L'Italia rischia di rimanere isolata e fragile a livello europeo e internazionale.
"Continuare ad avallare l'attacco al diritto internazionale, avallare il diritto della forza invece di difendere la diplomazia e le sedi multilaterali, non rende più sicuro il contesto geopolitico globale e mette in pericolo anche la sicurezza del nostro Paese. Meloni ha evitato il confronto in Parlamento. È gravissimo. L'invito che facciamo al governo è innanzitutto quello di recuperare la tradizionale postura diplomatica e soprattutto la capacità di mediazione politica. L’Italia è ponte di cultura e dialogo in particolare con il Mediterraneo ed il Medio Oriente. Meloni deve evitare di schiacciarsi in modo subalterno sulle posizioni di Trump e Netanyahu, che peraltro sono privi di una reale strategia politica". Così il deputato Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione Affari europei, commentando le comunicazioni del governo alla Camera sulla richiesta di aiuti dai Paesi del Golfo.
“Senza un cambio di postura – ha aggiunto l'esponente dem - l'Italia rischia di rimanere isolata. Dovrebbe invece rilanciare gli impegni per costruire con protagonismo una risposta dell'UE che otti manca, coordinandosi con i partner europei al fine di affermare la forza del diritto internazionale e della diplomazia e di mettere in campo azioni comuni sulla difesa e sicurezza dei nostri cittadini. Questo vuol dire costruire una difesa europea: non una corsa al riarmo nazionale, non un semplice aumento delle spese militari dei singoli stati membri, ma un coordinamento reale con capacità operative comuni. Purtroppo una politica estera europea autorevole continua a mancare, anche per la presenza di governi come il nostro che indeboliscono l'Europa invece di rafforzarla".
"Il mondo di Trump si rivela meno sicuro, genera conflitti, guerre, caos, ed anche danni economici per famiglie e imprese – ha concluso De Luca - legati all'impennata del costo del barile e del gas che porranno problemi seri nel prossimo futuro".
“I fatti delle ultime ore impongono una sola scelta: andare avanti verso il rafforzamento di una vera autonomia strategica europea. Questo deve essere il nostro obiettivo. E non possiamo raggiungerlo continuando a mantenere una dipendenza strutturale dai combustibili fossili di altre aree del mondo. I numeri parlano chiaro: con la crisi in medio-oriente il prezzo del petrolio supera gli 80 dollari al barile, il gas aumenta del 40%. E qual è la strategia del Governo? Nessuna, se non dipendenza da altri, in particolare da Trump.
Noi diciamo una cosa semplice: non possiamo essere subalterni alle scelte di altre potenze. Non possiamo piegare la nostra politica energetica agli equilibri internazionali del momento. Noi vogliamo un’Europa e un’Italia davvero indipendenti bisogna affrontare in via strutturale il tema del costo delle bollette e dell'approvvigionamento energetico. Il governo Meloni, invece, sceglie la subalternità rispetto alle azioni di Trump.
Del resto, il governo aveva promesso di abbassare il costo dell’energia elettrica. Aveva promesso di ridurre le accise su benzina e diesel. E invece ha aumentato le accise e oggi non c’è famiglia italiana che non si trovi a fare i conti con rincari al distributore rispetto a quando la destra non era al Governo. Un’altra grande promessa tradita.
E come al solito di fronte all'attuale crisi la destra resta immobile, non sta facendo nulla per aiutare le famiglie e le imprese che vedranno aumentare i costi dei prodotti, dei trasporti, dei servizi, delle materie prime e del carrello della spesa.
Autonomia energetica in questo senso non è uno slogan ideologico: significa abbassare i costi che gravano su famiglie e imprese. Significa ridurre le bollette, alleggerire il prezzo dei carburanti, evitare che l’aumento dell’energia si scarichi a cascata sul carrello della spesa. E significa anche affrontare seriamente la sfida ambientale. Per difendere famiglie e imprese, in Italia ed Europa, non serve la propaganda e la demagogia, ma investimenti, risorse concrete, una strategia industriale vera per una transizione energetica giusta. Per essere finalmente indipendenti. Davvero”. Così Piero De Luca, deputato Pd capogruppo in commissione politiche europee della Camera dei Deputati.
