“Da parte del governo servono parole di verità sulla situazione drammatica in Sicilia, Sardegna e Calabria dopo la devastazione che ha portato il ciclone Harry. Quelle parole che non sono state ancora pronunciate dalla presidente Meloni ma solo dal capo della Protezione Civile: tutta la collina su cui si poggia la città di Niscemi sta franando sulla piana di Gela e serve garantire certezze ai cittadini coinvolti. Mentre nel governo Meloni e in quello della Regione Sicilia regna la confusione, occorre chiarezza sulle misure da intraprendere e sulle risorse da finanziare. Gli stanziamenti al momento sono a dir poco irrisori per un danno che si aggira attorno a 2 miliardi e il governo non ha ancora provveduto a bloccare i contributi e differire le scadenze fiscali a persone e imprese. Due provvedimenti da varare subito”. Lo dichiara il deputato e capogruppo Pd in Commissione Trasporti, Anthony Barbagallo durante il Question Time con il ministro Ciriani sul maltempo che ha devastato Sicilia, Sardegna e Calabria.
“Stigmatizziamo l'assenza in Aula del ministro Musumeci che avrebbe dovuto essere qui alla Camera a rendere conto al Paese. Sono ore drammatiche per il Sud e la Sicilia in particolare. In questo momento non è importante trovare i colpevoli ma dare soluzioni. L'inerzia del governo non è consentita”, conclude Barbagallo.
“La risposta del Ministero del Lavoro al Question time è una vera e propria resa dello Stato davanti alla chiusura di Cargill a Giammoro (provincia di Messina). Governo Meloni e Regione Siciliana non solo non hanno impedito la dismissione dello stabilimento, ma l’hanno di fatto accompagnata, scegliendo l’inerzia invece della difesa del lavoro e dell’industria”.
Così la deputata Pd, Maria Stefania Marino, sulla discussione del suo atto in commissione Lavoro alla Camera.
“Dopo mesi di incertezze - ha aggiunto - è chiaro che i ministeri competenti ed il Presidente Schifani abbiano lasciato campo libero all’azienda: nessun piano industriale, nessuna proposta di reindustrializzazione, nessuna tutela occupazionale. Dalla risposta del governo non emerge alcuna strategia, ma solo un drammatico vuoto politico e istituzionale. Così si distrugge un presidio produttivo che non era in crisi e si condannano quarantanove lavoratori e le loro famiglie a pagare il prezzo dell’assenza dello Stato. La chiusura di Cargill è l’ennesima dimostrazione del fallimento della politica industriale del governo Meloni in Sicilia: si perdono competenze, salari, futuro e dignità del lavoro mentre le istituzioni restano a guardare. Il Partito Democratico - ha concluso - non accetterà questa resa: continueremo a incalzare governo e Regione in Parlamento e sul territorio finché non verranno assunte responsabilità precise e aperta una vera prospettiva occupazionale”.
“Ci aspettavamo che oggi la presidente Meloni a Niscemi e il governo in Aula si presentassero con un nuovo decreto. Una cosa seria, perché stanziare 33 milioni per oltre 2 miliardi di danni nella solo Sicilia non è serio. Ma non fa ridere. Oggi il ministro Musumeci dà la colpa al fato, ai mali storici della Sicilia, al comune di Niscemi e in definitiva ai cittadini. Ma lui non è un modesto epigono di Verga. É stato presidente della Regione e ora ministro da 3 anni e mezzo. Noi avevamo stanziato miliardi contro il dissesto idrogeologico, voi li avete tagliati e sul piano di adattamento climatico non avete messo un euro”. Lo dichiara il deputato siciliano del PD, Peppe Provenzano in replica al ministro Ciriani durante il Question Time alla Camera.
