“Le parole pronunciate oggi dalla presidente Meloni al Meeting di Rimini sono il segno di un’ambiguità politica evidente che rischia di indebolire ancora di più la posizione dell’Italia in Europa.” Così Piero De Luca, deputato del Pd e capogruppo in commissione Politiche europee, commenta le dichiarazioni della premier sulla presunta irrilevanza geopolitica dell’Unione europea.
“Il discorso pronunciato è paradossale e contraddittorio rispetto alle azioni messe in campo negli anni passati all'opposizione ed oggi al governo del Paese, volte ad ostacolare ogni reale passo in avanti verso una maggiore integrazione europea con ulteriori cessioni di sovranità da parte degli Stati membri. Meloni cita Draghi, ma ne strumentalizza il messaggio: Draghi invoca un’Europa più unita, più forte, più autonoma. Meloni ha sempre sostenuto l’opposto e ha sempre lavorato per un’Europa in tono minore, debole, frammentata. L’Europa ha consentito di avere circa 80 anni di pace, di costruire benessere e sviluppo, di affrontare la pandemia, di difendere valori essenziali di democrazia, diritti fondamentali e libertà. Va rafforzata sempre di più l'integrazione per affrontare da protagonista le sfide geopolitiche, economiche e sociali del nostro tempo. Ma è l'opposto di ciò che vuole la Premier e tutta la destra sovranista antieuropeista.
“Se Meloni è davvero convinta che l’Europa debba riscoprire e rilanciare il proprio ruolo nel mondo, cominci col sostenere le proposte di riforma presentate da Mario Draghi e quelle elaborate da noi democratici, a partire da maggiori investimenti comuni nei settori strategici sul modello del Next Generation EU. Perché non si può citare Draghi al mattino e poi inseguire posizioni sovraniste e Trump la sera.”
“Anche in questa occasione Mario Draghi indica un percorso pienamente condivisibile per il futuro dell'UE. Non possiamo restare fermi e accontentarci di quanto raggiunto finora. Le sfide geopolitiche, economiche e sociali del nostro tempo richiedono più coraggio e un ulteriore passo in avanti nel processo di integrazione se vogliamo davvero difendere in futuro i valori fondanti europei di pace, democrazia, libertà, equità, benessere. Più debito comune per investimenti strategici congiunti in ricerca, sviluppo, tecnologie e difesa, più unità nel pilastro sanitario, sociale, e nelle sfide delle transizioni ambientali e digitali, ma anche riforme istituzionali per rafforzare l'efficacia delle scelte e l'autorevolezza internazionale dell'Europa. Il ritorno al passato verso nuovi sovranismi nazionali sarebbe un errore storico. Ma bisogna andare avanti con determinazione per poter giocare davvero un ruolo da protagonisti e non da semplici spettatori nel mondo attuale”.
Così il capogruppo Pd in commissione Politiche europee alla Camera, Piero De Luca.
“La Dichiarazione Congiunta siglata fra la Commissione Europea e il governo americano conferma tutte le forti criticità e preoccupazioni che abbiamo rilevato nelle scorse settimane. Al netto di un progresso legato alla possibilità di restare entro il 15% per il settore automobilistico e per alcuni beni, tra cui sughero, aeromobili, farmaci generici e precursori chimici, restano intatti i termini di quella che è stata una vera e propria resa UE rispetto alla guerra commerciale avviata da Trump. Dazi generalizzati al 15% cui si aggiungono impegni ad acquistare prodotti energetici USA per un valore di 750 miliardi di dollari, ad acquistare chip per l'intelligenza artificiale statunitensi per un valore di almeno 40 miliardi di dollari e 600 miliardi di dollari di nuovi investimenti dell'Ue in settori strategici statunitensi fino al 2028. La debolezza negoziale causata da posizioni ambigue e arrendevoli dei governi sovranisti, anzitutto quello italiano della Premier Meloni, ha condotto alla conferma di questa enorme Trump Tax sui prodotti UE venduti negli USA senza alcuna esenzione per nessun bene strategico della filiera del Made in Italy come prodotti manifatturieri, agricoli, della pesca o vitivinicoli. I danni all'economia e all'occupazione dell'intero continente ma soprattutto dell'Italia saranno drammatici. Gli interessi nazionali sono stati svenduti completamente dal Governo Meloni. Questa è l'amara verità” così Piero De Luca capogruppo Pd in commissione affari europei della camera.
