“Chiediamo una informativa urgente al governo in merito al sistema di informazione della Rai e sul recepimento del media freedom act, sottolineato anche ieri dal presidente Mattarella per la seconda volta in questa legislatura. La maggioranza ascolti il monito del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il ministro Giorgetti venga in Aula a spiegare perché non sia stato ancora recepito il media freedom act”.
Lo ha detto in aula Stefano Graziano capo gruppo pd in commissione di vigilanza sulla rai chiedendo un’informativa urgente al governo.
“Il Freedom Act è il regolamento europeo che prevede più libertà e più autonomia del sistema dell'informazione. Non possiamo rischiare che per il mancato recepimento di tale regolamento l’Italia incorra in una procedura d’infrazione. Chiediamo che tutta l’Aula assuma una posizione forte in questo senso.
Il governo Meloni rischia di farci pagare una ulteriore tassa oltre al canone di TeleMeloni, la TeleMeloni Tax. Questo sarebbe inaccettabile”, ha spiegato Graziano.
“Lancio da qui un monito: costruiamo insieme un decalogo di quello che serve veramente all'informazione pubblica e la maggioranza la smetta di pensare solo ad occupare poltrone, ad occupare la presidenza della Rai usando il servizio pubblico come una tv di regime.
Lavoriamo insieme per trasformare la Rai da broadcaster a digital media company, lavoriamo per costruire le condizioni reali di un'informazione più libera e indipendente. E in questo senso vorrei esprimere la solidarietà alla presidente della commissione di Vigilanza Rai, Barbara Floridia, per l’inaccettabile ostruzionismo da parte della destra”, ha concluso Graziano.
“La tutela del sistema agroalimentare è centrale per la qualità delle produzioni e della trasparenza verso i consumatori. Il settore oggi è sotto pressione per i dazi, i rincari energetici, l'instabilità dei mercati, la bassa redditività e la difficoltà di ricambio generazionale ma il provvedimento che stiamo per votare non è all'altezza della sfida. Oggi arriva in Aula un testo che è solo la ridefinizione di nuovi reati, come se bastasse solo la repressione per bloccare le frodi”. Così la deputata e capogruppo PD in Commissione Agricoltura, Antonella Forattini annunciando il voto di astensione dei dem al ddl a tutela dei prodotti alimentari italiani.
“I problemi del sistema agroalimentare – aggiunge - non si risolvono solo con sanzioni e verifiche ma operando sui margini compressi, sugli squilibri nella filiera e la competizione internazionale sempre più aggressiva. Se non si interviene su questi punti – avverte la dem - si punisce a valle senza governare a monte sul vero punto nodale: lo squilibrio tra il controllo e il sostegno”. “Il provvedimento – sottolinea la deputata - non rafforza il sistema produttivo e non da sostegno alle imprese agricole ma rischia di iper burocratizzare il comparto. Ma su questo il governo è cieco e ha bocciato tutti gli emendamenti proposti dal PD per rendere più agile ogni autorizzazione e non indebolire le aziende che producono”. “Un provvedimento senza visione e senza strategia, quando servirebbe un riordino organico della materia attraverso un nuovo Testo Unico dell'agricoltura”, conclude Forattini.
“Alla luce delle dichiarazioni della Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, sul via libera prossimo della app europea per la verifica dell’età, emerge con ancora più forza la piena attualità della proposta italiana e la possibilità per il nostro Paese di essere avanguardia in Ue”.
Lo dichiara Marianna Madia, prima firmataria alla Camera della proposta di legge bipartisan che introduce un’età minima per l’accesso ai social network.
“Si tratta di una proposta solida e possibile, costruita in modo trasversale tra le forze politiche, pienamente coerente con la direzione indicata dalle istituzioni europee. È la dimostrazione che, quando si parla di sicurezza e benessere dei più giovani, il Parlamento può lavorare insieme superando le divisioni”.
“Non possiamo permettere che altri Paesi europei ci superino su un tema così decisivo. Gli strumenti ci sono e il consenso politico anche: manca solo l’ultimo passaggio’’
“L’approvazione definitiva della legge può avvenire in tempi rapidissimi: bastano poche ore di lavoro in Senato per approvare una normativa all’avanguardia e una risposta concreta alle famiglie”.
