“Daniela Santanchè deve dimettersi da tempo. Troppe le ragioni che giustificano il suo passo indietro. Non ultime le novità emerse ancora una volta dall’inchiesta di Report da cui oggi leggiamo ulteriori gravi fatti che non possono lasciare indifferenti la maggioranza di governo. Restiamo colpiti dal fatto che la Presidente del Consiglio non riesca ad ottenerne le dimissioni. Una vicenda davvero penosa”.
Così la responsabile giustizia del Pd, la deputata Debora Serracchiani.
“La risposta fornita oggi dal Ministero della Cultura è stata purtroppo parziale e poco soddisfacente. In Parlamento, il sottosegretario Mazzi ha cercato di difendere scelte che appaiono sempre più lontane dal rispetto delle norme vigenti. I regolamenti sono chiari: nei consigli di amministrazione dei musei devono essere nominate personalità di comprovata competenza e riconosciuta autorevolezza nella gestione e valorizzazione del patrimonio culturale. Quanto sta accadendo, invece, racconta tutt’altra storia. Il ministro Giuli continua a procedere con nomine che rispondono a logiche di appartenenza politica: candidati non eletti alle elezioni, dirigenti locali di partito, figure legate a Fratelli d’Italia senza specifici meriti nel settore. Una vera e propria occupazione che investe istituzioni culturali di primo piano, snaturandone il ruolo: dalla Reggia di Caserta, al Museo archeologico nazionale di Napoli, alla galleria dell’accademia di Firenze alle ville mediche l’elenco è ancora più lungo. I musei italiani non possono diventare terreno di spartizione politica. Sono presìdi di cultura, tutela e ricerca, e devono restare autonomi, credibili e indipendenti, nel pieno rispetto anche degli standard internazionali, a partire da quelli dell’Unesco. Aspettiamo - come annunciato oggi dal sottosegretario Mazzi- che le istituzioni coinvolte pubblichino i curricula dei soggetti nominati, resta un dato di fondo in ogni caso: la cultura non è e non può essere una casella da riempire, né uno strumento di consenso”. Così Irene Manzi, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Cultura alla Camera
“Siamo sbigottiti dal fatto che il ministro Nordio non ritenga necessario dare una minima spiegazione su quanto accaduto in questi ultimi mesi nel ministero della Giustizia. Nordio deve assumersi una responsabilità politica enorme rispetto al referendum, per una riforma che lui stesso definiva blindata, impedendo al Parlamento di poter fare alcunché. Il ministro Nordio ci ha preso in giro dicendo che le spiegazioni della riforma le avrebbe scritte nel suo libro, senza mostrare un briciolo di dignità nel dire che la 'corsa' per l'approvazione della riforma della giustizia era obbligatoria per permettere la successiva riforma sul premierato”. Lo dichiara la deputata e responsabile Giustizia del Partito Democratico, Debora Serracchiani in replica al ministro Nordio durante il Question time alla Camera.
“Una riforma – continua la parlamentare dem - sbagliata nel metodo, nella forma e soprattutto nella sostanza. Ma è stato lo stesso Nordio che ha aiutato la vittoria del No spiegando quali fossero i veri obiettivi della riforma, etichettando i magistrati come para-mafiosi, oppure, quando riferendosi alla segretaria Schlein, si diceva sorpreso della posizione contraria affermando 'oggi serve a noi e domani può servire a voi'.”
“Nordio ha citato più volte Churchill e oggi lo vogliamo aiutare proprio ricordando le parole dello statista inglese: 'Non arrendersi mai, mai in niente. Grande o piccolo, importante o trascurabile. Non arrendersi mai se non davanti all'onore e al buon senso'. Oggi ci sono tante ragioni che riguardano il suo onore e del suo Governo e di buon senso che suggeriscono che il ministro Nordio faccia un passo indietro”, conclude Serracchiani.
“Quando Delmastro era sottosegretario alla Giustizia è divenuto socio in affari di una ragazza di 18 anni, figlia di persona già sotto processo, condannata e poi arrestata per agevolazione di associazione mafiosa. Nei giorni antecedenti al voto per il referendum, la Capo di Gabinetto del ministro Nordio, Giusi Bartolozzi ha dichiarato 'votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura'. Di fronte a comportamenti così gravi, il ministro Nordio o ha taciuto o addirittura è stato difensore. Una cosa intollerabile”. Lo dichiara Federico Gianassi, deputato e capogruppo PD in Commissione Giustizia, durante il Question Time con il ministro Nordio alla Camera.
