L’approvazione della direttiva anticorruzione da parte del Parlamento Europeo certifica l'ennesimo fallimento politico e giuridico della linea del ministro Nordio. Mentre il governo Meloni si ostina a smantellare i presidi di legalità cancellando il reato di abuso d'ufficio, l'Europa ci ricorda che la lotta alla corruzione richiede strumenti forti e rigorosi. Avevamo avvertito la maggioranza in ogni sede: eliminare questa fattispecie rischiava di porre il nostro Paese fuori dal solco delle convenzioni internazionali e del diritto dell'Unione. Il voto del Parlamento europeo sconfessa la propaganda della destra e isola l'Italia, esponendoci a rischi di procedure d'infrazione qualora l'Italia non si adegui. Il Ministro Nordio prenda atto di questa sonora sconfitta e fermi una deriva che danneggia la credibilità internazionale del nostro Paese. È tempo di tornare indietro e costruire norme che proteggano davvero l’interesse pubblico, come richiesto dai nostri partner europei."
Così Piero De Luca, capogruppo Pd in Commissione Affari Europei alla Camera.
“Ancora una doccia fredda per il governo. Dopo la netta bocciatura popolare al referendum sulla giustizia, arriva oggi il Report dell’Ocse che taglia ancora le stime di crescita del Paese. È la conferma di quanto stiamo denunciando da tempo come PD, ossia l'assenza totale di una strategia di sviluppo da parte del Governo. Siamo ormai al terzo anno di calo della produzione industriale e il dato vero è che senza il PNRR, mai votato dalla destra, l’Italia sarebbe in recessione. Le politiche economiche dell’esecutivo sono purtroppo assolutamente inefficaci e stanno rallentando il Paese. Invece di occuparsi di temi politici interni, come la legge elettorale, dopo il segnale arrivato pochi giorni fa dalle urne, Meloni dovrebbe iniziare ad ascoltare e ad occuparsi dei problemi reali degli italiani, con cui ha perso completamento contatto”.
Così Piero De Luca, capogruppo Pd in Commissione Affari Europei alla Camera che definisce ‘fallimentare la ricetta economica di Meloni’.
“Il parere favorevole della commissione Ambiente al DL 19/2026 è un atto di cinismo istituzionale. In un colpo solo si avvelenano i campi, si blindano bonifiche opache, si zittiscono i Sindaci e si affossa l'economia circolare. Non è semplificazione, è Far West normativo”.
Così la deputata e i deputati democratici, Francesca Viggiano, Marco Simiani e Augusto Curti, commentando il via libera della commissione Ambiente a un pacchetto di norme che “rappresenta il più grave arretramento ambientale degli ultimi decenni: dietro la maschera dell'efficienza per il Pnrr, si nasconde un'operazione di smantellamento dei presidi di sicurezza che tutelano i cittadini e il territorio. Il decreto compie un artificio giuridico pericoloso: le soglie di contaminazione per i terreni agricoli non dipenderanno più dall'uso reale del suolo, ma da un timbro sulla carta urbanistica”.
Secondo i deputati democratici “ci troviamo davanti a una follia che ignora sentenze del Consiglio di Stato e del Tar. Un terreno coltivato, se non formalmente registrato come agricolo, potrà contenere veleni oltre i limiti di sicurezza: stanno mettendo a rischio la filiera alimentare italiana”.
Con la modifica all'Art. 242 del Codice dell'Ambiente, i permessi per le bonifiche diventano “assegni in bianco”. Una volta ottenuti, restano validi per anni senza monitoraggi automatici o obblighi di revisione, nonostante i veleni nel sottosuolo si muovano e cambino.
Viggiano, Simiani e Curti sostengono che “la maggioranza ha scelto il silenzio-assenso sulla sicurezza dei siti inquinati. Così si cristallizzano autorizzazioni che diventano inadeguate nel tempo. Il comma 3 è il colpo di grazia alla prevenzione sanitaria locale. Esentare le industrie con autorizzazione ambientale dalla classificazione di ‘insalubri’ significa togliere ai Sindaci il potere di imporre distanze minime o misure di tutela per la popolazione. L’Aia certifica la tecnologia, non la salute delle persone. Confondere i due piani è un errore tecnico grossolano o, peggio, un favore consapevole alle grandi lobby industriali. Il sindaco - concludono - massima autorità sanitaria locale, viene ridotto a uno spettatore muto mentre le fabbriche operano a ridosso delle case”.
