"Una buona notizia: il 24 giugno ci sarà il secondo incontro tra sindacati e Governo sui temi delle pensioni e del lavoro. Il ministro Poletti ha mantenuto fede ai suoi impegni ed accolto l'appello ad accelerare il confronto. Se vogliamo che nella prossima legge di Stabilità siano individuate le soluzioni, il tempo stringe. Noi vorremmo che si arrivasse ad un accordo e vorremmo che si superasse la formula "discutiamo quanto si vuole, ma poi decide il Governo". Se sono superati i riti della vecchia concertazione, altrettanto arcaica è l'idea delle scelte unilaterali". Lo dichiara Cesare Damiano, Presidente della Commissione Lavoro.
"Chiediamo - prosegue - che il confronto venga avviato anche con il Parlamento al fine di arrivare a soluzioni condivise. Le questioni di fondo sono note: introdurre la flessibilità delle pensioni, con un anticipo di 4 anni pagato dall'INPS e risolvere il problema dei "precoci". Sul lato del lavoro ricondurre l'utilizzo di voucher al criterio della 'occasionalità' voluto da Marco Biagi. Questi temi, la cui soluzione orienta le scelte degli elettori, vanno risolti prima di entrare nel vortice del voto referendario di ottobre", conclude.
“Dunque non siamo i soli a restare sbalorditi davanti alle parole della Raggi. Oggi anche il Financial Time mette alla berlina le proposte a 5 stelle”. Lo dichiara Federico Gelli, deputato del Partito Democratico.
“È la conferma che se domenica, ovunque si voti, è un giorno speciale, a Roma lo è di più perché Roma parla al mondo, e il mondo la guarda. A governarla devono dunque andare persone capaci e competenti”, conclude.
“Con la trasmissione di Benigni su Rai Uno il servizio pubblico ha assolto nel modo migliore e più pieno la propria missione. Attaccare il comico toscano sulla base di un’intervista che niente ha a che fare con quella trasmissione è, oltre che arbitrario, un puro atto di malafede”. Lo dichiara Vinicio Peluffo, capogruppo Pd in Commissione Vigilanza Rai.
“Tra i compiti del servizio pubblico – spiega – è rendere consapevoli i cittadini dei loro diritti e della loro storia. La serata di Benigni era in questo senso esemplare. Ha spiegato ai telespettatori la Costituzione in modo semplice e allo stesso tempo profondo. Non c’era un modo migliore per festeggiare il 2 giugno”.
“Stabilire un collegamento tra la trasmissione e un’opinione espressa altrove da Benigni, del tutto legittima, e accusare di conseguenza lo stesso Benigni di occupare la Rai è un’assurdità. E’ una conclusione che nasconde, in fondo, una tesi preoccupante: non è che in tv a parlare di Costituzione, secondo qualcuno, può andarci solo chi, sul referendum, non la pensa come Benigni?”, conclude.
“Roberto Giachetti, solo per fare un esempio, ha coordinato tutta l’attività del comune di Roma in occasione del Giubileo del Duemila. Se Virginia Raggi pensa che questo non sia un lavoro è meglio che si ritiri subito prima di combinare troppi guai. D’altra parte fra le sue esperienze lavorative, di cui siamo venuti a conoscenza fra un’amnesia e l’altra, spiccano quelle con Previti e Panzironi. Cara Raggi, lascia perdere, queste accuse non funzionano”.
Così la deputata Dem Titti Di Salvo, Vicepresidente del Gruppo Pd.
“Ancora una brutta amnesia di Virginia Raggi. Sui fannulloni, è vero, dice una cosa corretta: per loro c’è una sanzione stabilita proprio dalla riforma voluta dalla ministra Madia”. Lo dichiara Alessia Morani, vice-presidente del gruppo Pd alla Camera.
“Quel che la Raggi, purtroppo, non dice – o non le hanno detto di dire - è che, come per molte delle cose buone fatte dal Pd in Parlamento, il Movimento 5 Stelle votò contro quella riforma. Forse, oggi lo staff sta facendo il ponte”, conclude.
“Leggiamo con Lorenza Bonaccorsi il contratto che lega la Raggi alla Casaleggio Associati: zero Roma, dipendenza totale”.
Così in un tweet il deputato Dem, Andrea Romano, che invita a collegarsi all’indirizzo:
Presto mia pdl su aree protette
“Si sta discutendo in questi giorni, dopo il commissariamento del Parco Colli, della nuova legge sulle aree protette, ed è opportuno mettere in chiaro le priorità e gli obiettivi della legge che verrà”. Lo dichiara Gessica Rostellato, deputata del Partito Democratico e componente della commissione Agricoltura alla Camera.
