“Gimbe ancora una volta certifica che la sanità italiana è al collasso. Gli italiani sono completamente abbandonati a loro stessi, non possono accedere alle cure perché le liste di attesa sono interminabili e mancano i medici di famiglia in tutte le Regioni. Un disastro annunciato che rende ancora più grave il continuo NO del governo alle nostre proposte per potenziare il ssn e mettere in campo un piano straordinario di assunzioni di nuovi medici”. Lo dichiara Gian Antonio Girelli, deputato Pd e vicepresidente della commissione parlamentare di inchiesta sul COVID.
“Nel giorno in cui l’Inps ci dice che per colpa del governo l’anno prossimo gli italiani perderanno un mese di stipendio, vorrei ricordare che è stato inserito nella legge di bilancio, sempre di questo governo di destra, anche che si andrà in pensione un mese dopo. Non lo dice il Pd, ma l’Inps. Complimenti al Governo Meloni che si occupa dei problemi del suo stesso governo come la magistratura e la legge elettorale ma non si occupa dei problemi degli italiani che non arrivano a fine mese e non hanno i soldi per fare la spesa al supermercato”. Lo dichiara Silvio Lai, deputato Pd, membro della commissione Bilancio della Camera.
“Presenteremo una interrogazione al Mimit sulla presenza ai tavoli delle organizzazioni che firmano contratti pirata. Urso ha il dovere di dare spiegazioni. Non è la prima né l’ultima volta che accade: questo governo nei fatti accetta che i lavoratori possano essere sfruttati con la concorrenza al ribasso. Diventa sempre più chiaro per quale motivo hanno detto di no al salario minimo”. Così una nota del capogruppo del Pd in commissione Lavoro della Camera, Arturo Scotto.
“L’emergenza italiana si chiama potere d’acquisto dei salari e degli stipendi. Persino l’INPS certifica che per effetto della crescita inflattiva i lavoratori perderanno un mese di stipendio. Ma questo è il governo che ha rinnovato il contratto del pubblico impiego riconoscendo ai dipendenti solo un terzo dei soldi persi. Da mesi chiediamo una sessione straordinaria del Parlamento sulla questione salariale. Ma per la presidente Meloni l’emergenza non è questa: bocciano il salario minimo, i congedi paritari, la settimana corta. Per loro la priorità è mettere i magistrati sotto tutela e la legge elettorale per evitare di perdere. Per noi e per tutti gli italiani, come si arriva a fine mese”. Lo dichiara Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro della Camera.
Hanno chiesto i voti promettendo di abbassare l’età pensionabile, ma dopo 3 anni oggi l’Inps lo dice chiaro: dal 2027 sarà necessario raggiungere 67 anni e un mese di età per andare in pensione.
E così il governo Meloni scarica ancora una volta il peso dei conti pubblici su lavoratrici e lavoratori.
Non si può continuare a chiedere sacrifici a chi ha già dato tutto, a chi svolge lavori gravosi, a chi ha carriere discontinue o precarie. Mentre il carrello della spesa aumenta e il prezzo dei carburanti raggiunge picchi mai visti per colpa di une guerra voluta dal loro amico Trump, servono misure per un lavoro dignitoso, stabile e ben retribuito. E un sistema pensionistico che non usi la previdenza solo come un bancomat.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
«Il 18 marzo è la giornata nazionale in memoria delle vittime del Covid. In Italia la pandemia ha causato quasi duecentomila morti. Dietro questi numeri ci sono persone, famiglie e comunità colpite da una tragedia che ha segnato profondamente il nostro Paese». Lo dichiara Gian Antonio Girelli, deputato del Partito Democratico - già Presidente della Commissione d’inchiesta della Regione Lombardia sulla pandemia e attualmente vicepresidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid.
«Il ricordo di quei giorni drammatici – prosegue Girelli – dovrebbe essere un momento di memoria condivisa e di responsabilità comune. Talvolta, invece, questa ricorrenza viene vissuta come una resa dei conti politica. È un rischio che dovremmo evitare».
«La pandemia ha mostrato quanto fosse difficile affrontare un virus sconosciuto nella sua diffusività e nella sua potenza, ma ha anche messo in luce alcune fragilità del nostro sistema sanitario. In particolare è emerso con chiarezza che non possiamo pensare di affrontare grandi emergenze sanitarie con ventuno sistemi sanitari diversi. Una sanità troppo frammentata, gestita esclusivamente su base regionale, rischia di indebolire la capacità di risposta del Paese».«Per questo è necessario rafforzare il coordinamento nazionale, investire nella prevenzione, nell’epidemiologia, nella medicina territoriale e nella ricerca. E soprattutto compiere una scelta politica chiara: considerare il finanziamento del Servizio sanitario nazionale un investimento e non un costo. Un investimento – conclude Girelli - nella salute dei cittadini e nella sicurezza del Paese. Nel medio e lungo periodo, infatti, sistemi sanitari più forti significano anche minori costi sociali ed economici derivanti dalle malattie e dalle emergenze.».
