“Consigliamo a Giorgia Meloni di uscire dalla bolla e confrontarsi con la realtà. Perché i numeri non mentono mai. L’Istat certifica che ad aprile 2025 i contratti a termine crescono dello 0,8 per cento, il lavoro autonomo dell’1 per cento mentre calano le assunzioni a tempo indeterminato di mezzo punto. Significa che siamo davanti a quello che sosteniamo da tempo: le misure del Governo producono precarietà e bassi salari. Per questo vanno reintrodotte le causali sui contratti a termine. La Presidente del Consiglio fa campagna per l’astensione al referendum dell’8 e 9 giugno per questo: i dati li conosce benissimo e sa che sull’occupazione stabile il suo è un fallimento totale”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Il referendum è uno strumento fondamentale di partecipazione diretta alla vita democratica del Paese. Per cui noi invitiamo davvero tutti i cittadini a recarsi ai seggi, a esprimere il proprio voto e a far sentire la loro voce. Per questo trovo onestamente fuori luogo, diseducativi e privi di senso istituzionale, a maggior ragione in un momento in cui trionfano astensionismo e disaffezione, alcuni messaggi che sono stati lanciati da esponenti del governo con l’invito ad andare al mare o ad occuparsi di altro. Allo stesso modo è una grave presa in giro la dichiarazione della presidente del Consiglio, che ha detto che si recherà al seggio ma non ritirerà la scheda per non far raggiungere il quorum. Noi crediamo che invece si debba andare a votare, si debba esprimere il proprio voto, si debba votare per un Paese più giusto in cui i lavoratori possono davvero andare sul posto di lavoro con tutele e garanzie adeguate anzitutto rispetto alla sicurezza. Assistiamo da anni a una strage silenziosa di vittime sul lavoro che non è più tollerabile." Lo ha detto Piero De Luca, deputato Pd e capogruppo in commissione politiche europee, su Rai3 a Rai Parlamento.
“Le frasi di Salvini sono inammissibili. Non solo è scandaloso che un ministro della Repubblica sostenga apertamente l’astensionismo, ma attaccare l’opposizione che il 7 giugno sfilerà per chiedere la pace e il cessate il fuoco dicendo che strumentalizza i morti di Gaza a fini referendari è di una gravità senza precedenti. Non si permetta, proprio lui che si è fatto fotografare con Netanyahu nonostante il mandato di cattura internazionale della Corte penale per gravi crimini contro l’umanità. Solo un aspirante autocrate può mettere in discussione il diritto delle minoranze di fare politica senza dover chiedere il permesso a chi comanda”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
"Fuori da Montecitorio, da diversi giorni, c’è un presidio che chiede al governo italiano una cosa semplice: interrompere i rapporti militari con il governo di Netanyahu e costringerlo a porre fine allo sterminio del popolo palestinese.
Sono cittadine e cittadini comuni che si aspettano dal proprio governo di mettere l'Italia dalla parte giusta della storia: con le vittime e contro i carnefici.
Resteranno qui fuori fino all’8 giugno perché proprio l’8 giugno scade il memorandum di intesa militare tra l’Italia e Israele che consente lo scambio di tecnologie, brevetti, software e informazioni coperte da segreto militare.
Lasciare che questo memorandum si rinnovi automaticamente mentre a Gaza si consuma un piano di pulizia etnica, mentre il governo israeliano uccide bambini, donne, giornalisti, operatrici e operatori umanitari, mentre rade al suolo l’intera Striscia compresi ospedali, case, scuole, infrastrutture, mentre si spara contro le persone stremate dalla fame che cercano di ottenere una porzione di quei pochissimi beni di prima necessità entrati a Gaza dopo oltre 80 giorni di blocco totale, è una scelta scellerata che va contro il senso di umanità e rende l’Italia complice dello sterminio.
A niente serve che Tajani annunci l’arrivo del piccolo Adam e di sua madre, unici sopravvissuti della loro famiglia se poi non si fa nulla, per evitare che ci siano tanti altri Adam.