“Se il Governo dovesse procedere con ulteriori ritardi o ricominciando da zero, si assumerebbe una grave responsabilità politica e istituzionale, penalizzando
la tutela dei minori e il ruolo guida dell’Italia in Europa”.
“Agire subito significa proteggere i più giovani e contribuire a un modello europeo più responsabile nell’uso delle piattaforme digitali. L’Italia può e deve essere capofila di questo percorso”.
“L’introduzione nel codice penale di nuove norme dedicate ai delitti contro il patrimonio agroalimentare rappresenta senza dubbio un passo in avanti nella lotta alle frodi lungo la filiera. È un tema su cui lavoriamo da anni, fin dall’istituzione della commissione nel 2015, presieduta dal magistrato Giancarlo Caselli, e che richiedeva un intervento organico e strutturato.
Tuttavia, il testo approvato oggi dalla Camera presenta criticità e sproporzioni che non possono essere ignorate. Come Partito Democratico abbiamo scelto l’astensione proprio perché riteniamo che si potesse e si dovesse fare meglio. Alcuni emendamenti migliorativi sono stati respinti dalla maggioranza, perdendo l’occasione di rendere la norma più equilibrata ed efficace, senza mettere sullo stesso piano chi froderà colpevolmente lo Stato e chi commetterà soltanto errori formali o irregolarità documentali. Penso, ad esempio, alla rigidità introdotta su alcuni obblighi formali sulla filiera bufalina, come l’aggiornamento ‘quotidiano’, che rischia di tradursi in un aggravio burocratico per le imprese, soprattutto le più piccole, senza un reale beneficio sul piano sostanziale dei controlli. Allo stesso modo, preoccupa l’estensione eccessiva di misure che, nate con finalità cautelari, senza distinzione tra forma e sostanza, rischiano di assumere carattere anticipatorio della sanzione, con effetti sproporzionati sul sistema produttivo e di perdita economica per micro e piccole aziende. Il nostro obiettivo non era e non è indebolire i controlli, ma renderli più mirati, proporzionati ed efficaci. Serve un equilibrio tra legalità e operatività delle imprese, tra tutela dei consumatori e sostenibilità del sistema agroalimentare. Continueremo a lavorare in questa direzione, perché una buona legge deve essere non solo rigorosa, ma anche giusta e applicabile. Abbiamo avvisato la maggioranza senza esito, perché quando gli allevatori di buflae campani, pugliesi, calabresi, molisani e umbri, quando andranno a bussare alle loro porte perché bloccati da norme sproporzionate non potranno dire di non saperlo. Il governo ha scelto una eccessiva rigidità per cercare un effetto propaganda di nessuno senso”.
Così Stefano Vaccari, capogruppo PD commissione Ecomafie e segretario di Presidenza della Camera.
Ministro sta sottovalutando, colpiti luoghi simboli del nostro patrimonio, inattività Governo crea disagi e truffe
“Dopo quanto accaduto agli Uffizi, apprendiamo ora che anche il Colosseo è stato colpito da un attacco hacker che ha messo in difficoltà il sistema di prenotazione online e il sito. I campanelli d’allarme stanno suonando sempre più forte e ci dicono con evidenza che il nostro patrimonio culturale non è adeguatamente protetto negli ambienti digitali”. Così Irene Manzi, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Cultura alla Camera. “Negli ultimi anni il Ministro Giuli ha ereditato risorse ingenti per il rafforzamento digitale del patrimonio culturale italiano e dei luoghi della cultura. Il PNRR prevedeva misure significative proprio su questi ambiti. A pochi mesi dalla chiusura del progetto europeo, chiediamo: quanto di quanto programmato è stato effettivamente realizzato? Qual è oggi lo stato della sicurezza digitale del nostro patrimonio? E cosa sta facendo concretamente il Ministero per prevenire e contrastare questi attacchi? Al momento – prosegue Manzi – abbiamo l’impressione che il Ministro apprenda dai giornali quanto sta accadendo, senza che risultino dichiarazioni o iniziative tempestive per fronteggiare la situazione. Siamo di fronte a una preoccupante sottovalutazione di un fenomeno che invece richiede la massima attenzione. L’inattività di Giuli ha già effetti negativi concreti per cittadini e visitatori: i disagi nei sistemi ufficiali spingono infatti molte persone a rivolgersi a piattaforme non sicure e non ufficiali, con il rischio di pagare costi maggiori e di incorrere in truffe. La sicurezza digitale è ormai parte integrante della tutela del patrimonio culturale. Per questo il Partito Democratico annuncia la presentazione di una nuova interrogazione parlamentare sul caso Colosseo, che si aggiunge a quella già depositata sugli Uffizi. Due luoghi simbolo del nostro patrimonio sono sotto attacco: fare finta di nulla è molto grave. Il Ministro Giuli riferisca al Parlamento cosa sta facendo”.
