"L'ufficio di presidenza di Montecitorio ha votato una sanzione che va dai 4 ai 5 giorni di sospensione per le deputate e i deputati, tra cui io, che lo scorso 30 gennaio hanno impedito ai neofascisti di Casa Pound e agli Skin heads di entrare alla Camera dei deputati e usare la sala stampa. Una decisione vergognosa, sconcertante, del tutto sproporzionata che manda un messaggio pericoloso e allarmante: si puniscono dei parlamentari per avere difeso, in modo del tutto pacifico, da uno sfregio inaccettabile le istituzioni della Repubblica, nata dalla Resistenza e fondata sulla Costituzione antifascista, mentre da oggi i fascisti sono i benvenuti a Montecitorio.
Sia chiaro: lo rifarei altre 100 volte. Non permetteremo che la Camera diventi un luogo di raduno di neofascisti come se fosse Predappio". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Le dichiarazioni della Presidente del Consiglio, che dopo il referendum aveva assicurato ‘non coprirò più nessuno’, sono oggi smentite dai fatti. Con il voto della sua maggioranza in Ufficio di presidenza, Meloni si assume indirettamente una responsabilità grave: quella di nascondere agli italiani le ragioni per cui il governo ha liberato Almasri, uno spietato assassino, torturatore e trafficante di esseri umani”. Così Chiara Braga al termine dell’Ufficio di Presidenza della Camera che ha approvato a maggioranza, con i soli voti della maggioranza, uno ‘scudo processuale’ in favore di Giusy Bartolozzi, già capo di gabinetto del Ministro della Giustizia, dimessasi pochi giorni fa dopo gravi prese di posizione contro la magistratura e coinvolta nel procedimento sul caso Almasri. “Quella dell’ufficio di presidenza è una decisione grave e ingiustificabile – prosegue Braga – una exit strategy preconfezionata per evitare imbarazzi al governo e al tempo stesso allontanare Bartolozzi dal processo. Altro che ‘non coprirò più nessuno’ - viene da chiedersi chi sia stato coperto finora - questa è l’ennesima copertura politica per tutelare i propri compagni di viaggio, mentre si continua a negare al Paese la verità sul caso Almasri.” Così Chiara Braga, Presidente dei Deputati del Partito Democratico alla Camera.
"Nel 2024 il governo si era impegnato formalmente con un ordine del giorno approvato in Parlamento. È rimasto lettera morta"
"Le notizie apparse oggi sui giornali sulla Procura di Prato destano fortissima preoccupazione", dicono i parlamentari PD Christian Di Sanzo e Marco Furfaro.
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha infatti respinto la richiesta del procuratore Luca Tescaroli di rafforzare l'organico della Procura. Una risposta che arriva mentre i fascicoli iscritti superano quota 12.000, le intercettazioni sono quadruplicate in tre anni e le complesse indagini sulla criminalità organizzata crescono senza sosta.
"Nordio ha detto no a Prato. Lo ha fatto il 12 marzo, con una lettera, come ricostruiscono i giornali, che vale più di mille discorsi" dichiarano Di Sanzo e Furfaro. "La destra governa da anni con la propaganda. Avevano promesso mari e monti. Oggi ci troviamo con qualcosa che assomiglia a un pesce d'aprile ma che nei fatti, purtroppo, non lo è. Da mesi sul tavolo del ministro c'era una richiesta concreta, documentata, firmata da un procuratore che lavora ogni giorno sulle mafie, sulla criminalità organizzata, sullo sfruttamento del lavoro. La risposta è no".
Da anni i deputati PD denunciano il progressivo deterioramento della giustizia a Prato. Nel gennaio 2024 la Camera approvò un ordine del giorno a prima firma Furfaro che impegnava il governo ad assumere personale amministrativo per il tribunale di Prato e a completare i lavori di ristrutturazione del Palazzo di giustizia. Quell'ordine del giorno è rimasto lettera morta. Non solo, da allora la carenza di organico amministrativo è peggiorata.
"Prato non è una procura qualunque" dice Christian Di Sanzo, deputato e segretario reggente del PD di Prato. "È una procura che lavora sul principale distretto europeo del tessile, sullo sfruttamento dei lavoratori nel sistema del fast fashion, sulla criminalità organizzata italiana e straniera. Tescaroli e i suoi colleghi fanno un lavoro straordinario in condizioni insostenibili. Nordio poteva dare un segnale concreto. Ha scelto di non farlo".