La vendita di armi a Israele va fermata, l’accordo di associazione Ue-Israele va sospeso, le sanzioni a Netanyahu e al suo governo vanno messe e va riconosciuto lo Stato di Palestina.
Non vogliamo essere complici di un criminale di guerra". Lo ha dichiarato intervenendo in aula Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Il decreto Infrastrutture è l’ennesimo provvedimento senza bussola, senza una visione strategica per il Paese. Un mosaico disomogeneo di norme, che affrontano temi cruciali in modo frammentato e sbilanciato, con un unico punto fermo: l’ossessione del governo per il Ponte sullo Stretto”. Lo ha detto in Aula alla Camera, Valentina Ghio, vicepresidente del Gruppo dem, nel corso delle dichiarazioni sulle pregiudiziali di costituzionalità.
“Nel merito – ha proseguito l’esponente Pd – questo decreto è carente di risorse, svuotato nei contenuti su porti, infrastrutture ferroviarie, mobilità sostenibile, interventi per la rete idrica.
Una scelta miope, che mette a rischio la sicurezza dei cittadini. Il Ponte, invece, assorbe tutto: 14 miliardi per un’opera inutile e dannosa, con criticità ambientali irrisolte, rischio sismico e una sproporzione di costi che dovrebbe preoccupare”.
“Sussistono poi – ha concluso Ghio - i pericoli legati alla legalità. È grave il tentativo, sventato grazie all’intervento del Quirinale, di centralizzare i controlli antimafia sul Ponte sotto il ministero delle Infrastrutture. Nel frattempo il capitolo porti è rimasto un titolo vuoto: non solo assistiamo al fermo sulle nomine dei nuovi presidenti delle Autorità di sistema portuale che, in attesa che le forze politiche di maggioranza si mettano d'accordo, sono lasciate in stallo con commissariamenti che in alcuni casi, come Genova durano da quasi due anni. Questo decreto è il simbolo di una politica infrastrutturale improvvisata, senza alcuna forma di pianificazione, con una sproporzione devastante per il Paese fra promesse annunciate e risultati reali. Il ministro Salvini esca dalla sua ossessione personale e costosa del Ponte e dia al Paese una vera politica per le infrastrutture.
«In queste ore, fuori da Montecitorio, cittadine e cittadini presidiano giorno e notte con una richiesta semplice e legittima: il governo italiano interrompa ogni collaborazione militare con Israele e faccia la sua parte per fermare il massacro in corso a Gaza. A loro va il mio pieno sostegno. Così la deputata dem Rachele Scarpa.
"Il presidio - aggiunge l'esponente Pd - andrà avanti fino all’8 giugno. Una data cruciale: se il governo non interviene, quel giorno si rinnoverà automaticamente il memorandum bilaterale sulla cooperazione militare e nella difesa, firmato nel 2005 tra l’Italia e Israele. Lasciare che questo memorandum si rinnovi tacitamente mentre a Gaza si affamano i civili, si bombardano i campi profughi e si violano sistematicamente i diritti umani, è una scelta scellerata. E ci rende complici. Dieci giuristi hanno già sollevato due possibili profili di incostituzionalità dell’accordo: il primo riguarda le violazioni gravi e sistematiche del diritto internazionale umanitario da parte dello Stato di Israele; il secondo, il mancato rispetto del diritto all’informazione dei cittadini italiani, che ignorano i costi e le conseguenze di questa cooperazione, spesso coperti da segreto militare".
"La vendita di armi a Israele - conclude Scarpa - deve essere sospesa. Va fermato il memorandum. Va congelato l’accordo di associazione UE-Israele. Vanno imposte sanzioni al governo Netanyahu, che sta guidando un’operazione criminale. E va riconosciuto lo Stato di Palestina. Il 7 giugno saremo in piazza, con chi rifiuta di girarsi dall’altra parte. Con chi chiede che l’Italia stia dalla parte del diritto. Non vogliamo essere complici di un crimine di guerra.
