"Tutta la mia solidarietà a Sohyla Arjomand, che da tutta la vita si batte per la libertà del popolo Iraniano contro il regime degli ayatollah. Sohyla è una cara amica e una cara compagna, esule in Italia a Bologna perché la sua famiglia è stata perseguitata in Iran, la sorella assassinata dal regime. Pochi giorni fa abbiamo partecipato insieme a un dibattito sulla guerra in Medio Oriente. Sohyla è stata offesa sui social ed ha sporto denuncia. Auspico che i responsabili siano individuati e che chi l'ha diffamata sia perseguito". Così Andrea De Maria, deputato PD.
Subito dimissioni, sua permanenza pregiudica credibilità istituzioni
Una mozione di sfiducia alla Ministra Santanchè è stata depositata questa mattina alla Camera e sottoscritta da tutte le forze di opposizione. Di seguito il testo firmato da Chiara Braga (Pd), Riccardo Ricciardi (M5s), Luana Zanella (Avs), Matteo Richetti (Azione), Maria Elena Boschi (IV) e Riccardo Magi (+Europa).
“La Camera, premesso che:
– l’articolo 94 della Costituzione attribuisce a ciascuna Camera il potere di revocare la fiducia mediante mozione motivata;
– la responsabilità politica dei singoli ministri costituisce elemento essenziale del corretto funzionamento dell’Esecutivo e del rapporto fiduciario con il Parlamento;
considerato che:
– la Presidente del Consiglio dei ministri, con dichiarazione resa nel tardo pomeriggio del 24 marzo c.a. ha pubblicamente auspicato le dimissioni della Ministra del turismo Daniela Garnero Santanché;
– tali dichiarazioni evidenziano il venir meno del rapporto fiduciario tra la Presidente del Consiglio e la Ministra, determinando una situazione di oggettiva incompatibilità con la permanenza in carica;
– la mancata assunzione di responsabilità mediante dimissioni volontarie, a fronte di una esplicita presa di distanza del vertice dell’Esecutivo, configura una grave anomalia istituzionale;
– tale situazione compromette la credibilità dell’azione di governo e arreca pregiudizio all’immagine delle istituzioni;
visto l'articolo 94 della Costituzione e visto l'articolo 115 del Regolamento della Camera dei deputati,
esprime la propria sfiducia alla Ministra del turismo, senatrice Daniela Garnero Santanchè, e la impegna a rassegnare le proprie dimissioni”.
“Solidarietà e giustizia per SOHYLA ARJOMAND. Sohyla concittadina bolognese che conosco e stimo per la Sua incessante attività contro il regime iraniano e’ stata offesa e calunniata, definita come ‘terrorista ‘e complice del regime sui social da energumeni di tastiera che si arrogano il diritto di rappresentare la voce del popolo iraniano. Cittadina iraniana, la sua famiglia è stata perseguitata e una sua sorella è stata giustiziata 44 anni fa. Sohyla ha sporto querela contro i suoi diffamatori. Mi auguro che la magistratura verifichi al più presto l’identità e le responsabilità di quanti la offendono, perché sia fatta giustizia e reso onore a Lei e alla Sua famiglia”. Così il deputato democratico Virginio Merola.
Chiediamo le dimissioni immediate della Santanchè. Se non vuole dare retta a noi, ascolti almeno la sua premier. In ogni caso presenteremo in Aula una nostra mozione di sfiducia.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo PD alla Camera dei Deputati
Voleva detenuti che non respirassero, ha accusato esponenti del PD in visita a un carcere di avere relazioni con uomini al 41 bis, era in società con personaggi legati ad ambienti mafiosi e ora si difende dicendo che non ha fatto niente di scorretto. Le dimissioni, tardive, sono il minimo. Ma perchè la Presidente Meloni lo ha difeso fino a poche ore fa?
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
"Le dimissioni di Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi solo dopo la vittoria schiacciante del No al referendum non sono certo il segno di quanto il governo si preoccupi della decenza dei comportamenti dei suoi componenti. Se avesse vinto il Sì, sarebbero rimasti al loro posto? Perché si sono dimessi solo oggi?
Un cinico calcolo politico che gli italiani hanno capito benissimo, come dimostra il voto di ieri.