“Ancora ieri mattina – sottolinea il parlamentare dem - il ministro dichiarava che Delmastro avrebbe chiarito la sua posizione e poche ore dopo si è dimesso. Aveva detto che Bartolozzi sarebbe rimasta al suo posto e anche lei dopo poche ore si è dimessa. Poiché Nordio non è in grado di chiarire alcun ché, faccia l'unica cosa di buon senso che può fare: se ne vada anche lui”. “Nordio è stato sfiduciato da 15 milioni di italiani e oggi è la rappresentazione allegorica della sconfitta. La corsa di Nordio è finita: liberi il ministero dalla sua presenza e consenta alla giustizia italiana di ripartire”, conclude Gianassi.
“Il parere favorevole della commissione Ambiente al DL 19/2026 è un atto di cinismo istituzionale. In un colpo solo si avvelenano i campi, si blindano bonifiche opache, si zittiscono i Sindaci e si affossa l'economia circolare. Non è semplificazione, è Far West normativo”.
Così la deputata e i deputati democratici, Francesca Viggiano, Marco Simiani e Augusto Curti, commentando il via libera della commissione Ambiente a un pacchetto di norme che “rappresenta il più grave arretramento ambientale degli ultimi decenni: dietro la maschera dell'efficienza per il Pnrr, si nasconde un'operazione di smantellamento dei presidi di sicurezza che tutelano i cittadini e il territorio. Il decreto compie un artificio giuridico pericoloso: le soglie di contaminazione per i terreni agricoli non dipenderanno più dall'uso reale del suolo, ma da un timbro sulla carta urbanistica”.
Secondo i deputati democratici “ci troviamo davanti a una follia che ignora sentenze del Consiglio di Stato e del Tar. Un terreno coltivato, se non formalmente registrato come agricolo, potrà contenere veleni oltre i limiti di sicurezza: stanno mettendo a rischio la filiera alimentare italiana”.
Con la modifica all'Art. 242 del Codice dell'Ambiente, i permessi per le bonifiche diventano “assegni in bianco”. Una volta ottenuti, restano validi per anni senza monitoraggi automatici o obblighi di revisione, nonostante i veleni nel sottosuolo si muovano e cambino.
Viggiano, Simiani e Curti sostengono che “la maggioranza ha scelto il silenzio-assenso sulla sicurezza dei siti inquinati. Così si cristallizzano autorizzazioni che diventano inadeguate nel tempo. Il comma 3 è il colpo di grazia alla prevenzione sanitaria locale. Esentare le industrie con autorizzazione ambientale dalla classificazione di ‘insalubri’ significa togliere ai Sindaci il potere di imporre distanze minime o misure di tutela per la popolazione. L’Aia certifica la tecnologia, non la salute delle persone. Confondere i due piani è un errore tecnico grossolano o, peggio, un favore consapevole alle grandi lobby industriali. Il sindaco - concludono - massima autorità sanitaria locale, viene ridotto a uno spettatore muto mentre le fabbriche operano a ridosso delle case”.
"Ofer Winter, ex generale di brigata dell'esercito israeliano, secondo i report dell'Onu e di Amnesty International, responsabile della morte di civili palestinesi durante diverse operazioni militari, è atteso in Italia dal 31 marzo al 9 aprile per i festeggiamenti legati alla Pasqua ebraica. In quell'occasione dovrebbe perfino tenere una lezione dal titolo "La verità sgorgherà dalla terra".
Winter è un aperto sostenitore del genocidio a Gaza e della pulizia etnica dei palestinesi, un criminale di guerra e non possiamo accettare che venga in Italia in vacanza. Contro il suo arrivo in Italia, non una parola è stata pronunciata finora dal governo che, del resto, ha permesso che diversi militari dell'Idf venissero a passare le proprie ferie ristoratrici in Italia, nei mesi scorsi.
