"I centri di detenzione per richiedenti asilo in Albania rappresentano un enorme spreco di denaro che non ha niente a che fare con la gestione dei flussi migranti, ma solo con le necessità propagandistiche della presidente Meloni e del suo governo. Una propaganda tutta giocata minando i diritti fondamentali delle persone a partire da quello d'asilo e usando risorse che avrebbero potuto essere spese per cose urgenti come, ad esempio, per la sanità.
Si tratta di circa un miliardo, di cui 60 milioni già spesi con appalti affidati senza gare, in deroga al codice degli appalti e gestiti dal ministero della Difesa, come se si trattasse di opere destinate alla sicurezza nazionale in una base militare.
La recente sentenza della Corte europea di giustizia ne smonta poi l'impianto giuridico e chiarisce che i paesi, per essere sicuri, devono esserlo in tutto il loro territorio e per tutte le categorie di persone. Sarebbero quindi esclusi dalla lista dei cosiddetti "paesi sicuri" fornita dalla Farnesina buona parte dei paesi inclusi Tunisia, Egitto e Bangladesh. Apprendiamo che i primi migranti diretti nei centri albanesi sono, appunto, egiziani e bengalesi. I giudici italiani non potranno che conformarsi alla decisione della Corte europea di giustizia, checché ne pensino Piantedosi e Meloni.
Significa che queste persone non potranno essere trattenute e non potendo restare in Albania, perché questo è l'accordo con Edi Rama, saranno riportati in Italia: a che serve tutto questo? Solo alla propaganda governativa". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
"L'attacco dell'esercito israeliano contro il contingente Onu Unifil, nel sud del Libano, è inaccettabile. Come fa il ministro Guido Crosetto a parlare di "incidente" quando apprendiamo dallo stesso ministro della Difesa che l’esercito israeliano ieri sera ha preso di mira il sistema di video sorveglianza, l'illuminazione e il sistema radio del quartier generale del contingente internazionale dove si trovano anche i nostri soldati? Oggi, poi, sono stati esplosi colpi di arma da fuoco all'interno della base dove due soldati sono rimasti feriti, per fortuna, lievemente. Dunque si tratta di aggressioni deliberate che vanno condannate con fermezza.
Dopo avere attaccato l’Unrwa, l'agenzia dell'Onu per i rifugiati palestinesi, tentando di ostacolarne il lavoro e di delegittimarla con pesanti accuse, dopo avere definito l'Onu "una palude antisemita" e il Segretario generale Guterres "persona non grata", ora il governo israeliano colpisce la missione di peacekeeping delle Nazioni unite di stanza in Libano. Ieri, insieme all'Intergruppo per la pace tra Israele e a Palestina, abbiamo incontrato la responsabile di Unrwa per l'Europa, Marta Lorenzo Rodriguez, che ci ha riferito di un quadro drammatico a Gaza e non solo dal punto di vista umanitario. Alcuni progetti di legge in discussione alla Knesset, il parlamento di Tel Aviv, punterebbero addirittura a classificare l'Unrwa come "organizzazione terroristica" e, in buona sostanza, a impedire all'agenzia qualsiasi attività in Israele e in Palestina.
E' evidente che ci sia un disegno preciso che punta a screditare l'Onu e a smantellare il sistema multilaterale, il diritto internazionale e il diritto umanitario internazionale, un tentativo che va fermato immediatamente da parte di tutti gli Stati. Il mondo non può ritornare indietro, alla legge del più forte. La comunità internazionale agisca immediatamente e senza esitazioni". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
"Da oggi l'appello #StopCrimesInPalestine, che ha già raggiunto le 40mila firme, esce dai confini italiani e diventa europeo - lo dichiarano i promotori Massimo Amato, storico ed economista, Laura Boldrini, deputata, e Gianni Giovannetti, giornalista.
"Grazie alla collaborazione di Change.org, che lo ospita fin dal suo lancio - annunciano -, il testo sarà oggi diffuso anche in Francia dove la società civile è molto sensibile al tema della pace e dell'autodeterminazione del popolo palestinese".
"Inviato da subito alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e della Commissione europea Ursula von der Leyen, presto l'appello sarà diffuso in altri paesi dell'Ue - dichiarano ancora i promotori - per coinvolgere sempre più persone e fare pressione presso le istituzioni europee affinché intervengano con atti concreti per fermare Netanyahu e il suo governo di ultradestra che stanno infiammando l'intero Medio Oriente" concludono.