"A Messina circa 180 lavoratori degli ex supermercati Gicap sono senza occupazione dalla fine del 2025 dopo la scadenza dell’affitto del ramo d’azienda di diversi punti vendita. Dei 38 supermercati coinvolti nella crisi, soltanto 21 sono stati acquisiti da una nuova proprietà mentre per i restanti 17 non sono arrivate offerte, lasciando centinaia di persone senza lavoro e senza prospettive. Si tratta di una situazione gravissima sulla quale ho presentato un’interrogazione al Ministro del Lavoro per chiedere verifiche immediate e chiarimenti sulla possibilità di attivare la cassa integrazione straordinaria richiesta dai lavoratori e dalle organizzazioni sindacali": è quanto dichiara la deputata Dem Maria Stefania Marino.
"Secondo emerso la pratica sarebbe ferma da circa tre mesi mentre il Ministero avrebbe segnalato all’Inps che i dodici mesi di ammortizzatori sociali sarebbero già stati utilizzati tra il 2018 e il 2019, circostanza contestata da lavoratori e sindacati. È necessario fare subito chiarezza e garantire tutele economiche a queste famiglie. In questa vicenda colpisce anche il silenzio della Regione Siciliana, che finora non ha assunto iniziative concrete per affrontare la crisi occupazionale. Serve un impegno immediato di tutte le istituzioni, a partire proprio dalla Regione, per sostenere i lavoratori e favorire soluzioni di reimpiego": conclude.
"Non è mai successo, a nessuna categoria professionale, che i propri rappresentanti fossero sorteggiati e non eletti. Come si può parlare di "merito" quando a scegliere è il caso? Come può avere autorevolezza e competenza un organismo di autogoverno formato da persone selezionate dalla sorte?
In nessun paese del mondo il CSM è composto da persone sorteggiate: sarà un caso?
Le elezioni, la scelta consapevole di elettrici ed elettori, sono un pilastro della democrazia. A qualsiasi livello.
Votiamo NO contro questa riforma che non risolve alcun problema della giustizia ma mira solo a indebolire la magistratura e sottometterla al governo". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Un monologo di mezz’ora in prima serata senza contraddittorio, con un conduttore primo fan, un copione provato e recitato, è quello che Rete4, del gruppo Mediaset, ha mandato ieri in onda. Sembrava di esser tornati indietro di decenni, quando non c’erano regole nazionali ed europee, non esisteva la legge sulla par condicio né l’Authority, né il codice europeo dei media audiovisivi. Mezz’ora in cui si è potuta raccontare una versione non solo parziale ma in alcuni punti palesemente errata della proposta di riforma. Sembrava di essere a TeleTrump o a TeleOrban.
Abbiamo inviato all’Agcom la richiesta di una sanzione esemplare a questa vergogna, anche in ragione dle fatto che la trasmissione “Quarta Repubblica” ha violato ripetutamente la par condicio, proponendo in queste settimane una narrazione e un vero e proprio processo anti-magistratura. Chiediamo inoltre che si agisca subito a riequilibrare su rete4, ospitando per pari tempo, con analoga audience e con la stessa tipologia di format leader in favore del NO”. Così in una nota i parlamentari del Pd in Commissione di Vigilanza RAI.
“Il ministro Nordio viene a Prato a fare comizi per il referendum. Ma i pratesi aspettano risposte su altro, in primis Tribunale e Carcere. Su questo non dice una parola. Prato non è una passerella elettorale. È una città che ha problemi reali e merita un ministro della Giustizia che li ascolti, non che venga solo quando c'è da raccattare qualche voto”.
Lo afferma Christian Di Sanzo, deputato e coordinatore reggente PD Prato.
"In Libano si sta ripetendo il copione già visto a Gaza, distruzione a tappeto con bombardamenti su ospedali, infrastrutture abitazioni e ambulanze.
Inoltre è stato denunciato anche l'uso del fosforo bianco da parte dell'esercito israeliano. E non c'è alcuno scrupolo nel colpire anche la missione Onu Unifil.
Oggi è stata toccata la cifra di 1 milione di sfollati su una popolazione di circa 6 milioni di abitanti. Questo ha un effetto devastante sul Paese, sulla sostenibilità della situazione, soccorsi in primis. E ora in Libano si estende anche l'invasione di terra su larga scala. Un dramma, dal punto di vista umanitario, ma anche dal punto di vista politico perché dall'Ue e dalla comunità internazionale in generale, non si alza una sola voce, a parte quella della Spagna, a condannare questa ennesima violazione del diritto internazionale compiuta da Netanyahu. Come se al governo israeliano fosse consentito tutto, come se potesse essere sopra ogni regola e ogni legge.
Bisogna dire le cose come stanno: il vero fattore di destabilizzazione del Medio Oriente è il governo israeliano che ha raso al suolo Gaza, sta annettendo la Cisgiordania, ha attaccato e sta bombardando l'Iran, sta invadendo il Libano, ha bombardato la Siria e l'Iraq.
