“La destra ha bocciato l’emendamento alla legge di bilancio presentato dal Pd e sottoscritto da Avs e M5S che introduce il principio che i contratti a termine, di breve durata, devono costare di più per le imprese rispetto al contratto a tempo indeterminato. Se fosse stata votata la nostra proposta, tra l’altro a costo zero per le casse dello Stato, sarebbero stati scoraggiati i contratti a termine con scadenza settimanale e mensile. Un segnale molto forte nella direzione della lotta alla precarietà e al sotto salario. Ma al governo Meloni non interessa fare un passo in questa direzione. Per loro la lotta alla precarietà si fa peggiorando le condizioni dei lavoratori, come fanno da un anno e mezzo bocciando il con il salario minimo e introducendo il decreto Primo Maggio e il collegato lavoro. La sintesi per la destra è: se sei precario è colpa tua ed è giusto che tu sia sfruttato”. Così il deputato dem Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro.
"L'Italia è uno dei Paesi più esposti a calamità naturali per via della sua conformazione geologica e densità abitativa nelle aree vulnerabili. La normativa sulle catastrofi ambientali ha allungato e reso difficili gli interventi aumentando l'incertezza dei cittadini”. Così il deputato dem Augusto Curti intervenendo sul voto a Montecitorio sul ddl ricostruzione post-calamità annunciando l'astensione del gruppo Pd.
“Nelle ricostruzioni – continua il parlamentare - è fondamentale garantire che gli interventi non aumentino le diseguaglianze. Proprio per questo il Pd ha presentato una proposta di legge con l'intento di dare norme e procedure certe per tutto il Paese. Con lo stesso spirito abbiamo scelto di votare a favore all'abbinamento delle tre proposte presentate in Aula per l'adozione di un codice condiviso che garantisca immediatezza di interventi e uniformità”. “Non possiamo votare a favore di un testo che dovrebbe garantire unità ma su cui pesa la spada dell'autonomia differenziata. Non siamo ambigui come il governo”, conclude Curti.
Da oggi sinistra europea sarà più sola, dobbiamo offrire una proposta alternativa
“LA SBERLA. Gli elettori di Trump hanno dato una sberla a un governo e a una leadership che sentivano lontano e che li ha delusi. Le dimensioni e lo spessore della sua vittoria sono di per sé significativi. Dunque non commettiamo l’errore di cercare giustificazioni in fattori esterni alla dinamica del dialogo che Trump e i suoi hanno saputo mantenere e rafforzare con strati estesi e differenziati di popolazione.
Certo da parte democratica sono stati inanellati quasi scientificamente gli errori che conducono alla sconfitta, fino al cambio del candidato nella volata finale. Ma non è proprio il caso di voler insegnare a Joe Biden, Kamala Harris, Obama, Clinton e altri come si fa a vincere. Nelle condizioni date Harris ha fatto il possibile.
C’è un malessere profondo e crescente di classi sociali, in Usa, in Europa, in Italia, che percepiscono il rischio di impoverire, che non credono alle istituzioni e si sentono mettere ai margini delle decisioni, che vedono nei flussi migratori un pericolo epocale, nel globalismo una sciagura. I democratici non sono stati capaci di cogliere, intercettare e dare risposte a queste paure, interpretare questo rancore e incanalarlo. I repubblicani sì, e hanno vinto.
Tutto questo parla anche noi, e a noi sta imparare la lezione o ignorarla, continuare a coltivare l’orto sicuro delle nostre certezze valoriali o fare i conti con le asprezze, le incertezze e i bisogni di persone in carne e ossa che misurano i soldi, cui dell’Europa, della Russia o della Cina importa poco o nulla.
Negli Stati Uniti sono accadute cose che non dovrebbero coglierci stupiti, perché non sono molto diverse da quanto abbiamo visto nelle recenti elezioni dei Länder tedeschi o in Austria, per tacere di Francia e Italia. L’involuzione delle democrazie liberali in regimi leaderistici è un fenomeno in atto anche in Europa, con dietro l’angolo il pericolo della deriva autoritaria o oligarchica. Forse più di Trump dovrebbe colpire la forza con cui si è imposto sulla scena Elon Musk, già pronto a raccogliere il testimone dell’anziano Donald.
