“Non siamo per nulla soddisfatti della risposta del governo in merito all'interrogazione di oggi in commissione Trasporti. Avevamo chiesto caldamente che, nei tempi previsti per l’aggiornamento del Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (Pniec) con orizzonte 2020-2023, da inviare all’Ue entro il 30 giugno 2023, venissero date certezze alla transizione ecologica in merito al trasporto ferroviario, al trasporto pubblico e condiviso come lo sharing e all'elettrificazione dei porti. Ciò, al fine anche di risparmiare milioni di tonnellate equivalenti di petrolio per produrre energia. Le risposte del governo, invece, sono state molto generiche e per di più non sono neppure in linea con gli impegni del Pnnr”. Lo dichiara il deputato dem Anthony Barbagallo, capogruppo Pd in commissione Trasporti.
“Tutti gli stati membri – conclude Barbagallo - sono stati chiamati a inviare l’aggiornamento del proprio Pniec. Ma l'atteggiamento elusivo del governo con il mancato confronto sul Pniec o peggio ancora il maldestro tentativo di modificare la governance del Pnrr differendo alcune scadenze non sono certamente la risposta migliore da dare al Paese. Continueremo a incalzare il governo perché l'obiettivo della transizione ecologica e in particolare la transizione ecologica dei trasporti, restano la priorità della battaglia politica del Partito Democratico in questa stagione”.
"Ci si lamenta del calo dell'affluenza elettorale e poi si impedisce a studenti, lavoratori e cittadini con problemi di salute di poter esercitare il diritto di voto fuori dal Comune di residenza. La destra e il governo si appuntano al petto questa medaglia negativa trasformando una proposta di legge in materia presentata dal Partito Democratico, già ampiamente discussa ed approfondita nella precedente legislatura, e adottata in commissione come testo base, in una semplice delega che chissà quando vedrà la luce (18 mesi per attuarla questo vuole dire). C'è pure l'aggravante di aver stralciato le elezioni politiche dalla norma. La prima conseguenza è che alle prossime elezioni europee nulla cambierà e a rimetterci sarà la democrazia, che non potrà contare sulla partecipazione di tanti cittadini che per molteplici ragioni, tra cui quelle economiche, non potranno tornare a casa per votare". Lo dichiara il deputato dem Stefano Vaccari, segretario di Presidenza della Camera.
"Il Governo chiarisca quali procedure sono state seguite dall'Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni (IVASS) nell'autorizzare Delfin a detenere una partecipazione qualificata superiore al 10% del capitale di Generali. Il ruolo di Generali è centrale come custode di una quota importante del risparmio italiano e di conseguenza per l’economia del Paese. Quindi è rilevante sapere se i Ministri competenti siano a conoscenza di fatti e decisioni connesse a un'operazione che, a quanto rilevato dagli osservatori, potrebbe riaprire la partita per il controllo della più grande compagnia assicurativa del Paese con oltre 500 miliardi di attività in gestione". Lo chiede la deputata Debora Serracchiani, responsabile Giustizia del Pd, in un'interrogazione, depositata oggi, al ministro dell'Economia e delle finanze, al Ministro delle Imprese e del made in Italy dello sviluppo economico, in relazione all'autorizzazione concessa dall'Ivass alla Delfin, società lussemburghese e holding finanziaria della famiglia Del Vecchio, a incrementare la sua quota nella compagnia triestina, teoricamente fino a ridosso del 20%.
Nel suo documento, Serracchiani chiede al Governo di sapere "se risponde al vero che la richiesta di salire sopra il 10 per cento del capitale di Generali sia pervenuta oltre due mesi fa e se nell’ambito delle suddette procedure autorizzative sia stata contattata anche Assicurazioni Generali". La deputata domanda inoltre all'Esecutivo di precisare "se l’autorizzazione richiesta per sanare un fatto tecnico sia stata concessa in forma incondizionata e illimitata e, nel caso, quali considerazioni l’IVASS abbia svolto a tutela del settore assicurativo e dei clienti per giungere a siffatta conclusione".
