“Non contenti del fallimento dimostrato dalla deportazione in Albania di 16 persone prelevate il mese scorso in mezzo al mare, portate nel cpr di Gjader e poi riportate puntualmente in Italia dopo la mancata convalida del trattenimento da parte del tribunale di Roma, il governo ora ci riprova. Pare che la nave della marina militare italiana Libra, sia in viaggio verso l'Albania con altre 9 persone da portare e provare a trattenere in Albania”. Così la deputata dem Rachele Scarpa, intervistata sui canali social dei deputati Pd.
“Questo ennesimo tentativo – ha aggiunto l’esponente Pd - è in aperta contraddizione con la legislazione europea. Cosa potrà fare l'autorità giudiziaria competente, se non applicare la sentenza della Corte di Giustizia Europea del 4 ottobre scorso che dice che i Paesi che non sono completamente sicuri per tutte le categorie di persone non sono sicuri? Questo il governo, non l'ha chiarito e non l'ha chiarito al parlamento italiano, ma non l’ha chiarito soprattutto ai milioni di italiani che hanno pagato le tasse per finanziare con quasi un miliardo di euro, la costruzione di un centro di permanenza e rimpatri in Albania, dove probabilmente anche questa volta verranno portate delle persone non pienamente consapevoli di quello che sta succedendo e che dovranno essere verosimilmente riportate in Italia poco dopo”.
“Questo è un modello – ha concluso Scarpa - che non solo genera grande sofferenza e grande smarrimento in questi migranti che raramente capiscono veramente cosa sta succedendo loro, ma che è anche una grande mossa di propaganda costosissima e una sostanziale presa in giro da parte di un governo, che dovrebbe preoccuparsi di gestire veramente i flussi migratori e il tema complesso delle migrazione, ma invece sceglie di investire sul modello Albania che si è dimostrato fallimentare, costosissimo e non rispettoso del diritto europeo”.
“L’audizione del ministro Giorgetti purtroppo ci conferma che questa Legge di bilancio è senza visione ed inadeguata a dare una prospettiva futura al Paese. Nonostante i drammatici eventi che hanno sconvolto l’Italia e non solo, l’ambiente resta ancora questo sconosciuto. Anzi, rispetto alle tematiche ambientali si torna indietro di decenni. Non troviamo alcuna risorsa per contrastare il dissesto idrogeologico o interventi per affrontare gli effetti nefasti dei cambiamenti climatici. Ad esempio, a fronte della richiesta da parte del ministro dell’Ambiente di una dotazione di 2,5 miliardi di euro per l’attuazione dei programmi triennali delle Autorità di Bacino, in aggiunta alle risorse della nuova programmazione degli Fsc e alle dotazioni già iscritte in bilancio, si registrano solo tagli lineari agli stanziamenti già esistenti. Meno risorse su mitigazione del rischio idrogeologico e sulle spese delle Autorità di bacino; sui contributi alle regioni e ai comuni per la messa in sicurezza del territorio e degli edifici. Tagli indiscriminati proprio sulla prevenzione del dissesto idrogeologico, in un territorio sempre più fragile e interessato da continue emergenze, ed anche sulle agevolazioni ordinarie per le ristrutturazioni e l’efficienza energetica delle abitazioni. Scelta sbagliata perché penalizzerà anche tantissime piccole imprese del settore dell’edilizia ed un errore strategico anche in vista dell’attuazione della direttiva europea ‘Case green’”.
Così il capogruppo Pd in commissione Ambiente alla Camera, Marco Simiani.
“Con la vittoria di Donald Trump, si pone un problema di rifondazione dell'Internazionale Socialista”. Così il deputato del Partito Democratico, Roberto Morassut, nel corso di un’intervista a Radio Radicale. “L’Internazionale Socialista o esiste e si raccoglie intorno ad alcune linee fondamentali strategiche, un'analisi del mondo condivisa, un raccordo più ampio, oppure se non esiste è meglio che si sciolga. Sul tavolo c’è un tema di rifondazione del movimento democratico e socialista internazionale. E si deve fare sulle grandi opzioni di giustizia sociale, di transizione ecologica, di rapporto tra le grandi aree del mondo”, aggiunge.
