“Questo decreto nasce con l’ambizione di affrontare il caro energia, ma quell’ambizione è rimasta tale. Il provvedimento che arriva oggi in Aula è debole, tardivo e insufficiente: debole perché non introduce interventi strutturali, tardivo perché arriva dopo mesi ed è già superato dalla dinamica dei prezzi internazionali, insufficiente perché non interviene sulle cause del problema ma solo a valle, rincorrendolo senza risolverlo”. Lo ha detto in Aula alla Camera il deputato Pd Vinicio Peluffo, vicepresidente della commissione Attività produttive, annunciando il voto contrario del Gruppo del Partito Democratico al decreto bollette.
“Il contributo di 115 euro per il 2026 ai beneficiari del bonus sociale – ha aggiunto l’esponente dem - non è in grado di incidere sulla realtà delle bollette. È già stato eroso dall’aumento dei prezzi e resta una misura una tantum, senza alcun rafforzamento strutturale del sistema di protezione. Il nodo centrale, è il meccanismo di formazione del prezzo dell’energia: oggi il prezzo dell’elettricità è determinato dal gas, trasferendo il costo della fonte più cara a tutte le altre, anche alle rinnovabili. Senza intervenire su questo meccanismo, non si riduce il costo dell’energia. E questo decreto non lo fa. Il risultato evidente: l’Italia continua a pagare l’energia molto più degli altri Paesi europei, con un differenziale significativo rispetto a Germania, Spagna e Francia. Un divario strutturale che pesa su famiglie e imprese. Inoltre, l’articolo 6 del provvedimento è una norma complessa che non modifica il meccanismo dei prezzi, non elimina le rendite e introduce distorsioni, con il rischio di incompatibilità con il diritto europeo sugli aiuti di Stato”.
“Questo decreto – conclude Peluffo – è una scelta politica: mantenere il gas al centro del sistema e non affrontare le cause strutturali. Anche la proroga delle centrali a carbone va nella direzione opposta alla transizione energetica, aumentando l’incertezza e indebolendo la credibilità del Paese. Le rinnovabili sono l’unica leva strutturale per ridurre i costi. Abbiamo presentato proposte concrete, dal disaccoppiamento dei prezzi ai contratti per differenza, tutte respinte dal governo. Per questo il nostro voto è convintamente contrario: questo decreto è un’occasione mancata per famiglie, imprese e per il futuro energetico del Paese”.
“Dopo l’approvazione unanime della Camera nell’ottobre scorso, il Senato ha approvato oggi, all’unanimità e in seconda lettura, la proposta di legge a mia prima firma sull’utilizzo delle palestre scolastiche per le società sportive che le usano in orario extracurriculare. Adesso, a tutti gli effetti, il testo è legge dello Stato. Le palestre scolastiche, fatte salve le necessità legate ai piani triennali di offerta formativa, tornano al termine delle lezioni nella piena disponibilità dei loro proprietari (comuni, province, città metropolitane) che le potranno assegnare alle società sportive attraverso apposite convenzioni. La legge permetterà l’utilizzo delle palestre scolastiche anche nei periodi estivi in cui la scuola è chiusa e alle società sportive senza fini di lucro di proporre interventi di ammodernamento e riqualificazione della palestra scolastica, ottenendone l’utilizzo gratuito per un periodo di tempo proporzionale all’investimento. In tanti comuni del nostro Paese questo rapporto funzionava già in modo virtuoso, ma in tantissimi purtroppo no. Questa legge rende finalmente giustizia e ci avvicina a quel diritto allo sport che dal 2023 è richiamato dall’art 33 della Costituzione. Dal deposito della mia proposta è stato un percorso lungo, quasi quattro anni, che con tenacia oggi si completa. Voglio ringraziare i ministri dello sport e dell’istruzione, i rispettivi uffici legislativi e tutte le colleghe e colleghi deputati e senatori che nei lavori di commissione hanno, in maniera trasversale, contribuito a restituire spazi pubblici che sono ossigeno per migliaia di società sportive” così il deputato democratico e responsabile nazionale sport del Pd, Mauro Berruto, commenta l’approvazione definitiva della sua proposta da parte del Senato.
“La maggioranza non mi sembra disponibile al confronto. La possibilità c’è stata ma il congedo paritario che noi abbiamo proposto è stato bocciato sui finanziamenti, sui quali si poteva aprire un confronto.
