“Quella andata in scena in queste ore è una pagina buia della storia democratica e costituzionale del nostro Paese. Far approvare al Parlamento una norma chiaramente incostituzionale, con uno strappo col Quirinale, e contestualmente essere costretti a rivederla, modificarla e cancellarla, non a precisarla, come è stato detto, è una cosa che non si è mai vista, di una gravità inaudita. Una forzatura nei confronti del Parlamento, uno strappo istituzionale gravissimo nei confronti del Quirinale. La norma in questione proponeva di far venir meno la funzione sociale e costituzionale degli avvocati, che svolgono un ruolo centrale nell'amministrazione della Giustizia nel nostro Paese e hanno un dovere deontologico e costituzionale di garantire la difesa con lealtà e correttezza dei propri assistiti, in linea con l'articolo 24 della Costituzione e con l'articolo 111 sul giusto processo. Questo decreto Sicurezza peraltro certifica il fallimento totale delle politiche di sicurezza messe in campo dal governo finora. Ancora una volta l'esecutivo è costretto a ritornare su provvedimenti già adottati, ammettendo di fatto la propria responsabilità. Ma soprattutto continua con la stessa ricetta: una ricetta panpenalistica e securitaria fatta solo di restrizioni di diritti, nuovi reati e pene che, invece di produrre risultati concreti, si è dimostrata già inefficace e incapace di rispondere ai reali bisogni dei cittadini”. Lo ha detto Piero De Luca, deputato Pd e capogruppo in commissione politiche europee, a Tagadà su La7.
“Non ci devono essere sconti di pena per chi maltratta gli animali. Attendiamo che la magistratura faccia il proprio lavoro e auspichiamo vengano applicate pene severe. Dobbiamo creare una rete importante di collaborazione e solidarietà in cui i cittadini devono denunciare, le forze dell’ordine - che ringrazio - devono intervenire e i magistrati far applicare la legge. Questo è anche il senso dell’intervento che ho fatto alla Camera. Le violenze e le brutalità contro gli animali devono essere fermate. Non ne possiamo più di casi di maltrattamenti e violenza gratuita verso gli animali”. Lo dichiara la deputata del Pd, Patrizia Prestipino, Garante per gli animali di Roma Capitale, commentando la notizia secondo cui a Palestrina un uomo avrebbe preso a calci il suo pastore tedesco fino ad ucciderlo.
*Salvini, Piantedosi e Molteni non riconoscono inno di Mameli*
Il gruppo parlamentare del Partito Democratico della Camera, attraverso i propri canali social, denuncia quanto accaduto oggi a Montecitorio, dove le divisioni dentro la maggioranza e dentro il governo si sono rese evidenti anche sull’inno nazionale.
Nel video pubblicato sui canali dei deputati del Pd si vede chiaramente che mentre tutto l’emiciclo si alza in piedi e canta l’inno di Mameli, il gruppo della Lega resta seduto e silente. Anche nei banchi del governo emergono differenze nette: la gran parte dei presenti, tra cui il ministro Mazzi e la sottosegretaria Siracusano, si è alzata in piedi, mentre restano seduti i ministri Salvini e Piantedosi e il sottosegretario Molteni.
Ancora una volta, esponenti di primo piano del Governo e della Lega si distinguono dal resto dell’Aula e dello stesso esecutivo sull’inno nazionale. Un fatto politico che non può passare inosservato: nel momento in cui il Parlamento si riconosce nei simboli della Repubblica, la scelta di non partecipare al canto dell’inno nazionale segna una distanza evidente, dentro la maggioranza e dentro il governo stesso. Patrioti a corrente alternata” chiudono i democratici sui propri canali social.
Si è conclusa alla Camera la fase delle dichiarazioni di voto sul decreto sicurezza, che ha visto un forte impegno del gruppo parlamentare del Partito Democratico nel contrasto al provvedimento. Nel corso della “seduta fiume” si sono registrati 106 interventi in Aula, di cui 58 del Partito Democratico.
Negli interventi delle deputate e dei deputati democratici è stato sottolineato come il decreto rappresenti ‘la certificazione del fallimento dell’azione del governo Meloni: siamo già al quarto decreto in materia, prova dell’inefficacia delle misure adottate’.
Nel mirino anche la linea dell’esecutivo, giudicata ‘sempre uguale a sé stessa: nuovi reati e pene più alte, senza rispondere ai bisogni reali di sicurezza di cittadini e territori’.
Critiche infine al metodo, con ‘strappi e forzature che hanno compresso il dibattito parlamentare fino al paradosso di una Camera chiamata a votare una norma ritenuta incostituzionale’. Il risultato, per il PD, è un ‘pasticcio istituzionale senza precedenti’.
