“La decisione del governo di chiedere una proroga per l’invio delle informazioni richieste dalla Corte penale internazionale (CPI) sul caso Almasri è gravissima e inaccettabile. Ancora una volta, l’esecutivo continua a non essere trasparente, rifiutandosi di collaborare pienamente con la giustizia internazionale e tradendo gli impegni presi. Il governo deve spiegare perché ha deciso di rimettere in libertà un criminale accusato di reati gravissimi dalla CPI, anziché garantirne la consegna alla giustizia. L’ostruzionismo nei confronti della Corte e il rinvio delle informazioni richieste non sono giustificabili e danneggiano la credibilità dell’Italia a livello internazionale. Chiediamo che l’esecutivo smetta di prendere tempo e trasmetta immediatamente alla CPI tutti i documenti richiesti. La giustizia non può essere piegata a logiche di convenienza politica”. Così la responsabile giustizia del Pd, Debora Serracchiani che conclude dicendo che “il rinvio appare ancora più incomprensibile visto che il ministro Nordio aveva dichiarato di avere tutto chiaro dopo aver attentamente studiato le carte, arrivando persino a entrare nel merito del mandato d’arresto."
“Questa mattina siamo andati in visita ispettiva all’istituto penitenziario di Rebibbia sezione maschile. La struttura è sovraffollata, sono presenti 1560 detenuti a fronte di 1170 posti regolari, con una significativa carenza di agenti di polizia penitenziaria. A fronte di circa 700 agenti in organico, ne mancano almeno 300. L’istituto presenta problemi strutturali legati alla fatiscenza degli edifici e diverse sezioni sono chiuse per manutenzione con conseguente riduzione degli spazi nelle celle per sovraffollamento. Critica la situazione della sanità penitenziaria e degli spazi trattamentali, nonché dei camminamenti relativi ad alcuni reparti” così la responsabile nazionale giustizia del Pd, Debora Serracchiani, e la componente della commissione giustizia della Camera, Michela Di Biase che sono state oggi in visita ispettiva nell’istituto penitenziario di Rebibbia su cui chiedono al governo
“Delmastro Delle Vedove non doveva essere nominato sottosegretario alla Giustizia. Non era all’altezza. E lo hanno confermato questi oltre due anni a Via Arenula, in cui ha operato con scarsissimo senso dello Stato, con una visione lontana dai principi costituzionali. Ma quanto uscito stamattina sul Foglio, quelle dichiarazioni che demoliscono la cosiddetta riforma Nordio sulla giustizia e la separazione delle carriere rivelano una crisi irreparabile nei rapporti con il Ministro. Il quale farebbe un gesto di dignità se se ne andasse. Ma in ogni caso Delmastro non dovrebbe restare un minuto di più. Per un minimo di decoro” Così la responsabile nazionale Giustizia del Pd, Debora Serracchiani, i capigruppo in commissione Giustizia di Camera e Senato, rispettivamente Federico Gianassi e Alfredo Bazoli, e il capogruppo Pd in commissione Antimafia, Walter Verini.
"Seppure con molto ritardo, finalmente la prossima settimana la Camera discuterà delle condizioni delle carceri italiane. Sono mesi che il PD parla di una situazione di emergenza non più sostenibile: sovraffollamento, condizioni disumani per persone private dei loro diritti e mancanza di operatori sono solo alcune della gravi carenze delle carceri in Italia. Ora è il momento che il governo agisca e prenda in esame le proposte delle opposizioni presentate nelle diverse mozioni parlamentari”. Così in una nota la deputata dem, Debora Serracchiani, responsabile Giustizia del Partito Democratico.
Per la parlamentare PD, che da mesi è in prima linea con l'iniziativa 'Emergenza carcere, la svolta necessaria', “serve un netto cambiamento culturale e politico. Non bastano nuove norme che autorizzano la realizzazione di ulteriori spazi di detenzione o nuove pene. Occorre rimettere al centro della politica il tema della rieducazione civica nei nostri penitenziari: se il carcere non fa anche questo, il carcere non serve a niente e peggiorerà le condizioni dei detenuti”, conclude Serracchiani.