"Dietro la propaganda della destra non c'è nulla" aggiunge Marco Furfaro. "Meloni, Nordio e i parlamentari della destra si riempiono la bocca con parole d'ordine sulla legalità e poi lasciano sola una procura impegnata in prima linea nella lotta alle mafie. È una scelta politica, non una questione tecnica".
"Il governo" concludono Di Sanzo e Furfaro "dovrà spiegare perché Prato è stata abbandonata. Le risposte non sono più rinviabili. Tutto questo si aggiunge alle mancate risposte sugli organici delle forze di polizia e degli ispettori del lavoro, figure fondamentali per supportare il lavoro della procura sul territorio".
“Sulla disastrosa sconfitta della Nazionale ci sono delle responsabilità chiare nella FIGC e nella Lega SerieA ed è bene che si apra una riflessione profonda e un’autocritica su quanto accaduto. Ma non ci sfugge che le uscite della maggioranza e del governo oggi svelino un obiettivo che era molto chiaro ben prima della disfatta di ieri: occupare il calcio italiano, come hanno fatto con la RAI e con la cultura. Dopo che per tre volte l’Italia è rimasta fuori dalle fasi finali dei mondiali è necessario che si apra una fase nuova, ma deve essere il calcio a guidarla, non certo il governo con la sua fame di poltrone”. Così Mauro Berruto, responsabile nazionale sport PD e deputato PD.
“La “finta apertura” di Donzelli di ieri sera si è già rivelata per quello che è: un tentativo di far sembrare dialogo ciò che dialogo non è. La maggioranza non solo parte da un testo condiviso solo dai partiti di maggioranza, ma i trucchetti visti oggi in Ufficio di Presidenza confermano che non c’è nessuna apertura: si cerca di allargare la legge anche agli italiani all’estero, non per discutere, ma per inserire norme già pronte a vantaggio della maggioranza e a danno delle opposizioni” così la capogruppo del Pd nella commissione affari costituzionali della Camera, Simona Bonafè.
“Abbiamo presentato oggi un'interrogazione al Ministro dell'Agricoltura e al Ministro della Salute sulle condizioni degli allevamenti di conigli in Italia, a seguito della diffusione da parte dell'associazione Essere Animali di immagini allarmanti relative a un allevamento di 30.000 conigli in Veneto, a Treviso, inserito in una filiera a distribuzione nazionale.
Le immagini mostrano animali morti nelle strutture, condizioni incompatibili con le norme vigenti e il sospetto di un ricorso routinario agli antibiotici a fini profilattici: un tema che non può più essere ignorato e sottovalutato, soprattutto alla luce del Piano nazionale contro l'antibiotico-resistenza e dell'approccio One Health.
L'Italia è tra i primi tre produttori di carne di coniglio nell'UE, con oltre il 90% degli animali allevati in gabbia. Lo stesso Parlamento europeo chiedeva norme minime specifiche per i conigli e l'EFSA, con un suo rapporto, stabiliva in modo chiaro che il benessere animale è maggiore in allevamenti cage free. L'Europa si è impegnata al superamento dell'allevamento in gabbia dopo il successo dell'ICE "End The Cage Age".
Chiedo ai Ministri di verificare con urgenza le condizioni dell'allevamento coinvolto, di rafforzare i controlli ufficiali su scala nazionale e di aggiornare le linee guida del 2021 in materia di protezione dei conigli allevati per la produzione di carne alla luce delle più recenti evidenze scientifiche e sostenere, con determinazione e senza indugio, la transizione verso sistemi cage free. Una scelta a favore del benessere animale, della tutela della salute pubblica e per favorire un modello economico che premi chi sceglie il benessere animale, la salute e l'ambiente”. Lo dichiara Eleonora Evi deputata Pd prima firmataria dell’interrogazione insieme ai colleghi Romeo, Gribaudo, Prestipino, Roggiani, Serracchiani.