"Essere amico di Israele oggi significa dire chiaramente che Netanyahu e il suo governo di ultradestra sono un problema, non solo per la regione, ma per lo stesso Israele e una minaccia per la sua sicurezza. C’è anche una recrudescenza di sentimenti antisemiti mai del tutto estirpati in Europa, ed è una cosa gravissima a cui opporsi fermamente. Ma sono state autorevoli voci della comunità ebraica internazionale a dire che è proprio la politica scellerata e sanguinaria di Netanyahu ad alimentare questi fenomeni gravi e pericolosi". Così Laura Boldrini, deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo, in un'intervista rilasciata oggi a l'Unità.
"Con l'appello #StopCrimesInPalestine, che ho promosso insieme al prof. Massimo Amato e al giornalista Gianni Giovannetti e che si può firmare su change.org - sottolinea - chiediamo che si mettano in atto iniziative concrete per fermare Netanyahu: è necessario fermare la vendita di armi a Israele che le usa contro i civili, mettere le sanzioni a Netanyahu e ai suoi ministri e sospendere l’accordo di Associazione tra Ue e Israele che si basa proprio sul rispetto dei diritti umani". "Alcune interpretazioni strumentali e in malafede leggono queste posizioni come un appoggio ad Hamas ed Hezbollah. Niente di più falso - chiosa Boldrini-. Chiedere di fermare Netanyahu significa chiedere e, anzi, pretendere che prevalga il diritto internazionale sulla legge del più forte".
"Fra pochi giorni l'Assemblea regionale siciliana discuterà un disegno di legge che abbassa al 20 per cento la rappresentanza femminile negli enti locali dell'Isola.
Abbassa, appunto. Perché la legge nazionale prevede una quota minima del 40 per cento. Un provvedimento inaccettabile che rimanda le donne indietro di 40 anni in un'Italia già molto indietro rispetto al resto d'Europa.
La Regione Sicilia, guidata dalla stessa maggioranza del governo nazionale pensa di potere relegare all'irrilevanza politica metà della popolazione siciliana: un precedente pericolosissimo portato avanti dalla stessa maggioranza che governa l'Italia. Nel Paese della prima donna presidente del Consiglio, le donne rischiano non solo di non fare passi avanti nel percorso verso la parità, ma perfino di farne indietro. Un paradosso di cui Meloni stessa è espressione e contro cui anche le donne di Fdi dovrebbero ribellarsi.
Le donne siciliane non meritano questo e hanno lanciato una petizione per fermare questa legge retrograda: io ho firmato, chiedo anche a voi di farlo https://forms.gle/i24hUFN4WimsWkjd6". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Coordinatrice dell’Intergruppo della Camera per le donne i diritti e le pari opportunità.
"E' almeno la seconda volta che il consigliere Nahum ripete queste insinuazioni sul mio conto. Gli rispondo pubblicamente in modo che non ci siano fraintendimenti. Se prima di rilasciare dichiarazioni sul mio conto, Daniele Nahum si fosse informato, avrebbe saputo che ho sempre condannato il regime teocratico iraniano per non rispettare i diritti fondamentali delle persone e, in particolare, quelli delle donne. Sono sempre stata al fianco del movimento "Donna, vita, libertà" nato dopo l'uccisione di Mahsa Amini da parte della polizia morale iraniana, sia nelle piazze, sia nelle aule parlamentari. Ho incontrato Taghi Rahamani oppositore del regime iraniano, costretto all'esilio e marito della premio Nobel Narges Mohammadi detenuta in Iran per le sue battaglie per i diritti delle donne; ho ripetutamente chiesto al governo italiano di pretendere il rispetto dei diritti umani ai paesi con cui si stringono accordi, Iran incluso; il Comitato diritti umani della Camera che presiedo ha in più occasioni audito ONG e associazioni che denunciano le violenze perpetrate dal governo di Teheran e da quelle audizioni è nata una risoluzione con cui impegniamo il governo a chiedere all'Iran la cessazione immediata di atti di tortura, violenza, uccisioni e vessazioni verso le attiviste e gli attivisti per i diritti umani, la rapida scarcerazione di Mohammadi e degli altri dissidenti detenuti, il rispetto dei diritti alla libertà di espressione, associazione e riunione pacifica; ho presentato un'altra risoluzione per chiedere al governo italiano di votare a favore dell'inserimento del reato di Apartheid di genere nella convenzione sui crimini contro l'umanità in discussione a breve all'Onu. Ultimo, ma non per importanza, insieme ad altre e altri, sto seguendo la vicenda di una giovane attivista curdo-iraniana, Maysoon Majidi, detenuta ingiustamente in Italia con l'accusa di essere una scafista. Tutte attività che hanno suscitato l'attenzione dell'ambasciatore iraniano in Italia che ha chiesto di incontrarmi nel vano tentativo di convincermi che mi sbaglio sui metodi del governo di Teheran.
