Salvini venga a rispondere in Aula alle nostre interrogazioni
“Il Record di puntualità dei treni italiani lo vede solo Salvini: solo negli ultimi 30 giorni abbiamo conteggiato circa 11 mila ore di ritardo pari a oltre 458 giorni! Non possiamo sapere a quali dati si riferisce quando parla visto che non risponde alle nostre interrogazioni, e il numero effettivo e complessivo dei minuti di ritardo continua a non essere ufficialmente diffuso. L’unica certezza è che Salvini si conferma primo in Europa nel negare la realtà delle difficoltà dei disagi e dei disservizi con cui si scontrano ogni giorno gli italiani.
L’importanza e il valore delle nostre ferrovie è prima di tutto merito delle lavoratrici e dei lavoratori ogni giorno in prima linea in condizioni sempre più difficili, non certo del peggior ministro dei Trasporti della storia”. Lo dichiara Andrea Casu, deputato Pd e vicepresidente della commissione Trasporti della Camera, in replica al ministro Salvini.
“Trump si sta rivelando purtroppo una minaccia economica, politica e di sicurezza per l’Europa rispetto alla quale bisogna agire con fermezza. L'UE si deve mostrare unita con i suoi governi e le istituzioni, e soprattutto deve cogliere questa occasione come uno shock, per rilanciare la costruzione di una vera autonomia strategica sul piano sociale, economico, industriale ed anche militare. Si vis pacempara Europam, dico alla Premier. Solo l’Europa consentirà in futuro, come fatto finora, di assicurare la pace nel nostro continente e garantire diritti e libertà. Il nostro Paese dovrebbe essere protagonista di questo processo e invece accade il contrario. La postura dell’Italia non può ridursi all’attesa e all’interpretazione di quello che dirà o farà Trump; il nostro Paese deve mettersi alla guida dei partner europei per costruire una nuova stagione all’insegna dell’integrazione e del protagonismo UE. Agli attacchi dell’amministrazione USA, alle aggressioni della Russia in Ucraina alle pressioni economiche della Cina, si risponde costruendo finalmente gli Stati Uniti d’Europa”. Lo ha detto Piero De Luca, deputato Pd e capogruppo in commissione politiche europee.
“Il giustificazionismo del governo è del tutto sbagliato. Ancora una volta la Premier manifesta la propria inadeguatezza, confermando la totale subalternità a Trump. Gli interessi del nostro Paese e dell'UE si garantiscono rafforzando l'unità dell'azione europea, difendendo con determinazione l’integrità territoriale e rilanciando gli sforzi per una vera autonomia strategica. Fare da portavoce, o essere succube di Trump, rende solo marginale ed irrilevante l'Italia oltre ad indebolire l'intera UE in una delle fasi più delicate della sua storia. Il ponte che Meloni doveva costruire tra le due sponde dell’atlantico è crollato miseramente”. Così ha concluso il ragionamento il dem.
“La differenza tra noi e Meloni è semplice. Per lei l’Articolo 11 della Costituzione è un impedimento, per noi è un argine a operazioni pericolose come il Board Of Peace. Che seppelliscono definitivamente soluzione politica per la Palestina. E la trasformano in un affare per satrapi”.
Così sui social Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera.
“Alla luce dell’incontro di oggi sulla crisi aziendale di Aeffe presso il Mimit, al quale erano presenti anche il Ministero del Lavoro, la Regione Emilia-Romagna, i sindacati e l’azienda, chiediamo che si congelino subito i licenziamenti. In tal senso abbiamo avviato interlocuzioni dirette con i ministeri interessati e sentito le parti coinvolte. Crediamo che vadano esperiti ancora, e fino all’ultimo, tutti i tentativi, anche complessi, affinché sia messo in campo ogni strumento utile a una soluzione positiva della crisi e a una concreta prospettiva industriale per un’azienda strategica del territorio e dell’intera filiera italiana della moda. Questo è quanto va fatto considerando che da oggi è stato costituito un tavolo istituzionale formale e permanente al Mimit, riconvocato con tutte le parti per il 2 marzo, e che il 16 febbraio scadono i termini per la presentazione di eventuali manifestazioni di interesse da parte di altri partner industriali. Si impone quindi un impegno immediato, continuativo e responsabile”. Lo dichiarano i deputati del Partito Democratico Andrea Gnassi, Arturo Scotto e Simona Bonafè.