La Regione Puglia è un interlocutore formale del Ministero del Made in Italy in questa fase di definizione delle procedure ambientali relative all’impianto ex Ilva. Nei giorni scorsi il Presidente Emiliano ci ha informato circa la proposta del Governo relativa ad un Accordo di Programma che definisca le basi programmatiche del futuro dell’acciaieria. La proposta è estremamente delicata, dal momento che il Governo chiede di recepire, all’interno dell’Accordo di Programma, alcune previsioni che verrebbero poi poste a base della nuova Autorizzazione Integrata Ambientale. La possibilità che la produzione possa proseguire a ciclo integrato per un lasso di tempo incompatibile con il livello inquinante della fabbrica ci vede fermamente contrari. Solo quando sarà chiarito il percorso di decarbonizzazione totale, con lo spegnimento dell’area a caldo, sarà possibile esprimersi sulla proposta del Governo. Resta inteso, come peraltro chiarito da Emiliano, che qualsiasi decisione sarà oggetto di una condivisione tra tutte le forze politiche e sindacali che in questi anni hanno condotto la battaglia sul territorio per assicurare che il binomio salute/lavoro fosse non un semplice auspicio ma una realtà.”
Così, in una nota congiunta, i deputati pugliesi del Partito Democratico, Ubaldo Pagano, Claudio Stefanazzi e Marco Lacarra.
“Sono così patrioti da fregarsene dell'educazione nelle scuole. Proprio così, il Governo oggi ha detto no a un semplice ordine del giorno che conteneva impegni ragionevoli, cioè fare dell’educazione civica un elemento determinante per l'istruzione dei nostri ragazzi, mentre oggi è spesso una materia fantasma, senza risorse né strumenti per i docenti”. Così Marco Furfaro commenta la decisione del Governo di respingere l’ordine del giorno del Partito Democratico sull’educazione civica nelle scuole a firma sua e di Irene Manzi, responsabile scuola del PD. “Parliamo di una materia fondamentale, che dovrebbe educare al rispetto, alla Costituzione, alla partecipazione, alla legalità, alla consapevolezza. Ma per il Governo Meloni non è una priorità. È solo un’etichetta da mettere in copertina, ma senza investimenti. È la solita ipocrisia di una destra che a parole invoca i valori, ma nei fatti smonta gli strumenti che servono a trasmetterli. Se davvero credessero nella funzione educativa della scuola e nell’educazione civica, avrebbero accolto l’impegno pieno, come tra l’altro richiesto dall’Associazione Antimafia dei Ragazzi di via D’Amelio e tante e tanti altri che hanno collaborato con loro e con me su questo odg, e che ringrazio: una ricognizione generale, formazione per i docenti, risorse dedicate, valorizzazione delle buone pratiche. Invece no. Così si tradiscono la scuola e le nuove generazioni”.
Serracchiani e Merola: “Serve chiarezza e trasparenza, il governo deve rispondere”
Il Partito Democratico annuncia la presentazione di un’interrogazione parlamentare sul cosiddetto “risiko bancario”, a firma della responsabile nazionale Giustizia, Debora Serracchiani, e del capogruppo alla Camera in Commissione Finanza, Virginio Merola, a seguito della richiesta di informativa sul tema espressa in Aula alla Camera dal deputato dem Bruno Tabacci. “È fondamentale fare piena luce sulle dinamiche che coinvolgono importanti gruppi finanziari italiani, sul ruolo del governo e sugli intrecci politici evidenziati dal servizio di Report”, dichiarano Serracchiani e Merola. “Si evidenziano dinamiche poco trasparenti e un ruolo del governo che appare direttamente coinvolto attraverso alcuni suoi esponenti, con scelte che sollevano legittimi dubbi, come l’applicazione limitata della Golden Power”. L’interrogazione intende inoltre fare chiarezza sui potenziali conflitti di interesse emersi dal servizio di Report, come la presenza di partecipazioni non dichiarate da parte del capo di gabinetto della presidente Meloni, Gaetano Caputi, in società operanti nel settore bancario. “Siamo convinti che chi ricopre responsabilità istituzionali debba evitare ogni situazione che possa configurare un conflitto di interessi”, concludono Serracchiani e Merola. “Il Parlamento deve essere pienamente coinvolto in queste vicende e non può essere tenuto all’oscuro di scelte così importanti per l’economia e la trasparenza del Paese”.