Da oggi l’Europa sarà più sola, e la sinistra europea ancora di più. E quello che farà l’Europa conterà più di quello che temiamo possa fare Trump: ci hanno dato le chiavi di casa e ci hanno detto arrangiatevi. Oggi possiamo decidere di diventare rapidamente adulti, affrontare i temi scomodi che muovono le masse, offrire una proposta alternativa e convincente. Oppure possiamo rassegnarci pensosamente ad accompagnare un declino delle democrazie occidentali il cui sentiero sembra già tracciato”. Lo scrive su Facebook Debora Serracchiani, deputata e responsabile Sicurezza del Pd.
“Tutte le audizioni confermano che siamo davanti ad una manovra povera e sbagliata. I 3,5 mld stanziati per il fondo trasporti non copriranno le spese e non cambieranno la rotta all'involuzione della rete dei trasporti italiani. Non c'è alcuna pianificazione degli investimenti e lo stesso fondo è sganciato da una pianificazione nazionale secondo il metodo del Pnrr e con le politiche di coesione”. Lo dice il capogruppo dem Anthony Barbagallo riguardo alla legge di bilancio oggi al voto in Commissione Trasporti a Montecitorio.
“La chiamano spending review - continua il deputato - ma sono solo tagli indiscriminati alle infrastrutture pubbliche e al diritto alla mobilità. Vengono definanziati, per un totale di 3,7 mld, i comparti della portualità, mobilità sostenibile, ciclabilità e trasporto su ferro delle merci”. “Hanno inoltre azzerato del tutto la sfida della transizione ecologica e digitale. Una manovra disastro che non riduce il gap infrastrutturale tra le varie aree del Paese e continua a discriminare il Sud; per non parlare dei temi della sicurezza dei trasporti e della continuità territoriale completamente dimenticati dal governo”, conclude Barbagallo
Viaggio nell'inferno di Ponte Galeria. Si presenta così il rapporto sul CPR nel territorio comunale di Roma, redatto da CILD (Coalizione italiana libertà e diritti civili), alla cui presentazione ho avuto l'onore di intervenire questa mattina. Ponte Galeria ha le fattezze di carcere, in cui però i detenuti non scontano alcuna pena, in cui sono sedati continuamente e soprattutto passano le giornate senza alcuno scopo. Ci sono stata anche io in visita ispettiva in quel CPR, e posso constatare che il rapporto CILD riporta fedelmente l'assurdità di quel luogo. Un luogo in cui un ragazzo di vent'anni, Ousmane Sylla, si è tolto la vita. Un luogo su cui è intervenuta anche la CEDU, su iniziativa mia e delle reti associative e di avvocati, indicando all'Italia di trasferire le persone su cui abbiamo sollevato l'attenzione, confermando che i CPR sono luoghi patogeni, per niente in grado di garantire i diritti fondamentali e poco trasparenti nel loro funzionamento. La natura patogena dei CPR, e di quello di Ponte Galeria nello specifico, è stata ancora più manifesta nel caso di C.F., donna con evidenti difficoltà psichiatriche, tenuta in isolamento per nove mesi, con un background di violenza, che una volta trasferita in una struttura sanitaria adeguata, solo dopo l'intervento della CEDU, è tornata cosciente e ha mostrato evidenti segni di miglioramento.
Le visite fatte, il rapporto presentato oggi, le sentenze della CEDU, sono elementi incontrovertibili del fatto che questi luoghi non siano compatibili con uno Stato di Diritto come l'Italia e vanno chiusi. Il nostro Paese non deve permettere di continuare a rivestirsi della vergogna di avere sul proprio territorio delle carceri amministrative dove tutto è concesso e i diritti sono sospesi. Un modello violento, inefficace e irrispettoso della dignità umana, che va portato alla luce anche perché è lo stesso che il governo sta cercando, in spregio della legislazione internazionale, di esportare in Albania.
