“Forse è il caso che il Governo agisca subito con il rafforzamento delle misure di contenimento, se è vero che l’impatto delle varianti sulla curva del contagio rischia di rendere molto difficili le prossime settimane. Sarebbe un errore, visto il trend di crescita dell’infezione per i prossimi giorni di cui parlano gli esperti, se arrivassimo tardi e senza adeguati interventi di prevenzione. Meglio allora fare qualche altro sacrificio adesso che rischiare di non avere una situazione di maggiore tranquillità in primavera, quando tra l’altro saremo nella fase più avanzata della campagna di vaccinazione. A mio avviso è opportuno che il governo assuma decisioni immediate per evitare che l’emergenza sanitaria possa nei prossimi giorni diventare ancora più grave”.
Lo dichiara il vicepresidente del Gruppo Pd alla Camera, Michele Bordo.
"Secondo il rapporto Inail pubblicato oggi, 70 contagi sul lavoro ogni 100 sono di donne. È chiaro: si ammala chi è in prima linea nella sanità e nei servizi, infermiere, operatrici sanitarie, addette del commercio e nei servizi al pubblico, dove le donne sono maggioranza. Lavori spesso mal pagati eppure essenziali. Questi dati ci obbligano ad una riflessione sui rischi che le donne affrontano in settori in cui la retribuzione è scarsa e i contratti sono precari. Servono maggiori tutele e soprattutto servono controlli sul rispetto dei protocolli anti contagio, come avevamo chiesto all'inizio dell'epidemia. Il governo inverta la rotta, serve un impegno maggiore per la sicurezza sul lavoro”.
Così Chiara Gribaudo, vice presidente vicaria del Gruppo Pd alla Camera.
“Nelle ultime settimane per quanto riguarda la produzione e la consegna dei vaccini, abbiamo riscontrato ritardi inaccettabili da parte delle case farmaceutiche che hanno sottoscritto contratti con l'Unione Europea”. Lo dichiara il deputato del Pd Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione Politiche Ue di Montecitorio.
“L’obiettivo prioritario che abbiamo, oggi, è quello di aumentare la produzione e far arrivare quante più dosi possibili in Europa e ovviamente in Italia”, aggiunge De Luca. “In primo luogo, dobbiamo fare di tutto perché gli impegni assunti dalle multinazionali vengano rispettati. È poi necessario sollecitare l’EMA, come sta già facendo la Commissione, affinché velocizzi le procedure di verifica e autorizzazione di nuovi vaccini. Infine, è indispensabile ragionare sulla sospensione transitoria dei diritti di brevetto e la cessione delle licenze di produzione, così da consentire ad altre aziende di realizzare vaccini. Aumentare la produzione, la distribuzione e la conseguente somministrazione dei vaccini è l’unico modo che abbiamo sconfiggere definitivamente il virus. Dobbiamo fare presto, con la salute non si scherza”, conclude il deputato dem.
Ho atteso un giorno, prima di scrivere queste note. Dopo la lettura della “Repubblica” di ieri, nonostante la stima nella giornalista Annalisa Cuzzocrea, pensavo che oggi avrei trovato qualche correzione, una lettera di precisazione, una intervista di riassetto.
Invece no. Quelle frasi, attribuite all’ex Presidente del Consiglio e leader “in pectore” del Movimento 5 Stelle, vengono assunte nella loro paternità.
“E’ evidente -ha dichiarato Giuseppe Conte- per per noi (il M5S) l’asse è quello di centro sinistra. (....) Al contempo, però, dobbiamo avere quel populismo sano che è stato il motore del mio primo governo, non per prendercela con gli immigrati o parlare alla pancia del Paese, ma per non subire le lobby che in Italia hanno influenza soprattutto sul centrosinistra”.
Vede, professor Conte, se questa è la sua prima lezione da leader di un partito che si propone di allearsi con noi, è proprio una lezione sbagliata.
