“Le importanti operazioni antimafia Metameria, Enclave, Kossa e contro il clan Rinzivillo, eseguite in Calabria, Lombardia, Lazio, Toscana, Friuli, Puglia, Sicilia e Veneto, sono la conferma che le associazioni mafiose sono ancora fortemente radicate e delocalizzate in tutto il territorio nazionale, ma anche e soprattutto che gli uomini e le donne della magistratura e degli apparati di sicurezza sono di altissimo valore e più forti delle organizzazioni criminali. Nel momento di grave crisi economica che stiamo vivendo a causa della pandemia, la lotta alla criminalità organizzata di stampo mafioso può e deve essere il collante tra tutte le forze politiche. Contro chi prova a speculare sulle difficoltà del nostro Paese, la risposta deve essere corale e chiara la scelta di campo: perché da un lato c’è il malaffare e dall’altro lo Stato in tutte sue articolazioni. Con convinzione e senza distinzioni”.
Così il deputato dem, Carmelo Miceli, componente della commissione Antimafia e responsabile Sicurezza del Partito democratico.
“Siamo soddisfatti che, come avevamo auspicato, i gruppi che avevano presentato emendamenti sulla prescrizione al decreto Milleproroghe abbiano deciso di non metterli ai voti. Non è più il tempo delle prove di forza, dei blitz, delle esibizioni muscolari. Siamo dentro una fase politica nuova, occorre deporre le armi e le bandiere ideologiche e affrontare i temi della giustizia in modo condiviso e pragmatico. Siamo certi sarà questo l'approccio della ministra Cartabia, cui offriamo la massima collaborazione. A partire proprio dal tema della prescrizione, che oggi, per quasi unanime opinione, non ha una disciplina convincente, e dovrà trovare una più esauriente definizione all'interno della riforma del processo penale”.
Così in una nota il deputato dem Alfredo Bazoli, capogruppo Pd in commissione Giustizia della Camera.
“Fare della nuvola di Fuksas un hub vaccinale è un'idea strepitosa per la quale mi congratulo con Nicola Zingaretti e l'amministratore delegato di Eur Spa Antonio Rosati. Da ex Presidente del municipio Roma Eur e deputata qui eletta, esprimo grande soddisfazione per una scelta che coinvolge un quadrante strategico della capitale in questa grande campagna vaccinale”.
Così su twitter la deputata del Partito democratico Patrizia Prestipino.
“E’ inutile negare che sia emersa con forza una questione femminile dentro il partito. Che però non riguarda solo le donne o perlomeno non dovrebbe essere una battaglia solo di esse ma condivisa da tutti. E’ una questione fortemente democratica. Non una questione di soli numeri. E tantomeno di compensazione, concordo con Anna Ascani. La vera riflessione va fatta sulla tipologia di leadership, nel Pd come in tutte le organizzazioni complesse. Ripensare lo stile della leadership non significa sostituire un leader con una leader, significa impostare la gestione, la modalità, il linguaggio, l’approccio, il ragionamento, la partecipazione in maniera diversa. Coraggiosamente diversa. Con processi che non funzionano, non potremo formulare proposte politiche credibili e di qualità. Tra l’altro è bizzarro che il Pd che proviene dalle due grandi tradizioni che hanno dato allo Stato italiano grandissimi personaggi come Nilde Iotti e Tina Anselmi sia oggi, nel 2021 impantanato su questa questione, nonostante le donne di assoluto valore che militano nel partito. Debora Serracchiani, alla domanda ‘Il Pd è un partito per donne?’ ha risposto ‘Dovrà esserlo!’. Io credo che per farlo diventare un partito per donne l’impegno debba provenire, con vigore, anche dagli uomini”.
Così in una nota il deputato del Pd Paolo Lattanzio.
"La decisione del GUP del Tribunale di Bologna rappresenta un altro importante passo verso l' accertamento della piena verità sulla strage fascista del 2 Agosto 1980. Insieme a tutti gli esecutori materiali, grazie prima di tutto all' impegno tenace della Associazione dei Familiari delle Vittime, si sta facendo luce su mandanti e deviazioni degli apparati dello Stato, nella cornice tragica della strategia della tensione. Una battaglia di verità che è insieme un dovere morale verso le vittime ed un impegno fondamentale per dare più forza alla nostra Democrazia".
Così Andrea De Maria, deputato PD e Segretario di Presidenza della Camera.