Deriva preoccupante, da partito Meloni occupazione politica di istituti che dovrebbero restare terzi
“Non si ferma l’occupazione politica dei luoghi della cultura statali da parte del Ministro Giuli. Oggi è la volta dei musei e del Parco archeologico di Capri, dove viene nominata nel CdA Elena Proietti Trotti, componente dello staff del Ministro, nonché consigliera e figura politicamente attiva in Umbria per Fratelli d'Italia. Una scelta che solleva interrogativi gravi. Dalle informazioni disponibili, non risultano competenze riconducibili ai requisiti previsti dalla legge, che è chiara nell’individuare i componenti dei Consigli di amministrazione dei musei tra figure di chiara fama e comprovata esperienza nella gestione e valorizzazione del patrimonio culturale. Dopo quanto già accaduto alla Reggia di Caserta — dove nel CdA è stato nominato il segretario cittadino di Fratelli d’Italia — prosegue quella che appare come una vera e propria occupazione politica delle istituzioni culturali. Un fatto scandaloso. Presenteremo anche in questo caso un’interrogazione parlamentare, come abbiamo già fatto dopo la nomina alla Reggia di Caserta, per fare piena luce sui criteri adottati e sul rispetto delle norme vigenti. I musei non possono diventare terreno di spartizione partitica né strumenti di consenso. Le istituzioni culturali devono restare autonome e indipendenti. La cultura appartiene ai cittadini, non ai partiti. Continueremo a vigilare e a contrastare con determinazione questa deriva inaccettabile”. Così Piero De Luca, deputato del Partito Democratico e segretario regionale del PD Campania.
Siamo di fronte a una delle crisi internazionali più gravi degli ultimi anni e il Governo resta nell’ambiguità. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni sta evitando un passaggio doveroso in Parlamento, mentre l’Italia non prende le distanze dalle ultime azioni unilaterali di Netanyahu e resta semplicemente schiacciata ancora una volta sulle posizioni di Trump, il quale peraltro non ha neppure informato preventivamente il nostro Governo degli attacchi. Questa non è una postura solida : è subalternità politica. Un grande Paese come l'Italia deve saper coniugare il rapporto atlantico con un ruolo diplomatico autonomo a livello internazionale e con i partner europei. Oggi, invece, vediamo un’Italia debole, isolata e silente". Lo dichiara Piero De Luca, deputato Pd e capogruppo in commissione politiche europee. "Colpisce il contrasto tra la rapidità con cui la Premier interviene su vicende mediatiche come il festival di Sanremo e la sua timidezza di fronte a una crisi che coinvolge sicurezza energetica, stabilità regionale, tutela dei nostri connazionali e rispetto del diritto internazionale. Gli italiani hanno diritto di sapere quali impegni siano stati assunti, quali richieste siano arrivate dai nostri alleati e quali siano i limiti dell’azione del nostro Paese. Non basta elencare i rischi o rifugiarsi in formule generiche. Serve una linea politica chiara. Serve dire se l’Italia intende promuovere un’iniziativa diplomatica forte, se intende difendere con coerenza il multilateralismo, se e come intenda impegnarsi per una de-escalation. Per questo chiediamo che la Presidente del Consiglio venga immediatamente in Aula a riferire. È una questione di trasparenza, di rispetto delle istituzioni e di responsabilità verso il Paese". Così conclude il dem.
"Su un tema delicato come la giustizia, raccolgo e rilancio l’invito del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: abbassare i toni e riportare il confronto dentro un perimetro di responsabilità, rispetto e civiltà.
Noi siamo contrari a questa riforma per ragioni di merito, perché la riteniamo sbagliata e pericolosa. È sbagliata perché non affronta le vere emergenze della giustizia italiana: la durata eccessiva dei processi, la carenza di organici, le condizioni dell’edilizia giudiziaria, la digitalizzazione, il sovraffollamento carcerario, la necessità di garantire piena parità tra accusa e difesa. Sono questi i nodi reali, e la riforma non ne risolve neanche uno, come peraltro ammesso dallo stesso Ministro Nordio.
