“Quello che è accaduto nel corso delle audizioni in Commissione Moby Prince è inaccettabile. Ci vuole rispetto per le istituzioni e soprattutto per le vittime e le loro famiglie”: è quanto dichiarano i deputati Pd della Commissione di Inchiesta, Simona Bonafè, Matteo Mauri e Andrea Casu, sulle dichiarazioni rilasciate da Tito Neri, uno dei primi soccorritori della nave in fiamme.
“Continuare a parlare di ‘fatalità’ ed ‘errore umano’ come uniche cause della strage significa sconfessare tutte le indagini appurate dalle due precedenti Commissioni parlamentari di Inchiesta in 10 anni di lavoro ed allontanare la verità. E' fondamentale evitare passi indietro inammissibili che minano il lavoro e la credibilità delle istituzioni ed impedire che ricostruzioni parziali possano infangano la memoria di chi non può più difendersi”: concludono.
Oggi, in commissione Affari costituzionali della Camera, è stato adottato, come testo base dei lavori, il disegno di legge del Governo che è in realtà un testo concordato a livello istituzionale col Campidoglio. Per questa ragione abbiamo espresso una posizione favorevole. Abbiamo, tuttavia, sottolineato la necessità di dare rapido seguito a quella parte delle intese Governo-Campidoglio che prevedono la costituzione di una commissione paritetica che dovrà redigere una legge ordinaria che individui risorse e mezzi per assolvere alle nuove competenze legislative. Soprattutto abbiamo chiesto che già in questa manovra di legge di bilancio ci siano risorse speciali per Roma Capitale. Solo in presenza di queste garanzie si potranno ritenere sincere le intenzioni di riformare davvero, da parte del Governo, i poteri e le prerogative della Capitale” così il deputato democratico, componente dell’ufficio di presidenza del gruppo del Pd alla camera, Roberto Morassut.
“I sovranismi nazionali di cui siete tanto orgogliosi hanno avuto la responsabilità politica di non aver fatto valere il peso di un’Europa coesa e determinata nel difendere i propri interessi. Il risultato è che i dazi colpiscono in modo rilevante le esportazioni europee e italiane incidendo sul Pil e sull'occupazione, con il nostro Paese, la seconda manifattura europea, tra i più esposti”.
Così il vicepresidente della commissione Attività produttive alla Camera, Vinicio Peluffo, intervenendo in Aula sulle comunicazioni della presidente Meloni.
“Avevate detto - ha aggiunto - che una volta arrivati al governo sareste andati a Bruxelles a battere i pugni sul tavolo per fare gli interessi degli italiani. Allora fate una cosa utile. Chiedete un piano di investimenti orientato a rafforzare la politica industriale dell'unione europea. Chiedete la creazione di una governance industriale europea rafforzata. Chiedete la promozione di una strategia europea di commercio internazionale che combini l'apertura verso nuovi mercati con la protezione delle filiere strategiche e un supporto concreto alle imprese esposte e poi, se ci riuscite, fate anche qualcosa qui in Italia, visto che sulle politiche industriali non avete fatto niente su automotive, chimica di base, acciaio, moda e tessile. L'elenco delle emergenze alle quali non date risposte diventa sempre più lungo, ma le imprese e i lavoratori italiani non possono più aspettare”.
“Interventi minimali, risorse insufficienti e tagli consistenti alla dotazione del ministero dell’Agricoltura: questa, in sintesi, è la fotografia della legge di bilancio appena bollinata, che conferma l’indifferenza del governo verso un comparto ormai abituato a ricevere risposte solo di fronte alle emergenze, e mai politiche strutturali. Nel frattempo, imperversano i dazi dell’alleato Trump, mentre settori strategici come quello del grano e del vino richiederebbero tutele mirate e strategie di medio-lungo periodo. A maggio, puntualmente, il governo tornerà ad ‘accorgersi’ della siccità e della crisi idrica, e come in una giostra felliniana torneranno a girare le autobotti per tentare di dare un minimo ristoro”.
Così i componenti Pd della commissione Agricoltura alla Camera, Antonella Forattini (capogruppo), Maria Stefania Marino, Nadia Romeo, Andrea Rossi e Stefano Vaccari.
