“Chiediamo al governo di chiarire se i nostri militari dell’Unifil sono in sicurezza, considerando che le notizie che escono sono estremamente preoccupanti. Anche oggi, autorevoli esponenti della difesa hanno evidenziato come l’UNIFIL si trova in un territorio in mezzo e basterebbe anche un solo lancio non appropriato per mettere a rischio i soldati italiani. La sicurezza del nostro contingente non può assolutamente essere affidata al caso e quindi auspichiamo che il governo italiano faccia il possibile per mettere in sicurezza i nostri militari”. Lo dichiara in una nota Stefano Graziano capogruppo pd in commissione Difesa della Camera.
"Esprimiamo la nostra vicinanza e il nostro ringraziamento alle donne e agli uomini dei nostri contingenti militari impegnati ad Erbil. In questa fase di estrema delicatezza per il quadrante mediorientale, il nostro pensiero va a chi opera con dedizione per la sicurezza internazionale, mentre continuiamo a chiedere al governo di lavorare per il raggiungimento di un cessate il fuoco il prima possibile per fermare l'escalation di violenza."
"Data la complessità della situazione sul campo, chiediamo al Ministro Crosetto di venire con urgenza in Commissione Difesa per illustrare il quadro aggiornato della situazione e l'evoluzione dello scenario operativo. Il confronto parlamentare è un passaggio imprescindibile per una gestione trasparente e condivisa delle nostre missioni all'estero."
Così Stefano Graziano, Capogruppo PD in Commissione Difesa della Camera.
“Il presidente del Senato Ignazio La Russa non ne azzecca una. Dovrebbe avere più rispetto del Parlamento e del ruolo che ricopre. La Russa chieda scusa al senatore Nicita e a tutto il Parlamento”. Lo dichiara Stefano Graziano, capogruppo Pd in commissione Difesa della Camera e di Vigilanza sulla Rai.
“La maggioranza fa un parere con 16 prescrizioni al governo, dimostrando di essere spaccati su tutto, anche sulla sanità militare”. Lo dichiarano in una nota congiunta i deputati del Pd, Stefano Graziano e Ilenia Malavasi, rispettivamente capogruppo in commissione Difesa e Affari sociali della Camera, a proposito del decreto legislativo sulle disposizioni in materia di revisione della struttura organizzativa e ordinativa della sanità militare.
“La maggioranza con 16 osservazioni bacchetta il governo sulla sanità militare. E da non dimenticare che anche tutti i sindacati militari si sono espressi contro questa riforma che non tiene conto dei reali bisogni dei militari.
In più in un momento così delicato a livello internazionale, con un quadro politico complesso, ci si occupa della sanità militare invece di occuparsi del benessere degli operatori della difesa (alloggi, pensioni, stipendi). Noi abbiamo chiesto al Governo di sospendere questa riforma e cambiare radicalmente tutto. È evidente ancora una volta che questo governo ha fallito anche su tema della sicurezza e difesa”, concludono i capigruppo dem.
“È grave e incomprensibile che oggi il governo abbia disertato le Commissioni Esteri e Difesa della Camera, dove avevamo chiesto chiarimenti sulla vicenda della dismissione e della possibile cessione gratuita della portaerei Garibaldi all’Indonesia”. Lo dichiarano i capigruppo del Pd nelle Commissioni Esteri e Difesa della Camera, Enzo Amendola e Stefano Graziano.
“Il Parlamento – sottolineano – aveva chiesto al governo di riferire prima del voto per chiarire tutti i passaggi di un’operazione che presenta diversi aspetti ancora poco chiari, sia sotto il profilo politico che amministrativo”.
“È incomprensibile e irrituale – proseguono Amendola e Graziano – che l’esecutivo abbia deciso di non presentarsi in Commissione per fornire le necessarie delucidazioni su una decisione così rilevante, che riguarda la dismissione di un’importante unità della Marina militare e la sua eventuale cessione a un Paese terzo”.