"Tre ordini del giorno approvati in tre anni sulla stessa opera e, nel frattempo, zero risultati: il museo per la memoria della strage di Viareggio resta fermo alle parole. È un esercizio ormai rodato quello della maggioranza: votare impegni in Aula, salvo poi lasciarli cadere nel vuoto. Parliamo di una tragedia che ha segnato profondamente il paese, con 32 vittime e oltre 100 feriti, e di un progetto che unirebbe memoria e sicurezza ferroviaria. Ma evidentemente, per la destra il tempo degli annunci è infinito". Lo dichiarano in una nota congiunta i deputati Dem Marco Simiani ed Emiliano Fossi.
"Non solo: la proposta di legge sull'istituzione del museo della strage di Viareggio che abbiamo depositato nel 2023 è bloccata da mesi in Commissione Cultura alla Camera e la destra, con un espediente tecnico, l’ha persino abbinata a un testo della maggioranza di due anni fa, utilizzandolo come base nel tentativo maldestro di sottrarne la paternità al Partito Democratico. Un’operazione tanto evidente quanto poco dignitosa. A questo punto diciamo: fate pure come volete, intestatevela, riscrivetela, cambiatele titolo — ma approvatela. Perché dopo anni di impegni disattesi, almeno la memoria delle vittime merita rispetto", concludono i deputati Pd.
“I continui tagli al cinema italiano sono un fatto gravissimo e rappresentano l’ennesima dimostrazione di un atteggiamento ostile e miope da parte del governo Meloni verso un settore strategico della nostra cultura e della nostra economia. Dall’inizio della legislatura assistiamo a scelte sbagliate, fatte di forti riduzioni di risorse e incertezze normative, che stanno mettendo in ginocchio l’industria cinematografica italiana”.
Lo ha detto la capogruppo del Pd alla Camera dei deputati, Chiara Braga, a margine della proiezione del documentario “Il delitto Matteotti”, nel centenario della nascita del regista Florestano Vancini.
“Al di là delle dichiarazioni di facciata – ha detto Braga – questo governo sta di fatto penalizzando un intero comparto e dimostra di non riconoscere il ruolo fondamentale del cinema nella costruzione di una memoria collettiva e condivisa”.
“Il cinema - ha aggiunto nel suo intervento di apertura - è un linguaggio potente, immediato, capace di parlare a tutti e soprattutto alle nuove generazioni. Non è solo intrattenimento, ma strumento di conoscenza, di crescita e di consapevolezza civile.
Il cinema ha la capacità di rendere vivi i fatti storici, di trasformare nomi e date in storie, volti, emozioni. Permette di comprendere più a fondo ciò che è stato, e quindi di interpretare meglio il presente.
In questo senso, il lavoro di Vancini è esemplare. Regista profondamente legato alla storia italiana del Novecento, ha saputo raccontare con rigore e passione i momenti più complessi della nostra vicenda nazionale, intrecciando sempre narrazione cinematografica e impegno civile con una costante attenzione alla verità dei fatti, alla responsabilità della memoria, alla necessità di non semplificare mai i passaggi più difficili della nostra storia”.
"Abbiamo espresso ferma condanna per l'attacco di Trump nei confronti della Presidente del Consiglio italiano. Come ricordato dalla segretaria Elly Schlein, la libertà, la sovranità e l’autonomia del nostro Paese da attacchi e ingerenze esterne vanno difese sempre, a prescindere dal colore dei governi di turno: ne va della dignità dell’Italia.