La disponibilità non c’è perché non c’è la consapevolezza dell’importanza del congedo paritario che ha due punti fondamentali che la maggioranza non sottolinea abbastanza: il primo che dà la possibilità ai padri, come alle madri di poter stare con i propri figli, alcuni mesi appena nascono, si chiama diritto alla paternità, che allo stato attuale delle cose è praticamente negato perché sono solo 10 giorni. Il secondo punto riguarda il mettere sullo stesso piano lavorativo le donne e gli uomini perché di fatto ancora oggi la maternità toglie la possibilità alle donne di essere assunte negli stessi termini degli uomini. E lo dimostra un dato: la differenza del tasso di occupazione fra gli uomini e le donne in Italia è di 18 punti percentuali, ma fra padri e madri è di 30 punti percentuali. La maternità non si sposa purtroppo con il lavoro delle donne.
Se noi diciamo che abbiamo un problema di natalità, però, da un lato ci priviamo della metà della forza lavoro che proviene dalle donne, perché metà delle donne che hanno figli non possono e non riescono a lavorare, e dall’altro non diamo la possibilità alle donne di restare sul mercato del lavoro quando hanno un figlio. Questo condiziona pesantemente la loro scelta di fare figli. Allora evidentemente per questa maggioranza il problema della natalità non è una priorità per il Paese.
Il problema si risolve con un congedo paritario, le risorse si possono trovare magari facendo un ponte sullo stretto in meno; si fa un sistema fiscale che permette che tutti paghino; si dà un’agevolazione fiscale in meno e le risorse si trovano. È una questione di priorità e questa per noi è una priorità fondamentale ma evidentemente non lo è per questa maggioranza di governo”. Lo ha detto Maria Cecilia Guerra deputata e capogruppo pd in commissione bilancio di Montecitorio, intervistata alla Camera.
“Siamo di fronte a un’escalation preoccupante di episodi criminali in un territorio che da tempo chiede maggiore attenzione e sicurezza. Nella notte tra il 30 e il 31 marzo, nel metapontino, si sono verificati furti in serie ai danni di cinque farmacie tra Scanzano Jonico, Policoro e Nova Siri, con modalità che fanno pensare chiaramente all’azione di una banda organizzata. Si tratta di fatti gravi che colpiscono attività essenziali per le comunità locali e alimentano un clima di forte insicurezza tra cittadini e operatori economici. Per questo ho depositato un’interrogazione parlamentare al Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, per chiedere quali iniziative urgenti il Governo intenda adottare. È necessario rafforzare in modo significativo la presenza delle forze dell’ordine sul territorio, aumentando gli organici nei Commissariati di pubblica sicurezza e nelle Compagnie e Stazioni dei Carabinieri, oltre a potenziare i sistemi di videosorveglianza per garantire un controllo più capillare e un’efficace azione di prevenzione e contrasto. Non si può più perdere tempo: serve una risposta immediata per restituire sicurezza e fiducia ai cittadini del metapontino.” Così in una nota il deputato democratico Enzo Amendola.
“Il decreto Bollette è l’emblema del totale fallimento del governo Meloni sia sul piano nazionale che su quello internazionale. Ad una crisi energetica devastante per famiglie ed imprese, la destra ha tragicamente risposto con misure spot i cui effetti si sono esauriti i pochi giorni E senza alcun intervento strutturale capace di calmierare i prezzi o aumentare la capacità di produzione energetica del Paese. Sul piano internazionale, l’Italia è ormai allo sbando, isolata e sconfessata dall’Europa che rilancia il Green Deal e gli Ets, e succube delle continue minacce di Trump, che continua a speculare sulla guerra.
Lo ha detto in Aula alla Camera il deputato Marco Simiani, capogruppo Pd in commissione Ambiente, durante l'esame del decreto Bollette.
“La maggioranza evidentemente non ha compreso il messaggio chiaro che gli italiani le hanno mandato con il referendum: le regole del gioco non si cambiano a strappi”. Così la capogruppo democratica in Commissione Affari Costituzionali della Camera, Simona Bonafè, risponde a Tg Parlamento alla vigilia della seduta che incardinerà la legge elettorale presentata dalla maggioranza. “L’apertura alle opposizioni che sentiamo tanto evocare in queste ore è solo di facciata - aggiunge - e lo confermano il testo presentato con il solo accordo tra i partiti di governo prima del referendum e i quattro relatori di maggioranza, che sembrano più interessati a controllarsi tra loro che al merito della proposta”.
Il decreto bollette non risolve il caro energia che colpisce famiglie e imprese. Con la benzina che resta alle stelle e Meloni già costretta a annunciare un nuovo provvedimento per fronteggiare gli effetti della guerra di Trump.
Il Partito Democratico chiede subito interventi strutturali per sostenere la transizione verde e ridurre la nostra dipendenza dal gas.
