino del Partito Democratico.
“Sul ddl Caccia – sottolineano le parlamentari - la maggioranza continua a forzare i tempi ignorando la necessità di una valutazione preliminare sull’attuazione della Legge 157/1992 e senza disporre della relazione governativa sull’efficacia e le criticità della normativa vigente”. “Chiediamo l’immediato stop dell’iter parlamentare del ddl almeno fino a quando il governo non presenterà la relazione. Non è accettabile discutere una riforma tanto delicata nel cuore della notte, nel silenzio e lontano dagli occhi dell’opinione pubblica”, concludono Evi e Prestipino.
"Siamo rimasti a parlare di giustizia per tutta la notte perché bisogna sbrigarsi. Non c'è una scadenza. C'è che i parlamentari di maggioranza oggi devono precipitarsi nelle Marche per andare ad applaudire Giorgia Meloni. L'agenda del Parlamento piegata agli impegni elettorali della premier: a questo siamo arrivati", ha esordito Laura Boldrini, deputata Pd, intervenendo in aula alle 2.20 sulla separazione delle carriere.
"Le urgenze, in realtà, ci sarebbero perché la giustizia affoga nei problemi. Ci sono 12mila persone assunte con i fondi PNRR, ma metà di loro andrà presto a casa. Ieri hanno scioperato in tutta Italia per chiedere la stabilizzazione. Una richiesta logica: al Ministero della Giustizia mancano 15mila unità e queste 12mila persone hanno smaltito 100mila procedimenti arretrati.
Ma la priorità di governo e maggioranza è la separazione delle carriere - ha sottolineato Boldrini -. Il sovraffollamento nelle carceri è arrivato al 140 per cento. Dall'inizio dell'anno al 20 agosto si sono suicidati 55 detenuti. Sono stati 91 lo scorso anno.
Ma la priorità di governo e maggioranza è la separazione delle carriere. Per una causa civile ci vogliono fino a sette anni e più della metà dei processi finisce in prescrizione.
Ma la priorità di governo e maggioranza è la separazione delle carriere".
"Una riforma costituzionale in cui il Parlamento è stato espropriato delle sue prerogative, con tutti i nostri emendamenti rifiutati, perfino quello che garantiva la parità di genere nei CSM - ha incalzato la deputata dem -. Al plurale, perché ce ne saranno, inspiegabilmente, due. Per di più selezionati con un sorteggio. Ma in democrazia si sceglie liberamente non si fanno sorteggi. Un vero sfregio alla magistratura".
"E per cosa? Per fermare un fenomeno, quello del passaggio da una carriera all'altra della magistratura, che riguarda meno dell'1 per cento dei magistrati. E per questo si cambia la Costituzione?
La verità è che la destra vuole minare l'indipendenza della magistratura perché è intollerante verso ogni forma di controllo dell'opera del governo - ha concluso -. Una brutta china, quella in cui stanno facendo scivolare la democrazia italiana. Ma ci sarà un referendum e saranno le italiane e gli italiani a bocciare, definitivamente, il loro progetto illiberale".
“A Gaza è stata un’altra botta da incubo. Si vanno a cercare donne e bambini casa per casa. Non c’è paese anche quelli più prudenti che non abbia sentito il dovere di condannare quanto sta accadendo. Ieri una commissione indipendente dell’Onu ha detto che siamo di fronte a un genocidio. Cosa aspetta Meloni a venire in Parlamento per avere pieno mandato ad agire subito? Siamo a un bivio della storia: non potremo raccontare alle prossime generazioni di aver dovuto attendere le mosse della Premier o di aver dovuto attendere che Salvini abbracciasse l’ambasciatore russo.
Leggiamo ancora di vostre esitazioni in Europa. Come è possibile? Dalla Germania alla Gran Bretagna fino alla Turchia, i governi parlano di un «terribile errore» e chiedono lo stop immediato. Mettetevi e metteteci nella condizione di agire. Lo abbiamo detto e lo ribadiamo: l’inazione non è più un’opzione, è complicità.
