“Le risorse stanziate dal governo non sono sufficienti per il disastro causato dall’uragano Harry. Non lo dice il Pd. Lo dicono le Regioni.
Il disastro a Niscemi in Sicilia è stato un disastro annunciato, da trent’anni di burocrazie, le stesse che paralizzano le rinnovabili.
Non una calamità naturale imprevedibile, ma l’esito di oltre trent’anni di omissioni amministrative, progetti bloccati e finanziamenti mai trasformati in opere di sicurezza.
Un territorio classificato da decenni come ad altissimo rischio idrogeologico, eppure la prevenzione strutturale è rimasta quasi inesistente.
Ora il governo si faccia sentire, faccia la sua parte e aumenti i fondi destinati alla ricostruzione”. Lo dichiara la deputata del Pd, Stefania Marino, eletta in Sicilia, che aggiunge:
“Anche i deputati regionali di maggioranza nel segreto all’Ars si sono espressi responsabilmente per una volta per il bene dei territori e delle comunità anziché andare dietro ad un governo che pensa solo agli slogan elettorali. Questo governo non può non tenere conto della classe dirigente della Sicilia e della loro volontà che rappresentano i territori, le persone, gli sfollati”.
“I danni catastrofici in Sicilia non sono un problema dei siciliani ma un’emergenza nazionale a cui il Governo non sta rispondendo adeguatamente.
All’eccezionalità degli eventi atmosferici si sarebbe dovuto rispondere subito con altrettanta forza e determinazione e non limitarsi a un primo stanziamento inferiore a un decimo della prima stima dei danni.
La dimensione delle necessità pubbliche e private è tale da richiedere uno sforzo straordinario nella ricerca dei fondi per la ricostruzione.
Non bastano le parole e le promesse ma atti coraggiosi come quelli di utilizzare per la Sicilia e per le altre regioni colpite i fondi destinati al Ponte di Messina.
Se ne faccia una ragione il ministro Salvini ma non ci sono alternative concrete e prontamente attuabili”.Lo scrive in una nota l’on. Federico Fornaro, dell’ufficio di presidenza del gruppo PD alla Camera.
“Spiace contraddire il Ministro Musumeci, ma i fondi per la ricostruzione non sono sufficienti e la possibilità di dirottare una parte delle risorse destinate al Ponte sullo Stretto è reale ed è stata presa in considerazione anche da una parte della stessa maggioranza, che sta valutando. Le Regioni lo stanno chiedendo con forza perché si rendono perfettamente conto che i fondi stanziati non sono sufficienti. E in Assemblea Regionale Siciliana l’ordine del giorno che chiedeva alla regione di dirottare 1,3 miliardi di euro stanziati per il ponte sullo Stretto alla ricostruzione delle coste distrutte dal ciclone Harry, è stato approvato anche da una parte della maggioranza della destra di governo. Quindi, invitiamo nuovamente il ministro Musumeci a considerare concretamente questa possibilità”. Lo dichiara Giovanna Iacono, deputata del Pd eletta in Sicilia.
Partecipano Enel, Sorgenia, Terna, Iren, Confindustria, Legacoop, Legambiente, WWF, sindacati
Al via oggi a Milano il summit del Pd ACCENDERE IL FUTURO, una giornata di studio, confronto con il mondo delle imprese, dell’associazionismo e delle istituzioni. L’incontro è in corso da questa mattina mattina presso la Social Innovation Academy c/o Cascina Triulza - Area MIND Milano Innovation District (Rho-Fiera Milano) Via Cristina Belgioioso 171.
Con questo incontro il Partito Democratico vuole affrontare e governare la sfida della transizione energetica attraverso la diffusione delle energie rinnovabili, la riduzione dei costi e la tutela di famiglie e imprese, lo sviluppo tecnologico e digitale come parte essenziale di una politica industriale che oggi manca al Paese.
