"Trovo inaccettabile che un partito politico organizzi una sorta di "schedatura" delle scuole, come sta facendo Fratelli d' Italia. La memoria del dramma delle Foibe diventa il pretesto per una iniziativa inquietante, che ricorda un passato in cui l' insegnamento era controllato dal potere politico. Ora il Ministero competente non si presti ad assecondare questo attacco al principio costituzionale della libertà di insegnamento". Così Andrea De Maria, deputato PD
“L'affare che coinvolge il Sottosegretario alla Giustizia Delmastro, vari esponenti di Fratelli d'Italia in Piemonte, tra cui la Vicepresidente regionale Chiorino, e la figlia di un prestanome del clan Senese è gravissimo e va chiarito, per questo porteremo la vicenda in Commissione Antimafia. Come poteva Delmastro non sapere o non informarsi sul conto del padre di una ragazza di diciotto anni con cui faceva affari? Delmastro ha mai incontrato il padre? E perché non ha dichiarato alla Camera questa società, com’era doveroso fare? E Giorgia Meloni sapeva? E quando ha saputo? Sono interrogativi inquietanti. Delmastro non può più ricoprire una funzione così delicata, ne va della credibilità e dell’onorabilità delle istituzioni”, così il deputato democratico Peppe Provenzano.
"Le misure cautelari disposte oggi dalla Procura di Prato confermano che la strategia giusta è una sola: non fermarsi al singolo laboratorio, ma indagare la filiera in tutte i suoi passaggi che traggono vantaggio da pratiche illegali. Lo sfruttamento non si ferma nel laboratorio, si alimenta lungo tutta la catena della committenza. Questa operazione dimostra cosa si ottiene quando Procura, Asl, Guardia di Finanza e Polizia Locale lavorano insieme. È l'approccio multilivello che chiediamo di rendere strutturale, ma servono più risorse e più personale ispettivo. Lo scudo penale per le capofiliera committenti che il centrodestra aveva introdotto nel Ddl PMI avrebbe messo a rischio questo tipo di strategie investigative.
Gli articoli introdotti avrebbero infatti permesso ai grandi committenti di proteggersi dietro una certificazione volontaria di facciata, scaricando ogni responsabilità lungo la catena dei subappalti. Lo scorso dicembre, con le opposizioni, i sindacati e la società civile, abbiamo ottenuto alla Camera la cancellazione di quella norma approvata al Senato. L'operazione di oggi conferma quanto fosse necessaria quella battaglia. Ma non basta fermare le norme sbagliate. Servono interventi strutturali: responsabilità solidale lungo tutta la filiera, tracciabilità obbligatoria dei subappalti, rafforzamento degli organici ispettivi e delle forze dell'ordine, protezione effettiva per chi denuncia".
Lo dichiara Christian Di Sanzo, deputato Commissione Attività Produttive e segretario reggente PD Prato.
“Perché Meloni non dice nulla su Delmastro? Cosa le impedisce di chiederne le dimissioni?”. Lo chiede il capogruppo del Pd nella commissione giustizia della Camera, Federico Gianassi che sottolinea: “In nessun Paese al mondo sarebbe tollerata la permanenza al governo di un sottosegretario condannato in primo grado per rivelazione di segreto d’ufficio e che diviene socio di una giovane ragazza, appena maggiorenne e senza precedenti attività imprenditoriali, figlia di persona sotto processo e condannata per agevolazione di associazione mafiosa. Perché Delmastro ha scelto questi soci per mettersi in affari? Perché ha omesso la comunicazione agli organi di controllo delle variazioni della propria situazione patrimoniale? Siamo di fronte a una sequenza di fatti che, se confermati, colpirebbero profondamente la credibilità e l’onorabilità delle istituzioni. Meloni si sta assumendo una responsabilità politica e istituzionale enorme nel mantenere Delmastro al governo. Perché la premier tace? Di cosa ha timore? Ancora più grave è che ciò avvenga alla vigilia del voto di domenica e lunedì, che dovrebbe invece svolgersi nella massima trasparenza. Gli italiani hanno il diritto di sapere chi li governa e chi sono gli estensori di una riforma costituzionale che incide sull’equilibrio tra i poteri dello Stato, a partire dall’indipendenza della magistratura” conclude Gianassi.
"È gravissimo che il governo Meloni, per finanziare appena tre settimane di sconti sui carburanti, scelga di colpire ancora una volta la sanità pubblica sottraendo oltre 86 milioni di euro al fondo del Ministero della Salute. Questa operazione dimostra che per la destra il diritto alla cura è solo un bancomat da svuotare per coprire misure spot: togliere risorse strutturali ai malati e al personale medico per un sollievo fiscale minimo di pochi giorni è una scelta politica cinica e miope che non faremo passare sotto silenzio."
