Grazie al lavoro svolto dal Consiglio regionale e da tutto il gruppo Pd con il sostegno di IV e del M5S”
“Ancora una volta la Toscana traccia la rotta su temi che interessano i diritti delle cittadine e dei cittadini ponendosi come esempio per tutto il Paese. Siamo molto soddisfatti per l’esito della votazione della legge sul fine vita votata oggi dalla Regione Toscana, perchè è un provvedimento equilibrato che mostra un grande segno di civiltà. La norma era diventata indispensabile e necessaria per assicurare un accesso chiaro e uniforme a chi, nel rispetto delle sentenze della Corte Costituzionale, ha già diritto al suicidio medicalmente assistito. L’obiettivo era evitare che le persone dovessero affrontare da sole difficoltà burocratiche o per reperire farmaci e medici disponibili, uniformando così su tutto il territorio regionale il lavoro svolto dalle ASL. E lo abbiamo raggiunto questo obiettivo, colmando una lacuna che interessa tutto il Paese e che stimola al tempo stesso il livello nazionale affinché si legiferi in questo senso.
Ringraziamo il Consiglio regionale e il gruppo del PD in Consiglio regionale per il grande lavoro fatto con il sostegno arrivato anche da Italia Viva e Movimento 5 Stelle: non ci sono state forzature. Ci siamo approcciati alla discussione in maniera libera, franca e costruttiva, rifuggendo da polemiche e mantenendo un atteggiamento sobrio ed esemplare dove abbiamo fatto prevalere la valutazione della coscienza personale rispetto all'appartenenza di partito.
Abbiamo dimostrato di essere una comunità politica solida, matura e unita, che attraverso il dialogo riesce a raggiungere gli obiettivi prefissati per il bene delle cittadine e dei cittadini. Vogliamo inoltre sottolineare e ringraziare come si sia posta positivamente su questa discussione il mondo della Chiesa Cattolica mantenendo legittimamente e rispettabilmente una posizione contraria. C’è chi tra i nostri detrattori ha cercato di alimentare possibili divisioni e ‘strappi’ per inquinare il dibattito politico: da parte di questa destra ci sono state solo strumentalizzazioni politiche che abbiamo con forza spedito al mittente” dichiara il segretario del Pd Toscana Emiliano Fossi.
Nel 20 marzo del 2023 in occasione dell'incontro a Londra fra i ministri della Giustizia dei Paesi aderenti alla Corte penale internazionale, l'Italia ha ribadito il pieno sostegno all'attività della Corte e il ministro Nordio addirittura invitava l'Ucraina a ratificare lo statuto di Roma. Noi non sappiamo dove sia finito adesso quel ministro Nordio e abbiamo appreso che il nostro governo, che prima ricordava quanto fosse importante la Corte penale internazionale, abbia deciso di non sottoscrivere un atto firmato da più di 79 paesi che invitava il presidente Trump a rivedere la propria posizione sulle sanzioni alla Cpi. Ci sembra di capire che l'Italia agisca rispetto agli Stati Uniti con una sorta di relazione familiare o interpersonale tra la presidente del Consiglio e il presidente Trump, quando su questi temi ci si dovrebbe muovere non solo come Unione Europea, ma anche nel rispetto di quelle norme fondamentali come lo statuto di Roma che noi convintamente abbiamo voluto e sottoscritto proprio in questa città. Per questi motivi chiediamo un'informativa urgente della presidente del Consiglio per capire se finalmente ci darà voce e notizia della sua posizione, visto che viene tirata in ballo ormai da settimane ma è totalmente scomparsa dai radar. Ci preoccupa come Paese questa sua disattenzione e distrazione proprio in passaggi così delicati. È giunto il momento che la premier Meloni si decida a venire in Parlamento per spiegare la responsabilità politica che l'Italia si sta assumendo con decisioni che non solo non sono condivisibili, ma che isolano e mettono l'Italia dalla parte sbagliata della storia.
Così la deputata democratica Debora Serracchiani, responsabile nazionale giustizia del Pd, intervenendo in Aula.
“Oggi ricorre la Giornata internazionale delle donne nella scienza ed è importante tornare a lanciare un appello al Governo e alla maggioranza parlamentare per rafforzare l’accesso delle donne allo studio delle materie scientifiche e matematiche. La settimana delle Stem è un’iniziativa di sicura importanza per incentivare le materie che oggi garantiscono il maggior numero di sbocchi professionali e lavorativi, ma il grande problema italiano riguarda il divario di genere nell’accesso a questi corsi di laurea”. Lo dichiara la deputata del Partito Democratico Michela Di Biase, capogruppo in commissione Infanzia e Adolescenza.