“Apprendiamo con interesse, e un pizzico di divertita sorpresa, le dichiarazioni del ministro Lollobrigida sull’introduzione di un credito d’imposta per il gasolio agricolo nel prossimo decreto. Si tratta, infatti, di una misura che il Partito Democratico, attraverso il gruppo PD Agricoltura della Camera, aveva già proposto da tempo, ricevendo in cambio silenzi, resistenze e, in alcuni casi, vere e proprie bocciature. Evidentemente, anche nel Governo qualcuno deve essersi accorto che le buone idee, prima o poi, trovano la loro strada.
Ci fa piacere che il ministro e la maggioranza abbiano cambiato idea. È un segnale positivo per il settore agricolo, che ha bisogno di risposte concrete e non di slogan”.
Così le deputate e i deputati dem della commissione Agricoltura.
“Certo - aggiungono - riconoscere apertamente di aver ripreso una proposta dell’opposizione resta, a quanto pare, un esercizio ancora troppo difficile. Ma non è questo il punto perché ciò che conta è che gli agricoltori italiani possano finalmente beneficiare di uno strumento utile in una fase di forte aumento dei costi. Noi continueremo a fare la nostra parte, avanzando proposte serie e pragmatiche, rifuggendo dalla propaganda. Anche sapendo che, magari con un po’ di ritardo, qualcuno al Governo finirà per accorgersene”.
“La risposta del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti alla nostra interrogazione per chiedere al governo di quantificare il danno causato all’economia nazionale con l’introduzione per 3 mesi del contributo nazionale da due euro sui piccoli pacchi extra Ue, inserita nella legge di Bilancio e sospesa solo dopo la battaglia politica e parlamentare che abbiamo portato avanti insieme a operatori e lavoratori, è veramente preoccupante e ci costringe a rafforzare e rilanciare la nostra iniziativa politica per chiedere di cancellare una norma che rappresenta un tradimento del governo contro la logistica italiana. L’esecutivo non solo non risponde, dimostrando di non aver minimamente compreso qual è l’ammontare economico del problema che è stato generato, nonostante i crolli nei volumi nell'aeroporto di Malpensa negli altri scali nazionali e i dati forniti da tutte le organizzazioni di settore. La cosa più grave è che continua a non ammettere l’errore, ma afferma che siamo di fronte solo a ‘un rinvio tecnico per consentire l’adeguamento dei sistemi informatici’. Quindi, la notizia è che il governo non sta minimamente considerando un dietrofront definitivo e dal 1 luglio 2026 il contributo nazionale potrebbe sommarsi agli interventi comunitari, danneggiando tutto il comparto già alle prese con le gravi difficoltà della crisi energetica. Serve un intervento immediato prima che i danni che solo Meloni Salvini e Giorgetti non riescono a vedere continuino a crescere”.
Così Andrea Casu, deputato Pd e vicepresidente della commissione Trasporti, replicando alla risposta del governo al question time in commissione presentato insieme ai deputati dem Barbagallo, Bakkali, Ghio, Morassut e Roggiani, prima firmataria degli emendamenti segnalati e dell’Odg Pd accolto in occasione della conversione del Mille proroghe.
'Droni che individuano obiettivi da colpire in Medio Oriente non c'entrano nulla con le attività Nato previste dagli accordi internazionali'
"Da mesi denunciamo un uso distorto della base di Sigonella: aerei e droni americani impegnati in operazioni di guerra in Medio Oriente transitano e operano da quella base in modo continuativo, e questo non ha nulla a che vedere con le attività di supporto alla Nato previste dagli accordi internazionali". Lo dichiara Anthony Barbagallo, deputato e segretario regionale Pd Sicilia.
"Si tratta – aggiunge l’esponente dem - di vere e proprie attività di supporto alla guerra di Trump: droni che partono da Sigonella per individuare obiettivi specifici da colpire o per monitorare i movimenti difensivi dell'Iran. Azioni militari precise, che il governo non può continuare a nascondere dietro formule vaghe. Lo abbiamo denunciato nelle piazze, con una grande mobilitazione davanti alla base stessa, con interrogazioni parlamentari rivolte al ministro Crosetto e con una richiesta di informativa urgente avanzata per il 25 marzo scorso in Aula. Ora chiediamo a Giorgia Meloni di dire parole di verità in Parlamento: quello che sta accadendo nei cieli di Sigonella non corrisponde a quanto il governo ha riferito finora".