All’incontro promosso dal gruppo parlamentare democratico della Camera, interverranno i parlamentari Silvia Roggiani, Vinicio Peluffo, Antonio Misiani, Alberto Pandolfo, Marco Simiani, Simona Bonafé, Antonella Forattini. Gli interventi conclusivi sono affidati a Annalisa Corrado, Parlamentare europea, Responsabile Conversione ecologica, Clima, Green economy e Agenda 2030 Segreteria nazionale PD; Andrea Orlando, Coordinatore del Forum sulle politiche industriali del PD e Chiara Braga, Presidente Gruppo PD della Camera dei deputati.
Partecipano ai lavori:
Anna Maria Barrile, DG Utilitalia;
Andrea Bigai – Presidente Associazione EBS;
Giorgio Boneschi – DG Elettricità Futura;
Marta Bucci – DG Proxigas;
Gianluca Bufo – AD Iren;
Antonello Cammisecra – AD ContourGlobal; Giacomo Cantarella – Presidente AssoEsco;
Flavio Cattaneo – AD ENEL;
Alberto Cazzulani – Presidente Power Energia;
Stefano Ciafani – Presidente Legambiente;
Paolo Cuccia – Programmazione Territoriale Nord TERNA;
Michele De Censi – AD SORGENIA;
Angelo Massimo Deldossi – Vicepresidente ANCE;
Fabrizio Fabbri – AD Ansaldo Energia;
Mauro Fabris – Direttore delle relazioni istituzionali e mercato regolato per Renexia;
Cristiano Fini – Presidente CIA;
Simone Gamberini – Presidente LEGACOOP;
Edoardo Garrone – Presidente Gruppo ERG;
Nicola Gherardi – Giunta nazionale Confagricoltura;
Antonello Giunta – AD FS Energy;
Letizia Magaldi – Vicepresidente Esecutivo Magaldi Green Energy – Presidente Kyoto Club;
Stefano Masini – Responsabile nazionale Ambiente Coldiretti;
Renato Mazzoncini – AD A2A;
Maria Grazia Midulla – Responsabile Clima ed Energia WWF Italia;
Nicola Monti – AD Edison;
Giorgio Nanni, Responsabile Energia e Ambiente Legacoop;
Marco Pantò – Segretario nazionale Uiltec;
Edoardo Ranzini – Coordinatore CONFIMI Industria Lombardia;
Aurelio Regina – Delegato del presidente di Confindustria per l'energia;
Giuseppe Ricci – Chief Operating Officer Industrial Trasformation ENI;
Tommaso Sabato – Cheif Regulated Officier;
ACEA – Presidente Acea Acqua, Reti, Ambiente;
Ilvo Sorrentino – Segretario nazionale Filctem CGIL;
Amedeo Testa – Segretario Generale at FLAEI – Cisl Nazionale;
Paolo Rocco Viscontini – Presidente ITALIA SOLARE;
Lorenzo Zanotti – Vicepresidente nazionale CNA.
“Volevano fare per l’ennesima volta i furbi. Nel Milleproroghe riproponevano il colpo di spugna sui salari dei lavoratori, condonando alle imprese che non hanno pagato il giusto, secondo sentenze della magistratura, gli arretrati. E’ saltato per la terza volta. Questa norma è il giorno della marmotta della destra: provano sempre a fare la stessa cosa, tenere bassi i salari e aiutare chi sfrutta il lavoro”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“È molto grave che il governo abbia motivato ieri e ribadisca oggi la bocciatura dell’emendamento sul voto ai cittadini fuori sede con la presunta assenza dei tempi tecnici. È un’argomentazione semplicemente assurda”.
Lo dichiara Debora Serracchiani, responsabile Giustizia del Partito Democratico.
“È stato proprio il governo – prosegue – a forzare i tempi, correndo per anticipare la data del referendum. Ora ci viene detto che non si può garantire il diritto di voto perché il tempo è poco: una contraddizione evidente, che smaschera la verità politica di questa scelta”.