Così Ilenia Malavasi, Capogruppo PD in Commissione Affari Sociali della Camera dei deputati.
"L'ufficializzazione dei tagli ministeriali per coprire il decreto carburanti rivela un accanimento inaccettabile contro il sistema sanitario nazionale, che perde 86,053 milioni di euro in un colpo solo. Utilizzare fondi destinati alla salute dei cittadini per garantire un risparmio temporaneo e di appena 20 centesimi alla pompa è un'operazione di distrazione di massa che indebolisce i servizi essenziali: il Partito Democratico denuncia con forza questa gestione della spesa pubblica che sacrifica i bisogni fondamentali dei pazienti sull'altare di una propaganda governativa dalla durata di soli venti giorni”.
Così Gian Antonio Girelli, deputato Pd della Commissione Affari Sociali della Camera.
“Altro che sostegno concreto: quello annunciato dal ministro Lollobrigida è un intervento del tutto insufficiente, fatto di pochi spiccioli elettorali che non affrontano minimamente la crisi gravissima del settore della pesca. A fronte di rincari eccezionali del gasolio e problemi strutturali mai risolti, come i mancati indennizzi per il fermo pesca 2024 e 2025 e i ritardi nei ristori, il Governo risponde con una misura temporanea e limitata, utile forse alla propaganda ma non alle imprese”.
Così il capogruppo Pd in commissione Ambiente della Camera, Marco Simiani.
“Come Partito Democratico - aggiunge - lo diciamo da tempo: serviva un aiuto concreto e immediato fin dall’inizio, già dopo le prime tensioni sul fronte energetico e internazionale. Invece sono passati troppi giorni senza interventi efficaci, e oggi questo ritardo rischia di compromettere l’impatto delle poche risorse messe in campo. Il mercato, infatti, potrebbe assorbirle rapidamente, soprattutto alla luce della volatilità del costo del carburante, rendendo di fatto inefficace una misura già debole alla partenza. Il costo del carburante rappresenta una delle principali voci di spesa per i pescatori italiani, arrivando a incidere in alcuni sistemi di pesca per oltre il 40-60 per cento dei costi operativi complessivi. Nei primi mesi del 2026, i prezzi del gasolio nei porti italiani hanno registrato aumenti medi del 33 per cento, con punte fino al 42 per cento, superando spesso 1 euro al litro. Numeri che da soli spiegano la gravità della situazione. Le marinerie italiane sono allo stremo e molte imbarcazioni rischiano di non uscire più in mare perché i costi sono diventati insostenibili. Servivano interventi urgenti e strutturali, a partire da un vero sostegno sui carburanti e dallo sblocco immediato dei pagamenti arretrati. Così invece - conclude - si continua a ignorare la realtà e si mette definitivamente in ginocchio un comparto strategico per il paese”.
“Meloni era già a conoscenza del caso Delmastro da un mese? È vera questa notizia che sta circolando? La Presidente del Consiglio deve chiarire, così come deve spiegare come sia possibile che Delmastro continui a restare nel suo incarico nonostante la gravità di quanto sta emergendo. Come può oggettivamente continuare a restare in carica al Ministero della Giustizia un sottosegretario già condannato in primo grado per rivelazione di segreto d’ufficio e che, se verrà confermato, sarebbe stato in affari con persone in qualche modo legate a soggetti condannati in via definitiva per reati con aggravante mafiosa? Persone che solo ieri diceva di non conoscere (!?) e che oggi apprendiamo avrebbe addirittura frequentato? Cos’altro deve accadere? Meloni dovrebbe chiarire, e dovrebbe farlo prima del referendum. È una questione di trasparenza, proprio perché la legge è uguale per tutti e sarà tale solo se la magistratura resterà autonoma e indipendente. Non si distragga con i podcast, ci risponda”. Così la responsabile giustizia del Pd, la deputata Debora Serracchiani.