Meloni venga in aula per consentire al Parlamento di esercitare il proprio diritto al confronto”.
Lo ha detto in Aula Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati, rinnovando la richiesta di comunicazioni della Premier sui fatti in Medio Oriente.
“Il riferimento fatto oggi dal ministro Piantedosi al caso Cecilia Sala è del tutto fuoriluogo: parliamo infatti di una vicenda che nulla aveva a che vedere con la Corte penale internazionale e che non è in alcun modo paragonabile al caso del torturatore Almasri”. Lo dichiara la capogruppo democratica nella Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera, Antonella Forattini.
“Ancora una volta il ministro cerca di trovare giustificazioni al ricatto al quale il governo ha deciso di cedere. Cambiare continuamente le carte in tavola, rendere sempre più confusa e opaca la ricostruzione dei fatti e costruire una verità a posteriori e su misura per coprire un atto grave che ha fatto perdere credibilità al Paese. È grave e irrispettoso nei confronti del Parlamento che queste nuove versioni arrivino tramite interviste televisive e non nelle sedi istituzionali – come la Giunta per le autorizzazioni o l’Aula – dove invece avrebbe dovuto riferire la verità.
Non comprendiamo perché il ministro non abbia detto subito ciò che il governo ha poi inserito nelle memorie depositate. Continuare a modificare la narrazione li ha resi poco credibili e imbarazzanti. Il Parlamento merita chiarezza e rispetto: chiediamo che il governo si assuma fino in fondo le proprie responsabilità e dica una volta per tutte la verità sul caso Almasri”.
“Questa è una riforma della Magistratura, non della Giustizia, e non incide minimamente, su stessa ammissione del ministro Nordio, sui reali problemi che ogni giorno affliggono il nostro Paese: i tempi dei processi, la tutela dei cittadini, la mancanza di personale, l’inumana condizione delle carceri”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, durante il suo discorso alla Camera nella discussione sulla separazione delle carriere.
“Come dichiarato anche da esponenti del Governo, l’obiettivo finale della riforma sarà di portare i magistrati requirenti sotto il controllo dell’Esecutivo ed eliminare l’obbligatorietà dell’azione penale - ha proseguito la deputata dem - La separazione delle carriere creerà dei super-poliziotti investiti di grandi poteri e del tutto autoreferenziali. Non appena questo risulterà evidente, si agirà per ricondurli sotto l’Esecutivo”.
“Per concludere, questa riforma pone quindi le basi per un sistema nel quale il Governo decide quali reati vanno perseguiti e quali no, quali indagini sono consentite e quali no. Pone le basi per indebolire uno dei principi cardine della democrazia, la separazione dei poteri” ha concluso Gribaudo.
Seduta fiume alla Camera sulla riforma della separazione delle carriere. Nella notte a garantire la continuità del dibattito sono stati soltanto i deputati del Partito Democratico, che sono intervenuti in blocco, mentre questa mattina, dopo la pausa tecnica delle 7.30, i lavori si sono fermati per l’assenza del Governo in Aula: una dimostrazione della scarsa attenzione con cui la maggioranza tratta una riforma costituzionale che la sua stessa propaganda definisce “epocale”.
“Quella in corso è una forzatura gravissima, decisa dalla maggioranza e inspiegabilmente avallata dalla Presidenza della Camera – ha sottolineato la capogruppo del Pd, Chiara Braga, intervenendo in Aula – che ha piegato il calendario parlamentare all’agenda della propaganda dell’esecutivo”.
Il testo in discussione, hanno più volte ribadito i democratici, è identico a quello uscito dal Consiglio dei ministri: nessun ascolto, nessun confronto, nessuna modifica. “Una riforma costituzionale trattata come un decreto legge, con arroganza e chiusura totale, proprio su un tema che riguarda le garanzie fondamentali della nostra democrazia”.