Nel corso del dibattito i democratici hanno inoltre richiamato più volte i principi costituzionali sottolineando come sia ‘profondamente sbagliato colpire i fondamenti della democrazia, a partire dal diritto al dissenso’.
Il voto finale sul provvedimento è previsto per le ore 11.30 di oggi.
Intervento nella notte alla Camera del deputato PD Andrea Casu, nel corso della seduta fiume sul decreto sicurezza, durante la quale il Partito Democratico è intervenuto con 58 interventi, definendo il provvedimento “il fallimento dell’azione del Governo Meloni” in materia di sicurezza.
Nel suo intervento, Casu ha criticato l’operato dell’Esecutivo, parlando di “modalità totalmente discrezionali” nell’assegnazione delle risorse pubbliche, con riferimento a diversi settori, a partire da quello culturale.
Il deputato ha quindi fatto riferimento alla presenza in Aula del Sottosegretario alla Cultura Cannella, richiamando quanto riportato nelle ultime ore dalla stampa, in particolare da La Stampa in un retroscena firmato da Ilario Lombardo.
“Diamo il benvenuto in Aula al Sottosegretario Cannella – ha dichiarato Casu – di cui abbiamo appreso dalla stampa una certa capacità nel reperire risorse, riuscendo da vicesindaco di Palermo a finanziare per 600.000 euro un progetto cinematografico denominato ‘Tf45’ di cui è coautore. Chiederemo conto in altre sedi di questa situazione, perché è fondamentale comprendere quali siano i criteri con cui vengono assegnate le risorse pubbliche in Italia”.
Casu ha inoltre definito “una ferita politicamente molto grave” la mancata assegnazione di fondi al film su Giulio Regeni.
“Tuttavia oggi siamo qui per discutere di sicurezza – ha proseguito – e proprio per questo servono risorse per la sicurezza dei cittadini”.
Il deputato ha quindi richiamato la bocciatura degli emendamenti PD sia alla Camera che al Senato, sottolineando la necessità di interventi immediati: “Servirebbero le risorse per far scorrere la graduatoria dei 2.700 vice ispettori e realizzare tutte le assunzioni necessarie delle forze dell’ordine”.
“Nella bozza di riforma del calcio promossa dal senatore Paolo Marcheschi di Fratelli d’Italia apprendiamo dai media che si prevederebbe un contributo pari al 2% della raccolta delle scommesse sportive da destinare alla FIGC e al finanziamento del settore calcistico. Una parte di queste risorse andrebbe pure al contrasto della ludopatia.
Credo che sia profondamente sbagliato che la destra e il governo guardino al gioco d’azzardo come possibile fonte strutturale di finanziamento per il calcio e, più in generale, per lo sport italiano. Lo sport dovrebbe rappresentare educazione, salute, inclusione, crescita dei giovani, coesione sociale e rispetto delle regole. Legarlo economicamente alle scommesse significa finanziare un sistema che dovrebbe proteggere i cittadini, soprattutto i più giovani e le persone più fragili, attraverso un settore che trae profitto dalla propensione al rischio e che può alimentare fenomeni di dipendenza”.
Così il deputato dem e segretario di Presidenza della Camera, Stefano Vaccari, coordinatore dell’Intergruppo parlamentare per la sensibilizzazione sui rischi del gioco d’azzardo.
Il decreto sicurezza, rimasto fermo al Senato per settimane per divisioni interne alla maggioranza, è arrivato a Montecitorio senza un vero esame parlamentare, con tempi compressi e senza il coinvolgimento delle Commissioni. Il parlamento è stato ridotto a mero luogo di ratifica di decisioni assunte prima e altrove.
Nel provvedimento è presente una norma ritenuta palesemente incostituzionale, che lo stesso governo si appresta a correggere con un nuovo decreto: una forzatura grave che rappresenta un precedente senza eguali e un vulnus per l’equilibrio tra i poteri dello Stato.
Per il PD, la sicurezza non si costruisce con propaganda e repressione, ma con prevenzione, investimenti sociali e rafforzamento delle forze dell’ordine. Dopo oltre tre anni di governo, il Paese è più fragile, con più precarietà e meno sicurezza reale.
Il decreto, basato su nuove fattispecie di reato e pene più dure, rischia solo di aggravare il sistema giudiziario e il sovraffollamento carcerario, senza affrontare le cause profonde dell’insicurezza.
Alla vigilia del 25 aprile ribadiamo la difesa dei principi costituzionali e del diritto al dissenso, contro un provvedimento che indebolisce le istituzioni e comprime le libertà fondamentali.