Al contrario, interviene su altro: divide e separa le carriere tra magistratura giudicante e requirente, introduce due CSM distinti, fino alla creazione di un’Alta Corte disciplinare, e prevede il sorteggio per la selezione dei componenti della magistratura. Un impianto che indebolisce profondamente la magistratura e ne mette in discussione l’autonomia e l’indipendenza rispetto al potere politico. Si incrina la separazione dei poteri, pilastro fondamentali della nostra democrazia, e si apre la strada a una deriva Trumpiana che porta ad un pericoloso controllo della politica sulla giustizia.
Peraltro, la separazione delle funzioni è già prevista nel nostro ordinamento, anche dopo la riforma Cartabia, ed è utilizzata in misura molto limitata. Se davvero si voleva intervenire, si poteva farlo con strumenti ordinari e mirati. Qui invece si sceglie una strada radicale e ideologica.
Ancora più grave è l’introduzione del sorteggio per la composizione degli organi di autogoverno: un meccanismo che non esiste in nessun altro Paese e indebolisce il ruolo e l’autorevolezza del CSM, alterando l’equilibrio tra magistratura e politica.
Per noi non è una battaglia ideologica, ma una questione di sistema e di tutela dei cittadini. Una giustizia più debole e meno indipendente è una giustizia che protegge meno i diritti di tutti.
Su questo continueremo a batterci con determinazione". Lo ha detto Piero De Luca, deputato Pd e capogruppo in commissione politiche europee a 4 di sera, su Rete 4
“A quattro anni dall'aggressione russa in Ucraina, un'invasione inaccettabile, che ha provocato milioni di vittime tra civili e militari e messo in discussione l'autonomia e la sovranità di uno Stato e di un'intera popolazione, la diplomazia italiana ha fatto immensi passi indietro. Come Partito Democratico siamo orgogliosi di aver sostenuto da subito la resistenza del popolo e delle istituzioni ucraine per affermare la loro libertà, la loro indipendenza e la forza del diritto internazionale. Come ha ricordato il Presidente Mattarella, è intollerabile che ancora oggi si provino a riscrivere i confini degli Stati con la forza e con i carri armati”. Lo dichiara il deputato Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione Unione europea.
“Abbiamo sostenuto con tutte le forme di assistenza necessaria la popolazione ucraina: umanitaria, economico-finanziaria e militare. Ora – sottolinea l’esponente dem - chiediamo un'iniziativa diplomatica di pace sempre più forte e incisiva, con un elemento di chiarezza: non può essere un'intesa raggiunta sulla testa degli ucraini né senza il loro protagonismo. In questi anni l'Italia è purtroppo scivolata nelle retrovie della diplomazia internazionale. Con il presidente Draghi eravamo alla guida del treno insieme ad altri leader europei; ora non abbiamo più una linea, non abbiamo più un protagonismo perché siamo schiacciati sulle posizioni di Trump".
“A rischio – conclude De Luca - c'è la sicurezza, l'autonomia, la libertà e i valori del diritto internazionale che caratterizzano l'intera Europa. Chiediamo una pace giusta, sicura e duratura con garanzie precise: non una resa dell'Ucraina, ma uno strumento per riaffermare la sua autonomia e la sicurezza europea. Chiediamo al governo uno scatto d'orgoglio, che riporti l'Italia là dove le spetta, nel solco della grande tradizione diplomatica che caratterizza il nostro Paese”.
“Quattro anni fa l'Ucraina veniva brutalmente aggredita dalla Russia di Putin. Siamo orgogliosi di aver sostenuto da subito con tutte le forme di assistenza necessarie la resistenza del popolo e delle istituzioni ucraine rispetto ad un attacco inaccettabile all'indipendenza, alla libertà di uno Stato sovrano e ad una violazione grave del diritto internazionale. Il conflitto purtroppo produce ogni giorno vittime innocenti ed enormi sofferenze. È necessario continuare ad aiutare l'Ucraina. Guai a dare segni di cedimento o stanchezza. Il messaggio da inviare oggi è netto: siamo con voi, non allenteremo il nostro sostegno. È in gioco l'esistenza stessa dell'Ucraina, ma anche la sicurezza dell'intera Europa. Continuiamo a chiedere dunque con forza un cessate il fuoco immediato e un tavolo diplomatico per la Pace sempre più incisivo, con la presenza vera e da protagonisti al negoziato di Kiev e di Bruxelles. La Pace non può essere una resa. La Pace dev'essere necessariamente giusta, sicura, duratura. Ne va del nostro futuro e della nostra libertà”. Così il capogruppo del Pd in commissione affari europei della Camera, Piero De Luca.