"Questo governo continua a mostrarsi colpevolmente immobile di fronte alle conseguenze economiche drammatiche che il conflitto sta scaricando sulle famiglie e sulle imprese italiane. I segnali sono sotto gli occhi di tutti: il prezzo dei carburanti è alle stelle, le bollette aumentano, e a cascata cresce il costo del carrello della spesa. Una pressione insostenibile per milioni di cittadini, a cui l'esecutivo non ha ancora dato alcuna risposta concreta. E non si tratta solo di inerzia economica. Ci sono voluti dodici giorni alla Presidente del Consiglio per presentarsi in Parlamento e illustrare la posizione ufficiale dell'Italia sul conflitto illegale avviato da Trump insieme a Netanyahu in Iran e lo ha fatto dopo aver dichiarato in televisione, poche ore prima, di non condividere e non condannare quell'intervento. Una posizione non solo tardiva, ma politicamente inaccettabile. Il Partito Democratico con la segretaria Elly Schlein ha chiesto di assumere una posizione politica di netta contrarietà alla guerra e di indisponibilità all'utilizzo delle basi militari per sostenere gli attacchi. Ed ha avanzato anche una proposta chiara e immediatamente praticabile per aiutare famiglie e imprese: attivare il meccanismo delle accise mobili, utilizzando cioè l'extra gettito IVA generato dai rincari, per abbassare il prezzo della benzina e alleggerire il peso del carrello della spesa per famiglie e imprese. Dal governo non è arrivata alcuna risposta. Tante dichiarazioni, nessuna misura. Solo buone intenzioni, ma nessuna azione concreta. Un silenzio che ha un costo reale, e lo stanno pagando gli italiani". Lo ha detto Piero De Luca, deputato Pd e capogruppo in commissione politiche europee a Tagadà su La7
“La riforma della giustizia non migliora le condizioni dell’amministrazione della giustizia, non accelera i processi, non aumenta il personale e non risolve il problema del sovraffollamento carcerario. L’unico effetto è indebolire autonomia e indipendenza della magistratura, mettendo a rischio la separazione dei poteri”. Lo ha dichiarato il segretario del PD Campania, l'on. Piero De Luca a Napoli.
“Un magistrato che risponde alla politica rende meno solida la tenuta democratica del Paese. Difendere un magistrato indipendente significa garantire che la legge sia uguale per tutti, e vuol dire proteggere la sicurezza di cittadini, famiglie e lavoratori, sostenere l'impegno per la legalità contro caporalato, sfruttamento, abusi delle multinazionali, corruzione e mafie”, ha sottolineato De Luca.
Mentre il prezzo della benzina continua a schizzare alle stelle e, a catena, aumentano anche i generi alimentari e il costo della vita per milioni di famiglie, il Paese avrebbe bisogno di un governo concentrato, serio e presente. Questa guerra unilaterale e senza strategia si sta rivelando un disastro globale senza precedenti, ma proprio per questo servono scelte chiare, responsabilità e proposte concrete per difendere cittadini e imprese dagli effetti economici sempre più pesanti. E invece cosa vediamo? Una Premier blindata a Palazzo Chigi che continua a riempire i social di post sul referendum e si è eclissata invece rispetto a questa guerra illegale e dagli effetti devastanti. Il tutto mentre La Russa invita al Senato come priorità la famiglia del bosco. Il punto è semplice: sull’emergenza carburanti non c’è una posizione, non c’è una strategia, non c’è neppure una bozza di intervento. Zero idee, zero iniziative a livello economico come a livello internazionale. Anzi divisioni enormi sulle sanzioni alla Russia. In questo caos il prezzo alla pompa sale e la spesa degli italiani pesa sempre di più. Il Paese non può permettersi un governo immobile e diviso. Servono risposte subito: misure vere contro il caro benzina, sostegno alle famiglie e una linea chiara su una crisi internazionale che sta già producendo conseguenze pesantissime sulla nostra economia e la sicurezza nazionale”. Lo dichiara Piero De Luca, deputato Pd e capogruppo in commissione politiche europee.