Perchè nel centrosinistra, almeno quello che abbiamo in mente noi dai tempi dell’Ulivo in poi, non esistono spazi per gli ossimori. C’è la strada faticosa, e che a tratti si smarrisce, del riformismo e della solidarietà, della modernizzazione delle istituzioni come metodo per la garanzia dei diritti di tutti e dei più deboli in particolare, della democrazia dell’alternanza. Ma non c’è spazio per gli ossimori. Il suo “populismo sano” del suo primo governo, così come il “sovranismo gentile” sostenuto da Di Maio prima di ribattezzarsi “moderato e liberale” (Piero Gobetti da lassù si eserciti nella pratica del perdono...) non appartiene in alcun modo al nostro perimetro di azione. Noi fummo orgogliosamente all’opposizione di quel “populismo sano” che si genufletteva a Mosca, apriva la porta a Pechino, lisciava il pelo al suprematismo trumpiano. Noi fummo antagonisti di quel “populismo sano” che fu la camera d’incubazione e di pratica dei peggiori decreti della storia della Repubblica i “sicurezza 1 e 2” che furono un passaggio triste della pagina dei diritti e della libertà in Italia. Noi contestammo con radicalità e decisione il programma fiscale del suo primo governo, che si proponeva di introdurre la “flat tax” introducendo sul piano fiscale una normativa anticostituzionale che favoriva sfacciatamente i ricchi a scapito del ceto medio e dei più poveri. E potrei continuare.
E’ una lezione sbagliata politicamente, professor Conte, perchè in questo modo lei mette le dita negli occhi (deliberatamente?) a quanti tra noi -non mi ascrivo tra questi,ma ne riconosco l’onestà intellettuale di chi persegue questo obiettivo- hanno sostenuto che lei fosse un “punto fortissimo di riferimento di tutte le forze progressiste”. La sua rivendicazione dell’azione di governo del suo primo gabinetto a me fa tornare in mente il sostegno del suo primo esecutivo al Venezuela di Maduro, alla vostra solidarietà coi gilet gialli che mettevano la Francia a ferro e fuoco, per tacere della prescrizione o di Bibbiano. E’ su queste basi che lei, nuovo “capo politico” di 5 stelle, immagina di intraprendere una relazione politica nell’ambito del centrosinistra? Sarebbe questo il “populismo sano”?
E infine, mi creda, lasci stare la pretesa di superiorità morale e di lezione di etica. Non solo perchè il Pd non è “il partito delle lobby”, ma è una comunità di milioni di donne e di uomini con una loro Storia di impegno e di passione al servizio delle loro comunità , che credono in valori e ideali e che meritano rispetto da tutti, avversari ed amici, per poter intraprendere qualsivoglia genere di relazione politica. Ma anche perchè lezioni da chi, nel proprio pedigree di azione di governo, si può fregiare dell’unico tentativo -fortunatamente sventato- di privatizzazione dei servizi segreti della storia della Repubblica, anche no.
Oggi il Movimento che lei si appresta a guidare chiede di aderire al gruppo del PSE. Vede, l’adesione del Pd al socialismo europeo (del Pd!, ovvero di un partito che aveva già al proprio interno esponenti di altissimo profilo del PSE e partiti originari iscritti al PSE) avvenne dopo anni di lunghissimo dibattito, perchè questo era un tema che rimanda all’identità di chi siamo. E si concluse con la nascita dei “Socialisti e Democratici Europei” non per un capriccio, ma perchè l’identità in politica è tutto, perchè se sai chi sei, saprai anche dove guidare i milioni di persone che rappresenti perchè saprai essere coerente con i valori e i principi per i quali ha raccolto il consenso e fanno di te un interlocutore credibile e attrezzato. Vede, il futuro della sinistra italiana ed europea è un tema serio. Non è un “pret-a-porter” nella quale si può essere indistintamente e contemporaneamente garantisti e giustizialisti, statalisti e liberali, socialisti e populisti.
Nel composito Pantheon del progressismo italiano ed europeo, infatti, Fregoli non trova casa. E questa cosa, professor Conte, ha troppo il sapore della furbizia levantina. Perchè sul piano giuridico si può certamente cercare di tenere insieme tutto. Ma sul piano politico i nodi arrivano al pettine sempre. Se pensa davvero che l’asse di riferimento della azione politica nell’ambito del centrosinistra sua e del Movimento che si appresta a guidare debba essere il suo primo esecutivo, forse prima di dare lezioni avrebbe bisogno di un buon ripasso sui fondamenti del progressismo. O forse di un corso veloce di apprendimento. Alla voce “garantismo”, ad esempio, le consiglio un autore: Emanuele Macaluso.