“In questo momento le priorità del Paese sono ben altre rispetto a una normativa molto tecnica con cui si disciplina la sicurezza delle attività subacquee. Sarebbe bastato un decreto della presidente del Consiglio, ma l'unico vero scopo della legge è quello di nominare un nuovo direttore generale con nomina fiduciaria, pagato a peso d’oro, fino a 360mila euro di indennità e procedere a nuove assunzioni discrezionali senza neanche un minimo di evidenza pubblica. Sono state bocciate tutte le nostre proposte di buon senso per garantire al massimo la sicurezza delle persone e delle infrastrutture e non vi è stato alcun vero coinvolgimento delle opposizioni e del ruolo del Parlamento. Bocciato persino il nostro ordine del giorno che impegnava il governo a coinvolgere le regioni in materia di formazione professionale. Questo modo di agire ci preoccupa molto perché ne vediamo l’ennesimo nominificio targato Meloni. Peraltro questo accade nel tempo in cui la finanza locale è ridotta all'osso ed è anche un pessimo segnale che diamo agli amministratori locali che faticano ogni giorno per far quadrare i conti pubblici. Una scelta che stride anche con i precetti costituzionali relativi all’efficienza al buon andamento della pubblica amministrazione”.
Così il capogruppo Pd in commissione Trasporti alla Camera, Anthony Barbagallo, annunciando il voto di astensione del Gruppo al provvedimento sulle disposizioni in materia di sicurezza delle attività subacquee.
"Se pensavamo di averle viste tutte, ci sbagliavamo: oggi in commissione Esteri la maggioranza ha superato se stessa dandoci una dimostrazione plastica delle sue spaccature. Con una serie di giravolte da circo, hanno approvato un emendamento al decreto Ucraina che toglie la parola "militari" dal titolo. Peccato che il provvedimento parli proprio di aiuti militari. Una presa in giro, una buffonata utile solo alla propaganda di Salvini e della Lega, ma anche uno sgambetto al ministro Crosetto che solo qualche giorno fa in aula sbandierava unità e orgoglio". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Il ministro Nordio risponda nel merito invece di intimidire chi esercita legittimamente il proprio ruolo di parlamentare. Gli attacchi rivolti alla deputata Debora Serracchiani sono inaccettabili e fuori luogo.
Serracchiani è intervenuta in Aula nel pieno delle proprie prerogative per chiedere conto al ministro della Giustizia di quanto denunciato da un’inchiesta giornalistica di Report. Di fronte a questioni così gravi e delicate, che riguardano l’equilibrio tra i poteri dello Stato e l’autonomia della giurisdizione, il ministro dovrebbe fornire risposte chiare e puntuali, non attaccare i deputati che svolgono il loro dovere di controllo democratico.
Il Parlamento non può essere intimidito. Il ministro della Giustizia è chiamato a rispondere nel merito delle questioni sollevate, nel rispetto delle istituzioni e della Costituzione” Così Federico Gianassi, capogruppo PD in Commissione Giustizia della Camera.
“La provincia di Agrigento è stata duramente colpita dal ciclone Harry, che nelle ultime ore ha provocato ingenti danni, paura e pesanti disagi per le cittadine e i cittadini, le imprese e le amministrazioni locali. Litorale devastato, strade allagate o interrotte, campagne distrutte, edifici pubblici e privati danneggiati: un colpo durissimo per un territorio già segnato da fragilità strutturali e che fonda gran parte della propria economia sull’agricoltura e sul lavoro stagionale. Da deputata agrigentina sento il dovere di essere al fianco della mia comunità. Ho già avviato le necessarie interlocuzioni istituzionali affinché venga riconosciuto lo stato di calamità naturale e siano attivati ristori rapidi e adeguati per famiglie e imprese colpite”.