Lo dichiara Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
Raccogliamo il grido di allarme che arriva con forza dall’intero comparto del trasporto passeggeri, messo in grave difficoltà dall’impennata dei costi del carburante. Come evidenziato dalle principali associazioni di categoria, il settore dell’autotrasporto persone – che garantisce servizi essenziali come il trasporto pubblico locale, scolastico, sociale e turistico – rischia di essere lasciato indietro rispetto ad altri comparti già destinatari di misure di sostegno. Si tratta di una situazione non più sostenibile: senza interventi immediati, il rischio concreto è quello di aumenti dei costi per cittadini e famiglie, riduzione dei servizi e indebolimento competitivo delle imprese italiane. Per queste ragioni abbiamo già presentato un’interrogazione parlamentare per chiedere al Governo di intervenire con urgenza, estendendo anche al trasporto passeggeri le misure straordinarie adottate per fronteggiare il caro carburanti. Rivolgiamo quindi un appello al Governo affinché si dia rapidamente una risposta concreta a un settore strategico per la mobilità, la coesione sociale e l’economia del Paese. Non si possono abbandonare le imprese che ogni giorno garantiscono il diritto alla mobilità di milioni di cittadini, senza un correttivo immediato saranno gli studenti a pagare il prezzo più altro degli errori del Governo Meloni con servizi indispensabili che rischiano di saltare già durante il periodo pasquale, a partire dalle gite scolastiche e il trasporto per la fine dell’anno scolastico.
Lo dichiarano Antonio Misiani, senatore del Partito Democratico, responsabile Economia della segreteria nazionale, e Andrea Casu, deputato del Partito Democratico, vicepresidente della Commissione Trasporti della Camera dei Deputati.
“Non sono sufficienti campagne di sensibilizzazione per contrastare il disagio giovanile e i fenomeni di devianza, ma servono interventi strutturali, a partire da una regolamentazione dell’accesso dei minori all’ecosistema digitale”.
È la posizione espressa da Stefano Vaccari, deputato del Partito Democratico e segretario di Presidenza della Camera, in un articolo pubblicato dal giornale l'Unità, che richiama il caso del 13enne di Bergamo e più in generale il tema della sicurezza dei giovani.
Secondo Vaccari, “il fenomeno non può essere affrontato con misure emergenziali o esclusivamente repressive, ma va inserito in un quadro più ampio che tenga insieme prevenzione, responsabilità delle piattaforme e politiche educative”. In particolare, il parlamentare sottolinea come “l’esposizione precoce e non regolata ai contenuti online, dai social al gioco digitale, rappresenti un fattore di rischio crescente per i minori”.
In questo contesto si inserisce la proposta di legge presentata alla Camera (A.C. 2798), che punta a introdurre sistemi efficaci di verifica dell’età degli utenti delle piattaforme digitali, rafforzare gli strumenti di tutela dei minori e responsabilizzare i gestori dei servizi online.
Il testo, depositato il 13 febbraio 2026, prevede misure specifiche per limitare l’accesso dei minori a contenuti e piattaforme a rischio, intervenendo anche sul fronte delle sanzioni e degli obblighi per le aziende tecnologiche.
Vaccari collega l’iniziativa legislativa alle esperienze internazionali, in particolare al modello spagnolo, dove sono allo studio o già adottate norme per la protezione dei minori online basate su sistemi di verifica dell’età e controllo dell’accesso ai contenuti sensibili.
Per il deputato dem, dunque, “la risposta deve essere multilivello. Rafforzamento della scuola e dei presidi educativi nei territori, interventi nelle periferie sociali e, soprattutto, una regolazione più stringente dell’ambiente digitale, considerato oggi uno dei principali fattori che incidono sui processi di crescita dei minori”.
"Il Governo Meloni nega definitivamente ogni tipo di compensazione per il rigassificatore di Piombino. E’ l’ennesima giravolta di una destra che non mantiene gli impegni e penalizza la Toscana. Si tratta di una decisione gravissima perché legata alla proroga ‘sine die’ già varata dalla maggioranza sulla presenza dell’impianto bel porto della città e che taglia ben 870 milioni di euro che avrebbero riqualificato il territorio e portato crescita economica e sociale. Siamo perfettamente consapevoli che in questa fase di crisi internazionale il rigassificatore rappresenta un elemento irrinunciabile per l’approvvigionamento energetico di famiglie e imprese, ma rinnovare la concessione senza prevedere nessuna compensazione, dopo tre anni di attesa, tradisce tutta l’arroganza e l’incapacità di un governo ormai allo sbando”: così i deputati del Pd Emiliano Fossi e Marco Simiani.