È una vergogna contro cui diverse associazioni tra cui Assopace Palestina, BDS Italia e Global Movement to Gaza hanno raccolto migliaia di firme. La Fondazione "Hind Rajab" ha anche presentato un esposto alla Procura di Roma.
Il nostro Paese non può essere il buen retiro di criminali di guerra e promotori del genocidio.
Ho presentato una interrogazione ai ministri Tajani, Nordio e Piantedosi per chiedere se ritengano tollerabile la presenza di Winter in Italia, se non intendano avviare procedure di collaborazione con la Corte Penale Internazionale e se non intendano negare, come già hanno fatto altri paesi, l'ingresso sul territorio italiano a chiunque abbia preso parte al genocidio che si sta ancora compiendo a Gaza.
Insieme a me hanno firmato l'interrogazione le colleghe Ouidad Bakkali, Sara Ferrari e Valentina Ghio e i colleghi Mauro Berruto, Fabio Porta e Arturo Scotto". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Oggi è stato deciso di non inserire nessuna condizionalità sulla trasparenza salariale, confermando l’atteggiamento della Maggioranza di ignorare le nostre proposte per partito preso, anche là dove potrebbero davvero migliorare le condizioni di una norma che così come è ora non è a favore delle donne, dei giovani e dei contratti precari”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, sulla trasparenza salariale, oggi discussa in Commissione Lavoro.
“Quando si devono preparare atti che incidono così tanto sulla vita delle persone, sarebbe utile ascoltare tutti, davvero, e recepire le audizioni che sono state critiche - prosegue la deputata dem - Invece ancora una volta in Commissione le nostre istanze non sono state minimamente prese in considerazione”.
“Volevamo includere tutti i lavoratori dipendenti e gli autonomi che lavorano per le imprese, un concetto più ampio di retribuzione e le voci dove si annidano le diseguaglianze, non hanno accolto nessuna delle proposte, lasciando un decreto che per diversi profili non raggiunge il livello richiesto dalla Direttiva Ue” conclude Gribaudo.
“Oggi in question time in commissione Lavoro alla Camera abbiamo chiesto al governo per quale motivo continuano a invitare ai tavoli ministeriali organizzazioni datoriali e sindacali che firmano i contratti pirata. Una denuncia che è arrivata direttamente da Confindustria, Confcommercio e Confesercenti. La viceministra Bellucci non ha risposto praticamente nulla. Non ha nemmeno stigmatizzato l’episodio. E’ un fatto molto grave, anche perché si è aggirato il quesito posto dal Pd che si riferiva a una vicenda specifica. Crediamo sia necessario un chiarimento urgente. Il governo deve dire esplicitamente che non asseconda chi fa dumping salariale”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Di fronte all’ennesimo incidente mortale accaduto sull’Aurelia nei pressi di Capalbio rimaniamo sgomenti. Da anni ripetiamo ormai che la Tirrenica è indispensabile per la sicurezza e la scorrevolezza della viabilità locale e nazionale. Il governo nonostante le promesse fatte ha tagliato tutti i fondi stanziati dai precedenti esecutivi ed ha respinto ogni tentativo in Parlamento di mettere risorse adeguate e velocizzare l’iter per il passaggio di competenze tra Anas e Sat. Tutti gli appelli lanciati dal Pd agli esponenti politici della maggioranza sulla necessità di fare fronte comune per risolvere la questione sono caduti nel vuoto. Bisogna prendere oggi definitivamente atto che questa destra non vuole la Tirrenica e che soltanto con un altro governo si potrà rifinanziare l’infrastruttura. Servono però interventi rapidi e risolutivi per salvare la vita agli automobilisti, a partire, se necessario della chiusura dei tratti più pericolosi e di un presidio permanente delle Forze dell’Ordine lungo l’intero percorso”: è quanto dichiara il capogruppo Pd in Commissione Ambiente di Montecitorio, Marco Simiani sull’incidente avvenuto oggi, mercoledì 25 marzo.