“Altro che problemi tecnici: la presidente Meloni ha paura del voto, ha paura della partecipazione e soprattutto ha paura del voto delle nuove generazioni, degli studenti, dei lavoratori e dei cittadini costretti a vivere lontano da casa. Negare il voto ai fuori sede è una scelta politica precisa, che colpisce la democrazia e restringe i diritti”, conclude Serracchiani.
“Fortissimi restano i dubbi di legittimità documentale con cui la Regione Abruzzo ha autorizzato la procedura negoziata in affidamento diretto per il Giro d’Abruzzo 2025 di ciclismo: non si è badato a spese, contraendo debiti fuori bilancio per oltre 2 milioni. Una vera anomalia che è diventata un capolavoro di riscrittura procedurale quando due consiglieri regionali hanno deciso di far approvare quel debito con un emendamento e sub-emendamento al bilancio”. Così in una nota il deputato abruzzese del PD, Luciano D’Alfonso per porre seri interrogativi al presidente della Regione Marsilio. “La maggioranza in giunta regionale ritiene che il prestigio mediatico del Giro d’Abruzzo giustifichi la sospensione delle regole contabili e amministrative? Quali altri eventi autorizzano lo stesso trattamento? Ritengo che la Commissione di Vigilanza regionale abbia la necessità e l’urgenza morale di condurre una indagine approfondita e capillare sulla vicenda”, conclude D’Alfonso.
“Chiediamo al governo cosa intende fare per la sicurezza delle aree interne boschive e montuose, alla luce dei recenti fatti di cronaca, da ultimo quello che ha visto la morte di tre cacciatori sui Monti Nebrodi o gli ultimi episodi di bracconaggio e uccisione di specie protette come lupi, orsi, ibis.
La difesa dei cittadini, della proprietà e del patrimonio paesaggistico e faunistico e la prevenzione sono di competenza dello Stato, nel rispetto del diritto e della Costituzione. Per questo chiediamo che ci siano maggiori assunzioni da parte del Governo per i Carabinieri forestali. E chiediamo che venga aumentata la dotazione di automezzi, droni e tecnologie per il monitoraggio, il supporto e il coordinamento dell'attività delle associazioni di vigilanza volontaria. Non compete ai cittadini l'auto difesa ma allo stato. La prevenzione deve manifestarsi con il concreto sostegno alle forze dell'ordine e a quanti operano nelle campagne in territori a forte presenza di fenomeni malavitosi”. Lo dichiarano in una nota i deputati del Pd Eleonora Evi, Patrizia Prestipino, Debora Serracchiani, Matteo Mauri e Anthony Barbagallo, che hanno presentato una interrogazione al ministro dell’Interno Piantedosi.
“Le parole del ministro Tajani sull’ICE sono più rivelatrici di quanto sembri. Quando afferma che gli agenti dell’ICE in Italia “non scenderanno in tuta da combattimento” e che quindi “non c’è pericolo per la democrazia”, ammette implicitamente che negli Stati Uniti quel pericolo esiste”. Lo dichiara Matteo Mauri, responsabile sicurezza del Partito Democratico e deputato PD. “L’ICE, milizia alle dirette dipendenze del presidente Trump, è oggi un grave problema democratico nelle strade americane. Proprio per questo il governo italiano non può limitarsi a minimizzare: Tajani convinca Meloni a prendere chiaramente le distanze dalla deriva autoritaria che gli Stati Uniti stanno attraversando e contribuisca a allontanare ogni imitazione che alcuni esponenti leghisti di maggioranza vorrebbero importare nel nostro paese”. Così Matteo Mauri Responsabile Sicurezza PD – Deputato PD.