“In Sicilia se piove frana, se non piove è siccità – sottolinea il parlamentare dem – e Musumeci non se la deve prendere con il fato ma con la cattiva politica della Regione Sicilia, che quelle risorse non le ha spese mentre distribuisce mancette. Una regione immobile, sommersa dalle inchieste, che non ha le carte in regola neanche per gestire l'ordinario, figuriamoci lo straordinario”. “Serve un’assunzione dì responsabilità nazionale. Fin qui è mancata. Si metta da subito uno stop ai tributi per i cittadini e imprese colpite – continua Provenzano - ristori veri, una gestione efficace dell'emergenza e della ricostruzione con un trattamento specifico a Niscemi, servono competenze altissime. Si usino le risorse del Ponte sullo Stretto stanziati per il 2026 perché, al di là di quello che si pensa su un progetto inutile e dannoso, non verranno mai spese. Non è benaltrismo, è serietà. Non si tratta di prendere soldi dai siciliani, ma di restituirli per le vere priorità. E restituite anche i 4 miliardi sottratti della decontribuzione o i 2,5 miliardi tagliati ai comuni del Sud o i 3,5 miliardi tagliati dal fondo perequativo. Questo governo ha abbandonato il Sud e ridotto la Sicilia alla marginalità. Non è la natura che presenta il conto. È il prezzo che stanno pagando i siciliani per carenze di anni. Noi non li lasceremo soli e ve ne chiederemo conto”, conclude Provenzano.
“La Francia ha fissato l’età minima di accesso ai social per gli under 15, mentre a livello europeo si discute di fissare il limite a 16 anni. L’Italia poteva essere il primo Paese dell’Unione a intervenire, ma non lo è stata perché una proposta di legge bipartisan è stata bloccata dal governo”. Così Marianna Madia, deputata del Partito Democratico e prima firmataria della proposta di legge sull’accesso dei minori alle piattaforme social.
“La nostra proposta – sottolinea l’esponente dem – è stata firmata da tutti i gruppi politici, di maggioranza e opposizione, e ricalca esattamente il modello francese. È un testo che mette tutti d’accordo e che potrebbe essere approvato rapidamente. Eppure è rimasto fermo, probabilmente anche per le pressioni delle piattaforme, che temono un danno economico. Di fatto, il governo Meloni ha scelto di bloccare un intervento di tutela dei più giovani. C’è ancora tempo in questa legislatura per approvare una legge condivisa che protegga ragazze e ragazzi. Ma, ad oggi, dobbiamo registrare che Giorgia Meloni ha voluto fermare una proposta che guardava ai giovanissimi e alla loro sicurezza”.
“Ci sono – conclude Madia - pericoli gravissimi legati all’uso precoce dei social: cyberbullismo, violenza, distorsione dell’immagine corporea, disturbi alimentari. Ma anche nei casi considerati ‘fisiologici’ si registrano calo dell’attenzione e dell’apprendimento, problemi fisici ed endocrinologici, aumento della sedentarietà. La Società italiana di pediatria è stata chiara: sotto una certa età i social non vanno usati. Servono regole serie, ora”.
“Il sottosegretario Durigon dice oggi, rispondendo al Question time di Avs, che il governo vuole contenere l’aumento automatico dell’età pensionabile. Purtroppo le chiacchiere stanno a zero: dal 1° gennaio 2026 si va in quiescenza più tardi di un mese e nel 2027 saranno complessivamente tre i mesi in più. Lo hanno deciso loro stessi con la Legge di bilancio. Se vogliono tornare indietro votino, domani la mozione unitaria delle opposizioni che chiede lo stop all’adeguamento automatico. Ai lavoratori va detta sempre la verità”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
"La conferma della iniziativa alla Camera di presentazione della proposta di legge "Remigrazione e riconquista", promossa da Casa Pound, Fronte Skinheads e Rete dei Patrioti e che vedrà la presenza di un esponente di Casa Pound è grave e inaccettabile. Siamo a ridosso del Giorno della Memoria e vedere una iniziativa così alla Camera dei Deputati inquieta ed amareggia. Auspico che nei gruppi parlamentari di maggioranza, a partire da quello a cui appartiene il parlamentare che ha promosso l'evento, possa esserci un sussulto di senso delle istituzioni e sensibilità democratica. E che chi può intervenga per evitare questo sfregio alle istituzioni democratiche". Così Andrea De Maria, deputato PD.
