“Il 25 aprile non è solo memoria, è responsabilità. È una chiamata a continuare quel processo di liberazione, ogni giorno, nelle nostre comunità, nelle istituzioni, nella vita quotidiana”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, durante le celebrazioni per il 25 aprile a Pietra Ligure.
“Oggi, mentre provano a trasformare il 25 aprile in una generica festa della libertà, dobbiamo ribadire con chiarezza che è la festa della Liberazione. Di una scelta di campo. Di una rottura netta con il nazifascismo - ha proseguito la deputata dem - Il Parlamento della Repubblica italiana nasce da quella lotta. È figlio della Resistenza e per questo non può e non deve mai essere uno spazio neutro rispetto a chi richiama, anche solo simbolicamente, ideologie che quella storia ha sconfitto. Anche per questo ho impedito l’ingresso in luoghi istituzionali a esponenti del mondo neofascista e sono stata sanzionata: sono colpevole di antifascismo e lo sono fieramente”.
"Negli ultimi anni abbiamo assistito a un tentativo di confondere, di riscrivere, di attenuare. Si parla di “ragazzi di Salò”, si evocano pacificazioni che rischiano di mettere sullo stesso piano chi lottava per la libertà e chi difendeva una dittatura. In un Paese che non ha avuto una Norimberga capace di fare pienamente i conti con il proprio passato, queste ambiguità diventano ancora più pericolose. Ecco perché dico, ora e sempre, viva la Liberazione, viva la Resistenza e la Repubblica antifascista”, ha concluso Gribaudo.
“Le notizie e le denunce emerse in queste ore sul funzionamento e sui contenuti di alcuni programmi di Radio1 impongono un chiarimento immediato. Il servizio pubblico ha il dovere di garantire equilibrio, pluralismo e rispetto di tutte le sensibilità, soprattutto quando si affrontano temi fondativi della nostra storia repubblicana.”
Lo dichiarano i parlamentari del Partito Democratico in Commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai.
“Per queste ragioni – proseguono i parlamentari– presenteremo un’interrogazione per fare piena luce su quanto accaduto, verificare il rispetto dei principi del servizio pubblico e comprendere quali iniziative la direzione Rai intenda assumere per ristabilire condizioni di equilibrio e correttezza dell’informazione”.
“È fondamentale – concludono i dem – che la Rai torni ad essere uno spazio autenticamente pluralista, capace di garantire un confronto aperto e rispettoso, all’altezza del suo ruolo e della fiducia dei cittadini”.
“Siamo ormai di fronte a una gestione della cultura e delle istituzioni culturali inadeguata e pasticciata, degna dell’asilo Mariuccia”. Lo afferma la capogruppo del Partito Democratico in Commissione Cultura alla Camera, Irene Manzi, commentando la decisione del ministro della Cultura, Alessandro Giuli, di non partecipare all’apertura della Biennale di Venezia.
“È passato diverso tempo da quando il ministro ha ingaggiato un vero e proprio braccio di ferro con il presidente Pietrangelo Buttafuoco, senza riuscire a trovare una soluzione. Siamo davanti a una gestione personalistica, fatta di gelosie, mancato coordinamento e tensioni che nulla hanno a che vedere con ciò che dovrebbe essere la cura del patrimonio culturale e di uno degli eventi artistici più importanti della scena internazionale”.
“È possibile che, in tutto questo tempo, il ministro non sia riuscito ad avviare un dialogo costruttivo con il presidente Buttafuoco per riportare la situazione a una decisione saggia?”.
“Il gioco dell’autonomia ha raggiunto il suo apice ieri, quando la giuria della Biennale ha addirittura preso le distanze dalla presidenza. Siamo ormai a un tutti contro tutti, dimostrazione evidente del caos che questo governo sta producendo anche nel settore culturale. Un quadro che conferma come, anche in ambito culturale, questa legislatura si stia rivelando un grande fallimento”.”