“Lo studio delle Stem – aggiunge Di Biase - è un viatico importante per la riduzione del gender gap salariale. Troppi stereotipi e pregiudizi precludono alle donne l'accesso agli studi scientifici. Sulla promozione della parità tra i sessi nell'accesso alla formazione per le discipline Stem c'è una proposta di legge di cui sono prima firmataria che è ferma da mesi in Commissione. Approviamola – conclude Di Biase – e aiutiamo le donne a superare gli stereotipi e diventare sempre più protagoniste nella scienza”.
"Vittoria! La sindaca di Montevarchi, dopo le nostre proteste, ha deciso di sospendere un provvedimento che avrebbe ottenuto un solo risultato: umiliare dei bambini, rendendoli di serie B. E ora, che non accada mai più. In nessun comune, mensa o scuola. Vogliamo una politica che aiuti le famiglie in difficoltà, non che si accanisca sui più piccoli. Perché nessun bambino dovrebbe mai essere punito per le fragilità economiche della propria famiglia. E continueremo a batterci perché questo sia un diritto garantito per tutte e tutti". Lo scrivono in una nota Lo dichiarano in una nota congiunta Marco Furfaro della segreteria nazionale PD, il segretario regionale Emiliano Fossi, i deputati Laura Boldrini, Marco Simiani, Federico Gianassi e Simona Bonafé del Partito Democratico.
“Chiediamo che il ministro Foti riferisca in Parlamento in merito alle indiscrezioni e alle notizie circolate negli ultimi giorni riguardo a un possibile nuovo utilizzo dei fondi di coesione europei, con un cambio di destinazione rispetto agli stanziamenti non pienamente utilizzati dalle regioni. Questi fondi sono vincolati a obiettivi strategici fondamentali, volti a ridurre le disuguaglianze territoriali in Italia e in Europa. Finanziamenti destinati a scuole, politiche sociali, ospedali, inclusione, occupazione, lotta al dissesto idrogeologico: risorse essenziali per colmare il divario tra aree interne, metropolitane, Mezzogiorno e altre zone del Paese. Guai a cambiarne la destinazione. Il governo, invece, ha operato in direzione opposta, tagliando 3,5 miliardi destinati alla perequazione territoriale, proponendo lo "Spacca Italia" giustamente affossato dalla Corte Costituzionale e rallentando l'attuazione del PNRR, soprattutto negli investimenti infrastrutturali e sociali. Per questo, dopo le dichiarazioni di Foti, chiediamo al governo massima chiarezza e massima attenzione per evitare che questi fondi specifici vengano snaturati e distolti dai loro obiettivi primari”. Così il capogruppo democratico nella commissione affari europei della camera, Piero De luca è intervenuto in aula a Montecitorio.
“Intervenendo all’assemblea della Cisl, Giorgia Meloni ha parlato dei rischi dell’impatto dell’intelligenza artificiale sulla tenuta di milioni di posti di lavoro. Un allarme che condividiamo e dunque la prendiamo in parola. Un intervento semplice che può fare già domani è approvare la nostra proposta di legge sulla settimana corta. La riunione del comitato dei nove, che si sarebbe dovuta svolgere oggi pomeriggio in commissione Lavoro per fare il punto sulla Pdl per la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario presentata unitariamente dalle opposizioni, è stata però rinviata a domani mattina. Dopo tre mesi dalla discussione generale in Aula, la maggioranza continua ancora a prendere e perdere tempo. Reputiamo inaccettabile questo atteggiamento. Molti Paesi nel mondo, in ultimo la Spagna, hanno già adottato tale misura che vede d’accordo la stragrande maggioranza degli italiani. Una cosa deve essere chiara a FdI, Lega e Fi: non accetteremo un ennesimo rinvio. Siamo pagati per votare le leggi, non per metterle su un binario morto com’è stato con il salario minimo e come, evidentemente, la maggioranza vuole fare anche questa volta”.
Lo dichiarano con una nota i capigruppo della commissione Lavoro della Camera, Arturo Scotto (Pd), Valentina Barzotti (M5s) e Franco Mari (Avs).