“È un grandissimo tema - conclude - che forse dovrebbe essere al centro anche del nostro dibattito. Vedremo se questo dibattito si allargherà all'Internazionale Socialista oppure se resterà dentro i confini degli Stati, dove mi sembra tutti stiano cercando di affrontare il problema ‘molecolarmente’, ma credo che così sarebbe un disastro. C'è invece la necessità di un grande raccordo di un pensiero condiviso sulle grandi linee. E l'unica sede che vedo è quella dell'Internazionale Socialista, però ha bisogno di una rifondazione, sia strutturale e organizzativa che di pensiero”.
Orfini: per ora solo annunci e norme pasticciate che affossano industria audiovisiva e abbandonando lavoratori della cultura
"Come può il ministro Giuli affermare di voler proseguire in continuità con l’azione condotta dal suo predecessore, quando il bilancio di quella gestione è drammaticamente negativo e ha compromesso la credibilità del Ministero della Cultura in Italia e all'estero?" ha dichiarato Matteo Orfini, a nome del gruppo PD alla Camera, durante l’audizione del ministro Giuli sulle linee programmatiche del MiC.
"Purtroppo, agli annunci e alle buone intenzioni del ministro non seguono fatti concreti," ha proseguito Orfini, elencando le numerose "promesse mancate" e criticando "l’accettazione passiva, senza lottare, dei drammatici tagli alla cultura previsti dalla legge di bilancio". Orfini ha evidenziato che, per il terzo anno consecutivo, il bilancio del MiC subisce “tagli feroci e include norme sciatte e inadeguate, come quella sul tax credit cinema, che non solo taglia, ma introduce l'ingresso dello Stato nella catena dei diritti delle società di produzione cinematografica. "Una norma 'sovietica', del tutto inapplicabile, che sembra mirata unicamente a colpire l’industria cinematografica, già colpita pesantemente dal governo con effetti drammatici sulle piccole produzioni indipendenti e sull’occupazione nel settore che è in stallo" ha denunciato Orfini.
"Incomprensibile," ha aggiunto il deputato democratico, "è anche la decisione del Ministero di non finanziare, per il terzo anno consecutivo, l’indennità di discontinuità per i lavoratori dello spettacolo, una tutela essenziale la cui attuazione andrebbe accelerata non certo rinviata di anno in anno come sta facendo il governo".
Orfini ha infine esortato il ministro Giuli a “intervenire per superare la desertificazione delle infrastrutture culturali in Italia, proponendo investimenti mirati in biblioteche, librerie e teatri e misure di sostegno alla domanda culturale. Per ora solo annunci e norme pasticciate – conclude Orfini sottolineando come “l’esame della manovra di bilancio sarà il vero banco di prova per verificare l’azione del ministro Giuli, che anche oggi ha promesso cambiamenti nel corso dell’esame" ha concluso Orfini.
“Il ministro Giorgetti conferma la mancanza di visione a lungo termine di questo governo, proponendo nella manovra misure temporanee e parziali che non affrontano alla base i problemi economici italiani. L’estensione della tassazione, come la web tax, che andrà a colpire le piccole e medie imprese e la mancanza di investimenti in settori chiave come la digitalizzazione, sono il segno della miopia di questo governo. La manovra manca di politica industriale e non stanzia risorse per migliorare l’accesso al credito delle Pmi. Le uniche agevolazioni riguardano coloro che hanno interesse a dichiarare meno, per pagare meno imposte, concedendo, con il concordato preventivo biennale, la possibilità di concordare il reddito da dichiarare con il rischio di generare le cosiddette frodi carosello perché una volta pattuito il fatturato c’è il rischio che si incentivi la fatturazione ‘per altri’”. Così il deputato dem Virginio Merola, capogruppo Pd in commissione Finanze, commentando le parole del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti in audizione oggi sulla manovra di fronte alle commissioni Bilancio congiunte.
“Questa legge di Bilancio – ha concluso Merola - è l’ennesima occasione sprecata per il rilancio del Paese e per rendere l’Italia più competitiva, giusta e preparata per le sfide future. Una legge di Bilancio che durante le audizioni in commissione ha dimostrato tutta la sua fragilità con i numeri che non tengono perché sono solo frutto della propaganda del governo e non della realtà”.
