«In queste ore, fuori da Montecitorio, cittadine e cittadini presidiano giorno e notte con una richiesta semplice e legittima: il governo italiano interrompa ogni collaborazione militare con Israele e faccia la sua parte per fermare il massacro in corso a Gaza. A loro va il mio pieno sostegno. Così la deputata dem Rachele Scarpa.
"Il presidio - aggiunge l'esponente Pd - andrà avanti fino all’8 giugno. Una data cruciale: se il governo non interviene, quel giorno si rinnoverà automaticamente il memorandum bilaterale sulla cooperazione militare e nella difesa, firmato nel 2005 tra l’Italia e Israele. Lasciare che questo memorandum si rinnovi tacitamente mentre a Gaza si affamano i civili, si bombardano i campi profughi e si violano sistematicamente i diritti umani, è una scelta scellerata. E ci rende complici. Dieci giuristi hanno già sollevato due possibili profili di incostituzionalità dell’accordo: il primo riguarda le violazioni gravi e sistematiche del diritto internazionale umanitario da parte dello Stato di Israele; il secondo, il mancato rispetto del diritto all’informazione dei cittadini italiani, che ignorano i costi e le conseguenze di questa cooperazione, spesso coperti da segreto militare".
"La vendita di armi a Israele - conclude Scarpa - deve essere sospesa. Va fermato il memorandum. Va congelato l’accordo di associazione UE-Israele. Vanno imposte sanzioni al governo Netanyahu, che sta guidando un’operazione criminale. E va riconosciuto lo Stato di Palestina. Il 7 giugno saremo in piazza, con chi rifiuta di girarsi dall’altra parte. Con chi chiede che l’Italia stia dalla parte del diritto. Non vogliamo essere complici di un crimine di guerra.
La Regione Puglia è un interlocutore formale del Ministero del Made in Italy in questa fase di definizione delle procedure ambientali relative all’impianto ex Ilva. Nei giorni scorsi il Presidente Emiliano ci ha informato circa la proposta del Governo relativa ad un Accordo di Programma che definisca le basi programmatiche del futuro dell’acciaieria. La proposta è estremamente delicata, dal momento che il Governo chiede di recepire, all’interno dell’Accordo di Programma, alcune previsioni che verrebbero poi poste a base della nuova Autorizzazione Integrata Ambientale. La possibilità che la produzione possa proseguire a ciclo integrato per un lasso di tempo incompatibile con il livello inquinante della fabbrica ci vede fermamente contrari. Solo quando sarà chiarito il percorso di decarbonizzazione totale, con lo spegnimento dell’area a caldo, sarà possibile esprimersi sulla proposta del Governo. Resta inteso, come peraltro chiarito da Emiliano, che qualsiasi decisione sarà oggetto di una condivisione tra tutte le forze politiche e sindacali che in questi anni hanno condotto la battaglia sul territorio per assicurare che il binomio salute/lavoro fosse non un semplice auspicio ma una realtà.”
Così, in una nota congiunta, i deputati pugliesi del Partito Democratico, Ubaldo Pagano, Claudio Stefanazzi e Marco Lacarra.
“Sono così patrioti da fregarsene dell'educazione nelle scuole. Proprio così, il Governo oggi ha detto no a un semplice ordine del giorno che conteneva impegni ragionevoli, cioè fare dell’educazione civica un elemento determinante per l'istruzione dei nostri ragazzi, mentre oggi è spesso una materia fantasma, senza risorse né strumenti per i docenti”. Così Marco Furfaro commenta la decisione del Governo di respingere l’ordine del giorno del Partito Democratico sull’educazione civica nelle scuole a firma sua e di Irene Manzi, responsabile scuola del PD. “Parliamo di una materia fondamentale, che dovrebbe educare al rispetto, alla Costituzione, alla partecipazione, alla legalità, alla consapevolezza. Ma per il Governo Meloni non è una priorità. È solo un’etichetta da mettere in copertina, ma senza investimenti. È la solita ipocrisia di una destra che a parole invoca i valori, ma nei fatti smonta gli strumenti che servono a trasmetterli. Se davvero credessero nella funzione educativa della scuola e nell’educazione civica, avrebbero accolto l’impegno pieno, come tra l’altro richiesto dall’Associazione Antimafia dei Ragazzi di via D’Amelio e tante e tanti altri che hanno collaborato con loro e con me su questo odg, e che ringrazio: una ricognizione generale, formazione per i docenti, risorse dedicate, valorizzazione delle buone pratiche. Invece no. Così si tradiscono la scuola e le nuove generazioni”.