"Il vertice svolto tra Trump e Putin si è concluso per ora con un nulla di fatto. Solo tappeti rossi stesi a Putin ma nessun risultato concreto, a partire dal cessate il fuoco, premessa indispensabile per un negoziato diplomatico vero. Senza la presenza dell'Ucraina e senza un protagonismo dell'UE al tavolo non è immaginabile alcuna soluzione reale per una pace giusta, sicura e duratura. Ora più che mai è necessario che l'UE assuma un ruolo diplomatico autorevole per continuare a sostenere al meglio l'Ucraina, per definire insieme agli USA tutte le garanzie di sicurezza necessarie da fornire a Kiev, e per riaffermare i valori dei diritto internazionale e del multilateralismo". Così il deputato Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione Unione Europea.
"La pace è un obiettivo da perseguire con determinazione, ma non può essere raggiunta davvero senza una piena condivisione del percorso con l'Ucraina e senza una partecipazione dell’Europa al tavolo negoziale diplomatico. Non ci sono altre condizioni per raggiungere una pace giusta, sicura, duratura, fondata sul rispetto del diritto internazionale, dell’integrità territoriale e della sovranità dell’Ucraina. Questo è il messaggio forte e chiaro che arriva dai leader dell’Unione Europea e che come Partito Democratico condividiamo pienamente." Così il deputato del Pd e capogruppo in commissione politiche europee, Piero De Luca, commenta la dichiarazione congiunta dell’UE sulla guerra in Ucraina, firmata da tutti i Paesi membri con l’eccezione dell’Ungheria.
"Non possiamo accettare imposizioni, prosegue De Luca, che ignorino le ragioni di chi è stato vittima di un’aggressione militare brutale ed ingiustificata. Come ha giustamente ribadito la segretaria Elly Schlein, né Kiev né l’Unione Europea possono essere esclusi da un confronto negoziale quantomai necessario. Sarebbe un errore politico gravissimo e un tradimento dei valori su cui si fonda il nostro impegno europeo e di difesa dei valori democratici."
"Il percorso verso la pace deve coinvolgere pienamente l’Ucraina, garantendo al contempo il suo diritto a decidere liberamente il proprio destino, compreso il suo legittimo cammino verso l’ingresso nell’Unione Europea. È positiva dunque la determinazione emersa in UE nel voler sostenere questo processo con garanzie di sicurezza e supporto politico, economico e diplomatico, accanto agli Stati Uniti, ma con una linea ferma e coerente per difendere la piena libertà dell'Ucraina e anche i valori della democrazia e della legalità internazionale.”
Il CDM del 4 agosto ha annunciato l'estensione della ZES Unica a Marche ed Umbria. Ci avevamo creduto. Un'intervista di oggi del Ministro Foti però disvela la nebbia, dichiarando: "ci sarà (non si sa quando) un Disegno di Legge, che poi verrà trasformato (non si sa quando) in Decreto Legge". Sa cosa vuol dire tradotto dal politichese? Vuol dire che ad oggi non c'è nulla, solo un annuncio vuoto e nient'altro.
Del resto, se eravate cosi interessati al tema, ci spiega cosa avete fatto finora? Perché per anni non avete mosso un dito? E soprattutto perché avete respinto tutte le nostre proposte di estensione della ZES proprio a Marche ed Umbria, presentate a più riprese in Parlamento? La verità è che voi avevate bisogno oggi solo di un titolo buono per la vostra propaganda elettorale.
Si tratta però di un bluff clamoroso, perché non c'è nessun atto adottato e soprattutto non avete previsto nemmeno un euro in più di fondi destinati al credito d'imposta ZES.
Questo vuol dire che non ci saranno le risorse necessarie per gli investimenti nelle Marche ed in Umbria e si ridurrà quasi certamente l'ammontare per le altre regioni del SUD. Insomma, una truffa elettorale su cui oggi chiediamo un'operazione verità.
Se volete andare avanti davvero, con risorse aggiuntive reali, noi ci saremo. Altrimenti smettetela di prendere in giro gli italiani” così in aula alla camera il deputato democratico Piero De Luca nel corso del question time relativo al provvedimento annunciato al termine del Cdm del 4 agosto che ha annunciato l'estensione della ZES Unica a Marche ed Umbria.