Lo ha detto Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati, nella dichiarazione di voto sul Decreto Sicurezza
“Il Dl Sicurezza è una prova di accanimento del governo Meloni che si ostina a procedere nonostante le sberle clamorose e continue. Dopo quasi quattro anni senza risultati concreti su economia, salari e sanità pubblica, dopo una politica estera fallimentare, ecco un’altra operazione di facciata per mascherare il fatto che l’esecutivo non ha saputo dare risposte ai bisogni delle persone”. Lo dichiara la vicepresidente del gruppo Pd alla Camera, Valentina Ghio durante la discussione notturna sul Dl Sicurezza che aggiunge “siamo difronte a un decreto dove la sicurezza si costruisce soltanto aumentando le pene e le fattispecie di reato, incuranti del fatto che, durante il governo Meloni, i reati sono aumentati del 6,4% e gli organici delle Forze dell'ordine sono diminuiti”.
“Senza affrontare i problemi – sottolinea la parlamentare- il governo intercetta l'emotività generata dai fatti di cronaca e si scaglia contro quelle categorie che, di volta in volta, sceglie come bersaglio delle responsabilità. I giovani sono il capro espiatorio più gettonato che pagano il prezzo più alto di scelte sciagurate come l'anticipazione della sanzione, l'inasprimento delle misure e dell'estensione degli strumenti punitivi. Il governo interviene quando il problema è già esploso senza investire in modo significativo nella scuola, nei servizi sociali, nelle periferie, nel sostegno alle famiglie, in politiche educative”.
“Con il fermo amministrativo – avverte - si considera il dissenso come un problema da contenere e si limita la libertà personale sulla base di una previsione e non di un fatto. Così il rischio di abuso non è teorico, è reale. Questa misura richiama i tempi più bui della nostra storia”.
“Infine, l'articolo 30-bis e l’incentivo di 615 euro agli avvocati per convincere a far ‘tornare indietro’ i loro assistiti è totalmente incostituzionale per la violazione di un principio intoccabile: il diritto alla difesa. Siamo alla vigilia della Liberazione e con questo decreto la destra dimostra ancora una volta la sua lontananza dai principi della Costituzione”, conclude Ghio.
Giuli chiarisca immediatamente’
I deputati democratici della Commissione Cultura della Camera hanno depositato un’interrogazione parlamentare al Ministero della Cultura per fare piena luce su quanto emerso in queste ore sugli organi di stampa, in particolare in un articolo a firma di Ilaria Lombardo.
Secondo le ricostruzioni giornalistiche, il neo-sottosegretario alla Cultura Cannella avrebbe ricevuto, in qualità di autore, finanziamenti dal Ministero della Cultura per la produzione di un’opera cinematografica. Una circostanza che, se confermata, impone la massima trasparenza e un chiarimento puntuale.
“Non formuliamo giudizi preventivi – dichiarano i deputati dem – ma riteniamo doveroso verificare che tutte le procedure di assegnazione dei fondi pubblici siano avvenute nel pieno rispetto delle norme e senza alcuna ombra”.
La questione, sottolineano i parlamentari, riguarda non solo il caso specifico ma un principio generale: “Chi si candida a ricoprire un ruolo così delicato come quello di sottosegretario alla Cultura, chiamato ad affrontare dossier fondamentali tra cui proprio i criteri e le modalità di assegnazione delle risorse al settore cinematografico, deve poter garantire assoluta limpidezza e assenza di conflitti o opacità”.
Per questo motivo, nell’interrogazione si chiede al Ministero della Cultura di fornire con urgenza tutta la documentazione relativa al procedimento di finanziamento: dai bandi ai criteri di selezione, dalle commissioni valutatrici agli atti finali di assegnazione.
“È una questione di trasparenza nei confronti delle istituzioni e dei cittadini – concludono i deputati PD – e di tutela della credibilità di un settore strategico come quello culturale e audiovisivo. Giuli deve fare piena luce”.
«Il riordino dell’assistenza primaria territoriale è una sfida cruciale per il futuro del Servizio sanitario nazionale. Proprio per questo, ogni intervento in materia deve nascere da un confronto serio, schietto e approfondito con chi quella riforma è chiamato ad attuarla ogni giorno».
Così Gian Antonio Girelli, deputato del Partito Democratico e componente della Commissione Affari Sociali della Camera, commenta lo schema di decreto-legge sul riordino della medicina generale attualmente in circolazione.
