Studio conferma efficacia Zone 30 e cancella stereotipi di genere odiosi e falsi confermando differenze quasi nulle tra uomini e donne alla guida.
“Il report sulla sicurezza stradale elaborato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione ‘A. Faedo’ (CNR-ISTI) in collaborazione con Octo Telematics dimostra quanto sia fondamentale basare le politiche pubbliche sull’analisi dei dati reali di guida. Lo studio si fonda su una base informativa estremamente ampia: oltre 2,17 milioni di scontri, circa 97.000 sinistri analizzati, 238 milioni di viaggi estratti da 1,93 miliardi di spostamenti registrati da più di 2,3 milioni di veicoli. Tra i risultati più significativi emerge che viene confermata l’efficacia delle zone 30 e che le differenze di genere nei comportamenti di guida sono marginali, con scarti inferiori a 2,1 punti percentuali. Un dato importante che contribuisce a superare antichi e odiosi stereotipi totalmente falsi e conferma che il rischio dipende soprattutto dai comportamenti e dalle scelte normative e tecnologiche che possono intervenire per contrastare le azioni più rischiose. Studi come questo rappresentano uno strumento prezioso per orientare politiche di prevenzione e sicurezza stradale sempre più efficaci”.
Dichiara in una nota Andrea Casu, Deputato Pd e Vicepresidente Commissione Trasporti – Camera dei Deputati.
“Non permetteremo che una semplificazione amministrativa cancelli il diritto alla salute. Il Sindaco deve restare l’ultima autorità a difesa della propria comunità”.
Così le deputate e i deputati democratici, Viggiano, Stefanazzi, Simiani e Guerra, che oggi hanno depositato una proposta di emendamento cruciale all'Art. 14, comma 3 del Dl 19/2026 per cancellare una distorsione normativa che rischia di svuotare di significato il ruolo del Primo Cittadino nelle scelte ambientali e sanitarie più delicate del territorio.
“Il Dl 19/2026 - spiegano - introduce un automatismo pericoloso: se un'impresa è in possesso di autorizzazioni ambientali (come l’AIA o l’AUA), viene automaticamente declassata o esclusa dal novero delle industrie insalubri. In parole povere: il rispetto di parametri tecnici e burocratici diventerebbe un ‘lasciapassare’ intoccabile, capace di scavalcare ogni valutazione sanitaria locale.
La Salute non è una Pratica Amministrativa. L’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) - aggiungono - è uno strumento tecnico necessario, che guarda alle tecnologie (BAT) e ai limiti di legge, ma la salute dei cittadini è una materia viva, complessa e territoriale. Un impianto può essere tecnicamente a norma, ma ambientalmente insostenibile per la popolazione residente in un determinato contesto”.
La modifica proposta aggiunge al comma 3 la seguente clausola di salvaguardia: “fatte salve le prerogative del Sindaco previste dagli artt. 50 e 54 del TUEL”.
“Si tratta - precisano - di un atto di responsabilità politica che mira a blindare il potere di ordinanza così da impedire che i colossi industriali possano impugnare i provvedimenti sindacali sventolando una semplice autorizzazione tecnica. Il Sindaco, quale Autorità Sanitaria Locale, non può essere ridotto a spettatore passivo mentre decisioni calate dall'alto impattano sull'aria e sull'acqua dei propri concittadini. Non siamo contro l'industria, siamo per la legalità sanitaria. Sostituire la classificazione delle industrie insalubri con un'autorizzazione tecnica - concludono - significa ignorare la storia del diritto sanitario italiano. Con questo emendamento, riportiamo l’uomo al centro e restituiamo al Sindaco lo scudo necessario per proteggere la propria gente”.
