“Una bruttissima notizia: Valeria Fedeli non c’è più. Oggi provo un dolore profondo e vero. Come vera era Valeria nelle battaglie politiche, nelle discussioni, nel sostenere le altre donne. Una figura insostituibile, un esempio per molte di noi. Non mi sembra vero. È stata una sindacalista e una politica combattiva, autorevole, capace e generosa. Mi ha dato consigli preziosi, c’era sempre e mancherà tremendamente, a me e a tutte e tutti noi”. Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, sulla morte dell’ex ministra Valeria Fedeli.
“Ciao Valeria. Ci lascia una donna coraggiosa che ha speso tutta la vita per battaglie di progresso e umanità. Senza mai perdere il sorriso e la mano tesa verso tutti. Un gran dolore, forte abbraccio ad Achille. RIP” così sui social il deputato democratico Enzo Amendola.
Ricordiamo con un minuto di silenzio Valeria Fedeli. Il suo impegno nelle istituzioni, da vice presidente del Senato, ministra, appassionata femminista, sindacalista, dirigente politica e la ringraziamo per tutto quello che ha fatto per la nostra comunità. Ci stringiamo ad Achille in questo triste momento e con un minuto di silenzio esprimiamo il nostro dolore e rispetto per la scomparsa di Valeria. Nei prossimo giorni ricorderemo il suo impegno nelle istituzioni e nel paese.
Così Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei deputati ha espresso il cordoglio dei deputati e dei senatori riuniti in Assemblea per la scomparsa di Valeria Fedeli.
Ha dato esempio nella militanza, dignità per il lavoro, ci sono battaglie che vanno portate avanti
Vicinanza umana e politica
“Le dichiarazioni di Donald Trump contro l’accordo commerciale con Canada e Messico e contro le auto prodotte fuori dagli Stati Uniti colpiscono direttamente anche Stellantis e l’intera filiera automotive, fortemente integrata tra Usa, Messico e Canada, con possibili ricadute sull’industria e sull’occupazione in Italia. Di fronte a questo scenario, dal governo Meloni non arriva alcuna presa di posizione. Un silenzio ancora più grave se si considera che l’esecutivo ha annunciato la convocazione, a fine mese, del tavolo automotive senza però presentare una strategia chiara o un’idea industriale credibile. Stellantis, che produce sia in Messico che in Canada, ha già annunciato investimenti negli Stati Uniti, ma questo non è sufficiente a mettere al riparo una filiera globale e integrata dalle spinte protezionistiche americane. Continuare a tacere significa accettare un progressivo indebolimento del sistema industriale italiano. L’appiattimento sui capricci americani fa male all’Italia. Serve una linea chiara a difesa dell’industria e del lavoro”. Così Vinicio Peluffo, vicepresidente della Commissione Attività produttive della Camera.
“Se Salvini pensa di risolvere il problema convocando nuove riunioni al Ministero per continuare a fare danni come ha fatto fino a oggi la situazione non potrà che peggiorare. Ammetta il suo fallimento e lasci la parola al Parlamento dove nelle prossime settimane saranno convocati tutti i rappresentanti del trasporto pubblico non di linea per valutare come riformare il settore per garantire un servizio pubblico più efficiente senza precarizzare la condizione dei lavoratori” così il
responsabile economia, finanze, impresa e infrastrutture della segreteria nazionale del Pd, Antonio Misiani, e il vicepresidente della commissione trasporti della Camera, Andrea Casu, intervengono sullo sciopero dei taxi “Un’ulteriore conferma del fatto che Salvini non sa governare ed é il peggiore ministro della storia repubblicana: con lui tutti i settori, dal trasporto pubblico locale, alle ferrovie ai porti, sono ormai in fibrillazione”.
“Le audizioni di oggi rappresentano un passaggio importante di ascolto e confronto con il mondo dell’industria cinematografica e audiovisiva, reso possibile grazie all’iniziativa del Partito Democratico, che ha riportato il tema del cinema al centro dei lavori parlamentari. Proprio per questo spiace constatare l’assenza del Governo, che pur non essendo formalmente obbligato a partecipare, ha scelto di non essere presente, rinunciando all’opportunità di ascoltare direttamente le associazioni di settore nelle sedi istituzionali”. Lo dichiarano in una nota Irene Manzi e Matteo Ordini, componenti democratici nella Commissione Cultura della Camera, promotori del ciclo di audizioni avviato nell’ambito della discussione della proposta di legge del PD sulla riforma della governance del sistema. “Nel corso delle audizioni – proseguono i democratici – le associazioni di categoria hanno segnalato una forte incertezza sulle regole, evidenziando come i tagli alle risorse introdotti da questo Governo e i ritardi nell’attuazione dei provvedimenti stiano creando difficoltà crescenti all’intero comparto. Le associazioni hanno inoltre messo in guardia dal rischio concreto di uno stop delle produzioni già a partire dal mese di marzo, in particolare per le produzioni indipendenti, mentre quelle più strutturate potrebbero valutare la delocalizzazione all’estero. Dalle audizioni è emersa infine la necessità di una riforma ampia, condivisa e strutturale, così come un interesse trasversale per il modello dell’Agenzia, indicato come possibile strumento in grado di garantire maggiore stabilità, trasparenza e certezza delle regole. Attendiamo le prossime sessioni di approfondimento, ma chiediamo fin da ora al Governo e al ministro Giuli risposte tempestive alle preoccupazioni emerse oggi, per ridurre l’incertezza che sta pesando sul settore e prevenire conseguenze difficilmente reversibili per il cinema italiano”.