“Nella relazione ci saremmo aspettati delle risposte alle tante domande che sono arrivate dalle audizioni fatte in questi giorni. Domande e dubbi non posti da noi, i brutti e cattivi dell’opposizione, ma da soggetti istituzionali, dalla Banca d'Italia, dall’Ufficio parlamentare di bilancio. Oggi ha detto che nel quarto trimestre le cose andranno meglio rispetto al terzo trimestre, dove invece si è registrata una sostanziale stagnazione. Noi vogliamo che questa dichiarazione sia pregna di fiducia. Tuttavia, all'interno di questa Legge di Bilancio scontate l'incremento delle entrate dirette e indirette facendo in modo che queste siano di fatto strutturali, ma sia Banca d'Italia che l’Ufficio parlamentare di bilancio sostengono che queste coperture sono, per usare un eufemismo, piuttosto fragili, si sbagliano? Sul Mezzogiorno e le imprese del Sud, effettuate tagli rispetto alle dotazioni precedenti importantissimi, un saldo negativo di circa 9 miliardi nel triennio. Ritiene che questi tagli aiuteranno una parte del Paese che aveva mostrato segni di vitalità, trainando la crescita degli ultimi 5 anni?”. Così il deputato dem Ubaldo Pagano, capogruppo Pd in commissione Bilancio, replicando al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti in audizione sulla manovra di fronte alle commissioni Bilancio congiunte.
“Tagliate – ha concluso Pagano - sulla formazione universitaria, su 22 mila contratti di ricerca solo 2000 potranno essere stabilizzate. Che facciamo di questo capitale umano altamente formato lo regaliamo all'estero? E tagliate sul trasporto pubblico locale, mettendo solo 120 milioni di euro su una stima di tutti i soggetti auditi di 1,7-1,8 miliardi. Voi pensate di poter garantire il diritto costituzionale alla mobilità, mettendo meno del 10 per cento rispetto al fabbisogno?”.
Dichiarazione di Piero De Luca, capogruppo Pd in Commissione Unione Europea
“Il ministro dell’Economia Giorgetti, audito stamane in Parlamento, ha purtroppo confermato le negative e preoccupanti valutazioni che come Partito Democratico abbiamo fatto immediatamente dopo la presentazione della nuova legge di Bilancio. Vengono drammaticamente confermati i tagli, in particolare a settori vitali per lo sviluppo e la crescita del sistema paese e per il sostegno alle famiglie. Tagli che penalizzeranno pesantemente la sanità pubblica, il Mezzogiorno, i nostri Comuni. E sarà inevitabile che tali scelte impattino negativamente sui servizi ai cittadini. Peraltro, ci troviamo di fronte a una serie davvero significativa di menzogne a partire dalle coperture della legge di Bilancio stessa, che sia la Banca d’Italia, sia l’Ufficio parlamentare di Bilancio hanno giudicato molto fragili. Dobbiamo infine registrare che tutte le audizioni in commissione Bilancio hanno sin qui smontato i numeri della propaganda del governo. Insomma, un manovra senza respiro, che mette le mani nelle tasche degli italiani e peggiora la qualità di vita nel Paese. Il tutto per le risorse limitate a causa dei parametri del nuovo Patto di Stabilità negoziato dal Governo e della crescita ridotta a zero anche e soprattutto per il rallentamento nell'attuazione del Pnrr che la destra ha colpevolmente insabbiato".
“Sulla canapa industriale silenzio assordante del ministro Lollobrigida dopo la sciagurata decisione del governo e delle destre di vietarne, con una misura ad hoc nel ddl Sicurezza, ora all’esame del Senato, la coltivazione, la trasformazione, la distribuzione e la rivendita delle infiorescenze. Abituati alla retorica dialettica del ministro su tutto ciò che attiene il rapporto tra giovani ed agricoltura non si è riesce ora a comprendere perché, di fronte ad un settore che impegna decine di migliaia di giovani imprenditori, con una età media inferiore ai 35 anni, e che può vantare una produzione di eccellenza, tutta italica, su vari fronti, dal tessile alla cosmetica, dall’alimentare al benessere individuale, l’onorevole Lollobrigida abbia scelto di non occuparsi di una questione che produrrà l’effetto di azzerare 3mila imprese con un fatturato di 500 milioni di euro e far perdere il posto di lavoro, tra diretti ed indiretti, agli attuali 30mila occupati”.
Lo dichiarano i deputati del Pd Stefano Vaccari, capogruppo in commissione Agricoltura e segretario di Presidenza della Camera, e Matteo Mauri, vice presidente commissione Affari costituzionali e responsabile Sicurezza del Partito Democratico.