Così la deputata dem, Giovanna Iacono, esprimendo il proprio ringraziamento a Protezione Civile, Vigili del Fuoco, Forze dell’Ordine e volontari impegnati senza sosta per garantire sicurezza e assistenza alla popolazione.
“Ora - ha aggiunto - è il tempo della concretezza. La provincia di Agrigento non può essere lasciata sola. Servono interventi immediati, ma anche una strategia seria di prevenzione e messa in sicurezza del territorio, perché eventi estremi come questo non possono più essere considerati eccezionali. La situazione - ha concluso - continuerà a essere seguita passo dopo passo nelle sedi istituzionali competenti, per garantire risposte rapide e adeguate al territorio”.
“Il termalismo italiano non è un settore residuale del passato, ma una risorsa strategica che incrocia salute, prevenzione, territorio e sviluppo economico”.
Così il deputato dem, Gian Antonio Girelli, intervenendo al Convegno nazionale 'Il turismo termale italiano come driver di crescita del mercato', promosso da Unioncamere e Isnart a Roma.
Girelli ha sottolineato come il Rapporto Unioncamere-Isnart restituisca con chiarezza il valore distintivo del sistema termale italiano, fondato sull’efficacia terapeutica delle acque e sulla loro integrazione con i territori.
“La distinzione tra termalismo, wellness e turismo della salute - ha osservato - non è una questione terminologica, ma una garanzia di credibilità scientifica, sanitaria e di mercato”. Secondo Girelli, il nodo centrale resta quello del riordino normativo: “Non possiamo continuare a governare il termalismo con un quadro frammentato, in cui sanità, turismo e sviluppo territoriale procedono senza un reale coordinamento. Serve una cornice chiara che riconosca il termalismo come leva di prevenzione, non solo come risposta a valle della malattia”. Un tema particolarmente rilevante, alla luce delle sfide che interessano il Servizio sanitario nazionale: l’aumento delle patologie croniche, l’invecchiamento della popolazione e la crescente domanda di continuità assistenziale.
“La prevenzione - ha evidenziato - non può restare un principio astratto, ma deve tradursi in strumenti concreti e accessibili”. In questo contesto, Girelli ha richiamato la necessità di avviare una riflessione su forme selettive di agevolazione o esenzione per le cure termali, pensate come investimento preventivo e non come misura assistenziale generalizzata, rivolte in particolare a persone con patologie croniche stabilizzate, soggetti fragili e interventi di prevenzione secondaria e terziaria integrati con la medicina territoriale. “Si tratta di scelte che possono avere un duplice effetto - ha concluso -: ridurre la pressione sul sistema sanitario e valorizzare strutture termali di qualità che oggi risultano sottoutilizzate. Il confronto europeo dimostra che, quando inserito in una strategia pubblica coerente, il termalismo può diventare una vera infrastruttura territoriale di salute. L’Italia ha tutte le condizioni per fare questo salto di paradigma”.
“I dati del Rapporto Crea descrivono una situazione preoccupante: milioni di italiane e italiani rinunciano alle cure per motivi economici e cresce il numero di chi è costretto a rivolgersi al privato a causa delle difficoltà di accesso al Servizio sanitario nazionale. La spesa sanitaria a carico delle famiglie continua ad aumentare e pesa soprattutto sui nuclei meno abbienti, con conseguenze particolarmente gravi nel Mezzogiorno, dove le disuguaglianze territoriali sono più marcate.
Questa emergenza è il frutto delle scelte del governo Meloni, che dal 2022 sta sottofinanziando il ssn: si tratta di scelte che iniziano con i governi di impronta berlusconiana, avallate a suo tempo da una giovane Giorgia Meloni, che hanno favorito nel tempo una progressiva privatizzazione del sistema sanitario. Oggi la destra continua sulla stessa strada, aggravando ulteriormente una situazione già critica.