“Ci troviamo di fronte a un atto d'imperio che produrrà contenziosi, ricorsi, proteste. Ma come si può pensare di consentire l'installazione di impianti senza che tale necessità sia il frutto anche di una decisione territoriale? Perché il decreto non è passato per la Conferenza delle regioni? I territori non possono tramutarsi in terra di conquista dei grandi interessi e tantomeno pregiudicare quell'attività agricola che garantisce presidio, insediamento, l'economia sostenibile, produzione di eccellenza. Quel Made in Italy tanto invocato da questo governo e che poi diventa solo una spilla da appendere al petto. Diciamolo chiaramente. Non è vero che l’agri-voltaico è a impatto zero. Il punto più delicato è il modo in cui viene normato l’agri-voltaico. Si dice che viene introdotta una definizione più stringente, si parla di continuità colturale, si stabilisce la soglia dell’80% della produzione lorda vendibile. Si affida ai Comuni il controllo nei cinque anni successivi, che peraltro non hanno né risorse, né competenze tecniche, né forza politica per reggere questo carico. Dobbiamo essere onesti: l’80 per cento della Produzione Lorda Vendibile non è una garanzia strutturale di tutela agricola. È un indicatore fragile, variabile, che non misura: qualità del lavoro agricolo, durata delle produzioni, tenuta delle aziende. Il rischio è che l’agricoltura diventi una condizione accessoria per fare energia, e non il contrario. Accelerare sulle rinnovabili non si può fare aumentando i danni e aggiungendo problemi a quelli già esistenti”.
Così Stefano Vaccari, segretario di presidenza della Camera e componente della commissione Agricoltura, intervenendo in Aula sul Dl Transizione.
"Giovanni, Achille, Emanuele, Chiara, Riccardo e Sofia non ci sono più. Erano a festeggiare la fine dell’anno come milioni di ragazzi della loro età in un locale, inconsapevoli che sarebbe stata l’ultima volta". Lo ha ricordato in Aula alla Camera il vice capogruppo PD, Toni Ricciardi. "È evidente che qualcosa non abbia funzionato e che la gestione sia stata profondamente inadeguata. Siamo dinanzi a delle colpe o di fronte a del dolo? Non spetta a noi stabilirlo, ma certamente non faremo mancare l’attenzione sulla vicenda, perché le famiglie innanzitutto, e il Paese, chiedendo di conoscere la verità, chiedono che sia fatta giustizia.", ha proseguito Ricciardi. "Più di ogni altra cosa, non hanno funzionato i controlli. Ci saremo aspettati delle scuse da parte del sindaco, così come le sue dimissioni. È bene chiarirlo: le responsabilità sono personali".
Ricciardi ha poi ringraziato le istituzioni (Mattarella, Meloni, Tajani) per la vicinanza e il corpo diplomatico in Svizzera per il supporto, in particolare l'Ambasciatore Gian Lorenzo Cornado e la Console di Ginevra, Nicoletta Piccirillo. Un ringraziamento speciale è andato anche a medici e operatori sanitari, in particolare del Niguarda di Milano.
In conclusione, il Deputato Dem ha citato il discorso di una delle sopravvissute, Aline Morisoli: "Non possiamo aggiungere giorni alla vita, ma vita ai giorni. Per farlo dobbiamo impegnarci tutti affinché fatti del genere non accadano mai più".
"L'indagine di Nomisma parla chiaro: sempre più persone ricorrono al privato per curarsi, per evitare liste d'attesa interminabili. L'accesso alle cure è sempre più difficile: chi può permetterselo cerca risposte nel privato, pagando, chi non può permetterselo, attende. Siamo ormai di fronte ad un sistema duale che vede cittadini di serie A e di serie B, aumentando le disuguaglianze e negando il diritto alla cura alle fasce più fragili. Per i cittadini la priorità è investire sul ssn per ridurre i tempi di attesa per ricoveri, visite e analisi. Il governo però sembra essere sordo a questi continui richiami". Lo dichiara Ilenia Malavasi, capogruppo Pd in commissione Affari sociali di Montecitorio.