“Nella mozione presentata dalla maggioranza di destra ci sono una serie di falsità che meriterebbero un fact checking vero e proprio. Scrivono che monitoreranno l’aumento dell’età pensionabile avanzando l’ipotesi di intervenire nella prossima legge di bilancio. Nel frattempo per il 2027 e il 2028 c’è un aumento di tre mesi netto per il 96 per cento dei lavoratori italiani. Votato da loro. Poi annunciano interventi sulla flessibilità in uscita: eppure hanno svuotato opzione donna e tutti gli interventi su gravosi e usuranti. Infine, si impegnano a proseguire il tavolo con le parti sociali sulla previdenza. Una presa in giro: non viene convocato da 2 anni e 7 mesi, esattamente dal 23 giugno 2023. Chiediamo alla destra una cosa molto semplice: la smettano di prendere in giro gli italiani”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Invece che intervenire quotidianamente su tutto ciò che non è di sua competenza, il Ministro per le Infrastrutture e i Trasporti Matteo Salvini dica una volta per tutte quando intenda adempiere al decreto legge 131 del 16 settembre 2024 che imponeva al Governo di emanare entro il marzo 2025 il decreto attuativo per dare direttive e normative certe ai Comuni sulle quali fare i bandi per le concessioni balneari. Senza decreto è totale caos e i Comuni sono nell’impossibilità di indire i bandi senza incorrere in ricorsi e conseguenze pesanti. E’ trascorso un altro anno dall’ultima scadenza ignorata dall’esecutivo Meloni, che in quasi quattro anni ha riservato al settore balneare, un comparto che rappresenta il 30% del Pil turistico italiano, solamente promesse vuote mai mantenute”. Così il deputato del Partito Democratico Andrea Gnassi, che ha presentato una nuova interrogazione allo stesso ministro Salvini.
“Mentre i Comuni sono stati ripetutamente sollecitati ad ottemperare alle previsioni normative sia da parte della Corte dei Conti, sia da parte dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, l’atteso decreto non è stato ancora adottato, nonostante Salvini abbia più volte garantito la sua adozione e continui a fare solo improbabili annunci.
Chiediamo una volta per tutte al Governo di fare chiarezza, di emanare il Decreto e di convocare un tavolo con enti locali e Regioni per capire come il nostro Paese possa uscire da questa situazione creata con totale insipienza e disinteresse e rilanciare il turismo balneare”, conclude Gnassi.
“La regolamentazione della rappresentanza di interessi non è un’anomalia della democrazia, ma una sua componente fisiologica che va finalmente sottratta all’opacità. Il vero discrimine non è tra chi è a favore o contro le lobby, ma tra chi accetta l'informalità e chi sceglie la trasparenza come principio ordinatore per rafforzare l'autonomia della politica. L’assenza di regole non è neutralità, ma una scelta politica che favorisce chi è già più forte, chi ha più risorse e strutture, penalizzando gli interessi diffusi, sociali e territoriali. Regolare questo fenomeno significa garantire un riequilibrio democratico: l’accesso ai decisori pubblici non può dipendere da relazioni informali o canali privilegiati, ma deve avvenire entro un perimetro di regole comuni, conoscibili e verificabili dai cittadini”.
“Il Partito Democratico ha partecipato con spirito costruttivo al lavoro in Commissione, dove sono stati accolti alcuni nostri emendamenti per una maggiore chiarezza dei ruoli e per una trasparenza che deve riguardare sia i rappresentanti di interessi che i decisori pubblici. Tuttavia il mancato accoglimento di ulteriori proposte migliorative in Aula ci porta oggi a un voto di astensione. Consideriamo questo passaggio parlamentare importante e non più rinviabile, convinti che il testo potrà e dovrà essere ulteriormente perfezionato nel passaggio al Senato per garantire una legge davvero efficace al servizio della qualità della nostra democrazia”.
Così Paolo Ciani, vice capogruppo Pd-Idp alla Camera, intervenendo in Aula durante la dichiarazione di voto.
“Sulle pensioni si è consumato il più grande tradimento della destra. Avevano annunciato di abolire la Fornero invece hanno aumentato l'età pensionabile di tre mesi e nella discussione di oggi, dove le opposizioni insieme hanno chiesto di bloccare l'aumento dell'età pensionabile. Il governo non si è impegnato, ha detto che monitoreranno e forse faranno qualche intervento troppo poco non si prendono in giro le persone che lavorano e che soffrono.” Lo ha detto il deputato Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro, a margine del voto finale alle mozioni sulle pensioni.