“Un tema molto importante – spiega - è quello della presenza dei cinghiali all’interno del Parco Colli. Quotidianamente, i nostri agricoltori subiscono danni dalla selvaggina che insiste sui loro prati e terreni coltivati e che si nutre con il frutto del lavoro degli stessi agricoltori. La convivenza con questa specie animale è divenuta ormai insostenibile. L'alto numero dei cinghiali non solo crea danni al mondo agricolo, ma è causa di squilibrio e di danno all'intero ecosistema collinare e prealpino. Che fare? A breve giungerà in commissione una nuova legge regionale per la tutela delle aree protette nel Veneto e quindi quale migliore occasione per affrontare questa situazione? Va studiata una strategia di contenimento del cinghiale stabilendo una più opportuna regolamentazione, che tenga conto, in primis, dei bisogni dei nostri agricoltori. Personalmente, sto lavorando a una proposta di legge, coinvolgendo anche le associazioni di categoria, proprio con l’intento di contenere la presenza dei cinghiali e quindi renderli compatibili anche con le esigenze dei cittadini in generale e degli agricoltori in particolare”.
“L’obiettivo finale è che il parco e le aree protette non devono essere vissute come un insieme di vincoli e lacci che rendono più difficile la vita dei cittadini, ma piuttosto come una opportunità, attraverso un rapporto con le istituzioni basato su una normativa che renda più facile risolvere i problemi”, conclude.
Una delegazione di deputati pugliesi del Pd si recherà sabato presso il nuovo hotspot di Taranto, l’area di prima accoglienza sanitaria e di identificazione per migranti realizzata nei pressi del porto cittadino. Alla visita parteciperanno Ludovico Vico, Michele Pelillo, Elisa Mariano, Gero Grassi e Salvatore Capone. “L’Italia sta rispettando tutti gli impegni presi - commenta il deputato Dem di Taranto, Ludovico Vico - ma viste anche le quotidiane drammatiche notizie che giungono dal Mediterraneo è necessario che l’Unione europea ora passi rapidamente dalle parole ai fatti”.
“Proseguono le faide interne al Movimento Cinque Stelle. Dopo gli stracci volati tra il direttorio e Pizzarotti, dopo le liti tra la Lombardi e parte del Movimento Cinque Stelle romano sulla candidatura della Raggi, oggi è il turno del duello tra Fico e Di Maio, che si combattono a vicenda a colpi di interviste sui giornali. La lotta di potere che si sta sviluppando all’interno dei Cinque Stelle rivela tutta la loro inadeguatezza: dicono di essere la soluzione a tutti i problemi dei cittadini e invece litigano su tutto. L’unico elemento che unisce Fico e Di Maio è il commissariamento della Raggi che, se sventuratamente dovesse vincere, sarebbe teleguidata da uno staff, a scapito dei cittadini romani”.
Così la deputata del Partito Democratico Elisa Simoni.
Insopportabili Calderoli e Saltamartini, di che parlano?
“Finalmente si può mettere la parola fine all’attesa angosciata di 41 bambini provenienti dalla Repubblica del Congo e dei loro genitori adottivi. La vicenda è stata segnata da ritardi, intoppi burocratici e inefficienze da parte del Commissione adozioni internazionali ma ora, grazie al lavoro del vice ministro Amendola e della ministra Boschi, da poco delegata a gestire le adozioni per conto della Presidenza del Consiglio, tutto si sta concludendo positivamente. Per questo gli attacchi dei parlamentari leghisti Roberto Calderoli e Barbara Saltamartini sono proprio insopportabili. Vanno a cercare un motivo di critica anche quando dovrebbero soltanto gioire”.
Così Marco Carra, deputato del Partito democratico.
Calderoli e Saltamartini non si sono mai occupati dei 41 bambini congolesi
“Le polemiche del senatore Calderoli e dell'onorevole Saltamartini sono quanto mai fuori luogo, in una giornata nella quale registriamo soprattutto una buona notizia attesa da più di due anni, ovvero che 41 bambini adottivi provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo si sono riuniti con le loro famiglie in Italia”. Lo dichiara Lia Quartapelle, capogruppo Pd in Commissioni Esteri alla Camera.
“A denunciare la pura strumentalità delle polemiche leghiste è, innanzitutto, il fatto che sono alimentate da chi non si è mai occupato di una delicata vicenda durata più di due anni e finalmente conclusa oggi”, conclude.
