“L’impellenza con cui Agcom intende accelerare nella ridefinizione dei criteri di calcolo delle concessioni tv rappresenta una grave e molto sospetta forzatura. E’ per questo necessario che l’Agcom si fermi”. Lo dichiara Vinicio Peluffo, capogruppo Pd in Commissione Vigilanza alla Camera.
“Una eventuale ridefinizione dei criteri di calcolo entro il 30 settembre – spiega Peluffo –, come nelle intenzioni dell’Agcom, costituirebbe un pesante strappo sia per le modalità di decisione (a maggioranza e contro il proprio presidente), sia perché andrebbe esattamente nel senso opposto rispetto a quanto indicato dalle tre lettere spedite dalla Ue e dal sottosegretario Giacomelli”.
“Il fatto, poi – prosegue Peluffo – che a promuovere con tale foga e sordità l’operazione siano Martusciello, Preto e Posteraro, ovvero i commissari indicati dal centrodestra, e che tra i sicuri beneficiari di un’accelerazione ci sia anche Mediaset, fa nascere un sospetto e forse qualcosa di più su tanta fretta”.
“Quale che sia la motivazione dei tre consiglieri Agcom, l’unico effetto di una ridefinizione immediata sarebbe comunque un pesante danno erariale per lo Stato. La ridefinizione è una materia troppo complessa per essere regolata in maniera affrettata, chiediamo per questo all’Agcom di non procedere.”, conclude Peluffo.
"Il ministero dei Trasporti chiarisca la vicenda della rimozione del comandante Gregorio De Falco dal settore operativo della Capitaneria di Livorno e il suo trasferimento ad un ufficio amministrativo. Nel pieno del processo sul naufragio della Costa Concordia, è opportuno chiarire se ci siano motivazioni particolari dietro questa scelta". E' quanto dichiara il deputato del Partito democratico Federico Gelli, annunciando la presentazione di un'interrogazione al ministro Maurizio Lupi.
"De Falco ha gestito in prima persona – spiega Gelli – nella notte tra il 13 e il 14 gennaio le fasi cruciali dei soccorsi dopo il naufragio della nave all'Isola del Giglio ed ha ricevuto per questo anche l'encomio solenne della Marina Militare. Sui mezzi di informazione di tutto il mondo è diventato il simbolo dell'Italia che prova a dare un'immagine diversa rispetto ad un disastro del genere. Questa rimozione, per la quale il comandante si sarebbe detto amareggiato, merita gli opportuni chiarimenti pubblici, anche per fugare eventuali sospetti che la possano collegare allo svolgimento del processo di Grosseto".
Parità tra madre e padre, una rivoluzione culturale
"Finalmente anche l'Italia si mette sulla buona strada per riallinearsi agli altri paesi europei in materia di attribuzione del cognome materno ai figli". Lo ha dichiarato Roberta Agostini, deputato del Partito Democratico.
"Come in Germania, Spagna, Francia, Regno Unito -la legge approvata oggi dalla Camera, stabilisce che ai figli potrà essere attribuito il cognome della madre, del padre o di entrambi. Essa risponde a un principio di parità tra uomini e donne per superare il retaggio di una concezione della famiglia fondata sulla `potestà maritale`, diventata veramente obsoleta, sia rispetto al cambiamento in atto delle famiglie italiane, sia rispetto ai principi dell'ordinamento e al valore costituzionale dell'eguaglianza".
"Si tratta di rivoluzione culturale, partita da una condanna dell'Italia da parte della Corte dei diritti dell'uomo per violazione del principio di non discriminazione e di rispetto della vita privata e familiare".
''Che bellezza, col voto segreto sono prevalse saggezza e civiltà''. Lo afferma Barbara Pollastrini commentando il via libera della Camera al testo sul doppio cognome.
''Sono emozionata e felice. Fino all'ultimo ero molto ansiosa, nel dibattito sono stati evocati fantasmi senza fondamento, ma questa volta la Camera ha saputo scrivere una buona pagina. Anche in Italia abbiamo finalmente una norma antidiscriminatoria, richiesta dall'Europa e capace di riconoscere una sostanziale uguaglianza di opportunità''.