“5660 cattedre in meno nella scuola, 2174 posti tagliati al personale ATA nel 2026/2027. Sono numeri reali, nero su bianco nell’ultima legge di bilancio, e oggi stanno diventando realtà nei territori: meno classi, meno docenti, meno opportunità. Il governo Meloni colpisce al cuore l’istruzione pubblica, nascondendo dietro il calo demografico una logica ragionieristica inaccettabile”. Lo ha detto in Aula alla Camera Irene Manzi, capogruppo Pd in commissione Cultura, nel corso delle dichiarazioni di voto finali al dl Pnrr e per l'avvio dell'anno scolastico 2025/2026, esprimendo il voto contrario del Gruppo dem.
“A peggiorare il quadro – ha evidenziato l’esponente Pd – nel decreto si stabilisce che dal 2026/2027 non si potranno costituire più classi di scuola secondaria superiore di quante ce ne siano state nel 2023/2024, a prescindere dal numero di studenti. Una norma che rischia di portare a sovraffollamento delle classi, soprattutto nelle aree più fragili del Paese. Una vera e propria macelleria sociale. Con la riforma degli istituti tecnici si riducono le ore di insegnamento generale nel biennio, si anticipano i percorsi PCTO, senza risorse aggiuntive, laboratori, formazione o investimenti per l’orientamento. Un’idea miope che non valorizza l’istruzione tecnica e perde la grande scommessa rappresentata dal Piano Nazionale di Ripresa e resilienza.”
“Infine non è possibile ignorare – ha concluso Manzi - l’emendamento sul pre-ruolo universitario inserito nel passaggio al Senato: si moltiplicano le figure precarie nella ricerca senza nuove risorse, senza tutele. È un colpo alla dignità del lavoro accademico e un tradimento degli impegni presi con l’Europa. Il Partito Democratico ha presentato proposte concrete per contrastare la povertà educativa, per garantire qualità e continuità nel lavoro di chi fa scuola e ricerca, per venire incontro anche alle richieste migliorative relative al contratto di ricerca. Non si è mai pensato da parte della maggioranza di aprire un vero confronto di merito su questo. E questo decreto va nella direzione opposta da quella che vorremmo attuare. Ecco perché votiamo contro, e continueremo ad opporci a questa visione nelle Aule parlamentari e nel Paese, per ribadire che tutto questo non è e non sarà mai a nostro nome”.
Settore strategico, serve serietà: subito sessione parlamentare su crisi audiovisivo
“Ribadiamo con forza la nostra richiesta al presidente Mollicone di calendarizzare al più presto una sessione parlamentare in Commissione Cultura dedicata allo stato dell’industria audiovisiva italiana. Il settore vive una fase critica e ha bisogno di risposte chiare e di un confronto istituzionale serio”, dichiarano i componenti del Pd della Commissione Cultura della Camera, Irene Manzi, Mauro Berruto, Giovanna Iacono e Matteo Orfini. Alla vigilia dell’incontro tra il MiC e gli operatori del settore, Manzi stigmatizza lo scontro in corso tra il ministro della Cultura Alessandro Giuli e la sottosegretaria con delega al cinema, Lucia Borgonzoni. “La notizia di un ‘ministero in lite’ è inaccettabile e non può essere tollerata. Litigi, gelosie e rinfacci – aggiungono i dem – non appartengono al linguaggio né all’operato delle istituzioni. L’industria cinematografica e audiovisiva italiana è un settore strategico che merita rispetto e serietà: se ci sono problemi politici al Collegio Romano, il ministro Giuli ha tutti gli strumenti per risolverli e mettere fine a questa situazione, a partire dal ritiro delle deleghe alla sottosegretaria. Il settore audiovisivo – concludono i democratici – non può essere ostaggio di scontri interni alla maggioranza che ne compromettono l’operatività e il futuro. Aspettiamo risposte concrete dal Governo e, dal presidente Mollicone, la calendarizzazione della discussione in Commissione Cultura”.