“Sulla riforma del gioco serve equilibrio, misura e responsabilità, mettendo al centro le persone e non gli interessi, nemmeno quelli dello Stato. Per questo proponiamo che il governo convochi con immediatezza gli Stati Generali del gioco legale con la partecipazione di tutti i soggetti interessati per affrontare gli aspetti sociali, economici e della salute assieme. Quale base di partenza si può utilizzare il documento della Conferenza delle Regioni. Va fatto prima dell’approvazione del decreto di applicazione della delega fiscale relativa al gioco fisso. Non serve infatti una norma che si aggiunge alle altre non tenendo conto dei punti di condivisione tra i diversi stakeholder coinvolti e sarebbe impensabile procedere invece a colpi di maggioranza. Stratificare la normativa lascia spazio all’infiltrazione della illegalità nei diversi interstizi. Un favore per criminalità e mafie che da anni puntano sul gioco per allargare il controllo sociale nei settori più deboli della società e per riciclare denaro sporco”.
Così Stefano Vaccari, segretario di Presidenza della Camera e coordinatore dell’Intergruppo per la sensibilizzazione sui rischi del gioco d’azzardo, al quale aderiscono i parlamentari Rosato (Azione), Merola (Pd), Quartini (M5s), Murelli (Lega) e Pellegrino (Fdi), concludendo lavori del convegno ‘Gioco legale: serve una riforma’, promosso insieme alla Fondazione Bruno Buozzi.
“Con questo convegno - ha aggiunto - dove liberamente hanno potuto offrire proposte e riflessioni rappresentanti di imprese, comuni, regioni e terzo settore, abbiamo potuto verificare che una convergenza è possibile, va solo ricercata. Per questo l’appello che facciamo al governo perché vi sia un momento di discussione collegiale. Utile per le buone imprese che hanno bisogno di certezze normative, anche per migliorare l’offerta, ma anche per tante realtà che si battono per la riduzione dei giochi e vogliono contrastare seriamente illegalità e le conseguenze patologiche sulle persone”.
Senza chiarire in Parlamento e senza soluzioni concrete per risolvere i disservizi ferroviari
“Non è esiste una strategia chiara e definita del ministero dei Trasporti per porre rimedio alla situazione drammatica che ogni giorno vivono gli italiani che si spostano sui treni per andare al lavoro, a scuola o per altre ragioni. Dalle parole del sottosegretario Ferrante non solo non emergono possibili soluzioni di respiro e concretezza, ma non si fa chiarezza sul tema della privatizzazione delle società ferroviarie nuovamente annunciata dal Ministro Salvini. Trincerandosi dietro la non disponibilità di ipotesi di lavoro, non si precisano le caratteristiche del nuovo assetto societario e se riguarderà la struttura della rete ferroviaria o meno”. Così la deputata dem Valentina Ghio in replica al sottosegretario Ferrante durante il Question time in Commissione Trasporti.
"Il Ministro Salvini annuncia privatizzazioni e poi il Governo non è trasparente sul tema in Parlamento – continua la vicepresidente del Gruppo Pd - allora ci chiediamo se il percorso di privatizzazione non risponda solo alla necessità del governo di fare cassa e raggiungere l'obiettivo di 20 miliardi di entrate da vendita di asset pubblici previsti nelle manovre di bilancio. È necessaria trasparenza sul mantenimento delle prerogative del sistema societario ferroviario del nostro Paese, che deve garantire il rispetto delle tratte sociali, di quelle meno redditizie, delle aree interne e delle regioni più in difficoltà con i collegamenti”. “Questi sono obiettivi fondamentali per la coesione del Paese: non possono essere sacrificati per fare cassa”, conclude Ghio.
"I dazi imposti da Trump all’importazione di acciaio e alluminio europei sono una delle sfide più gravi per l'economia italiana e per l'intera Unione Europea. Anche Eurofer, l’associazione dei produttori di acciaio ha espresso enorme preoccupazione per la guerra commerciale innescata dalla nuova Amministrazione americana. Tuttavia, l'atteggiamento del governo Meloni è a dir poco preoccupante: non sappiamo più da che parte sta. È a favore della nostra appartenenza all'Unione Europea, con tutte le sue tutele e alleanze, o si schiera dalla parte di Trump, cedendo a politiche protezionistiche che penalizzano i nostri settori strategici?". Così il deputato Ubaldo Pagano, capogruppo Pd in commissione Bilancio.