"Con questa legge l'Italia diventa più europea. Ci lasciamo alle spalle un provincialismo che ha resistito sin troppo a lungo nella nostra legislazione. Dando la possibilità ai genitori di scegliere liberamente quale cognome trasmettere ai propri figli, quello della madre o del padre, diamo un'iniezione di modernità e di internazionalizzazione al nostro Paese". "In Italia a qualcuno può sembrare una rivoluzione. Ma in una prospettiva europea non lo è affatto. E' semplicemente un 'atto dovuto' che mette l'Italia in linea con la maggior parte dei paesi europei. La possibilità di assegnare il cognome materno ai propri bimbi è un tassello verso il raggiungimento di una normalità europea e, non da ultimo, un altro passo avanti sulla strada del perseguimento della parità dei diritti tra uomini e donne“.
Lo ha detto Laura Garavini, componente dell'Ufficio di Presidenza del gruppo del Pd alla Camera, commentando il voto sulla legge che attribuisce il cognome ai figli di cui è stata prima firmataria.
“La nuova legge approvata dalla Camera è una trasformazione culturale, non una rivoluzione perché semplicemente mette l’Italia in linea con gli altri Paesi europei. Eravamo in ritardo, come ci aveva ricordato la sentenza della Corte europea nel gennaio del 2014, con questo voto il Parlamento si mostra attento e responsabile alle esigenze di una società che è in continuo mutamento. Ora i coniugi sono liberi di scegliere il cognome da dare ai propri figli secondo il principio che sta alla base di questa legge ovvero quello dell’autodeterminazione. La legge approvata oggi supera il vecchio retaggio provinciale, facilita una trasformazione culturale, ed è un altro tassello per abbattere gli stereotipi di genere”.
Lo ha detto Sofia Amoddio, deputata del Pd, nella dichiarazione di voto a sostegno della proposta di legge che introduce le nuove norme sull’attribuzione del cognome ai figli.
“Proprio grazie al dibattito interno, unito alla volontà di costruire diritti e tutele universali per tutte le perone, il Partito Democratico troverà le soluzioni più adatte per riformare il mercato del lavoro”. Lo dichiara Giovanna Martelli, deputata del Partito Democratico e componente della Commissione Lavoro alla Camera.
“Questo è – spiega Martelli – il nostro obiettivo da sempre. E i risultati ottenuti fino a ora ne sono la prova. Uno su tutti: le salvaguardie approvate per gli esodati, che sono il frutto della volontà del Pd, e non di altri”.
«Vogliamo che la giornata del 3 ottobre sia dedicata al ricordo delle vittime innocenti del tragico naufragio avvenuto al largo di Lampedusa quasi un anno fa, perché la memoria di quella tragedia contribuisca a diffondere nel nostro paese, e in particolare nelle nuove generazioni, il senso della solidarietà civile e il rispetto della dignità umana”. Lo afferma il deputato del Pd Paolo Beni, che ha presentato la proposta di legge che istituisce il 3 ottobre quale “giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione”, da oggi in discussione nella commissione Affari Costituzionali della Camera.
“Una giornata – spiega Beni - per contribuire ad affermare la consapevolezza del dovere dell'accoglienza e quel senso di comunità troppo spesso offuscato dai pregiudizi e dall’egoismo sociale. Ci sono circostanze in cui l’indifferenza e la passività non sono ammesse. Nonostante il prezioso intervento dell'operazione Mare Nostrum, quella tragedia continua a ripetersi con impressionante regolarità, e centinaia di migranti in fuga da guerre e persecuzioni perdono la vita nel tentativo di raggiungere le coste italiane. Un'emergenza che chiama la ribellione morale di chiunque abbia senso civico e rispetto della dignità umana. E impone alle istituzioni italiane ed europee di assumere le proprie responsabilità. Servono subito interventi più incisivi da parte di tutta l'Unione Europea per creare canali umanitari di ingresso, garantire il diritto all'accoglienza per i rifugiati e richiedenti asilo, contrastare il traffico di esseri umani.»
Ad un anno da Lampedusa almeno 266 vittime aspettano un nome
“Apprezziamo le parole del Ministro Alfano che ha definito “interessante” la nostra richiesta di creare un database sui migranti scomparsi. E’ umanamente doveroso dare alle famiglie informazioni precise sui loro cari. Per ciò secondo noi è indispensabile la creazione di un’anagrafe delle persone che risultano morte o disperse in mare o delle quali semplicemente non si hanno più notizie. Ad un anno da Lampedusa ancora 266 vittime aspettano un nome, dunque ci auguriamo che si passi dalle parole ai fatti”. Lo afferma Lia Quartapelle deputata del Pd e prima firmataria dell’interrogazione discussa oggi durante il question time.