Nel merito, per i democratici, la separazione delle carriere non affronta i veri problemi della giustizia – processi troppo lunghi, organici insufficienti, digitalizzazione inadeguata, carceri in condizioni drammatiche – e mina l’indipendenza della magistratura e, in particolare, dei pubblici ministeri, aprendo la strada al loro assoggettamento al potere politico e mettendo in discussione l’obbligatorietà dell’azione penale e la stessa legalità.
In mattinata interverrà in Aula la segretaria Elly Schlein per ribadire l’opposizione ferma del Partito Democratico a questo attacco alla Costituzione e alla credibilità della giustizia.
Il PD – hanno sottolineato le deputate e i deputati – continuerà a battersi per una giustizia più veloce, accessibile e giusta, davvero al servizio dei cittadini. “Stanno calpestando la Costituzione, fermiamoli con un no”.
“Le parole del sottosegretario Ostellari sono gravissime. Non contenti di aver varato un decreto Sicurezza punitivo e securitario, aggravando le pene detentive per le detenute madri, ora la destra vuole addirittura costruire un ordinamento giuridico fondato sulla sottrazione dei minori ai propri genitori. Un approccio che non ha nulla a che fare con la prevenzione, con l’inclusione sociale o con la tutela dei bambini, ma che alimenta soltanto una logica securitaria e repressiva, spesso piegata a facili slogan contro comunità già stigmatizzate. Ricordo al sottosegretario che già esistono leggi chiare e già oggi i minori, in determinate condizioni, possono essere allontanati dalle famiglie”. Lo dichiara la deputata Pd Michela Di Biase, componente della commissione Giustizia.
“Il protocollo ‘Liberi di scegliere’, nato per sottrarre i ragazzi all’influenza diretta delle famiglie mafiose, non può essere piegato a un utilizzo ideologico e discriminatorio. I minori – evidenzia - vanno accompagnati con strumenti educativi, sostegno scolastico, servizi sociali, e non trasformati in vittime di nuove marginalizzazioni per mano dello Stato. La proposta di Ostellari – conclude Di Biase - rappresenta una deriva che mina i principi di civiltà giuridica e che scarica sulle famiglie più fragili la responsabilità di politiche sociali inesistenti.”
"Migliaia di persone stanno scendendo nelle piazze di tutta Italia, inorridite da questa ennesima escalation del criminale piano di Netanyahu di distruggere e conquistare Gaza. Davanti alle immagini dei carri armati che entrano a Gaza city, delle bombe che cadono su quello che resta della città, di centinaia di migliaia di persone che tentano di mettersi in salvo andando verso sud ma senza avere un luogo sicuro, l'indignazione non può che colpire chiunque abbia un briciolo di umanità.
Non è più tempo di parole, di condanne di circostanza, di distinguo e precisazioni.
Abbiamo chiesto a Giorgia Meloni di venire in aula a dirci cosa intende fare per fermare Netanyahu, il suo progetto di conquista della Striscia e il genocidio in corso, come oggi lo ha definito anche la commissione indipendente dell'Onu presieduta da Navi Pillay.
L'Italia non vuole macchiarsi ulteriormente di complicità con tutto questo. Se la premier non sente l'urlo di disperazione del popolo palestinese, ascolti almeno l'Italia che scende in piazza pacificamente ma con determinazione, che sale sulla Flotilla, che da nord a sud chiede la fine dell'orrore". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Il 20 settembre il Partito Democratico sarà in piazza al Disability Pride. Perché senza pari dignità delle persone con disabilità non può esserci giustizia sociale”. Lo dichiara Marco Furfaro, capogruppo dem in commissione Affari Sociali della Camera e responsabile nazionale Welfare del Partito Democratico.
“Il governo Meloni - aggiunge l'esponente dem - taglia fondi: dal “Dopo di noi” ai centri estivi, e lascia milioni di persone e famiglie senza servizi. Noi portiamo proposte concrete: dall’istituzione dell’operatore per l’affettività e la sessualità al diritto di accesso ai luoghi pubblici con cani guida, dall’universal design alle norme per la partecipazione a eventi culturali e sportivi, fino al voto telematico per chi ha disabilità motorie o sensoriali”.