“Il caro carburanti continua a correre e il governo resta fermo. Dopo aver fatto trapelare una possibile apertura alla proposta sulle accise mobili avanzata dalla segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, da Meloni e il suo esecutivo non è arrivata alcuna decisione. Siamo al punto di partenza, mentre cittadini e imprese continuano a pagare il prezzo degli aumenti. Una situazione che rischia di aggravarsi nelle prossime settimane: il rialzo di benzina, energia e trasporti è destinato infatti a scaricarsi anche sul costo dei beni di prima necessità, con un’ulteriore pressione sui bilanci delle famiglie. Per questo chiediamo al governo di uscire dall’immobilismo e intervenire subito per contenere il caro carburanti, invece di alimentare polemiche e distrazioni che nulla hanno a che vedere con i problemi concreti degli italiani. L’Italia è dentro un vero e proprio shock energetico, con un boom dei prezzi che colpisce carburanti ed energia. Proprio per questo non servono parole e buone intenzioni, servono azioni concrete e risposte immediate per proteggere famiglie e imprese”. Lo dichiara Piero De Luca, capogruppo Pd in Commissione Affari europei della Camera che chiude dicendo che “la Presidente del Consiglio è incapace di contrastare il boom di prezzi dei carburanti e bollette”.
“L’impennata dei prezzi dei carburanti, con il diesel oltre la soglia dei 2 euro, è una tassa insostenibile su famiglie e imprese che il Governo Meloni osserva con colpevole inerzia. Mentre l’amico della Premier, Donald Trump, rivendica con cinismo che gli Stati Uniti non hanno problemi con il rialzo del greggio essendo i primi produttori mondiali, l’Italia – che produttrice non è – subisce un salasso quotidiano nel silenzio di Palazzo Chigi. È paradossale che la vicinanza politica tanto sbandierata con Washington non si traduca in alcuna tutela per il nostro sistema economico, lasciando che le scelte dell'amministrazione americana colpiscano direttamente le tasche degli italiani. Ogni giorno di ritardo nell’intervenire è un colpo inferto al potere d’acquisto e alla tenuta produttiva del Paese.”
“Non è più il tempo dei proclami o della propaganda: la Presidente Meloni passi finalmente dalle parole ai fatti. La segretaria Elly Schlein ha indicato una strada chiara: utilizzare subito l’extragettito IVA per finanziare il taglio delle accise mobili. È inaccettabile che lo Stato continui a incassare miliardi dai rincari che impoveriscono i cittadini invece di restituire ossigeno all'economia. Chiediamo un intervento immediato per attivare il meccanismo di riduzione fiscale alla pompa; la propaganda non abbassa i prezzi, le scelte politiche sì. Meloni smetta di scappare dalle proprie responsabilità e risponda concretamente ai danni che le politiche dei suoi alleati internazionali stanno provocando all'Italia.”
Così Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione Affari europei della Camera.
Subalterno a Trump e spaccato su Russia e UE
“È ridicolo il Ministro Foti che si esercita ad attaccare le opposizioni mentre nel governo regna la più totale confusione e si naviga a vista in politica estera. È un governo imbarazzato e imbarazzante rispetto a Trump, da cui la Premier Meloni non riesce a prendere le distanze neppure quando viola il diritto internazionale, avvia guerre illegali o vuole annettere la Groenlandia. È un governo diviso sul sostegno all'Ucraina e sul rapporto con la Russia, considerando le posizioni filoputiniane di Salvini. È un governo spaccato sull'Europa, sulla difesa comune, sugli Eurobond, sull'eliminazione del diritto di veto. Prima di impartire lezioni agli altri, Foti farebbe bene a guardare in casa propria, ai suoi compagni di sventura, dove le posizioni sono tutt’altro che coerenti. Per non parlare delle tensioni interne che stanno provocando un immobilismo totale sulle risposte da dare all'aumento dei costi economici che colpiscono famiglie e imprese. In un momento così drammatico, questa è la responsabilità che invoca il governo, attaccare e fare polemiche strumentali contro le opposizioni? L'esecutivo provi a recuperare dignità, postura e credibilità nelle sedi internazionali ed europee, se vuole difendere davvero la nostra sicurezza e i nostri interessi in questa fase storica così difficile e delicata”. Lo dichiara il deputato, capogruppo del Partito Democratico in commissione politiche dell’Unione europea, Piero De Luca.
“Il Parlamento italiano ha dovuto attendere dodici lunghi giorni per ascoltare la voce della premier sull’attacco di Stati Uniti ed Israele all’Iran. Meloni è fuori tempo massimo. La presenza oggi per il Consiglio Europeo è un obbligo. La presenza dopo l'attacco in Iran era un dovere, un atto di responsabilità e invece ha preferito fuggire dal confronto parlamentare. Anche la forzatura di unire due discussioni differenti, costringendoci a votare risoluzioni con un ordine del giorno e conclusioni provvisorie sui temi europei è una scelta inaccettabile, un’offesa grave al ruolo del Parlamento”.