“Giorgia Meloni è stata sconfessata dalla sua stessa maggioranza. Questa notte, nel segreto dell’urna, l’Assemblea regionale siciliana ha approvato un ordine del giorno che parla chiaro e che chiede al Governo di spostare le risorse del Ponte sullo Stretto per la ricostruzione dei territori colpiti dai gravi danni causati dal ciclone di maltempo Henry. Un atto politico inequivocabile, che certifica come anche all’interno della maggioranza che governa la Regione non ci sia alcuna condivisione rispetto alle scelte dell’esecutivo nazionale e alle sue priorità.
Oggi la presidente del Consiglio dichiara di essere vicina alla Sicilia. Ma la Sicilia non avverte questa vicinanza. Al contrario, vede un Governo distante che utilizza il territorio come strumento per fare cassa e per portare avanti politiche esclusivamente propagandistiche, lontane anni luce dalle vere emergenze che i siciliani stanno vivendo. La Sicilia ha bisogno di risposte concrete, immediate e coerenti con i bisogni reali delle comunità colpite, non di annunci e slogan e fondi del tutto inadeguati” così il deputato democratico, segretario regionale in Sicilia, Anthony Barbagallo.
"Sul Ponte sullo Stretto il ministro Salvini sta tentando di forzare i tempi per avviare i cantieri, ma queste scorciatoie stanno portando il governo contro un muro". Lo afferma Marco Simiani, deputato Pd e capogruppo in Commissione Ambiente, commentando le ultime decisioni sull’iter del progetto. "Lo hanno evidenziato anche i magistrati della Corte dei Conti: mancano autorizzazioni fondamentali e la documentazione trasmessa al Cipess non consente né di sbloccare le risorse né di superare i necessari controlli", sottolinea Simiani.
"Si sta tentando di bypassare la Corte dei Conti per forzare l’avvio del Ponte, creando una grave confusione istituzionale. Una scelta irresponsabile che rischia di provocare un danno enorme non solo al governo, ma all’intero Paese. Le grandi opere si possono e si devono fare, ma vanno realizzate bene, nel pieno rispetto delle regole, delle valutazioni ambientali e con il coinvolgimento dei territori e dei cittadini.
Il Partito democratico e il centrosinistra – prosegue l'esponente dem – hanno sempre sostenuto le grandi infrastrutture quando utili allo sviluppo, come dimostra la Tav, realizzata garantendo tutte le autorizzazioni ambientali e contribuendo, anche con risorse europee, alla costruzione dell’opera".
"Oggi però - conclude Simiani - le priorità sono altre. Sicilia, Calabria, Sardegna e Basilicata stanno vivendo giorni drammatici a causa del dissesto idrogeologico. Invece di investire sulla messa in sicurezza dei territori, il governo parla solo del Ponte e scarica sulle imprese obblighi assicurativi per eventi catastrofali che non coprono nemmeno mareggiate e bombe d’acqua. È indispensabile cambiare paradigma: le risorse vadano subito alla messa in sicurezza del territorio. È la prima priorità per la sicurezza delle persone ed è anche una grande opportunità industriale per il Paese.
“I numeri del primo esame nazionale per le guide turistiche non sono una selezione di qualità, ma la certificazione del fallimento politico e amministrativo della Ministra Santanchè. Con appena 230 idonei su oltre 29 mila domande — un tasso di successo dello 0,7% — siamo davanti a un sistema che non funziona e che umilia migliaia di aspiranti professionisti. Il Ministero ha ignorato i gridi d’allarme delle associazioni di categoria e del Partito Democratico, preferendo un impianto d’esame nozionistico, mnemonico e del tutto scollegato dalle reali competenze richieste dal mercato. Un concorso che, dopo anni di attesa, abilita un numero così esiguo di nuovi professionisti non può essere considerato un successo amministrativo, ma piuttosto il segnale di un sistema che fatica a formare, aggiornare e rinnovare le competenze necessarie a valorizzare il patrimonio culturale nazionale. È inaccettabile che in un Paese dove il turismo genera il 13% del PIL, si affronti il ricambio generazionale con criteri enciclopedici invece di valorizzare i titoli universitari e le competenze linguistiche, conoscenza della storia italiana e dei suoi territori.”