Cosa aspetta Meloni a chiedere le dimissioni della ministra Santanchè, come avrebbe dovuto fare già mesi fa?". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Le dimissioni di Delmastro sono un atto dovuto anche se tardivo. Il sottosegretario, già condannato per rivelazione di segreto di ufficio, che aveva accusato esponenti del PD per un’ispezione in carcere di inchinarsi ai mafiosi, si è messo in società nel ramo della ristorazione a Roma, insieme a un pezzo del gruppo dirigente di Fratelli d’Italia del Piemonte, con una ragazza appena maggiorenne figlia di persona sotto processo e poi condannata e arrestata per agevolazione di associazione mafiosa. Di questa partecipazione societaria non c’è traccia nelle dichiarazioni che per la trasparenza devono essere pubblicate. Non è ingenuità, è gravissimo e per questo erano scontate le dimissioni. Così come sono scontate le dimissioni di Bartolozzi che invitata a votare Si per spazzare via la magistratura. Ma cosa dice Meloni che li ha difesi fino a poche ore fa, ha evitato di prendere provvedimenti prima del referendum e ha minimizzato i loro comportamenti?” Così il capogruppo democratico in commissione giustizia della Camera, Federico Gianassi commenta le dimissioni di Bartolozzi e Delmastro.
"Le dimissioni di Delmastro e Bartolozzi, arrivate, tardivamente, dopo la sconfitta al referendum, dimostrano che persino nel centrodestra qualcuno ha ancora il senso delle istituzioni. Ma allora qualcuno spieghi agli italiani perché la ministra Santanchè è ancora al suo posto".
Lo dichiara il deputato Alberto Pandolfo, capogruppo Pd in commissione Attività produttive.
"Santanchè – conclude Pandolfo - è sotto processo, eppure Meloni continua a tenerla in Consiglio dei Ministri. A questo punto la domanda è legittima: la Presidente del Consiglio ha qualcosa da nascondere? È questo il motivo per cui non riesce, o non vuole, obbligarla a dimettersi? Gli italiani meritano una risposta chiara".
“Le dimissioni del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove sono un atto dovuto, che avrebbe dovuto compiersi subito, alla luce della gravità dei fatti emersi in questi giorni. Del resto, in questi anni, come Partito Democratico, abbiamo chiesto più volte un passo indietro davanti a dichiarazioni e comportamenti palesemente incompatibili con un ruolo istituzionale così delicato. Oggi appare chiaro a tutti che queste dimissioni, arrivate solo ora, sono il frutto di un tatticismo politico maturato a Palazzo Chigi”.
Lo dichiara la deputata del Partito Democratico Michela Di Biase, componente della Commissione Giustizia della Camera.
“Finalmente arrivano le dimissioni della Bartolozzi e di Delmastro, dimissioni tardive solo per meri calcoli politici, dimostratisi poi profondamente errati, da parte della maggioranza. I cittadini non sono stupidi e hanno capito che questo governo non fa altro che tattiche politiche per presenziare e occupare poltrone, ma non risolve i veri problemi. Inoltre è una vergogna avere un governo con ministri, sottosegretari e quant’altro indagati per reati penali gravi, che in qualsiasi altro Paese civile o contesto si sarebbero già dimessi da mesi. Attendiamo con ansia ora le dimissioni tardive, anche quelle, della Santanché, ma come si dice, meglio tardi che mai”. Lo dichiara Marco Lacarra, deputato Pd in commissione Giustizia della Camera.
“Le dimissioni arrivate oggi rappresentano un atto tardivo ma doveroso sotto il profilo del rispetto del diritto e delle istituzioni. Il fatto che siano intervenute solo dopo il referendum costituisce un elemento politico evidente: è la conferma della spregiudicatezza della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che per mere opportunità legate al voto ha scelto di trattenere un gesto che, alla luce dei fatti, non era più rinviabile. Siamo di fronte a un comportamento grave, che dimostra ancora una volta come questa maggioranza consideri le istituzioni strumenti da piegare a esigenze di parte. Chi mette quantomeno in imbarazzo le istituzioni non può continuare a ricoprire incarichi pubblici, tanto più se si tratta di ruoli estremamente delicati che richiedono rigore, equilibrio e senso dello Stato” Lo dichiara Debora Serracchiani, responsabile Giustizia del Partito Democratico commentando le dimissioni di Delmastro e Bartolozzi.