Così il capogruppo Pd in commissione Politiche europee alla Camera, Piero De Luca, intervenendo in Aula nel corso della discussione sulle comunicazioni della presidente del Consiglio sulla guerra in Iran e sul prossimo Consiglio europeo.
“Meloni - ha aggiunto - aveva il dovere di dire subito una cosa netta senza tentennare: l'attacco unilaterale di Stati Uniti ed Israele è illegale e va condannato perché contrario al diritto internazionale. Punto. Una cosa è l’alleanza, un’altra è la sudditanza. Ci sono leader europei che hanno parlato con chiarezza. Bene il meccanismo di solidarietà europeo verso Cipro. Ma il governo avrebbe dovuto mostrare solidarietà e vicinanza politica anche al premier spagnolo Pedro Sánchez, attaccato volgarmente da Trump, per aver detto quello che doveva dire Meloni: No alla guerra, No alla distruzione del diritto internazionale. La presidente del Consiglio dica oggi l'Italia non metterà mai a disposizione le basi militari per alimentare un conflitto illegale. Non perché lo chiede il Pd, ma perché lo impone l'articolo 11 della Costituzione. Articolo - ha concluso - che il governo sta calpestando quando invia Tajani come osservatore al Board of Peace”.
“L'attacco militare illegale di Trump e Netanyahu sta provocando danni economici drammatici per il nostro Paese. Il governo Meloni finora è rimasto immobile e continua a tentennare mentre servono misure serie e immediate innanzi tutto per abbassare il costo del carburante e delle bollette per le famiglie e le imprese, seguendo le proposte avanzate dal PD. Il governo agisca subito, basta ambiguità: prenda le distanze in modo chiaro e netto dagli attacchi unilaterali di Trump e Netanyahu e dica no all'utilizzo delle basi militari a sostegno di una guerra illegale”. Lo dichiara il deputato e Capogruppo PD in Commissione Politiche Ue, Piero De Luca.
L’impennata dei prezzi dei carburanti, con il diesel che ha ormai raggiunto la soglia psicologica dei 2 euro al litro, è diventata una tassa insostenibile che grava direttamente sulle spalle di famiglie, pendolari e imprese. Davanti a questa emergenza, che rischia di paralizzare il Paese, l'inerzia del governo Meloni è ingiustificabile. Mentre il costo del pieno aumenta di oltre 12 euro in pochi giorni a causa delle tensioni internazionali Palazzo Chigi resta a guardare. Non è più il tempo dei video social o delle promesse elettorali puntualmente tradite: la Presidente Meloni passi finalmente dalle parole ai fatti. La segretaria del Pd Elly Schlein ha indicato una strada chiara e percorribile: utilizzare l’extragettito IVA, generato proprio dai rincari alla pompa, per finanziare il taglio delle accise mobili.
È paradossale che lo Stato continui a incassare miliardi dai rincari che impoveriscono i cittadini. Chiediamo un intervento immediato: il governo attivi subito il meccanismo di riduzione delle accise per restituire ossigeno alle famiglie e al comparto produttivo. Ogni giorno di ritardo è un colpo inferto al potere d'acquisto degli italiani e alla tenuta economica del Paese. La propaganda non abbassa i prezzi, le scelte politiche sì: Meloni smetta di scappare dalle proprie responsabilità.
Così il deputato Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione Affari europei.
“Dopo essersi già caratterizzato per un'esperienza da ministro della Cultura su cui stendiamo un velo pietoso, Gennaro Sangiuliano continua purtroppo a distinguersi come nemico del sistema culturale italiano.
Oggi, anche nel suo ruolo di capogruppo in Regione Campania, prosegue nella stessa direzione. Ogni volta che interviene attacca o rischia di produrre effetti negativi proprio sulla cultura, che dovrebbe invece essere tutelata e valorizzata dalle istituzioni.
Lo dimostra l’ultima polemica sulla proposta di bilancio della Regione Campania, criticata dall’ex ministro perché destinerebbe troppe risorse alla cultura, ai teatri e al Giffoni Film Festival. Una posizione che rasenta il surreale e che conferma ancora una volta una visione profondamente sbagliata del ruolo delle istituzioni.