“Con l’interrogazione depositata oggi chiediamo alla Ministra di rivedere immediatamente i requisiti di accesso e le modalità delle prove. Questa riforma, centrata su una figura di guida ‘generalista’ che calpesta le specializzazioni territoriali e il ruolo delle Regioni, rischia di abbassare gli standard dell’offerta culturale italiana e di spalancare le porte all’abusivismo. Non si può gestire un settore strategico per l’Italia con interventi propagandistici e una burocrazia cieca che blocca il lavoro invece di incentivarlo. La Ministra esca dall’isolamento, apra un confronto reale con i territori e le associazioni e rimedi a un bando che, allo stato attuale, rappresenta un danno economico e d'immagine per l’intero patrimonio nazionale: servono politiche industriali serie sul turismo, che sanno investire anche sul fronte dell’accoglienza e dei servizi e quindi sulle guide rustiche italiane. Non prove mnemoniche su siti marginali che escludono chi ha studiato per valorizzare l'Italia e le sue destinazioni.”
Lo dichiara Andrea Gnassi, deputato del Partito Democratico.
“Anche oggi il fallimentare governo Meloni dimostra che vuole solo comandare su tutto e su tutti. Ma solo in Italia, perché appena fa un passo fuori dai confini, non esita ad abbassare la testa a chi ritiene più forte di lui. Anche il caso della presenza dell'ICE nel nostro Paese lo dimostra. Il governo Meloni non ha forza di dire che chi sta compiendo azioni inaccettabili contro la popolazione e che mettono in discussione diritti fondamentali, libertà civili e garanzie dello stato di diritto, non deve mettere piede nel nostro Paese. In questi anni così difficili, la responsabilità più grande di questo governo, sarà quella di essersi piegato alla ragione del più forte, a chi non interessa il diritto internazionale preferendo la legge della giungla e soprattutto quella di aver cercato di piegare anche l'Italia al suo interno, nella legge del più forte che rischia di renderci più divisi e fragili”. Così il deputato PD e vicepresidente in Commissione Trasporti, Andrea Casu, intervenendo in Aula nella dichiarazione di voto sul ddl valutazione PA.
“Il messaggio che il Governo Meloni manda a tutti i cittadini e, in primis ai dipendenti della PA è drammatico. Sulla valutazione della qualità delle performance, fissare un limite massimo al 30%, escludendo tutto il resto, servirà solo a peggiorare la PA. Così come nel gioco delle sedie, il governo sceglie la via di mettere in competizione diretta i lavoratori per il raggiungimento dello stesso obiettivo, invece di spingerli a collaborare per garantire servizi migliori a tutti i cittadini, facendo pagare a chi perde il premio per chi vince, non essendoci risorse in più. Si spingono i lavoratori non a lavorare meglio e a migliorare il servizio ma solo a vincere sul collega”. Lo dichiara il deputato PD Andrea Casu esprimendo il voto contrario dei dem sul ddl valutazione performance.
“Con queste percentuali – sottolinea il parlamentare- si crea un limite 'blocca merito' che impedirà a tutti i più meritevoli di avere il giusto riconoscimento. Come funzionano le quote e le percentuali per il governo? Con la legge elettorale vogliono un premio per chi ottiene il 40% dei voti di avere una percentuale ben maggiore dei seggi, nella PA le usano per tenere fuori lavoratori meritevoli ?"