“I dubbi riguardano anche i possibili risvolti diretti e indiretti dell’operazione alla luce delle notizie stampa che chiamano in causa direttamente il ministro Crosetto”, concludono i due esponenti democratici.
La salvaguardia dei principi costituzionali e l'analisi critica delle riforme che interessano il sistema giudiziario non sono tecnicismi per addetti ai lavori, ma rappresentano oggi una priorità assoluta per il dibattito democratico e per la tenuta civile del Paese. È quanto emerso con forza durante l’incontro pubblico tenutosi questa mattina presso l’Hotel Novotel di Caserta, che ha visto una sala gremita di cittadini e attivisti riuniti per approfondire le ragioni del "No" alla riforma della giustizia proposta dal Ministro Nordio. Il dibattito ha visto la partecipazione di Roberto Fico, Presidente della Regione Campania, il capogruppo del Partito Democratico al Senato, Francesco Boccia, il deputato Stefano Graziano e il Consigliere regionale Marco Villano.
"Siamo di fronte a una riforma che rischia di alterare profondamente l’equilibrio dei poteri nel nostro Paese, minando l’indipendenza di un pilastro della Repubblica", ha dichiarato Stefano Graziano, capogruppo PD alla Commissione Difesa e Vigilanza RAI, a margine dell’iniziativa. "Questa mobilitazione - ha aggiunto - è un'occasione fondamentale di riflessione collettiva per ribadire la necessità di una giustizia che sia sempre al servizio del cittadino e della legalità, nel pieno rispetto dell'architettura democratica della nostra Repubblica. Non permetteremo che il diritto dei cittadini a una giustizia imparziale venga sacrificato sull'altare di interessi politici di parte".
“Vorrei esprimere tutta la mia solidarietà al direttore di Fanpage Francesco Cancellato. Ora è fondamentale che si faccia chiarezza e luce su quanto sta emergendo dalle indagini della procura. Perché Cancellato ed altri giornalisti sono stati spiati? E soprattutto da chi sono stati spiati? In un paese democratico è inaccettabile che accadano queste cose. Il governo e la presidente Meloni intervengano in modo netto per tutelare la democrazia e la libertà di informazione e di espressione di tutto il popolo italiano”. Lo dichiara in una nota Stefano Graziano capogruppo pd in commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai e in commissione Difesa della Camera.
“La Presidente Meloni dov’è?
Non ha nemmeno il coraggio di venire in aula e metterci la faccia. Lavora contro gli interessi dell’Italia stando attaccata alle posizioni di Trump invece di scegliere con nettezza l’Europa. Così mette in pericolo gli italiani”. Lo ha detto Stefano Graziano capogruppo Pd in commissione Difesa di Montecitorio, a margine dell’audizione dei ministri Tajani e Crosetto alla Camera.
“Apprendiamo a mezzo stampa che alcuni militari italiani del 51esimo Stormo di Istrana sarebbero stati colpiti dai missili che stanno raggiungendo il Kuwait. Chiediamo al Governo di fare chiarezza su quanto è emerso e se i nostri militari sono in sicurezza o meno”. Lo dichiara Stefano Graziano, capogruppo Pd in commissione Difesa della Camera.
“Seguiamo con profonda preoccupazione l’escalation in Medio Oriente. L’azione militare condotta da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, culminata nell’uccisione dell’ayatollah Ali Khamenei, e la conseguente reazione su vasta scala nel quadrante del Golfo, configurano un salto qualitativo del conflitto che non può essere minimizzato né derubricato a episodio circoscritto.
Siamo di fronte a una dinamica di escalation regionale a rischio di internazionalizzazione, con impatti diretti sulle rotte energetiche, sulla sicurezza dei civili e sulla stabilità dell’intero sistema mediorientale. In quell’area si trovano anche cittadini italiani che, allo stato, non possono rientrare.