"Fin dall'inizio – conclude Barbagallo - serviva un atteggiamento diverso nei confronti di Trump: invece abbiamo assistito a troppe accondiscendenze, che non pagano solo in termini di prestigio internazionale, ma colpiscono concretamente le famiglie italiane. Questa guerra sta facendo aumentare i prezzi dei beni di prima necessità. Non si tratta solo di equilibri geopolitici e di vittime innocenti: si tratta anche della tasca degli italiani".
“Non sono bastati 15 milioni di ‘no’ per fermarsi anche su questa nuova riforma sbagliata? Non è bastato il chiaro segnale arrivato dagli italiani con il referendum? Pare proprio di no e il Governo insiste in una direzione diametralmente opposta alla volontà popolare”. Lo dichiarano in una nota
la responsabile giustizia del Pd, Debora Serracchiani insieme ai capigruppo nelle commissioni Giustizia di Camera e Senato e in Antimafia, Federico Gianassi, Alfredo Bazoli e Walter Verini. “Come componenti del Pd nelle Commissioni Giustizia e
in Antimafia chiediamo al Governo di non proseguire con la legge delega sulla riforma della Corte dei Conti. Si tratta di un impianto che ripropone, sotto altra forma, la separazione delle carriere dei magistrati contabili, principio che i cittadini hanno respinto con nettezza”, proseguono i democratici. “La riforma, inoltre, presenta elementi fortemente critici: elimina le procure regionali accentrando le funzioni a Roma, con il rischio di indebolire il controllo diffuso sul territorio, e limita il risarcimento dei danni ai cittadini nei casi di colpa grave del dipendente pubblico o dell’amministratore. In particolare, sulla separazione delle carriere dei magistrati contabili e sulla gerarchizzazione degli stessi, è incomprensibile e grave riproporre oggi ciò che il Paese ha già bocciato. Anche per questo riteniamo fondate e condivisibili le preoccupazioni espresse dall’Associazione dei magistrati della Corte dei Conti. Serve una immediata marcia indietro da parte del governo” concludono i democratici.
“La Transizione 5.0, misura fondamentale per il rilancio dell'industria italiana, sta diventando una barzelletta con il ministro Urso. I fondi stanziati e poi diminuiti, sono esauriti a novembre 2025 creando oltre 7000 imprese 'esodate'. Tutte le promesse di ripristino delle risorse non sono state mantenute e il nuovo decreto 38/2026 ha coperto solo il 35% del fabbisogno delle 7000 imprese. Oggi il ministro annuncia lo stanziamento di 1,5 miliardi per coprire quello che manca. Ma la domanda resta: quali sono le coperture se il ministro Foti parla di 'sacrifici' senza dire chi li farà e il viceministro Leo dichiara che sono solo delle previsioni di gettito?” Lo dichiara la deputata PD, Paola De Micheli durante il Question Time alla Camera con il ministro Urso.
“Il ministro Urso non sta facendo un favore alle imprese, il suo è un dovere istituzionale. La promessa di rilancio della transizione industriale sbandierata oggi, non diventi l'ennesima prova mancata e fallimento annunciato”, conclude De Micheli.
“Il ministro Urso parla di oltre 20 miliardi stanziati per la transizione energetica e, ovviamente, lo fa in miniera fuorviante mentre non risponde sul destino delle imprese che hanno investito sulla base di regole precise e di promesse fatte dal governo che non sono state rispettate. Quelle imprese non stanno ricevendo quanto è stato loro pattuito”. Lo dichiara il deputato PD e Vicepresidente della Commissione Attività produttive, Vinicio Peluffo in replica al ministro Urso durante il Question Time alla Camera.