"Non solo il 'blocca merito”, dopo il “blocca idonei', il governo cambia anche le regole di accesso alla dirigenza attraverso una procedura che non si configura come un concorso pubblico in senso proprio, fondata su criteri di valutazione privi di parametri oggettivi e verificabili e che, inoltre, non prevede l’introduzione di ulteriori risorse destinate alla formazione che servono per consentire ai funzionari della PA di costruire veri percorsi di crescita dimostrando di non pensare alla governabilità ma alla comandabilità: chi prende un voto in più comanda su tutto e su tutti, e poi cambia le regole per togliere qualcosa a tutti gli altri, esattamente il contrario degli obiettivi dichiarati dal ministro Zangrillo”, conclude Casu.
«La dichiarazione dello stato di emergenza nazionale per i territori colpiti dal ciclone “Harry” è un atto necessario e dovuto. Siamo stati i primi a chiederlo, ma la dotazione iniziale di 100 milioni di euro complessivi è palesemente insufficiente rispetto all’entità dei danni che stanno emergendo in Sardegna, Sicilia e Calabria».
Lo dichiara Silvio Lai, deputato e segretario regionale del Partito Democratico della Sardegna.
«Le ricognizioni in corso da parte dei Comuni e delle strutture di Protezione civile restituiscono un quadro molto più grave di quanto coperto dalle risorse finora stanziate - se ne sarà reso conto anche il ministro Musumeci - : infrastrutture stradali e idrauliche danneggiate, opere di difesa costiera compromesse, abitazioni e attività produttive colpite, con conseguenze rilevanti anche sul piano sociale ed economico. Per la sola Sardegna è realistico prevedere un fabbisogno nell’ordine di diverse decine di milioni di euro, destinato a crescere con il consolidarsi delle stime».
«Per questo – prosegue Lai – il Governo deve integrare rapidamente le risorse nazionali e, parallelamente, attivare senza indugi gli strumenti europei previsti per le grandi calamità naturali, come indicato anche dall’europarlamentare Giuseppe Lupo. A partire dal Fondo di solidarietà dell’Unione europea, che consente di sostenere gli interventi di emergenza e il ripristino delle infrastrutture essenziali, e dal regolamento RESTORE, che permette una riprogrammazione flessibile dei fondi europei per la ricostruzione e l’assistenza alle comunità colpite».
«RESTORE è uno strumento che è scaduto il 31 dicembre 2025 ma che può e deve essere immediatamente prorogato e riattivato, su richiesta del Governo italiano alla Commissione europea. Non si tratta di nuove risorse, ma di fondi già disponibili che rischiano di andare perduti e che possono invece essere rapidamente riprogrammati a favore dei territori colpiti».
«I nostri territori stanno pagando un prezzo altissimo agli eventi climatici estremi: una risposta sottodimensionata finirebbe per scaricare i costi dell’emergenza su amministrazioni locali, imprese e famiglie, aggravando ulteriormente una situazione già critica».
«Ho depositato un’interrogazione parlamentare per chiedere al Governo tempi certi sull’integrazione delle risorse, criteri trasparenti di riparto e l’attivazione immediata del canale europeo. Bene l’emergenza, ora serve la ricostruzione: adeguata, coordinata e all’altezza della gravità degli eventi».
PD, M5S, AVS, IV, AZIONE, +EUROPA hanno incontrato questa mattina presidente della Camera
“Ancora un nulla di fatto sulla Rai, La maggioranza non dà alcun segnale di voler superare lo stallo che sta determinando una vera e propria situazione di emergenza democratica”. È di estrema preoccupazione il commento dei rappresentanti dei gruppi di opposizione Chiara Braga (Pd), Riccardo Ricciardi (M5S), Luana Zanella (AVS), Maria Elena Boschi (IV), Fabrizio Benzoni (Azione), Riccardo Magi (+Europa) e del Misto e Manfred Schullian (Misto) al termine dell’incontro che si è tenuto questa mattina con il Presidente della Camera, Lorenzo Fontana.