“È questa - conclude Furfaro - l’idea di Paese che vogliamo: inclusivo, giusto, rispettoso della dignità di tutti. Non bastano parole di circostanza: servono diritti, sostegno all’autodeterminazione e risorse vere”.
"L’aggressione al professor Rino Casella all’Università di Pisa, da parte di studenti pro Pal, è un atto grave ed ingiustificabile. Gli atenei devono essere luoghi di studio, di confronto e di dialogo pacifico e non piazze di linciaggio pubblico. Questi episodi non danno alcun contributo alla soluzione pacifica dei conflitti ma alimentano esclusivamente la spirale della violenza”. Così Simona Bonafè, vicepresidente vicaria dei deputati Pd, dopo il blitz pro-Pal all'ateneo toscano.
Le notizie che arrivano da Gaza sono ogni ora più drammatiche. La comunità internazionale guarda con angoscia e preoccupazione a quello che si configura come il colpo più duro a una popolazione stremata da bombardamenti, fame e violenze. Nessuno può voltarsi dall’altra parte. In primis i governi.
Per questo come capigruppo di opposizione chiediamo alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni di venire in Aula per comunicazioni ufficiali sulle iniziative che intende prendere. Abbiamo non solo il dovere morale, ma anche l'obbligo giuridico di fermare l’attacco alla Striscia. Servono azioni concrete, sanzioni durissime, la sospensione di ogni accordo.
Chiediamo di convocare l'ambasciatore israeliano per esprimere condanna formale, comunicare le nostre decisioni, tra cui il riconoscimento dello stato di Palestina. E che un attacco alla Flotilla verrà considerato un attacco all’Italia.
Con colpevole ritardo, l'Europa si è svegliata dall'immobilismo annunciando misure contro il governo israeliano. Il governo italiano non continui a opporsi. Oggi l'inazione non è più un'opzione, è complicità.
Così in una nota i capigruppo di opposizione alla Camera dei Deputati Chiara Braga (Pd), Riccardo Ricciardi (M5s), Luana Zanella (Avs), Matteo Richetti (Azione), Riccardo Magi (+ Europa).
“Esprimo tutta la mia solidarietà al professor Rino Casella dell’Ateneo di Pisa, vittima dell’aggressione di un gruppo di studenti pro Pal avvenuta questa mattina. La violenza è sempre la risposta sbagliata, la violenza va sempre condannata senza alcuna giustificazione. Indentificare e aggredire una persona, tacciarlo come ‘professore sionista’ è orribile, quanto stupido. In un giorno così drammatico per Gaza, invasa e ulteriormente distrutta dai tank israeliani, non è certo con la violenza in un Ateneo che si può sostenere la causa palestinese o qualsiasi causa”. Così Vinicio Peluffo, deputato e commissario del Pd di Pisa.
“Per fortuna Crosetto è ancora il ministro della Difesa e non della Guerra come negli Stati Uniti, e come tale ha espresso una valutazione”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, in diretta a Tagadà su La7.
“Il disaccordo con il ministro Salvini però è un problema politico enorme: quest’ultimo dovrebbe occuparsi delle proprie tematiche, come quella dei trasporti, anziché fare continuamente campagna elettorale su questioni che non gli competono - ha proseguito la deputata dem - Anche su un argomento così serio riesce a mettere in mezzo la questione migratoria quando non c’entra nulla. Salvini è il vicepremier di questo Governo, rappresenta la seconda forza politica della Maggioranza, eppure non pensa mai a risolvere un problema che gli competa”.
“Continuiamo a essere in balia di questa spaccatura tra chi ci governa. Non solo: servirebbe, come Paese e come Maggioranza, la decenza di rispettare le posizioni del ministro competente. Provo solo un grande imbarazzo” ha concluso Gribaudo.