Come temevamo, la guerra dei dazi non accenna a finire e oggi Trump torna a minacciare di colpire l’Europa con tassi al 35% e addirittura del 250% sui farmaci. Tutto questo nel silenzio e nell’inerzia assoluta del governo e della presidente Meloni che ha sempre mostrato una totale subalternità nei confronti del presidente americano. L’accordo tra Ue e Usa, stipulato solo pochi giorni fa, era già di per sé disastroso e l’unico vantaggio per i più ottimisti era da rintracciare nella fine dell’incertezza per il sistema economico. I danni dell'accordo raggiunto sono già enormi. Ma visto l'inaffidabilità di Trump e l’eccessiva accondiscendenza dell’Ue, dovuta alla debolezza dei governi sovranisti, siamo di fronte ad uno scenario ancora molto incerto e imprevedibile che rischia di peggiorare ulteriormente. La premier Meloni è sempre soddisfatta o si rende conto del disastro e inizierà a lavorare per una risposta Ue a schiena dritta, la sola in grado di difendere davvero imprese e lavoratori italiani ed europei.
Così il capogruppo del Pd nella Commissione Affari europei della Camera, Piero De Luca.
“Questo provvedimento è la prova provata del bluff del Governo, che da settimane, con la Premier in testa, sta sfilando nelle città marchigiane con proclami e annunci di ogni tipo. L’estensione della Zes a quei territori, peraltro più volte richiesta dal Pd quando fu approvata la legge e sempre respinta dalla maggioranza, ha senso soltanto se si aumentano corposamente le risorse per finanziare il relativo credito di imposta. Dal testo che circola, invece, si evince l’esatto contrario: nemmeno un euro in più accompagna l’allargamento della Zes Unica. In sostanza, la torta resta la stessa ma gli spicchi si assottigliano. Questo vuol dire prendere in giro i cittadini di Marche e Umbria che non avranno quasi nulla per sostenere i nuovi investimenti e penalizzare le regioni del Sud Italia che avranno meno risorse a disposizione.”
Così i deputati del Partito Democratico Ubaldo Pagano e Piero De Luca, Capigruppo rispettivamente della Commissione Bilancio e Politiche dell’Ue, commentano i contenuti del disegno di legge discusso in Consiglio dei ministri in tema di ‘rilancio dell’economia nei territori delle regioni Marche e Umbria’.
“Il tempo delle bugie è finito da un pezzo. Oggi servono serietà e responsabilità rispetto a una vicenda che denunciamo da mesi: l’attuazione del PNRR è in grave ritardo per colpa del governo Meloni e rischiamo seriamente di perdere una parte rilevante delle risorse disponibili. La scadenza del 2026 non è in discussione. L’Europa è stata chiara: non ci saranno proroghe. Chi, nella maggioranza, continua ad alimentare illusioni su possibili rinvii mente agli italiani. Vogliamo sapere una volta per tutte come intendono salvare il PNRR che, peraltro, è l’unico fattore che sta sostenendo la debolissima crescita del Paese”. Lo scrive in una nota Piero De Luca, capogruppo del Pd in commissione politiche europee alla camera
“Ad oggi, i dati sono drammatici: la spesa effettiva è poco sopra il 30%, e restano da mettere a terra investimenti per oltre 120 miliardi di euro. In alcuni settori chiave, penso alla sanità, alle politiche del lavoro, alle infrastrutture, siamo di fronte a ritardi clamorosi, accompagnati da continue modifiche e revisioni del Piano che dimostrano solo confusione e mancanza di visione. Una vera e propria Caporetto. Come denunciamo da tempo, nell’indifferenza, ignavia ed incapacità del governo, ci stiamo avvicinando a un punto di non ritorno. Eppure, nonostante gli allarmi, si continua a perdere tempo prezioso, mentre il Paese rischia di perdere risorse decisive per il suo futuro”.