“Sorgono però - aggiungono - domande imprescindibili: come il governo italiano sta spingendo la Commissione Europea a rivedere la malsana proposta di accorpamento dei fondi Pac con quelli della Coesione? E come pensa di intervenire per ripristinare il taglio consistente previsto per il settore agroalimentare? Infine, sarebbe utile sapere che fine ha fatto il Coltivitalia, annunciato in maniera roboante lo scorso luglio con una dotazione di un miliardo di euro: è ancora fermo al Mef, alla ricerca delle coperture finanziarie maldestramente previste? Oppure anche in questo caso si utilizzerà il machete per stralciare alcune delle misure programmate? Domande - concludono - che meritano una risposta”.
“Non solo il governo non è riuscito a mantenere le promesse elettorali di mandare le persone in pensione prima, ma dalla manovra di bilancio emerge che non è neppure in grado di tutelare i più fragili ed impedire che si formi un nuovo blocco di esodati” Così la deputata e vicepresidente del Gruppo Pd, Valentina Ghio durante il Question time al ministro Giorgetti.
“Il quadro che emerge dalla bozza di manovra sulle pensioni è allarmante” sottolinea la parlamentare dem. “Dopo mesi di promesse sulla sterilizzazione dell'adeguamento dell'età pensionabile e la speranza di vita, il governo aumenta i requisiti con un mese in più per il 2027 e due mesi per il 2028 e cancella le uniche misure che garantivano la flessibilità dell'età in uscita come quota103 e opzione-donna, già pesantemente colpita nei tre anni di governo Meloni”. “Mentre il governo stringe drasticamente la platea dei beneficiari dell'Ape Sociale, lascia senza reddito chi ha già avviato dei percorsi di uscita anticipata. Di fatto crea dei nuovi esodati”, conclude Ghio.
“Il testo bollinato della Manovra conferma i tagli al settore del cinema e dell’audiovisivo. Il piccolo ritocco annunciato non cambia la sostanza: mezzo miliardo di taglio al fondo cinema e ai finanziamenti all’industria audiovisiva italiana. La sforbiciata resta pesante e insostenibile per un comparto già duramente colpito dalle ultime leggi di bilancio” così una nota del del deputato democratico, componente della commissione Cultura della Camera, Matteo Orfini. “Il ministro Giuli - prosegue Orfini - ha tentato di nascondere l’entità del danno alludendo oggi in Senato a un possibile ripensamento, ma la realtà è sotto gli occhi di tutti: il governo sta mettendo in pericolo un settore strategico creando danni enormi in termini produttivi e occupazionali. Il cinema italiano è una risorsa culturale, economica e identitaria per il Paese. Penalizzarlo significa indebolire una delle industrie creative più vitali del Made in Italy.”
"L'aumento dell'età pensionabile è il modo più facile per ottenere la sostenibilità del sistema pensionistico. Facilissimo: si aumenta il periodo che si deve passare al lavoro, lasciando fermo quello che si passa in pensione. Questa modalità, progettata da Maroni e messa a regime da Berlusconi, non può essere una soluzione per sempre, non è socialmente sostenibile, specie in Italia, che ha la più alta età pensionabile di tutta Europa. È da gennaio che come Pd chiediamo che si discuta, anche nel confronto con i sindacati, una soluzione strutturale. Il governo ha passato questo tempo ad alimentare la speranza di un congelamento dei tre mesi di aumento, per arrivare a ipotizzare una pezza al problema, pasticciata, a due giorni dalla legge di bilancio. Una finta soluzione che penalizza i soggetti più fragili, tra cui caregiver, invalidi civili, disoccupati e donne con problematiche familiari". Lo dichiara la deputata e responsabile Lavoro del Pd, Maria Cecilia Guerra in replica al ministro Giorgetti durante il Question Time alla Camera.
"La manovra ha l'esito di sconfessare il proclama numero uno del governo Meloni: il superamento della legge Fornero. Il governo ha fatto al contrario, restringendo così tanto la possibilità di uscita anticipata - ape sociale, opzione donna e persino quota 103 - da renderne quasi irrilevante la totale soppressione. In definitiva l'unica cosa che è andata in pensione anticipata con l'azione di questo esecutivo sono le sue mendaci promesse", conclude Guerra.