Inaccettabili le parole della Bartolozzi capo di gabinetto di Nordio, che è stata protagonista di una vicenda che ci ha fatto vergognare nel mondo, rimpatriando un torturatore libico e che ogni giorno dovrebbe lavorare per occuparsi dei problemi veri della giustizia, rispettando i magistrati. Più ci avviciniamo al Referendum più la destra perde freni inibitori e dice quello che pensa veramente: vuole togliere di mezzo la magistratura semplicemente perché applica la legge. Noi invece vogliamo difenderla perché è una parte fondamentale della nostra democrazia scolpita dalla Costituzione che è nata dal sacrificio dei padri e madri costituenti. Gli italiani lo stanno capendo.
Lo ha detto Chiara Braga, Capogruppo PD alla Camera dei Deputati intervenendo a Capua ad una iniziativa per il No al referendum .
“In 13 minuti la presidente Meloni ha provato a raccontare le ragioni del sì. In 13 secondi, Giusi Bartolozzi le ha azzerate tutte: “Votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura… sono plotoni di esecuzione”. Ecco il vero obiettivo del governo: non le parole di Meloni, non i discorsi lunghi e retorici, ma quello che Bartolozzi ha detto chiaro e tondo. Si vuole mettere a tacere la magistratura, ridurla al silenzio, far sparire un presidio fondamentale di democrazia e giustizia.
Il Partito Democratico lo denuncia con forza: nessun governo può “togliere di mezzo” la magistratura senza minare lo Stato di diritto. I cittadini devono sapere cosa c’è davvero dietro il sì che oggi viene raccontato come necessario”. Così Simona Bonafè, Capogruppo PD Commissione Affari Costituzionali della Camera.
La Capo di gabinetto si dimetta se pensa quello che dice
“Clamoroso e inaccettabile. Il ministro Nordio condivide? Invitare in una trasmissione a ‘votare sì e togliere di mezzo la magistratura’, definendola ‘plotoni di esecuzione’, è un attacco diretto, deliberato e intollerabile all’autonomia e alla credibilità della giustizia italiana. Parole del genere da chi guida il gabinetto del Ministero della Giustizia non sono semplici errori: sono un’offesa alle istituzioni e suonano come una minaccia all’integrità dello Stato di diritto.
Chi ricopre un ruolo così delicato deve dimostrare fiducia nelle istituzioni e nel lavoro della magistratura. Chi non ha nulla da nascondere non ha nulla da temere. Se questa fiducia viene meno, l’unica scelta coerente è rimettere immediatamente il proprio incarico.” Così il capogruppo del Pd nella commissione giustizia della Camera, Federico Gianassi.
“Le parole attribuite a Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto al ministero della giustizia e magistrata, sono sconcertanti e gravissime. Dire pubblicamente che ‘se vince il No scapperò da questo Paese’ perché si è sottoposti a un’indagine rappresenta un messaggio inaccettabile ancora di più per chi ricopre un ruolo istituzionale così delicato. Chi esercita funzioni di vertice al Ministero della Giustizia dovrebbe per primo dimostrare rispetto e fiducia nelle istituzioni e nel lavoro della magistratura. Se questa fiducia viene meno, la conseguenza più coerente non è minacciare la fuga dall’Italia, ma rimettere il proprio incarico. Un capo di gabinetto che dichiara di non avere fiducia nella giustizia del proprio Paese appare semplicemente inadatto al ruolo che ricopre. Prima vengano le dimissioni, poi si potrà discutere nel merito di tutto il resto.” Debora Serracchiani, deputata e responsabile Giustizia del Partito Democratico.
"Accendete un faro sui minorenni detenuti nelle carceri russe di cui nessuno parla". E' questo l'appello che oggi Aleksandra "Sasha" Skochilenko mi ha rivolto oggi in un incontro. Aleksandra Skochilenko è una giovane artista russa, arrestata poco dopo l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia perché, insieme ad altri attivisti, aveva sostituito delle targhette nei supermercati con bigliettini che riportavano frasi come “Basta guerra! Nei primi tre giorni, sono stati uccisi 4.300 soldati russi. Perché la TV non ne parla?”.
