Operatori non si difendono con bandiere securitarie
“Sulle violenze al personale sanitario siamo all’ennesimo decreto annuncio senza effetti concreti. Ci asteniamo solo per rispetto a chi viene aggredito ma senza un intervento radicale e senza investimenti sul Ssn non si faranno passi avanti. Da tempo ormai gli addetti ai servizi pubblici, e tra questi naturalmente gli operatori sanitari, sono vittime di aggressioni e violenze. Un fenomeno inquietante che non si può fronteggiare come vorrebbe fare il governo introducendo semplicisticamente nuove e più articolate pene. C’è un dato che è sottovalutato ovvero che gli aggrediti sono individuati come rappresentanti di un sistema pubblico, nel nostro caso la sanità, che non funziona, che non tutela le persone, che non offre i servizi richiesti. Ed allora si scatena la ferocia e la brutalità di chi si sente colpito per l’assenza di certezza. In questo quadro la criminalità organizzata si incunea per alimentare ulteriormente confusione e reazione. Se davvero si vogliono tutelare gli operatori sanitari occorre metterli nelle condizioni di garantire la loro professionalità all’interno di un sistema pubblico che funziona, che è vicino alle persone e che offre diverse opzioni di intervento immediato, e non solo i pronti soccorsi super affollati diventati ormai rifugio per tutti quelli che non riescono ad avere un contatto con uno specialista o un esame particolare. E’ il sistema sanitario che va riformato partendo da una dotazione finanziaria diversa da quella prevista dal governo nella legge finanziaria, che risolve in maniera significativa la necessità di prevedere nuove assunzioni aumentando al contempo le retribuzioni di infermieri e finalizzando un fondo specifico alle politiche di prevenzione, sia sul terreno degli stili di vita e della lotta alla povertà sanitaria sia su screening e vaccini, con particolare riferimento alle aree di maggiore deprivazione sociale. Sulla manovra finanziaria queste saranno le nostre proposte e non servono alla causa le bandiere ideologiche e securitarie che il governo vuole inserire con il decreto Sicurezza sul personale sanitario”.
Lo dichiara Silvio Lai, deputato Pd della commissione Bilancio della Camera.
Con l’art.120 si coprono le spese dei cantieri avviati nel 2024 solo dal 2027, scaricati sulle Regioni costi e responsabilità
“I cantieri del programma “Verso un ospedale sicuro e sostenibile” avviati nel 2024, i cui finanziamenti sono stati spostati dal PNRR/PNC alle risorse nazionali dell’art.20 della legge 67/88, non sono coperti dall’attuale legge di bilancio per il biennio 2025/26. Ne consegue che i pagamenti dovranno essere affrontati dalle Regioni con risorse proprie: questo è quello che emerge dopo l’audizione dei rappresentanti delle Regioni in commissione bilancio sulla manovra di bilancio 2025.” Così il deputato dem della commissione Bilancio Silvio Lai.
“Il Governo aveva spostato i progetti di ospedale sicuro dal PNRR anche per il forte ritardo accumulato con il processo di revisione della governance con il Decreto Legge 19/2024 ma ora scarica sulle Regioni la copertura delle spese del 2025 e del 2026, senza che il limitato aumento previsto del Fondo Sanitario Nazionale possa minimamente coprire.
“Sono cantieri per 1 miliardo e 266 milioni che prevedono un pagamento delle opere in un arco di 5 anni dal 2024 al 2029 mentre il Governo ha un finanziamento in 10 anni di 126 milioni all’anno dal 2027 al 2036. Chi pagherà dunque questo ulteriore conto?” conclude il deputato dem.
Scampato pericolo per il nord ovest, rimuovere criticità aeroporto per creare le migliori condizioni per il bando 2025.
“L’affidamento, seppur provvisorio, della continuità territoriale di Alghero con Roma e Milano ad ITA è un’ottima notizia per il territorio e per tutta la Sardegna” così plaude il deputato Dem eletto in Sardegna Silvio Lai.
“Non era scontato che ITA partecipasse con impegno a questa seconda opportunità considerando la particolare condizione di transizione, con il passaggio di una parte importante delle quote della ministero dell’economia alla compagnia tedesca Lufthansa, che vive la compagnia aerea che ha raccolto l’eredità di Alitalia”.
“Abbiamo scampato il pericolo di un isolamento invernale dell’aeroporto che raccoglie il traffico del nord ovest; il fatto che una seconda compagnia che ha partecipato al bando con un’offerta solo per Roma e non per Milano dimostra quanto non possano essere le compagnie low cost a garantire la continuità territoriale di un’isola come la Sardegna”. Prosegue Lai. “È anche un bene che non ci sia un solo vettore dai tre aeroporti sardi durante il periodo invernale, e occorre lavorare perché i vettori presenti possano collaborare tra loro sia per la tutela dei lavoratori dipendenti, sia per il miglioramento dei servizi ai cittadini sardi e italiani nella connessione dell’isola ai network nazionali e internazionali.In entrambi casi la collaborazione e il dialogo tra compagnie va sostenuto con impegno.”
“Si tratta di un affidamento, come per gli aeroporti di Cagliari e Olbia, limitato ad un solo anno e in questo periodo, come già sta facendo, la Regione ha il compito di correggere gli errori di questi ultimi anni, dialogando con la Commissione e il Governo da una parte per ottenere le migliori condizioni possibili in un ambito di fallimento evidente di mercato, e con le compagnie che mostrano interesse a connettere l’isola perché siano rimossi gli elementi di minore competitività di alcuni aereoporti, Alghero su tutti.”
Aver assaltato e danneggiato, a Cagliari, la sede del Pd e della Fondazione Berlinguer è un atto ignobile. Quando si colpiscono i luoghi di incontro e di partecipazione si vuole sferrare un colpo alla vita democratica delle nostre comunità ed è per questo che la reazione deve essere ferma così come tempestive devono essere le indagini per assicurare alla giustizia gli esecutori delle azioni vandaliche. La mia solidarietà va a quanti, fino ad ora, hanno tenuto aperte quelle sedi facendole vivere nel segno della libertà e della democrazia. Per questo tutti insieme riapriremo quelle stanze e non arretreremo di un centimetro di fronte ad un episodio così abietto.
Il Governo ha paura delle critiche e comprime la libertà di rappresentanza
“La maggioranza di centrodestra, dopo mesi di stop nelle commissioni, approva il DL sicurezza che interviene pesantemente su materie sensibili, con norme pericolose per l’impatto che possono determinare nel nostro ordinamento giuridico, anche per le limitazioni che possono esplicare su talune libertà fondamentali, nel campo del diritto penale, del diritto dell’immigrazione e del diritto penitenziario.”
Con questa norma il centrodestra illude i cittadini che aumenterà la sicurezza grazie all’aumento delle pene di alcuni reati con aggravanti le più fantasiose e inapplicabili come quella per i reati effettuati nelle “vicinanze” delle stazioni, come fosse meno grave di un reato compiuto in un parco, che non avrà nessun effetto come non lo ha avuto l’aggravante dei reati nei confronti dei medici e dei sanitari di un anno fa, come dimostrano le cronache di questi giorni o quelle dei reati compiuti dai minori con l’effetto Caivano.
In realtà è solo un grande bluff, con la volontà di creare una illusione ottica, di minacciare pene più gravi inapplicabili e quindi inefficaci, per far passare invece le vere norme liberticide: quelle che impediscono le manifestazioni, che trasformano i blocchi stradali in reati penali, (pensate alle manifestazioni dei trattori in Lombardia o quelle dei pastori sardi sul prezzo del latte), che spingono verso le manifestazioni violente nelle carceri, rendendola uguale alla non violenza e rendono possibile l’incarcerazione di mamme con bambini.
Si è deciso infatti di fare una norma ad hoc per una situazione che riguarda una decina di detenute madri con figli minori di un anno o incinte, per stabilire che non è più obbligatorio bensì facoltativo, il rinvio dell’esecuzione della pena (art. 15), violando così il bene superiore del minore e il suo diritto a nascere e vivere fuori dal carcere.
Per non parlare della distruzione della filiera della Canapa indiana che sarà, per i suoi utilizzi industriali e farmaceutici, importata dai paesi della Ue, nel furore ideologico del tutto sconnesso dalla realtà: aziende che producevano materie prime senza thc trasformate in produttori di sostanze da dipendenza.
Insomma è il decreto manifesto (per noi incostituzionale) di un governo che teme il dissenso e comprime la libertà di critica e di rappresentanza.” Così il deputato sardo del PD Silvio Lai.
Il PUN passato da 86 euro MWh ad aprile a 128 euro nel mese di agosto e settembre
“L’ufficio studi di Confindustria aveva lanciato l’allarme già ad aprile con un ampio e documentato rapporto previsionale, e i sindacati del settore industria avevano rilanciato l’allarme, con diversi esponenti dei partiti di opposizione, ma in questi mesi il Governo è stato inerte” dichiara Silvio Lai, deputato PD della commissione bilancio a Montecitorio.
“Le aziende italiane che speravano in una ulteriore riduzione nel 2024 dei costi dell’energia si sono ritrovate una mazzata vera e propria in soli 5 mesi con il Prezzo Unico Nazionale dell’energia che è ritornato ai livelli di un anno prima quando è iniziata la discesa dopo l’anno orribile, il 2022.”
“Il PUN è passato da 86 euro per MWh di aprile a 128 euro di agosto con punte a settembre tra 134 e 168 euro. Le bollette energetiche sono schizzate del 50% da aprile ad agosto, chi pagava 12.000 euro al mese si è ritrovato con bollette da 18.000 euro, e non c’è una prospettiva di discesa né a settembre né ad ottobre” prosegue il deputato Dem “sono costi a cui vanno aggiunti gli interessi bancari di chi aveva fatto investimenti che sono anche quadruplicati, sommando i quali le piccole e medie imprese a rischio di chiusura sono numerosissime, soprattutto nel Mezzogiorno”.
“È un governo senza idee sulle politiche industriali o con altre priorità come emerge dalle prime ipotesi sulla manovra non sembrano porre all’ordine del giorno interventi che mantengano il tessuto delle piccole imprese italiane, sicuramente un governo con molte altre distrazioni” conclude Lai.
“Il Partito sardo d'azione ha chiuso definitivamente una brutta pagina della sua storia recente con l'adesione di tutti i suoi consiglieri regionali al gruppo di Forza Italia. Un epilogo già preannunciato con l'abbraccio mortale con la Lega di Salvini poi trasformatosi in rapida debacle fino alla esclusione della candidatura di Solinas da parte della destra.
Del partito di Emilio Lussu, antifascista e dai tratti di socialismo liberale non è rimasto nulla, nemmeno quella prospettiva indipendentista che puntava a dare ruoli e forza alla Sardegna che oggi di contro si vuole annientare con l'autonomia differenziata della destra che ora fagocita i consiglieri eletti dal partito sardo d'azione.
Per i militanti di un tempo e per tutti coloro che hanno deciso di non seguire i loro rappresentanti nella cancellazione di questa tradizione e nel viraggio a destra, continueremo a combattere per la nostra straordinaria terra e per il suo popolo attraverso il buon governo della regione e delle principali città della Sardegna. Sui temi e sulle azioni ci ritroveremo per dare una casa ideale a chi la casa non ce l'ha più”. Lo dichiara il deputato sardo del PD Silvio Lai.
“La decisione della Glencore di fermare la maggioranza delle produzioni a Portovesme nel Sulcis non è certamente un fulmine a ciel sereno, sono due anni che il tavolo del ministero si riunisce ma dal Governo non vengono fuori proposte concrete in risposta ai problemi posti da sindacati e azienda.” Così Silvio Lai, deputato del PD eletto in Sardegna.
“I costi energetici in Italia sono il triplo rispetto a Paesi come Francia e Germania, in questi ultimi 5 mesi il PUN è quasi raddoppiato nel nostro Paese ritornando al periodo post Covid e il Governo non ha fatto niente per famiglie e imprese impegnato in scappatelle e separazioni.” Prosegue il Dem Lai.
“Nel frattempo il tavolo Glencore al ministero delle imprese e del Made in Italy del ministro Urso non si riunisce da febbraio e sul tema dell’energia non è stato capace di produrre niente di concreto che consentisse di mettere l’azienda nei confini delle sue responsabilità. L’assenza del Governo è evidente in questo ulteriore passo in avanti della multinazionale che evidentemente si può permettere di fare quello che vuole coperta dalla insipienza di un ministro finto e di un Governo inesistente.” Conclude Lai. “Bene ha fatto la Regione, guidata da soli 5 mesi dalla nuova Giunta Todde, ad incontrare immediatamente azienda e sindacati e bene farà nel sollecitare duramente il Governo a rendere concreto il tavolo sinora inutilmente convocato al ministero di Urso”.
Approvato ordine del giorno Pd, Lai, Gianassi, Serracchiani
“Il Parlamento ha impegnato il Governo a confermare l’attuale destinazione ai soli detenuti adulti l’istituto penitenziario di Lanusei e a stanziare adeguate risorse, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, per continuare a ridurre il sovraffollamento, per proseguire nel rafforzamento del personale di servizio e per realizzare gli interventi di manutenzione e di ristrutturazione dell’istituto penitenziario”.
Questo il dispositivo approvato all’unanimità alla Camera di cui dà notizia il deputato Pp della Sardegna, Silvio Lai, primo firmatario di un ordine del giorno al decreto carceri firmato anche dal capogruppo in commissione Giustizia, Federico Gianassi, e dalla responsabile nazionale Giustizia, Debora Serracchiani.
“Il Carcere di Lanusei - spiega Lai - è assolutamente inadeguato ad accogliere giovani detenuti e che venisse preso in considerazione per una nuova ‘Guantanamo’ per giovani ritenuti ‘difficili’ era fatto molto grave per un istituto che non è in condizioni di accoglienza adeguate anche solo per i detenuti adulti, come riconosciuto anche dalla riformulazione richiesta dal governo, che impegna a manutenere e ristrutturare il carcere ogliastrino. Confidiamo che sia messa la parola fine alla ipotesi di destinazione ai minori e che si lavori per dare al sistema penitenziario sardo nel suo insieme un assetto adeguato in termini di personale addetto e di supporto sanitario come di possibilità di accesso alle pene alternative, ancora troppo inaccessibili. Sulla Sardegna vanno accesi i riflettori posto che di 61 suicidi avvenuti al 31 luglio ben 4 sono avvenuti nelle carceri di Sassari e Cagliari, due ognuno, tra cui un giovane cagliaritano di 32 anni che non ha superato la prima notte e si è tolto la vita alla vigilia di Pasqua. E i suicidi - conclude - sono un campanello d’allarme anche per la polizia penitenziaria dove il tasso di suicidi è doppio di quello della popolazione generale, segno evidente di una sofferenza di un sistema in grado di accogliere 47.000 persone che negli ultimi due anni è passato da 54.000 a 61.500 detenuti, con enormi carenze di personale”.
“Mentre il ministro Salvini e la presidente Meloni si fanno coinvolgere nella discussione sui giochi olimpici e sulle gare di pugilato femminile, con il confronto tra un’atleta italiana e una algerina, un importante quotidiano nazionale pubblica una notizia bomba che riguarda proprio il nostro Paese e l’Algeria. Sembra, da quanto riferito sul quotidiano, che mentre si gonfiava il caso diplomatico/sportivo, Eni sottoscriveva con i due colossi pubblici nazionali algerini degli idrocarburi Sonatrach e Sonelgaz un accordo per la costruzione di un nuovo gasdotto diretto con l’Europa e che passerebbe via Sardegna. Penso che sia doveroso chiedere alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e lo farò con una interrogazione urgente, se il governo italiano era al corrente di questo accordo firmato da Eni, e in quel caso se ne ha informato la Regione Sardegna. Oppure, se il Governo ne fosse totalmente all’oscuro, come sia possibile che Eni si possa muovere anche sul territorio italiano senza alcun tipo di relazione col suo principale azionista. Così mentre la Sardegna discute di gassificatori, reti di metano e dorsali con il Governo, qualcuno rende inutile questa discussione.
Per questo e per chiarire quali siano i contorni di questa vicenda, ad oggi non smentita, chiederemo al governo di riferire immediatamente in Parlamento su quanto pubblicato oggi”.
Lo dichiara il deputato Pd, Silvio Lai.
“Ha fatto bene la Presidente Alessandra Todde e la Giunta della Regione Sardegna a dichiarare lo stato di emergenza per la siccità” . Lo afferma il deputato Dem Silvio Lai secondo il quale “è l’unico modo per formalizzare l’impegno del Governo che sinora si è girato dall’altra parte nonostante i dati disponibili, anche richiamati da ISTAT nella recente audizione in commissione bicamerale per l’insularità che aveva reso chiari.”
“Il tema dell’efficienza delle reti idriche - prosegue Lai- è di particolare rilevanza per le Isole, in ragione della loro maggiore esposizione al rischio di siccità e desertificazione legato ai cambiamenti climatici. Si osservano, infatti, sempre più frequentemente, criticità dovute al perdurare di lunghi periodi di precipitazioni scarse e a un apporto sempre più ridotto della risorsa idrica ai corsi d’acqua e alle falde acquifere. nel 2022, per esempio, i giorni consecutivi senza pioggia sono stati 46 in Sicilia e 74 in Sardegna (27 in Italia).” Lai osserva inoltre che “come si evince dalla relazione ISTAT che in questo contesto l’inefficienza delle reti idriche è un fattore di grande rilevanza: non tutta l’acqua immessa in rete arriva infatti agli utenti finali, determinando forti disagi. Nel 2020 la dispersione di acqua potabile dalle reti di distribuzione dei comuni isolani è pari al 52,5% dell’acqua immessa in Sicilia e al 51,3% in Sardegna, superiore alla media nazionale (42,2%) e del Sud (48,4%). Nel 2022 in Sicilia il 32,6% delle famiglie ha denunciato, inoltre, irregolarità nella distribuzione dell’acqua, oltre il triplo del valore medio nazionale (9,7%), mentre in Sardegna il livello, pari al 10,7% delle famiglie, è inferiore a quello del Sud.”
“Come si vede - conclude il deputato Pd “sono dati di una straordinaria evidenza che richiedevano un’attenzione del Governo che abbiamo richiamato più volte, anche con la mozione a prima firma del deputato Dem Stefano Vaccari, ma che sono finite tra le tante risposte inesistenti del Governo, che sull’emergenza idrica in Italia, e in particolare nel mezzogiorno e nelle isole, è solo in grado di fare propaganda, perchè i cittadini si accorgono della realtà e non possono credere alle bufale. Con questa decisione della Giunta Regionale, anche la Sardegna pone il Governo di fronte alle sue enormi responsabilità.”
“Il decreto legge sulle materie prime critiche approvato dalla Camera dei Deputati in prima lettura è un pasticcio politico e costituzionale.” È molto duro il giudizio del deputato dem della commissione bilancio Silvio Lai sul decreto legge che raccoglie il regolamento europeo sulle materie prime critiche e strategiche. “Lo scopo del regolamento europeo di cui questo decreto dovrebbe applicare le norme e i principi è quello di ridurre la dipendenza dell’Europa per l’approvvigionamento di materie prime necessarie per la transizione ecologica e digitale, ma come al solito il nostro Paese si distingue per fare male e copiare peggio.”
“Il regolamento europeo da grande priorità all’economia circolare, al riciclo di materiali provenienti da scarti minerari o tecnologici mentre nel testo italiano prevale la libertà di scempio del territorio, sottraendo competenze e funzioni a province, in campo ambientale, e alle regioni per le responsabilità minerarie di ricerca ed estrazione” prosegue Lai. “Le Regioni, di contro, con l’istituzione di un punto unico di contatto, PUC, sono lasciati ai margini durante la fase dei titoli abilitativi. Persino il piano nazionale delle estrazioni, della durata di 5 anni non sarà sottoposto alla valutazione vincolante delle Regioni, un vero abuso istituzionale.”
“Il solito Governo Meloni che da mano libera senza controlli allo sfruttamento del territorio e dell’ambiente e che mostra due facce, quella che approva l’autonomia differenziata con 23 materie statali, compresa la produzione e il trasporto di energia, e dall’altra sottrae funzioni di governo del territorio già in capo alle Regioni. Questa è una norma che va oltre gli indirizzi europei le cui norme sfidano la costituzionalità, e per le quali le Regioni non potranno che appellarsi alla Suprema Corte”.
Percentuale alle imprese ridicola. Contributi a pioggia su un territorio troppo ampio
“Sulla testa del ministro Fitto si susseguono le tempeste, una dopo l’altra. Dopo la lentezza della spesa del Pnrr dei ministeri, nonostante gli avvertimenti sull’eccessiva centralizzazione delle modifiche effettuate, esplode in tutta la sua evidenza il fallimento della Zes unica dopo la comunicazione dell’Agenzia delle entrate che dà conto dell’ammontare complessivo dei crediti d’imposta richiesti in base alle comunicazioni validamente presentate dal 12 giugno 2024 al 12 luglio 2024, pari a 9.452.741.120 euro, a fronte di 1.670 milioni di euro di risorse disponibili, che costituiscono il limite di spesa, per il quale la percentuale del credito d’imposta effettivamente fruibile da ciascun beneficiario è pari al 17,6668 per cento (1.670.000.000 / 9.452.741.120) dell’importo del credito richiesto”.
Così il deputato dem della commissione Bilancio, Silvio Lai.
“Si tratta - aggiunge - di un fallimento della strategia proposta da Fitto, perché a fronte di un finanziamento che da 1,4 miliardi destinati alle imprese che sceglievano le aree industriali connesse con i principali porti, passa ai 1,6 miliardi ma spalmati in tutto il territorio del mezzogiorno con il risultato di finanziamenti diffusi a pioggia, senza alcuna strategia e ininfluenti rispetto allo stimolo reale agli investimenti. Anziché incolpare l’Agenzia delle entrate - conclude - che ha solo fatto quanto previsto dalla legge, Fitto dovrebbe chiedere scusa per il gravissimo danno fatto alle regioni del Mezzogiorno e alla loro struttura imprenditoriale”.
Dichiarazione di Silvio Lai, deputato Pd
Dopo il PNRR anche il Fondo Complementare viene modificato dal Governo con tagli per 1,1 miliardi di euro. E la parte più consistente è quella che fa capo al Ministero della salute per il quale è prevista una riduzione delle risorse pari a quasi 700 milioni di cui oltre 500 previsti per la misura denominata “verso un nuovo ospedale sicuro e sostenibile.” Sull’argomento insieme ai colleghi deputati Dem presenteremo un’interrogazione per chiedere al governo di pubblicare immediatamente le informative e i decreti con cui si fa chiarezza sugli interventi oggetto di definanziamento e sulle iniziative intraprese per reperire i fondi da altri capitoli del bilancio.” Così il deputato del PD Silvio Lai che, dopo le modifiche al PNRR, penalizzanti per le regioni del mezzogiorno, esprime ulteriore preoccupazione per gli annunciati tagli al fondo complementare. Proprio dal PNC il governo avrebbe dovuto individuare le risorse per coprire gli interventi esclusi con la modifica del PNRR. “Oggi continua a regnare la più profonda incertezza sul futuro di opere di fondamentale importanza perché riguardano capitoli dedicati alla salute e al miglioramento strutturale e tecnologico degli ospedali. Incertezza che sarebbe dovuta venir meno con la presentazione, entro il 31 marzo, di un’informativa del Ministro dell’Economia al CIPESS (il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile). Dopo 20 giorni, dalla presentazione dell’informativa il governo avrebbe dovuto pubblicare uno o più decreti per individuare gli interventi definanziati. Ad oggi questi passaggi così importanti risultano del tutto assenti ed è dunque evidente la perplessità e soprattutto la preoccupazione, soprattutto per le regioni del mezzogiorno. Prendo ad esempio la situazione della mia Regione, la Sardegna. Quanto di questo miliardo e 100 la riguarderà e soprattutto quali sono i progetti per i quali bisognerà andare a cercare nuove forme di finanziamento, con la concreta prospettiva della cancellazione?
Per questi motivi, e nell’esclusivo interesse di quelle regioni che non possono continuare a vivere nell’incertezza di opere continuamente messe in discussione, chiediamo l’immediata presentazione e pubblicazione delle relazioni informative da parte del governo.
“Dei quattro impegni proposti dal Pd sulla continuità territoriale di Sicilia e Sardegna e più in generale tutto il tema dell’insularità il governo ne riformula uno e ne boccia tre; siamo molto delusi. il governo non stanzia un euro per l’insularità e restano i nodi che hanno determinato questa grande condizione di svantaggio del sud ed in particolar modo di Sicilia e Sardegna, la mancanza di risorse, la mancanza di progetti esecutivi, la mancanza di concretezza sia sui temi delle rotte da finanziare con fondi pubblici e sia sul tema del costo dei biglietti aerei. Noi non ci fermiamo e continuiamo la nostra battaglia dentro e fuori dal palazzo”. Lo dichiara Anthony Barbagallo, segretario regionale del Pd Sicilia e capogruppo dem in commissione Trasporti della Camera, a proposito della risoluzione del Partito democratico sull’Insularità a prima firma Barbagallo e con la firma dei deputati Lai, Bakkali, Casu, Ghio e Morassut.