Subalterno a Trump e spaccato su Russia e UE
“È ridicolo il Ministro Foti che si esercita ad attaccare le opposizioni mentre nel governo regna la più totale confusione e si naviga a vista in politica estera. È un governo imbarazzato e imbarazzante rispetto a Trump, da cui la Premier Meloni non riesce a prendere le distanze neppure quando viola il diritto internazionale, avvia guerre illegali o vuole annettere la Groenlandia. È un governo diviso sul sostegno all'Ucraina e sul rapporto con la Russia, considerando le posizioni filoputiniane di Salvini. È un governo spaccato sull'Europa, sulla difesa comune, sugli Eurobond, sull'eliminazione del diritto di veto. Prima di impartire lezioni agli altri, Foti farebbe bene a guardare in casa propria, ai suoi compagni di sventura, dove le posizioni sono tutt’altro che coerenti. Per non parlare delle tensioni interne che stanno provocando un immobilismo totale sulle risposte da dare all'aumento dei costi economici che colpiscono famiglie e imprese. In un momento così drammatico, questa è la responsabilità che invoca il governo, attaccare e fare polemiche strumentali contro le opposizioni? L'esecutivo provi a recuperare dignità, postura e credibilità nelle sedi internazionali ed europee, se vuole difendere davvero la nostra sicurezza e i nostri interessi in questa fase storica così difficile e delicata”. Lo dichiara il deputato, capogruppo del Partito Democratico in commissione politiche dell’Unione europea, Piero De Luca.
“Il Parlamento italiano ha dovuto attendere dodici lunghi giorni per ascoltare la voce della premier sull’attacco di Stati Uniti ed Israele all’Iran. Meloni è fuori tempo massimo. La presenza oggi per il Consiglio Europeo è un obbligo. La presenza dopo l'attacco in Iran era un dovere, un atto di responsabilità e invece ha preferito fuggire dal confronto parlamentare. Anche la forzatura di unire due discussioni differenti, costringendoci a votare risoluzioni con un ordine del giorno e conclusioni provvisorie sui temi europei è una scelta inaccettabile, un’offesa grave al ruolo del Parlamento”.
Così il capogruppo Pd in commissione Politiche europee alla Camera, Piero De Luca, intervenendo in Aula nel corso della discussione sulle comunicazioni della presidente del Consiglio sulla guerra in Iran e sul prossimo Consiglio europeo.
“Meloni - ha aggiunto - aveva il dovere di dire subito una cosa netta senza tentennare: l'attacco unilaterale di Stati Uniti ed Israele è illegale e va condannato perché contrario al diritto internazionale. Punto. Una cosa è l’alleanza, un’altra è la sudditanza. Ci sono leader europei che hanno parlato con chiarezza. Bene il meccanismo di solidarietà europeo verso Cipro. Ma il governo avrebbe dovuto mostrare solidarietà e vicinanza politica anche al premier spagnolo Pedro Sánchez, attaccato volgarmente da Trump, per aver detto quello che doveva dire Meloni: No alla guerra, No alla distruzione del diritto internazionale. La presidente del Consiglio dica oggi l'Italia non metterà mai a disposizione le basi militari per alimentare un conflitto illegale. Non perché lo chiede il Pd, ma perché lo impone l'articolo 11 della Costituzione. Articolo - ha concluso - che il governo sta calpestando quando invia Tajani come osservatore al Board of Peace”.
“L'attacco militare illegale di Trump e Netanyahu sta provocando danni economici drammatici per il nostro Paese. Il governo Meloni finora è rimasto immobile e continua a tentennare mentre servono misure serie e immediate innanzi tutto per abbassare il costo del carburante e delle bollette per le famiglie e le imprese, seguendo le proposte avanzate dal PD. Il governo agisca subito, basta ambiguità: prenda le distanze in modo chiaro e netto dagli attacchi unilaterali di Trump e Netanyahu e dica no all'utilizzo delle basi militari a sostegno di una guerra illegale”. Lo dichiara il deputato e Capogruppo PD in Commissione Politiche Ue, Piero De Luca.