"Questo governo non ha una strategia energetica per il Paese. Non l'ha mai avuta. Da settimane famiglie e imprese pagano il prezzo pieno della crisi, con benzina e gasolio oltre i due euro al litro e aumenti di oltre trenta centesimi dall'inizio del conflitto. Il Partito Democratico ha proposto il taglio delle accise un minuto dopo lo scoppio della guerra in Iran. Il governo ha preferito stare alla finestra. Ora arriva un decreto che scade fra venti giorni. Nel frattempo il petrolio continua a salire. Il 7 aprile si torna al punto di partenza, senza nessuno strumento strutturale per contenere i prezzi. Non è una politica energetica. È un intervento di emergenza arrivato in ritardo, pensato per durare lo stretto necessario. L'Italia arriva a questa crisi già in difficoltà: salari fermi, inflazione che erode il potere d'acquisto, crescita tra le più deboli d'Europa. Servono risposte di lungo periodo. Un governo che naviga a vista, subisce gli eventi e tampona i disastri non è un governo che governa. È un governo che improvvisa".
Lo dichiara Christian Di Sanzo, deputato del Partito Democratico e componente della
commissione Attività produttive.
Di fronte al caro carburanti, l’esecutivo tira fuori un taglio delle accise di 25 centesimi al litro per appena 20 giorni. Una misura fragile, che non affronta minimamente le difficoltà di famiglie e imprese: troppo poco e troppo tardi.
La verità è che l’Italia arrivava a questo passaggio già in affanno: salari fermi, pressione fiscale in aumento, crescita tra le più deboli d’Europa. E invece di intervenire con serietà e visione, ci mette una pezza, sperando che passi in fretta. È l’opposto di una strategia: è improvvisazione. Altro che risposte strutturali, come quelle proposte dal Pd e da Elly Schlein per la riduzione delle accise e gli investimenti nelle rinnovabili.
Un taglio che dura 20 giorni non è una politica economica: è uno spot elettorale a poche ore da un voto che evidentemente il governo teme più di quanto faccia intendere. E solo uno spot il Paese non può permetterselo.
Così in una nota Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati
“Mentre, dopo l’ordine di riequilibrio di Agcom, ci aspettiamo che Mediaset offra stesso spazio con stessa audience a personalità di analoga visibilità della Premier Meloni, nel vano tentativo di riequilibrare una programmazione totalmente schiacciata sul SI, osserviamo che persino lo spot di comunicazione istituzionale delle reti Mediaset somiglia moltissimo alla campagna per il SI. Il messaggio a caratteri cubitali recita “Si vota” richiamando proprio lo slogan dei comitati per il SI. I colori sono gli stessi della campagna per il SI. E c’è un appello al voto - “ogni voto conta” - rispetto alla comunicazione e illustrazione del voto. Anche in questo caso abbiamo inviato una segnalazione ad Agcom. Stiamo osservando una vera e propria regressione nella comunicazione politica delle reti private del Gruppo Mediaset della famiglia Berlusconi. Un ritorno ai tempi del far west televisivo con una violazione studiata e organizzata delle normative vigenti, cui la Presidente del Consiglio si presta. A proposito di terzietà, questa campagna ha fatto riemergere con prepotenza, accanto alla RAI di TELEMELONI, il tema del conflitto di interesse tra politica e media”. Così in una nota, i parlamentari dem componenti della Commissione di Vigilanza RAI.
"L'allarme lanciato dalle Regioni in Conferenza Stato-Regioni è inequivocabile: il trasporto pubblico locale e regionale rischia l'interruzione dei servizi per mancanza di risorse. La normativa è chiara — entro il 15 gennaio il Governo è tenuto a trasferire alle Regioni l'80% del Fondo nazionale TPL, pari a circa 4 miliardi di euro. Siamo a metà marzo e quel decreto non è ancora stato emanato. Un ritardo inaccettabile.
La situazione è aggravata dalla crisi energetica. Le associazioni di categoria AGENS, ANAV e ASSTRA hanno quantificato in oltre 30 milioni di euro al mese i maggiori costi che le aziende di trasporto stanno sostenendo dall'inizio dell'anno, con le quotazioni del gasolio in aumento di circa il 25% a causa della guerra voluta da Trump e Netanyahu. L'energia rappresenta già la seconda voce di costo del settore, con un'incidenza superiore al 15% della spesa complessiva: variazioni così marcate rischiano di compromettere la continuità stessa dei servizi.
È una contraddizione insostenibile: mentre il costo del trasporto privato sale e i cittadini avrebbero tutto l'interesse a spostarsi su mezzi pubblici, il Governo lascia le aziende di trasporto senza liquidità e senza risposte. Il trasporto pubblico locale non è una voce di bilancio negoziabile: è un diritto di mobilità, uno strumento di coesione sociale e una leva essenziale per la transizione ecologica.
