“Il discorso della presidente del Consiglio Meloni tradisce il momento di grave incertezza per il futuro del Paese che non ha una guida salda. Abbiamo ascoltato un almanacco di rivendicazioni sui meriti di questo governo che non risponde alla realtà, uniti a paragoni assurdi con l’azione di altri governi precedenti. Ma è mancato ogni riferimento concreto e credibile al futuro, alle scelte immediate, all’iniziativa internazionale per favorire la pace. I viaggi frenetici di Meloni assomigliano ad una propaganda battente ma non hanno una finalità precisa. Il Paese ribolle e il Governo non sa che fare. È il destino della destra parolaia italiana. Ora più che mai Facta non verba”. Così in una nota il deputato del Partito Democratico, Roberto Morassut.
Le parole di Giorgia Meloni oggi in Aula certificano un dato politico ormai evidente: il fallimento delle politiche sulla sicurezza del Governo.
Un fallimento che ha un nome e un cognome: Matteo Piantedosi.
La Presidente del Consiglio dicendosi insoddisfatta delle politiche per la sicurezza ha di fatto preso le distanze dal Ministro dell’Interno, scaricandone le responsabilità senza però assumersi fino in fondo quelle dell’Esecutivo che guida. Un tentativo tardivo e poco credibile.
Resta grave e inaccettabile il silenzio del Ministro su questioni che non attengono alla sfera privata, ma riguardano la trasparenza e l’indipendenza dell’azione pubblica. I rapporti che possono aver inciso, o incidere, sull’esercizio delle sue funzioni devono essere chiariti senza ambiguità.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati
"Oggi alla Camera Giorgia Meloni ha tentato un discorso da fiducia, senza chiedere la fiducia. Il suo è un libro dei sogni di una realtà che non esiste. Ignora le difficoltà reali delle italiane e degli italiani che non riescono più a fare la spesa perché i salari sono impoveriti, che non riescono a curarsi perché la sanità pubblica è allo sfascio, che non riescono neanche più a fare benzina perché il prezzo del carburante è alle stelle e i provvedimenti del governo sono meno di un pannicello caldo.
Ignora, Meloni, il messaggio chiaro e forte dei 15 milioni di no al referendum che le diceva anche di smetterla di essere vassalla di Trump e Netanyahu da cui, neanche questa volta, neanche davanti al disastro globale che viviamo, prende le distanze con nettezza e determinazione.
Ha accusato di nervosismo le opposizioni, ma il suo è stato un intervento pieno di livore e rabbia verso chi non sta con lei.
Come ha detto la segretaria Schlein, toccherà a noi risolvere i problemi delle italiane e degli italiani. Lo faremo nella prossima legislatura". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“La Presidente Meloni continua a utilizzare l’Europa come un paravento per coprire l’assenza di una strategia energetica nazionale. Definire oggi il sistema ETS come un ‘freno’ è un errore che condanna l’Italia all'arretratezza: questo meccanismo è il pilastro della decarbonizzazione e lo strumento che spinge le nostre industrie a innovare per non restare fuori dai mercati globali. Attaccare gli standard europei non abbassa le bollette, ma toglie certezza agli investimenti nelle rinnovabili, le uniche che possono davvero garantire autonomia e prezzi bassi.”
“Invece di chiedere lo smantellamento delle tutele ambientali, il Governo dovrebbe spiegare perché non sta accompagnando le imprese e i lavoratori nella transizione, preferendo una propaganda ideologica che ci isola dai partner Ue. La via maestra non è tornare al passato dei combustibili fossili, ma utilizzare le risorse del PNRR e i proventi delle aste ETS per sostenere le industrie pesanti più difficili da riconvertire, garantendo che la sostenibilità ambientale sia anche sostenibilità sociale e competitività economica.”
Così Vinicio Peluffo, deputato del Pd e vicepresidente della commissione Attività produttive.
“Nel Decreto Pnrr ci sono già le risorse per realizzare la Tirrenica, utilizzando i fondi non spesi che il provvedimento riassegna ad opere specifiche non ancora finanziate. Mi appello ai deputati di destra perché sostengano questa scelta, votando il mio ordine del giorno che vincolerebbe il Governo Meloni a completare una infrastruttura fondamentale per la Toscana e l’intero centro Italia”.