Di fronte a numeri così chiari serve un cambio di passo immediato: più risorse al Servizio sanitario nazionale, più personale per superare la criticità delle liste di attesa, meno disuguaglianze sociali e territoriali e un impegno concreto per garantire il diritto alla salute a tutte e a tutti, a partire dal Sud del Paese”. Così Ilenia Malavasi, Capogruppo PD in Commissione Affari Sociali della Camera dei deputati.
“La Commissione europea ha aperto a giugno scorso una procedura di infrazione nei confronti dell'Italia per il non corretto recepimento della direttiva (UE) 2021/555, che stabilisce norme stringenti sulla tracciabilità, sul controllo dell'acquisizione e la detenzione di armi da fuoco nell'UE. La direttiva mira a contrastare il traffico illecito di armi e garantire maggiore sicurezza ai cittadini europei. Il tutto disciplinando in modo accurato la vendita, la custodia, il monitoraggio, e individuando anche categorie di armi da fuoco la cui acquisizione e detenzione da parte di privati dovrebbero essere vietate o subordinate ad un'autorizzazione o dichiarazione specifica. Il termine per il recepimento completo di tale direttiva era stabilito al 31 gennaio 2023, ma l'Italia non ha completato l’iter legislativo al riguardo. Ora, tenuto conto dell’assoluta importanza e delicatezza del tema, al netto di provvedimenti d’urgenza volti a rincorrere i problemi su cui ci confronteremo nel merito, invitiamo il Governo a mettere da parte la solita propaganda del giorno dopo e a fare anzitutto una cosa semplice subito. Lavori per mettere in regola l'Italia rispetto alle norme europee ed assicuri in tempi brevi il pieno e corretto recepimento di tutte le misure contenute nella direttiva (UE) 2021/555. Nel frattempo abbiamo chiesto che sia trasmessa immediatamente al Parlamento anche un'apposita relazione, a cura del Ministro competente, per spiegare le ragioni che hanno determinato l'inadempimento contestato ed in che modo il governo intende chiudere la procedura stessa”. Lo dichiara Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione Politiche Ue di Montecitorio.
“Il ciclone Harry si è abbattuto nel Meridione e in particolare in Sicilia. I danni sono ingenti, si stima intorno al mezzo miliardo di euro. Da stanotte non esiste più la marineria di Aci Castello, narrata da Giovanni Verga, ne ‘I Malavoglia’. Così come il porto Rossi a Catania, di Riposto, quello di Ortigia, i borghi Acesi, il lungomare di Mascali, Giardini, Taormina, Sant’Alessio, Furci e Santa Teresa. Distruzione e danni enormi anche a Marzamemi, il borgo reso celebre da Salvatores con la pellicola ‘Sud’, che oggi è stato evacuato e sommerso. Per non parlare dei luoghi di Montalbano colpiti anch'essi. Una Sicilia spezzata in due, con la linea ferroviaria Messina-Catania-Siracusa interrotta e devastata e strade statali sprofondate. In un territorio già fragile e arido di finanziamenti per grandi infrastrutture, in cui la politica regionale si caratterizza per mance e mancette e dove il dirigente del dipartimento regionale della protezione civile è citato più volte nelle pagine delle inchieste sulla correzione in Regione, servono risorse certe, immediate e procedure semplici e veloci per garantire credibilità alle istituzioni”.
Così il deputato dem, Anthony Barbagallo, intervenendo in Aula per chiedere un’informativa urgente al governo e, in particolare, al ministro della Protezione civile, Nello Musumeci, sui danni causati in Sicilia dal ciclone Harry.
“Il sistema di accesso alla facoltà di medicina deve essere completamente revisionato già dal prossimo anno, per garantire trasparenza, equità e un adeguato livello formativo per gli studenti”. Lo dichiara la deputata e capogruppo PD in Commissione Affari sociali, Ilenia Malavasi, durante il Question Time alla Camera con la ministra Bernini.