Per questo, è stata condannata a sette anni di reclusione. E' stata liberata dopo due anni e mezzo di detenzione nell'ambito di uno scambio di prigionieri, grazie anche alla campagna che sua madre ha coraggiosamente portato in tutta Europa, Italia inclusa.
Oggi Aleksandra, che è stata riconosciuta tra i Giusti da Gariwo, vive in Germania e sta continuando la sua battaglia contro la guerra in Ucraina, contro il regime russo e perché si parli dei detenuti politici in Russia. Tra loro, diversi minorenni, come Arsenij Turbin, arrestato a 15 anni per avere detto no alla guerra. Adesso ha 17 anni e le sue condizioni di detenzione sono inaccettabili. Purtroppo, spesso le famiglie di queste ragazze e questi ragazzi non denunciano per timore di ritorsioni sui loro figli. Sta all'opinione pubblica, a noi, ai governi europei, alla comunità internazionale tenere alta l'attenzione su questi detenuti perché è grazie alla pressione mondiale che possono essere liberati.
Insieme a lei c'era anche Boris Belenkin, tra i fondatori di Memorial, l'associazione che custodisce la memoria delle persecuzioni avvenute sotto il regime sovietico, chiusa dal governo russo e dichiarata illegale. Tra le attività di Memorial, c'è l'affissione delle targhe "Ultimo indirizzo" in corrispondenza delle ultime abitazioni note dei perseguitati dal regime sovietico prima e russo oggi. Tra loro, anche la giornalista Anna Politkovskaja la cui targa, però, è stata divelta per ben 24 volte a riprova di come si voglia cancellare il suo nome dalla memoria e dalla storia". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Il governo Meloni è molto bravo con le parole, gli slogan, ma sarebbe anche arrivato il momento di passare ai fatti. Il prezzo della benzina è alle stelle e grava pesantemente sulle famiglie. Così come l’energia. Servirebbero politiche strutturali per ridurre il costo dei carburanti, dell’energia e delle accise. Non bastano task force. I cittadini hanno bisogno di risposte concrete”. Lo dichiara il deputato del Pd Silvio Lai, componente della commissione Bilancio della Camera.
“Il problema delle liste di attesa è un’emergenza nazionale ed è uno dei principali fattori di disuguaglianza nell’accesso alle cure”. Lo ha detto il deputato Pd Andrea Casu intervenendo in Aula alla Camera sulle mozioni per la riduzione delle liste di attesa nell'ambito del Servizio Sanitario Nazionale. Secondo Casu “il decreto del Governo sulle liste di attesa è stato presentato come una riforma risolutiva, ma se guardiamo alla realtà dei fatti dobbiamo dire con grande chiarezza che quel provvedimento, ad oggi, non ha prodotto i risultati annunciati: siamo davanti a uno dei più grandi fallimenti del governo. Del resto – ha aggiunto Casu - le liste di attesa non si riducono per decreto: si riducono se ci sono più medici, più infermieri, più tecnici sanitari e più strutture in grado di erogare prestazioni. Tutti aspetti su cui il governo non sta facendo nulla”. Per il parlamentare dem il nodo resta quello delle risorse: “La questione del finanziamento della sanità pubblica non è un tema tecnico, è una scelta politica. Senza investimenti strutturali - ha avvertito Casu - sarà molto difficile affrontare davvero i problemi del sistema sanitario. Secondo le principali analisi nazionali – ha sottolineato Casu - oltre il 50 per cento delle prestazioni specialistiche non viene erogato nei tempi previsti dalle classi di priorità del sistema sanitario. In molte realtà territoriali le attese per esami diagnostici fondamentali superano i tre o quattro mesi e per alcune visite specialistiche si arriva anche oltre i sei mesi. Dietro questi numeri ci sono persone reali. E quando una persona rinuncia a una visita medica perché deve aspettare troppo tempo o perché non può permettersi una prestazione privata – ha concluso Casu – non è solo un problema sanitario, è una ferita nel principio di uguaglianza su cui si fonda la nostra Repubblica, è un vero e proprio tradimento ai principi costituzionali”.