“Il nostro Paese- aggiunge Quartapelle - ha dato prova di generosità e accoglienza nei confronti dei migranti e l’operazione Mare Nostrum ne è un altissimo esempio, tuttavia l’impegno per costruire un’anagrafe delle persone scomparse deve trovare un’applicazione concreta. Ricordiamo che dobbiamo essere grati alle Ong che grazie al loro capillare lavoro ci forniscono l’unico dato approssimativo esistente dei dispersi cioè 23Mila in 14 anni, per una media di 1600 persone l'anno. Un numero impressionante, nonostante il generoso impegno degli operatori di Mare Nostrum”.
“Rinnoviamo il riconoscimento al governo, per la professionalità e l’umanità della Marina militare impegnata dall’ottobre dello scorso anno nell’operazione di salvataggio Mare Nostrum, di cui siamo fieramente orgogliosi.” Così dichiara Khalid Chaouki, coordinatore dell’intergruppo parlamentare immigrazione e promotore della missione parlamentare a bordo della nave San Giusto impegnata nell’operazione.
“Tuttavia rimane imbarazzante – chiarisce Chaouki - l’assenza totale dell’Europa in questa missione. I confini dell’Italia sono innanzitutto confini europei, perciò chiediamo una corresponsabilità dell'Europa. L’Italia non può essere lasciata sola ad affrontare quella che è anche un’emergenza umanitaria. Va sottolineata l’attenzione riscontrata dal punto di vista sanitario al controllo dei migranti, al fine di prevenire ed escludere qualsiasi tipo di contagio di malattie infettive. A tal proposito, rinviamo al mittente tutte le congetture e le ipotesi di contagio provenienti soprattutto dal tandem Grillo - Salvini. La sicurezza medico-sanitaria è tra le attività prioritarie del personale impegnato nella missione Mare Nostrum".
"Invitiamo quindi tutte le forze politiche - conclude il deputato del Pd - a evitare una sciocca quanto dannosa strumentalizzazione di un’operazione che, di fatto, sta salvando la vita a intere famiglie siriane in fuga da persecuzioni e guerre.”
“E’ profondamente sbagliata la proposta della Presidenza italiana dell’Unione europea di rinviare a data da destinarsi l’abrogazione delle tariffe di roaming in Europa attualmente prevista per dicembre 2015. La proposta italiana va certamente incontro ai timori manifestati da alcuni Paesi e alle sollecitazioni delle industrie di Tlc, ma contravviene quanto gia' deciso dal Parlamento europeo e dalla commissione e soprattutto delude le aspettative dei consumatori”. Lo scrive, in una nota, il presidente della Commissione per le Politiche Ue della Camera Michele Bordo.
“Questa richiesta di rinvio e' sbagliata e anacronistica. L'Ue dovrebbe sforzarsi, al contrario, di eliminare le barriere di ogni tipo, facilitare le comunicazioni, semplificare la vita dei cittadini e ridurre i costi. L'eliminazione del roaming è anche un modo per riportare equilibrio ed equità in un mercato in cui, per anni, ha regnato il caos e a farne le spese sono stati, come sempre, i cittadini”.
“L'abolizione del roaming rappresenta dunque il completamento del lavoro svolto, soprattutto in Italia in questi anni, in materia di concorrenza, e che ha prodotto risultati significativi: dall'abbassamento delle tariffe telefoniche all'eliminazione delle 'gabelle' previste per ogni ricarica telefonica. Fermarsi, temporeggiare o tornare indietro non avrebbe senso e sarebbe profondamente sbagliato.Mi adopererò affinché il Parlamento impegni il Governo a fare ogni sforzo perché si rispetti in Europa, senza ulteriori rinvii, la scadenza già prevista del 2015 per l’abrogazione del roaming”.
“Le mozioni approvate oggi impegnano il governo a dimezzare il budget finanziario inizialmente previsto per l’acquisto del programma F-35. Si tratta di una indicazione importante sia nel merito che nel metodo. Infatti, da una parte è giusto secondo noi razionalizzare le risorse destinate agli F-35 dall’altra è fondamentale che sia il parlamento a decidere, così come ha stabilito la Riforma sui sistemi d’arma che noi abbiamo fortemente voluto alla fine della scorsa legislatura. La nostra mozione, dunque, è coerente con un percorso di revisione dello strumento militare e con i rigorosi vincoli di bilancio imposti dalla crisi”.
Così Gian Piero Scanu, capogruppo Pd nelle commissione Difesa della Camera, durante le dichiarazioni di voto delle mozioni sugli F-35.