Non so in cosa consista l'impegno del consigliere Nahum per l'affermazione dei diritti umani e delle libertà in Iran, ma so qual è il mio, da sempre. A lui sarebbe bastato scorrere i miei profili social per scoprirlo.
Lo invito, dunque, ad evitare di continuare a diffondere notizie evidentemente false e ad impegnarsi di più per i diritti delle cittadine e dei cittadini iraniani". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo, rispondendo alle dichiarazioni rilasciate dal consigliere comunale di Milano Daniele Nahum in un'intervista rilasciata oggi al Riformista.
"Un anno dopo il feroce attacco terroristico compiuto da Hamas contro cittadine e cittadini israeliani innocenti che sconvolse il mondo intero e non solo Israele, il nostro pensiero va alle famiglie delle vittime di quel giorno e agli ostaggi ancora nelle mani di Hamas. Niente può giustificare l'uccisione di donne, bambini, persone inermi, né le violenze e le torture inflitte dai miliziani. Le immagini delle ragazze sanguinanti trascinate sui pick-up, dei feriti e dei corpi senza vita rimarranno per sempre impressi nella nostra mente. Il 7 ottobre scorso tutti abbiamo affermato il diritto di Israele a difendersi. Quello che è seguito a quella mattina ha presto acquisito però il senso della vendetta e non della difesa con conseguenze diventate devastanti per l’intero Medio Oriente. La reazione indiscriminata del governo israeliano ai danni della popolazione civile di Gaza e della Cisgiordania e l’allargamento delle azioni militari al Libano e a territori di altri paesi hanno totalmente destabilizzato l’intera regione con rischi enormi dalla portata non prevedibile. Oggi più che mai, nell’anniversario della strage commessa da Hamas, bisogna ribadire la necessità di far tacere le armi, giungere ad un cessate il fuoco, liberare gli ostaggi e mettere in atto un piano che conduca all’autodeterminazione del popolo palestinese. Solo così si potranno ottenere quelle necessarie condizioni di sicurezza per consentire a israeliani e palestinesi di vivere in una prospettiva di pace". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
"Se il principio di sovranità territoriale è valido, deve valere per tutti. E quindi se contro Vladimir Putin sono partite le sanzioni e nessuno si sogna di vendergli armi, lo stesso metro deve essere utilizzato nei confronti del governo israeliano, altrimenti il doppio standard ci seppellirà - lo ha dichiarato in un'intervista a Today.it, Laura Boldrini, deputata e promotrice, insieme al professor Massimo Amato e al giornalista Gianni Giovannetti, dell'appello #StopCrimesInPalestine che ha già raggiunto le 30mila firme su Change.org -. L'Unione Europea sta perdendo credibilità agli occhi del mondo, perché ci sono milioni di persone che si stanno ribellando a tutto questo. Quindi chiediamo che si fermi la vendita delle armi a Netanyahu, che le usa contro i civili e che vengano sanzionati lui e i suoi ministri che incitano all'odio. E chiediamo di sospendere l'Accordo di Associazione tra l'Ue e Israele. È un accordo che si basa sul rispetto dei diritti umani - continua Boldrini - ed è evidente che nell'ultimo anno il governo israeliano si è mosso proprio in senso opposto".
"Chiedere a Netanyahu di fermarsi non vuol dire essere dalla parte di Hamas o di Hezbollah, sgombriamo il campo da ogni stupida interpretazione - sottolinea l'ex presidente della Camera -. Vuol dire stare dalla parte della legalità internazionale, del rispetto delle regole che ci siamo dati dopo la Seconda Guerra Mondiale e che sono alla base della nostra convivenza. Se vengono stracciate, come sta facendo oggi Israele facendo prevalere la legge del più forte, perderemo tutti, soprattutto l'Italia che non è certo tra i più forti".
"Vogliamo ringraziare di cuore le 30mila persone, a cui si è unito anche Patrick Zaki, che in appena una settimana hanno già sottoscritto su Change.org l'appello #StopCrimesInPalestine che va nella direzione della pace, del rispetto dei diritti e dell’umanità.