“Dopo un’inaugurazione toccante con i famigliari dei morti sul lavoro e la seconda giornata dedicata prima alle scuole e alla formazione e con i tavoli tematici successivamente, domani restituiremo gli spunti raccolti con delle proposte politiche per concludere questa tre giorni di Stati Generali. Lo ha detto il Presidente Mattarella e lo abbiamo fatto in questi giorni, producendo e generando attenzione alla cultura della sicurezza. Il percorso però deve andare avanti anche con atti adeguati in Parlamento”.
Così Chiara Gribaudo, presidente della Commissione d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, al termine della seconda giornata degli Stati Generali su Salute e Sicurezza sul Lavoro, tenutisi a Montecitorio e in collaborazione con la Presidenza della Camera dei Deputati.
L’appuntamento di domani è alle 10 in Sala della Lupa con gli interventi della presidente Gribaudo, Tino Magni, presidente della Commissione d’inchiesta sulle condizioni idi lavoro in Italia al Senato, Walter Rizzetto, presidente della Commissione Lavoro pubblico e privato, e Antonio di Bella, presidente ANMIL. Durante la tavola rotonda ci sarà la presentazione degli esiti dei gruppi di lavoro riunitisi oggi per discutere insieme di patente a crediti e il nuovo accordo stato-Regioni sulla formazione, logistica e benessere mentale. Gli Stati Generali saranno chiusi alle 11.30 con l’intervento della procuratrice della Corte di Cassazione Rita Sanlorenzo, che parlerà di salute e sicurezza sul lavoro in rapporto con la giustizia.
“Sabato mattina mi sono recata per una visita ispettiva all’interno del carcere femminile di Rebibbia, dove ho potuto incontrare otto donne in stato di gravidanza: un numero enorme, conseguenza diretta dello scellerato decreto sicurezza fortemente voluto da questa destra, che ha riportato in carcere madri con figli sotto l’anno di età e detenute in gravidanza”. Lo dichiara Michela Di Biase, capogruppo Pd in commissione Infanzia e Adolescenza.
“Fra queste donne – conclude Di Biase – tre versano in condizioni di salute gravissime, tali da mettere a rischio la loro stessa vita e quella dei nascituri. Ho presentato un’interrogazione scritta per sapere cosa intendano fare il ministro Nordio e il ministro della Salute per garantire l’incolumità di queste detenute. Non possiamo permettere che neppure una donna sia messa in pericolo quando si trova sotto la tutela dello Stato”.
Promesse tradite: crescono tasse, età pensioni e lavoro povero
“Siamo alla quarta Manovra del Governo Meloni ma il bilancio, quello vero, è fallimentare: promesse elettorali disattese, famiglie e imprese lasciate sole, lavoro sempre più povero”: è quanto dichiara il deputato Dem e segretario Pd della Toscana, Emiliano Fossi sul provvedimento bollinato oggi, mercoledì 22 ottobre, dalla Ragioneria generale dello Stato.
“Giorgia Meloni aveva promesso meno tasse e più sostegni. Oggi la pressione fiscale è al 42,8 per cento del Pil, la più alta degli ultimi dieci anni. L’età pensionabile aumenta, ‘Opzione Donna’ viene cancellata e le donne continuano a essere penalizzate. È un governo che parla di famiglia, ma ignora che oltre 2,2 milioni di nuclei familiari vivono in povertà assoluta.”
“Con il governo della destra è cresciuto il lavoro precario, sottopagato e nei settori a bassa produttività: un lavoratore su dieci è povero, e tra le donne la quota supera il 25 per cento. Altro che rilancio dell’occupazione stabile. Dopo quattro anni di promesse mancate, la Premier non può più dare la colpa agli altri: i numeri certificano che ogni promessa è stata tradita. Il Partito Democratico continuerà a battersi per un fisco più giusto, pensioni dignitose e lavoro stabile per tutti”: conclude.
