“Con il reato di resistenza passiva andiamo oltre la propaganda di questo provvedimento nel suo complesso perché siamo davanti ad un attacco alle fondamenta del nostro stato di diritto. La maggioranza e il governo insistono su scelte ingiuste e incostituzionali che arrivano addirittura a criminalizzare la resistenza passiva e non violenta” Così la deputata Simona Bonafè, vice capogruppo del Pd alla Camera che sottolinea come “il ddl sicurezza dimostra l’ossessione securitaria di questo governo che arriva a reprimere con la forza il dissenso anche se pacifico”.
“Il nuovo reato di resistenza passiva è incostituzionale perché viola i diritti essenziali e mette in discussione la libera espressione e la manifestazione del pensiero”. Così il deputato democratico, Piero De Luca, è intervenuto in aula alla Camera nel corso dell’esame del ddl sicurezza sottolineando che “è del tutto illogico e irragionevole equiparare una semplice manifestazione, senza violenza, ad atti di rivolta e di aggressione”.
“Il ddl sicurezza introduce una fattispecie di reato assolutamente nuova che per la prima volta punisce penalmente la resistenza passiva, cioè la resistenza non violenta nelle carceri. È una scelta irragionevole e incostituzionale su cui chiediamo alla maggioranza e al governo di ripensarci per scongiurare un pericoloso declino verso forme e modelli di democrazia illiberale e di inciviltà giuridica” così il deputato democratico, Federico Fornaro, è intervenuto in aula alla Camera nel corso dell’esame del ddl sicurezza.
“Il governo non ha voluto fermarsi e la maggioranza ha bocciato i nostri emendamenti al ddl sicurezza che correggevano quella scelta atroce, ottusa e incostituzionale di introdurre un nuovo reato che criminalizza addirittura la resistenza passiva, pacifica, non violenta. E’ una deriva pericolosa, autoritaria che rischia di compromettere libertà e diritti: questo provvedimento è una vera e propria violenza al codice penale che viene stravolto e brutalizzato”. Così il capogruppo democratico nella commissione Giustizia della Camera, Federico Gianassi.
“ Desidero esprimere le mie più sincere congratulazioni al generale Luciano Portolano nominato nuovo Capo di Stato Maggiore della Difesa. È un servitore straordinario del nostro Paese e la vasta esperienza operativa e di comando acquisita in contesti delicati, lo rendono adatto alla guida”. Così Nicola Carè deputato e componente della Commissione Difesa e Vicepresidente della sottocommissione difesa e sicurezza dell’assemblea parlamentare Nato.
Lo stop ai fondi del Pnrr previsti per la gigafactory di Termoli, annunciato oggi dal ministro Urso, è una pessima notizia, che è il risultato dell’incertezza del governo sulle politiche industriali legate all’automotive. È necessario invece procedere senza esitazione alla realizzazione della gigafactory, per questo chiediamo a Stellantis di rafforzare l’attuale produzione di motori e al governo di mantenere a disposizione di Termoli i fondi indispensabili al rilancio di un nuovo progetto industriale per rilanciare lo stabilimento e salvaguardare l'occupazione.
Così Vinicio Peluffo, capogruppo Pd in Commissione Attività produttive di Montecitorio.
“Questa commissione dovrà prendere delle decisioni esistenziali per il futuro dell’Unione Europea, come recentemente sottolineato da Mario Draghi nel suo rapporto. L'esordio non è certamente promettente: si tratta di nomine molto schiacciate sul Partito Popolare Europeo, di orientamento conservatore, senza il giusto livello di ambizione e innovazione, con un grande accentramento di potere nelle mani della Presidente. Al commissario Fitto, a cui vanno gli auguri di un buon lavoro, facciamo la richiesta di usare il suo ruolo per favorire una maggior integrazione dell’Ue, invece di esserne freno, come troppe volte il suo partito, i Conservatori e riformisti, hanno fatto in questi anni. Valuteremo se saprà mettere davanti agli interessi di parte gli interessi del nostro Paese e di tutta l’Unione, che coincidono con un rafforzamento e un approfondimento dell’integrazione dell'Unione europea”. Lo afferma la deputata dem Lia Quartapelle, vicepresidente della commissione Esteri.
"Un altro suicidio a Regina Coeli, il terzo dall'inizio dell'anno e tutti nella settima sezione del carcere romano. Ho potuto appurarlo con i miei occhi, le condizioni di detenzione in questa sezione sono disumane. Torniamo a chiedere l'immediata chiusura del reparto". Lo afferma la deputata del Partito Democratico Michela Di Biase, componente della commissione Giustizia.
"Come hanno a più riprese denunciato il Garante dei detenuti del Lazio Anastasia e l'associazione Antigone, le persone recluse nella settima sezione restano in cella per 23 ore al giorno in una condizione di totale degrado, si superano i limiti della disumanità.
Poca luce, bagni senza intimità, ridotti posti letto perché i numeri del sovraffollamento hanno toccato vette mia viste prima" ha sottolineato la deputata Pd.
"Presenterò un'interrogazione parlamentare, perché è necessario che il Ministero attivi ogni verifica per fare luce sulle condizioni di detenzione, in modo particolare su quelle igienico-sanitarie, e sul piano di prevenzione del rischio suicidario" ha concluso Michela Di Biase.