“Le parole del capogruppo di Fratelli d’Italia Galeazzo Bignami sono gravi, strumentali e profondamente offensive, non solo nei confronti delle opposizioni ma delle stesse istituzioni democratiche. Tentare di insinuare un legame tra l’esercizio di una prerogativa parlamentare, quale è la visita in carcere, e presunte contiguità con ambienti criminali è un atto irresponsabile che dovrebbe suscitare imbarazzo in chiunque abbia a cuore lo Stato di diritto. Le visite ai detenuti, anche a quelli sottoposti a regimi duri come il 41-bis, non sono un favore personale né tantomeno un segnale di vicinanza ideologica. Sono uno strumento di garanzia previsto dalla legge, volto a verificare il rispetto delle condizioni detentive e dei diritti fondamentali. Chi oggi prova a trasformare questo dovere istituzionale in un’accusa infamante dimostra di non conoscere, o di voler deliberatamente calpestare, i principi basilari della nostra democrazia.
È particolarmente paradossale che lezioni arrivino da chi usa il Parlamento come un’arena per la propaganda più becera, piegando temi delicati come la lotta alla mafia a un uso politico cinico e divisivo. La memoria di figure come Pio La Torre e Peppino Impastato meritano rispetto, non di essere evocate a sproposito per coprire la mancanza di argomenti. Per questo respingiamo con fermezza ogni tentativo di delegittimazione. Continueremo a esercitare le nostre funzioni con serietà e trasparenza, mentre chiediamo al governo e alla sua maggioranza di tornare a un confronto politico fondato sui fatti, non sulle insinuazioni. Perché la vera debolezza non è nel controllo democratico, ma in chi ha paura della verità e del ruolo delle istituzioni.”
Lo dichiara il deputato del Pd Silvio Lai.
Domani, giovedì 26 marzo, alle ore 14.30 si terrà presso la Sala stampa della Camera dei Deputati una conferenza stampa del Partito democratico sul futuro della filiera tessile, abbigliamento e moda con la vicepresidente del gruppo, Simona Bonafe', l'ex ministro del Lavoro e responsabile Politiche industriali del partito, Andrea Orlando e il deputato e segretario regionale del Pd della Toscana, Emiliano Fossi. Nel corso della conferenza stampa sarà illustrato il programma dell'evento organizzato dal Pd a Firenze per il prossimo sabato 28 marzo, presso la Fortezza da Basso, nell'ambito degli incontri di filiera promossi dal Forum Industria del partito, sulla moda, sulle criticità e sulle proposte per un settore in crisi verso il quale non ci sono state risposte da parte del Governo.
La scorsa settimana diversi quotidiani hanno riportato la notizia di un drone partito dalla base di Sigonella e utilizzato dagli Stati Uniti d'America per attività propedeutiche all'attacco dell'isola di Kharg del 13 e del 14 marzo scorso. Chiediamo quindi un’informativa urgente del ministro Crosetto perché queste operazioni non sono in linea con quanto riferito di recente proprio dal governo in quest'Aula e, per essere chiari, non sono state certamente attività relative ad operazioni di supporto ad attività della NATO. Ma si tratta di ben precise operazioni di protezione della flotta americana che in questo momento è impegnata nel Golfo Persico in una guerra criminale. Sono attività di acquisizione di dati strumentali come fotografie e individuazione di obiettivi sensibili militari per mirate operazioni belliche: radaristica avanzata e individuazione specifica degli obiettivi da colpire. La base di Sigonella in Sicilia e nessuna base italiana può essere utilizzata come attività di supporto alla guerra di Trump e di Netanyahu. Se il governo sapeva, ha mentito in quest'Aula e se non sapeva francamente vuol dire che non conta nulla. Crosetto venga a riferire al Parlamento come stanno veramente le cose perché il Paese ha diritto a riconoscere la verità.
Lo ha dichiarato in Aula il segretario regionale del Pd Sicilia e deputato del Pd, Anthony Barbagallo per chiedere un informativa urgente del ministro Crosetto.
“L’audizione odierna del direttore di AGEA non ha fatto altro che confermare le preoccupazioni che abbiamo sollevato in queste settimane. Dalle parole ascoltate emerge con chiarezza un cambio di impostazione: AGEA non è più soltanto l’ente che eroga gli aiuti, ma una struttura che concentra dati, rafforza i controlli e amplia progressivamente il proprio raggio d’azione.