Mai più bambini in carcere. Questa è la proposta che Paolo Siani, estensore della legge, e Paolo Lattanzio, già capogruppo in Commissione Infanzia, hanno portato in Parlamento per evitare che i figli innocenti di madri detenute passino gli anni più importanti della propria vita dietro le sbarre. Si tratta di una proposta di civiltà, votata all’unanimità alla Camera nella scorsa legislatura, e che prevede l’esecuzione della pena in case famiglia protette a cui vengono destinati anche dei finanziamenti. La tutela della salute, fisica e mentale, dei bambini deve essere la nostra priorità culturale e politica.
Il 27 giugno la Regione Campania ha approvato all’unanimità la proposta di legge, rilanciata dal Tavolo Infanzia del Comune di Napoli coordinato da Siani. Adesso porteremo la proposta di legge in tutte le altre regioni, a partire dalla Puglia dove il PD ha dimostrato la volontà di approvarla. Si tratterebbe di un grande risultato, in grado anche di rafforzare la possibilità di proposta legislativa regionale in grado di rimettere al centro del dibattito politico una proposta a garanzia di quei bambini e bambine che pagano per colpe non loro e rischino di avere danni irrecuperabili sul proprio sviluppo.
“L’impegno delle Regioni è fondamentale – ha detto la responsabile Giustizia del Pd Debora Serracchiani - per sollecitare nuovamente l’approvazione della legge sulle detenute madri, una legge di civiltà, che ha a cuore l’interesse dei bambini innocenti che non devono vivere in carcere”.
Fronte comune opposizioni in difesa coesionenazionale
Le dimissioni dal comitato per l'individuazione dei Lep di quattro autorevoli componenti, Giuliano Amato, Franco Gallo, Alessandro Pajno e Franco Bassanini sono una sonora bocciatura della riforma Calderoli. Le motivazioni articolate pongono l'accento sul tema della corretta definizione e dell'adeguato finanziamento preliminare dei Livelli essenziali delle prestazioni, che è indispensabile per evitare di aumentare i divari tra Nord e Sud del Paese, e minano pertanto le fondamenta stesse dell’impianto dell’Autonomia differenziata targata Lega. Una riforma che come denunciamo da mesi calpesta il dettato costituzionale e rischia di spaccare l’Italia sui grandi servizi di civiltà, su quei diritti sociali e civili fondamentali da assicurare in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Il governo si fermi e deponga le bandierine ideologiche per un confronto serio e costruttivo con le istituzioni locali e con il Parlamento.
Così Piero De Luca, capogruppo del Pd in commissione Politiche Ue della Camera.
Dichiarazione di Arturo Scotto e Simona Bonafè, capogruppo Pd in Commissione Lavoro e Affari Costituzionali della Camera
Stamattina i relatori di maggioranza del Decreto P.A. non hanno nemmeno avuto la sensibilità istituzionale di presentarsi in Commissione per illustrare il merito del provvedimento. Un decreto di 45 articoli che tratta tutti i settori, senza un baricentro sul Pnrr e che mette solo qualche toppa all’emergenza precarietà nella Pubblica Amministrazione, così come emerge da quasi tutte le audizioni delle forze sociali che abbiamo fatto stamattina. Un comportamento che non è negligenza ma irresponsabilità.
Il deputato del Partito Democratico ha presentato un’interrogazione al Ministero del Lavoro sull’azienda di Terranuova Bracciolini: “Con quale coraggio il Cda chiede ai lavoratori di tornare al lavoro senza la certezza dello stipendio?”
“La vertenza della Fimer di Terranuova Bracciolini è un caso nazionale. Perché allora dal Governo Meloni non è ancora arrivata nessuna risposta alla nostra interrogazione?”.
A chiederlo è Emiliano Fossi, deputato Pd e componente della Commissione Lavoro, che lo scorso 29 aprile ha sollecitato con una interrogarzione il Governo a prendere posizione per salvaguardare lavoratori e assicurare la continuità del sito produttivo.