"È grave e inaccettabile che il Governo utilizzi un decreto urgente sulle emergenze climatiche per sancire lo spostamento della Agenzia Meteo dal Tecnopolo di Bologna. Una scelta sbagliata a cui sono nettamente contrario, che non solo danneggia il territorio ma che porta l' agenzia fuori da un contesto di grande valore come il Tecnopolo di Bologna. Auspico che il Governo torni sui suoi passi e riapra un confronto con la Regione Emilia-Romagna. Come PD presenteremo un emendamento soppressivo dell' articolo 18 del decreto che contiene questa previsione". Così Andrea De Maria deputato PD.
«Il riordino del gioco pubblico su rete fisica rappresenta un passaggio decisivo per il futuro dell’intero comparto e deve essere affrontato con criteri di trasparenza, equilibrio e tutela dell’interesse pubblico».
Lo dichiarano i deputati del Pd, Stefano Vaccari, segretario di Presidenza della Camera, e Virginio Merola, capogruppo della commissione Finanze, che hanno presentato un’interrogazione al ministro dell’Economia e delle Finanze.
«Dopo la riforma del gioco online attuata – proseguono Vaccari e Merola – il governo è chiamato ora a dare attuazione alla seconda fase del riordino prevista dalla legge delega fiscale. Si tratta di una scelta che inciderà profondamente sull’assetto industriale della rete del gioco fisico e sulla distribuzione delle risorse fiscali generate dal settore».
I parlamentari dem sottolineano come il confronto istituzionale sia entrato in una fase particolarmente delicata: «Secondo le anticipazioni emerse nelle ultime settimane, il governo starebbe lavorando per chiudere entro marzo il confronto in Conferenza Unificata, passaggio necessario per procedere con il decreto legislativo. Al centro della discussione ci sono temi cruciali come il ruolo delle Regioni e degli enti locali, le distanze dai luoghi sensibili e la destinazione del gettito fiscale».
Vaccari e Merola evidenziano inoltre un altro nodo centrale della riforma: «Tra le ipotesi allo studio ci sarebbe anche l’introduzione di una soglia massima del 34 per cento dei diritti detenibili da un singolo gruppo di concessionari, con riferimento ai nulla osta di esercizio delle slot. Si tratta di un parametro che rischia di determinare in modo significativo la concentrazione del mercato e quindi gli equilibri dell’intera filiera».
«Proprio per questo – aggiungono i deputati del Pd – abbiamo chiesto al governo di chiarire quali saranno i criteri quantitativi utilizzati per individuare i nuovi concessionari del gioco fisico e come verranno distribuiti i nulla osta di messa in esercizio tra gli operatori».
«È fondamentale sapere quanti nulla osta sono oggi nella disponibilità di ciascun concessionario, quanti apparecchi Awp fanno capo a ciascuno di essi e quale sia la ripartizione tra gestione diretta e indiretta. Solo con dati chiari e criteri trasparenti sarà possibile costruire un riordino equilibrato del settore, capace di garantire legalità, concorrenza e sostenibilità per le tante imprese che operano nella filiera».
“Mentre il prezzo del petrolio torna a salire per le tensioni internazionali dovute all’attacco all’Iran, il nostro Paese continua a non avere un’azione stabilizzatrice che garantisca la sicurezza di cittadini e imprese rispetto al caro carburanti in atto. La tensione geopolitica aumenta, e l’Italia non contrasta i rincari dei carburanti. Per le famiglie italiane i costi sono ormai insostenibili e il governo è immobile. Non si riducono i prezzi alla pompa, non è aumentata la concorrenza e non è si interviene sulle dinamiche che determinano la formazione dei prezzi. Anche sulle accise mobili continua la propaganda del governo. La verità è che la presidente del Consiglio Meloni è inerte mentre servirebbero strumenti automatici e trasparenti per calmierare i prezzi”.
Lo dichiara il deputato e capogruppo PD in Commissione Attività produttive, Alberto Pandolfo.