Si è parlato di integrazione delle banche dati, di sistemi di monitoraggio avanzati, di un’infrastruttura sempre più capace di incrociare informazioni con altri soggetti pubblici e privati. Tutti elementi che, presi singolarmente, possono migliorare l’efficienza. Ma messi insieme delineano qualcosa di diverso. Stiamo assistendo alla costruzione di una struttura che non si limita più a gestire le politiche agricole, ma che tende a orientarle e condizionarle attraverso il controllo dei dati, delle procedure e dei flussi finanziari”. Lo scrivono in una nota le deputate e i deputati Pd della commissione Agricoltura.
“Il rischio – si legge nella nota - è evidente: la nascita di una sorta di ‘ministero parallelo’, che accumula potere amministrativo senza un corrispondente rafforzamento del controllo democratico e parlamentare. E mentre si investe nella macchina, tra digitalizzazione, intelligenza artificiale e rafforzamento dei controlli, le imprese agricole continuano a fare i conti con l’aumento dei costi energetici, dei fertilizzanti e con margini sempre più ridotti. Su questo punto, dall’audizione non è arrivata alcuna risposta concreta: non una parola su risorse aggiuntive per il reddito degli agricoltori. Restano inoltre aperte criticità rilevanti sul piano della trasparenza e della gestione del personale. Il percorso che ha portato all’inglobamento di SIN, le modifiche ai regolamenti interni e le modalità di selezione e assunzione continuano a sollevare dubbi che non possono essere ignorati”.
“Il punto, quindi – conclude la nota - non è essere contrari all’innovazione. Il punto è la direzione che si sta prendendo. Se AGEA si rafforza, deve farlo per semplificare la vita agli agricoltori, non per moltiplicare i livelli di controllo. Se si investono risorse pubbliche, queste devono tradursi in pagamenti più rapidi, meno burocrazia e maggiore certezza per le imprese. Per questo chiediamo con forza: maggiore trasparenza nelle scelte organizzative e nelle procedure di selezione; un rafforzamento del controllo parlamentare su AGEA; un vincolo chiaro: ogni investimento sull’Agenzia deve produrre benefici diretti e misurabili per le imprese agricole.
Altrimenti il rischio è chiaro: costruire una struttura sempre più potente, ma sempre più distante dai bisogni reali del settore. E a quel punto la domanda diventa inevitabile: a chi sta davvero servendo questo rafforzamento?”
“L’ennesimo rinvio dell’incontro al Ministero delle Imprese e del Made in Italy sulla vertenza Liberty Magona di Piombino è una preoccupante fumata grigia che si aggiunge a una lunga serie di incertezze su una situazione ormai non più tollerabile per lavoratori e territorio. I continui slittamenti del tavolo ministeriale, già registrati nei giorni scorsi, stanno alimentando un clima di forte preoccupazione e instabilità, mentre la scadenza degli strumenti di gestione della crisi si avvicina senza soluzioni concrete Più il tempo passa, più la vertenza si complica e aumenta il rischio per centinaia di famiglie coinvolte. Da mesi chiediamo atti concreti e tempi certi per il futuro di Magona, un sito fondamentale per Piombino e per oltre 500 lavoratori, ma continuiamo ad assistere solo a rinvii e indecisioni. Serve un cambio di passo immediato che ad oggi Meloni ed Urso non sono in grado di assicurare”. Lo dichiara in una nota congiunta il deputato Dem Marco Simiani, Alessandro Franchi consigliere regionale Pd della Toscana, Simone De Rosas Segretario Pd Val di Cornia Elba Piombino e di Fabio Cento Segretario Pd Uc Piombino, sul nuovo rinvio dell’incontro al Ministero che era in programma ieri.
"Tutta la mia solidarietà a Sohyla Arjomand, che da tutta la vita si batte per la libertà del popolo Iraniano contro il regime degli ayatollah. Sohyla è una cara amica e una cara compagna, esule in Italia a Bologna perché la sua famiglia è stata perseguitata in Iran, la sorella assassinata dal regime. Pochi giorni fa abbiamo partecipato insieme a un dibattito sulla guerra in Medio Oriente. Sohyla è stata offesa sui social ed ha sporto denuncia. Auspico che i responsabili siano individuati e che chi l'ha diffamata sia perseguito". Così Andrea De Maria, deputato PD.