"Ieri sera centinaia di pratesi sono venuti ad ascoltare Matteo Biffoni. È il segno di un legame forte e reale con la città. E non sorprende: Matteo conosce Prato, ne conosce le difficoltà, sa cosa serve per governarla. Ha indicato una direzione precisa: una Prato che rivendica il suo ruolo in Toscana, in Italia e in Europa, che sa di avere il distretto tessile più grande del continente e che vuole affrontare le sfide che questo comporta. Siamo alle porte di una 'Nuova stagione' e sono convinto che Matteo sia la persona giusta per guidarla, con obiettivi chiari e all'altezza di quella che è la locomotiva economica della Toscana. Per questo ho proposto la sua candidatura e ho lavorato, insieme a tutto il Partito Democratico, per arrivare compatti a questo momento. Ora tutte e tutti al lavoro per il futuro della nostra città".
Lo dichiara Christian Di Sanzo, deputato e segretario reggente del PD Prato.
“Ottima iniziativa del ministro Abodi che con Coni e Cip firma un protocollo d’intesa per contrastare l’antisemitismo nelle manifestazioni sportive. Giusto e doveroso.
Ora, naturalmente e nel rispetto di quel sacro valore della vita che il ministro ha evocato, mi aspetto dichiarazioni e soprattutto azioni, insieme a Coni e Cip, per contrastare il regime di apartheid cui è sottoposto il Comitato Olimpico palestinese, che ho avuto modo di vedere con i miei occhi nel corso della missione sportiva in Cisgiordania nel novembre scorso e che il comitato olimpico Palestinese, riconosciuto dal CIO dal 1996, ha denunciato, nel corso di una conferenza stampa alla Camera dei deputati a Roma nello scorso febbraio” così Mauro Berruto, responsabile nazionale sport e deputato del PD.
Domani, 25 aprile, in occasione della Festa della Liberazione, la presidente Laura Boldrini parteciperà alle celebrazioni ufficiali del Comune di San Miniato (Pi). Il programma prevede diversi eventi a partire dalle ore 8.30. Al termine del corteo, che partirà alle 11.30 da piazza Repubblica, sono previsti gli interventi del Sindaco Simone Giglioli, del presidente del consiglio comunale Matteo Betti e un discorso conclusivo dell'on. Boldrini sul valore della memoria e il significato che ha la Resistenza 81 anni dopo la Liberazione.
“Secondo il tweet del ministro dell’Interno Piantedosi questo Decreto Sicurezza non sarebbe uno spot. È evidente invece che ci troviamo di fronte a una vera e propria ‘excusatio non petita’. La verità è che la lingua batte dove il dente duole. Perché in realtà questo decreto è esattamente uno spot a favore di telecamere e totalmente inutile per la sicurezza dei cittadini. Infatti il ministro lo usa per raggranellare qualche ‘like’, confermando la nostra convinzione. Sulla circostanza che l'account usato sia quello personale del ministro, per di più fatto rilanciare da quello ufficiale del Viminale, ci sentiamo di stendere un velo pietoso".
Così il deputato dem, Matteo Mauri, responsabile nazionale Sicurezza del Pd e già viceministro dell’Interno.
"Esprimo la più netta condanna per le gravissime e farneticanti parole rivolte da Vladimir Solovyev contro il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Si tratta dell'ennesimo, intollerabile tentativo della propaganda russa di inquinare il dibattito pubblico, colpire le istituzioni del nostro Paese e chi rappresenta i valori della nostra Costituzione e la nostra ferma collocazione internazionale. Al Capo dello Stato, punto di riferimento imprescindibile della nostra democrazia e garante dell’unità nazionale, va la nostra vicinanza e solidarietà totale.
Non permetteremo a nessuno di scalfire il prestigio delle nostre massime cariche istituzionali, né di intimidire un Paese che resta orgogliosamente schierato a difesa della libertà e del diritto internazionale contro ogni forma di aggressione e autoritarismo.”
Così Stefano Graziano, capogruppo Pd in commissione Difesa della Camera.