"Il governo Meloni – continua l’esponente Pd – deve prendere una posizione chiara e netta. È in un momento cruciale per l'Europa, dove la cooperazione tra gli Stati membri è fondamentale, eppure l'Italia appare sempre più isolata e priva di una visione strategica. Una guerra commerciale Usa-Ue sarebbe devastante sia per i produttori che per i consumatori".
"Giorgia Meloni - conclude Pagano - si assuma le proprie responsabilità e chieda, senza indugi, una strategia comune europea per fronteggiare gli effetti devastanti dei dazi imposti dagli Stati Uniti. La nostra politica estera e commerciale non può più essere giocata senza un piano concreto e condiviso con i nostri partner europei. Oggi più che mai, l'Europa ha bisogno di una leadership forte, ma al momento, la presidente del consiglio e il governo italiano sono assenti. In questi momenti, più che mai, è necessario essere parte di un progetto europeo che guardi al futuro con coraggio e determinazione".
"Anche oggi inconvenienti tecnici sulla linea con ritardi sulla Roma Firenze, sulla Napoli Caserta e sulla Bologna Piacenza. Se vuole affrontare le vere emergenze nazionali perché il Ministro Salvini non comincia dall’occuparsi della rottamazione dei ritardi e dei disservizi quotidiani che pesano ogni giorno come macigni sulla vita di pendolari, passeggeri lavoratrici e lavoratori dei trasporti?". Così il deputato dem Andrea Casu, vicepresidente in Commissione Trasporti.
“Ci chiediamo il governo italiano da che parte sta e se ha intenzione di rimanere fuori dai giochi in un settore quello della IA strategico e importantissimo per il nostro paese e per tutta Europa. A livello europeo ci siamo dotati di un quadro di regole certe per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, non possiamo lasciare piede libero a Trump e ai suoi scagnozzi. Mentre Stati Uniti e Cina stanno investendo massicciamente nell’intelligenza artificiale dobbiamo chiedere all’Europa di fare di più e all’Italia di essere protagonista.
Non possiamo permettere ad Elon Musk di diventare monopolista anche nel settore dell’intelligenza artificiale. Fa mal pensare il fatto che la presidente Meloni non si sia presentata al vertice di Parigi”. Lo dichiara Vinicio Peluffo, capogruppo PD in commissione attività produttive di Montecitorio.
“La riforma dell’ordinamento di Roma Capitale con l’attribuzione e di poteri di rango legislativo è una battaglia condotta dal Pd da sempre. Anche dai tempi dei governi Berlusconi che nulla fecero per favorirla. Ma adesso guardiamo al futuro. Ci sono le condizioni per una riforma costituzionale mirante ad attribuire maggiori poteri e risorse alla Capitale come avviene in tutta Europa. Una riforma che deve essere concordata con il Campidoglio e non può essere legata né al premierato né all’ autonomia differenziata, se si vuole portarla a termine con un largo consenso parlamentare. Una riforma per Roma ma che potrebbe essere estesa anche alle altre due grandi città italiane di vocazione internazionale come Milano e Napoli”.
“Ad oggi il modello Albania è stato un fallimento totale; il più grande buco nell’acqua della storia del Paese. Peraltro si configura un danno erariale clamoroso con una previsione di spesa di un miliardo per due centri che ad oggi sono vuoti. Ci sono agenti costretti a permanere in Albania quando potrebbero essere utilizzati per la sicurezza e il controllo delle nostre comunità. La destra sulla sicurezza fa tanta propaganda ma nei fatti non riesce ad assicurarla. Volevano una foto copertina con la deportazione dei migranti sulle navi militari alla Trump: la foto è sbiadita e le prigioni sono vuote”. Lo ha detto Piero De Luca a RadioCusano Campus.
“Ci sono navi militari che hanno fatto avanti e indietro costrette a viaggi disumani, inefficaci e inutili. Il numero massimo di persone che i centri possono ospitare è di 3 mila al mese e 36 mila a regime all'anno, quando negli ultimi due anni sono arrivati in Italia 230 mila migranti. Ma di cosa parliamo?”