L’impennata dei prezzi dei carburanti, con il diesel che ha ormai raggiunto la soglia psicologica dei 2 euro al litro, è diventata una tassa insostenibile che grava direttamente sulle spalle di famiglie, pendolari e imprese. Davanti a questa emergenza, che rischia di paralizzare il Paese, l'inerzia del governo Meloni è ingiustificabile. Mentre il costo del pieno aumenta di oltre 12 euro in pochi giorni a causa delle tensioni internazionali Palazzo Chigi resta a guardare. Non è più il tempo dei video social o delle promesse elettorali puntualmente tradite: la Presidente Meloni passi finalmente dalle parole ai fatti. La segretaria del Pd Elly Schlein ha indicato una strada chiara e percorribile: utilizzare l’extragettito IVA, generato proprio dai rincari alla pompa, per finanziare il taglio delle accise mobili.
È paradossale che lo Stato continui a incassare miliardi dai rincari che impoveriscono i cittadini. Chiediamo un intervento immediato: il governo attivi subito il meccanismo di riduzione delle accise per restituire ossigeno alle famiglie e al comparto produttivo. Ogni giorno di ritardo è un colpo inferto al potere d'acquisto degli italiani e alla tenuta economica del Paese. La propaganda non abbassa i prezzi, le scelte politiche sì: Meloni smetta di scappare dalle proprie responsabilità.
Così il deputato Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione Affari europei.
“Dopo essersi già caratterizzato per un'esperienza da ministro della Cultura su cui stendiamo un velo pietoso, Gennaro Sangiuliano continua purtroppo a distinguersi come nemico del sistema culturale italiano.
Oggi, anche nel suo ruolo di capogruppo in Regione Campania, prosegue nella stessa direzione. Ogni volta che interviene attacca o rischia di produrre effetti negativi proprio sulla cultura, che dovrebbe invece essere tutelata e valorizzata dalle istituzioni.
Lo dimostra l’ultima polemica sulla proposta di bilancio della Regione Campania, criticata dall’ex ministro perché destinerebbe troppe risorse alla cultura, ai teatri e al Giffoni Film Festival. Una posizione che rasenta il surreale e che conferma ancora una volta una visione profondamente sbagliata del ruolo delle istituzioni.
Attaccare investimenti nella cultura significa non comprendere – o non voler comprendere – il valore economico, sociale e identitario che il sistema culturale rappresenta per i territori e per l’intero Paese”. Così una nota di Piero De Luca, deputato e segretario regionale della campania del Partito Democratico.
“Il tema della giustizia richiede che qualunque intervento sia serio e rispettoso dell’equilibrio tra i poteri dello Stato. Noi siamo contrari a questa riforma perché la riteniamo sbagliata e pericolosa per la tenuta stessa della democrazia ”. Lo ha detto il deputato del Partito Democratico Piero De Luca, intervenuto all’evento “Governo e opposizioni al confronto sul futuro del sistema giudiziario” che si è svolto presso l’Università degli Studi di Salerno.
"E' sbagliata perché non affronta le vere emergenze della giustizia italiana: la durata eccessiva dei processi, la carenza di organici, le condizioni dell'edilizia giudiziaria, la digitalizzazione, il sovraffollamento carcerario, la necessità di garantire piena parità tra accusa e difesa. Sono questi i nodi reali, e la riforma non ne risolve neanche uno, come peraltro ammesso dallo stesso Ministro Nordio. Al contrario - ha sottolineato - interviene su altro: divide e separa le carriere tra magistratura giudicante e requirente, introduce due CSM distinti, fino alla creazione di un'Alta Corte disciplinare, e prevede il sorteggio per la selezione dei componenti della magistratura. Un impianto che indebolisce profondamente la magistratura e ne mette in discussione l'autonomia e l'indipendenza rispetto al potere politico. Si incrina la separazione dei poteri, pilastro fondamentale della nostra democrazia, e si apre la strada a una deriva Trumpiana che porta ad un pericoloso controllo della politica sulla giustizia. Peraltro, la separazione delle funzioni è già prevista nel nostro ordinamento, anche dopo la riforma Cartabia, ed e' utilizzata in misura molto limitata. Se davvero si voleva intervenire - ha quindi affermato - si poteva farlo con strumenti ordinari e mirati. Qui invece si sceglie una strada radicale e ideologica. Ancora più grave é l'introduzione del sorteggio per la composizione degli organi di autogoverno: un meccanismo che non esiste in nessun altro Paese e indebolisce il ruolo e l'autorevolezza del CSM, alterando l'equilibrio tra magistratura e politica. Per noi non é una battaglia ideologica, ma una questione di sistema e di tutela dei cittadini. Una giustizia più debole e meno indipendente é una giustizia che protegge meno i diritti di tutti. Su questo continueremo a batterci con determinazione", ha concluso.