“È arrivato il momento di parlare dei problemi reali dei cittadini, a partire da chi non riesce più a permettersi un affitto o una casa in cui vivere serenamente. In tutta Italia, da Nord a Sud, cresce l’emergenza abitativa: lo denunciano gli enti locali, le associazioni e le audizioni svolte in commissione. È un tema che non può più essere rinviato”. Lo ha detto in Aula alla Camera, Marco Simiani, capogruppo Pd in commissione Ambiente, richiedendo un’informativa urgente a Giorgia Meloni e Matteo Salvini sul Piano Casa.
“Il governo – ha aggiunto l’esponente Pd - da tempo annuncia un Piano Casa che però non arriva o appare frammentato e senza direzione. Nell’articolo 134 della manovra relativo al Fondo sociale per il clima, sono previsti quasi 9 miliardi per l’efficientamento energetico delle abitazioni, ma non c’è ancora chiarezza su come saranno utilizzati. È grave che una misura così importante resti sulla carta, mentre migliaia di famiglie non riescono più a sostenere il costo dell’abitare”.
“Serve – ha concluso Simiani - un confronto vero in Parlamento. Chiediamo che la commissione esamini subito le proposte di legge delle opposizioni già depositate e che il governo venga a riferire su quali interventi intenda adottare. Le famiglie, gli inquilini, chi ogni mese fatica a pagare l’affitto meritano risposte concrete, non annunci”.
“L’Europa vive un momento delicatissimo, stretto tra guerre, crisi geopolitiche e tensioni commerciali. In questo contesto serve più Europa, non meno Europa. Il mantra della presidente Meloni, che vuole un’Unione che faccia meno, è sbagliato. Noi chiediamo un’Europa che faccia di più e meglio, capace di proteggere davvero i cittadini di fronte a sfide globali che nessun Paese può affrontare da solo”. Lo ha detto in Aula alla Camera, il deputato Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione Ue, durante le dichiarazioni di voto sulle mozioni in materia di politiche di coesione.
“Le politiche di coesione – ha aggiunto l’esponente dem - sono il cuore del progetto europeo, ma oggi rischiano di essere svuotate. La proposta della Commissione di accentrare la gestione dei fondi, unificandoli con altri strumenti, mette in pericolo il principio di sussidiarietà e l’autonomia dei territori. È lo stesso modello che il ministro Fitto ha applicato in Italia, centralizzando le risorse del Fondo di sviluppo e coesione e producendo ritardi enormi. Così si indebolisce il Mezzogiorno, ampliando e aggravando i divari territoriali esistenti”.
“Il governo Meloni – ha concluso De Luca - con l’autonomia differenziata, con la gestione politicizzata dei fondi e con la resa ai dazi imposti da Trump, lavora contro l’Europa e contro l’interesse nazionale. Noi continueremo a difendere l’unità del Paese, la giustizia territoriale e sociale, e un’Europa solidale che sostenga famiglie, imprese e territori. Perché chi indebolisce l’Europa indebolisce l’Italia”.
“Altro che ‘manovra in divenire’: in divenire ci sarà solo la crisi di interi settori della cultura, a partire da quello cinematografico e audiovisivo, che il governo sta sacrificando sull’altare dei propri pregiudizi ideologici e dei veleni interni alla maggioranza apportando tagli scellerati”, così la capogruppo del Pd in commissione cultura alla Camera, Irene Manzi, replica al ministro Giuli, che ha cercato “di sminuire le critiche che tutti i settori della cultura stanno muovendo nei confronti della sua gestione”.
“Non esistono manovre in divenire – aggiunge Manzi – i conti dello Stato sono chiari, e i tagli che Giuli ha avallato in Consiglio dei ministri ricadranno sui comparti culturali per tutto il prossimo anno e compromettendo anche investimenti pluriennali. Il resto sono solo prese in giro, che confermano l’assenza di consapevolezza e ascolto del governo Meloni delle reali difficoltà che stanno attraversando interi settori di sua competenza come il cinema e lo spettacolo dal vivo , e che Giuli continua a fingere di non vedere.”