Il Ministro Guido Crosetto è rientrato in Italia. Ne prendiamo atto. Ma resta una questione dirimente: quali dispositivi di evacuazione assistita, quali corridoi, quali assetti di proiezione e di protezione consolare sono stati attivati per i cittadini italiani che, allo stato, non sono in condizione di rientrare autonomamente?
Esteri e difesa, Tajani e Crosetto, chiariscano con quale piano operativo intendano garantire la tutela dei nostri connazionali attualmente bloccati nell’area e in attesa di rientrare in sicurezza”. Lo dichiara Stefano Graziano, capogruppo Pd in commissione Difesa della Camera.
Dal governo Meloni fallimento su sicurezza, giustizia e tasse
“Il primo dato importante è che un ministro della Repubblica che fa anche il vicepremier dovrebbe essere un po' più attento nelle parole e soprattutto quando si sbaglia dovrebbe chiedere scusa, dovrebbe avere il coraggio di dire che ha sbagliato perché è nella responsabilità di un leader politico e la prima strumentalizzazione è stata esattamente la sua”. Lo ha detto Stefano Graziano, capogruppo PD in commissione difesa della camera ospite di agorà Rai3, riferendosi alle parole del vicepremier Matteo Salvini sul caso di Rogoredo.
“La seconda cosa che vorrei dire è che il nostro Paese, oggi governato dal Governo Meloni, rispetto a tre anni fa in cui c’era il Governo Draghi, è sicuramente meno sicuro. Se uno chiedesse a qualsiasi cittadino cosa ne pensa, direbbe certamente che questo governo ha fallito sui tre temi principali della sua azione, quello sulla sicurezza, sulle tasse e quello che riguarda la giustizia”, ha aggiunto Graziano.
“Penso che il decreto sicurezza sia un errore profondo. Fare un periodo in cui non si sa se l’indagato ha l’avviso di garanzia o meno, è profondamente sbagliato. Va data invece la tutela legale ai poliziotti e alle forze dell’ordine. Nessuno si deve sentire al di sopra della legge; tutti dobbiamo essere uguali rispetto alla legge; tutti devono avere la sicurezza e la condizione di essere difesi davanti alla legge.
Perché c'è Rogoredo? Rogoredo dimostra di essere un sobborgo in condizioni drammatiche ed è il fallimento delle politiche della sicurezza di questo governo. Quando noi diciamo lo Stato deve difendere il cittadino onesto e che io condivido, è chiaro ed evidente che chi più ha giocato sul tema della sicurezza e ha soffiato sul tema della sicurezza, avrebbe dovuto risolvere il problema di quelle zone come Rogoredo.
In più aggiungerei che io stesso sono sostenitore di una politica di sicurezza per le forze dell’ordine, ma dobbiamo dire con chiarezza che le forze dell'ordine da questo governo non hanno avuto un aumento di stipendio; c'è un problema che riguarda le assunzioni del personale; c'è un problema che riguarda gli alloggi; c'è un problema che riguarda le pensioni. Allora la mia domanda rivolta al governo è: ce ne occupiamo degli operatori di sicurezza oppure declamiamo soltanto delle politiche e delle parole senza nessuna azione concreta?”, ha concluso Graziano.
Dal governo Meloni fallimento su sicurezza, giustizia e tasse
“Il primo dato importante è che un ministro della Repubblica che fa anche il vicepremier dovrebbe essere un po' più attento nelle parole e soprattutto quando si sbaglia dovrebbe chiedere scusa, dovrebbe avere il coraggio di dire che ha sbagliato perché è nella responsabilità di un leader politico e la prima strumentalizzazione è stata esattamente la sua”. Lo ha detto Stefano Graziano, capogruppo PD in commissione difesa della camera ospite di agorà Rai3, riferendosi alle parole del vicepremier Matteo Salvini sul caso di Rogoredo.