Serracchiani e Merola: “Serve chiarezza e trasparenza, il governo deve rispondere”
Il Partito Democratico annuncia la presentazione di un’interrogazione parlamentare sul cosiddetto “risiko bancario”, a firma della responsabile nazionale Giustizia, Debora Serracchiani, e del capogruppo alla Camera in Commissione Finanza, Virginio Merola, a seguito della richiesta di informativa sul tema espressa in Aula alla Camera dal deputato dem Bruno Tabacci. “È fondamentale fare piena luce sulle dinamiche che coinvolgono importanti gruppi finanziari italiani, sul ruolo del governo e sugli intrecci politici evidenziati dal servizio di Report”, dichiarano Serracchiani e Merola. “Si evidenziano dinamiche poco trasparenti e un ruolo del governo che appare direttamente coinvolto attraverso alcuni suoi esponenti, con scelte che sollevano legittimi dubbi, come l’applicazione limitata della Golden Power”. L’interrogazione intende inoltre fare chiarezza sui potenziali conflitti di interesse emersi dal servizio di Report, come la presenza di partecipazioni non dichiarate da parte del capo di gabinetto della presidente Meloni, Gaetano Caputi, in società operanti nel settore bancario. “Siamo convinti che chi ricopre responsabilità istituzionali debba evitare ogni situazione che possa configurare un conflitto di interessi”, concludono Serracchiani e Merola. “Il Parlamento deve essere pienamente coinvolto in queste vicende e non può essere tenuto all’oscuro di scelte così importanti per l’economia e la trasparenza del Paese”.
“5660 cattedre in meno nella scuola, 2174 posti tagliati al personale ATA nel 2026/2027. Sono numeri reali, nero su bianco nell’ultima legge di bilancio, e oggi stanno diventando realtà nei territori: meno classi, meno docenti, meno opportunità. Il governo Meloni colpisce al cuore l’istruzione pubblica, nascondendo dietro il calo demografico una logica ragionieristica inaccettabile”. Lo ha detto in Aula alla Camera Irene Manzi, capogruppo Pd in commissione Cultura, nel corso delle dichiarazioni di voto finali al dl Pnrr e per l'avvio dell'anno scolastico 2025/2026, esprimendo il voto contrario del Gruppo dem.
“A peggiorare il quadro – ha evidenziato l’esponente Pd – nel decreto si stabilisce che dal 2026/2027 non si potranno costituire più classi di scuola secondaria superiore di quante ce ne siano state nel 2023/2024, a prescindere dal numero di studenti. Una norma che rischia di portare a sovraffollamento delle classi, soprattutto nelle aree più fragili del Paese. Una vera e propria macelleria sociale. Con la riforma degli istituti tecnici si riducono le ore di insegnamento generale nel biennio, si anticipano i percorsi PCTO, senza risorse aggiuntive, laboratori, formazione o investimenti per l’orientamento. Un’idea miope che non valorizza l’istruzione tecnica e perde la grande scommessa rappresentata dal Piano Nazionale di Ripresa e resilienza.”
“Infine non è possibile ignorare – ha concluso Manzi - l’emendamento sul pre-ruolo universitario inserito nel passaggio al Senato: si moltiplicano le figure precarie nella ricerca senza nuove risorse, senza tutele. È un colpo alla dignità del lavoro accademico e un tradimento degli impegni presi con l’Europa. Il Partito Democratico ha presentato proposte concrete per contrastare la povertà educativa, per garantire qualità e continuità nel lavoro di chi fa scuola e ricerca, per venire incontro anche alle richieste migliorative relative al contratto di ricerca. Non si è mai pensato da parte della maggioranza di aprire un vero confronto di merito su questo. E questo decreto va nella direzione opposta da quella che vorremmo attuare. Ecco perché votiamo contro, e continueremo ad opporci a questa visione nelle Aule parlamentari e nel Paese, per ribadire che tutto questo non è e non sarà mai a nostro nome”.