"La sfida che attende il neoministro delle Infrastrutture e Trasporti Enrico Giovannini sarà decisiva per il rilancio e la competitività dell'intero Paese. L'ammodernamento delle infrastrutture nazionali un sistema integrato di mobilità efficace capace di collegare Nord e Sud dell'Italia all'Europa rappresenta infatti uno dei volani per la crescita economica, occupazionale e sociale dei territori. Uno sviluppo che dovrà essere coniugato con la salvaguardia dell'ambiente, uno dei temi da sempre cari al nuovo ministro a cui auguriamo buon lavoro e con cui siamo pronti a collaborare proficuamente in Parlamento”.
Lo dichiara Davide Gariglio, capogruppo Pd in commissione Trasporti della Camera.
“In attesa delle dichiarazioni programmatiche che il presidente del Consiglio Draghi presenterà in Parlamento la prossima settimana, esprimiamo la nostra soddisfazione per la qualità e la competenza della compagine ministeriale. Siamo fiduciosi che saranno date le giuste risposte al Paese per superare la crisi sanitaria e intraprendere una nuova stagione di rilancio economico e sociale. Il Partito Democratico con i suoi ministri offrirà il proprio contributo di esperienza e di idee per un’Italia saldamente ancorata in Europa, più moderna, più verde, più innovativa e più inclusiva. Nelle scorse ore è stata correttamente rilevata la criticità legata alla rappresentanza di genere nella composizione dei Democratici al governo. Allo stesso modo, non possiamo non evidenziare la preoccupante assenza di equilibrio territoriale che penalizza la prospettiva della compagine ministeriale e la sua capacità di rappresentare le aspirazioni del Mezzogiorno il cui sviluppo ha un ruolo chiave per la crescita dell’intero Paese: non si tratta solo di recuperare i divari di reddito e opportunità tra le diverse aree territoriali, ma si tratta anche di promuovere una visione che riconosce al Mezzogiorno il ruolo strategico di porta d’accesso nel Mediterraneo attraverso la quale attrarre persone, merci, lavoro, tecnologia e idee per un futuro migliore. Da parlamentari in rappresentanza dei territori delle regioni del Sud, auspichiamo che le funzioni di governo del Paese possano essere completate e arricchite dalle migliori competenze già da tempo impegnate nella promozione dei territori e delle comunità meridionali”.
Così le deputate e i deputati dem eletti al Sud, Bruno Bossio, Del Basso De Caro, Frailis, De Luca, Lacarra, Manca, Miceli, Mura, Navarra, Pezzopane, Raciti, Siani, Topo, Viscomi.
“Il blocco di oggi e’ sicuramente un duro colpo per il comparto dello sci e del turismo bianco. Comprendendo le necessità primaria della tutela della pubblica salute e del contenimento dell’epidemia, tuttavia, si deve notare come la tempistica nell’adozione di tali misure abbia purtroppo aggiunto problemi a una situazione già complessa. Tutto questo rende più che mai urgente un intervento del governo con aiuti economici efficaci sia in termini di ristoro rispetto all’attività stagionale già compromessa dal virus, sia in termini di risarcimento dei danni che si sono prodotti in queste ore”.
Così il deputato dem Gianluca Benamati, capogruppo Pd in commissione Attività produttive della Camera.
“Sono stata contattata, tra ieri e oggi, da imprese, gestori di impianti, maestri di sci, lavoratori del turismo, ed è una vera baraonda. L’Abruzzo, purtroppo, da domenica non era più in zona gialla, con le province di Teramo e L’Aquila in arancione e Chieti e Pescara in zona rossa. Ma gli operatori del turismo invernale erano pronti a partire e la decisione, con una tempistica improvvisata, di non aprire gli impianti sciistici è stato un brutto colpo che impone ora al governo una scelta immediata”. Lo dichiara in una nota la deputata dem Stefania Pezzopane, della Presidenza del Gruppo Pd alla Camera.
“Purtroppo - prosegue la deputata dem - a causa della crisi di governo il Ristori 5 è rimasto congelato ed ora bisogna fare presto. C’è l'esigenza di ristori, ma anche risarcimenti adeguati, giusti e rapidi. Il sistema imprenditoriale della montagna italiana è davvero allo stremo delle forze. Tutti i protagonisti della montagna avevano lavorato e fatto investimenti per presentarsi in maniera adeguata all’apertura prevista del 15 febbraio. Il Parlamento, prima della crisi, ha votato lo scostamento di bilancio di 32 miliardi. Chiedo al governo e al ministro del Turismo Massimo Garavaglia, sicuramente sensibile al problema, di attingere a queste risorse per un rapido risarcimento degli imprenditori della montagna italiana”.