“Quella andata in scena in queste ore è una pagina buia della storia democratica e costituzionale del nostro Paese. Far approvare al Parlamento una norma chiaramente incostituzionale, con uno strappo col Quirinale, e contestualmente essere costretti a rivederla, modificarla e cancellarla, non a precisarla, come è stato detto, è una cosa che non si è mai vista, di una gravità inaudita. Una forzatura nei confronti del Parlamento, uno strappo istituzionale gravissimo nei confronti del Quirinale. La norma in questione proponeva di far venir meno la funzione sociale e costituzionale degli avvocati, che svolgono un ruolo centrale nell'amministrazione della Giustizia nel nostro Paese e hanno un dovere deontologico e costituzionale di garantire la difesa con lealtà e correttezza dei propri assistiti, in linea con l'articolo 24 della Costituzione e con l'articolo 111 sul giusto processo. Questo decreto Sicurezza peraltro certifica il fallimento totale delle politiche di sicurezza messe in campo dal governo finora. Ancora una volta l'esecutivo è costretto a ritornare su provvedimenti già adottati, ammettendo di fatto la propria responsabilità. Ma soprattutto continua con la stessa ricetta: una ricetta panpenalistica e securitaria fatta solo di restrizioni di diritti, nuovi reati e pene che, invece di produrre risultati concreti, si è dimostrata già inefficace e incapace di rispondere ai reali bisogni dei cittadini”. Lo ha detto Piero De Luca, deputato Pd e capogruppo in commissione politiche europee, a Tagadà su La7.
“Non ci devono essere sconti di pena per chi maltratta gli animali. Attendiamo che la magistratura faccia il proprio lavoro e auspichiamo vengano applicate pene severe. Dobbiamo creare una rete importante di collaborazione e solidarietà in cui i cittadini devono denunciare, le forze dell’ordine - che ringrazio - devono intervenire e i magistrati far applicare la legge. Questo è anche il senso dell’intervento che ho fatto alla Camera. Le violenze e le brutalità contro gli animali devono essere fermate. Non ne possiamo più di casi di maltrattamenti e violenza gratuita verso gli animali”. Lo dichiara la deputata del Pd, Patrizia Prestipino, Garante per gli animali di Roma Capitale, commentando la notizia secondo cui a Palestrina un uomo avrebbe preso a calci il suo pastore tedesco fino ad ucciderlo.
*Salvini, Piantedosi e Molteni non riconoscono inno di Mameli*
Il gruppo parlamentare del Partito Democratico della Camera, attraverso i propri canali social, denuncia quanto accaduto oggi a Montecitorio, dove le divisioni dentro la maggioranza e dentro il governo si sono rese evidenti anche sull’inno nazionale.
Nel video pubblicato sui canali dei deputati del Pd si vede chiaramente che mentre tutto l’emiciclo si alza in piedi e canta l’inno di Mameli, il gruppo della Lega resta seduto e silente. Anche nei banchi del governo emergono differenze nette: la gran parte dei presenti, tra cui il ministro Mazzi e la sottosegretaria Siracusano, si è alzata in piedi, mentre restano seduti i ministri Salvini e Piantedosi e il sottosegretario Molteni.
Ancora una volta, esponenti di primo piano del Governo e della Lega si distinguono dal resto dell’Aula e dello stesso esecutivo sull’inno nazionale. Un fatto politico che non può passare inosservato: nel momento in cui il Parlamento si riconosce nei simboli della Repubblica, la scelta di non partecipare al canto dell’inno nazionale segna una distanza evidente, dentro la maggioranza e dentro il governo stesso. Patrioti a corrente alternata” chiudono i democratici sui propri canali social.
Si è conclusa alla Camera la fase delle dichiarazioni di voto sul decreto sicurezza, che ha visto un forte impegno del gruppo parlamentare del Partito Democratico nel contrasto al provvedimento. Nel corso della “seduta fiume” si sono registrati 106 interventi in Aula, di cui 58 del Partito Democratico.
Negli interventi delle deputate e dei deputati democratici è stato sottolineato come il decreto rappresenti ‘la certificazione del fallimento dell’azione del governo Meloni: siamo già al quarto decreto in materia, prova dell’inefficacia delle misure adottate’.
Nel mirino anche la linea dell’esecutivo, giudicata ‘sempre uguale a sé stessa: nuovi reati e pene più alte, senza rispondere ai bisogni reali di sicurezza di cittadini e territori’.
Critiche infine al metodo, con ‘strappi e forzature che hanno compresso il dibattito parlamentare fino al paradosso di una Camera chiamata a votare una norma ritenuta incostituzionale’. Il risultato, per il PD, è un ‘pasticcio istituzionale senza precedenti’.
Nel corso del dibattito i democratici hanno inoltre richiamato più volte i principi costituzionali sottolineando come sia ‘profondamente sbagliato colpire i fondamenti della democrazia, a partire dal diritto al dissenso’.
Il voto finale sul provvedimento è previsto per le ore 11.30 di oggi.