Depositata alla Camera dei deputati la proposta di legge per introdurre il diritto alla disconnessione. Avanzata su iniziativa della realtà giovanile ‘L’asSociata’ (https://www.instagram.com/associata_roma?igsh=eDFvM3N0YXpqZmlq) la Pdl è stata presentata dal Capogruppo Pd in Commissione Lavoro Scotto con le firme della Vicepresidente Pd della Camera Ascani, della Capogruppo Pd alla Camera Braga, della Vicepresidente Pd Gribaudo e dei deputati Fossi, Laus, Sarracino, Guerra, Casu, Di Biase, Evi, Fassino, Ferrari, Forattini, Furfaro, Girelli, Madia, Manzi, Marino, Ricciardi, Roggiani, Scarpa, Serracchiani.
“La Pdl ‘Lavoro, poi stacco’ - frutto del lavoro e della collaborazione con ‘l’asSociata’ - intende promuovere una nuova cultura del lavoro che rispetti il tempo dentro e al di fuori dell’ufficio, tutelando i lavoratori e aumentando la produttività delle imprese, migliorando così la vita delle persone. Serve una nuova scommessa sulla qualità del lavoro. Dopo la pandemia questa domanda si è fatta ancora più stringente. E questa risposta la deve dare la politica”, ha dichiarato il primo firmatario Arturo Scotto.
“Reperibilità h24 e bassa retribuzione costringono tutte le generazioni di lavoratori alla precarietà - ha precisato la portavoce di asSociata - “il 28 settembre all’Arena Mancini a Roma, tutti insieme lanceremo la battaglia per approvare il diritto alla disconnessione“.
Qui il testo della proposta di legge: https://documenti.camera.it/leg19/pdl/pdf/leg.19.pdl.camera.1961.19PDL00...
“La ministra Calderone è tecnicamente sfiduciata. Dai suoi uffici innanzitutto. Che sembrano ormai dare i numeri. Sul collegato Lavoro si fa fatica a dare i pareri sugli emendamenti. E questa legge giace in Commissione da ormai 10 mesi e dovrebbe essere portata la settimana prossima addirittura al voto dell’Aula. Addirittura in extremis abbiamo appreso che saranno soppressi ben tre articoli su 23 per motivazioni che sono ancora ignote. Nel frattempo Forza Italia e Lega al Senato chiedono il rinvio della patente a crediti. Una misura voluta in prima persona dalla ministra. Calderone non ha più una maggioranza. E’ un fatto politico inequivocabile. Quando ne prenderà atto?”.
Lo dichiara il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“WACC (Weighted Average Cost of Capital) è il Costo Medio Ponderato del Capitale e rappresenta il costo medio che un'azienda deve sostenere per finanziare le proprie attività. Livelli inadeguati del tasso di remunerazione pregiudicano infatti la possibilità di finanziare i nuovi investimenti, mentre livelli troppo elevati possono favorire fenomeni di sovra-investimento, a discapito dell’economicità del servizio. Il WACC è un importante strumento per l'Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (ARERA) nella messa a punto delle tariffe energetiche e nella valutazione degli investimenti nel settore”. Questo è il testo dell'interrogazione presentata da deputati Pd Vinicio Peluffo e Marco Simiani, Capigruppo in Commissione Attività produttive e Ambiente, con cui chiedono al governo di riferire quali siano i livelli di WACC italiano 2020-2024 a confronto con Germania, Francia, Spagna, Austria e area Scandinava e quanto impattino sulla composizione delle tariffe e sulla Base Asset Regolata (RAB) presa a riferimento anno per anno.
“Il riconoscimento della necessità di recepire l’European media freedom act è sicuramente un passo avanti per la maggioranza e dimostra la correttezza delle posizioni portate avanti dalle opposizioni. Ora però si passi dalle parole ai fattisi e si avvii subito la discussione in parlamento della riforma della Rai” così in una nota il capogruppo democratico nella
Commissione di vigilanza Rai, Stefano Graziano, e il responsabile informazione del Pd, Sandro Ruotolo.
“Sono soddisfatta che il sottosegretario Bitonci abbia ammesso, a differenza della maggioranza, la crisi del comparto moda, il settore trainante del Made in Italy. Siamo preoccupati soprattutto per le difficoltà che riscontrano le piccole e medie imprese in una crisi che questo governo ha evidentemente sottovalutato pensando fosse una situazione congiunturale e non strutturale”. Lo dichiara la vicepresidente del Gruppo Pd, Simona Bonafè nell'interrogazione a Bitonci sulla mancata convocazione degli Enti locali al tavolo interministeriale del settore della moda e sulle iniziative di contrasto alla crisi del comparto.
“Solo nella Regione Toscana, dove si producono i principali marchi italiani e stranieri - continua Bonafé - in media chiudono due aziende a settimana con gravissime ripercussioni sull'occupazione. Al momento ho ascoltato solo dei tanti impegni presi ma di nessuna misura concreta realizzata dal governo”. “Non si può più usare il futuro ma solo il presente a partire da una moratoria dei pagamenti contributivi ed erariali per le aziende del settore che non hanno mai ricevuto sostegni specifici” ha concluso Bonafé.
"Le dichiarazioni di Crippa sono stupefacenti e distorcono completamente la realtà. La Rai è sotto il controllo del governo, che la sta utilizzando come megafono della propaganda, costringendola a trasmettere monologhi e autoassoluzioni per cercare di attenuare l'imbarazzo che i partiti di maggioranza stanno vivendo nelle piazze a causa di scandali, processi e falsi complotti. Salvini e Meloni sono costantemente occupati a risolvere problemi personali, e lo fanno dai banchi del governo, utilizzando in modo improprio strumenti e risorse che dovrebbero servire alla collettività” così componenti democratici della Commissione bicamerale di Vigilanza Rai.