“Gravissimo che la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, per cercare di salvare la faccia al Ministro Valditara continui a fornire ragioni senza fondamento sui numeri drammatici della violenza contro le donne. E’ fuori dalla realtà dare la colpa all’immigrazione illegale. Le origini della violenza – ce lo dicono i numeri in maniera chiara –sono per la maggior parte dei casi da ritrovare dentro l’ambiente domestico. Il maggior numero di femminicidi vengono commessi in ambito famigliare o da ex partner. D’altronde le statistiche lo dicono chiarezza, otto su dieci sono uomini di nazionalità italiana. Invece di costruire nemici immaginari, la Presidente del Consiglio dovrebbe richiamare il Ministro Valditara per i ritardi sull’avvio di programmi di educazione a scuola finalizzati al contrasto della violenza degli uomini contro le donne”. Lo afferma la deputata del Partito Democratico Michela Di Biase.
“A nome del Pd chiedo al ministro Nordio un'informativa urgente sulle parole pronunciate dal sottosegretario Delmastro delle Vedove in occasione della presentazione della nuova auto della Polizia Penitenziaria. Sono parole incompatibili con il ruolo istituzionale che il sottosegretario riveste, parole incomprensibili, gravissime e contrarie alla Costituzione su cui ha giurato. Non so neanche se ne sia reso conto: stiamo davanti ad un gaffeur o davvero pensava ciò che diceva? È stato superato il confine dello stato del diritto”. Così la deputata dem Michela Di Biase intervenendo in Aula di Montecitorio.
"Le parole vergognose del sottosegretario alla Giustizia Delmastro sono inaccettabili. Superano il confine dello stato di diritto e dovrebbero indurlo alle immediate dimissioni. Non si può svolgere un ruolo così importante e rilasciare dichiarazioni prive di umanità contro i detenuti. Sono dichiarazioni che smascherano l'ossessione repressiva di questo Governo, incapace di adottare provvedimenti nonostante il record negativo di suicidi in carcere. Ora Meloni ci dica se Delmastro e le sue idee sono compatibili con il suo governo". Lo afferma la deputata del Partito Democratico Michela Di Biase, componente della commissione Giustizia.
"L'ossessione repressiva ai tempi del governo Meloni arriva negli istituti penali minorili con l'obbligo di indossare la divisa per il personale della polizia penitenziaria. Lo prevede una circolare del mese scorso del Capo del Dipartimento di giustizia minorile Antonio Sangermano. È solo l'ultimo atto, dopo gli inasprimenti di pene del decreto Caivano, per affermare il modello autoritario anche nelle carceri minorili a danno dei principi rieducativi. Parliamo di ragazzi giovanissimi, per i quali servirebbero invece modelli di dialogo e reinserimento sociale”. Lo ha detto la deputata del partito Democratico Michela Di Biase, componente della commissione Giustizia.
“Insieme ai colleghi deputati della commissione Giustizia ho depositato un’interrogazione parlamentare rivolta al ministro Nordio per conoscere le ragioni di questo provvedimento, che appare peraltro in pieno contrasto con la direttiva ministeriale del 2004 che disciplina l’utilizzo dell’uniforme negli Istituti penali minorili” ha aggiunto Di Biase, prima firmataria dell'interrogazione.
“In tutti questi anni gli agenti della polizia penitenziaria hanno usato abiti civili negli Ipm proprio per rafforzare il messaggio di inclusione che deve essere caposaldo per il funzionamento di un istituto per giovanissimi. Oggi cambia tutto e si procede a grande velocità per una omologazione del sistema penale minorile a quello per adulti. E’ un fatto gravissimo su cui chiediamo immediati chiarimenti al ministro” ha concluso la deputata Pd
Oggi in audizione alla Camera la Fondazione Gimbe ha tracciato, numeri alla mano, il quadro gravissimo dei tagli alla sanità pubblica italiana: mancano 19 miliardi solo per coprire gli interventi previsti, con i tagli che porteranno nel 2027 il finanziamento pubblico al 5,9 per cento sul Pil, il record negativo degli ultimi 15 anni. Servono maggiori risorse per assicurare il funzionamento delle rete di assistenza sanitaria territoriale e per aumentare il personale medico-sanitario, ma il Governo non vuole ascoltare né le opposizioni né gli operatori sanitari. Se non ci sarà confronto su questo si rischia di affossare definitivamente il Servizio sanitario nazionale”. Lo afferma la deputata Pd Michela Di Biase.
“Il Giubileo della speranza vedrà l’apertura di una Porta santa all’interno del carcere di Rebibbia. L’annuncio di Mons. Fisichella è di una importanza straordinaria per rimettere al centro dell’impegno pubblico, ad ogni livello, i diritti dei detenuti. Le istituzioni raccolgano l’appello di Papa Francesco per un impegno in questa direzione, sono necessarie iniziative concrete contro il sovraffollamento delle carceri italiane e per il rafforzamento del modello rieducativo”. Lo afferma la deputata del Partito Democratico Michela Di Biase, componente della commissione Giustizia.