Così Marco Simiani, capogruppo Pd in commissione Ambiente della Camera, sulla discussione del provvedimento prevista per oggi, giovedì 9 aprile, nell’Aula di Montecitorio.
“Il governo in questi tre anni non ha rispettato alcun impegno togliendo addirittura risorse già stanziate. Gli interventi di ammodernamento e messa in sicurezza della strada sono necessari e non più rinviabili anche per fermare una scia drammatica di incidenti che si verificano lungo il percorso. Confido nella sensibilità dei colleghi della maggioranza per ottenere un risultato condiviso ma qualora anche questo tentativo fallisse sarebbe un tradimento verso elettori, cittadini ed interi territori. Chi in Parlamento vota contro la Tirrenica abbia almeno la decenza di non presentarsi venerdì 17 aprile alla manifestazione pubblica promossa a Capalbio”: conclude.
“L’intervento ferroviario inerente all’interramento della linea Porrettana a Casalecchio di Reno è una priorità per il territorio ed un'opera di valore nazionale. Ricordo che a cura di Rfi è prevista la parte di sistemazione del tratto di linea ferroviaria Bologna-Pistoia, in corrispondenza della fermata di Casalecchio di Reno, con l'interramento di un tratto di linea ferroviaria in affiancamento all’interramento stradale della SS64 ‘Porrettana’ (a cura di Anas). I benefici per il territorio della realizzazione di questa parte dell’opera del più vasto nodo ferro-stradale sono noti: il miglioramento della regolarità della circolazione ferroviaria e della sicurezza stradale e ferroviaria, la ricucitura del tessuto urbano interessato dall'attraversamento della linea ferroviaria storica Pistoia-Bologna, il miglioramento della viabilità stradale esistente, la predisposizione della sede ferroviaria per un futuro raddoppio potenziamento dell’infrastruttura. Ho presentato un’interrogazione parlamentare al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti sull’effettiva volontà del governo di finanziare e completare l’opera, ritenuta dalla comunità territoriale strategica, ma da considerarsi fondamentale in un contesto più largo di organizzazione e pianificazione degli interventi per migliorare la rete ferro-stradale di un’area vasta”.
Così Andrea De Maria, deputato Pd.
“Ho presentato insieme alla collega Maria Cecilia Guerra un’interrogazione al ministro per lo Sport e i giovani per fare piena luce sulla decisione della Figc di affidare, a partire dal 2035, la produzione e distribuzione dell’album delle figurine della Nazionale al gruppo Topps, escludendo di fatto Panini, storica eccellenza italiana e leader mondiale del settore”.
Lo dichiara Stefano Vaccari, deputato Pd e segretario di Presidenza della Camera.
“Non si tratta solo di una scelta commerciale - prosegue Vaccari - ma di una decisione che ha un forte impatto simbolico, economico e industriale. Panini rappresenta da oltre sessant’anni un pezzo importante dell’immaginario collettivo legato al calcio. Dalle informazioni disponibili emergono inoltre elementi di criticità nelle modalità con cui l’accordo sarebbe stato approvato perché inserito tra le varie ed eventuali del Consiglio federale, senza un confronto preventivo, senza il parere della Lega Calcio di serie A e senza il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati. È necessario chiarire perché non sia stata attivata una procedura realmente aperta e competitiva, capace di garantire piena trasparenza e pari opportunità tra operatori. Ancora più rilevante è il fatto che l’intesa entrerà in vigore solo nel 2035, ma vincola già oggi anche le future governance federali”.
Con l’interrogazione Vaccari chiede al governo se sia a conoscenza della vicenda, quali elementi abbia acquisito in merito ai contenuti e alle modalità del contratto tra Figc e Topps e quali iniziative intenda assumere “per assicurare il rispetto dei principi di trasparenza e libera concorrenza”.
“Trasparenza, correttezza e tutela delle eccellenze italiane non possono essere considerate aspetti secondari. Per questo - conclude Vaccari - continuerò a seguire con attenzione questa vicenda, nell’interesse del sistema sportivo e produttivo del Paese”.