NO a madri incinte e bambini in carcere: norma sbagliata va riscritta
"Guardando le immagini del reportage di Gaia Mombelli ho riconosciuto molto degli istituti in cui sono stata. Da quando come Partito democratico ci siamo dati come obiettivo quello di entrare in carcere e negli istituti minorili per ispezionarlo e poi fare qualcosa qui in Parlamento, il luogo più alto della democrazia. Sbagliare può capitare, ma non si può sottovalutare il fatto che quell'errore può portarti molto più facilmente in carcere. Purtroppo oggi, grazie anche ad alcune decisioni di questo Governo, è più facile entrare in carcere rispetto a prima, ma anche molto più difficile uscirne. Sono aumentati i reati per i quali si entra in carcere anche per un minore. Noi abbiamo un processo minorile che è invidiato da moltissimi paesi europei: per un minore, prima di finire in carcere, vi è tutta una serie di possibilità per evitarlo. Questo Governo lo sta peggiorando. Rassegnazione, assenza di speranza, questi sono i sentimenti che emergono dai ragazzi intervistati dal carcere. E noi dobbiamo ricordare l'art. 27 della Costituzione ribadisce che abbiamo anche il dovere della rieducazione. Dobbiamo preoccuparci che il tempo che il ragazzo trascorre in carcere non sia un tempo perso, ma che sia un tempo che lo aiuta non soltanto a riflettere, ma anche a migliorarsi, a capire gli errori, ad avere delle regole. Se il carcere non fa questo, il carcere non serve a niente e peggiorerà le condizioni di quel detenuto.
Negli istituti penitenziari minorili oggi c'è il 200 per cento di sovraffollamento e quindi non pensate che siano come degli hotel dove ti portano da mangiare e da bere e si passa il tempo. Ricordo che in alcuni istituti minorili i ragazzi hanno il materasso per terra per dormire; i ragazzi di Nisida non hanno più il teatro a disposizione, quello che era stato donato loro da Eduardo De Filippo, e passano il loro tempo, se
fortunati, a riparare le loro celle.
Noi in Parlamento abbiamo il dovere di scrivere le regole e bene. Una di quelle regole scritte male riguarda le madri detenute in carcere. Nei primi mille giorni di vita si forma la vita di un bambino, che vita si forma un bambino che trascorre i primi mille giorni della sua vita in carcere? Allora noi tutti dobbiamo cambiare quella regola che è sbagliata. Non vogliamo bambini piccoli e donne incinta in carcere. La pena non è colpa del bambino, va scontata, ma in altri luoghi. I bambini non hanno colpa". Lo ha detto Debora Serracchiani, deputata e responsabile Giustizia del Pd, intervenuta alla conferenza stampa di presentazione del reportage di Skytg24 sulle carceri minorili.
“Dopo aver bocciato gli emendamenti che chiedevano di escludere i reati del Codice Rosso – come maltrattamenti, stalking e violenza sessuale – dal limite di 45 giorni alle intercettazioni, la maggioranza tenta di ripulirsi la coscienza con un ordine del giorno che impegna il governo a intervenire con una futura legge.
Una scelta incomprensibile e irresponsabile, che penalizza gravemente le vittime. Se davvero si voleva correggere questo limite assurdo, bisognava farlo subito con un intervento legislativo chiaro. La maggioranza rifletta seriamente sulle proprie azioni e sulle conseguenze che questa decisione avrà su chi ha subito violenza.” Così la responsabile Giustizia del PD, la deputata democratica Debora Serracchiani.
"Come opposizioni abbiamo chiesto la convocazione del Parlamento per parlare di carceri. Chiediamo che finalmente si faccia qualcosa, che ci siano norme che possano andare verso la liberazione anticipata speciale, che ci siano norme che possano rivedere il tema della sanità penitenziaria, che è un dramma: ci sono tanti detenuti che hanno disagi psichiatrici e tanti che hanno dipendenza e su quello non si sta facendo nulla. E anche tante assunzioni, mancano magistrati di sorveglianza, mancano funzionari giuridico-pedagogici, mancano agenti di polizia penitenziaria. Abbattere il sovraffollamento è un dovere. Però questo Governo non sta facendo assolutamente nulla". Lo ha detto Debora Serracchiani, deputata Pd e responsabile nazionale Giustizia.