“Siccome la posizione del ministro Lollobrigida è importante - aggiungono - e serve a fare chiarezza nel mentre si discute il provvedimento al Senato anche per verificare la possibilità di abrogare o quantomeno modificare una norma sbagliata ed ideologica, abbiamo presentato una interrogazione, insieme ai colleghi Forattini, Marino, Romeo e Rossi, per sapere come il Governo vorrà intervenire per gestire la crisi del settore della canapa industriale, avuto riguardo anche dei licenziamenti che inevitabilmente ne discenderanno e della necessità di riconvertire le imprese impiegate nell’attività. Al ministro chiediamo pure se non ritenga di convocare i tempi rapidi un tavolo con le Associazioni di categoria e di filiera dove confrontarsi sulla necessità di posticipare l’entrata in vigore dell’articolo 18 del Ddl Sicurezza pubblica, per consentire lo smaltimento delle scorte ed evitare i procedimenti penali. Ci auguriamo che il ministro Lollobrigida - concludono - prenda coscienza dell’errore fatto dal governo e delle conseguenze nefaste che seguirebbero all’approvazione definitiva della norma. C’è ancora tempo per fermarsi e per trovare le giuste soluzioni”.
“La Lega di cui Giorgetti è vicesegretario ha tradito tutte le promesse della campagna elettorale. Va detto con molta nettezza, anche alla luce delle parole pronunciate dal ministro dell’economia in audizione oggi alla Camera. Dovevano abolire la Fornero, invece allungano l’età pensionabile fino a 70 anni nel pubblico impiego, che in fondo è la vera vittima di questa manovra. Si taglia la sanità pubblica, si reintroduce il blocco del turn over nei comuni, si nega ai lavoratori statali il recupero pieno del potere d’acquisto perduto, addirittura favorendo la firma separata nel contratto del pubblico impiego, si concedono 3 centesimi al giorno in più sulle pensioni minime: un capolavoro di macelleria sociale. Questa è l’unica verità cruda e nuda di questa Legge di Bilancio. Giorgetti sicuramente lo sa, a breve cominceranno ad accorgersene anche gli elettori”. Così il deputato dem Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro, commentando le parole del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti in audizione sulla manovra di fronte alle commissioni Bilancio congiunte.
Il modello Albania non funziona. Un giudizio pesante e chiaro, a darlo è la commissaria europea designata all'Allargamento Marta Kos. Non una pericolosa sovversiva, ma un membro del partito liberale.
Non solamente una bocciatura senza appello, ma anche una presa di distanza lì dove afferma che si stratta solo di un accordo tra Roma e Tirana. Insomma trasferire immigrati in zone extra Ue per poi rimpatriarli, non è una ricetta.
Non sono magistrati comunisti a dirlo ma un’esponente moderata di quella nuova Commissione Europea che la Meloni sponsorizza da qualche tempo e che ora le dà il benservito.
Così in una nota Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati
“È un governo sordo quello che porta avanti la manovra economica perché non sente le richieste di aiuto del comparto trasporti che domani è costretto a scioperare creando criticità per tutti i cittadini. La legge di bilancio vede i trasporti solo come un peso da tagliare e non prevede alcun finanziamento o investimento”. Così il deputato dem Anthony Barbagallo, capogruppo Pd in commissione trasporti.
“Che dire poi dell'abbandono del trasporto elettrico – continua il parlamentare - dove il governo non ha previsto nessun incentivo e continua ad essere assente sulla realizzazione delle 31mila colonnine approvate e finanziate dal Pd nella precedente legislatura? Che sia ecologica o digitale, l'esecutivo è allergico alla parola 'transizione' e preferisce vivere alla giornata piuttosto che guardare ad un futuro sostenibile”. “Di ideologia e propaganda non si può campare a lungo: i problemi restano, anzi aumentano”, conclude Barbagallo.