“Una lettura autoglorificante sui tre anni e mezzo già passati che stridono con la realtà di un paese impoverito dai salari che non recuperano l'inflazione, dalla produzione industriale ferma da ornai tre anni, da una crescita asfittica sostenuta solo dal Pnrr ormai giunto ai titoli di coda.
Questa la narrazione della presidente Meloni oggi alla Camera. Accompagnata dal tentativo, sofferto, di inventarsi un programma di rilancio fatto di soli titoli.
E da una visione debole per soluzioni europee in quello che viene giustamente descritto come un quadro molto preoccupante, pur senza avere il coraggio di imputarne la primaria responsabilità a Trump e Netanyahu. La Meloni pensa all'allentamento del Patto di stabilità, che lascerebbe i paesi come il nostro, indebolito da un debito pubblico molto alto, con armi spuntate, senza avere invece il coraggio di abbandonare la politica sovranista di corto respiro che l'ha caratterizzata sino ad ora e impegnarsi davvero al rilancio di politiche comuni, sostenute da debito comune, come è stato nella pandemia il Next Geberation Eu”. Lo dichiara Maria Cecilia Guerra, capogruppo pd in commissione bilancio di Montecitorio a proposito dell’informativa della presidente del consiglio Meloni nell’aula della Camera.
“Giorgia Meloni ci ha fatto perdere tre anni e mezzo senza muovere un dito contro la crescita del lavoro povero. Oggi finalmente in commissione Lavoro alla Camera viene nuovamente incardinata la proposta unitaria delle opposizioni sul salario minimo. Quella su cui abbiamo raccolto oltre centomila firme con una legge di iniziativa popolare. Chiediamo alla destra di non fare per l’ennesima volta ostruzionismo su una legge di civiltà che esiste in 22 Paesi su 27 europei. Noi andremo avanti con determinazione perché venga approvata”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Artuto Scotto.
"Sembra che il governo Meloni, dopo aver colpevolmente bloccato la proposta di legge bipartisan sull'età minima per accedere ai social network, voglia ora procedere con un provvedimento governativo. Ritengo che questo sia un gravissimo errore". Lo dichiara Marianna Madia, deputata del Partito Democratico e prima firmataria della proposta di legge bipartisan presentata alla Camera e al Senato sulla regolazione della presenza digitale dei minori.
"Quella proposta non è frutto dell'emotività di un momento o di una singola notizia di cronaca – aggiunge l’esponente dem - ma è il risultato di audizioni di esperti, neuropsichiatri infantili e pediatri in sede di commissione bicamerale Infanzia e adolescenza, di un lavoro serio e strutturato, maturato anche attraverso mesi di interlocuzione con la Commissione Europea. Un provvedimento governativo non solo allungherebbe i tempi, contraddicendo la stessa urgenza che il governo dichiara, ma si approprierebbe di un tema senza arrivare al risultato. Con due ore di lavoro al Senato, la proposta bipartisan può dare una risposta concreta".
"Non vogliamo censurare nulla. Chiediamo – conclude Madia - semplicemente che si stabilisca un'età minima per stare sui social, così come esiste un'età minima per guidare un'automobile o per tante altre attività. Tutti gli esperti e gli scienziati concordano: un uso prematuro e inconsapevole dei social network causa danni gravissimi, sia fisici che mentali, ai bambini e agli adolescenti. Il Parlamento ha già fatto il lavoro necessario: il governo lo lasci fare".
“Sul caso di don Franco Reverberi, indagato in Argentina per crimini contro l’umanità, il Governo chiarisca perché abbia bloccato l’estradizione nonostante il via libera della Cassazione nell’ottobre 2023”.
Lo dichiara il deputato Fabio Porta, firmatario insieme all’on. Debora Serracchiani di un’interrogazione al Ministro della Giustizia.
“Parliamo di accuse gravissime, tra cui torture e sparizioni forzate durante la dittatura argentina. A oggi Reverberi non è stato né estradato né processato in Italia: un vuoto che rischia di tradursi in impunità”.
“È una scelta che solleva interrogativi seri: l’Italia non può permettersi ambiguità su crimini contro l’umanità né indebolire la propria credibilità internazionale sul terreno dei diritti umani”.