L'Italia rischia di rimanere isolata e fragile a livello europeo e internazionale.
"Continuare ad avallare l'attacco al diritto internazionale, avallare il diritto della forza invece di difendere la diplomazia e le sedi multilaterali, non rende più sicuro il contesto geopolitico globale e mette in pericolo anche la sicurezza del nostro Paese. Meloni ha evitato il confronto in Parlamento. È gravissimo. L'invito che facciamo al governo è innanzitutto quello di recuperare la tradizionale postura diplomatica e soprattutto la capacità di mediazione politica. L’Italia è ponte di cultura e dialogo in particolare con il Mediterraneo ed il Medio Oriente. Meloni deve evitare di schiacciarsi in modo subalterno sulle posizioni di Trump e Netanyahu, che peraltro sono privi di una reale strategia politica". Così il deputato Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione Affari europei, commentando le comunicazioni del governo alla Camera sulla richiesta di aiuti dai Paesi del Golfo.
“Senza un cambio di postura – ha aggiunto l'esponente dem - l'Italia rischia di rimanere isolata. Dovrebbe invece rilanciare gli impegni per costruire con protagonismo una risposta dell'UE che otti manca, coordinandosi con i partner europei al fine di affermare la forza del diritto internazionale e della diplomazia e di mettere in campo azioni comuni sulla difesa e sicurezza dei nostri cittadini. Questo vuol dire costruire una difesa europea: non una corsa al riarmo nazionale, non un semplice aumento delle spese militari dei singoli stati membri, ma un coordinamento reale con capacità operative comuni. Purtroppo una politica estera europea autorevole continua a mancare, anche per la presenza di governi come il nostro che indeboliscono l'Europa invece di rafforzarla".
"Il mondo di Trump si rivela meno sicuro, genera conflitti, guerre, caos, ed anche danni economici per famiglie e imprese – ha concluso De Luca - legati all'impennata del costo del barile e del gas che porranno problemi seri nel prossimo futuro".
“I fatti delle ultime ore impongono una sola scelta: andare avanti verso il rafforzamento di una vera autonomia strategica europea. Questo deve essere il nostro obiettivo. E non possiamo raggiungerlo continuando a mantenere una dipendenza strutturale dai combustibili fossili di altre aree del mondo. I numeri parlano chiaro: con la crisi in medio-oriente il prezzo del petrolio supera gli 80 dollari al barile, il gas aumenta del 40%. E qual è la strategia del Governo? Nessuna, se non dipendenza da altri, in particolare da Trump.
Noi diciamo una cosa semplice: non possiamo essere subalterni alle scelte di altre potenze. Non possiamo piegare la nostra politica energetica agli equilibri internazionali del momento. Noi vogliamo un’Europa e un’Italia davvero indipendenti bisogna affrontare in via strutturale il tema del costo delle bollette e dell'approvvigionamento energetico. Il governo Meloni, invece, sceglie la subalternità rispetto alle azioni di Trump.
Del resto, il governo aveva promesso di abbassare il costo dell’energia elettrica. Aveva promesso di ridurre le accise su benzina e diesel. E invece ha aumentato le accise e oggi non c’è famiglia italiana che non si trovi a fare i conti con rincari al distributore rispetto a quando la destra non era al Governo. Un’altra grande promessa tradita.