"È stato precluso ai Patronati l’accesso al portale Ali/SUI, per inoltrare le domande d’ingresso dei lavoratori stranieri e di nulla osta al lavoro per i cittadini stranieri, come denunciato pubblicamente ieri da diversi istituti. A una richiesta di chiarimento rivolta ai Ministeri dell’Interno e del Lavoro è seguita soltanto una nota informale nella quale si specificava che gli Istituti di Patronato non figuravano più nell’elenco dei soggetti autorizzati. Viene disatteso così quanto è esplicitamente previsto dal protocollo firmato nel 2007 tra il Ministero dell’Interno e della Solidarietà sociale, da una parte, e gli Istituti di Patronato dall’altra, tutt’ora in vigore. Il Governo si rende così responsabile di una scelta grave che interrompe l’attività di assistenza gratuita dei Patronati, garantita negli ultimi 16 anni applicando correttamente le disposizioni contenute in ogni decreto flussi. Una decisione che ostacola il lavoro di coloro che offrono gratuitamente il servizio privilegiando, invece, l’attività privata da parte dei consulenti del lavoro e delle categorie di rappresentanza dei datori di lavoro (inclusi nell’elenco), che potrebbero richiedere un corrispettivo in denaro per la prestazione. Ho presentato una interrogazione parlamentare al Ministro dell' Interno di ripristinare la presenza dei Patronati nell' elenco dei soggetti autorizzati".
Così Andrea De Maria, deputato PD.
“Questo governo ha scelto, fin dal primo atto, di mostrarsi debole con i gruppi d’interesse che lo sostengono e forte con i più deboli e gli ultimi e questa legge di Bilancio per il 2025 ne è la conferma. In commissione, il Partito Democratico ha espresso parere contrario al provvedimento per le evidenti incongruenze e appesantimento delle politiche fiscali, che invece di semplificare rende più complicata la presentazione delle dichiarazioni dei redditi. Con l’entrata a regime del sistema a tre aliquote Irpef, il governo conferma la correzione dello scorso anno ma non risolve il problema dell’eccessiva tassazione sul reddito da lavoro dipendente, mentre elargisce condoni e sanatorie a determinate categorie sociali. A sorreggere la riforma Irpef saranno i lavoratori dipendenti con redditi sopra i 75 mila euro, mentre i lavoratori autonomi in regime di Flat Tax anche con redditi superiori a 75 mila euro, continueranno a pagare il 15 per cento senza alcuna progressività e senza alcun contributo alla fiscalità locale in quanto esentati dalle addizionali. Secondo i dati dell’Osservatorio Itinerari previdenziali sulle entrate fiscali il 45,16 per cento degli italiani non ha redditi o non li dichiara. Chi sostiene i costi della sanità e del welfare è la solita minoranza di contribuenti da lavoro dipendente, che paga per l’intera collettività”. Così il deputato dem Virginio Merola, capogruppo Pd in commissione Finanze.
“Sul piano del reperimento delle risorse – ha aggiunto l’esponente Pd - il governo ha avuto una mano più leggera a favore delle banche e la tanto sbandierata ‘tassa sugli extraprofitti’ per istituti di credito e assicurazioni è divenuta solo una mera anticipazione di imposte, che saranno recuperate nella prossima legislatura. Viene prevista una modifica peggiorativa della Web Tax, applicabile a piccole realtà colpendo un sistema di imprese vitale per il futuro del Paese e un taglio drastico alle agevolazioni ordinarie per le ristrutturazioni e l’efficienza energetica delle abitazioni che penalizzerà tantissime piccole imprese del settore dell’edilizia e spingerà nuovamente verso il nero e il sommerso”.
“Questa – ha concluso Merola - è una manovra di puro galleggiamento, senza visione e di brevissimo respiro, incapace di dare vere risposte alle persone e alle famiglie, inadeguata ad affrontare le grandi questioni del Paese, a rilanciare la crescita e a ridurre le disuguaglianze sociali. E’ una manovra lontana da ciò che sarebbe stato necessario per il bene del Paese e degli italiani”.
“Chiediamo ancora una volta a Salvini di venire a riferire in Aula sulla sicurezza dei lavoratori nel comparto ferroviario. Ieri tutti i sindacati hanno scioperato con un’adesione al 90 % per chiedere una reazione di tutte le istituzioni dopo l’accoltellamento di un loro collega rinunciando ad un giorno di lavoro, una parte importante del loro magro salario. Parliamo di un'aggressione non isolata ma di un fenomeno in crescita che interroga il Parlamento e, in primis, il ministro Salvini”. Così il vicepresidente della Commissione Trasporti, Andrea Casu.