Attaccare investimenti nella cultura significa non comprendere – o non voler comprendere – il valore economico, sociale e identitario che il sistema culturale rappresenta per i territori e per l’intero Paese”. Così una nota di Piero De Luca, deputato e segretario regionale della campania del Partito Democratico.
“Il tema della giustizia richiede che qualunque intervento sia serio e rispettoso dell’equilibrio tra i poteri dello Stato. Noi siamo contrari a questa riforma perché la riteniamo sbagliata e pericolosa per la tenuta stessa della democrazia ”. Lo ha detto il deputato del Partito Democratico Piero De Luca, intervenuto all’evento “Governo e opposizioni al confronto sul futuro del sistema giudiziario” che si è svolto presso l’Università degli Studi di Salerno.
"E' sbagliata perché non affronta le vere emergenze della giustizia italiana: la durata eccessiva dei processi, la carenza di organici, le condizioni dell'edilizia giudiziaria, la digitalizzazione, il sovraffollamento carcerario, la necessità di garantire piena parità tra accusa e difesa. Sono questi i nodi reali, e la riforma non ne risolve neanche uno, come peraltro ammesso dallo stesso Ministro Nordio. Al contrario - ha sottolineato - interviene su altro: divide e separa le carriere tra magistratura giudicante e requirente, introduce due CSM distinti, fino alla creazione di un'Alta Corte disciplinare, e prevede il sorteggio per la selezione dei componenti della magistratura. Un impianto che indebolisce profondamente la magistratura e ne mette in discussione l'autonomia e l'indipendenza rispetto al potere politico. Si incrina la separazione dei poteri, pilastro fondamentale della nostra democrazia, e si apre la strada a una deriva Trumpiana che porta ad un pericoloso controllo della politica sulla giustizia. Peraltro, la separazione delle funzioni è già prevista nel nostro ordinamento, anche dopo la riforma Cartabia, ed e' utilizzata in misura molto limitata. Se davvero si voleva intervenire - ha quindi affermato - si poteva farlo con strumenti ordinari e mirati. Qui invece si sceglie una strada radicale e ideologica. Ancora più grave é l'introduzione del sorteggio per la composizione degli organi di autogoverno: un meccanismo che non esiste in nessun altro Paese e indebolisce il ruolo e l'autorevolezza del CSM, alterando l'equilibrio tra magistratura e politica. Per noi non é una battaglia ideologica, ma una questione di sistema e di tutela dei cittadini. Una giustizia più debole e meno indipendente é una giustizia che protegge meno i diritti di tutti. Su questo continueremo a batterci con determinazione", ha concluso.
L'Italia rischia di rimanere isolata e fragile a livello europeo e internazionale.
"Continuare ad avallare l'attacco al diritto internazionale, avallare il diritto della forza invece di difendere la diplomazia e le sedi multilaterali, non rende più sicuro il contesto geopolitico globale e mette in pericolo anche la sicurezza del nostro Paese. Meloni ha evitato il confronto in Parlamento. È gravissimo. L'invito che facciamo al governo è innanzitutto quello di recuperare la tradizionale postura diplomatica e soprattutto la capacità di mediazione politica. L’Italia è ponte di cultura e dialogo in particolare con il Mediterraneo ed il Medio Oriente. Meloni deve evitare di schiacciarsi in modo subalterno sulle posizioni di Trump e Netanyahu, che peraltro sono privi di una reale strategia politica". Così il deputato Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione Affari europei, commentando le comunicazioni del governo alla Camera sulla richiesta di aiuti dai Paesi del Golfo.
“Senza un cambio di postura – ha aggiunto l'esponente dem - l'Italia rischia di rimanere isolata. Dovrebbe invece rilanciare gli impegni per costruire con protagonismo una risposta dell'UE che otti manca, coordinandosi con i partner europei al fine di affermare la forza del diritto internazionale e della diplomazia e di mettere in campo azioni comuni sulla difesa e sicurezza dei nostri cittadini. Questo vuol dire costruire una difesa europea: non una corsa al riarmo nazionale, non un semplice aumento delle spese militari dei singoli stati membri, ma un coordinamento reale con capacità operative comuni. Purtroppo una politica estera europea autorevole continua a mancare, anche per la presenza di governi come il nostro che indeboliscono l'Europa invece di rafforzarla".
"Il mondo di Trump si rivela meno sicuro, genera conflitti, guerre, caos, ed anche danni economici per famiglie e imprese – ha concluso De Luca - legati all'impennata del costo del barile e del gas che porranno problemi seri nel prossimo futuro".