“Il governo ancora una volta non risponde sul caso Paragon e scappa via. Chiediamo immediatamente al governo che faccia chiarezza sulla sua assenza. Prima di tutto viene la democrazia e la libertà di stampa. Palazzo Chigi non può calpestarle. Vogliamo sapere chi è stato spiato e perché”. Lo dichiara Debora Serracchiani Deputata Pd e responsabile nazionale giustizia.
“Apprendiamo dagli organi di stampa che vi sarebbe da parte del ministro Nordio l’intenzione di sottrarre il coordinamento della polizia giudiziaria al pubblico ministero, in violazione della costituzione. Ad ora dal governo nessuno ha smentito la notizia. Si avvalora quindi l’ipotesi che la separazione delle carriere abbia come obiettivi prioritari colpire l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, politicizzare le indagini e sottoporre il pm all’esecutivo. Non proprio l’esito auspicato anche da chi si è detto favorevole alla riforma” Così la responsabile nazionale Giustizia del Pd, Debora Serracchiani, i capigruppo in commissione Giustizia di Camera e Senato, rispettivamente Federico Gianassi e Alfredo Bazoli, e il capogruppo Pd in commissione Antimafia, Walter Verini.
“Nordio chiarisca in Parlamento”
“Chiediamo al ministro Nordio se non ritenga urgente e necessario rendere conto al Parlamento dei programmi di costruzione di nuove carceri per fronteggiare l’emergenza del sovraffollamento e se le notizie in merito all’acquisto da parte del governo di moduli prefabbricati siano fondate, nonché quali siano stati i criteri individuati e i costi di questa operazione”. Così Debora Serracchiani, responsabile Giustizia del Partito democratico e tutti i componenti Pd della commissione Giustizia della Camera in un’interrogazione al ministro della Giustizia.
“Apprendiamo infatti, anche da dichiarazioni recenti dello stesso ministro, che il governo, anche per tramite del Commissario straordinario per l’edilizia carceraria Marco Doglio, nominato mesi fa per affrontare la drammatica emergenza del sistema dell’esecuzione penale e del quale ancora si attendono notizie ufficiali, avrebbe intenzione di fronteggiare il sovraffollamento carcerario utilizzando dei moduli prefabbricati, che avrebbe già acquistato, destinati ad essere “stipati” nelle carceri in funzione dove ci sarebbe spazio, oppure in caserme dismesse rifunzionalizzate a carceri. Il governo farebbe, dunque, ricorso ad una sorta di modello “Albania”, rivelatosi fallimentare, incostituzionale oltre che costosissimo e dannoso dunque per la finanza pubblica. Inoltre, la necessità avvertita dall’esecutivo di istituire un Commissario straordinario ha certificato l’inadeguatezza dell’efficacia dell’azione della struttura amministrativa a ciò deputata e della guida politica attuale. Il governo lo ha nominato l'estate scorsa, ma da allora nessun aspetto della gravissima crisi del sistema carcerario è stata affrontato, anzi tutto il sistema della giustizia tra il 2025 e il 2027 ha subito un ulteriore taglio di 500 milioni, a danno principalmente dei programmi di amministrazione penitenziaria, edilizia penitenziaria, giustizia minorile e di comunità con le pene alternative, giustizia riparativa ed esecuzione penale esterna”.
Serracchiani, Bazoli, Gianassi e Verini: riforma animata da furore ideologico e intenti punitivi
“Oggi i magistrati italiani scioperano contro la riforma del Governo Meloni sulla separazione delle carriere. Lo fanno organizzando iniziative aperte alla partecipazione dei cittadini ed esponendo la Costituzione. Il Partito democratico ha espresso la propria contrarietà alla riforma denunciando l’obiettivo che la stessa ha di indebolire l’autonomia e l’indipendenza della magistratura. Continueremo la battaglia in sede parlamentare e nel paese contro una riforma animata da furore ideologico e intento punitivo. Gli attacchi violenti ed aggressivi contro singoli magistrati ci preoccupano enormemente e ci persuadono ancora di più a contrastare questa deriva pericolosa e a batterci per far funzionare davvero la giustizia: più organici di magistrati e cancellieri, stabilizzazione ufficio del processo, risposte serie ai magistrati onorari, investimenti per tecnologie e uffici giudiziari, durata ragionevole dei processi” così una nota di Debora Serracchiani, responsabile giustizia Pd, Alfredo Bazoli, capogruppo commissione giustizia Senato, Federico Gianassi, capogruppo Pd commissione giustizia Camera e Walter Verini, capogruppo Pd commissione antimafia.