"È una buona notizia l'approvazione alla Camera di un mio ordine del giorno durante l’esame del decreto milleproroghe che impegna il Governo a garantire continuità ai progetti del PNRR avviati dagli enti locali e non conclusi entro il prossimo agosto". Così Piero De Luca, deputato del Partito Democratico e capogruppo in Commissione Politiche dell’Unione europea.
“Siamo in una fase decisiva - prosegue De Luca - nel 2026 si chiude il Piano nazionale di ripresa e resilienza e, come chiarito dalla Commissione europea, entro il 31 agosto 2026 dovranno essere raggiunti tutti gli obiettivi in termini di risultati.
"Il Governo ha già rivisto il PNRR a fine 2025, rimodulando diversi interventi. In questo contesto, tanti Comuni, pur avendo avviato i lavori e investito risorse importanti, stanno affrontando ritardi dovuti a burocrazia e inadempienze delle imprese. E rischiano di pagare un prezzo altissimo per responsabilità che spesso non sono loro".
Con l’ordine del giorno approvato con il parere favorevole del Governo, si impegna lo stesso a intervenire con il primo provvedimento utile per assicurare continuità ai progetti avviati e proteggere i bilanci degli enti locali. In particolare, si chiede che tutte le opere che, alla scadenza europea, avranno raggiunto almeno il 30% di avanzamento continuino a essere finanziate con le risorse del PNRR e non vengano riassorbite nel bilancio dello Stato.
"È una misura di buon senso per non bloccare cantieri già partiti e non mettere in difficoltà i territori. Adesso il Governo trasformi questo impegno in atti concreti", conclude De Luca.
Il Partito Democratico della Campania esprime profondo cordoglio e commossa vicinanza alla famiglia del piccolo Domenico, che si è spento questa mattina presso l’Ospedale Monaldi di Napoli.
"È una tragedia drammatica che colpisce l’intera comunità campana e tutto il Paese. Ogni parola è superflua. Ci stringiamo con forza al dolore e all'immensa sofferenza dei genitori e dei familiari". Lo ha dichiarato il deputato Piero De Luca, segretario del PD Campania, a margine dell'assemblea provinciale a Benevento.
"È necessario - ha proseguito - che su quanto accaduto sia fatta piena chiarezza, con massimo rigore e trasparenza, affinché siano accertate tutte le responsabilità. L'impegno di tutti dev'essere rivolto affinché quanto successo non possa e non debba accadere mai più".
“La bocciatura da parte della Corte suprema dei dazi arbitrari adottati da Trump rappresenta una buona notizia per l’economia globale e per il rispetto delle regole democratiche. Le guerre commerciali non tutelano imprese e lavoratori. I dazi imposti per logiche ideologiche o di convenienza politica hanno prodotto solo incertezza e danni alle aziende europee e italiane”. Lo dichiara Piero De Luca, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Politiche dell’Unione europea alla Camera.
“È grave che in passato esponenti della maggioranza e del Governo italiano abbiano sostenuto che quei dazi potessero addirittura favorire il nostro sistema produttivo, così come l'atteggiamento del Governo Meloni improntato a una preoccupante sudditanza politica e culturale verso un’impostazione sbagliata e dannosa. La sentenza della Corte Suprema USA ribadisce un principio fondamentale: i poteri straordinari non possono essere usati per aggirare o forzare le norme alterando gli equilibri commerciali globali. È una lezione che vale anche per l’Italia. Bisogna difendere il multilateralismo, rafforzare l’Unione europea e tutelare concretamente le nostre imprese esportatrici, che pagano il prezzo più alto delle scelte protezionistiche. La realtà è che il protezionismo indebolisce le filiere, aumenta i costi e penalizza l’export, che per l’Italia è vitale”.