Poi ci si rivede. Buon lavoro, Professore.
Lo scrive in un post FB il deputato democratico Enrico Borghi, della presidenza del Gruppo
“Al generale Figliuolo, neo commissario per l'emergenza Covid, l'augurio mio personale e quello dei colleghi PD della Commissione difesa della Camera.
Un incarico di grande responsabilità”, prosegue l'on. Pagani, “gravato da inevitabili difficoltà che dovrà superare, nell’interesse di tutti, "sempre e dovunque" come ricorda il motto dell'arma da cui proviene.
La Sua esperienza maturata nelle Forze Armate, interforze e internazionale, sarà un prezioso aiuto in questo momento di particolare emergenza per il Paese.
Lo aspettano più oneri che onori e anche il rischio di ingratitudini immotivate. Buon lavoro e buona fortuna”, conclude Pagani.
Un sincero augurio di buon lavoro al generale Francesco Paolo Figliuolo, nominato dal presidente Mario Draghi a guidare questa complicata fase per il contrasto alla pandemia. Insieme dobbiamo costruire la svolta definitiva per battere il virus e rimettere in sicurezza il paese, così da rilanciare l'economia. Il mio ringraziamento al commissario Domenico Arcuri che in questi mesi così difficili non si è mai risparmiato, ma ha affrontato anche subendo critiche non sempre giuste uno tsunami improvviso e per molti aspetti sconosciuto”, così Fabio Melilli, presidente commissione Bilancio della Camera.
Al senatore Salvini che chiede la cancellazione del Codice appalti ricordo che i dati dicono che dalla sua entrata in vigore si sono aperti più cantieri. Ragioniamo sui dati e non su posizioni ideologiche. Poi naturalmente tutto è migliorabile ed un lavoro in questa direzione era stato già avviato. Andiamo avanti sulla strada del completamento della sua attuazione avendo sempre di mira, insieme alla velocizzazione delle procedure, la tutela dei diritti e della salute dei lavoratori e la lotta alle infiltrazioni criminali.
Così il capogruppo democratico alla Camera Graziano Delrio.
Buon lavoro al Gen. Figliuolo commissario per l’emergenza Covid. La sua esperienza di grande importanza per superare quanto prima la crisi sanitaria. Grazie ad Arcuri che ha gestito al meglio la fase più critica e inattesa della pandemia.
Lo ha scritto su Twitter Graziano Delrio, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
Tweet di Piero De Luca, deputato Pd
Altri 45 giorni di detenzione per #PatrickZaki, in aperta ed inaccettabile violazione dei suoi diritti umani. Diamo la cittadinanza italiana a Patrick per sostenere con ancor più forza la battaglia politica per la sua liberazione, da portare avanti a livello nazionale ed europeo.
Così in un tweet il deputato del Pd Piero De Luca
“Anche in Abruzzo scuole chiuse ovunque, sia in zona rossa che nelle zone dove ci sono minori contagi. Ma come si può affrontare una scelta così delicata in maniera tanto approssimativa? Vanno subito messi a disposizione gli strumenti di supporto per le famiglie. Il congedo Covid-19 per i genitori con figli in Dad deve essere subito ripristinato. Mi appello al governo affinché questo importante diritto venga riconfermato con un’estensione della platea”. Così la deputata abruzzese del Partito Democratico Stefania Pezzopane, della Presidenza del Gruppo Pd alla Camera.
“La chiusura delle scuole da parte del Presidente della Regione Abruzzo Marsilio - sottolinea la deputata dem - fatta senza alcun preavviso e senza ammortizzatori, porta con sé disagi enormi per le famiglie ed in particolare per le madri. Danneggia lavoratrici e lavoratori con figli che non possono vedere riconosciuta dall’Inps la chiusura regionale ed impedisce di usufruire del diritto al congedo parentale. Inoltre chi lavora in presenza e ha ormai esaurito la possibilità di ottenere congedi e ferie è fortemente in difficoltà. Ho ricevuto centinaia di segnalazioni anche da lavoratori autonomi, i quali, non avendo protezioni, rischiano di perdere o dover rinunciare al lavoro”.