“Mettiamo poi al centro del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza - conclude Pezzopane - un programma di investimenti per una economia importante come le nostre zone montane, avendo attenzione ai lavoratori stagionali e a chi lavora anche nel settore dell’ospitalità. Da qui al 5 marzo, facciamo arrivare i ristori e lavoriamo perché si possa tornare a lavoro in sicurezza“.
“La decisione di chiudere gli impianti sciistici, al netto di una tempistica discutibile, impone un problema essenziale: l’esigenza di ristori e risarcimenti adeguati, congrui e tempestivi al sistema imprenditoriale della montagna italiana, che con grande impegno e sacrificio si era presentato ai cancelletti del 15 febbraio adeguato.
Le ripercussioni economiche saranno purtroppo pesanti, perché la riapertura della stagione aveva innescato una serie di prenotazioni destinate ora a sfumare. Ci sono sul tavolo i 32 miliardi derivanti dallo scostamento di bilancio votato dal Parlamento, e riteniamo che il primo atto del nuovo governo sia attingere a queste risorse per un immediato riscontro risarcitorio all’imprenditoria montana”.
Lo dichiarano in una nota i deputati democratici Enrico Borghi (dell’ufficio di presidenza a Montecitorio), Francesca Bonomo e Roger De Menech
“Quello che sta avvenendo a Foggia, con il passaggio di quattro consiglieri comunali della destra nel gruppo “Popolari Pugliesi”, è per noi inaccettabile. Ancor più grave è che questa operazione di bieco trasformismo, sia stata favorita da un assessore regionale eletto pochi mesi fa nel centrosinistra.
Per il PD si pone un problema politico enorme sulla coerenza e la credibilità dell’intera coalizione che governa la Puglia.
Ed è innanzitutto il Presidente Michele Emiliano, anche a seguito di alcune nomine nel suo staff inopportune e molto chiacchierate, a dover chiarire l’ambito, i valori e la connotazione dell’alleanza che lo sostiene.
Va bene il rafforzamento della coalizione, ma non possiamo consentire che ci entri chiunque, come se fossimo al mercato.
Per quanto ci riguarda, una cosa è certa: siamo assolutamente alternativi al sindaco Landella e alla sua amministrazione. A differenza di quanto sostenuto dall’assessore Stea, per il PD la destra che governa al comune di Foggia prima va a casa e meglio è per i cittadini.
Qualcuno alla regione deve essersi confuso: l'alleanza di salvezza nazionale per affrontare le emergenze del Paese è stata fatta a Roma non a Bari o a Foggia.
In Puglia tutti, coalizione e presidente, abbiamo invece il dovere della chiarezza degli obiettivi e della coerenza dei valori. Diversamente rischia di aumentare sempre di più il distacco tra i cittadini e la politica”.
Lo dichiara Michele Bordo, vice capogruppo dem alla Camera
“La sentenza del TAR di Lecce legittima definitivamente le ragioni che il Comune di Taranto e la Regione Puglia cercano da tempo di far valere: il diritto alla salute dei cittadini è un bene che non può essere piegato a nessun interesse industriale. Chiudere le fonti inquinanti e farlo presto è una priorità assoluta ma con la consapevolezza che l’unica prospettiva possibile per lo stabilimento è la completa decarbonizzazione degli impianti.”
Lo dichiara Marco Lacarra, deputato e Segretario regionale del Partito Democratico.
“Il nuovo esecutivo ha individuato nella transizione ecologica uno degli obiettivi preminenti dell’agenda di governo dei prossimi anni. Sono certo - conclude Lacarra - che la rivoluzione green del nostro Paese passerà anche da Taranto, rendendo l’ex-Ilva un modello di produzione dell’acciaio ‘verde’.”