E come al solito di fronte all'attuale crisi la destra resta immobile, non sta facendo nulla per aiutare le famiglie e le imprese che vedranno aumentare i costi dei prodotti, dei trasporti, dei servizi, delle materie prime e del carrello della spesa.
Autonomia energetica in questo senso non è uno slogan ideologico: significa abbassare i costi che gravano su famiglie e imprese. Significa ridurre le bollette, alleggerire il prezzo dei carburanti, evitare che l’aumento dell’energia si scarichi a cascata sul carrello della spesa. E significa anche affrontare seriamente la sfida ambientale. Per difendere famiglie e imprese, in Italia ed Europa, non serve la propaganda e la demagogia, ma investimenti, risorse concrete, una strategia industriale vera per una transizione energetica giusta. Per essere finalmente indipendenti. Davvero”. Così Piero De Luca, deputato Pd capogruppo in commissione politiche europee della Camera dei Deputati.
Deriva preoccupante, da partito Meloni occupazione politica di istituti che dovrebbero restare terzi
“Non si ferma l’occupazione politica dei luoghi della cultura statali da parte del Ministro Giuli. Oggi è la volta dei musei e del Parco archeologico di Capri, dove viene nominata nel CdA Elena Proietti Trotti, componente dello staff del Ministro, nonché consigliera e figura politicamente attiva in Umbria per Fratelli d'Italia. Una scelta che solleva interrogativi gravi. Dalle informazioni disponibili, non risultano competenze riconducibili ai requisiti previsti dalla legge, che è chiara nell’individuare i componenti dei Consigli di amministrazione dei musei tra figure di chiara fama e comprovata esperienza nella gestione e valorizzazione del patrimonio culturale. Dopo quanto già accaduto alla Reggia di Caserta — dove nel CdA è stato nominato il segretario cittadino di Fratelli d’Italia — prosegue quella che appare come una vera e propria occupazione politica delle istituzioni culturali. Un fatto scandaloso. Presenteremo anche in questo caso un’interrogazione parlamentare, come abbiamo già fatto dopo la nomina alla Reggia di Caserta, per fare piena luce sui criteri adottati e sul rispetto delle norme vigenti. I musei non possono diventare terreno di spartizione partitica né strumenti di consenso. Le istituzioni culturali devono restare autonome e indipendenti. La cultura appartiene ai cittadini, non ai partiti. Continueremo a vigilare e a contrastare con determinazione questa deriva inaccettabile”. Così Piero De Luca, deputato del Partito Democratico e segretario regionale del PD Campania.
Siamo di fronte a una delle crisi internazionali più gravi degli ultimi anni e il Governo resta nell’ambiguità. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni sta evitando un passaggio doveroso in Parlamento, mentre l’Italia non prende le distanze dalle ultime azioni unilaterali di Netanyahu e resta semplicemente schiacciata ancora una volta sulle posizioni di Trump, il quale peraltro non ha neppure informato preventivamente il nostro Governo degli attacchi. Questa non è una postura solida : è subalternità politica. Un grande Paese come l'Italia deve saper coniugare il rapporto atlantico con un ruolo diplomatico autonomo a livello internazionale e con i partner europei. Oggi, invece, vediamo un’Italia debole, isolata e silente". Lo dichiara Piero De Luca, deputato Pd e capogruppo in commissione politiche europee. "Colpisce il contrasto tra la rapidità con cui la Premier interviene su vicende mediatiche come il festival di Sanremo e la sua timidezza di fronte a una crisi che coinvolge sicurezza energetica, stabilità regionale, tutela dei nostri connazionali e rispetto del diritto internazionale. Gli italiani hanno diritto di sapere quali impegni siano stati assunti, quali richieste siano arrivate dai nostri alleati e quali siano i limiti dell’azione del nostro Paese. Non basta elencare i rischi o rifugiarsi in formule generiche. Serve una linea politica chiara. Serve dire se l’Italia intende promuovere un’iniziativa diplomatica forte, se intende difendere con coerenza il multilateralismo, se e come intenda impegnarsi per una de-escalation. Per questo chiediamo che la Presidente del Consiglio venga immediatamente in Aula a riferire. È una questione di trasparenza, di rispetto delle istituzioni e di responsabilità verso il Paese". Così conclude il dem.