“I dati dell’Ufficio parlamentare di bilancio certificano una realtà che denunciamo da tempo: il Governo non può far finta di nulla mentre la sanità pubblica italiana scivola sotto la media europea. Con una spesa sanitaria ferma al 6,3% del Pil e una quota crescente a carico dei cittadini, si sta progressivamente smantellando il principio di universalità del Servizio sanitario nazionale. Lasciare alle famiglie quasi un quarto della spesa significa, nei fatti, lasciare gli italiani da soli di fronte al diritto alla cura. A Meloni chiediamo un’inversione di rotta immediata: continuare su questa strada mette a rischio equità e accesso alle prestazioni”. Lo dichiara Ilenia Malavasi, capogruppo Pd in Commissione Affari sociali della Camera.
“Di male in peggio. Non curante dello sbaglio fatto con il primo decreto bollette qualche settimana fa, oggi il governo ha posto la fiducia su un nuovo decreto che di fatto non dà alcuna risposta concreta al caro energia. E ora, l’esecutivo annuncia un nuovo, ulteriore provvedimento che di fatto rende inutile la discussione che si sta facendo in Aula. Dopo le presentazioni in pompa magna alla vigilia del referendum, il governo allo sbando fa una clamorosa retromarcia che annuncia l’ennesimo fallimento nei confronti degli italiani”. Lo dichiara in una nota il deputato e capogruppo PD in Commissione Attività produttive, Alberto Pandolfo.
“La frontiera ferita, Guerre, fascismo, foibe, esodo”
Si svolgerà domani alla Camera, alle ore 15 nella Sala della Lupa, la presentazione del libro di Gianni Cuperlo: “La frontiera ferita, Guerre, fascismo, foibe, esodo”. Indirizzo di saluto del presidente della Camera, Lorenzo Fontana. Ne discutono con Alessandra Longo, Gianfranco Fini e Luciano Violante. Sarà presente l’autore.
“Leggo con un certo sconcerto che un emendamento della maggioranza al decreto Pnrr innalzerebbe lo stipendio del presidente della Covip, Mario Pepe. Fino a centomila euro in più. Già avevamo sollevato con diverse interrogazioni dubbi sui requisiti del presidente per un ruolo così delicato. Ora arriviamo al paradosso che quelli che hanno detto No al salario minimo concedono il salario massimo a un ex parlamentare del centrodestra, nominato nonostante le claudicanti competenze per un incarico così delicato. Ritirino quell’emendamento”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Oggi in commissione alla Camera dei Deputati il governo ha fatto retromarcia sul subentro di un organismo nazionale unico alle consigliere di parità territoriali, non potendo ignorare le proteste dell’opposizione e quelle che si sono levate in tutte le regioni. Scongiurato così il rischio di infrazione europea per quello che sarebbe stato addirittura un “regresso” rispetto alla situazione attuale nella tutela e promozione della parità, il decreto rimane più forma che sostanza e un’occasione persa di vero investimento. Nel recepire due direttive europee, volte a potenziare l’efficacia degli organismi di parità (UNAR e Rete delle consigliere di Parità) il governo prevedeva una centralizzazione e la soppressione della rete capillare delle consigliere, rischiando di produrre una riduzione del livello di protezione odierna di donne e uomini discriminati, anziché un rafforzamento, minando anche il principio di massima accessibilità rispetto ai bisogni diffusi. Scongiurato il passo indietro, rimane un’occasione persa per adempiere davvero agli obiettivi europei. Infatti, l’accorpamento della tutela dalle discriminazioni multiple (genere, etnia, culto, disabilità, età, orientamento sessuale) con quella specifica delle discriminazione basata sul genere nel mondo del lavoro, non corrisponde alle due diverse e separate direttive. Inoltre l’organismo centralizzato ha un cda di nomina solo governativa, violando l’indipendenza prevista dall’Europa, non ha poteri sanzionatori, ma solo consultivi, ne’ la facoltà di agire per cause collettive. Non sono previsti requisiti di competenza specifica.
La nostra richiesta di rafforzare la possibilità per le consigliere di parità di agire in autonomia, in giudizio e per la risoluzione delle controversie di lavoro attraverso conciliazione, garantendo un servizio gratuito ovunque, non è stata accolta. Per questo, insieme ai gruppi di 5 stelle e AVS abbiamo votato contro la proposta insufficiente e inefficace della maggioranza”. Lo dichiarano le deputate del Pd Sara Ferrari e Simona Bonafè, rispettivamente capogruppo Pd in commissione Femminicidio e capogruppo Pd in commissione Affari costituzionali della Camera.