Tuttavia, quella che viene definita come una svolta della premier Meloni, in realtà, è una giravolta. Una giravolta tardiva, poco credibile e inefficace. I danni al nostro Paese sono già stati enormi. L’Italia oggi è isolata in Europa e irrilevante a livello internazionale.
La Presidente del Consiglio aveva dichiarato di voler fare da pontiera con Trump e si è invece ritrovata a essere portabandiera della sua ideologia politica e culturale. In questi anni ha scelto la subalternità anche quando ciò metteva a rischio la credibilità e la tenuta economica del Paese. Ha difeso più un rapporto politico che gli interessi nazionali.
Lo abbiamo visto sul “Board of Peace” che ha minato le Nazioni Unite. Con i silenzi sulle minacce militari alla Groenlandia e alle offese rivolte all’Europa. Con l'accondiscendenza sui dazi, considerati a tratti come un’opportunità, quando invece rappresentano una mannaia sull’export, sull’occupazione e su settori strategici del Paese. E lo abbiamo visto anche sull’Iran: ha impiegato giorni per una timida presa di posizione, quando invece avrebbe dovuto prendere con nettezza le distanze da un conflitto illegale che viola il diritto internazionale e che sta danneggiando famiglie e imprese italiane, con l’aumento dei carburanti, delle bollette e del costo della spesa.
Oggi Meloni prova ad uscire dall’angolo dell'imbarazzante rapporto con Trump che appare fuori controllo, ma resta il dubbio che sia solo calcolo politico. Se il cambio è reale, sia coerente: difenda il diritto internazionale, rafforzi l’Europa e metta al primo posto gli interessi dell’Italia. Altrimenti è solo opportunismo. In ogni caso, è del tutto evidente che la linea seguita finora era sbagliata e che la politica internazionale del governo Meloni è stata un errore colossale". Lo ha detto Piero De Luca, deputato Pd e Capogruppo in commissione politiche europee, a 4 di sera su Rete4.
“È stato un segnale brutto, un precedente altrettanto grave”. Così Federico Fornaro, della presidenza del Gruppo Pd alla Camera e componente della Giunta per il Regolamento, interviene sul voto relativo allo scudo parlamentare per Giusy Bartolozzi, avvenuto con l’assenza di dieci deputati dell’opposizione colpiti da “provvedimenti disciplinari ingiusti e sproporzionati” per aver impedito lo svolgimento di una conferenza stampa sulla ‘remigrazione’, con esponenti neofascisti e di movimenti di estrema destra.
“Non ci sono stati atti violenti – afferma l’esponente dem - neanche verbalmente violenti: si è trattato di una protesta non violenta, condotta nel pieno rispetto delle istituzioni per difendere il Parlamento dall’ingresso di figure riconducibili a posizioni neofasciste, alcune dichiaratamente anche neonaziste. Non possono entrare: la dodicesima disposizione transitoria e finale della Costituzione è chiara, vieta la ricostituzione del partito fascista”.
“La nostra battaglia – conclude Fornaro - continuerà nelle sedi istituzionali. Abbiamo chiesto la convocazione urgente della Giunta per il Regolamento per definire meglio confini e perimetri sanzionatori. È necessario chiarire in modo netto la differenza tra comportamenti violenti e non violenti perché così si rischia di comprimere il ruolo dell’opposizione e alterare il corretto funzionamento democratico delle istituzioni”.
“Giovedì scorso la Presidente Meloni ci ha presentato la sua agenda per il rilancio dell'azione di Governo, ma non abbiamo mai sentito pronunciare le parole ‘trasporto’ o ‘trasporti’. Non l'abbiamo sentita perché esiste un limite perfino alla propaganda di questo governo”. Lo ha detto in Aula alla Camera il deputato Pd Andrea Casu, vicepresidente della commissione Trasporti annunciando il voto favorevole alla mozione unitaria presentata insieme da Pd, Movimento 5 Stelle, Avs, Italia Viva e Più Europa, sul trasporto pubblico locale.