“Serve sostenere una linea europea unita e autorevole, capace di difendere il mercato unico e rilanciare il dialogo commerciale con gli Stati Uniti su basi eque e nel rispetto delle regole. Meno propaganda, più responsabilità istituzionale”, conclude De Luca.
“L’approvazione in Consiglio dei Ministri degli schemi di intese preliminari con Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto, sull’Autonomia differenziata, rappresenta un atto di arroganza istituzionale che rischia di aprire una frattura profonda nel Paese.
Il Governo e il ministro Roberto Calderoli procedono come se nulla fosse, ignorando i rilievi e i paletti fissati dalla Corte costituzionale e forzando un percorso che presenta evidenti criticità sul piano dell’equilibrio istituzionale e della coesione nazionale. Parlano di “traguardo storico”, ma la verità è che stanno tentando di blindare un’intesa politica dentro la maggioranza, trasformando l’autonomia in una merce di scambio tra alleati sempre più divisi.
Siamo di fronte a un’operazione tutta interna agli equilibri di governo, che mette a rischio l’interesse e l'unità nazionale. Senza curarsi della pronuncia della Consulta, il governo forza la mano in modo vergognoso, pur sapendo che un regionalismo senza garanzie sui livelli essenziali delle prestazioni, sul riequilibrio delle diseguaglianze esistenti, sul finanziamento in generale dei servizi e delle funzioni, rischia di ampliare in modo drammatico ed irreversibile i divari territoriali nel Paese.
Altro che svolta storica: si tratta di una decisione devastante per il Mezzogiorno che ha bisogno di investimenti, infrastrutture, diritti garantiti in modo uniforme, non di una competizione al ribasso tra territori. Continueremo a contrastare con determinazione questo disegno politico che rischia di segnare la fine dell'Italia unita”. Così Piero De Luca, deputato, capogruppo PD in commissione bicamerale questioni regionali.
“L’incendio che ha colpito il Teatro Sannazaro è una tragedia che ferisce Napoli e l’intero Paese. Quando si spegne una luce della cultura, è l’Italia tutta a perdere un pezzo della propria anima”. Così Piero De Luca, deputato e segretario regionale del Partito Democratico della Campania, interviene dopo il grave incendio che ha danneggiato lo storico teatro napoletano. “Raccolgo e sostengo con convinzione l’appello lanciato dal sovrintendente della Fondazione Petruzzelli. La proposta di destinare una parte dei ricavi del Festival di Sanremo alla ricostruzione del Sannazaro è un’idea seria, concreta e di grande impatto simbolico. Napoli è culla della canzone italiana e della cultura teatrale: legare il Festival di Sanremo a un gesto di solidarietà verso uno dei suoi teatri storici sarebbe un segnale forte di unità nazionale. Chiediamo al Governo e alla Rai di battere un colpo. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha assicurato un intervento rapido: ora servono impegni chiari e risorse concrete. Accanto all’azione istituzionale, è fondamentale promuovere una grande campagna di mobilitazione per reperire i fondi, coinvolgendo tutti gli attori e le istituzioni anche culturali e del mondo dello spettacolo. Il Teatro Sannazaro non è solo un luogo fisico: è un presidio di identità, memoria e creatività che brillava nel cuore di Napoli e deve tornare a farlo al più presto. La cultura napoletana è patrimonio mondiale, e la sua tutela è una responsabilità collettiva. Fare della prossima edizione di Sanremo anche un momento di solidarietà nazionale sarebbe un messaggio potente: la cultura non si lascia sola. Napoli non si lascia sola e anche la Rai dovrebbe dare il suo contributo”.
Draghi e Letta indicano la rotta
Siamo orgogliosi, come italiani, che personalità come Mario Draghi e Enrico Letta abbiano indicato con chiarezza la rotta per il futuro dell’Europa. Al vertice informale di ieri hanno tracciato una linea netta: di fronte a sfide economiche, sociali, geopolitiche e di sicurezza senza precedenti, l’unica risposta efficace è rafforzare l’Unione, il suo mercato interno, la sua competitività.