«Le finalità del provvedimento – dal rafforzamento dell’assistenza territoriale alla piena operatività delle Case della Comunità – potrebbero essere in parte condivisibili non può far ignorare il metodo con il quale si è arrivati a questo punto».
«Le preoccupazioni espresse dalle rappresentanze dei medici di medicina generale, a partire dalla FIMMG, non possono essere liquidate come una reazione corporativa. Il tema del confronto non è un dettaglio formale, ma una condizione sostanziale per la qualità e l’efficacia delle riforme».
Girelli sottolinea come, accanto al merito – che dovrà essere oggetto di un confronto serio su organizzazione, rapporto fiduciario, modello a “doppio canale” e ruolo delle Case della Comunità – emerga con forza una questione di metodo istituzionale.
«Ancora una volta si rischia di assistere a un protagonismo del Governo che finisce per comprimere il ruolo del Parlamento. È bene ricordare che la funzione legislativa appartiene a Camera e Senato, come stabilito dalla Costituzione. Tornare a esercitarla pienamente non è una rivendicazione di parte, ma un’esigenza di equilibrio democratico».
«Su temi così delicati – che incidono sul rapporto di cura tra medico e cittadino e sull’organizzazione complessiva dei servizi – il Parlamento deve poter discutere, ascoltare e migliorare i testi, coinvolgendo le professioni e i territori. È questo il modo migliore per evitare riforme calate dall’alto e difficilmente attuabili».
“Oggi in Aula abbiamo cantato Bella Ciao perché, proprio alla vigilia del 25 aprile, il Governo sta approvando un decreto sicurezza anticostituzionale. Lo abbiamo fatto perché i valori dell’antifascismo sono la base su cui si fonda la nostra democrazia”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, che oggi insieme ad altri esponenti dell’opposizione ha intonato Bella ciao alla Camera.
“Nei mesi scorsi abbiamo assistito a derive che mettono a rischio quei valori. Il referendum è stato una bellissima risposta a un tentativo di attacco - prosegue la deputata dem - Non possiamo però dimenticarci che alcuni esponenti di opposizione, tra cui la sottoscritta, sono stati sanzionati per aver impedito a un gruppo di neofascisti e nazisti di parlare nelle sedi istituzionali: questo è un dato politico molto preoccupante”.
“Domani sarò a Pietra Ligure a celebrare la festa più bella di tutte: quella della Liberazione, che troppo spesso viene attaccata e sminuita da alcune parti politiche. Per me, come persona e come rappresentante nelle istituzioni, rimane il monito più importante: i diritti possono essere sempre messi sotto attacco, sta a noi difenderli con ogni mezzo possibile, tra cui schierarci contro un decreto sicurezza inaccettabile” conclude Gribaudo.L’appuntamento a Pietra Ligure, in cui l’onorevole Gribaudo insieme al sindaco Luigi De Vincenzi celebrerà il 25 aprile, è per le ore 9 davanti al Municipio in piazza Martiri della Libertà.
“Da troppi anni, oltre quattro, il Consorzio del Parco Museo delle Miniere dell’Amiata è in regime commissariale, una condizione straordinaria che si è trasformata in ordinaria e che oggi rischia di compromettere la valorizzazione di un patrimonio storico, culturale e ambientale di rilievo nazionale. Il susseguirsi di commissari straordinari non può sostituire una governance stabile, necessaria per programmare interventi, strategie di crescita e rafforzare le relazioni istituzionali”: è quanto dichiara il capogruppo Pd in Commissione Ambiente di Montecitorio Marco Simiani depo aver depositato una interrogazione parlamentare al Ministro Pichetto Fratin.
“È urgente nominare gli organi statutari, restituire piena operatività al Parco e colmare le lacune normative che penalizzano i parchi geominerari. Serve una revisione dello statuto per semplificare le procedure di nomina e, soprattutto, un intervento legislativo che inserisca il museo tra i parchi nazionali, garantendo strumenti di pianificazione autonomi e una dotazione finanziaria certa e stabile. Solo così il Parco Museo delle Miniere dell’Amiata potrà svolgere pienamente la propria funzione di tutela e valorizzazione, diventando un volano di sviluppo sostenibile per i territori coinvolti”: conclude.
“L'ultimo Economic Survey 2026 dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), presentato oggi a Roma, conferma la necessità di una riforma fiscale seria, fondata su equità, semplificazione e contrasto deciso all’evasione. Il punto non è chiedere di più a chi già paga, ma far pagare tutti il giusto e usare il fisco come leva per crescita e coesione sociale.