Settore strategico, serve serietà: subito sessione parlamentare su crisi audiovisivo
“Ribadiamo con forza la nostra richiesta al presidente Mollicone di calendarizzare al più presto una sessione parlamentare in Commissione Cultura dedicata allo stato dell’industria audiovisiva italiana. Il settore vive una fase critica e ha bisogno di risposte chiare e di un confronto istituzionale serio”, dichiarano i componenti del Pd della Commissione Cultura della Camera, Irene Manzi, Mauro Berruto, Giovanna Iacono e Matteo Orfini. Alla vigilia dell’incontro tra il MiC e gli operatori del settore, Manzi stigmatizza lo scontro in corso tra il ministro della Cultura Alessandro Giuli e la sottosegretaria con delega al cinema, Lucia Borgonzoni. “La notizia di un ‘ministero in lite’ è inaccettabile e non può essere tollerata. Litigi, gelosie e rinfacci – aggiungono i dem – non appartengono al linguaggio né all’operato delle istituzioni. L’industria cinematografica e audiovisiva italiana è un settore strategico che merita rispetto e serietà: se ci sono problemi politici al Collegio Romano, il ministro Giuli ha tutti gli strumenti per risolverli e mettere fine a questa situazione, a partire dal ritiro delle deleghe alla sottosegretaria. Il settore audiovisivo – concludono i democratici – non può essere ostaggio di scontri interni alla maggioranza che ne compromettono l’operatività e il futuro. Aspettiamo risposte concrete dal Governo e, dal presidente Mollicone, la calendarizzazione della discussione in Commissione Cultura”.
Scrittore perseguitato dal governo algerino non si fida del nostro Paese
“Lo scrittore algerino Kamel Daoud rischia il carcere in Algeria per reati di opinione. Faccio mio l’appello della sua editrice italiana Elisabetta Sgarbi: il governo italiano intende lasciar cadere il mandato di cattura internazionale contro di lui?” così, sui social, la vicepresidente della Commissione Esteri della Camera, Lia Quartapelle, che presenterà un’interrogazione parlamentare ai ministri Nordio, Tajani e Giuli per sapere come il governo intenda intervenire per proteggere lo scrittore algerino, perseguitato dal suo governo. Daoud ha infatti annunciato che non sarà presente alla Milanesiana perché teme che l’Italia non lo tuteli dalla richiesta di estradizione.
“Lo striscione apparso stamattina davanti alla sede della Cgil a Roma ricorda passaggi inquietanti della vita democratica recente, come quando fu assaltata la sede nazionale a Corso Italia non più tardi di quattro anni fa. Di nuovo dei movimenti neofascisti provano a intimidire il sindacato in casa sua, questa volta invitando ad andare al mare e disertare le urne. Tira insomma una brutta aria aiutata dalla campagna astensionista della destra. Tutte le forze politiche prendano le distanze da questa provocazione”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
"Accolgo con soddisfazione il parere favorevole all’ordine del giorno che ho presentato al dl Pnrr e per l'avvio dell'anno scolastico 2025/2026, volto a sollecitare l’adozione del decreto ministeriale necessario per dare piena attuazione al servizio di sostegno psicologico nelle scuole. È un passaggio importante, ma ora è il momento di passare dalle parole ai fatti". Così la deputata dem Rachele Scarpa, responsabile Giovani e Salute del Pd, prima firmataria della proposta di legge “Chiedimi come sto” per l’istituzione del supporto psicologico a scuola.
"La salute mentale dei giovani - ha aggiunto l'esponente dem - è una priorità che non può più essere rinviata. L’accesso al supporto psicologico rimane ancora oggetto di stigma e soprattutto è ancora legato alla disponibilità economica di ciascuna famiglia. Solo con una vera e sistematica azione di prevenzione, a partire dai luoghi più frequentati dalla comunità studentesca e giovanile, possiamo cambiare le cose. Abbiamo già uno stanziamento previsto, 10 milioni per il 2025 e 18,5 milioni annui dal 2026, ma senza il decreto attuativo, tutto resta fermo. La sperimentazione non resti sulla carta, ma parta presto, in modo efficace, e diventi una misura strutturale e permanente".