“In ballo ci sono centinaia di posti di lavoro e il destino di molte famiglie, ma al Governo sembra non interessare questa vertenza. Eppure Meloni e i suoi ministri non perdono l’occasione per ribadire la necessità di una produzione nazionale di impianti legati alla green economy. La Regione Toscana - ricorda Fossi - è in prima fila accanto ai lavoratori ed è in attesa che l’azienda compia i passi del nuovo concordato preventivo, perché il Governo non fa la propria parte?”.
“Gli operai - dice Fossi, che è anche segretario del Pd toscano - dovranno intanto attendere sino al 21 agosto, data stabilita dal Tribunale di Milano che ha accolto la richiesta del Cda: altri due mesi di tempo per formulare la proposta di concordato preventivo. Nonostante questo, con quale coraggio il Cda chiede ai 400 lavoratori di tornare al loro posto, senza la certezza dello stipendio?”.
“Adesso serve riorganizzare la macchina comunale per far sì che non accada più che uno si prenda l’appalto di tutte le decisioni. Scattiamo la fotografia sulla gravità dei fatti e creiamo la condizioni di garanzia affinché Pescara non patisca mai più questo abisso della qualità delle decisioni e dell’investimento pubblico”. Lo ha detto il deputato dem Luciano D’Alfonso intervenendo al consiglio comunale straordinario di Pescara per discutere sulla gestione del settore Lavori Pubblici e dei finanziamenti del PNRR.
“Le opere pubbliche sono fatte dal potere pubblico con denaro pubblico per produrre pubblica utilità. In questo caso è accaduto che la verticalizzazione abbia fatto danno: io conosco la fiduciarietà, che è cosa diversa dall’amicalità. La macchina comunale dev’essere una funzione della democrazia elettiva, non può trasformarsi in una satrapia intoccabile”, ha aggiunto.
D’Alfonso ha poi citato un caso specifico: “Quanto accaduto su viale Marconi è un capolavoro alla rovescia: in quella strada abbiamo appreso dell’esistenza di asfalti a scomparsa, che al mattino venivano stesi e la sera venivano tolti”.
“Pescara aveva davvero necessità di toccare il fondo in ragione della distrazione e della volontà di non ascoltare? Siamo nel pieno del PNRR, siamo nel pieno della ripresa della corsa per toglierci dalle sofferenze della pandemia. Abbiamo bisogno del massimo della forma della macchina comunale e del massimo del rapporto di fiducia tra istituzioni e cittadini”, ha concluso il deputato dem.
"Secondo l’AXA Mind Health Report 2023, l’Italia ha la più bassa percentuale di persone che avvertono uno stato di pieno benessere mentale. Siamo a percentuali inferiori al 20%. I disturbi psicologici, specie nei ragazzi, sono sempre più frequenti e sempre più difficili da affrontare. La presenza di questo tipo di disturbi, in tutte le fasce d’età, dopo la pandemia ha raggiunto livelli mai visti prima e l’incidenza nelle fasce di reddito medio-basse, nei giovani e nelle donne è sempre maggiore. Pesano l’incertezza sul futuro, il gender gap, i cambiamenti climatici e la solitudine. Abbiamo, per questi motivi, l’urgenza di istituire la figura dello psicologo di base. Lo dobbiamo fare per assicurare a tantissime persone una figura di riferimento, di prevenzione, di promozione, di ascolto e sostegno psicologico. Bisogna fare presto perché è una questione non più rinviabile. Siamo agli ultimi posti in Europa per investimenti pubblici in questo campo e bisogna invertire il trend in fretta senza perdere tempo in divisioni e distinguo. In questi giorni insisteremo affinché la Camera porti a compimento l’iter parlamentare. Lo faremo perché la salute mentale è in primis un diritto e una conquista di civiltà su cui non accettiamo più tentennamenti". Così Marco Furfaro, responsabile welfare e capogruppo in commissione Affari sociali del Partito Democratico, intervenendo a Lecce alla presentazione della legge a prima firma Loredana Capone sullo psicologo di base approvata all'unanimità dal consiglio regionale della regione Puglia.