Peraltro -ha proseguito il dem- si tratta di un progetto irrealizzabile perché contrario alle norme europee e a quelle internazionali. Errare è umano, perseverare è diabolico: chiudere i centri e trasformarli non da centri in cui accogliere i migranti in attesa di valutazione delle domande di protezione internazionale e di asilo ma in centri dove accompagnarli prima dell’espulsione crea altri problemi rispetto alle norme europee ed internazionali, perché servono accordi bilaterali di rimpatrio, tempi definiti e soprattutto vanno rimpatriati nel paese terzo d'origine. Portarli in Albania -ribadisce De Luca- rischia di essere un altro buco nell’acqua irrealizzabile, sconfessato peraltro anche dal premier albanese Rama che ha lasciato intendere la necessità di cambiare la natura del protocollo. Si tratta di fumo degli occhi che la destra sta lanciando perché incapace di gestire il fenomeno migratorio e tutti gli altri problemi economici e sociali del paese. Il miliardo di euro buttato al mare poteva essere usato per la sanità, per la sicurezza per la suola, per il lavoro.
La solita operazione di marketing e di pubblicità ingannevole ai danni degli italiani e sulla pelle dei più fragili”. Così ha concluso De Luca.
Proposta di legge giace inerte da mesi al Senato, Governo intervenga
"Come ormai è stato ampiamente documentato, per milioni di cittadini, studenti e lavoratori che studiano o lavorano in Italia lontano dal proprio comune di residenza è praticamente impossibile recarsi alle urne. Nelle ultime elezioni europee del giugno 2024, grazie ad una normativa sperimentale introdotta con il dl n. 7 del 2024, gli studenti fuori sede hanno potuto votare. Però questa norma è ancora provvisoria. Noi invece chiediamo al ministro dell'Interno l'approvazione di una norma a carattere permanente che preveda l’estensione del voto dei fuori sede anche a coloro che per ragioni di lavoro si trovano al di fuori del comune di residenza, poiché riteniamo urgente che anche i cittadini italiani che lavorano all'estero siano messi nelle condizioni di poter votare. L’AC 115, trasformato per volere del Governo in una delega e approvato alla Camera dei deputati, giace inerte da mesi al Senato, nonostante le ripetute rassicurazioni del Governo". Lo dichiara la deputata del Pd, Marianna Madia, prima firmataria di una interrogazione in commissione Affari costituzionali di Montecitorio, insieme alle colleghe Silvia Roggiani, Chiara Gribaudo e Lia Quartapelle.
"In attesa dell’approvazione di una normativa di sistema - prosegue la nota - appare urgente estendere quantomeno la possibilità di voto dei fuori sede anche per i referendum che si svolgeranno nel 2025, estendendo tale possibilità anche ai lavoratori fuori sede. Chiediamo quindi al Ministro interrogato come intenda proseguire la sperimentazione anche per i referendum che si svolgeranno nel 2025, e se non ritenga opportuno e urgente estenderla anche ai lavoratori fuori sede".
"Quello che sta succedendo in alcune scuole di Montevarchi, in provincia di Arezzo, è inaccettabile sotto ogni punto di vista. Ci sono bambini che in alcune scuole del Comune sono costretti a mangiare pane e olio solo perché le famiglie risultano morose nei confronti del servizio mensa. Una scelta, da parte dell'amministrazione comunale, che fa rabbrividire. La sindaca e l'amministrazione di destra che stanno guidando questa crociata "legalitaria" dovrebbero solo vergognarsi. Siamo di fronte ad una pratica ingiusta e completamente fuori dal tempo che mette a rischio la salute psicofisica dei bambini nell'ambiente scuola che è il luogo dove dovrebbero in ogni caso e in ogni situazione sociale trovare inclusione, accoglienza, benessere e solidarietà. Un Paese civile non può accettare che si applichino misure di questo tipo nei confronti di minori. Per questo abbiamo presentato con urgenza un'interrogazione al ministro Valditara affinché prenda immediatamente provvedimenti e abolisca questa pratica folle e insensata e si impegni a trovare soluzioni di civiltà e buon senso contribuendo a non inseguire anche a scuola la barbarie a cui questa destra ci sta abituando. Ci sono strumenti di sostegno per le famiglie in difficoltà e misure civili di controllo ed eventuale recupero delle morosità. Questo è il compito della politica locale non quello di praticare discriminazione e vendetta sulla pelle di bambine e bambini". Così in una nota Marco Furfaro della segreteria nazionale PD, il segretario regionale Emiliano Fossi, i deputati Laura Boldrini e Marco Simiani del Partito Democratico.