“È una manovra punitiva verso tutto il settore dell’istruzione e della cultura. Tagli inaccettabili agli organici della scuola, oltre 7 mila posti tra docenti e personale tecnico amministrativo, che andranno a creare problemi al funzionamento dell’assetto scolastico. Tagli ai fondi per affrontare la dispersione scolastica e stretta sul turn over anche per quel che riguarda le Università, che si aggiunge alle pesanti misure che hanno riguardato il Fondo di finanziamento ordinario alle Università. Sulla cultura siamo di fronte a mezzo miliardo di danni in tre anni e all’assenza di misure per settori importanti come quello editoriale. Una manovra che disinveste sul futuro del Paese”. Lo ha detto Irene Manzi, capogruppo Pd in commissione Scuola e Cultura di Montecitorio a margine dell’audizione del Ministro Giorgetti.
Sisto vuole imporre tempi al Parlamento
" Il viceministro Sisto che non ha ritenuto di intervenire durante la discussione degli emendamenti sulla riforma costituzionale riguardante lo sdoppiamento del CSM, ha esternato all’uscita dalla Commissione affermando che l’iter di approvazione in prima lettura alla Camera si concluderà entro fine anno come «deciso dal Governo».
In una democrazia parlamentare il governo può auspicare ma non certo decidere i modi e i tempi dell’approvazione di una legge di riforma costituzionale.
Una brutta sgrammaticatura istituzionale che insieme alla consegna del silenzio attuata dalla maggioranza in Commissione affari costituzionali, rafforza l’idea che siamo di fronte non già a una corretta postura riformatrice ma una muscolare esibizione tipica del modello di dittatura della maggioranza, l’esatto opposto di cui il paese avrebbe bisogno se vi volesse affrontare i problemi reali delle persone e non alimentare una sterile propaganda governativa”.
Lo scrive in una nota l’on. Federico Fornaro, dell’ufficio di presidenza del gruppo Pd alla Camera e componente della Commissione Affari Costituzionali.
Bene voto unanime su impegni mozione Pd
“L’agricoltura è componente essenziale della transizione ecologica e deve essere argomento rilevante della prossima Cop29, la 29esima conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici che si terrà a Baku, in Azerbaijan dal l’11 al 22 novembre. Ieri alla Camera, come quasi mai avviene, i parlamentari di maggioranza e di opposizione, hanno votato, con il parere favorevole del Governo, gli impegni contenuti nella mozione del gruppo Pd riguardanti prospettive e problematiche legate all’ agricoltura. Una buona notizia sapere che il Parlamento impegna il Governo a sostenere iniziative finalizzate a garantire una risposta concreta alle sfide interconnesse del degrado e consumo del suolo, dei cambiamenti climatici e della perdita di biodiversità, attraverso il protagonismo attivo delle imprese agricole di qualità e multifunzionali, decisive per garantire un presidio del territorio soprattutto nelle aree interne e marginali”.
Così il capogruppo Pd in commissione Agricoltura e segretario di Presidenza della Camera, Stefano Vaccari.
“Al tempo stesso - aggiunge - il Governo viene impegnato a promuovere politiche di contrasto alla desertificazione, e alla siccità, attraverso interventi proattivi di rinaturazione, di promozione della biodiversità e della resilienza degli ecosistemi, nonché attraverso il potenziamento e la nuova realizzazione di sistemi per la raccolta e la distribuzione dell'acqua nelle aree agricole mediante piccoli e medi invasi, privilegiando le ‘nature based solutions’, potenziando gli investimenti sui sistemi di risparmio irriguo e sulla ricerca di colture meno idroesigenti e resilienti. Non di minore importanza gli impegni finalizzati a sostenere la ricerca e l'innovazione per ridurre l'impatto ambientale delle aziende zootecniche garantendone la sostenibilità economica e sociale, valorizzando lo sviluppo degli allevamenti bradi e semibradi, salvaguardando le produzioni e la sicurezza alimentare dei cittadini. Ora ci aspettiamo che gli impegni assunti divengano atti normativi, anche attraverso l’approvazione della legge di bilancio, sui quali aprire, d’intesa con le organizzazioni delle imprese agricole, una pagina nuova e qualificante per il settore agroalimentare. I nostri emendamenti alla manovra finanziaria - conclude- andranno coerentemente in quella direzione e ci auguriamo che ci sia di nuovo un accordo tra tutti i gruppi politici”.
Chi vive in condizioni difficili ha diritto a curarsi. A questo serve la legge promossa da Marco Furfaro che riconosce alle persone senza fissa dimora il diritto al medico di base. Una buona legge per un paese più civile. Grazie ai deputati e ai senatori del Pd per l’impegno.
Lo ha scritto su X Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.