È grazie a tutti coloro che sono sensibili a quanto accade nel mondo e vogliono agire, che le cose possono cambiare". Lo dichiarano il prof. Massimo Amato, storico ed economista, Laura Boldrini, deputata ed ex Presidente della Camera dei deputati, e Gianni Giovannetti, giornalista promotori dell'appello.
"Dato il tragico evolvere della situazione in Medio Oriente - sottolineano -, abbiamo inserito nel testo una esplicita menzione agli eventi del Libano, anch’essi strettamente legati ai massacri di Gaza, all’occupazione pluridecennale della Palestina e al mancato diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione".
Già nel giorno del suo lancio, giovedì 26 settembre scorso, l'appello è stato inviato alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen per chiedere di passare dalle parole ad azioni concrete: stop all'invio di armi a Netanyahu che le usa contro i civili, sanzioni per il premier israeliano e i suoi ministri e sospensione dell'accordo di associazione Ue-Israele che si basa sui diritti umani.
La pagina dell'appello viene, inoltre, costantemente aggiornata con testimonianze provenienti da Gaza per far capire come si vive in quei luoghi.
"Affinché l’attenzione sul tema rimanga alta chiediamo a tutte e tutti di aiutarci a diffondere l'appello - concludono i promotori- perché più si estende, più si rafforza e più sarà possibile raggiungere l'obbiettivo".
“La domanda è secca: il governo ha in mente o no azioni concrete per il cessate il fuoco in Medio Oriente? Le faccio un riassuntino: dalla carneficina di Gaza con 42mila persone uccise passando per l'attacco israeliano a Teheran per uccidere Hanyeh, dall'esplosione di cercapersone e walkie-talkie in Libano e Siria fino all'invasione via terra del Libano stesso, sono tutte iniziative di Netanyahu volte ad incendiare il Medio Oriente. Nessuna esortazione, nessun appello hanno fermato il premier israeliano che ha definito l'Onu 'una palude antisemita' e il Segretario generale Guterres 'persona non grata'”. Lo dichiara la deputata dem Laura Boldrini durante il question time al ministro Ciriani, sull'escalation del conflitto in Medio Oriente.
“Così del diritto e della legalità internazionale non resterà più traccia” continua Boldrini. “Basta parole, servono atti politici concreti che costringano il governo israeliano al cessate il fuoco a Gaza e in Libano e al rispetto delle risoluzioni dell'Onu e della legalità internazionale che non prevedono mai doppi standard”, conclude Boldrini.
No a doppio standard, garantire sovranità territoriale in Palestina e Libano
“La difesa della sovranità territoriale deve essere un principio sempre. Se vale per l’Ucraina deve valere anche per Palestina e Libano: il doppio standard non può essere accettato, fa perdere ogni credibilità all’Italia e all’Unione Europea. Il sistema di regole condivise che ci siamo dati dopo la seconda guerra mondiale si basa sul principio che un criminale si persegue, si arresta e si condanna in un tribunale. Non si va a colpirlo in un altro paese uccidendo anche migliaia di innocenti. ” Così Laura Boldrini è intervenuta stamattina nel corso dell’audizione dei ministri Tajani e Crosetto alla Camera. “L’escalation è voluta da Benjamin Netanyahu che ha come obiettivo il caos totale per rimanere al potere e imporre un nuovo ordine.” “Serve un’iniziativa chiara italiana, passate dalle esortazioni che cadono nel vuoto a proposte concrete, avete anche la presidenza del G7, avanzate 3 punti: no armi a Israele che le usa contro i civili, sanzioni a Netanyahu e ai suoi ministri; sospensione dell’accordo Israele-UE. Il basso profilo che il governo sta tenendo è la dimostrazione dell’assenza di un’azione politica che condanna il nostro paese all’irrilevanza”.
"Nel "nuovo ordine" di Netanyahu non esistono né il diritto internazionale né il diritto umanitario internazionale. Cioè quell'insieme di regole condivise su cui la comunità mondiale ha fondato la sua esistenza dopo le due grandi guerre del '900.
Uno stato democratico persegue i criminali e i terroristi, li arresta e li processa nei tribunali preposti, che siano nazionali o internazionali.
Per questo abbiamo istituito la Corte penale internazionale e i tribunali ad hoc in casi come la ex Jugoslavia o il Rwanda. Ed è quello che andava fatto con Nasrallah e gli altri capi di Hezbollah, organizzazione classificata come terrorista dalla stragrande maggioranza dei Paesi.