Se vogliamo la stabilità in Medio Oriente è Netanyahu che va fermato e con lui Trump che lo segue nel suo scellerato progetto". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“l’Italia non partecipa e non prenderà parte alla guerra. Lo ha ribadito formalmente la presidente del consiglio, Giorgia Meloni, in parlamento. Eppure in una parte della nostra nazione, la Sicilia, mezzi aerei della US Navy, di stanza nella base di Sigonella, effettuano sorvoli ed esercitazioni sull’Etna, atterrando finanche in una area protetta del Parco delle Madonie. La Sicilia non è e non può essere trasformata in un hub di guerra al servizio di interessi bellici stranieri”. Lo dicono i deputati siciliani del PD Giovanna Iacono, Stefania Marino, Peppe Provenzano e Anthony Barbagallo che hanno presentato una interrogazione urgente - primo firmatario Peppe Provenzano . al ministro della Difesa, Guido Crosetto, su quanto successo nei giorni scorsi sull’Isola.
A rendere nota l’esercitazione è stata la stessa US Navy attraverso il proprio profilo su Instagram.
Per questo i deputati Pd chiedono spiegazioni per sapere se “Governo sia stato informato sulle attività specifiche svolte dai velivoli militari americani, se queste attività siano conformi al pieno rispetto degli accordi internazionali e delle leggi nazionali, anche a tutela della popolazione e da quale Ente – concludono - il piano di volo sia stato autorizzato”.
Per la destra italiana i risultati del referendum sono una vera e propria slavina politica. Le dimissioni imposte dalla Meloni sono tardive, ma erano inevitabili. Dice che non vuole più coprire nessuno. Ma perché li ha coperti fin qui? Sembra che Meloni cerchi capri espiratori per rifarsi un’immagine più che fare i conti con quello che è veramente accaduto: un voto del popolo della Costituzione che ha lanciato anche un messaggio chiaro al governo. E che riguarda non singole figure, ma la politica generale del Governo, di cui la Premier è responsabile. Oggi in Europa è stata bocciata l’eliminazione dell’abuso d’ufficio, una delle misure più significative introdotte dal governo in tema di giustizia, coi voti di Fdi. Siamo nel pieno di una crisi politica profonda, di cui Giorgia Meloni dovrebbe affrontare con serietà, senza cercare scorciatoie. E di cui dovrebbe rendere conto in Parlamento. Non con un video su Instagram.
Lo ha detto Peppe Provenzano, deputato e responsabile Esteri del Partito Democratico, intervenendo a Rainews 24
“L'aumento del costo dei carburanti non è solo un numero sui tabelloni dei distributori, ma un colpo durissimo che si scarica immediatamente sul carrello della spesa e sui bilanci delle famiglie italiane. Mentre i prezzi continuano a salire, trascinando con sé l’inflazione dei beni di prima necessità, dal governo Meloni riceviamo solo silenzi o annunci vuoti. È ora che l'esecutivo passi dalle parole ai fatti, mettendo in campo risorse vere per calmierare i prezzi e proteggere il potere d'acquisto dei cittadini, invece di perdersi in polemiche di distrazione di massa. Le imprese e i lavoratori che ogni giorno devono muovere il Paese non possono essere lasciati soli a gestire i costi di un'energia fuori controllo. Non c’è traccia di una strategia di lungo periodo per rendere l'Italia meno vulnerabile, né di interventi immediati sulle accise che erano stati promessi solennemente in campagna elettorale. Questo immobilismo è uno schiaffo a chi oggi fatica ad arrivare a fine mese: il governo Meloni si assuma le sue responsabilità e intervenga subito con misure concrete e strutturali.”
Così Alberto Pandolfo, capogruppo Pd in commissione Attività produttive della Camera.
“L’impennata dei costi dei carburanti sta scaricando i suoi effetti peggiori sull’intera filiera economica, colpendo duramente il carrello della spesa e la capacità produttiva delle nostre aziende. Davanti a questa emergenza, la destra continua a fuggire dalle proprie responsabilità, preferendo la propaganda di giornata a interventi strutturali che potrebbero realmente dare ossigeno al Paese. È inaccettabile che, mentre i cittadini vedono erosi i propri risparmi, il Governo rimanga a guardare senza attivare strumenti efficaci di sterilizzazione dell'accisa o di sostegno diretto ai settori più esposti. Non si può governare un Paese a colpi di slogan mentre l’inflazione morde i beni di prima necessità. Chiediamo che l'Esecutivo smetta di occuparsi di temi marginali e torni alla realtà: servono misure concrete per calmierare i prezzi dell'energia e dei trasporti. La mancanza di una strategia seria su questi dossier non è solo un errore politico, ma una colpa che ricade direttamente sulle spalle degli italiani, che oggi pagano il prezzo di un'approssimazione che Palazzo Chigi non può più permettersi di nascondere.”
Così Vinicio Peluffo, vicepresidente in commissione Attività produttive della Camera.