In Italia persistono sacche rilevanti di sommerso e di concorrenza sleale che danneggiano lavoratori dipendenti, pensionati, imprese corrette e professionisti onesti. Per questo sono condivisibili gli interventi su digitalizzazione dei pagamenti, interoperabilità delle banche dati e semplificazione degli adempimenti. Anche sui regimi agevolati serve equilibrio: contrastare gli abusi, senza penalizzare il lavoro autonomo autentico e le piccole attività.
L’Ocse richiama poi un nodo centrale: il costo del lavoro resta troppo alto, soprattutto per i redditi medio-bassi. È un tema che si lega direttamente alla questione salariale italiana. Non basta ridurre il cuneo fiscale: servono anche retribuzioni dignitose. Per questo riteniamo necessario introdurre il salario minimo legale, come soglia di tutela contro il lavoro povero e contro i contratti pirata, valorizzando al tempo stesso la contrattazione collettiva maggiormente rappresentativa.
Meno tasse sul lavoro, salari più alti, lotta all’evasione e un sistema fiscale più giusto: è questa la strada per rafforzare consumi interni, occupazione stabile e fiducia nel Paese. La vera sfida è costruire un fisco moderno: meno complicato, più giusto e capace di sostenere sviluppo, occupazione e coesione sociale” così Virginio Merola capogruppo Pd in commissione finanze della camera.
“Fossi nella Premier eviterei toni trionfalistici rispetto ai Centri in Albania. Anzitutto ricordiamo, che oggi si è pronunciato l’Avvocato Generale della Corte di giustizia, le cui conclusioni, come dovrebbe sapere perfettamente Meloni, non sono vincolanti per i giudici che si dovranno pronunciare sul rinvio pregiudiziale rivolto dalla Corte di Cassazione. Sarebbe prudente e corretto da un punto di vista istituzionale attendere la sentenza della Corte, prima di annunciare la compatibilità del Protocollo Albania con il diritto UE. Ad oggi, la vicenda è ancora sub iudice. Aggiungo peraltro, che lo stesso Avvocato Generale si è pronunciato, in linea di principio, indicando al tempo stesso una serie di stringenti condizioni, requisiti, diritti e garanzie da assicurare ai migranti trattenuti, in particolare ai minori e alle persone vulnerabili, che non è escluso saranno oggetto di valutazione dei giudici di Lussemburgo, e la cui verifica in concreto da parte del giudice del rinvio – ossia la Corte di Cassazione – sarà comunque indispensabile per considerare la normativa italiana effettivamente coerente col diritto europeo. Ad ogni modo, resta oggi il fallimento umano, operativo, economico e sociale di questi centri, che nessuna passerella o nessuna dichiarazione può cancellare”. Così Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione affari europei della Camera.
"Diciotto lupi morti in pochi giorni nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise e in Toscana. Diciotto. È una strage, e chiamarla diversamente sarebbe un atto di omertà istituzionale. Una strage che ha la dimensione del disastro ambientale. Per questo abbiamo presentato un'interrogazione ai Ministri dell'Ambiente, dell'Interno e della Difesa, chiedendo risposte concrete su quanto sta accadendo in una delle aree protette più importanti d'Europa.
Vogliamo sapere se dietro questa sistematica campagna di avvelenamento vi sia il concorso di organizzazioni criminali. La scala degli episodi, la loro reiterazione, l'utilizzo di sostanze vietate in aree di pregio naturalistico non possono essere liquidati come atti isolati di bracconaggio.
Chiediamo un rafforzamento immediato dei controlli nel Parco, a partire dai Carabinieri forestali, oggi in grave carenza di organico, e dal Corpo dei Guardiaparco. E chiediamo di valutare misure di tutela rafforzata nelle aree colpite, sul modello di quanto già previsto dalla legge 353 del 2000 per i territori percorsi dagli incendi.
Chiediamo inoltre di colmare l'inaccettabile vuoto nel monitoraggio nazionale e regionale delle popolazioni di lupi che raccolga anche i dati conseguenti ad atti delinquenzali di bracconaggio e gli incidenti stradali.: in Italia non esiste ancora un database centralizzato, pubblico e trasparente. Senza dati non si fa politica, si fa propaganda.
Il Governo ha scelto di declassare la protezione del lupo e di rimettere in moto l'iter del DDL 1552 e alimentando un clima di legittimazione del bracconaggio. E oggi deve assumersi la responsabilità politica della strage in corso. Noi chiediamo, ancora una volta, che si ascolti la scienza e si lavori sulla prevenzione, convivenza, indennizzi seri per gli allevatori che proteggono il bestiame". Lo dichiarano le deputate del Pd, Eleonora Evi e Patrizia Prestipino.