Scrittore perseguitato dal governo algerino non si fida del nostro Paese
“Lo scrittore algerino Kamel Daoud rischia il carcere in Algeria per reati di opinione. Faccio mio l’appello della sua editrice italiana Elisabetta Sgarbi: il governo italiano intende lasciar cadere il mandato di cattura internazionale contro di lui?” così, sui social, la vicepresidente della Commissione Esteri della Camera, Lia Quartapelle, che presenterà un’interrogazione parlamentare ai ministri Nordio, Tajani e Giuli per sapere come il governo intenda intervenire per proteggere lo scrittore algerino, perseguitato dal suo governo. Daoud ha infatti annunciato che non sarà presente alla Milanesiana perché teme che l’Italia non lo tuteli dalla richiesta di estradizione.
“Lo striscione apparso stamattina davanti alla sede della Cgil a Roma ricorda passaggi inquietanti della vita democratica recente, come quando fu assaltata la sede nazionale a Corso Italia non più tardi di quattro anni fa. Di nuovo dei movimenti neofascisti provano a intimidire il sindacato in casa sua, questa volta invitando ad andare al mare e disertare le urne. Tira insomma una brutta aria aiutata dalla campagna astensionista della destra. Tutte le forze politiche prendano le distanze da questa provocazione”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
"Accolgo con soddisfazione il parere favorevole all’ordine del giorno che ho presentato al dl Pnrr e per l'avvio dell'anno scolastico 2025/2026, volto a sollecitare l’adozione del decreto ministeriale necessario per dare piena attuazione al servizio di sostegno psicologico nelle scuole. È un passaggio importante, ma ora è il momento di passare dalle parole ai fatti". Così la deputata dem Rachele Scarpa, responsabile Giovani e Salute del Pd, prima firmataria della proposta di legge “Chiedimi come sto” per l’istituzione del supporto psicologico a scuola.
"La salute mentale dei giovani - ha aggiunto l'esponente dem - è una priorità che non può più essere rinviata. L’accesso al supporto psicologico rimane ancora oggetto di stigma e soprattutto è ancora legato alla disponibilità economica di ciascuna famiglia. Solo con una vera e sistematica azione di prevenzione, a partire dai luoghi più frequentati dalla comunità studentesca e giovanile, possiamo cambiare le cose. Abbiamo già uno stanziamento previsto, 10 milioni per il 2025 e 18,5 milioni annui dal 2026, ma senza il decreto attuativo, tutto resta fermo. La sperimentazione non resti sulla carta, ma parta presto, in modo efficace, e diventi una misura strutturale e permanente".
"Questa iniziativa – conclude Scarpa – non riguarda solo gli studenti, ma anche i docenti e la comunità educante tutta, spesso in prima linea nel gestire situazioni complesse. Dobbiamo garantire loro un supporto adeguato e creare finalmente una cultura della prevenzione, della promozione del benessere psicologico e dell’ascolto all’interno della scuola italiana".
“Intervengo per richiedere un'informativa urgente della presidente Meloni e del ministro dell'Economia Giorgetti a proposito del cosiddetto ‘risiko bancario’ sul quale Report ha riacceso riflettori. Assistiamo, senza il coinvolgimento del Parlamento, a un intreccio di relazioni e interessi politici poco trasparenti, che si accompagnano a una visione del governo strumentale: più che arbitro appare giocatore avventuroso, di corto respiro, e il ricorso solo in alcuni casi alla Golden Power solleva molti dubbi. Vediamo il governo protagonista nel mettere le mani su Assicurazioni Generali assecondando l'iniziativa di due grandi investitori privati, il gruppo Caltagirone ed il gruppo Delfin, entrambi azionisti sia di Mps che di Mediobanca e Generali. L'inchiesta ha evidenziato, tra l'altro, che il dottor Gaetano Caputi, capo di gabinetto della Meloni, ha detenuto o detiene quote in società che operano nel settore bancario, senza aver dichiarato queste partecipazioni come richiede la legge. Quando si hanno responsabilità istituzionali è doveroso star lontano da potenziali conflitti di interessi”.
Così il deputato della commissione Finanze del Gruppo del Pd, Bruno Tabacci, intervenendo in Aula.