"Su un tema delicato come la giustizia, raccolgo e rilancio l’invito del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: abbassare i toni e riportare il confronto dentro un perimetro di responsabilità, rispetto e civiltà.
Noi siamo contrari a questa riforma per ragioni di merito, perché la riteniamo sbagliata e pericolosa. È sbagliata perché non affronta le vere emergenze della giustizia italiana: la durata eccessiva dei processi, la carenza di organici, le condizioni dell’edilizia giudiziaria, la digitalizzazione, il sovraffollamento carcerario, la necessità di garantire piena parità tra accusa e difesa. Sono questi i nodi reali, e la riforma non ne risolve neanche uno, come peraltro ammesso dallo stesso Ministro Nordio.
Al contrario, interviene su altro: divide e separa le carriere tra magistratura giudicante e requirente, introduce due CSM distinti, fino alla creazione di un’Alta Corte disciplinare, e prevede il sorteggio per la selezione dei componenti della magistratura. Un impianto che indebolisce profondamente la magistratura e ne mette in discussione l’autonomia e l’indipendenza rispetto al potere politico. Si incrina la separazione dei poteri, pilastro fondamentali della nostra democrazia, e si apre la strada a una deriva Trumpiana che porta ad un pericoloso controllo della politica sulla giustizia.
Peraltro, la separazione delle funzioni è già prevista nel nostro ordinamento, anche dopo la riforma Cartabia, ed è utilizzata in misura molto limitata. Se davvero si voleva intervenire, si poteva farlo con strumenti ordinari e mirati. Qui invece si sceglie una strada radicale e ideologica.
Ancora più grave è l’introduzione del sorteggio per la composizione degli organi di autogoverno: un meccanismo che non esiste in nessun altro Paese e indebolisce il ruolo e l’autorevolezza del CSM, alterando l’equilibrio tra magistratura e politica.
Per noi non è una battaglia ideologica, ma una questione di sistema e di tutela dei cittadini. Una giustizia più debole e meno indipendente è una giustizia che protegge meno i diritti di tutti.
Su questo continueremo a batterci con determinazione". Lo ha detto Piero De Luca, deputato Pd e capogruppo in commissione politiche europee a 4 di sera, su Rete 4
“A quattro anni dall'aggressione russa in Ucraina, un'invasione inaccettabile, che ha provocato milioni di vittime tra civili e militari e messo in discussione l'autonomia e la sovranità di uno Stato e di un'intera popolazione, la diplomazia italiana ha fatto immensi passi indietro. Come Partito Democratico siamo orgogliosi di aver sostenuto da subito la resistenza del popolo e delle istituzioni ucraine per affermare la loro libertà, la loro indipendenza e la forza del diritto internazionale. Come ha ricordato il Presidente Mattarella, è intollerabile che ancora oggi si provino a riscrivere i confini degli Stati con la forza e con i carri armati”. Lo dichiara il deputato Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione Unione europea.
“Abbiamo sostenuto con tutte le forme di assistenza necessaria la popolazione ucraina: umanitaria, economico-finanziaria e militare. Ora – sottolinea l’esponente dem - chiediamo un'iniziativa diplomatica di pace sempre più forte e incisiva, con un elemento di chiarezza: non può essere un'intesa raggiunta sulla testa degli ucraini né senza il loro protagonismo. In questi anni l'Italia è purtroppo scivolata nelle retrovie della diplomazia internazionale. Con il presidente Draghi eravamo alla guida del treno insieme ad altri leader europei; ora non abbiamo più una linea, non abbiamo più un protagonismo perché siamo schiacciati sulle posizioni di Trump".