“Abbiamo già presentato un'interrogazione – continua il deputato dem - che fa seguito all'interpellanza urgente che abbiamo presentato un mese fa: che fine ha fatto il protocollo dell'aprile del 2022 che metteva insieme imprese e sindacati per garantire più sicurezza sul lavoro? Che iniziative concrete ha prodotto? Perché è stato abbandonato dal Ministro per un anno e mezzo e la prima riunione per riattivarlo è stata fatta solo a settembre 2024? Salvini oltre a scrivere sui social cosa sta facendo da ministro dei trasporti per garantire la sicurezza sui treni e nelle stazioni?” “Le aggressioni vanno fermate tutte e Salvini non può accorgersi di un fenomeno così grave e intervenire solo in base al colore della pelle dell'aggressore. È inaccettabile”, conclude Casu.
“Oggi due morti caduti da un’impalcatura. Uno di 72 anni a Lecce e un altro di 65 anni in Irpinia. A quella età un Paese civile garantisce la pensione. Non lavoro pagato male e insicuro”. Così su X il capogruppo Pd in commissione Lavoro, Arturo Scotto.
"A quanto apprendiamo dalla stampa, in questo momento la nave Libra della Marina Militare è in acque internazionali, ma a poche miglia da Lampedusa, con otto migranti a bordo. Sarebbe in attesa di intercettare altre imbarcazioni per selezionare persone da portare in Albania.
Siamo al paradosso più assoluto: il governo spera che arrivino delle barche (le stesse che vorrebbe non fare partire dalle coste nordafricane) pur di fare i trasferimenti e dirigersi verso l'Albania solo per assecondare un'operazione di becera propaganda che nulla ha a che fare con la gestione dei flussi migratori.
Nel frattempo, da più di 15 giorni, gli ormai famigerati centri sono vuoti. In Albania ci sono solo gli agenti della polizia penitenziaria e della polizia di Stato: un altro spreco di risorse pubbliche.
Diritti violati, leggi scritte male e soldi, tanti soldi, buttati solo perché Meloni possa dire che lei aveva trovato la soluzione, che i migranti non sarebbero più arrivati in Italia, ma che i giudici cattivi le mettono i bastoni tra le ruote. Una storiella a cui non crede più nessuno". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“La ventilata proroga per cercare di attenuare l’evidente fiasco del concordato preventivo biennale dimostra tutta l’incapacità del governo. Era già evidente che i tempi fossero troppo stretti e malgrado sanatorie e condoni si è aggiunta incertezza e confusione al magro ricavato, rispetto alle aspettative, di soli 1,3 miliardi. Il dato di fondo è che invece di aumentare i controlli ci si ostina ad incentivare una adesione al concordato che è sempre più un aiuto ad evadere. Aderire evadendo, senza essere più controllati, questo è il messaggio del governo”. Così il deputato dem Virginio Merola, capogruppo Pd in commissione Finanze, in merito a fonti di agenzia che riferiscono come l’esecutivo starebbe valutando l'ipotesi di riaprire i termini per l'adesione al concordato.
“Le parole del deputato leghista Rossano Sasso sono inaccettabili perché trasudano odio e razzismo nei confronti di tutti gli stranieri presenti in Italia. È sconcertante che nel cuore della nostra democrazia possano essere pronunciate affermazioni così gravi che incitano alla violenza e puntano a colpevolizzare interi gruppi di persone. Ci saremmo aspettati un richiamo formale da parte della presidenza della Camera, dato che qui non si tratta di libertà di pensiero, ma di un linguaggio pericoloso che rischia di alimentare tensioni sociali e discriminazioni solo per coprire in modo cinico le inefficienze del governo e non è un caso che avvengano nel giorno in cui i ferrovieri hanno scioperato contro le politiche di Salvini che non fanno nulla per la sicurezza nei treni e nelle stazioni”. Così la deputata dem Ouidad Bakkali stigmatizza quanto detto in Aula durante gli interventi di fine seduta dal deputato leghista Rossano Sasso.