“Ancora una volta, la cultura viene trattata dal Governo come un costo da tagliare, non come un investimento per il futuro del Paese. Il taglio di oltre mezzo miliardo di euro al Fondo Cinema è un colpo durissimo per un settore già provato da incertezze, decisioni improvvisate e assenza di visione strategica. Le associazioni di categoria, con una rinnovata e non scontata unità, denunciano le gravissime ricadute occupazionali e produttive di questa scelta e chiedono lo stop a uno smantellamento che colpisce una delle eccellenze italiane riconosciute nel mondo”
Così in una nota il deputato democratico, componente della commissione cultura della Camera, Matteo Orfini. “Il Governo, - aggiunge il democratico - invece di ascoltare, continua a usare la cultura come strumento politico e ideologico, colpendo in modo pretestuoso i settori considerati “ostili” solo perché liberi e non allineati.
Il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ignora colpevolmente gli appelli del mondo del cinema e delle arti, limitandosi a eseguire, come un liquidatore fallimentare, il mandato politico della Presidente Meloni: smantellare un comparto vitale, indipendente e pluralista. Un settore che fino alla "cura Meloni" ha restituito lavoro e ricchezza in misura assai superiore alle risorse pubbliche investite.
Chiediamo al Governo di fare marcia indietro su questi tagli irresponsabili e ingiustificati e di avviare un confronto serio con chi ogni giorno fa vivere la cultura italiana”, conclude Orfini.
“Uno strano silenzio da parte di chi, di fronte a certi fatti di cronaca, non perde occasione per commentare come un qualsiasi influencer. Non si perde mai occasione per puntare il dito quando la violenza riguarda ‘il diverso’, un manifestante o un migrante. Quando però la violenza nasce altrove, quando affiora in contesti che toccano certe aree o ambienti, allora tutto tace. Non si tratta di fare propaganda o di usare un episodio per colpire l’avversario politico. Sarebbe stupido, e anche ingiusto. Ma è altrettanto sbagliato fingere che non esista un problema, che la violenza non si annidi anche in luoghi e ambienti che preferiamo non guardare o vogliamo non vedere”. Così il deputato dem Andrea Rossi in un lungo post pubblicato sui social.
“Il tema – prosegue l’esponente Pd - non è nuovo. È la conferma di un fenomeno che attraversa la nostra società e che abbiamo già discusso: la violenza non è più un’eccezione, ma un linguaggio diffuso. È dentro le piazze, nelle curve, nei bar, nei social. È diventata un modo di stare nel mondo, una forma di appartenenza tossica. Proprio per questo serve uno sguardo più lucido e meno ipocrita con frange del tifo organizzato, che non va confuso con i tifosi e parte del mondo ultras. Non amo i giudizi affrettati e le contrapposizioni, il bianco e nero esiste solo come colore della squadra amata. Lo dico quindi a ragion veduta e per esperienza personale, visto la mia conosciuta passione per il calcio e per il tifo, di chi nella sua vita per decenni ha fatto l’abbonamento in curva. Chi vive la curva sa che quella è una comunità fatta di passione, di identità popolare, di emozione condivisa. Ma dentro quella stessa comunità, da anni, si muovono anche realtà che nulla hanno a che vedere con lo sport: gruppi che usano la passione per costruire potere, intimidazione, affari”.
“Ecco perché – conclude Rossi - serve parlarne, e serve farlo con serietà. Non bastano indagini occasionali o repressioni episodiche: serve un lavoro sistematico, trasparente, come quello proposto dal collega Mauro Berruto con l’idea di una commissione parlamentare d’inchiesta sul mondo del tifo organizzato. Non per generalizzare o condannare, ma per conoscere e capire se si annida uno strano intreccio con infiltrazioni malavitose, affari e ideologie. Se lo sport e il tifo rappresentano un fenomeno sociale che coinvolge milioni di italiani, devono essere anche un terreno di responsabilità politica e istituzionale. Il calcio, come lo sport in generale, è un patrimonio collettivo: appartiene a chi lo vive con passione, non a chi lo usa per fare violenza, propaganda o affari illeciti. Per questo mi chiedo perché il Parlamento continui a ignorare la proposta seria e concreta del collega Berruto di istituire una commissione d’inchiesta sul tifo organizzato. Non è un tema di destra o di sinistra: è una questione di verità, trasparenza e rispetto per chi vive lo sport per quello che è. Perché se di fronte a tutto questo si continua a tacere, allora sì, tutto tace, ma a perdere è la nostra idea di comunità”.