“Non sono passate neanche 24 ore da quando gli italiani hanno respinto con chiarezza il tentativo del governo di modificare unilateralmente la Costituzione, e la maggioranza sceglie di perseverare nello stesso errore, annunciando un’accelerazione sulla legge elettorale. La decisione, resa nota oggi, di avviare già dal prossimo 31 marzo l’esame in Commissione Affari costituzionali alla Camera del testo presentato dal centrodestra conferma una volontà preoccupante di intervenire sulle regole del gioco senza il necessario confronto ampio e condiviso. La Costituzione e le leggi che regolano il funzionamento della nostra democrazia non possono essere piegate a interessi di parte. È grave che si intenda proseguire in questa direzione, anticipando soluzioni che sembrano costruite per favorire l’attuale maggioranza e mettere in difficoltà le opposizioni. Serve rispetto per i cittadini e per le istituzioni. Dopo il segnale arrivato dal Paese, ci saremmo aspettati un cambio di metodo, non una forzatura”, così la capogruppo democratica in Commissione Affari costituzionali della Camera, Simona Bonafè.
Sull’assoluzione del sindaco di Chieti Diego Ferrara da parte della Corte dei Conti dalle accuse inerenti al dissesto finanziario dell’Ente, il deputato democratico, Luciano D’Alfonso, ha affermato che “il pronunciamento ha confermato che il sindaco Ferrara è completamente estraneo ai fatti e ha operato sempre per il risanamento dei conti del proprio Comune. La sentenza rappresenta una bella pagina della storia amministrativa e giudiziaria della nostra regione, perché ha visto prevalere la giustizia giusta, restituendo serenità a un gentiluomo, sia sotto l’aspetto tecnico-politico, che sotto l’aspetto umano e personale”. IL deputato democratico D’Alfonso ha rimarcato che “il Comune di Chieti sta cercando di riemergere da una situazione tutt’altro che semplice, in cui per troppi anni si è cercato di nascondere la polvere sotto il tappeto, attraverso una politica da stadio e di slogan preconfezionati da agenzie abituate a brochure e locandine. Il sindaco Ferrara ha avuto molto coraggio assumendo sulle proprie spalle il peso di tanta responsabilità. E immagino il suo stato d’animo quando la tegola del dissesto finanziario è comunque caduta, e ancor più quando si è tentato di attribuire, o meglio di scaricare sulla sua gestione una criticità finanziaria che veniva invece da lontano. Quel dissesto è stato non solo una spada di Damocle, non solo una minaccia incombente, ma un incubo che toglieva il sonno, che incuteva timore dinanzi a ogni singolo euro speso, un peso che ostacolava l’azione amministrativa a fronte di necessità urgenti, come la carenza di personale, che determina l’urgenza di concorsi pubblici, e le frane che affliggono il territorio. Il pronunciamento giudiziario rappresenta lo spartiacque tra chi ha amministrato in maniera dissennata e chi ha invece percorso la strada più lunga delle regole e del rispetto dei conti pubblici”.
“La batosta del referendum non è servita alla destra che addirittura accelera sulla legge elettorale. Una scorciatoia che evidenzia un misto di debolezza e di protervia. Le regole del gioco non si cambiano da soli. Gli italiani lo hanno detto chiaramente con il voto di ieri. La maggioranza è una mosca che continua a sbattere sul vetro”. Lo dichiara Stefano Graziano, capogruppo Pd in commissione Difesa della Camera e di Vigilanza sulla Rai.
“La valutazione dei se e dei come non ci basta: il sottosegretario Delmastro e la vicepresidente in Piemonte Chiorino, che oggi non si è presentata in Consiglio, devono dimettersi, senza se e senza ma”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, su Delmastro e Chiorino.
“Basta con le scuse trovate da Giorgia Meloni e Alberto Cirio, che parlano di leggerezza e di persone per bene: continuano a uscire foto che che smentiscono le, già timide, ricostruzioni dei protagonisti - prosegue la deputata dem - Nessuno però continua a spiegare perché Andrea Delmastro, Elena Chiorino ed altri rappresentanti piemontesi di Fratelli d’Italia abbiano aperto una società insieme ad una ragazza di 18 anni figlia di un prestanome del clan Senese”.
“Qui non c’è un problema penale. Non per ora, almeno. C’è un’enorme questione morale, etica e politica dalla quale non si può scappare. Questa vicenda non può essere archiviata o derubricata come “leggerezza”. Per dignità delle istituzioni che rappresentano, del Paese che dicono di amare, Delmastro, Chiorino, Zappalà e Franceschini devono dimettersi dalle loro cariche e chiarire una vicenda inquietante in ogni dettaglio” conclude Gribaudo.