“Abbiamo espresso ieri – ha concluso Bakkali - la solidarietà e condannato nettamente quanto accaduto a Genova e non accettiamo che la Lega voglia dividere il Parlamento tra chi sta dalla parte degli aggressori e chi dalla parte degli aggrediti. Noi siamo vicini ai tanti lavoratori e ai tanti cittadini aggrediti ogni giorno nelle nostre città di cui il governo si ricorda solo in campagna elettorale, per poi alimentare clandestinità, illegalità e insicurezza quando governano. Invece di sprecare risorse in un progetto nato fallito come quello albanese, distraendo risorse e forze dell'ordine, investano quelle risorse in sicurezza urbana e ascoltino i lavoratori delle ferrovie a cui dobbiamo garantire più sicurezza. Salvini sbraita dal governo ma poi accetta supinamente i tagli di Giorgetti che mettono in discussione le spese dei sindaci per la sicurezza delle nostre città”.
Da audizioni alla camera emerge caos giuridico
“Dalle audizioni alla Camera sono emerse profonde critiche sull’emendamento presentato dal governo sui paesi sicuri”. Così Simona Bonafè, capogruppo democratica nella Commissione Affari Costituzionali della Camera al termine delle audizioni sull’emendamento governativo che ha di fatto inserito il decreto “paesi sicuri” incardinato al Senato nel decreto Flussi all’esame della Camera dei Deputati. “Il quadro giuridico è particolarmente complesso e tutti i giuristi auditi hanno espresso profonde critiche anche di metodo sull’emendamento. Senza contare che esiste una normativa europea di riferimento così come interpretata dalla corte di giustizia nella sua sentenza del 4 ottobre scorso. Avevamo già detto che il decreto confezionato in fretta e furia dal governo non cambiava la sostanza ma nonostante questo la nave Libra, attualmente nelle acque internazionali al largo di Lampedusa, è impegnata a raccogliere un numero sufficiente di migranti per trasferirli in Albania in base ad un accordo che oltre che essere non legale, costa al contribuente italiano un miliardo di euro".
L’audizione degli amministratori delegati di Trenitalia e Italo in commissione Trasporti nella giornata dello sciopero proclamato dopo l'accoltellamento di un capotreno a Genova, ha ulteriormente evidenziato l'assenza di risposte concrete del ministro Salvini ai problemi ormai cronici nel trasporto ferroviario. Da parte del Mit continuano a mancare indicazioni chiare sulla programmazione degli interventi migliorativi per la tutela della sicurezza dei lavoratori del sistema ferroviario, oltre che una pianificazione seria per affrontare i ritardi di percorrenza che soprattutto su alcune tratte molto frequentate, sono ormai una costante. Invece che fare propaganda politica sulle aggressioni al personale, dal ministro Salvini ci saremmo aspettati risorse adeguate in manovra di bilancio, pianificazione e controllo, per dare risposte a lavoratori, viaggiatori e pendolari, tutto quello che fino ad oggi è mancato e manca.
Così Valentina Ghio, vicepresidente Gruppo PD alla Camera e componente della commissione Trasporti.
Veniamo da un’estate infernale per le ferrovie italiane, preceduta da una imponente campagna di promozione dell’utilizzo del treno, nonostante sapessimo in anticipo che la rete sarebbe stata bloccata. Adesso che andiamo verso le vacanze di Natale, si è considerato l’impatto dei cantieri dei 23 miliardi del Pnrr per far in modo che l’offerta promozionale e commerciale sia conseguente ai collegamenti che effettivamente sarà possibile garantire, invece di creare un sovraccarico di attese tra i viaggiatori? È in corso una programmazione seria e puntuale dei trasporti ferroviari per andare incontro alle festività natalizie o Salvini condannerà gli italiani agli stessi disservizi di questa estate? Con l’occasione rinnoviamo il nostro appello per prevedere per i passeggeri il rimborso automatico di tutti i treni cancellati e informazioni puntuali sui ritardi che devono essere evidenziati chiaramente e tempestivamente nelle app e nelle stazioni.
Così il vicepresidente della commissione Trasporti della Camera Andrea Casu, intervenendo durante le audizioni degli ad di Trenitalia e di Italo.