“In Italia la crescita è debole e il Governo tradisce le promesse fatte agli italiani. Assistiamo ad un clamoroso ritardo nella realizzazione delle Infrastrutture, la popolazione non ha i soldi per fare la spesa, gli stipendi sono fra i più bassi in Europa. La verità è che il governo Meloni Salvini fa solo propaganda e non si occupa dei veri problemi degli italiani che non arrivano a fine mese, che non trovano posti negli ospedali pubblici e che non hanno servizi adeguati. Aumenta il divario fra Nord e sud e questo indebolisce sicuramente l’economia italiana”. Lo dichiara Ubaldo Pagano, capogruppo Pd in commissione Bilancio della Camera.
"Domani, durante il Question Time alla Camera, il Gruppo del Partito Democratico interrogherà il ministro dell’Interno Piantedosi per denunciare il fallimento delle politiche di sicurezza del governo, a fronte di un aumento dei reati gravi e di un senso di insicurezza sempre più diffuso tra i cittadini, come dimostrato dai recenti fatti di sangue a Bologna e Roma. Chiederemo al ministro di chiarire come intenda affrontare l'emergenza, dato che la mera logica sanzionatoria e l'introduzione di nuove aggravanti si sono rivelate inefficaci, mentre gli organici della Polizia di Stato continuano a ridursi drasticamente e le risorse stanziate nell'ultima manovra appaiono del tutto insufficienti per garantire un presidio reale del territorio e politiche serie di prevenzione e rigenerazione urbana.”
Lo annuncia in una nota il Gruppo dei deputati del Pd.
“I dati Istat sono impietosi: la crescita congiunturale trimestrale del Pil italiano è pari a 0,1%, una briciola che ci porta ad essere sempre più fanalino di coda dell’Unione europea, la cui media di crescita è ben più alta. Ma non è solo l’economia a preoccupare perché anche l’occupazione ha segni negativi coinvolgendo le sole donne e tutte le classi d'età, a eccezione delle 25-34enni. È difficile capire di quali record stia parlando la premier Meloni e dell’eco del suo governo che da troppo tempo nasconde la realtà dietro il mantra ‘va tutto bene’. È l’inerzia e l’incompetenza ad essere ai massimi storici: questo è ciò che Meloni può vantare”. Lo dichiara Silvia Roggiani, deputata del Partito Democratico e componente della commissione Bilancio, commentando la nota dell'ISTAT sull'andamento dell'economia italiana.
“Il Governo dice di aver finalmente approvato il DDL sui caregiver. Finalmente, dicono. Ma basta leggere il testo per capire che siamo davanti a un’enorme presa in giro nei confronti di 7 milioni di persone. Secondo il DDL, per essere riconosciuto come caregiver devi assistere una persona 91 ore a settimana. Tredici ore al giorno. Ogni giorno. Ma non basta. Per rientrare nel provvedimento devi anche essere convivente, avere un reddito inferiore a 3.000 euro annui, avere un ISEE sotto i 15.000 euro. Tradotto: devi essere povero, completamente assorbito dalla cura e senza alternative per poter sperare di rientrare nella ristrettissima platea dei beneficiari fissata dal DDL: circa 52 mila persone su 7 milioni di caregiver reali. Bene. Dopo aver rispettato tutti i requisiti. Dopo aver rinunciato al lavoro. Dopo aver dedicato la tua vita alla cura. Sapete quanto spetta? Fino a 400 euro al mese. Un euro l’ora, poco più. Meno di un cappuccino. Gli altri? Continueranno a fare quello che fanno da anni: tenere in piedi il Paese gratis. Un Governo che si riempie la bocca della parola “famiglia” e poi, quando la famiglia si prende cura di una persona con disabilità o di un malato gravissimo, la lascia completamente sola. Che enorme indecenza. Lotteremo ogni giorno per cambiare un testo che è uno schiaffo in faccia nei confronti di milioni di persone” così sui social il deputato democratico, responsabile welfare del Pd, Marco Furfaro.
“A noi sembra più che altro che sia il ministro Salvini ad inventare e non i giornali, considerando il clamoroso ritardo nelle opere pubbliche e tenendo conto del fatto che guarda caso il dl è stato subito rinviato con la scusa dei balneari, del ponte sullo stretto e via dicendo. La verità è che il ministro Salvini ieri ha preso una bella batosta e ora si sta arrampicando sugli specchi cercando di distogliere l’attenzione del pubblico e dei cittadini dal vero problema: le opere pubbliche non sono state fatte e Lega e Fdi sono in perenne disaccordo”. Lo dichiarano i deputati del Pd Andrea Casu e Marco Simiani, rispettivamente vicepresidente della commissione Trasporti e capogruppo Pd in commissione Ambiente della Camera.
“L’Istat parla chiaro: il problema delle liste d’attesa non è ancora stato risolto; i cittadini per evitare liste d’attesa interminabili sono costretti a ricorrere a strutture private che sono diventate costosissime. Non è giusto nei confronti di chi le strutture private non se le può permettere. Aumenta il divario fra Nord e Sud e fra le varie Regioni. La verità è che questo governo fa solo chiacchiere ma pochissimi fatti”. Lo dichiara Gian Antonio Girelli deputato Pd e vicepresidente della commissione d’inchiesta sul covid.