“L’introduzione del reato di depistaggio è una bella pagina del Parlamento, un traguardo per il nostro paese e al contempo un punto di partenza per una giustizia più giusta”. E’ il commento del capogruppo in commissione Giustizia Walter Verini, relatore della pdl votata oggi nell’aula di Montecitorio con ben 351 si', 50 no e 26 astenuti.
“Voglio innanzitutto ringraziare Paolo Bolognesi, primo firmatario di questo provvedimento passato oggi alla Camera, ora siamo sicuri che il Senato farà la sua parte approvandolo nel più breve tempo possibile. Un provvedimento che dovevamo alla storia del nostro paese che ha affrontato momenti difficili, fenomeni come il terrorismo e la criminalità organizzata che hanno tentato di minare la nostra democrazia e su cui hanno pesato il mancato accertamento della verità processuale, manovre occulte e gravi e responsabili omissioni. Ora il reato di depistaggio fornirà lo strumento necessario che permetterà l’accertamento della verità, delle responsabilità individuali e la condanna dei colpevoli”.
“Le strage di Ustica, di piazza Fontana, dell’Italicus, della Stazione di Bologna, di piazza della Loggia non devono rimanere solo nella memoria collettiva: con il sì al reato di depistaggio queste tragedie si attualizzano nell’impegno concreto del nostro parlamento”.
“L’approvazione di questa legge rappresenta una svolta storica per il Paese”. Lo ha dichiarato oggi il deputato Pd Paolo Bolognesi, presidente dell’Associazione 2 agosto ’80, nel suo intervento nell’aula della Camera che votato a favore della sua pdl di introduzione del reato penale di depistaggio e inquinamento processuale (n. 559),presentata il 27 marzo 2013 e sostenuta da circa 30. 000 cittadini che hanno firmato la petizione lanciata da change.org.
“ Il futuro - ha proseguito Bolognesi - appartiene a chi ha il coraggio di cambiare. Con il nostro voto noi scegliamo di cambiare a favore di un sistema che taglia completamente con il passato, che guarda in faccia la propria storia e dice basta all’impunità fino ad oggi data a quelle zone grigie del potere che per decenni hanno utilizzato il depistaggio per coprire le responsabilità di esecutori, mandanti ed ispiratori politici”.
“ Come presidente dell’Associazione tra i familiari delle vittime del 2 agosto ’80 - ha concluso Bolognesi - dal giorno della strage abbiamo combattuto contro i depistaggi ed è stato uno dei miei primi obiettivi, come parlamentare, presentare e portare in aula questa proposta di legge. Dopo anni di battaglie civili, oggi, con la sua approvazione, siamo convinti di avere dato al Paese la possibilità di garantire la verità a tutti i cittadini, liberata dal rischio di depistaggi e opacità di Stato”.
“Questa nuova fattispecie di reato costituisce il monito che il Parlamento vuole dare a falsari e depistatori, a servitori infedeli e a chi pensa di condizionare la democrazia nell'ombra. Non sarà più tollerata alcuna doppiezza, alcuna doppia o tripla fedeltà, alcuna manovra torbida, alcuna opacità”. Lo ha dichiarato il deputato Pd Alfredo Bozoli (commissione Giustizia) durante la dichiarazione di voto nell’aula della Camera della Pdl sull'introduzione nel codice penale del reato di depistaggio e inquinamento processuale.
“In questo nuovo reato – ha spiegato Bazoli - si riflette la peculiarità della storia della nostra democrazia repubblicana, nata fragile dal fascismo, che ha fronteggiato fenomeni come il terrorismo politico e la criminalità organizzata. Criminalità organizzata che ha sfidato apertamente le istituzioni con attentati feroci e sanguinosi nei primi anni 90. Le istituzioni hanno vinto ma il paese ha pagato un prezzo alto in termini di vite umane e di rallentamento nel consolidamento della democrazia. Su tutto ciò pesa il mancato accertamento della verità processuale, la persistenza di troppi grumi di opacità. E senza l'intervento di manovre occulte e sotterranee, che comunemente noi definiamo di depistaggio delle indagini, l'accertamento delle responsabilità individuali e la condanna degli colpevoli sarebbe stata possibile”.
“Permettetemi infine – ha concluso Bazoli - di ringraziare gli amici, i familiari delle vittime che hanno contribuito a mantenere viva le memoria e il ricordo di quei delitti, da Paolo Bolognesi, alla cui tenacia si deve l'approdo di questa legge, a Manlio Milani, da benedetta Tobagi a Mario calabresi, da Agnese moro a Silvia Giralucci, alla famiglia Borsellino”.