“Niente più test a crocette, accesso libero al semestre filtro, formazione e non selezione. Sono questi i tratti salienti di una riforma che la stessa ministra Bernini ha definito democratica e meritocratica, con l'obiettivo di superare il numero chiuso e dare una risposta alla carenza dei medici. Ma alla prova dei fatti – sottolinea la parlamentare dem - tutto si è dimostrato un flop: il semestre filtro si è trasformato in due mesi di lezioni online o modalità mista, le prove di esame sono state una debacle al punto che il ministero ha dovuto cambiare in corsa le regole e ammettere anche chi aveva superato una sola prova. Oggi aumentano i ricorsi di chi si sente preso in giro perché escluso senza un vero motivo, mentre continua a crescere il mercato della formazione privata. Chissà se era questo il vero obiettivo della riforma della ministra”, conclude Malavasi.
“Il voto favorevole al rinvio dell’accordo Ue-Mercosur, in attesa di un parere della Corte di Giustizia, rappresenta una scelta miope che rischia di bloccare il percorso di approvazione del trattato e di incrinare la credibilità dell’Unione europea in una fase geopolitica estremamente delicata”.
Così le deputate e i deputati democratici della commissione Agricoltura, Forattini, Rossi, Marino, Romeo e Vaccari.
“L’Europa - aggiungono - si trova di fronte a un passaggio storico complesso, segnato dal ritorno della competizione tra grandi blocchi, dal rafforzarsi di politiche protezionistiche e da un clima internazionale sempre più instabile. In questo contesto, rinviare decisioni strategiche significa scegliere l’indebolimento invece della responsabilità. Il rinvio dell’accordo Ue-Mercosur è ancora più incomprensibile se si guarda allo scenario transatlantico. Di fronte alla prospettiva di un ritorno di politiche protezionistiche negli Stati Uniti con Donald Trump, l’Unione europea dovrebbe presentarsi compatta, credibile e capace di decisione. Al contrario, rischia di arrivare divisa e impreparata, proprio quando avrebbe bisogno di rafforzare la propria autonomia strategica. L’accordo Ue-Mercosur non è solo un trattato commerciale: è una scelta geopolitica che può rafforzare il ruolo globale dell’Europa, costruendo il più grande spazio di libero scambio al mondo e difendendo un sistema multilaterale fondato su regole, diritto e cooperazione, in alternativa alla logica dei dazi e delle chiusure unilaterali. Come Pd continueremo a lavorare perché l’accordo diventi pienamente operativo, accompagnandolo con le necessarie garanzie per i settori più esposti e con politiche europee in grado di sostenere imprese, lavoratori e filiere produttive. Ritardare questo percorso - concludono - significa rendere l’Europa più fragile, meno autorevole e meno capace di incidere in uno scenario internazionale sempre più competitivo e incerto”.
“Il maltempo che in queste ore sta colpendo duramente Sicilia, Sardegna e Calabria non è un evento isolato né imprevedibile, ma l’ennesima emergenza che mette in ginocchio territori già fragili, con danni ingenti a infrastrutture, abitazioni, attività produttive e servizi essenziali. Di fronte a piogge torrenziali, allagamenti, frane e mareggiate, non bastano dichiarazioni di circostanza: è indispensabile che il governo riconosca immediatamente lo stato di emergenza nazionale e stanzi risorse adeguate per le prime necessità, la messa in sicurezza dei territori e i ristori a famiglie e imprese colpite. Ogni ritardo rischia di aggravare ulteriormente una situazione già drammatica”. Lo dichiara il deputato Marco Simiani, capogruppo Pd in commissione Ambiente.
“È ora - conclude Simiani - di smontare definitivamente la falsa narrazione della destra, che per anni ha negato o minimizzato il cambiamento climatico, per poi tagliare risorse alla prevenzione, alla manutenzione del territorio e alla protezione civile. Il surplus termico del Mediterraneo, ampiamente documentato dalla comunità scientifica, è uno dei fattori principali all’origine di questi eventi estremi sempre più frequenti e violenti. Continuare a ignorare questa realtà significa condannare intere regioni a vivere in un’emergenza permanente. Servono scelte nette, investimenti strutturali e una strategia seria di adattamento climatico: tutto il resto è propaganda”.