“Le parole del ministro Urso sull'emergenza carburanti suonano familiari ma insufficienti: task force, monitoraggi, commissioni di allerta rapida. Lo abbiamo già visto. Con il prezzo del petrolio che continua a crescere e l'intensificarsi della crisi nel Golfo, non bastano i proclami del governo. Mentre le famiglie fanno i conti con benzina sopra i 2 euro e le imprese rischiano una mazzata da 10 miliardi, il governo risponde con annunci e strumenti già esistenti, presentati come novità”. Lo dice il deputato Virginio Merola, capogruppo Pd in commissione Finanze.
“Per il ministro delle Imprese e del Made in Italy, il decreto Bollette del 2023 non è superato dal nuovo scenario di guerra. Eppure — sottolinea l'esponente dem — i prezzi salgono, i costi energetici per le imprese crescono del 13,5% rispetto all'anno scorso, e la risposta è sempre la stessa: aspettiamo, monitoriamo, valutiamo. Oggi non basta più. Manca un'analisi onesta delle dinamiche reali della filiera. Il caro energia non è un fenomeno atmosferico: è il risultato di scelte, o di mancate scelte. Continuare a inseguire le crisi con annunci aumenterá solo le criticità già esistenti”.
«Quando l'energia costa troppo non è un problema tecnico: è un problema di scelte politiche. Il Partito Democratico — conclude Merola — chiede al governo risposte concrete: quali risorse, in che misura, con quale copertura. Non basta annunciare un'intensificazione dei controlli: bisogna agire subito sulla sterilizzazione delle accise ed evitare che sia proprio lo Stato a incamerare un extragettito a spese dei contribuenti, che ne pagano le conseguenze. Anzi, esortiamo il governo ad applicare lo stesso meccanismo di sterilizzazione per calmierare i costi in bolletta dell’energia e del gas. Gli italiani non hanno bisogno di task force. Hanno bisogno di un governo che assuma responsabilità”.
“A seguito dell’escalation militare in Medio Oriente il prezzo dei carburanti è schizzato alle stelle ma il governo Meloni non si pronuncia e non attiva alcuna azione per far fronte alla situazione. Dell’inerzia dell’esecutivo ne fanno le spese le famiglie e le imprese che sostengono costi altissimi. Dalla presidente Meloni solo parole di circostanza e nulla più”. Lo dichiara il deputato e capogruppo PD in Commissione Ambiente, Marco Simiani.
“È giunto il momento di passare dalle parole ai fatti e soprattutto cambiare rotta e puntare sulle energie alternative per evitare che il nostro Paese si trovi sempre nelle stesse condizioni ogni volta che il mercato estero dell’energia fluttua in maniera incontrollata”, conclude il parlamentare dem.
"Il "non condivido e non condanno" di Meloni è il manifesto di un equilibrismo inammissibile quando si guida un paese fondatore dell'Ue e membro del G7, soprattutto davanti a una guerra di aggressione nata fuori dal diritto internazionale, come universalmente riconosciuto. Un conflitto iniziato da Israele e USA nei confronti dell’Iran e che si è già estesa a tutta la regione causando distruzione e morti tra la popolazione civile e che sta avendo ripercussioni anche economiche sulla vita quotidiana delle italiane e degli italiani. La stessa preoccupante ambiguità trapelata dalle parole dei ministri Crosetto e Tajani in Parlamento a proposito dell’utilizzo delle basi militari Usa nel nostro territorio che, se concesso, ci renderebbe complici di una guerra d’aggressione.
Non dovrebbe essere difficile condannare questa operazione militare chiaramente illegittima. Ma Giorgia Meloni è la stessa che, unica in Europa, arrivò a giustificare l’attacco Usa in Venezuela. E' evidente che la presidente del Consiglio mette al primo posto la sua sudditanza a Trump e non l'interesse nazionale e il rispetto della Costituzione". Lo dichiara Laura Boldrini. deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.