“Ogni euro non speso, ribadisce De Luca, è un’occasione persa per modernizzare l’Italia, creare lavoro, rafforzare la coesione sociale e la sostenibilità ambientale, ridurre le diseguaglianze. Non possiamo permetterci di fallire. Sarebbe una responsabilità storica. Chiediamo al Governo di smettere di prendere tempo, raccontare favolette e assumersi fino in fondo le proprie responsabilità. Serve un’accelerazione immediata. Il PNRR è un patrimonio nazionale ed europeo. Sarebbe un delitto non cogliere questa opportunità”. Così conclude il dem
“La Corte di giustizia dell’Unione europea si è pronunciata sulla definizione di paese sicuro che coinvolge i procedimenti di frontiera nei Cpr in Albania. Alla luce della sentenza della Corte, l’impianto della normativa italiana ridisegnato dal Governo con il Dl 157/2024 si dimostra nella sostanza non pienamente in linea con il diritto UE. Anzitutto non può essere qualificato come sicuro un Paese che non soddisfi, per talune categorie di persone, le condizioni sostanziali di tale designazione. I giudici UE aggiungono peraltro che i motivi e le fonti di informazione sui cui si fonda la designazione di Paese sicuro devono essere pienamente accessibili e valutabili, allo stato attuale di ogni singola procedura, da parte del giudice nazionale, che in assenza di tali informazioni può svolgere anche propri controlli, per garantire un'effettiva tutela giurisdizionale ai richiedenti protezione internazionale, che oggi invece si vedono respinte le domande sulla base della normativa italiana senza possibilità di provare o verificare se il loro paese sia effettivamente sicuro o meno ai sensi della normativa UE”.
Così il capogruppo Pd nella commissione affari europei della Camera, Piero De Luca.
"L’accordo tra Ue e Usa sui dazi è "disastroso" e rappresenta una vera e propria disfatta. Più che un’intesa è una resa a Trump. Una conseguenza certo della debolezza della presidente della Commissione. Ma va detto però che il suo mandato politico negoziale era molto fragile a causa di posizioni ambigue e di subalternità a Trump di alcuni governi nazionali, tra cui in particolare quello italiano. Meloni ha danneggiato e svenduto gli interessi nazionali in nome di un’alleanza politica con Trump". Lo ha detto Piero De Luca in un'intervista al Quotidiano Nazionale
"I dati parlano chiaro: lo stesso ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha annunciato un dimezzamento delle prospettive di crescita. Questo accordo farà molto male all’economia italiana. Per questo la premier dovrebbe venire a riferire in aula. Ha definito l’intesa “positiva”. Non capisco cosa ci sarebbe da festeggiare in una tassa che porterà a una riduzione dell’export italiano di almeno 20 miliardi di euro e che metterà a rischio oltre 100mila posti di lavoro".
"Ora serve rilanciare e rafforzare il lavoro sulle proposte che abbiamo avanzato per attenuare l’impatto dei dazi. Occorre rinegoziare e ampliare la lista dei prodotti che ne sono esenti. Servono investimenti per sostenere la domanda interna e investimenti comuni per arrivare a un’autonomia strategica dell’Europa. Servirebbe un nuovo Next Generation Eu da 800 miliardi per investimenti nelle filiere strategiche per difendere il modello sociale europeo. Servirebbe anche un programma simile al Sure per difendere l’occupazione e dobbiamo lavorare per arrivare a imporre una Global Minimum Tax alle grandi multinazionali. Infine, occorre cercare nuovi mercati di sbocco, accelerando su accordi commerciali come quello con il Mercosur e investire nella politica industriale interna".
“Il nuovo report della Fondazione GIMBE fotografa una realtà allarmante: la Missione Salute del PNRR è ferma, l’82% delle risorse non è stato ancora speso e 5 obiettivi su 14 sono in ritardo. Un quadro impietoso che conferma l’ennesimo fallimento nella gestione del Piano, dove al rispetto formale delle scadenze evidentemente non corrisponde alcun reale avanzamento degli investimenti.
Purtroppo non si tratta di una sorpresa, ma dell’eredità diretta di una gestione fallimentare prima con Fitto e oggi aggravata da un approccio ancora più inefficace da parte di Foti. A pagarne il prezzo sono i cittadini, soprattutto nelle Regioni più fragili, dove crescono disuguaglianze e ritardi. Il tempo è quasi scaduto, e chi ha responsabilità politiche non può più continuare a nascondersi dietro formalismi o silenzi istituzionali” – così il capogruppo del Partito Democratico nella Commissione Affari europei della Camera, Piero De Luca.