La sensibilità ambientale ha sempre accompagnato le mie scelte, che essa sia al primo posto tra le priorità non può che confermare, da LiberalPd, il mio convito appoggio a questo governo, che la Camera è chiamata a esprimere giovedì. La cosiddetta “green economy” è la strada che si deve percorrere pensando sì alle future generazioni ma tenendo presente che ha tutte le caratteristiche per tirarci fuori dal pantano economico nel quale la pandemia ci ha costretto. Sono convinto che non si possa più tornare al mondo di “prima”, e che da questa tremenda crisi bisogna ripartire, grazie ai fondi del Recovery Fund, per disegnare una nuova economia. La Sicilia, per la sua posizione geografica, per il suo clima, per le sue caratteristiche, è in prima fila perché questa opportunità si concretizzi in posti di lavoro. Il mio disegno di legge, scritto con la preziosa collaborazione di Mario Pagliaro (componente del comitato scientifico nazionale di Legambiente, docente di nuove tecnologie dell’energia, Fellow della Royal Society of Chemistry, primo ricercatore al CNR di Palermo, fondatore del Polo Solare della Sicilia), vuole creare un Istituto di Ricerca in Sicilia, sulle materie di pertinenza della “green economy” (ma anche della “blue economy”, dove fare questo tipo di ricerca se non in un’isola come la nostra) i cui brevetti siano messi a disposizione, gratuitamente, in tutta Europa, e che creino un circuito virtuoso con le imprese siciliane che decideranno di investire (sia in proprio che usufruendo del Recovery Fund) in tal senso. Credo sia la maniera migliore e per la creazione di posti di lavoro e per arginare – e infine far cambiare rotta – alla cosiddetta “fuga dei cervelli”. E’ questo il futuro dell’industria siciliana.
Lo dichiara il deputato dem Santi Cappellani
E adesso che è nato il nuovo Governo, ci auguriamo che venga presa in seria considerazione la richiesta di tante associazioni, che hanno lanciato un forte appello affinché l'Esecutivo metta al centro del suo lavoro il tema dell’infanzia.
Ci aspettiamo che si vada avanti velocemente con l’approvazione definitiva al Senato dell’assegno unico per i figli, che rappresenta una rivoluzione epocale: si tratta infatti di una misura semplice, equa, continua, una grande opportunità per le famiglie, specie in questo drammatico momento.
L’investimento sull’infanzia è quello più conveniente anche da un punto di vista economico. Lasciare al loro destino i bambini e le bambine che nascono da famiglie in difficoltà socioeconomica significa di fatto, al di là dei diritti, condannare una parte consistente della popolazione alla marginalità e determinare per la società un carico di povertà e devianza che può minare alla base qualsiasi possibilità di sviluppo. Oltre ad incidere negativamente in maniera sostanziosa sul futuro lavorativo degli stessi bambini, condizionandone le possibilità.
Ci auguriamo che, nell’ambito del Recovery Fund, trovi finalmente spazio un vero e proprio piano infanzia.
Lo dichiarano i deputati dem Paolo Siani e Paolo Lattanzio
“Non ci sono più scuse. Al Governo Draghi e in particolare al premier è affidato il compito di risollevare il Paese da una crisi unica nella storia. Non deve piacere, deve lavorare, bene e presto. Ma non ci sono più scuse nemmeno per le donne dem, che hanno da imparare una dura lezione: nessuno spazio ci sarà dato per gentile concessione. Quando si tratta di ruoli di potere vero, non funzionano le quote di genere come riserva indiana oppure gli articoli dello statuto come specchietto per la democraticità interna. Le donne si sono forse illuse che funzionasse essere 'in quota' a capicorrente o inserite per prossimità anziché per competenza o consenso. Invece parlano i fatti. Per la prima volta nella storia del Pd e dei partiti che lo hanno preceduto, nella delegazione al Governo non c’è una rappresentanza femminile. Non ci sono donne dem tra i ministri di Draghi non solo perché la logica della stabilità interna ha vinto su quella di genere, ma soprattutto perché non abbiamo ancora preso sul serio la sfida per la leadership. E questa invece dev'essere una questione che le donne devono finalmente mettere sul tappeto senza nessuna timidezza. Perché il confronto con altre realtà, in Europa ma anche in Italia (sì, mi riferisco alla leadership della Meloni) dovrebbe incalzare il Pd. La sfida è prima di tutto politica ma anche culturale. Perché siamo di fronte a un enorme problema, se le donne del più importante partito della sinistra italiana rinunciano a competere in prima persona per conquistare spazio alle loro idee. È un problema 'nostro' ma suggerisco che anche gli uomini ci dedichino un pensiero. Ora, nel contingente, con le assegnazioni dei sottosegretariati sembra si voglia riparare un vaso rotto col nastro adesivo. Meglio di niente, dirà qualcuno, ma certo così non si risponde alla domanda: il Pd è un partito per donne? Per quanto mi riguarda, dovrà esserlo.” Lo scrive su facebook Debora Serracchiani.