“Ringraziamo il Presidente per averci ascoltato – prosegue la nota - ma registriamo che dalla maggioranza non arriva alcun segnale per superare questa grave situazione che sta bloccando il servizio pubblico. Prosegue un vero e proprio ricatto che la maggioranza sta portando avanti disertando i lavori e impedendo alla Commissione di Vigilanza di svolgere le proprie funzioni istituzionali da oltre un anno. Anche la legge di riforma necessaria ad adeguare il nostro ordinamento al Media Freedom Act non sta facendo alcun passo concreto in avanti. Si tratta di uno stallo insostenibile e di un vulnus istituzionale che costituisce un grave precedente e consegna di fatto il servizio pubblico nelle mani della maggioranza, senza una presidenza di garanzia, la quale lo utilizza in modo sempre più disinvolto per alimentare una propaganda filogovernativa, snaturandone il ruolo di pluralismo, indipendenza e garanzia democratica, alla vigilia di importanti appuntamenti elettorali come quello referendario”.
"Piena solidarietà alle giornaliste, ai giornalisti e a tutti i lavoratori dell’Agenzia DIRE, che da oggi proclamano due giorni di sciopero per il mancato pagamento degli stipendi. È una situazione che si trascina da troppo tempo ed è ormai insostenibile". Così la deputata del Pd Rachele Scarpa.
"Il Comitato di redazione - prosegue l'esponente dem - denuncia fatti gravissimi: l’azienda avrebbe disatteso il piano di rateizzo delle spettanze pregresse e, a fronte dell’impegno di pagare lo stipendio di dicembre entro il 30 gennaio, avrebbe comunicato solo una rata da 1.000 euro il 3 febbraio e il saldo a fine marzo. Sarebbe stato inoltre rinviato ancora il completamento dei pagamenti degli 'ex sospesi' di gennaio 2024. Rateizzare le mensilità e comunicare in ritardo le date dei pagamenti significa mettere in crisi la stabilità economica delle famiglie e calpestare i diritti dei lavoratori".
"Lo scorso 9 gennaio la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni - conclude Scarpa - aveva sollecitato l’editore a pagare tutti gli stipendi: ora servono fatti. Chiedo all’azienda di pagare subito quanto dovuto e di presentare un piano credibile. E chiedo al governo, a partire dal sottosegretario all’Editoria Alberto Barachini, di convocare con urgenza un confronto: ogni eventuale convenzione o sostegno pubblico deve essere compatibile con il pieno rispetto dei diritti e dei contratti. Il Partito Democratico sarà al fianco dei lavoratori della DIRE: il lavoro non può essere 'a credito' e l’informazione non può vivere di emergenze permanenti".
"La riforma dei porti approvata dal Governo sottrae ingenti risorse alle Autorità di sistema portuale e apre enormi interrogativi sul futuro dell’intero settore.
Da uno studio di Assoporti, basato sui bilanci 2024 delle 16 Autorità di sistema, emerge con chiarezza che il disegno di legge di riforma dei porti approvato dal Consiglio dei ministri il 22 dicembre trasferirebbe circa il 40% delle entrate complessive delle AdSP alla nuova società Porti d’Italia S.p.A. Risorse che sarebbero sottratte ai territori e verrebbero dirottate verso una società per azioni centrale. In Campania, l'Autorità di sistema del Mar Tirreno Centrale vedrebbe tagliati circa 8 milioni di euro l'anno, che saranno trasferiti allo Stato". Lo dichiara il deputato dem Piero De Luca, capogruppo PD in commissione politiche UE e segretario regionale PD della Campania.
"La riforma non rafforza dunque il coordinamento nazionale ma centralizza e svuota le Autorità di sistema, sottraendo risorse e competenze ai territori, prevedendo anche il trasferimento del 25% del personale a Porti d’Italia Spa, con spese a carico delle Autorità di Sistema. Il risultato concreto sarà un indebolimento dei porti, e il rischio di scaricare i costi su imprese e lavoratori attraverso l’aumento di canoni e tariffe. Indebolire i porti significa colpire lavoro, logistica, industria e sviluppo territoriale: per questo chiediamo al governo di fermarsi, aprire un confronto vero con i territori e rivedere radicalmente una riforma che, così com’è, rischia di produrre danni strutturali irreparabili", conclude Piero De Luca.