“Inutile - conclude Pezzopane - rivolgersi alla Regione Abruzzo, che ha generalizzato lo strumento senza distinguere tra le diverse zone e gli indici di contagio. Mi appello invece al governo affinché si estendano i congedi parentali straordinari retribuiti e coperti da contribuzione e si rifinanzi il bonus baby sitter. Le donne, più degli uomini, hanno e stanno pagando il prezzo più alto della crisi. I dati della disoccupazione femminile conseguente alla pandemia sono spaventosi, molte donne hanno dovuto scegliere tra figli e lavoro, siamo tornati indietro di anni. Come donna oltre che come parlamentare, sento il dovere di sostenere questo impegno”.
“Ci ha lasciati Piero Larizza, segretario della Uil in anni difficili. Ci consegna la memoria di un sindacato sempre attento ai diritti dei lavoratori, ma mai distante dai bisogni dei cittadini. Con lui si fecero importanti riforme sulle pensioni e sui redditi per garantire a tutti di lasciare il lavoro avendo ciò che spetta e, al tempo stesso, non far pagare ai giovani il peso di una società che si trasforma. Un contributo importante che è rimasto punto di riferimento per altre stagioni di riforme. Un pensiero alla famiglia e al suo Sindacato”.
Così il deputato dem, Andrea De Maria, dell’Ufficio di Presidenza della Camera.
"Ha ragione il Dottor De Paolis. Amareggia il fatto che dobbiamo definitivamente prendere atto che nessun criminale di guerra nazista, condannato nei processi celebrati in Italia dopo la scoperta nel 1994 dell' Armadio della Vergogna, ha pagato per i suoi crimini. Una sostanziale e vergognosa impunità. Resta il grande valore di una verità giudiziaria accertata dalla giustizia italiana. L' ho sempre sostenuto fin da quando ero Sindaco di Marzabotto, accanto a quella storica la verità giudiziaria è un elemento fondamentale per la memoria ed un dovere per la nostra Democrazia, che ha nella lotta contro nazismo e fascismo le sue radici più autentiche"
Così Andrea De Maria, deputato, Segreteria nazionale del PD
“Ho atteso la risposta di Matteo Renzi per commentare le sue recenti dichiarazioni sul regime saudita. Una risposta che è venuta ieri e che rende ancora più grave - se possibile - l’irresponsabilità politica dell’aver definito “rinascimentale” un regime ferocemente oppressivo e l’irresponsabilità morale e istituzionale del ricevere un compenso economico da una dittatura straniera mentre si svolgono le funzioni di Senatore della Repubblica Italiana.
I diritti umani sono una cosa seria. La loro difesa distingue coloro che in politica si battono per un orizzonte illuminista da coloro che considerano del tutto secondario il rispetto per le libertà fondamentali della persona. Non penso alla differenza tra destra e sinistra, ma a qualcosa di ancor più basico e fondamentale: libertà di parola, di stampa, di associazione. Tutte libertà che in Arabia Saudita vengono negate e represse, con il corollario dell’assenza di una molteplicità di diritti e tutele che ormai da decenni costituiscono il dato di partenza del tessuto normativo di qualunque entità statale che ambisca ad essere considerata come un “paese civile”.
Prendere atto del tratto repressivo e autoritario di quel regime rende impossibile o inopportuno “intrattenere rapporti con l’Arabia Saudita”, come si chiede retoricamente Renzi nella sua ultima newsletter? Ovviamente no. Ma è la qualità di quei rapporti a fare la differenza, insieme allo status di colui che intrattiene quei rapporti.
Matteo Renzi non è Ministro degli Esteri, non svolge una funzione di rappresentanza dell’Italia all’estero, non ha ruoli ufficiali nella definizione delle strategie geopolitiche del nostro paese. Non è dunque tenuto a quell’equilibrio tra difesa dell’interesse nazionale, convinzioni e ruoli nelle alleanze internazionali che è proprio di chiunque svolga una funzione diplomatica o di governo. Quando incontra un qualunque leader straniero egli rappresenta dunque sé stesso, le proprie idee politiche e quelle della propria parte politica: con il grado massimo di libertà e responsabilità che gli deriva dall’assenza di ruoli ufficiali. Nel corso del suo incontro con Moḥammad bin Salmān ha descritto in termini estremamente positivi il contesto dei diritti civili dell’Arabia Saudita (paragonandolo a quella stagione della storia italiana che è universalmente associata al trionfo delle libertà individuali, della creatività artistica, civica ed economica), e in particolare ha lodato la legislazione saudita sul lavoro.