“Rebibbia come simbolo di tutte le carceri italiane nelle quali ogni giorno si assiste all’incremento di fenomeni di autolesionismo e suicidi. Portare la speranza tra i detenuti significa accettare la sfida di potenziare forme alternative alla detenzione in carcere per ridurre la pressione nelle celle, per aumentare il numero di educatori e psicologi e favorire il reinserimento sociale delle persone private di libertà” ha aggiunto Di Biase.
"La decisione del Governo Meloni di scaricare sulle spalle degli enti locali il peso preponderante del piano di rientro dal debito è scellerata. Le scelte operate con la legge di bilancio, con i forti contenimenti alla spesa, metteranno in primo luogo in ginocchio i servizi dei comuni italiani". Lo afferma la deputata del Partito Democratico Michela Di Biase.
"Parliamo di tagli della spesa corrente pari a quasi cinque miliardi in quattro anni per le Regioni e a quasi 1,5 miliardi per gli enti locali" evidenzia Di Biase.
"Tradotto significa riduzione di servizi alle famiglie e all'infanzia, del trasporto locale, di scuole. I comuni rischiano una paralisi amministrativa senza precedenti, bisogna fermarsi per non compromettere la situazione" conclude la deputata Pd.
“Nel corso del 2020 è stata introdotta una valutazione descrittiva che teneva conto di quello che è il percorso formativo di ogni bambino. Una valutazione descrittiva che tra l'altro tiene conto di quello che deve essere un metodo educativo diverso, voluto dalle famiglie, dall’istituzione scolastica, dai pedagogisti, dagli scienziati. Mi chiedo come possa il governo, rispetto non alle valutazioni del Pd, ma rispetto a quello che in questi anni hanno affermato importanti luminari che si occupano proprio di pedagogia, essere indifferente alle nostre richieste. Il percorso che i nostri bambini hanno davanti nelle istituzioni scolastiche è un percorso molto complicato. Io non vorrei che il voto in condotta, così come viene descritto, fotografasse una situazione, ovvero chi parte da una situazione svantaggiata continuerà a vivere e a trovarsi in una situazione svantaggiata proprio perché quel voto altro non fotografa che ‘il qui e ora’.” Lo ha detto in Aula alla Camera la deputata dem Michela Di Biase, capogruppo Pd nella commissione bicamerale per l’infanzia, durante l’esame del ddl voto in condotta.
“Per il ddl Sicurezza vi siete rifatti al Codice Rocco, mentre la matrice del ddl voto in condotta appartiene alla Riforma Gentile. Gli anni sono gli stessi, anche gli intendimenti e forse la direzione in cui volete portare il nostro Paese è finalmente chiara. C'è una differenza sostanziale tra le due parole fondamentali che sono ‘autorità’ e ‘autorevolezza’. Parole che hanno la stessa radice dal punto di vista etimologico che però declinano in modo assolutamente diverso rispetto agli aggettivi ‘autoritario’ e ‘autorevole’. Questa riforma del voto in condotta non ha nulla di autorevole ma è purtroppo soltanto una riforma autoritaria che non farà bene alla scuola pubblica”. Cosi in Aula la deputata dem Michela Di Biase, capogruppo Pd nella commissione bicamerale per l’infanzia.
La deputata democratica Michela Di Biase è intervenuta alla Camera durante l’esame del ddl sicurezza per esprimere una "forte contrarietà" al nuovo reato che punisce la resistenza passiva nelle carceri. "Con questa norma – ha dichiarato Di Biase – il governo e la maggioranza stanno compiendo un grave passo indietro rispetto ai diritti delle persone detenute che rappresenta una vera e propria violenza allo stato di diritto. Peraltro – sottolinea Di Biase - il nostro codice penale già prevede punizioni per le rivolte violente in carcere. Non è chiaro, quindi, quale obiettivo stia perseguendo il governo, se non quello di impedire ai detenuti anche di denunciare e manifestare pacificamente il loro disagio di fronte a una condizione delle carceri italiane che è insostenibile e disumana, e che è frutto dell’inattività del governo", ha concluso Di Biase.
"Un altro suicidio a Regina Coeli, il terzo dall'inizio dell'anno e tutti nella settima sezione del carcere romano. Ho potuto appurarlo con i miei occhi, le condizioni di detenzione in questa sezione sono disumane. Torniamo a chiedere l'immediata chiusura del reparto". Lo afferma la deputata del Partito Democratico Michela Di Biase, componente della commissione Giustizia.
"Come hanno a più riprese denunciato il Garante dei detenuti del Lazio Anastasia e l'associazione Antigone, le persone recluse nella settima sezione restano in cella per 23 ore al giorno in una condizione di totale degrado, si superano i limiti della disumanità.