Affrontando il tema della sicurezza sui mezzi pubblici e delle risorse stanziate dal governo l’esponente dem ha aggiunto: “Il lavoro fatto insieme da sindacati e imprese punta a garantire una sicurezza reale, che non interviene solo dopo le aggressioni ma agisce anche sulla prevenzione sul territorio. È inspiegabile la contrarietà del governo a riconoscere il carattere usurante del lavoro degli operatori del settore, compresi internavigatori e tranvieri. Non si capisce perché una persona che lavora su un vaporetto debba essere trattata diversamente rispetto a chi lavora su un autobus: è una scelta di civiltà che va nella direzione di ridurre diseguaglianze anche sul piano previdenziale. E sulla questione dei fondi a disposizione la realtà è chiara: ci sono tagli alle risorse, nonostante l’aumento dei costi e dell’inflazione. Il governo scarica il peso su regioni, enti locali e cittadini, senza affrontare il problema. Si registrano ritardi nei fondi e nessun intervento sul caro carburanti. Così si aggravano le disuguaglianze territoriali e si peggiorano i servizi. È una scelta grave e irresponsabile, che colpisce direttamente lavoratori e utenti”.
“Tra le nostre proposte – ha concluso Casu – ci sono la gratuità del trasporto pubblico per gli studenti e il diritto al ritorno a casa dei fuori sede, misure costruite insieme al coordinamento nazionale dei circoli per la mobilità. Così come è fondamentale dare continuità alle norme che abbiamo promosso per liberare le strade delle città da situazioni di degrado e illegalità. Dire no a queste proposte non significa solo respingere le iniziative dell’opposizione, ma ignorare il grido che arriva da imprese, sindacati, lavoratori e passeggeri. Un grido che il governo non ascolta, ma a cui noi vogliamo dare risposta. Il cambiamento non è più rinviabile e siamo già al lavoro per costruire un’alternativa credibile per il futuro del trasporto pubblico”.
“Accogliamo con favore che tutte le forze di opposizione abbiano raccolto l’invito della nostra segretaria a costruire una grande mobilitazione per la pace. In un contesto internazionale segnato da crescenti tensioni e conflitti, riteniamo fondamentale unire le energie di tutte le realtà politiche e sociali, dentro e fuori le istituzioni, che rifiutano la logica della guerra. La guerra illegale promossa da Trump rappresenta un grave pericolo per la stabilità globale e per i principi del diritto internazionale, così come tutte le guerre continuano a produrre sofferenza, distruzione e ingiustizia.
Per questo ribadiamo con forza la necessità di scegliere la pace: una pace fondata sul dialogo, sulla cooperazione tra i popoli e sul rispetto reciproco. La mobilitazione che vogliamo costruire deve essere ampia, partecipata e capace di indicare una alternativa concreta” così Debora Serracchiani del Pd.
Berruto (Pd), allucinante, verificare se ci sono stati trattamenti discriminatori
“Ho depositato un'interrogazione al Ministro per lo sport Andrea Abodi e al Ministro dell'interno Matteo Piantedosi per capire che cosa sia successo durante una partita del campionato di Seconda Categoria disputata nel padovano tra le società San Fidenzio Polverara e San Precario, dove un arbitro avrebbe richiesto l’esibizione del permesso di soggiorno a due calciatori extracomunitari prima dell’inizio dell’incontro. Richiesta del tutto estranea alle procedure ufficiali di riconoscimento dei tesserati, che prevedono esclusivamente l’utilizzo di documenti di identità, tessere federali o altri strumenti previsti dai regolamenti sportivi. Secondo quanto riportato dai dirigenti della società interessata, la richiesta sarebbe stata rivolta soltanto ad alcuni atleti, circostanza che, se confermata, fa pensare a un possibile trattamento discriminatorio. Nell'abisso non solo economico e sportivo, ma anche morale in cui il calcio è sprofondato speriamo di non dover aggiungere anche questa allucinante storia” così una nota del responsabile nazionale Sport del Pd, il deputato dem Mauro Berruto.