Questo è il punto: avendo avuto occasione di incontrare bin Salmān, avrebbe potuto censurare le molteplici violazioni delle libertà fondamentali della persona che si compiono quotidianamente in quello Stato o anche solo incoraggiare il Principe a fare di più per superare i limiti più inaccettabili di quel regime. Ha scelto invece di elevare l’Arabia Saudita ad esempio di civiltà, progresso e tolleranza. Analogamente alle tante occasioni in cui Matteo Salvini, quando era anch’egli privo di ruoli diplomatici o di governo, ha espresso valutazioni estremamente positive sul regime liberticida di Putin negando (o sottovalutando) le numerose violazioni delle libertà fondamentali che si compiono in Russia. E su questo punto non c’è stata alcuna retromarcia da parte di Renzi, né ieri né in nessun’altra occasione in cui egli sia recentemente tornato su quel colloquio pubblico. E il fatto che nel frattempo sia stato pubblicato il rapporto USA sulle responsabilità dirette di bin Salmān nell’assassinio del dissidente Jamal Khashoggi non fa molta differenza: già prima di allora il regime saudita era quello che è.
Quanto al tema del compenso che Renzi avrebbe ricevuto, c’è davvero poco da aggiungere. Non basta specificare la “legittimità legale” di quel compenso o l’impegno a pagarvi le tasse. Nessuno discute dell’onestà fiscale di Matteo Renzi o della sua determinazione a rispettare la legge italiana. Qui si parla dell’opportunità politica (e morale, se è consentito) di ricevere soldi da una istituzione di promozione legata ad una dittatura ferocemente oppressivo per elevare lodi e apprezzamenti pubblici a quello stesso regime. E di farlo da Senatore della Repubblica italiana, eletto con suffragio libero e universale in una grande democrazia com’è la nostra. E anche qui, spiace ricordarlo, non abbiamo letto di alcuna retromarcia o ripensamento.
Eppure sarebbe bastato davvero poco. Come l’affermare una cosa semplice, anzi due: “Ho sbagliato a definire ‘rinascimentale’ il regime saudita, che nega diritti basilari e reprime libertà fondamentali. Ho già comunicato le mie dimissioni dal board della Future Investment Initiative e devolverò ad Amnesty International i compensi che ho già ricevuto”. E’ quello che fa un leader politico quando si accorge di avere commesso un errore grave e quando intende preservare il proprio potenziale di coerenza e autorevolezza”. Lo scrive sulla sua pagina facebook, Andrea Romano, deputato del Pd.
“Piena condivisione della scelta appena annunciata dal Ministero dell’Economia che conferma che è in corso di redazione il provvedimento che differirà il termine del 1° marzo 2021 per il pagamento delle rate della “rottamazione-ter” e del “saldo e stralcio.” E' quanto dichiarato da Fabio Melilli, presidente della commissione Bilancio alla Camera dei Deputati
“Il termine – spiega Melilli - riguarda le rate del 2020 ancora non versate a cui si aggiunge la prima rata del 2021 della rottamazione-ter. Il provvedimento entrerà in vigore successivamente al 1° marzo 2021 e i pagamenti, anche se non intervenuti entro tale data, saranno considerati tempestivi purché effettuati nei limiti del differimento che sarà disposto.
“Andrea Orlando è stato nominato ministro non per ragioni correntizie interne al Pd, ma nel rispetto dell'art. 92 della Costituzione. La sua presenza al governo, come ha giustamente detto Zingaretti, può solo aiutare il Partito Democratico. Anche per questa ragione, la richiesta, avanzata da alcuni, di dimissioni di Orlando da vicesegretario del partito appare fuori luogo e funzionale solo al posizionamento interno. Sarebbe il caso di non scaricare le questioni interne al Pd sul governo Draghi. Avremo modo di ragionare del futuro del partito, ma adesso teniamo fuori dalle nostre discussioni il governo Draghi”.
Così il vicepresidente del Gruppo Pd alla Camera, Michele Bordo.