Intervento nella notte alla Camera del deputato PD Andrea Casu, nel corso della seduta fiume sul decreto sicurezza, durante la quale il Partito Democratico è intervenuto con 58 interventi, definendo il provvedimento “il fallimento dell’azione del Governo Meloni” in materia di sicurezza.
Nel suo intervento, Casu ha criticato l’operato dell’Esecutivo, parlando di “modalità totalmente discrezionali” nell’assegnazione delle risorse pubbliche, con riferimento a diversi settori, a partire da quello culturale.
Il deputato ha quindi fatto riferimento alla presenza in Aula del Sottosegretario alla Cultura Cannella, richiamando quanto riportato nelle ultime ore dalla stampa, in particolare da La Stampa in un retroscena firmato da Ilario Lombardo.
“Diamo il benvenuto in Aula al Sottosegretario Cannella – ha dichiarato Casu – di cui abbiamo appreso dalla stampa una certa capacità nel reperire risorse, riuscendo da vicesindaco di Palermo a finanziare per 600.000 euro un progetto cinematografico denominato ‘Tf45’ di cui è coautore. Chiederemo conto in altre sedi di questa situazione, perché è fondamentale comprendere quali siano i criteri con cui vengono assegnate le risorse pubbliche in Italia”.
Casu ha inoltre definito “una ferita politicamente molto grave” la mancata assegnazione di fondi al film su Giulio Regeni.
“Tuttavia oggi siamo qui per discutere di sicurezza – ha proseguito – e proprio per questo servono risorse per la sicurezza dei cittadini”.
Il deputato ha quindi richiamato la bocciatura degli emendamenti PD sia alla Camera che al Senato, sottolineando la necessità di interventi immediati: “Servirebbero le risorse per far scorrere la graduatoria dei 2.700 vice ispettori e realizzare tutte le assunzioni necessarie delle forze dell’ordine”.
“Nella bozza di riforma del calcio promossa dal senatore Paolo Marcheschi di Fratelli d’Italia apprendiamo dai media che si prevederebbe un contributo pari al 2% della raccolta delle scommesse sportive da destinare alla FIGC e al finanziamento del settore calcistico. Una parte di queste risorse andrebbe pure al contrasto della ludopatia.
Credo che sia profondamente sbagliato che la destra e il governo guardino al gioco d’azzardo come possibile fonte strutturale di finanziamento per il calcio e, più in generale, per lo sport italiano. Lo sport dovrebbe rappresentare educazione, salute, inclusione, crescita dei giovani, coesione sociale e rispetto delle regole. Legarlo economicamente alle scommesse significa finanziare un sistema che dovrebbe proteggere i cittadini, soprattutto i più giovani e le persone più fragili, attraverso un settore che trae profitto dalla propensione al rischio e che può alimentare fenomeni di dipendenza”.
Così il deputato dem e segretario di Presidenza della Camera, Stefano Vaccari, coordinatore dell’Intergruppo parlamentare per la sensibilizzazione sui rischi del gioco d’azzardo.
Il decreto sicurezza, rimasto fermo al Senato per settimane per divisioni interne alla maggioranza, è arrivato a Montecitorio senza un vero esame parlamentare, con tempi compressi e senza il coinvolgimento delle Commissioni. Il parlamento è stato ridotto a mero luogo di ratifica di decisioni assunte prima e altrove.
Nel provvedimento è presente una norma ritenuta palesemente incostituzionale, che lo stesso governo si appresta a correggere con un nuovo decreto: una forzatura grave che rappresenta un precedente senza eguali e un vulnus per l’equilibrio tra i poteri dello Stato.
Per il PD, la sicurezza non si costruisce con propaganda e repressione, ma con prevenzione, investimenti sociali e rafforzamento delle forze dell’ordine. Dopo oltre tre anni di governo, il Paese è più fragile, con più precarietà e meno sicurezza reale.
Il decreto, basato su nuove fattispecie di reato e pene più dure, rischia solo di aggravare il sistema giudiziario e il sovraffollamento carcerario, senza affrontare le cause profonde dell’insicurezza.
Alla vigilia del 25 aprile ribadiamo la difesa dei principi costituzionali e del diritto al dissenso, contro un provvedimento che indebolisce le istituzioni e comprime le libertà fondamentali.
Lo ha detto Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati, nella dichiarazione di voto sul Decreto Sicurezza