“Il governo Meloni - ha aggiunto l’esponente dem – sta programmando la riduzione del potere d’acquisto di milioni di italiani. Ricordo il rifiuto di approvare il salario minimo, il rinnovo dei contratti del pubblico impiego che recupera solo un terzo dell’inflazione perduta e le politiche che incentivano la precarietà. Tutto questo produce oggi salari bassi e domani pensioni povere, soprattutto per i giovani e per le donne. Salvini disse ‘se non abolisco la Fornero prendetemi a pernacchie’. Bene, secondo le stime della Cgil ci sono almeno 55 mila lavoratori che rischiano dal 2027 di restare senza reddito e senza contribuzione, avendo aderito a misure di uscita anticipata. Dal 2027 si lavorerà un mese in più, dal 2028 due mesi in più: chi ha già firmato accordi rischia di restare scoperto per tre mesi, senza ammortizzatori sociali”.
“Nel Milleproroghe – ha concluso Scotto - è comparso l’ennesimo condono per i datori di lavoro che non applicano correttamente i contratti collettivi e vengono condannati dalla magistratura. Ancora una volta questa destra sceglie di stare dalla parte degli sfruttatori e non degli sfruttati”
“Domani, alla Camera dei Deputati, alla conferenza stampa promossa dal deputato della Lega Forgiuele saranno presenti gruppi estremisti che si richiamano al fascismo e al nazismo, come i Nazi-skin.
Ancora più allarmante è quanto emerge sui social: sotto i post degli organizzatori compaiono messaggi di incitamento alla violenza, come “la remigrazione la otterremo con le buone o con le cattive”. Parole inaccettabili per chi pretende spazio nelle sedi democratiche.
Chiediamo al capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari, di intervenire: convinca il deputato del suo gruppo a fare un passo indietro e impedisca questa grave offesa alle istituzioni. Sarebbe un grave precedente che il gruppo della Lega non dovrebbe sottovalutare: il Parlamento non può diventare una tribuna per ideologie fondate sull’odio e sulla violenza”. Lo dichiara Chiara Braga, Presidente del gruppo parlamentare del Partito Democratico.
“La morte del detenuto ventinovenne nel carcere di Sollicciano è l’ennesima tragedia annunciata dinanzi alla quale silenzio e latitanze non possono avere cittadinanza. Parliamo di una persona con gravi problemi di tossicodipendenza e fragilità psichica, che non avrebbe mai dovuto essere rinchiusa in un istituto sovraffollato e strutturalmente compromesso come Sollicciano, ma seguita in una struttura alternativa. Da anni il Ministro Nordio annuncia misure per i detenuti vulnerabili, ma la realtà è che le Rems mancano, le comunità terapeutiche non sono operative e il Decreto Carceri del 2024 non ha prodotto alcun risultato concreto, smentendo clamorosamente le promesse di riduzione dell’affollamento nelle case di reclusione”: è quanto dichiara il capogruppo Pd in Commissione Giustizia di Montecitorio Federico Gianassi annunciando una interrogazione sulla tragica vicenda.
“Chiediamo al Ministro della Giustizia interventi immediati su una situazione ormai incompatibile con i principi costituzionali. A Sollicciano si continua a morire: nel solo 2025 si sono registrati cinque decessi, suicidi e decine di atti di autolesionismo, in un carcere con celle inagibili, infiltrazioni d’acqua, riscaldamenti malfunzionanti e condizioni climatiche disumane. Il governo deve intervenire: servono subito misure alternative reali per i detenuti fragili e un piano straordinario, con risorse e tempi certi, per restituire dignità, sicurezza e legalità al carcere di Sollicciano e al sistema penitenziario nel suo complesso”: conclude.