Tra il 1990 e il 2020 i salari medi in Italia sono diminuiti del 3% mentre in Francia e in Germania crescevano del 30%. Spesso chi lavora è povero e ha difficoltà. Quello che capita ai giovani e a tante donne, come Teresa. Serve un salario minimo per un paese più giusto.
Lo ha scritto su Twitter Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
Dichiarazione di Irene Manzi, capogruppo Pd in Commissione Cultura della Camera
Dobbiamo fare in modo che le celebrazioni per il centenario della morte di Giacomo Matteotti escano dalle aule parlamentari e si diffondano in tutto il Paese per fare memoria viva della storia di quest’uomo, dei suoi valori e della sua esperienza parlamentare e politica, esperienza di un parlamentare tenace, appassionato, impegnato nella lotta per i diritti dei lavoratori e per l'emancipazione di contadini e braccianti. Quell'esperienza dei valori della democrazia, dell'antifascismo, della lotta alla corruzione, della questione morale che lui pose rispetto al fascismo proprio in quest'Aula.” Così la deputata del Pd Irene Manzi, relatrice della proposta di legge sulle Celebrazioni per il centesimo anniversario della morte di Giacomo Matteotti , già approvata all’unanimità dal Senato. “La proposta di legge - ha proseguito Manzi- non vuole essere una semplice occasione di ricordo, ma una vera, autentica, vitale occasione di formazione della coscienza civile, proprio a cominciare dai più giovani, perché la storia, l'esperienza politica, umana e parlamentare di Giacomo Matteotti si intreccia profondamente con la storia delle nostre istituzioni e con la storia del nostro Paese.” “Nel suo impegno per l'eguaglianza e la giustizia sociale –ha concluso Manzi- e nella sua difesa della sovranità popolare, del libero esercizio del voto, delle istituzioni rappresentative, in quel riformismo praticato nelle azioni parlamentari e nell'impegno appassionato e coerente contro la violenza fascista, prima ancora che questa si facesse regime, Giacomo Matteotti è una figura della storia del nostro passato che parla con forza al nostro presente, al presente delle istituzioni democratiche e al presente della nostra opinione pubblica, per valorizzare e ricordare il valore e l'importanza insostituibile delle istituzioni rappresentative e parlamentari, liberamente elette dai cittadini e dalle cittadine, che sono luogo e spazio di discussione e confronto democratico”.
In Rai è sempre più monocolore e il pluralismo informativo, dovuto in una televisione pubblica, è piegato alle esigenze dei nuovi padroni del vapore. Ora ad andarsene c'è pure Bianca Berlinguer. Una uscita che attesta, al pari di quelle che le hanno precedute, che in Rai vi è l'occupazione sistematica della destra che decide programmi e firma contratti sulla base della fedeltà e non certo del merito. Una deriva vergognosa che va contrastata e che richiama alla responsabilità di azione tutte quelle forze che si richiamano ai valori della libera informazione.
Così Stefano Vaccari, deputato del Pd.
"Le opposizioni unite: in Italia nessuno dovrà guadagnare meno di 9 euro l’ora. Mentre il Governo Meloni è contrario e difende chi sfrutta e precarizza il lavoro.
La destra parla dei problemi ma in realtà li aggrava. Costruiamo l’alternativa". Lo scrive su Twitter Nicola Zingaretti, deputato del Pd.
“Illuminante intervista della Premier Meloni al Corriere. Sul Pnrr nessun allarmismo, che sarà mai il ritardo di mesi rispetto al pagamento di 19 e 16 miliardi della terza e quarta rata. Sulle migrazioni se ne riparlerà, c'è solo un piccolo veto dei suoi amici sovranisti, che peraltro avrebbero anche in parte ragione. Sul Mes se ne riparla tra 4 mesi, dopo l'estate, non si continua a capire il perché. Di sciogliere i nodi sulle alleanze europee con l'estrema destra non è tempo. Insomma caos e stallo su tutti i fronti. E il Governo purtroppo naviga a vista”. Lo dichiara il deputato democratico Piero De Luca, capogruppo in commissione Politiche Ue.