“A rischio – conclude De Luca - c'è la sicurezza, l'autonomia, la libertà e i valori del diritto internazionale che caratterizzano l'intera Europa. Chiediamo una pace giusta, sicura e duratura con garanzie precise: non una resa dell'Ucraina, ma uno strumento per riaffermare la sua autonomia e la sicurezza europea. Chiediamo al governo uno scatto d'orgoglio, che riporti l'Italia là dove le spetta, nel solco della grande tradizione diplomatica che caratterizza il nostro Paese”.
“Quattro anni fa l'Ucraina veniva brutalmente aggredita dalla Russia di Putin. Siamo orgogliosi di aver sostenuto da subito con tutte le forme di assistenza necessarie la resistenza del popolo e delle istituzioni ucraine rispetto ad un attacco inaccettabile all'indipendenza, alla libertà di uno Stato sovrano e ad una violazione grave del diritto internazionale. Il conflitto purtroppo produce ogni giorno vittime innocenti ed enormi sofferenze. È necessario continuare ad aiutare l'Ucraina. Guai a dare segni di cedimento o stanchezza. Il messaggio da inviare oggi è netto: siamo con voi, non allenteremo il nostro sostegno. È in gioco l'esistenza stessa dell'Ucraina, ma anche la sicurezza dell'intera Europa. Continuiamo a chiedere dunque con forza un cessate il fuoco immediato e un tavolo diplomatico per la Pace sempre più incisivo, con la presenza vera e da protagonisti al negoziato di Kiev e di Bruxelles. La Pace non può essere una resa. La Pace dev'essere necessariamente giusta, sicura, duratura. Ne va del nostro futuro e della nostra libertà”. Così il capogruppo del Pd in commissione affari europei della Camera, Piero De Luca.
"È una buona notizia l'approvazione alla Camera di un mio ordine del giorno durante l’esame del decreto milleproroghe che impegna il Governo a garantire continuità ai progetti del PNRR avviati dagli enti locali e non conclusi entro il prossimo agosto". Così Piero De Luca, deputato del Partito Democratico e capogruppo in Commissione Politiche dell’Unione europea.
“Siamo in una fase decisiva - prosegue De Luca - nel 2026 si chiude il Piano nazionale di ripresa e resilienza e, come chiarito dalla Commissione europea, entro il 31 agosto 2026 dovranno essere raggiunti tutti gli obiettivi in termini di risultati.
"Il Governo ha già rivisto il PNRR a fine 2025, rimodulando diversi interventi. In questo contesto, tanti Comuni, pur avendo avviato i lavori e investito risorse importanti, stanno affrontando ritardi dovuti a burocrazia e inadempienze delle imprese. E rischiano di pagare un prezzo altissimo per responsabilità che spesso non sono loro".
Con l’ordine del giorno approvato con il parere favorevole del Governo, si impegna lo stesso a intervenire con il primo provvedimento utile per assicurare continuità ai progetti avviati e proteggere i bilanci degli enti locali. In particolare, si chiede che tutte le opere che, alla scadenza europea, avranno raggiunto almeno il 30% di avanzamento continuino a essere finanziate con le risorse del PNRR e non vengano riassorbite nel bilancio dello Stato.
"È una misura di buon senso per non bloccare cantieri già partiti e non mettere in difficoltà i territori. Adesso il Governo trasformi questo impegno in atti concreti", conclude De Luca.
Il Partito Democratico della Campania esprime profondo cordoglio e commossa vicinanza alla famiglia del piccolo Domenico, che si è spento questa mattina presso l’Ospedale Monaldi di Napoli.
"È una tragedia drammatica che colpisce l’intera comunità campana e tutto il Paese. Ogni parola è superflua. Ci stringiamo con forza al dolore e all'immensa sofferenza dei genitori e dei familiari". Lo ha dichiarato il deputato Piero De Luca, segretario del PD Campania, a margine dell'assemblea provinciale a Benevento.
"È necessario - ha proseguito - che su quanto accaduto sia fatta piena chiarezza, con massimo rigore e trasparenza, affinché siano accertate tutte le responsabilità. L'impegno di tutti dev'essere rivolto affinché quanto successo non possa e non debba accadere mai più".