“Ministri che si contraddicono, ministri che non rispondono, un sottosegretario delegato ai servizi che classifica informazioni impedendone la pubblicità e un ministro che, smentendo il sottosegretario, fornisce informazioni asseritamente classificate. Stiamo parlando di sicurezza nazionale e delle libertà di cittadini: il governo è fuori controllo. E ancora non sappiamo se, chi e come ha intercettato evidentemente in modo abusivo anche direttori di quotidiani. Venga la presidente del consiglio dei ministri, Meloni, a dirci come stanno le cose”
Così la responsabile giustizia del Pd, la deputata democratica, Debora Serracchiani.
“Siamo di fronte a una situazione di estrema gravità. Il governo sta cercando di nascondere e sminuire una vicenda che assume contorni sempre più preoccupanti. Abbiamo chiesto al Ministro della Giustizia, al Ministro dell’Interno e a Palazzo Chigi di chiarire quanto accaduto in merito al caso Almasri e, oggi, alle notizie riportate da alcuni organi di stampa riguardo a un’interlocuzione tra i vertici dei servizi segreti italiani e il governo libico, durante la quale sarebbero state rivelate informazioni riservate. A questa richiesta non è seguita alcuna risposta. Al contrario, è stata annunciata un’azione legale da parte dei servizi segreti italiani contro i giornalisti che hanno diffuso la notizia. Stiamo vivendo un momento di grande preoccupazione. Non abbiamo memoria di un modus operandi simile, e riteniamo che sia necessario fare immediatamente chiarezza. Per questo rinnoviamo la richiesta di una relazione al Parlamento da parte del Ministro dell’Interno, ma chiediamo soprattutto che sia la Presidente del Consiglio a rompere il silenzio e a riferire in parlamento” così la responsabile nazionale giustizia del Pd, la deputata democratica, Debora Serracchiani.
Nel 20 marzo del 2023 in occasione dell'incontro a Londra fra i ministri della Giustizia dei Paesi aderenti alla Corte penale internazionale, l'Italia ha ribadito il pieno sostegno all'attività della Corte e il ministro Nordio addirittura invitava l'Ucraina a ratificare lo statuto di Roma. Noi non sappiamo dove sia finito adesso quel ministro Nordio e abbiamo appreso che il nostro governo, che prima ricordava quanto fosse importante la Corte penale internazionale, abbia deciso di non sottoscrivere un atto firmato da più di 79 paesi che invitava il presidente Trump a rivedere la propria posizione sulle sanzioni alla Cpi. Ci sembra di capire che l'Italia agisca rispetto agli Stati Uniti con una sorta di relazione familiare o interpersonale tra la presidente del Consiglio e il presidente Trump, quando su questi temi ci si dovrebbe muovere non solo come Unione Europea, ma anche nel rispetto di quelle norme fondamentali come lo statuto di Roma che noi convintamente abbiamo voluto e sottoscritto proprio in questa città. Per questi motivi chiediamo un'informativa urgente della presidente del Consiglio per capire se finalmente ci darà voce e notizia della sua posizione, visto che viene tirata in ballo ormai da settimane ma è totalmente scomparsa dai radar. Ci preoccupa come Paese questa sua disattenzione e distrazione proprio in passaggi così delicati. È giunto il momento che la premier Meloni si decida a venire in Parlamento per spiegare la responsabilità politica che l'Italia si sta assumendo con decisioni che non solo non sono condivisibili, ma che isolano e mettono l'Italia dalla parte sbagliata della storia.
Così la deputata democratica Debora Serracchiani, responsabile nazionale giustizia del Pd, intervenendo in Aula.