"Questa iniziativa – conclude Scarpa – non riguarda solo gli studenti, ma anche i docenti e la comunità educante tutta, spesso in prima linea nel gestire situazioni complesse. Dobbiamo garantire loro un supporto adeguato e creare finalmente una cultura della prevenzione, della promozione del benessere psicologico e dell’ascolto all’interno della scuola italiana".
“Intervengo per richiedere un'informativa urgente della presidente Meloni e del ministro dell'Economia Giorgetti a proposito del cosiddetto ‘risiko bancario’ sul quale Report ha riacceso riflettori. Assistiamo, senza il coinvolgimento del Parlamento, a un intreccio di relazioni e interessi politici poco trasparenti, che si accompagnano a una visione del governo strumentale: più che arbitro appare giocatore avventuroso, di corto respiro, e il ricorso solo in alcuni casi alla Golden Power solleva molti dubbi. Vediamo il governo protagonista nel mettere le mani su Assicurazioni Generali assecondando l'iniziativa di due grandi investitori privati, il gruppo Caltagirone ed il gruppo Delfin, entrambi azionisti sia di Mps che di Mediobanca e Generali. L'inchiesta ha evidenziato, tra l'altro, che il dottor Gaetano Caputi, capo di gabinetto della Meloni, ha detenuto o detiene quote in società che operano nel settore bancario, senza aver dichiarato queste partecipazioni come richiede la legge. Quando si hanno responsabilità istituzionali è doveroso star lontano da potenziali conflitti di interessi”.
Così il deputato della commissione Finanze del Gruppo del Pd, Bruno Tabacci, intervenendo in Aula.
“Chi sostiene che non si deve votare al Referendum dovrebbe guardarsi allo specchio e riflettere su quello che ha fatto finora ad esempio sulla sicurezza sul lavoro. I numeri non mentono mai e rivelano quanto il Governo perda tempo e non applichi nessuna misura efficace. La cosiddetta patente a crediti, che è poco più di una gigantesca autocertificazione, riguarda quasi 800mila imprese edili. Di queste hanno attivato la patente circa la metà, 432mila. Al 30 aprile del 2025 i controlli effettuati sono stati poco più di 12mila, ovvero il 2,7 per cento delle aziende, e le sospensioni - che non significa interruzione di attività - sono state appena 21, ovvero lo 0,0004 per cento. Sono dati del Ministero del Lavoro che ha risposto a una interrogazione del Pd qualche settimana fa. Quando la Calderone dice che stanno facendo tanto per limitare i morti sul lavoro racconta balle. In un Parse dove nel 2024 sono morti 1080 operai nei cantieri queste misure sono poco più che simboliche. Per queste ragioni vanno messi in campo strumenti straordinari: dall’eliminazione del massimo ribasso alla fine dei subappalti a cascata, dall’assunzione di almeno mille ispettori in più alla responsabilità in solido delle imprese committenti. Quest’ultima misura è prevista nel referendum dell’8 e 9 giugno. Davanti all’immobilismo del Governo e alla gravità dei numeri occorre andare a votare in tanti anche per questo”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
"Quanto stabilito dalla Direzione Generale della Rai, come evidenziato oggi anche da una sentenza del Tribunale del lavoro di Busto Arsizio, rappresenta una misura discriminatoria gravissima. Obbligare alla fruizione forzata di ferie o aspettativa non retribuita i dipendenti e collaboratori che abbiano aderito a partiti, sindacati, comitati referendari o movimenti politici è inaccettabile in una democrazia. Una decisione che conferma il livello allarmante di degenerazione del servizio pubblico radiotelevisivo e la concezione autoritaria, padronale e profondamente antidemocratica con cui l’attuale governance sta gestendo la Rai. Siamo di fronte a un’idea di servizio pubblico che calpesta la libertà di pensiero, di espressione e di partecipazione civile dei lavoratori. Chiediamo con urgenza l’immediata eliminazione di questa disposizione palesemente discriminatoria: chi lavora in Rai non può essere punito per le sue idee o per il suo impegno civile e politico. La Rai è un patrimonio di tutti, non un feudo di chi oggi la governa pro tempore" così il capogruppo Pd nella commissione di vigilanza Rai, Stefano Graziano.