Bombardare indiscriminatamente colpendo civili innocenti, fare saltare in aria le persone tramite i walkie talkie, rendere inusabili intere aree di altri paesi usando il fosforo bianco come ha fatto e sta facendo Israele in Libano, non ha niente a che fare col diritto internazionale e molto con il terrorismo che, invece, si dice di voler combattere.
E' la "dottrina Netanyahu" che ci riporta in un tempo senza diritti e senza garanzie democratiche. E' un sistema che cancella le differenze tra le democrazie e le organizzazioni terroristiche.
"La situazione è molto complicata" dice il ministro Tajani. E' vero. Lo è oggi più di quanto lo fosse mesi fa perché Netanyahu andava fermato prima, ministro, lo abbiamo chiesto in tante e tanti a gran voce, molte volte. Le esortazioni e gli appelli non servono, bisogna passare ad azioni concrete: non inviare più armi a Israele che le usa contro i civili, imporre sanzioni e sospendere l'accordo di associazione tra l'Ue e Israele". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
"Nessuna solidarietà con la tragedia che sta vivendo il popolo palestinese può giustificare i disgustosi cartelli contro la senatrice Liliana Segre apparsi ieri in una manifestazione di Milano.
Attaccare è offendere una donna sopravvissuta all'orrore Auschwitz, che ha fatto della trasmissione della memoria dell'Olocausto una missione e che, per questo, vive sotto scorta, è qualcosa che non può trovare sostegno né complicità e che, anzi, va condannata fermamente come qualsiasi forma di antisemitismo.
A Segre, come sempre, vanno la mia solidarietà e vicinanza.
La polemica che la destra sta animando sfruttando questi fatti per attaccare chiunque critichi le azioni criminali del governo israeliano a Gaza e in tutta la Palestina è solo strumentale.
Siamo e saremo sempre convintamente contro ogni forma di antisemitismo e non smetteremo di denunciare il massacro del popolo palestinese". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
"Non si può permettere a nessuno di parlare dell'Onu come ha fatto Benjamin Netanyahu che, oggi davanti all'assemblea generale, l'ha definita "una palude antisemita".
L'Onu, non è una entità perfetta, ma è la più grande istituzione di pace al mondo, una garanzia per tutti gli Stati, anche per Israele il cui futuro, in questo momento, è messo a rischio proprio dalle politiche di Netanyahu e del suo governo di ultradestra.
Netanyahu attacca l'Onu perché non intende sottostare al diritto internazionale e al diritto umanitario internazionale come tutti i Paesi sono tenuti a fare. I crimini di cui si è macchiato e continua a macchiarsi, gli oltre 42mila morti a Gaza e l'occupazione illegale in Cisgiordania in primis, non solo non sono funzionali al raggiungimento del presunto obiettivo di liberare gli ostaggi nelle mani di Hamas ormai da un anno, ma hanno l'unico esito di continuare a generare un odio che rischia di contaminare irrimediabilmente le nuove generazioni. Netanyahu è disposto a questo e a molto altro pur di mantenere saldo il suo potere. Se finisce la guerra, finisce il governo Netanyahu e questo non può permetterlo". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
"E' stato bello, oggi pomeriggio, vedere tante persone davanti al Senato per chiedere di non votare il ddl sicurezza, da poco approvato alla Camera. Una partecipazione talmente vasta che è stato necessario spostarsi a piazza Navona. Soprattutto molti ragazzi e ragazze che hanno colto il carattere pesantemente repressivo del provvedimento che intacca il diritto di manifestare, che è gravemente discriminatorio nei confronti di intere categorie di persone e perfino deleterio per settori economici come quello della cannabis light.
Alla Camera abbiamo condotto una battaglia dura, senza risparmiarci, per contrastare questo tentativo di portare l’Italia fuori dal perimetro delle democrazie liberali e spingerla verso una democratura in stile orbaniano. Ma era necessario che anche le associazioni, i sindacati, le organizzazioni di base si mobilitassero così come era necessaria l’attenzione dei media. Oggi questo è accaduto ed è la dimostrazione che c'è una parte del Paese che non è disposta a cedere davanti ai tentativi autoritari e liberticidi del governo Meloni e della sua maggioranza". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo di ritorno dal presidio contro il ddl sicurezza indetto dalla CGIL che si è svolto oggi.