“Le parole del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, rappresentano un richiamo netto e inequivocabile che non può essere ignorato o restare inascoltato. È inaccettabile che, dopo un anno e mezzo, il servizio pubblico radiotelevisivo sia ancora privo del pieno assetto dei propri organi amministrativi e che la Commissione di vigilanza Rai non sia messa nelle condizioni di esercitare le proprie funzioni”. Lo dichiarano il capogruppo Pd in Commissione parlamentare di vigilanza Rai, Stefano Graziano. “Quanto sta accadendo è responsabilità diretta del Governo e della maggioranza, che con ritardi, divisioni e scelte opache stanno di fatto paralizzando un organismo essenziale per la democrazia e il pluralismo dell’informazione. La Rai non può essere ostaggio di logiche di potere né terreno di scontro politico permanente. I democratici chiedono che si ponga immediatamente rimedio a questa situazione, garantendo il corretto funzionamento degli organi della Rai e restituendo piena operatività alla Commissione di vigilanza. Il servizio pubblico deve essere messo nelle condizioni di svolgere il proprio ruolo con indipendenza, autorevolezza e trasparenza. Il monito del Capo dello Stato va ascoltato fino in fondo: è in gioco la credibilità delle istituzioni e la qualità della nostra democrazia. Governo e maggioranza assumano finalmente le proprie responsabilità”.
“Abbiamo già richiesto un’informativa urgente ai ministri competenti sui carburanti, a partire da quelli per il trasporto aereo. Il rischio di carenze è concreto e va affrontato subito”. Lo afferma Anthony Barbagallo, capogruppo del Partito Democratico in commissione Trasporti alla Camera, commentando gli effetti della chiusura dello Stretto di Hormuz l’impatto sull’approvvigionamento di carburante negli aeroporti italiani.
“L’aumento dei costi per i trasportatori – aggiunge l’esponente dem - continua a crescere e finora dal governo sono arrivate solo risposte insufficienti. È una marea che sale senza interventi efficaci. Il rischio concreto è che già dalla metà di maggio i voli possano essere interrotti. Inoltre, in Sicilia è già iniziato da stamattina uno sciopero degli autotrasportatori destinato a durare cinque giorni, con il rischio di ulteriori proroghe. Una mobilitazione che nasce proprio dall’aumento dei costi del carburante e incide direttamente sui cittadini”.
“Stiamo assistendo – conclude Barbagallo - a un aumento continuo dei beni di prima necessità, come latte e uova, e a una crescente incertezza nell’organizzazione dei viaggi e della vita quotidiana degli italiani già a partire dalla seconda metà di maggio. Continueremo a incalzare il governo su questi silenzi e su queste mancate risposte. A questo si aggiunge la beffa dei voli di Stato del ministro Nordio, che comportano un ulteriore consumo di risorse e carburante che potrebbero essere destinati ad altre priorità”.
Ho presentato un’interrogazione al Ministro della Cultura per denunciare con forza le gravi criticità emerse nella gestione dei fondi pubblici destinati alla cultura e al turismo in Sicilia, con particolare riferimento alla Fondazione Taormina Arte. Le rivelazioni emerse dalla trasmissione Report del 12 aprile delineano un quadro allarmante: milioni di euro di risorse pubbliche gestiti attraverso meccanismi che sollevano seri dubbi sul rispetto delle regole di trasparenza, imparzialità e concorrenza, erogati tramite percorsi che aggirano di fatto le procedure di evidenza pubblica.”
“Non è più tollerabile che i fondi destinati alla cultura vengano gestiti con logiche discrezionali e senza piena trasparenza. La cultura non può diventare terreno di opacità o di relazioni privilegiate. Servono regole chiare, controlli rigorosi e responsabilità precise. Con questo atto parlamentare abbiamo chiesto al Ministro della Cultura di intervenire con urgenza per accertare eventuali responsabilità e porre fine a pratiche che rischiano di compromettere l’integrità della gestione pubblica. È necessario ristabilire criteri rigorosi e garantire che ogni finanziamento avvenga attraverso procedure pubbliche, trasparenti e competitive. Si tratta di un sistema che mina la credibilità delle istituzioni e penalizza operatori culturali e realtà meritevoli escluse da processi trasparenti. La gestione delle risorse regionali per la cultura e il turismo deve tornare ad essere uno strumento di sviluppo reale e non un terreno di ambiguità. Così la deputata del Pd Giovanna Iacono.