Antitrust: Urso non si è accorto di nulla? Ne tragga conseguenze
Dopo maxi-sanzione a compagnie petrolifere Dem chiedono audizione antitrust in Parlamento
Dopo maxi-sanzione a compagnie petrolifere Dem chiedono audizione antitrust in Parlamento
“Il Ministro Urso freni gli entusiasmi che, rispetto alla situazione generale che circonda il dossier ex Ilva, risultano inopportuni, se non completamente fuori luogo. A partire dal fatto che si tratta di un atto che, ricordiamolo, autorizza la produzione di 6 milioni di tonnellate annue con il ciclo integrale per i prossimi 12 anni.”
Così Ubaldo Pagano, deputato pugliese e Capogruppo del Partito Democratico in Commissione Bilancio a Montecitorio.
“Sembra quasi che lo faccia apposta: quando c’è da assumere una decisione importante, il Ministro Urso non riesce a resistere alla tentazione di optare per la più controversa delle soluzioni. Se, come pare emergere in queste ore, dovesse trovare conferma l’ipotesi della nomina di Gianmaria Sparma a consulente del Ministro, saremmo difronte all’ennesima scelta incomprensibile fatta da Urso, evidentemente molto più interessato a trovare un posto ai suoi amici che a risolvere la questione.”
“Il rifiuto alla mia legittima richiesta di accesso agli atti relativi al procedimento di rilascio dell’AIA e alla complessa partita della cessione degli impianti ex Ilva non è soltanto un atto di opacità istituzionale, ma un gesto grave e strumentale, finalizzato a mantenere un controllo politico assoluto sulla vicenda. Il Governo Meloni, e in particolare il Ministro Urso, stanno trasformando un tema delicatissimo – che riguarda salute pubblica, ambiente, lavoro e futuro industriale del Paese – in uno strumento di gestione elettorale e di ricatto.”
“Il governo Meloni è piatto, inconcludente e privo di una visione strategica. Di fronte a sfide decisive come i dazi o la transizione industriale, continua a nascondere la testa sotto la sabbia, fingendo che vada tutto bene, mentre la nostra industria è ferma da 26 mesi consecutivi. Il ministro Urso si è dimostrato del tutto inadeguato a gestire dossier che vanno affrontati su scala europea e transatlantica, a partire dalle trattative con gli Stati Uniti su acciaio e automotive, che oggi gravano pesantemente sulle imprese italiane”.
“Le dichiarazioni ufficiali della Procura di Taranto smentiscono in modo chiaro e puntuale quanto affermato dal ministro Urso e da esponenti della maggioranza in merito alla gestione dell’Altoforno 1 dell’ex Ilva. La procuratrice Pentassuglia ha precisato che l’autorizzazione agli interventi di messa in sicurezza è stata concessa entro 22 ore dalla richiesta, ben al di sotto del termine massimo di 48 ore indicato dalla stessa azienda. Ha inoltre chiarito che la richiesta di ‘colaggio dei fusi’ non è mai stata formalmente avanzata”.
“Durante l’interrogazione a risposta immediata in Commissione Attività produttive, il ministero delle Imprese e del Made in Italy guidato da Adolfo Urso ha risposto senza fornire alcuna rassicurazione concreta sulla tutela della chimica di base in Italia. Da un lato, il Governo italiano sostiene a livello europeo l’iniziativa per un EU Critical Chemicals Act, volta a preservare le produzioni strategiche della chimica di base, modernizzando e decarbonizzando gli impianti, garantendo l’accesso competitivo alle materie prime e incentivando il reshoring delle produzioni.
“Urso continua con il suo atteggiamento remissivo nei confronti degli Stati Uniti, incapace perfino di condannare la sciagurata guerra dei dazi con cui l’America sta gettando nel panico le economie mondiali. Da parte sua, assistiamo a una totale assenza di visione: chiede fantasia, cautela e lungimiranza all’Unione Europea, ma sbaglia bersaglio.
“È sempre più urgente che l'ambiguo ed evanescente ministro Urso venga in Aula a riferire sui rischi, sempre più concreti, che lo scontro commerciale tra Usa e Europa porterà al nostro Made in Italy. Le eccellenze italiane, che rappresentano un export pari a 67 miliardi, rischiano il tracollo e la posizione ondivaga e remissiva del governo non è un buon segnale per tutelare il Made in Italy dai dazi. Sono necessarie azioni concrete, l'inerzia dell'esecutivo fa molto male all'economia italiana”.
“La moda è da sempre un'eccellenza del Made in Italy. Lo sanno tutti tranne l'evanescente e inadeguato ministro Urso che resta inerme davanti al perdurare della crisi di uno dei volani del sistema produttivo italiano. La preoccupazione è ancora maggiore se, oltre alla mancanza di azioni concrete per proteggere e dare nuova linfa alla moda italiana, a breve l'intero comparto potrebbe essere esposto all'imposizione dei dazi in arrivo dagli Stati Uniti.