Per difendere famiglie, imprese e lavoro serve un salto politico: procedere verso un’Europa federale. È una sfida esistenziale. O si costruiscono gli Stati Uniti d'Europa o resteremo irrilevanti e indifesi rispetto all'aggressività economica della Cina, agli attacchi militari di Putin e anche alle minacce di Trump. La linea proposta dalla Premier Meloni d'intesa con il cancelliere tedesco Merz va nella direzione opposta: rafforzare il potere dei singoli Stati e ridimensionare l'Unione. È una posizione sbagliata e dannosa per gli interessi nazionali.
Noi riteniamo indispensabile superare l’unanimità in Consiglio e abolire il diritto di veto che oggi paralizza decisioni strategiche. Bisogna sostenere poi cooperazioni rafforzate tra Stati che vogliono andare avanti, come accaduto con l’euro e con Schengen. E lavorare ad un nuovo Next Generation – da 800 miliardi l’anno – per finanziare anche in futuro case, ospedali di comunità, asili nido, scuole, transizione energetica e digitale. Non è una battaglia ideologica, è una scelta di responsabilità. Senza debito comune, senza Eurobond, questi investimenti semplicemente non si fanno.
Fratelli d’Italia non sostenne il Next Generation EU. Oggi Meloni è disposta a lavorare per debito europeo e nuovi investimenti comuni? È pronta a sostenere l’abolizione del veto e il superamento dell’unanimità? Il futuro dell’Europa non può essere ostaggio delle divisioni interne alla maggioranza né di posizioni subalterne rispetto a Trump. È in gioco la nostra libertà, la capacità di sostenere le nostre imprese e difendere il nostro modello sociale. Noi del PD sappiamo da che parte stare”. Lo ha detto Piero De Luca, deputato Pd e capogruppo in commissione affari europei, ad Agorà su Rai 3
“No al diritto di veto che paralizza l’Unione europea. Sì a debito comune per investimenti europei e cooperazioni rafforzate per avanzare verso gli Stati Uniti d’Europa. Chiederemo alla Premier Meloni di confrontarci in Parlamento su queste sfide decisive per il futuro dell'Europa e per i nostri stessi interessi nazionali”. Lo afferma Piero De Luca, capogruppo Pd in Commissione Affari Europei della Camera, alla vigilia del vertice Ue.
“L'Europa è di nuovo di fronte a un bivio: cambiare rilanciando le sue ambizioni o accettare un lento declino. Non possiamo limitarci a resistere: occorre rilanciare l’opzione federale dell’Unione europea come unica risposta credibile alle sfide globali. Per questo chiediamo un bilancio europeo più forte, con un piano di investimenti comuni da circa 800 miliardi l’anno, da realizzare anche con debito comune e nuove risorse proprie, per assicurare l'autonomia strategica, sostenere la competitività, rafforzando al tempo stesso la coesione sociale e territoriale dell'Unione”.
Per il Pd è “urgente superare l’unanimità, procedere al completamento del mercato unico e costruire una vera politica estera e di difesa comune europea”. I democratici propongono infine di integrare l’articolo 11 della Costituzione per rendere esplicita la partecipazione dell’Italia all’Ue.
“La scomparsa del professor Luigi Nicolais rappresenta una perdita profonda per la comunità scientifica, per le istituzioni e per tutti coloro che ne hanno condiviso il percorso umano e professionale. È stato uno scienziato di fama internazionale, un accademico insigne, un civil servant, che ha ricoperto diversi incarichi pubblici, dando sempre lustro al Paese. Accanto ai numerosi ruoli istituzionali, Luigi Nicolais è stato anche uno degli artefici della nascita del Partito Democratico, contribuendo con il suo pensiero, la sua esperienza e la sua cultura riformista alla costruzione di un progetto politico fondato sull’idea che sapere e innovazione, giustizia sociale e qualità delle istituzioni siano pilastri indispensabili ed inseparabili di una democrazia moderna. Un innovatore, un riformista autentico. La sua eredità di rigore intellettuale, senso delle istituzioni, valori, competenze e impegno civile, che continueranno a ispirare quanti credono nella centralità della conoscenza per il progresso politico e civile del Paese”.
Così il deputato democratico e segretario del Pd Campania, Piero De Luca, intervenendo in Aula in occasione della commemorazione di Luigi Nicolais.