“Il problema – sottolinea il parlamentare dem - non sono le somme marginali rifinanziate oggi ma il fatto che Transizione 5.0 è stata adottata con con risorse pari a 6,3 miliardi all'inizio, che sono diventate 2,5 con la chiusura anticipata delle prenotazioni d'affido delle imprese. Mentre ci sono nuove promesse, che non si sa come saranno finanziate, migliaia di imprese si trovano con un sostegno parziale rispetto a quanto avevano programmato durante l'investimento. L'instabilità regna sovrana tra ritardi attuativi e nuovi provvedimenti, che con regole complesse, non danno alcuna certezza per le imprese”. “La Transizione 5.0, misura che doveva essere il pilastro della transizione industriale, ora non ha alcuna fondamenta stabile. Urso continua a cambiare le regole a partita in corso, per poi rattoppare gli errori e le mancanze che hanno segnato il suo dicastero e presentarsi in Aula annunciando coperture indefinite. Questo non è governo dell'economia ma gestione del caos”, conclude Peluffo.
“La destra ha respinto il mio emendamento al Decreto Pnrr che chiedeva di rifinanziare il progetto ‘Bellezz@ – Recuperiamo i luoghi culturali dimenticati’: si tratta di una scelta incomprensibile e soprattutto incoerente con gli impegni presi dal governo in Parlamento. Solo pochi mesi fa era stata infatti riconosciuta la priorità di trovare una soluzione per questi interventi, che riguardano 62 Comuni e oltre mezzo milione di cittadini. Parliamo di progetti già pronti, con iter esecutivi conclusi e risorse pubbliche già investite, che oggi vengono di fatto abbandonati”. Lo dichiara la vicepresidente dei deputati Dem Simona Bonafè.
“È inaccettabile promettere risposte nelle sedi istituzionali e poi votare contro quando si tratta di mantenerle. Senza un rifinanziamento e un cronoprogramma certo si rischia di compromettere definitivamente interventi cantierabili, danneggiando territori e patrimonio culturale diffuso. Continueremo a batterci perché il governo rispetti gli impegni assunti e garantisca certezze ai Comuni che hanno creduto in questo progetto”, conclude BonafèPnrr
“Questo provvedimento nasce da uno scandalo, però interpella qualcosa di molto più profondo: la capacità di stare al passo con i mutamenti del mercato, di proteggere davvero i cittadini nel loro ruolo di consumatori.
Negli ultimi anni abbiamo assistito alla nascita e all'esplosione del fenomeno dell'influencer marketing.
Parliamo di 15 mila imprese in Italia che spesso sono tra l'altro imprese a conduzione femminile, un comparto consistente, vitale, che deve avere delle regole chiare, non per limitarlo ma per farlo crescere su delle basi sane.
Dobbiamo evitare pertanto che, il fatto di abbinare alla vendita di un prodotto la promessa di una donazione in favore di una causa benefica, diventi una pratica distorsiva.
Su questo disegno di legge il Pd ha lavorato affinché ci fosse maggiore trasparenza, più tutela per il consumatore e più dignità per gli enti del terzo settore che rischiano di essere strumentalizzati a fini commerciali, e questo non deve assolutamente accadere.
Si poteva fare di più anche sulle sanzioni, sulla tutela del terzo settore, prevedendo meccanismi di verifica durante il corso della promozione e sul tema dell’azione commerciale da parte dell’influencer marketing. Per queste ragioni il gruppo del Partito Democratico ha espresso un voto di astensione perché crediamo che il mercato digitale richieda un legislatore in grado di anticipare le dinamiche e non di rincorrerle”. Lo ha detto in aula Alberto Pandolfo, capogruppo pd in commissione attività produttive della camera esprimendo il voto di astensione del Partito Democratico al Ddl in materia di destinazione di proventi derivanti dalla vendita di prodotti.
“I dati usciti oggi da Istat confermano quello che diciamo da tempo: dal Governo Meloni arriva solo propaganda e nessun risultato per la situazione del lavoro in Italia”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, analizzando i dati Istat secondo cui calano gli occupati e aumentano i disoccupati.
“I numeri ci restituiscono l’immagine di un Paese che non consente ai nostri giovani di lavorare - prosegue la deputata dem - Invece di aumentare diritti e tutele, valutando le nostre proposte sul tema, Meloni e i suoi continuano a darsi pacche sulle spalle per risultati fittizi che infatti vengono smentiti dai dati”.
“Vogliamo che si parta dalla nostra proposta sul salario minimo e che ci si concentri su quelle fasce più a rischio, giovani e donne prima di tutto, per invertire questa tendenza preoccupante con misure strutturali e serie che pensino al lungo raggio e non solo all’emergenza” conclude Gribaudo.