“La seconda cosa che vorrei dire è che il nostro Paese, oggi governato dal Governo Meloni, rispetto a tre anni fa in cui c’era il Governo Draghi, è sicuramente meno sicuro. Se uno chiedesse a qualsiasi cittadino cosa ne pensa, direbbe certamente che questo governo ha fallito sui tre temi principali della sua azione, quello sulla sicurezza, sulle tasse e quello che riguarda la giustizia”, ha aggiunto Graziano.
“Penso che il decreto sicurezza sia un errore profondo. Fare un periodo in cui non si sa se l’indagato ha l’avviso di garanzia o meno, è profondamente sbagliato. Va data invece la tutela legale ai poliziotti e alle forze dell’ordine. Nessuno si deve sentire al di sopra della legge; tutti dobbiamo essere uguali rispetto alla legge; tutti devono avere la sicurezza e la condizione di essere difesi davanti alla legge.
Perché c'è Rogoredo? Rogoredo dimostra di essere un sobborgo in condizioni drammatiche ed è il fallimento delle politiche della sicurezza di questo governo. Quando noi diciamo lo Stato deve difendere il cittadino onesto e che io condivido, è chiaro ed evidente che chi più ha giocato sul tema della sicurezza e ha soffiato sul tema della sicurezza, avrebbe dovuto risolvere il problema di quelle zone come Rogoredo.
In più aggiungerei che io stesso sono sostenitore di una politica di sicurezza per le forze dell’ordine, ma dobbiamo dire con chiarezza che le forze dell'ordine da questo governo non hanno avuto un aumento di stipendio; c'è un problema che riguarda le assunzioni del personale; c'è un problema che riguarda gli alloggi; c'è un problema che riguarda le pensioni. Allora la mia domanda rivolta al governo è: ce ne occupiamo degli operatori di sicurezza oppure declamiamo soltanto delle politiche e delle parole senza nessuna azione concreta?”, ha concluso Graziano.
“È chiaro che questa maggioranza vuole continuare ad essere proprietaria dell’azienda del servizio pubblico televisivo Italiano e non rispetta nemmeno le leggi che arrivano dall’Europa. Continuare a voler procrastinare l’audizione dell’Ad Rossi e a spostare il recepimento del Freedom Act rende a tutti noto che maggioranza vuole continuare a lottizzare la Rai senza attuare ciò che l’Europa ci chiede rischiando una ulteriore infrazione per l’Italia che si traduce in una ulteriore telemeloni tax per i cittadini”.
Lo dichiara Stefano Graziano capogruppo pd in commissione di vigilanza sulla Rai a margine della capigruppo al Senato che ha fatto slittare i termini per l’audizione dell’ad Rai Giampaolo Rossi e i recepimento del Freedom act.
“Dopo un anno e mezzo la maggioranza ancora non vuole l’audizione dell’ad Rai Giampaolo Rossi e continua a fare melina. La convocazione resta per l’11 marzo, ma la maggioranza si oppone appellandosi all’articolo 11 del Regolamento, secondo cui è esattamente avvenuta la richiesta delle opposizioni. La maggioranza tiene in ostaggio la Commissione. E la Rai nel frattempo va a scatafascio”. Lo dichiara Stefano Graziano capogruppo Pd in commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai a margine della seduta odierna in commissione.
“Le dimissioni di Petrecca da RaiSport erano necessarie e arrivano comunque in ritardo.
Petrecca è l’emblema di Telemeloni e del metodo con cui il Governo ha privilegiato logiche di appartenenza e vicinanza politica rispetto al merito e alla valorizzazione delle professionalità interne al servizio pubblico televisivo. Un’impostazione che ha finito per indebolire l’autorevolezza dell’informazione e più in generale dell’intero sistema Rai. Ora serve una vera discontinuità. Non si può continuare con il meccanismo del “rimuovere per promuovere” o con semplici ricollocazioni interne. Il servizio pubblico ha bisogno di trasparenza, competenza e indipendenza, non di operazioni di facciata”.
Così il capogruppo del Pd nella commissione di vigilanza Rai, Stefano Graziano.