Poca luce, bagni senza intimità, ridotti posti letto perché i numeri del sovraffollamento hanno toccato vette mia viste prima" ha sottolineato la deputata Pd.
"Presenterò un'interrogazione parlamentare, perché è necessario che il Ministero attivi ogni verifica per fare luce sulle condizioni di detenzione, in modo particolare su quelle igienico-sanitarie, e sul piano di prevenzione del rischio suicidario" ha concluso Michela Di Biase.
Votando contro l'emendamento che prevedeva di mantenere la sospensione della pena per le donne incinta e le detenute madri Forza Italia ha barattato l'interesse superiore dei minori, previsto dal diritto internazionale, con la tenuta del governo". Lo ha detto la deputata del Partito Democratico Michela Di Biase intervenendo stamattina durante l'esame degli emendamenti al ddl Sicurezza.
"In tre anni - ha aggiunto rivolta ai deputati di Forza Italia - siete passati dal votare a favore alla legge Siani, che prevedeva di sospendere la pena alle donne incinta e alle madri di bambini fino a tre anni, fino al voto di oggi. Cosa è cambiato? Temiamo che siano intervenuti i ricatti dei vostri alleati di Governo, ed è preoccupante per il futuro" ha evidenziato la deputata Pd."L'emendamento del relatore che proponete è irrilevante semplicemente perché esiste già una legge, approvata dal Partito Democratico, per il monitoraggio delle misure detentive" ha sottolineato la deputata Di Biase.
"Rendetevi conto, avete fatto peggio del ventennio fascista, anche il codice Rocco prevedeva la sospensione della pena per le donne incinta e per le madri di bambini al di sotto dei sei mesi di età" ha concluso Di Biase.
“Quello sulla sicurezza è un ddl tutto incentrato sull'ideologia securitaria e repressiva. Il pacchetto di norme rischia di smantellare la funzione rieducativa e di mettere in crisi alcuni baluardi della civiltà giuridica e del diritto internazionale. Siete garantisti con i più forti e repressivi con i più fragili. Dispensate paura e costringete il Parlamento ad una campagna elettorale perenne senza risolvere i problemi”. Lo dichiara la deputata dem Michela Di Biase intervenendo a Montecitorio sul ddl sicurezza in discussione generale.
“Con la norma sulle detenute madri - continua Di Biase - arrivate a superare la stato di diritto liberale: l'abolizione della sospensione della pena per le donne con figli minori di un anno è inaccettabile perché viola l'interesse superiore del bambino così come riconosciuto dalla Convenzione Onu”. “È una norma che nasce per punire un'etnia. Non è il carcere il luogo dove far nascere e crescere un bambino. I minori non hanno colpe e non possono rispondere delle colpe delle loro madri” conclude Di Biase.
Iniziativa promossa da Serracchaini e sottoscritta da Di Biase, Gianassi, Ferrari, Forattini, Ghio, Lacarra, Malavasi, Manzi, Marino
Il gruppo del Partito democratico della Camera ha presentato un’interrogazione parlamentare per chiedere alla Ministra dell’Università, AnnaMaria Bernini, quali iniziative intende assumere in merito all’impiego nei corsi di studio dell'ultima edizione del Manuale di diritto privato, edito dalla Esi e curato dal Prof. Francesco Gazzoni che presenta ‘tesi sessiste e un evidente pregiudizio di fondo verso i magistrati’.
L’interrogazione - promossa dalla responsabile giustizia del Pd, Debora Serracchiani, e sottoscritta dalle deputate e dai deputati del gruppo del Pd della Camera, Di Biase, Gianassi, Ferrari, Forattini, Ghio, Lacarra, Malavasi,
Manzi, Marino - sottolinea come si tratti di ‘tesi che lasciano esterrefatti in quanto contenute all’interno di un manuale rivolto agli studenti di diritto e quindi con un obiettivo chiaramente formativo’.
“L’approvazione della Camera dell’ordine del giorno che impegna il governo a rafforzare il sistema della probation minorile e delle misure alternative al carcere, potenziando gli Uffici di servizio sociale per minorenni, i Centri di prima accoglienza, le case e i centri di Comunità, i centri diurni polifunzionali, è certamente una buona notizia. Soprattutto perché favorisce l’ottimale svolgimento delle attività trattamentali, formative e rieducative dei detenuti. Purtroppo, però, ‘una rondine non fa primavera’. Anzi. Resta infatti il nostro giudizio fortemente critico sull’intero impianto del Decreto Carcere, e più in generale sulla deriva securitaria che è stata la linea guida dell’intera attività di governo dell’esecutivo Meloni in materia di giustizia. Un indirizzo che trova nel Decreto Caivano il suo massimo fallimento. Si tratta di scelte che, come testimoniano i report dell’Associazione Antigone, non danno risposte al disagio giovanile ma provocano solo un pericoloso aumento della popolazione carceraria minorile”.
Così la deputata democratica della commissione Giustizia e della commissione per l’Infanzia e l’adolescenza, Michela Di Biase.