“Esprimiamo il nostro più profondo e sincero cordoglio alla famiglia del maresciallo capo dei Carabinieri Silvio Mirarchi, ucciso mentre svolgeva il suo dovere di servitore dello Stato. Nel chiedere che si moltiplichino gli sforzi per giungere alla cattura degli assassini, porgiamo la nostra solidarietà a tutti gli uomini e le donne dell’Arma dei carabinieri, che con sacrificio quotidiano si impegnano per dare sicurezza, legalità e controllo del territorio ai cittadini italiani”.
Così Antonino Moscatt, capogruppo Pd in commissione Difesa alla Camera dei deputati.
"La decisione del Consiglio dei Ministri di non intervenire per quanto riguarda la tracciabilità dei voucher ci lascia perplessi ed amareggiati. Si trattava di un impegno preso dal Governo e sollecitato dallo stesso Presidente della Repubblica Mattarella, che avrebbe consentito di compiere un primo passo avanti per mettere un freno all'uso abnorme di questo strumento di assoluta precarietà del lavoro". Lo dichiara Cesare Damiano, Presidente della Commissione Lavoro alla Camera.
" Se la retromarcia è giustificata dalla necessità di un intervento più incisivo - prosegue - il Governo lo deve spiegare ed adottare la nostra proposta di legge che prevede, oltre alla tracciabilità, di riportare l'utilizzo dei voucher al criterio della "occasionalità", come previsto da Marco Biagi. Renzi deve chiarire se vogliamo combattere il "nero" a favore della qualità del lavoro, oppure no: purtroppo gli episodi negativi si moltiplicano".
"Il tetto degli appalti al massimo ribasso - spiega Damiano - è stato innalzato dal Consiglio dei ministri da 500.000 ad un milione di euro e la clausola sociale trasformata da obbligatoria a facoltativa. Un favore alle aziende che scommettono sul basso costo del lavoro e non sulla innovazione. Per fortuna questa stessa clausola è stata blindata dal Parlamento almeno per i call center e sarà recepita dalle parti sociali nel prossimo rinnovo del contratto di lavoro del settore".
"Il Governo decida al più presto quale via intende seguire e deliberi al più presto su tracciabilità ed occasionalità dei voucher", conclude.
“Trump gli ha dato alla testa. Solo così si spiegano le parole di Matteo Salvini contro monsignor Galantino al quale ha chiesto di negare 2000 anni di storia della Chiesa”. Lo dice il vice presidente del Gruppo Pd della Camera, Gero Grassi, il quale aggiunge: “Salvini rappresenta il contrario dell’evoluzione della civiltà che nell’accoglienza afferma i suoi valori più alti. Auspichiamo per il bene collettivo che gli elettori gli tappino la bocca”.
La Deputata PD in occasione del settantesimo anniversario del riconoscimento del diritto di voto alle donne, nel 1946”
“Ne sono stati fatti, di passi avanti, dal 1946 a oggi. Da un Parlamento di soli maschi siamo passati a un Parlamento con più del 30% di donne - una percentuale più alta che nei Parlamenti di Gran Bretagna e Francia. Ma se abbiamo fatto tanta strada lo dobbiamo proprio alle elezioni del giugno del 1946, che segnarono il primo formale ingresso delle donne nella vita politica italiana. Una data storica per la nostra democrazia, quella del 2 giugno. Non solo perché con il referendum l’Italia decise di diventare una Repubblica. Ma anche perché, in quell’occasione, le donne italiane poterono per la prima volta usufruire di un diritto fondamentale:il diritto di voto, attivo e passivo. Un’elezione importantissima, perché comprendeva un duplice voto: quello per la forma istituzionale e quello per l’Assemblea costituente. Dopo la dittatura fascista, che molte di loro contribuirono a combattere da protagoniste, partecipando alla Resistenza, le donne italiane smisero di essere considerate cittadine di serie B, e poterono non solo votare ma anche essere elette. Nella stessa Assemblea Costituente, istituita per redigere la nuova Costituzione, furono presenti 21 donne, così che la Costituzione non ha solo padri, ma anche madri costituenti.”. Lo dichiara Laura Garavini, della Presidenza del Pd alla Camera, in occasione delle celebrazioni del settantesimo anniversario del referendum del 2 giugno 1946.
La Deputata PD aggiunge: “Resta ancora molta strada da percorrere per raggiungere la completa eguaglianza fra donne e uomini. Tuttavia, nel giugno del 1946 si posero le basi per l’inizio dell’emancipazione femminile nel nostro Paese. Ed è con grande soddisfazione che da un Parlamento composto per un terzo da donne ricordiamo oggi questa illuminante ricorrenza”.