“Perché la ministra Bernini non è presente in Aula mentre si discute un provvedimento nel quale è pesantemente intervenuta? Siamo davanti ad un atto di vero teppismo politico: la riforma impantanata in Parlamento, nella notte, viene trasformata in un emendamento per essere approvata al Senato e oggi alla Camera. La ministra Bernini ha rubato i diritti e le tutele per i ricercatori precari ed è scappata, smantellando una riforma che era stata fatta da tutti insieme durante il governo Draghi”. Lo dice il deputato Matteo Orfini nella dichiarazione di voto sul Dl Pnrr e avvio dell'anno scolastico 2025/26.
“È grave – sottolinea l'esponente Pd - che questo governo venga meno a quegli impegni e lo faccia con argomenti falsi, con una forma di insopportabile paternalismo: i ricercatori hanno una voce e hanno il diritto di parlare per se stessi, ma l'esecutivo non ha l'umiltà di ascoltarli e, invece, con un meccanismo perverso di flessibilità al risparmio, precarizza la loro vita”.
“Siamo di fronte ad un ricatto, c'è un sistema malato, feudale di schiavismo accademico che rende il mondo universitario ingiusto. C'è bisogno di una ricerca sana, non precaria, e il bisogno di correggere il metodo proposto dal governo: per mantenere gli impegni presi, sono necessarie le giuste risorse, quelle stesse risorse che il governo impegna su cose che non servono a nulla come i centri in Albania. Spiace che la senatrice Cattaneo abbia con la sua firma avallato un metodo che umilia il Parlamento. E spiace che la presidente della CRUI e il presidente dell'Accademia dei Lincei abbiano plaudito al ritorno alla precarietà”, conclude Orfini.
“Giorgia Meloni va a votare ma non va a votare. L’ennesima presa in giro di una presidente del consiglio che non sa scegliere tra più sicurezza sul lavoro o più precarietà. Noi invece sappiamo da che parte stare, e per questo invitiamo a votare 5 Sì, per un’Italia più giusta e con più diritti” così il deputato democratico, Marco Sarracino.
“Il massacro di Gaza è sconvolgente. Noi abbiamo condannato da subito l’aggressione barbara compiuta il 7 ottobre dall’organizzazione terroristica di Hamas e continuiamo a chiedere il rilascio degli ostaggi ma non possiamo chiudere gli occhi di fronte ai crimini che si stanno consumando nella striscia. Stanno morendo migliaia di bambini e donne, civili innocenti vittime due volte: di Hamas e del governo di Netanyahu. L’utilizzo del cibo come arma di guerra è inaccettabile, intollerabile e tocca livelli di disumanità e crudeltà inauditi. Come comunità internazionale dobbiamo chiedere l’immediato cessate il fuoco e che tutti gli aiuti umanitari possano rapidamente entrare a Gaza la cui popolazione è allo stremo. Lo stesso presidente della Repubblica nei giorni scorsi ha usato parole chiarissime e condivisibili.
Questo non significa dare spazio a rigurgiti di antisemitismo che condanniamo con forza e senza ambiguità: l’Europa nasce come reazione al dramma dell’Olocausto e delle leggi razziali.
Ma quello che sta accadendo a Gaza va contrastato con forza: serve un’azione dolomitica perché non ci siano doppi standard in materia di rapporti internazionali. Netanyahu va fermato e va avviato un percorso per il riconoscimento dei due Stati che è l’unico modo per garantire davvero in futuro pace, sicurezza e una vita dignitosa ai due popoli". Lo ha detto Piero De Luca, deputato e capogruppo Pd in commissione politiche europee, nel corso dell’evento “Liberi di Pensare 2025 – Una poesia per la pace”, un incontro che unisce parole, poesia e riflessione in un momento storico che richiede attenzione alla cultura, al dialogo e alla convivenza, che si è tenuto presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati.