"Esprimiamo massima soddisfazione per la decisione della Corte Costituzionale di salvare il testo unico della Regione Toscana in materia di turismo, respingendo l'impugnazione presentata dal governo". Lo dichiara Emiliano Fossi, deputato Pd e segretario Dem della Toscana.
"Quello del governo è stato un atto retrogrado e conservatore da parte di chi guida il nostro Paese" prosegue Fossi. "Noi crediamo in città accoglienti, ma regolate, con un turismo - che rappresenta una delle entrate principali della nostra regione - caratterizzato da elementi di regolamentazione precisi e necessari".
"La legge della Regione Toscana ha fornito strumenti concreti agli amministratori locali per gestire efficacemente il fenomeno degli affitti brevi. Questa sentenza rappresenta una delle nostre grandi soddisfazioni e conferma la Toscana come regione all'avanguardia nella legislazione progressista a livello nazionale" conclude il segretario del Pd Toscana.
“La Consulta ha stabilito che il ricorso del governo Meloni contro la legge pugliese che istituiva il salario minimo negli appalti regionali è inammissibile. Una figuraccia in piena regola, figlia di un modo di governare il Paese e di gestire le relazioni con le autonomie locali arrogante e miope. Chiedano scusa e si riapra immediatamente il dibattito sul salario minimo in Parlamento. La destra da tre anni blocca la proposta delle opposizioni senza contrapporre nessun’altra ricetta credibile. Nel frattempo il lavoro povero continua ad essere una delle emergenze più forti del Paese. E l’unica cosa in cui si è specializzato il governo è quello di sabotare le leggi degli altri”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Abbiamo chiesto e ottenuto il rinvio della discussione in Commissione Attività produttive del disegno di legge sulle piccole e medie imprese, che contiene al suo interno una norma estremamente controversa sulla regolamentazione dei subappalti nel settore moda. Non c’è alcuna urgenza: la legge non scade e il Parlamento deve poter svolgere fino in fondo il proprio ruolo. È evidente che, alla luce degli incontri che il ministro Urso ha annunciato con le organizzazioni sindacali, eventuali modifiche dovranno necessariamente passare dal Parlamento. Per questo serve ora massima chiarezza da parte del Governo”. Così i deputati democratici delle Commissioni Attività produttive e Lavoro della Camera Alberto Pandolfo, Christian Di Sanzo e Arturo Scotto che aggiungono “oggi il ministro Urso ha finalmente convocato un tavolo di confronto sul punto più critico del provvedimento, l’articolo 30 che, nei fatti, produce un colpo di spugna per le aziende committenti del settore moda che subappaltano ad aziende che pagano i lavoratori sotto gli standard contrattuali. Continuiamo a chiederne lo stralcio immediato: non si può accettare, né direttamente né indirettamente, la legalizzazione dello sfruttamento del lavoro. Il tema è delicatissimo e merita un confronto serio e trasparente. Il Parlamento deve poter legiferare senza forzature, tutelando lavoro, legalità e diritti” concludono i democratici.
La portavoce del ministero degli esteri russo non perde occasione per mostrare la superficiale e parziale lettura della storia. Avranno condiviso con Salvini anche un pessimo sussidiario. Però Salvini ora è vicepremier e pensa di incidere sulla politica estera del nostro paese.
Per noi valgono le parole pronunciate ieri dal Presidente Mattarella alla conferenza degli ambasciatori e che incarnano i valori della nostra Repubblica e della civiltà europea. Sempre lì ci troverete. Meloni la cui storia politica è quella sconfitta dalla storia invece dove colloca l’Italia?
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati
Gira sms tra senatori di maggioranza con regole per spendere fondi pubblici’
“Apprendiamo con sconcerto che, mentre in Parlamento è di fatto impedita una discussione piena e trasparente sulla legge di bilancio, dagli organi di stampa emergono notizie relative alla circolazione, tra i senatori di maggioranza, di messaggi che delineerebbero con estrema precisione modalità e criteri di utilizzo di risorse pubbliche. Secondo quanto riportato dalla stampa, tali comunicazioni indicherebbero che ogni senatore di maggioranza disporrebbe di 500 mila euro per ciascuno degli anni 2026 e 2027, per un totale di un milione di euro a testa, da destinare a specifiche tipologie di intervento. Le risorse potrebbero essere utilizzate in parte corrente per contributi diretti a enti e associazioni, in particolare del terzo settore, e in conto capitale per interventi infrastrutturali, come manutenzioni straordinarie e opere pubbliche.
Le informazioni diffuse parlerebbero inoltre di indicazioni operative volte a concentrare i fondi su un numero ristretto di soggetti o interventi, nonché di requisiti tecnici richiesti per il finanziamento delle opere, anticipando scelte che dovrebbero essere oggetto di un confronto parlamentare pubblico, trasparente e tracciabile”. A denunciare quanto sta emergendo è Ubaldo Pagano, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Bilancio della Camera dei Deputati, che segnala una gestione preventiva e discrezionale delle risorse pubbliche mentre “il Parlamento viene di fatto esautorato dal suo ruolo nella discussione della legge di bilancio”.
Secondo Pagano, “questo modo di procedere solleva interrogativi profondi sul rispetto delle regole democratiche e sul corretto funzionamento delle istituzioni”.
"Aspettiamo le risorse annunciate dal governo, ma nel frattempo sarebbe opportuno che la maggioranza ricordasse anche le iniziative parlamentari già messe in campo. Il comparto della castagna ha bisogno di certezze e non solo di promesse: servono finanziamenti veri, continui e programmati, perché parliamo di un settore strategico per l’economia delle aree montane, per la tutela ambientale e per il presidio dei territori più fragili". Lo dichiara il capogruppo Pd in Commissione Ambiente Marco Simiani, commentando gli annunci del sottosegretario all'Agricoltura Patrizio La Pietra sul piano nazionale per la castagna
"Proprio per questo sarebbe stato logico e coerente valorizzare il lavoro del Parlamento, a partire dalla legge depositata nel 2022 e poi bloccata proprio dal governo e dal Ministro Salvini nel 2024 perché secondo lui costava troppo: 2,5 milioni di euro all'anno. Si tratta di un provvedimento che offriva risposte concrete ai produttori e alle comunità locali. Ignorare queste proposte mentre si moltiplicano gli annunci rischia di essere un’occasione persa: se la castanicoltura è davvero una priorità, lo si dimostri sostenendo gli atti parlamentari e traducendo finalmente le parole in fatti", conclude Simiani.
"Il Questore di Bologna Antonio Sbordone è stato trasferito ad altra sede. Negli scorsi mesi esponenti di Fratelli d' Italia lo avevano aspramente criticato per la sua azione. Una azione che invece, a mio avviso, è sempre stata caratterizzata da grande equilibrio e professionalità. Nel commentare il trasferimento ad altra sede esponenti dello stesso Partito hanno colto l'occasione per una ulteriore polemica strumentale sulla sicurezza a Bologna. Esponenti dei sindacati di polizia hanno manifestato perplessità sul trasferimento di Sbordone. Ho presentato una interrogazione parlamentare al Ministro dell'Interno per chiedere chiarimenti sulle ragioni del trasferimento". Così Andrea De Maria, deputato PD.
“Sulla cannabis light si è aperto un grande caso generato dal Governo, che sta mettendo in ginocchio un intero settore industriale del nostro Paese. Un clima di incertezza normativa e un vero e proprio pasticcio legislativo stanno compromettendo ingenti investimenti di imprese italiane, penalizzando un comparto agricolo innovativo che dà lavoro a migliaia di giovani. Il Governo smetta di alimentare confusione sul tema della canapa e faccia un passo indietro rispetto a decisioni assurde e ideologiche. Lo faccia immediatamente, lo faccia per salvare una filiera oggi fortemente penalizzata. La canapa industriale, proveniente da varietà certificate e a basso contenuto di THC, non rappresenta una minaccia per la sicurezza pubblica: al contrario, è una risorsa strategica per l’economia verde e per il Made in Italy. Serve una cornice normativa stabile e chiara, che tuteli chi opera nella legalità, garantisca tracciabilità e controlli seri e ponga fine a un approccio punitivo e ideologico. Con un decreto-legge urgente, la maggioranza ha messo in ginocchio un intero settore produttivo. La vera urgenza, oggi, dovrebbe essere quella di porre fine a questa follia” così il responsabile sicurezza del Pd, il deputato democratico Matteo Mauri
“È ora di smetterla con il vittimismo di chi, ogni giorno, si presenta come impossibilitato a fare ciò che vorrebbe. Governare significa assumersi responsabilità, non lamentarsi continuamente dei vincoli, dei pesi e dei contrappesi, che valgono per tutti. Meloni non è la prima Presidente del Consiglio della storia italiana e governare dentro le regole è sempre stato possibile. Non esiste un potere che pieghi il Paese ai desideri personali: esistono le leggi, chi le applica, chi le può modificare e chi può sottoporle a referendum. Questo è il sistema democratico. Se ne faccia una ragione. È tempo di spiegare i fallimenti, non di cercare alibi” così la democratica Debora Serracchiani risponde all’ennesimo post vittimistico di Giorgia Meloni. “Oggi se la prende con i giudici – conclude Serracchiani - ma la lista dei suoi nemici immaginari è ormai molto lunga”.
“Ancora una volta il Governo tradisce le aspettative degli imprenditori del Mezzogiorno e, in particolare, di quelli del settore agricolo”.
Lo dichiarano in una nota congiunta i deputati del Partito Democratico, Claudio Stefanazzi, componente della Commissione Finanze, Antonella Forattini, Capogruppo in Commissione Agricoltura, e Stefano Vaccari, Segretario di Presidenza della Camera e componente della commissione Agricoltura, annunciando la presentazione di un'interrogazione parlamentare.
“Con la legge di bilancio per il 2025 – ricordano i dem – il Governo aveva esteso anche al settore della produzione agricola e forestale il credito d’imposta per gli investimenti nelle ZES Unica, alimentando aspettative legittime tra le imprese. Tuttavia, i provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate del 12 dicembre hanno certificato una realtà ben diversa: alle imprese agricole è stata riconosciuta una percentuale di credito d’imposta irrisoria, pari appena al 15,25% per micro, piccole e medie imprese e al 18,48% per le grandi, a fronte del 100% riconosciuto ad altri settori come quello della pesca e dell’acquacoltura. Si tratta – proseguono – di percentuali drasticamente inferiori rispetto a quanto promesso e atteso, che di fatto svuotano la misura e producono un grave danno economico e competitivo per aziende che avevano programmato investimenti confidando in un sostegno ben più consistente. Così la Zes Unica, invece di essere uno strumento di sviluppo e coesione, diventa l’ennesima occasione mancata per il Sud. Non si può continuare a fare annunci senza poi garantire strumenti all’altezza – concludono i deputati PD –. Il Governo deve assumersi la responsabilità di correggere una scelta, l’ennesima, che penalizza pesantemente l’agricoltura meridionale e affossa ogni minimo residuo di credibilità delle politiche per lo sviluppo del Sud”.
“La manovra di bilancio è scomparsa. Sparita. In un mare di cambi, ricambi e ritardi, il governo lascia il Paese in balia di un vero e proprio “mercato delle vacche”, dove regnano caos e incertezza. I soldi degli italiani vengono gestiti come se fossero proprietà privata dei partiti di maggioranza: opacità e decisioni incomprensibili, responsabilità calpestate. Mai vista una gestione così irresponsabile delle risorse pubbliche. Chiediamo chiarezza immediata. Il governo ha il dovere costituzionale di dire ai cittadini cosa sta facendo dei loro soldi e quali sono le reali intenzioni per il futuro del Paese. La trasparenza non è una cortesia: è un obbligo verso chi ogni giorno mantiene lo Stato” così il capogruppo democratico nella commissione Bilancio della Camera, Ubaldo Pagano.
“Che Salvini voglia lasciare il posto di ministro dei trasporti lo sappiamo, visto che si occupa di tutto tranne che garantire il diritto alla mobilità degli italiani: ma con quale faccia continui a rivendicare il record di puntualità quando pendolari e lavoratori conoscono bene quanto sia grave la situazione denunciata dalla segretaria del Partito Democratico resta un mistero e 800 mila minuti di ritardi in soli 30 giorni per lui non contano niente. Evidentemente visto il suo accanimento nei confronti della mobilità sostenibile a forza di contare monopattini invece di lavorare si è addormentato in un sogno da cui non riesce più a svegliarsi.
Il problema dell’Italia non sono certo i cantieri ma l’incapacità di gestirli del peggior ministro dei trasporti della storia e l’Italia non può aspettare le prossime elezioni e la vittoria di Elly Schlein per tornare a muoversi” così il vicepresidente della commissione trasporti della camera, il deputo democratico Andrea Casu.
"L'annuncio del Ministro Giorgetti sul parziale definanziamento delle risorse per il Ponte sullo Stretto al fine di tamponare il buco di bilancio causato dalla 'catastrofica' gestione di Industria 4.0, è la confessione di un doppio fallimento da parte di questo Governo. Da mesi, come Partito Democratico, chiediamo chiarezza e trasparenza su un'opera bloccata dalle criticità sollevate persino dalla Corte dei Conti. Oggi scopriamo che non solo non esiste un progetto credibile e finanziabile, ma che i fondi previsti per il Ponte vengono usati come bancomat per coprire gli errori su altre partite. Siamo di fronte a un'operazione di maquillage contabile che non ingannerà i cittadini: il Ponte si sgonfia, ma il Sud resta a mani vuote". Così Anthony Barbagallo, capogruppo PD in Commissione Trasporti della Camera e segretario regionale del Pd Sicilia.
"Il Partito Democratico chiede con forza che - prosegue - si faccia chiarezza sulla reale entità del definanziamento e, soprattutto, sulla sua destinazione. Abbiamo presentato un emendamento che è un atto di giustizia politica: le risorse tolte al Ponte non possono restare in una generica disponibilità, ma devono essere immediatamente riassegnate in favore delle infrastrutture e dello sviluppo di Sicilia e Calabria. È inaccettabile che - conclude - il Governo Meloni abbia già sottratto a queste regioni i vitali fondi FSC. Rimettere ora quei soldi sul piatto per finanziare opere strategiche e la mobilità dei cittadini, anziché lasciarli evaporare in capitoli di spesa generici, è l’unica mossa seria e istituzionale rimasta”.
“Parlamento, Corte dei Conti, magistrati, istituzioni europee, università, scuole, studenti, giornalisti, ONG, associazioni, sindacati: è lungo l’elenco di chi ieri è stato insultato a reti unificate dalla Presidente del Consiglio” così il vicepresidente del gruppo PD della Camera, Toni Ricciardi, che aggiunge: “Abbiamo assistito a uno spettacolo veramente sgradevole, con una Presidente del Consiglio che continua a rivendicare il primato della stabilità di governo. Ma dove sarebbe questa stabilità, se le sue parole producono soltanto fibrillazioni, tensioni e insulti? Meloni confonde il suo accomodarsi quotidiano a Palazzo Chigi, da dove alimenta odio e livore, con la stabilità del Paese, che è tutt’altra cosa. È grave, inoltre, che una Presidente del Consiglio snoccioli dati falsi sull’azione di governo e, soprattutto, continui a presentarsi come politicamente “nata ieri”, rimuovendo però un ventennio trascorso all’ombra e sotto scacco di Berlusconi, con cui ha condiviso anni di fallimenti di governo. Sulla questione “kebabbaro” -conclude Ricciardi - siamo noi gli indignati da tutti quei ministri, che oggi sventolano la bandiera della cucina italiana, mentre per tre anni e mezzo non hanno fatto nulla per gli italiani all’estero che sono i veri custodi e fautori del patrimonio culturale italiano, a partire dal cibo. Anzi, questo governo continua a penalizzarli, arrivando addirittura a togliere la cittadinanza italiana ai loro figli.”
Utile il confronto con chi ogni giorno si occupa del problema della casa, una questione che incrocia il più delle volte altre fragilità e che tocca città grandi, medie e piccole. Le proposte avanzate oggi alla Camera dagli assessori e delle assessore raccolgono molte proposte e iniziative legislative elaborate dal Pd in questi mesi e aiutano a riaccendere i riflettori su un tema completamente escluso dalla manovra se non per l’azzeramento di tutti i fondi a cominciare da quello sulla morosità incolpevole, scaricando sui comuni ogni responsabilità.
Il Governo e il Ministro Salvini sono totalmente assenti. Manca qualsiasi risposta sull’edilizia residenziale pubblica e una legge che regoli gli affitti brevi. Ma manca soprattutto la volontà politica: abbiamo assistito a molti annunci di piani casa, alla creazione di qualche tavolo ma a nessuna risposta strutturale. E invece serve una politica che favorisca l’incontro tra domanda e offerta; va rilanciato il canone concordato; occorre dare maggiori garanzie per l’affitto anche ai piccoli proprietari.
Noi continueremo con le altre forze di opposizione a sostenere la voce dagli amministratori nelle loro richieste che si misurano con una questione centrale per il paese e per l’alternativa di governo.
Lo ha detto Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati, intervenendo alla conferenza stampa di presentazione del Piano casa nazionale.