Chiediamo al Governo di agire su due fronti in modo immediato: emanare il decreto di trasferimento dell'80% del Fondo TPL alle Regioni, come prescritto dalla legge; e raccogliere le proposte avanzate dalle associazioni di settore, a partire dall'estensione della riduzione dell'accisa sul gasolio commerciale a tutto il comparto del trasporto pubblico locale e dalla promozione in sede europea di un nuovo Temporary Framework per misure straordinarie a compensazione dei maggiori costi energetici. Non ci sono margini per ulteriori rinvii".
Lo dichiarano Antonio Misiani, senatore del Partito Democratico, responsabile Economia della segreteria nazionale, e Andrea Casu, deputato del Partito Democratico, vicepresidente della Commissione Trasporti della Camera dei Deputati.
"Oggi è l'ultimo giorno della campagna per il referendum costituzionale sulla giustizia. Come tanti sarò impegnato in diverse iniziative per sostenere le ragioni del No. La riforma su cui siamo chiamati ad esprimerci è prima di tutto inaccettabile nel metodo. Si è voluto mettere mano alla Costituzione, peraltro imponendo un testo al Parlamento senza che sia stato approvato nemmeno un emendamento, e si è riaperta una ferita nel Paese sui temi della giustizia, di cui proprio non c'era bisogno. E poi nel merito, dalla scelta del metodo evidentemente debolissimo del sorteggio, alla divisione delle magistrature con i due CSM, alla previsione di un nuovo organismo per le procedure disciplinari, dove cambia il rapporto numerico fra togari e laici. Sono convinto che tanti italiani capiranno che votando No si difende l' equilibrio dei poteri previsto nella nostra Costituzione e si creano le condizioni per interventi legislativi più equilibrati ed efficaci". Così Andrea De Maria, deputato PD.
“Dopo mesi di richieste da parte delle associazioni di categoria e del PD, il Governo interviene sul caro carburanti per il settore ittico. È un passo nella direzione giusta, ma tardivo e soprattutto insufficiente”.
Lo dichiarano i deputati Pd della Commissione Agricoltura.
“La situazione che sta colpendo il settore della pesca - aggiungono - è preoccupante. L’aumento dei prezzi del carburante, aggravato dall’instabilità geopolitica in Medio Oriente, sta mettendo a rischio la sostenibilità economica di molti operatori, in particolare delle flotte artigianali e costiere. Ma non si può continuare a scaricare tutto sulla geopolitica: questa crisi non nasce oggi ed è anche il risultato dell’assenza di una strategia nazionale capace di proteggere il settore. Servivano misure tempestive e strutturali, non interventi limitati e circoscritti nel tempo. Il credito d’imposta del 20% rischia di essere una misura più simbolica che realmente efficace. Le risorse stanziate – appena 10 milioni di euro per tre mesi – sono del tutto inadeguate rispetto all’impatto che l’aumento dei costi energetici ha avuto sulle imprese della pesca. Colpisce inoltre la scelta del Governo sulle priorità: mentre si destinano appena 10 milioni al sostegno diretto delle imprese ittiche, si prevedono 40 milioni per il rafforzamento della struttura amministrativa di AGEA nell’ambito del programma ‘Coltiva Italia’. Una sproporzione che solleva una questione politica chiara: si investe più sugli apparati che sull’economia reale. Non si tratta di mettere in discussione il ruolo delle strutture pubbliche, ma di riequilibrare le scelte: oggi le imprese chiedono liquidità, certezze e strumenti per continuare a lavorare, non interventi parziali e temporanei. Serve - concludono - un cambio di passo: risorse adeguate, interventi strutturali e una strategia energetica che metta davvero al centro i settori produttivi più esposti alla volatilità dei prezzi”.
“Il provvedimento varato dal Consiglio dei ministri arriva con un colpevole e sospetto ritardo. Non si comprende, infatti, perché un intervento di questo tipo non sia stato adottato fin dall’inizio dello shock petrolifero che sta colpendo duramente l’Italia, a seguito delle scelte irresponsabili dell’amministrazione Trump, più volte sostenuta e difesa da Giorgia Meloni.
Quelle varate oggi sono misure
tardive, probabilmente dettate più da esigenze di consenso che da una reale volontà di tutelare cittadini e imprese. Il tempismo, a ridosso delle elezioni di domenica e lunedì, solleva più di un dubbio sulla natura di questa decisione.
Per settimane il Governo ha lasciato che gli italiani pagassero il prezzo di questa crisi senza intervenire in modo adeguato. Oggi, invece, si tenta di intestarsi una mossa che appare più come una cinica operazione elettorale degna di altri tempi che una risposta concreta ed efficace alle difficoltà del Paese”. Lo dichiara Vinicio Peluffo, vicepresidente della Commissione Attività produttive della Camera.