Nell’atto ispettivo, i deputati dem chiedono al Governo di spiegare le ragioni della decisione e di indicare con urgenza quali iniziative intenda adottare per garantire giustizia effettiva.
“Le dichiarazioni arrivate oggi appaiono tardive e rischiano di suonare come lacrime di coccodrillo”. Lo afferma Stefano Graziano, capogruppo Pd in Commissione Difesa alla Camera, commentando la presa di posizione del governo e del ministro Crosetto dopo l’episodio che ha coinvolto un convoglio Unifil nel Libano meridionale.
“Da tempo – prosegue – i rischi per i nostri contingenti erano evidenti e andavano denunciati con chiarezza e tempestività. Strillare ora non basta, quando si è scelto di non farlo nei momenti opportuni”.
Secondo Graziano, “l’ambiguità nella linea politica e diplomatica del governo finisce per indebolire il posizionamento dell’Italia, esponendola a diffidenza tra i partner europei e a una minore considerazione sul piano internazionale”.
“Servono parole nette e coerenti, parole chiare contro Trump e Netanyahu – conclude – perché in gioco non c’è solo la credibilità della missione Unifil, ma anche la sicurezza dei nostri militari”.
“Sulla situazione dei carburanti negli aeroporti italiani non servono minimizzazioni, ma chiarezza e responsabilità. Dopo la nostra richiesta di informativa al governo, sono arrivate rassicurazioni da parte di Enac, secondo cui non ci sarebbe alcuna emergenza. Ma restano elementi di preoccupazione che non possono essere liquidati con leggerezza, considerando che il passaggio delle petroliere nello Stretto di Hormuz è stato nuovamente bloccato”. Lo dichiara Anthony Barbagallo, deputato e capogruppo Pd in commissione Trasporti.
“Il rischio – sottolinea l’esponente dem – è che il livello del dibattito scenda a polemiche superficiali, mentre serve un confronto serio e trasparente su un tema che riguarda il funzionamento del Paese. Chiediamo al governo a che punto sia realmente la situazione e se siano stati avviati confronti con le compagnie aeree, con gli aeroporti e con le associazioni di settore. Ad oggi non arrivano risposte da chi dovrebbe darle, a partire dai ministri competenti, Salvini e Urso. Per questo ribadiamo la richiesta che il governo venga al più presto in Aula a riferire”.
“Non si tratta di alimentare allarmismi - conclude Barbagallo - ma di prevenire rischi che potrebbero avere conseguenze serie. Parliamo di un settore strategico, con impatti su mobilità, turismo, imprese e cittadini. Il confronto parlamentare è indispensabile per affrontare situazioni complesse e individuare soluzioni efficaci. Purtroppo, su questo, come su altri temi, il governo continua a sottrarsi al confronto, mentre noi chiediamo responsabilità, trasparenza e risposte concrete nell’interesse del Paese”.
“Il Pd stigmatizza l’ennesima questione di fiducia posta dal governo che calpesta e offende il ruolo del Parlamento. È un modo infatti per comprimere il dibattito in Aula e fuggire dal confronto vero sul Pnrr. E’ sintomo di paura e preoccupazione. Occorrerebbe entrare nel merito del fallimento di questo governo nell'attuazione del Pnrr, che non è il piano di un partito politico, ma un piano fondamentale per il Paese. Risorse che abbiamo ottenuto attraverso le emissioni di Eurobond per la prima volta nella storia dell'Europa. Un successo raggiunto nella precedente legislatura dalle forze di centrosinistra, nonostante il mancato sostegno della destra, e che questo governo sta dilapidando: i dati sull'attuazione della spesa, quelli disponibili, perché non abbiamo ultimi dati ufficiali dal governo, ci dicono che la spesa è attorno al 55% delle risorse. Rischiamo di perdere investimenti strategici per l'Italia, per le imprese, per le famiglie, per i lavoratori. La destra, anziché battersi per un nuovo Next Generation strutturale, si sta assumendo la responsabilità nei confronti della storia e degli italiani di far fallire il Piano attuale".
Così Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione Politiche europee alla Camera, intervenendo in Aula per contestare la decisione del governo di porre la questione di fiducia al Dl Pnrr.