“Con l’accordo sui dazi siglato da Von der Leyen e Trump, che prevede dazi medi del 15% su beni chiave dell’export europeo, ci troviamo di fronte non ad un'intesa ma ad una vera e propria resa che produrrà danni economici drammatici. E l’Italia, ancora una volta, è tra i paesi che pagheranno il prezzo più alto. Una capitolazione dell’Europa dovuta ad una debolezza politica determinata anche e soprattutto da posizioni degli Stati membri ambigue e subalterne a Trump come quelle del Governo italiano. Meloni doveva fare da pontiera per difendere gli interessi delle nostre aziende e dei nostri lavoratori, invece ha fatto la portabandiera di Trump svendendo il nostro Paese e il Made in Italy. Il 15% di dazi unilaterali sulla stragrande maggioranza dei prodotti destinati all'export, aggiunta peraltro alla svalutazione del dollaro, ci costerà cara. Si stima che l’Italia possa perdere almeno 23 miliardi di euro di esportazioni verso gli USA. Le imprese del Made in Italy, già alle prese con il costo dell’energia, l’instabilità geopolitica e la burocrazia, oggi vedono crollare interi segmenti di fatturato. È inaccettabile ed anche ridicolo che Meloni parli di un risultato positivo. Ora chieda scusa al Paese e spieghi cosa intende fare a livello nazionale ed europeo per difendere e mettere in sicurezza il nostro tessuto produttivo ed occupazionale. Questo accordo, inutile girarci intorno, è una disfatta. Non c’è nulla da festeggiare, solo da rimediare mettendo da parte la propaganda e iniziando a difendere davvero l’interesse dell’Italia e dell'Europa”. Così Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione politiche europee alla Camera
“L’esclusione della Regione Campania dal comitato organizzatore dell’America’s Cup del 2027 è una decisione grave, miope e centralista, che umilia le istituzioni locali e attacca ancora una volta il Mezzogiorno. Avevamo chiesto che la governance dell’evento passasse attraverso un pieno coinvolgimento degli enti territoriali, a partire dalla Regione e dalla Città Metropolitana di Napoli. Due istituzioni centrali, con competenze dirette sulle prerogative amministrative legate all'organizzazione dell’evento, sulle infrastrutture, sulla logistica, sulla sanità, sulla promozione del territorio. Il Governo invece ha scelto la strada della chiusura e dell’accentramento. Ha respinto il nostro emendamento, insieme a quelli delle altre opposizioni, impedendo una composizione equilibrata del comitato e scegliendo di gestire l’evento come se fosse proprietà privata del centrodestra. Tutto questo danneggia non solo Napoli e la Campania, ma l’intero Paese: perché un grande evento internazionale si costruisce solo con unità, collaborazione istituzionale e rispetto dei territori”. Così Piero De Luca, deputato del Pd e capogruppo in Commissione bicamerale per le questioni regionali.
“Da mesi denunciamo l’assenza totale di una strategia del governo Meloni sui dazi. L’esecutivo ha prima sottovalutato e poi minimizzato l’impatto delle misure commerciali statunitensi, arrivando persino a definirle ‘un’opportunità’. Oggi i numeri parlano chiaro: con dazi al 10%, sono a rischio 118 mila posti di lavoro, che potrebbero salire a 180 mila con dazi al 30%. In pericolo ci sono fino a 38 mila imprese, in particolare nei settori più esposti all’export verso gli USA.” Lo ha detto Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione politiche europee, a SkyTg24 Economia
“A fronte di questo scenario drammatico, prosegue De Luca, il governo spagnolo ha stanziato 9 miliardi di euro per sostenere aziende e lavoratori. In Italia, invece, nessun intervento concreto. L’unica proposta ascoltata finora? L’assurda ‘operazione Bresaola’ del ministro Lollobrigida.”
“Serve una strategia europea unitaria e forte. L’Italia deve spingere per un negoziato ragionevole in sede UE, così come per una diversificazione dei mercati, a partire dalla ratifica del trattato Mercosur. Al contempo bisogna mettere in campo un piano nazionale di sostegno all’internazionalizzazione e alla riduzione del costo dell’energia. Il governo Meloni deve smetterla con la propaganda e agire subito. Ogni giorno perso mette a rischio migliaia di imprese e posti di lavoro.”